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 ARTCUREL  GIOVANI : religione : Educare i giovani alla fede , comunicazione della C.E.I.

 

Conferenza Episcopale Italiana

Comunicazione della Presidenza

 

"EDUCARE I GIOVANI ALLA FEDE"

Orientamenti emersi dai lavori della XLV Assemblea Generale

Roma, 27 febbraio 1999

 

 

Presentazione

A partire dall’inizio dell’attuale decennio si è sviluppata nelle nostre comunità ecclesiali una più attenta e coordinata iniziativa pastorale nei confronti dei giovani. Momento di particolare consapevolezza ne è stato il Convegno ecclesiale di Palermo, con l’approfondimento in uno dei suoi ambiti delle problematiche di questo settore della pastorale.

Raccogliendo istanze e indicazioni lì emerse, i Vescovi italiani hanno voluto affrontare in una loro Assemblea generale il tema specifico della educazione alla fede dei giovani (Collevalenza, 9-12 novembre 1998). Ne è scaturita una riflessione ricca di stimoli sia per la conoscenza del mondo giovanile, sia per la consapevolezza di quanto si va facendo nelle nostre comunità, sia per le prospettive aperte su ambiti e modi nuovi di intervento a favore dei giovani e del loro incontro con Cristo nella Chiesa.

Un primo frutto dei lavori dell’Assemblea è il messaggio che, al termine di essa, i Vescovi hanno inviato a tutti i giovani. Un ulteriore approfondimento di quelle indicazioni, effettuato nell’ambito del Consiglio Episcopale Permanente, ha reso ora possibile precisare meglio alcune opzioni, che come orientamento vengono offerte alle nostre comunità e in particolare a tutti gli operatori della pastorale giovanile, perché ne facciano oggetto di riflessione e confronto con la propria specifica situazione e ricerchino le modalità con cui tradurle all’interno dei progetti pastorali di ogni Chiesa particolare.

Le indicazioni che seguono sono raccolte attorno a quattro nuclei di fondo, proposti come scelte qualificanti per una pastorale giovanile attenta alla verità del Vangelo e alle esigenze dei tempi. Alcune esemplificazioni cercano poi di tradurre ciascuna di queste opzioni pastorali in attenzioni e iniziative concrete. Ciascuno saprà orientarsi in esse, lasciandosi ispirare e giudicando secondo le priorità della propria situazione.

Nel consegnare questi orientamenti ai sacerdoti, ai religiosi e alle religiose e a tutti gli educatori, gli animatori e in genere gli operatori pastorali impegnati nel mondo giovanile, vogliamo accompagnarli con la parola di incoraggiamento che ci viene dall’apostolo Paolo, il quale ci invita a portare nel nostro cuore non solo il desiderio di donare il Vangelo a tutti, ma anche quello di donare con esso e per esso la nostra stessa vita (cf. 1Ts 1,8). È quanto i giovani ci chiedono, perché l’annuncio risplenda nella testimonianza.

Roma, 27 febbraio 1999

Festa di San Gabriele dell’Addolorata

La Presidenza

della Conferenza Episcopale Italiana

 

 

Premessa

 

Come pastori e come comunità di credenti ci è chiesto di assumere un nuovo, accogliente atteggiamento nei confronti dei giovani. Vogliamo far nostro, con fiducia e con coraggio, lo stesso atteggiamento di Gesù di fronte a chi gli pose l’interrogativo vero della vita, della propria vita, piena di bene ma anche di ambiguità: Gesù "fissò lo sguardo su di lui, lo amò" (Mc 10,21). Questo sguardo d’amore, lo stesso sguardo con cui il Padre circonda ogni uomo e donna, frutto della sua creazione, è ciò che rende credibile l'invito che Gesù, attraverso la Chiesa, continua a rivolgere a ciascun giovane: "Vieni! Seguimi!" (Mt 19,21).

