ARTCUREL: Arte, Cultura e Religione

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  ARTCUREL ANZIANIVecchiaia, isolamento e creatività , di Paolo Bruno Donzelli

 

Ricerca in Arteterapia applicata agli anziani

VECCHIAIA, ISOLAMENTO E CREATIVITA’.

La voce poetica dell’anziano: ricerca, interventi e prospettive.

di Paolo Bruno Donzelli

 

La sintesi che segue vuole essere uno stimolo per coloro che, nell’ambito della ricerca e dell’intervento, considerano l’arte come una forma terapeutica oltre che diagnostica. Tramite il suo utilizzo, infatti, è possibile accedere al mondo pre-espressivo, pre-logico del pensiero, là dove l’inconscio pone le regole dell’esistenza umana.

 "La creatività alberga dove regna il ritiro in se stessi"

La creatività rappresenta l’espressione più autentica della persona, mai riducibile alle pressioni esterne perché capace di imprimere alla realtà la sua originalità e di conseguenza di diventare artefice della storia. La creatività, così, viene in qualche modo ad identificarsi con la vita (Dal Ferro G., 1985).

Per comprendere pienamente il valore delle creazioni artistiche basta analizzare le tappe del processo creativo, considerato per lungo tempo il più misterioso e inesplorato degli atti di cui l’uomo è capace.

Secondo la definizione di Philip Vernon, docente di psicologia presso l’Università di Calgary (in Canada), la creatività è "la capacità dell’uomo di produrre nuove idee, intuizioni, invenzioni od oggetti artistici ai quali si riconosce valore sociale, spirituale, estetico". Una definizione onnicomprensiva che sottolinea l’importanza dell’originalità e della sintesi, della capacità di combinare elementi preesistenti in modo nuovo ed estroso: qualcosa che sembra avere a che fare con le abilità cognitive ma che non è assolutamente riconducibile né quantificabile in termini di quoziente intellettivo.

Fu proprio la differenza -scoperta agli inizi degli anni ’50- tra "pensiero convergente" (cioè essenzialmente logico, convergente verso un’unica soluzione del problema) e pensiero "divergente" (plastico, capace di più soluzioni ugualmente valide) a inaugurare una rinnovata attenzione del mondo scientifico nei confronti di questa peculiarità della mente umana.

La capacità di risolvere problemi in modo originale o intuitivo è una fondamentale funzione di adattamento e come tale potenzialmente presente in ciascuno di noi: la stessa esistenza richiede una certa misura di elasticità per essere vissuta al meglio. A conferma di questa necessaria universalità del pensiero creativo il neurofisiologo statunitense Roger Sperry scoprì una cinquantina di anni fa che i due emisferi del cervello presiedono a funzioni mentali diverse: l’emisfero sinistro è "specializzato" nel ragionamento verbale e analitico; l’emisfero destro invece è sede dei processi creativi. "Tramite esso" scrivono Alessandro Amadori e Nicola Piepoli, autori del saggio "Come essere creativi", "è possibile visitare l’area dei nostri sentimenti ed avere libero accesso al nostro inconscio " (Sampognaro G., 1993).

E l’arte è proprio il luogo d’incontro tra l’inconscio del creatore che parla e l’inconscio del fruitore che legge, ascolta o guarda l’opera. Quando da questo silenzioso e inconsapevole dialogo scaturisce un’assonanza, quando le immagini e i brani evocano in chi li osserva emozioni simili a quelle che li hanno originati, allora l’alchimia si compie. Alchimia che, in fondo, rappresenta il grande desiderio dell’uomo di comunicare, esistere, lasciare un segno, una traccia della propria presenza.

La creatività rappresenta dunque la capacità di "giocare" l’esistenza, e tale capacità non solo non si perde con l’avanzare dell’età, ma addirittura può svegliarsi proprio perché altre mete e compiti della vita sono stati adempiuti ( Carotenuto A., 1998).

Il desiderio di contribuire ad approfondire le conoscenze sulle potenzialità dell’arteterapia, e in particolare avvicinarsi, tramite uno studio sulla creatività, alla dimensione affettivo-emotiva della persona che invecchia hanno promosso l’impostazione della ricerca in oggetto.

Gli studi riguardanti l’invecchiamento, condotti sino ad oggi, si sono sempre più dedicati alla valutazione dei livelli e delle "performances" cognitive della persona che invecchia. Ben pochi sono gli studi sulla dimensione affettiva dell’anziano.

Ritenendo questa dimensione essenziale per poter conoscere i bisogni e le richieste (spesse volte silenziose solo perché non ascoltate) degli anziani, ci si è serviti dell’arte e dell’ascolto empatico come mezzi di conoscenza.

Si sono raccolte le opere creative realizzate da anziani (frasi, lettere, racconti, poesie, quadri, opere artigianali, fotografie) e si sono ascoltati i valori, i sogni, le speranze, le delusioni, le amarezze, i conflitti, le attese, i rimpianti espressi attraverso le loro "voci poetiche".

Il lavoro arteterapeutico si è servito di un colloquio iniziale, dell’ascolto ad occhi chiusi di arpeggi di chitarra, dell’abbandono al proprio mondo interiore (le proprie memorie), della scrittura-emotiva su carta, della rappresentazione teatrale dei propri vissuti.

