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 ARTCUREL  GIOVANI : cultura : La vera schiavitù , di Maria Giovanna Sarno

  

LA VERA SCHIAVITU'

di Maria Giovanna Sarno


                        
 
 

Fin dal principio gli uomini hanno cercato di difendere il valore più significativo, ovvero la libertà.  Dalla mancanza di libertà deriva la schiavitù, presente nell'antichità e ancora oggi.

Presso la civiltà greca, filosofi come Platone e Aristotele ritenevano che gli schiavi erano come "strumenti animati", non ritenuti neppure esseri umani veri e propri.

In ambito cristiano non si tentò mai di abolire la schiavitù, che tuttavia finì per scomparire senza bisogna di editti, grazie al diffondersi del messaggio di Cristo.

Già Seneca, nella "Epistola 47 Ad Lucium", esorta a trattare bene gli schiavi, sottolineando che questo non implichi affatto un'infrazione della legge. L'humanitas senecana si configura piuttosto come un sentimento che porta l'uomo a sentire i bisogni ed i dolori degli altri uomini, ad aiutarli e a sostenerli ogni volta che ne abbiano bisogno.

Su questa base ideologica, Seneca è il primo cittadino romano che propone una riconsiderazione sugli schiavi. Egli, infatti, non trae la conclusione che uno schiavo dovrebbe essere liberato dalla schiavitù sul piano giuridico, ma esorta solo ad essere umani nei loro riguardi e che, giustamente, non bisogna giudicare gli uomini in base alla loro condizione sociale, bensì in base alle loro azioni.

Seneca esprime delle considerazioni molto importanti nei riguardi della vera schiavitù, che è quella volontaria, l'assoggettamento al vizio. Infatti quale uomo può definirsi veramente libero?

Anche se mi guardo intorno e osservo gli altri posso rendermi conto che tutti siamo schiavi volontariamente: c'è chi è schiavo della lussuria, chi dell'avidità, chi dell'ambizione, tutti della speranza e della paura.

Sono tante le persone che non possono fare a meno di futilità e di dipendenze distruttive e vergognose.

Da questo ne deriva che tutti possono essere liberi, liberi nell'anima, al di là della condizione sociale, anche uno schiavo, perché a pieno diritto partecipa della condizione umana. Di qui una maggiore considerazione degli schiavi e l'esortazione a trattarli con familiarità da parte di Seneca.

Seneca poi spiega che siamo tutti schiavi del destino infatti la medesima prigione rinchiude tutti e sono incatenati anche coloro che incatenano gli altri. Bisogna quindi abituarsi alla propria condizione lamentandosi il meno possibile e cogliere tutti i vantaggi che essa può offrire.

Purtroppo abbiamo fatto numerosi e grandi progressi, abbiamo varcato i confini dello spazio, ma ancora non riusciamo ad avere una visione giusta della vita; come dice Seneca, bisogna accettarsi e prendere tutto ciò che la vita ci regala di positivo, ma forse è proprio questa civiltà così raffinata che ci porta a questo.

Troppi sono i vizi che ci impone questa società attraverso mezzi come la televisione, il computer e le pubblicità nelle riviste e perfino lungo la strada. Siamo troppo tartassati da questa insistente macchina che ci indirizza ad agire in base ai suoi desideri, come un narratore onnisciente.

Purtroppo non penso ci possa essere libertà d'animo oggi, forse solo incominciando a capire la vera pericolosità di questo, potrà esserci la vera libertà, altrimenti regnerà per sempre, e sempre di più, la schiavitù.

 

 

 


 

Fonte : scritti di Maria Giovanna Sarno, collaboratrice di ARTCUREL Giovani.