L’impegno di fondo che caratterizza la Chiesa italiana tutta, in questo volger di secolo e di millennio, è quello della trasmissione della fede. Le nuove generazioni ci chiedono, e ne hanno il diritto, di poter ascoltare la Buona novella, di poter incontrare Gesù, di avere vita piena. Ce lo fanno capire con i loro modi scanzonati, le domande mute che vengono dalla loro solitudine, quella sorta di indifferenza che è piuttosto diffidenza verso una società e un mondo adulto che non si fa responsabile del loro futuro. Le nostre comunità hanno bisogno di un soprassalto di entusiasmo e di un impegno progettuale per la trasmissione di una fede viva, di una vita comunitaria radicata nel Vangelo, di un cuore aperto e di conseguenti tessuti di relazione e strutture che la rendano sperimentabile da tutti i giovani.

L’anno giubilare che è alle porte ci deve vedere tutti impegnati a vivere con i giovani il passaggio della porta che è Cristo, a convertirci a Lui, a farci contemplativi del mistero della sua bimillenaria presenza nella nostra umanità, a riesprimere per le generazioni future il dono della fede. I giovani sono con noi pellegrini e missionari per una società italiana libera da vecchi pregiudizi e steccati, aperta sul Mediterraneo e sul mondo, responsabile di offrire a tutti una tradizione rinnovata di fede e una cultura segnata da una vita cristiana intelligente e generosa. Questi giovani, sostenuti e accompagnati dalla comunità cristiana, inseriti a pieno titolo e responsabilità nella vita pubblica, potranno dare nuovi decisivi contributi alla pacifica convivenza civile su orizzonti mondiali.

Forti di queste convinzioni, vogliamo continuare ad offrire indicazioni per sostenere l’impegno delle nostre Chiese verso i giovani. Lo stiamo facendo da alcuni anni, a partire dagli orientamenti pastorali per gli anni ‘90 Evangelizzazione e testimonianza della carità (nn. 44-46). A questo tema è stato dedicato anche uno degli ambiti di riflessione del Convegno ecclesiale di Palermo, da cui sono scaturiti gli indirizzi contenuti nella nota Con il dono della carità dentro la storia (nn. 38-40). Dopo l’Assemblea generale dell'Episcopato del novembre scorso, dedicata proprio ai giovani e alla loro educazione alla fede, sentiamo di dover sviluppare un’ulteriore tappa segnalando alcuni orizzonti in cui tale impegno oggi si colloca e individuando alcuni obiettivi, che raccogliamo attorno a quattro fondamentali attenzioni pastorali.

Raccogliamo attorno a quattro opzioni pastorali i risultati dei lavori della nostra assemblea.

 

 

1. - Camminare con i giovani

 

L’efficacia dell’approccio pastorale richiede ascolto e accoglienza, con la stessa disponibilità con cui il Signore si fece compagno di viaggio dei due discepoli sulla strada da Gerusalemme ad Emmaus, prestando attenzione ai loro interrogativi e interpretando le attese: "Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro" (Lc 24,15).

In particolare occorre assumere appropriate categorie interpretative, che aiutino a conoscere e a comprendere le loro domande di sempre dei giovani, ma anche le loro nuove culture, i linguaggi sempre più variegati e gli strumenti con cui si esprimono, con forme e modalità spesso di non facile interpretazione per il mondo degli adulti. Evitando atteggiamenti di rifiuto, dobbiamo giungere a discernere il "vero" che queste culture presentano sotto le vesti del "nuovo".

L’ascolto e la compagnia impegnano in una duplice direzione: da una parte chiedono di superare i confini abituali dell’azione pastorale, per esplorare i luoghi, anche i più impensati, dove i giovani vivono, si ritrovano, danno espressione alla propria originalità, dicono le loro attese e formulano i loro sogni; dall’altra esigono uno sforzo di personalizzazione, che faccia uscire ogni giovane dall’anonimato delle masse e lo faccia sentire persona ascoltata e accolta per se stessa, come un valore irripetibile.

Da questa particolare attenzione, scaturiscono alcune esigenze pastorali, che così riassumiamo:

· Tutta la comunità cristiana è invitata ad un cammino di conversione, a una sempre più coerente testimonianza evangelica, che la renda "casa accogliente" - come si è auspicato a Palermo - per i giovani, e non deluda la loro sete di autenticità.