Vengono di seguito riportati alcuni esempi significativi:

da: "La solitudine: una lettera e non solo…"

(scritta da un anziano istituzionalizzato di 88 anni)

"La solitudine è come un vuoto che riempie, giorno dopo giorno, le ore della mia giornata. Si rimane fermi, davanti ad una finestra, a guardare i bambini (che eravamo anche noi) giocare nel parco. Si rimane in silenzio, pieni di ricordi.  Impari a parlare da solo, con l’ombra di te stesso, con le barriere che incontri, con il vuoto che senti".

L’anziano, che a parlare dei suoi vissuti di abbandono mostrava grandi resistenze, esprime tramite la scrittura il suo desiderio di comprensione e affetto, esternando la sofferenza. Tale processo gli permette, in un secondo momento, di rappresentare teatralmente il personaggio inespresso che lo abitava. La performance teatrale lo ha visto parlare con l’ombra di se stesso e dirle: "Finalmente ti conosco e non mi sento così solo come mi sentivo prima".

Da: "Post scriptum per i miei nipoti:"

(scritto da un anziano di 88 anni)

Ho paragonato il risparmio a un albero: "se ci si accontenta di mangiare il frutto, l’albero produrrà altro frutto, ma se si mangia l’albero tutto finirà nel rimorso";

Ho amato la famiglia sopra ogni cosa perché è l’unica roccia sicura nelle tempeste che non mancano nella vita;

Un abbraccio ancora dal vostro nonno Lino.

L’anziano, di 88 anni, ha chiesto di commentare una sua autobiografia inedita contenente preziosi ricordi di guerra, messaggi di amore e di attaccamento familiare, testimonianza della sua voglia di trasmettere agli altri le proprie esperienze vissute. Lo si è ascoltato partecipando ai suoi racconti, vedendo le sue mani toccarsi il viso, accarezzarselo, avendo bisogno di contatto e partecipazione. Questo dimostra il grande apporto che, in un’analisi diagnostica, il materiale creativo, in ogni suo genere, può fornire al terapeuta.

Spesso, infatti, l’arte diventa un vero e proprio mezzo di comunicazione adottato dall’anziano per esprimere i propri stati d’animo e i propri desideri. Così nella poesia, nella fotografia, nella pittura.

Non mancano anche scritti allegri come quelli di una signora di 94 anni, amatissima dai nipotini, bene integrata nella struttura familiare dove abita, che scrive:

A conti fatti

Ho sempre vent’anni

sì, lo so, moltiplicati per quattro

ma pur sempre venti.

L’indagine sulla creatività, condotta su tutto il territorio nazionale, è stata sorretta da un esame statistico che è servito a dare significatività ai dati riscontrati in un campione di 100 anziani e ha permesso di focalizzare gli interventi che sono poi stati attuati in risposta alle richieste dei singoli, del gruppo e della categoria anziani (creazione di un sito internet www.nonnisereni.it).

Dallo studio condotto si evince come:

Lo studio condotto invita a leggere, interpretare e vivere la presenza crescente di tanti anziani nel mondo contemporaneo come un autentico dono, una ricchezza nuova e spirituale. La conoscenza delle loro composizioni, dei loro antichi valori, delle loro debolezze offre spunti di riflessione profonda, nonché un importante contributo per l’umanizzazione della nostra società. Se la nostra società è caratterizzata da evidenti forme di individualismo, gli anziani, con la loro ricerca di compagnia e di ascolto troppo spesso frustrata, denunciano una convivenza umana nella quale i deboli vengono troppo spesso allontanati, isolati, condannati ad una morte civile, abbandonati a se stessi, e richiamano l’attenzione sulla natura sociale dell’uomo, sulla sua interdipendenza e sulla capacità di ricucire i rapporti interpersonali e sociali.

Inoltre, se le generazioni più giovani vanno sempre più perdendo il senso della storia e della propria identità, gli anziani possono aiutare a mantenere viva la memoria del passato, proponendosi come detentori di un vissuto affettivo-emotivo, culturale e storico.

In sintesi il lavoro di ricerca svolto descrive il profilo di un anziano che denuncia forti sentimenti di preoccupazione e di sofferenza per gli atteggiamenti marginalizzanti della comunità sociale e talora familiare. L’opportunità di un ascolto artistico e partecipato fa emergere un mondo di emozioni e di creatività, a volte da tempo inespresso. La ricerca dimostra che gli anziani esaminati sanno conservare una certa fiducia e una propensione alla progettualità ed allo sviluppo creativo.

L’età anziana può, nella società attuale ritrovare ancora la sua saggezza, la sua forza, la sua dignità, la sua voglia di testimonianza, il suo rinnovato spirito creativo che si propone come insegnamento.

Paolo Bruno Donzelli

(Psicologo, teatroterapeuta) Viale Tirreno 6, pal.R 95123 Catania

e-mail: donzellipaolo@yahoo.it

 

 

 

 


 

Fonte : www.psicologiaonline.it  , A.PS. A. , Associazione per la Psicologia Attiva.