· Il rinnovarsi dei luoghi, dei linguaggi, dei modelli di vita dei giovani chiede che la comunità ecclesiale faccia una lettura puntuale e appassionata del mondo giovanile, a partire dal loro orizzonte culturale, da adeguare poi alle diverse situazioni locali e da rinnovare periodicamente con opportune verifiche. Strumento di tale lettura può essere una buona Consulta della pastorale giovanile, dove i giovani e le loro aggregazioni fanno sentire la loro voce e si aprono al confronto reciproco e con tutta la comunità.

· Gli educatori dei giovani devono saper comporre armonicamente proposta d'incontro e attenzione educativa, iniziative di animazione e percorsi personalizzati. In particolare occorre che in ogni luogo di vita dei giovani vengano individuate o riscoperte credibili figure educative: in famiglia, nella scuola, nei vari luoghi del tempo libero e dello sport, nella strada. A tutti questi educatori è chiesto di lavorare "in rete", valorizzando la ricchezza che viene da una pluralità di approcci educativi coordinati.

· Appare in ogni caso decisiva la figura dei presbiteri, insostituibili compagni di viaggio dei giovani. A loro è chiesto di rifuggire da ogni giovanilismo: stare con i giovani non è questione di età e tanto meno di atteggiamenti compiacenti! Si aprano invece ad una vera paternità spirituale, nutrita da un cuore al tempo stesso "giovane" e "maturo", attento, capace di relazionalità, premuroso, rispettoso della gradualità, ma anche esigente, che non fa sconti sulla verità. Il tempo del seminario è insostituibile nel far crescere queste doti umane e spirituali, che poi dovranno trovare espressione in parrocchia, negli oratori, nelle varie aggregazioni ecclesiali, nell’insegnamento della religione nella scuola. A tutti i sacerdoti chiediamo grande disponibilità nell’accompagnamento dei giovani mediante la direzione spirituale. Lo stesso è richiesto a religiosi e religiose, presenza preziosa non solo per il servizio che fanno, ma soprattutto per il dono di vita cristiana che sono.

 

 

2. - Al centro la persona di Cristo, vivo nella sua Chiesa

 

Affermare che Gesù Cristo è il centro e il cuore di ogni cammino di fede, è riportare ogni attenzione educativa della comunità cristiana al suo nucleo fondamentale. Questo appare oggi quanto mai urgente, mentre si diffonde una religiosità senza nome e dai mille volti, che attrae proprio per la sua indeterminatezza e adattabilità, come una risposta facile e poco compromettente alla inestinguibile sete di significato e di trascendenza che ogni vita, per certi aspetti soprattutto quella del giovane, porta con sé. In tutti i giovani occorre far crescere quella sete di conoscenza e di comunione con il Signore che i primi discepoli riassumevano in un semplice interrogativo:"Rabbì (che significa maestro), dove dimori?" (Gv 1,38).

L'incontro vitale con la persona di Gesù Cristo permette di superare il duplice pericolo di una riduzione puramente emotiva della fede e quello di una sua trasformazione in aride formule dottrinali e in una fredda precettistica. Il rinnovamento dell’evangelizzazione e della catechesi conduce a riconquistare, nell'unità dell'approccio personale, le ragioni forti della fede e la sua dimensione globale in rapporto alla vita, evitando di separare e di contrapporre ragione e cuore, valorizzando anche dimensioni oggi assai vicine alla sensibilità dei giovani, come la ricerca e ridefinizione del senso, la via di un sentimento che esprime la pienezza del cuore che ama, la categoria della bellezza, l’emozione artistica che sa veicolare la testimonianza della tradizione.

I percorsi di tale incontro devono fuggire dalla tentazione dei sentieri solitari, per ritrovare la loro strada maestra nella comunità ecclesiale: una comunità capace di offrire gli spazi del silenzio, l'essenzialità e la chiarezza anche intellettuale dell'annuncio, lo splendore della preghiera liturgica, la passione per i poveri, il segno vivo dell'amore nella comunione. Qui infatti - nella Parola, nell'Eucaristia, nell’amore reciproco, nell'armonia dei servizi e delle vocazioni, nel servizio dei fratelli - si fa concretamente presente e opera Gesù, il Signore crocifisso e risorto.

Da questa impostazione discendono alcune scelte qualificanti:

· Vogliamo proporre ai giovani una visione integrale della persona di Gesù Cristo, mediante un annuncio e una catechesi che non abbiano timore di farsi anche cultura, facendo incontrare la verità sulla storia del Figlio di Dio fatto uomo con la realtà della vita dei giovani, in particolare evidenziando:

- l’importanza decisiva della quotidianità, luogo del radicamento nella volontà del Padre, esemplificata in specie nella vita a Nazaret;

- la forza del perdono e del servizio, in cui gli altri sono accolti e rigenerati dalla comunione che viene donata, come indica il gesto della lavanda dei piedi;

- la "cultura del dono", che trova la sua sintesi nella Croce, espressione di una vita non frammentata ma interamente assorbita dalla vocazione all'amore;

- la verità della Risurrezione, che apre alla speranza e riscatta ogni sconfitta e debolezza.

In questo cammino di scoperta del volto di Cristo - accanto all’accostamento diretto ai Vangeli e a tutta la Bibbia e come strumento di lettura di essa nella fede - abbiamo oggi riferimenti importanti, che tutti debbono valorizzare: il primo e il secondo volume del catechismo dei giovani, Io ho scelto voi e Venite e vedrete.

· Facciamo fiorire luoghi del silenzio, luoghi fisici, come i monasteri, e luoghi interiori, che aiutino a educare alla preghiera come linguaggio dell'amore, per condurre all'incontro con il Padre e all'amicizia con Gesù, mediante lo Spirito. Vanno riscoperte le forme tradizionali di iniziazione alla preghiera: consegna e spiegazione del Padre Nostro, "lectio divina", catechesi sull’incontro sacramentale con Cristo. Uno spazio favorevole per tale educazione sono gli esercizi spirituali.

· Occorre iniziare i giovani alla vita come risposta ad una vocazione, aiutandoli a vedere che il loro cammino di sequela di Cristo va realizzato concretamente in uno stato di vita, senza timore di fare proposte esigenti e mostrando che per tutti c’è una chiamata e un progetto di santità. È sempre la prospettiva vocazionale che permette di ricomprendere e valorizzare l’esperienza del volontariato, scoprendone le radici nel mistero stesso dell’amore di Dio.

· Ponendo Cristo al centro della sua persona, vivendo in continua relazione con la comunità, assumendosi le piccole e grandi responsabilità della storia, il giovane matura una nuova figura di credente, caratterizzato da autentica spiritualità laicale, che vede nel compito di umanizzazione del mondo e di creazione di autentiche relazioni personali, un modo concreto ed esigente di incarnare l’unico precetto dell’amore e di preparare e prefigurare il regno di Dio. Diventa allora capace di ricostruire luoghi umani e umanizzanti dovunque vive la sua vita: nello studio, nel lavoro, nel tempo libero, nei luoghi dello svago e dell’amicizia; sa inventare modalità nuove di relazione vincendo la comoda fuga nel virtuale; vince la prigionia del presente e ridefinisce la propria identità nel ricupero della memoria; fa della sua vita una storia e non un’accozzaglia di azioni e avventure slegate; assume responsabilità personali e collettive; sa affrontare la solitudine del credente formandosi una coscienza forte nella verità.

· L’incontro con Gesù trova uno spazio specifico di attuazione nell’impegno verso le situazioni di emarginazione e di povertà, là dove appunto il Signore ci ha assicurato una sua particolare presenza. Una speciale attenzione dovrà pertanto essere sviluppata nei riguardi delle diverse povertà giovanili, facendosi carico di progetti concreti soprattutto nell’ambito della disoccupazione e della marginalità.

 

 

3. - La mediazione educativa di tutta la comunità cristiana

 

Il cammino della fede non è un percorso che si compie da soli, ed è riduttivo pensarlo anche come un progetto da condividere tra pochi, magari fortemente affini. Il luogo storico in cui Gesù si offre all’incontro personale è la comunità ecclesiale.

Essa deve anzitutto esprimere un clima di vera fraternità, che traduce in rapporti concreti di attenzione, accoglienza, riconciliazione e servizio reciproco il principio fondante della comunione: "Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri" (Gv 13,35). In questa carità vissuta si dà una presenza trasparente e visibile di Cristo nella storia, ed è pertanto il primo fondamentale modo con cui la Chiesa si fa testimone della salvezza ed educatrice della fede.

In gioco non è soltanto il rapporto reciproco tra singoli credenti, ma anche il ritrovarsi in unità nelle concrete situazioni territoriali, vivendo con più decisione la dimensione comunitaria delle parrocchie, a partire dalle diverse vocazioni e ministeri, come pure dalla varietà delle accentuazioni spirituali e apostoliche che caratterizzano istituti di vita consacrata, associazioni laicali, movimenti e gruppi.

L’esigenza dell’unità si traduce anche in termini operativi a livello di progettazione pastorale. Qui è da superare un limite che attraversa tanta nostra pastorale e che vede ambiti, settori e preoccupazioni camminare gli uni accanto agli altri, senza effettiva comunicazione e comunione. La conversione pastorale, da più parti invocata, comporta anche un progettare insieme, che faccia unità delle diverse dimensioni della vita cristiana a partire dagli stessi soggetti, in questo caso i giovani.

Proviamo a elencare alcuni obiettivi che, a partire da questa prospettiva, pensiamo di dover porre alle nostre comunità:

· Abbiamo bisogno di comunità che non escludano nessuno, senza scendere a compromessi in nulla sul piano dell’autenticità. L’orizzonte è aperto su tutti i giovani, pur consapevoli che l’adesione a Cristo e al suo Vangelo pone esigenze forti, che richiedono un cammino per essere accolte. Si tratta di essere comunità né appiattite sull’ambiente né bloccate in piccoli cerchi chiusi, ma di offrire parrocchie o comunità che vivono con la gente, che sentono come proprie le aspirazioni alla vita autentica di ogni giovane e la sanno orientare nella direzione del Vangelo. Anche per la pastorale giovanile vale questa affermazione di Giovanni Paolo II: "la parrocchia realizza se stessa fuori di se stessa", nella consapevolezza ovviamente che è proprio la ricchezza di vita al suo interno a far risplendere come credibile la testimonianza al di fuori.

· Gli spazi che la comunità ecclesiale apre ai giovani, offrendoli come luoghi di crescita nella fede sono molteplici: vanno dalle celebrazioni sacramentali, con al centro l’Eucaristia, fino ai momenti della catechesi, alle espressioni di comunione negli organismi di partecipazione, ai luoghi del servizio e a quelli del tempo libero e dell’amicizia. In tutti questi ambiti, con le loro proprie caratteristiche, si pone il problema del rinnovamento dei linguaggi, in cui unire educazione ai segni della fede (c’è una tradizione da affidare alle nuove generazioni!) e creatività e discernimento del nuovo. Con la consapevolezza, però, che ciò che conta alla fine non sono le forme più o meno innovative, ma la capacità di esprimere coerenza tra fede e vita, e questo vale per una liturgia come per un gioco nell’oratorio. In questa ottica vanno collocate anche esperienze come le Giornate Mondiali della Gioventù, in cui l’eccezionalità dell’evento va sostenuta dalla credibilità del percorso di fede che le prepara e che da esse scaturisce: è un impegno che ci riguarda particolarmente in vista della prossima Giornata che si svolgerà a Roma nell’ambito dell’anno giubilare.

· Ci vuole più unità di percorsi tra pastorale della fanciullezza e della preadolescenza, pastorale giovanile, pastorale familiare. Siamo sempre più consapevoli che non c’è spazio per la pastorale giovanile, se non è preceduta e collegata ad una seria iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi. L’itinerario dell’educazione alla fede dei giovani continua poi nella prospettiva della educazione alla famiglia. È un itinerario in cui pastorale giovanile e pastorale familiare devono collegarsi, per far sì che il cammino dei giovani verso il matrimonio religioso (scelta ancora condivisa da un numero significativo di coppie) sia terreno per una rifondazione della scelta di fede e di appartenenza alla Chiesa e insieme per la scoperta della natura vocazionale del progetto di coppia e di famiglia.

· Uno strumento privilegiato di cammino unitario della comunità ecclesiale nei confronti del mondo giovanile è l’elaborazione di un "progetto educativo pastorale", in cui trovino spazio indicazioni precise circa le scelte richieste ai diversi ambiti ecclesiali per farsi accoglienti nei confronti dei giovani, le iniziative di dialogo e di annuncio di fede da proporre al mondo giovanile, le proposte di formazione per le varie figure educative dei giovani. Il progetto esprime la centralità della Chiesa locale e ne rafforza la comunione, chiamando tutti i soggetti pastorali alla partecipazione.

· La comunità cristiana è sfidata a offrire itinerari di fede ben definiti e praticabili, fatti di esperienze e riflessioni, di preghiera e vita comunitaria, di servizio e impegno culturale, che offrano al giovane la possibilità di ricostruirsi come cristiano anche dopo aver abbandonato la vita cristiana per superficialità, per moda, per intemperanza giovanile, per malintesa ricerca di libertà personale e di sete di novità.

· Le forme, nuove e di provata tradizione, di associazioni, gruppi e movimenti sono una necessaria mediazione educativa sia per una educazione alla fede sostenuta da tirocini formativi progettuali, sia per una formazione del laicato alla corresponsabilità e alla missione, sia per favorire lo sviluppo e la crescita di una varietà di vocazioni alla santità.

 

 

4. - Lo slancio missionario

 

Già nel Convegno ecclesiale di Palermo si era detto che la comunità cristiana deve incontrare i giovani là dove sono. Oggi è necessario individuare con maggiore precisione tali luoghi.

Prima ancora, però, è opportuno richiamare alcuni atteggiamenti di fondo che la comunità cristiana deve assumere nell’ambito della missionarietà. La missione non è un "di più" o un "poi" rispetto all’essere della Chiesa. Come il manifestarsi del Figlio di Dio tra gli uomini si fa subito annuncio dell’evento di salvezza e appello alla conversione: "Il tempo è compiuto e il Regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo" (Mc 1,14), così per la Chiesa il dono dello Spirito rende i discepoli testimoni del Signore risorto "fino agli estremi confini della terra" (At 1,8). Evangelizzare, come ricordava Paolo VI, "è la grazia e la vocazione propria della Chiesa, la sua identità più profonda" (Evangelii nuntiandi, 14).

Questa connaturata "estroversione" della comunità cristiana va vissuta nella consapevolezza che la missionarietà si realizza anzitutto per ciò che si è, prima ancora che per ciò che si dice o si fa: una fede autenticamente accolta, compresa e vissuta si irradia da se stessa, nello splendore di una vita rinnovata. Lo spirito che deve animare la missione non è pertanto quello di un malinteso proselitismo, che vuole "catturare" i giovani per appropriarsene, ma quello di una gioiosa comunicazione della bellezza di una scoperta che si vuole condividere con tutti.

Tali fondamentali convinzioni chiedono però oggi di essere incarnate nelle condizioni nuove del modo con cui i giovani si collocano rispetto alla fede. Il numero di coloro che restano ai margini della vita della comunità cristiana aumenta sempre più, come aumenta il numero di coloro che si costruiscono una propria identità religiosa. Diventa pertanto sempre più importante uscire fuori dagli spazi strettamente ecclesiali e muoversi là dove i giovani si trovano.

Proviamo a indicare alcuni di questi luoghi, in cui si chiede oggi una rinnovata presenza della testimonianza e dell’annuncio e del Vangelo:

· La scuola attraversa oggi una forte crisi di identità, aggravata da incertezze nei progetti di riforma, che sembrano metterne in pericolo lo specifico ruolo educativo. Occorre far crescere l’attenzione attorno alla scuola, diffondere un’adeguata visione antropologica della trasmissione del sapere, affermare gli spazi della libertà e del pluralismo, coltivare vocazioni educative. Sono obiettivi che richiedono il rilancio di associazioni e movimenti, il rafforzamento dell’insegnamento della religione, il sostegno alla scuola cattolica. E c’è poi da considerare il problema di una rinnovata presenza cristiana nell’università, dove gli interrogativi attorno ai modelli formativi imperanti si intrecciano con quelli circa la reale apertura della ricerca alla verità piena.

· L’attesa dei giovani in cerca di lavoro si prolunga sempre più. È questo un tempo percepito come "perso", drammaticamente esposto alle tentazioni della illegalità, della criminalità, della devianza. Incoraggiante è l’esperienza di alcune diocesi, che hanno creato singolari iniziative per riempire questo tempo di contenuti nuovi; come pure un segnale di speranza è rappresentato dal diffondersi di iniziative di promozione dell’imprenditorialità giovanile. Il lavoro stesso è spazio per vivere, per crescere e per credere, un luogo in cui il giovane è invitato a collaborare con l’opera creatrice di Dio, il cantiere del suo Regno.

· Negli spazi del tempo libero, dal divertimento allo sport, ma anche nei luoghi semplici del ritrovarsi tra giovani si rinnovano continuamente forme e linguaggi. Evitando demonizzazioni o acquiescenza alle mode, occorre che la pastorale prenda più coscienza che anche questi ambiti le appartengono, impegnandosi a individuare figure di animatori del tempo libero giovanile. In questa prospettiva va rilanciata e rinnovata anche la funzione degli oratori, da realizzare in forme più aperte rispetto al territorio. Nel tempo libero, ma non solo in esso, diventa sempre più importante la ricerca di raccordi, chiari e veramente a servizio dei giovani, con le strutture delle amministrazioni locali.

· L’impegno sociale vede molti giovani protagonisti nelle file del volontariato che si fa incontro alle varie situazioni di povertà. Qui un salto di qualità è chiesto nell’alimentare con continuità tali iniziative, nel rifondare costantemente le motivazioni spirituali, ma anche nel far evolvere l’impegno sociale verso il campo più propriamente politico.

· Marginalità sociale e devianza di tanti giovani costituiscono quasi il contrappeso di una società che paga la crescita del benessere con l’allentamento di quei legami familiari e comunitari che un tempo contenevano il disagio. In queste situazioni di povertà "nuove", la carità cristiana offre già molte testimonianze. Ma c’è ancora molto da fare nel capire le ragioni, nel tessere dialoghi e nel creare alternative culturali e di vita, che non possono non attraversare anche i territori della fede.

· Il mondo dell’immigrazione è largamente un mondo di giovani, in cui le esigenze vanno sempre più al di là dei bisogni primari, toccando i rapporti tra le culture. Alcuni di questi giovani sono cristiani e chiedono comunità che li accolgano; altri sono credenti di altre religioni, da accostare con spirito di dialogo e insieme con il coraggio dell’annuncio.

· Non ci può essere missionarietà vera se questa si ferma solo agli stretti orizzonti delle nostre città. L’apertura alla mondialità che caratterizza sempre più il mondo giovanile deve tradursi nella prospettiva della fede in impegno per la missione "ad gentes". C’è bisogno di nutrire attenzione e coltivare vocazioni per una missione che annunci il Vangelo nei paesi in cui Cristo non è ancora conosciuto e sostenga il cammino delle Chiese ancora giovani.

 

 

Conclusione

 

Confidiamo che questi orientamenti possano aiutare le nostre comunità, che si preparano con le giovani generazioni a varcare la soglia del terzo millennio. Ogni comunità cristiana si senta impegnata ad offrire a questi orientamenti strumenti concreti di attuazione, così che si possano fare periodicamente le opportune verifiche.

Affidiamo al Signore tutti i nostri sforzi in questa direzione, perché ai giovani non manchi la speranza di un futuro orientato alla venuta del regno di Dio e agli adulti non venga meno la volontà di investire le loro migliori energie per i giovani, mostrando nella Chiesa e nella società la loro responsabilità per il futuro.

 

 

 


 

FONTE :  www.clerus.org