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 ARTCUREL  GIOVANI : varie : Ambrogio Fogar , la vita come coraggio dell'esplorazione

                        

   AMBROGIO FOGAR (1941-2005)

  la vita come coraggio dell'esplorazione

 

 

"... Ai giovani l'esortazione a non mollare mai e a voler considerare la vita come un dono prezioso
da prendere nelle proprie mani con amore, da proteggere con la certezza che ogni fatica e ogni sforzo sarà ripagato.
Mi piace concludere con una frase che mi ha sempre accompagnato:
“la vita è una festa da godere tutti insieme accettandoci l'un l'altro così come siamo“

Vi abbraccio tutti, vi voglio bene,
il vostro amico Ambrogio ..."

 

 

 

 

Ad Ambrogio Fogar

di Rosalba Satta Ceriale

 

Avrai sempre negli occhi
malinconici e nitidi
il profumo del mare.
Berrai
l'azzurro delle onde
rovistando fondali di corallo.
Ora che il passo è fermo
guardi più in là
e racconti i confini del cielo.
Oggi, novello Icaro, tu voli
frantumando i recinti del visibile.
Oggi
assapori e aspiri
giochi di luna e canti di gabbiano…

 

 

Il seguente brano e' tratto dal suo ultimo libro

"SOLO LA FORZA DI VIVERE"

Ambrogio Fogar
 

I radioamatori sono le ombre amiche dei viaggiatori di mare.

Le voci e la vita che continuano chissà dove. Le voci che rompono il silenzio ossessivo e troppo lungo di certe solitudini. Moltissimi di loro sono stati miei amici. Che mi hanno seguito e amato. Volti nascosti e inimmaginabili che non vedrò mai. Ma anche a loro devo la forza di essere sempre arrivato a destinazione.

Vorrei salutarli tutti, ma purtroppo oggi sono incapace di ricordare i loro nomi. Uno non posso dimenticarlo. Si chiama Benito Bartolucci e la sua sigla era I5BNT.

Benito per me c'era a qualunque ora del giorno e della notte. La sua voce emozionata e profonda, non ha mai tradito stanchezza né irritazioni. L'ho sempre chiamato per nome, Benito, perché il cognome dava impressione di creare una pellicola invisibile tra noi due. Per mesi e mesi una voce senza volto. Mi ha preso una notte, a metà dell'Oceano Indiano, e poi tutti i giorni, fin quasi all'arrivo a Castiglione della Pescaia, il filo invisibile che ci collegava non si e' mai più spezzato.

Benito faceva delle levatacce alle ore più impensabili nel profondo della notte. Si alzava per rubare al cielo il mio filo di voce. Ricordo che una volta, dopo le solite informazioni sulla mia posizione, sulle condizioni del tempo spesso tempestoso - come spesso era tempestosa la mia anima -, si aprì in confidenze private che riguardavano il suo rapporto con la famiglia e la sua fede in Dio. Divenne un'abitudine non abbandonare più questa anonima complicità che arricchiva, ne sono sicuro, tutti e due.

Strano popolo quello dei radioamatori.

Sono voci che si intersecano e si sovrastano da ogni parte del mondo. Sono voci che probabilmente non avranno mai un volto. La loro generosa funzione molte volte ha aiutato a salvare la vita di gente che non poteva comunicare con il resto del mondo. Benito, nella sua bella casa di Fucecchio, tra Firenze e Pisa, ha riservato un grande spazio dove ha raccolto alcuni reperti dei miei viaggi (soprattutto la zattera), tutte le registrazioni delle mie apparizioni televisive e una completissima rassegna stampa che copre trent'anni della mia vita.

E' un caro amico nel quale potrò sempre contare.    Ambrogio Fogar

 

 

 

Questo brano è tratto dal libro "Contro vento" di Ambrogio Fogar,
conosciuto come navigatore solitario, giornalista delle avventure estreme, al limite del pericolo.

Dal 1992 vive completamente paralizzato a causa di un incidente automobilistico avvenuto durante un rally.  La sua testimonianza è il racconto della speranza  che rinasce ogni giorno,  pur nella più completa immobilità,  e dell'importanza dell'esistere  anche se non in perfette condizioni di salute.

"Da tredici anni la mia vita è la speranza, una voce, una carezza, un sorriso,
un amico, mia figlia che parla, la tv accesa, il racconto di un viaggio.
Ho imparato a pensare e sperare in ambulanza e in ospedale, nelle ore che non cambiano mai,
ho schivato l'insonnia e la depressione.
Non pensavo di farcela, di resistere così a lungo e anche oggi,
quando il respiro non arriva, sento un disagio, un'oppressione.
Ho pensato molto a Terri Schiavo, a quelli come lei che diventano icone pubbliche di sofferenza...
Terri è stata uccisa..
Il gesto di "staccare la spina" è una crudeltà che non si può chiamare con altro nome.
Nel caso di Terri si è trattato di una violenza contro chi non poteva più nemmeno dire la sua.
Mi capita spesso di pensare alla morte.
Quelli come me ci sono abituati.
Ma un conto è la sfida cosciente, sapere di averla davanti e volerle sfuggire.
Programmarla con matematica certezza è disumano.
Non è carità. E' un'esecuzione.
E' stata feroce la scelta del marito di Terri. Quella povera donna era assente, impotente, lontana.....

Non mi piace la crudeltà mascherata come se fosse un gesto di pietà.
Ogni piccolo problema, oggi, sta diventando un fastidio da eliminare.
Noi paralizzati siamo ingombranti.
Chiediamo: non dimenticateci, non lasciateci soli.
Ma la nostra voce non sempre si fa sentire.
Ci sono malati che vengono parcheggiati in attesa di morire.
Li consideriamo persi, e invece sono vivi.  ....

Nel mio stato l'eutanasia può essere una tentazione.
Confesso che all'inizio della mia nuova realtà mi sono ritrovato a desiderarla.
Ho passato giorni e giorni a tormentare le mie sorelle, i miei familiari, gli amici più cari, i medici, quasi supplicandoli: portatemi in Olanda, dove tutto è più facile, ci sarà qualche dottore che si prende in carico il mio caso.
Ero disperato.
Per fortuna non mi hanno ascoltato.
Una sera ho partecipato a una trasmissione televisiva, c'era anche Indro Montanelli,
il grande giornalista ha detto che un rottame senza speranza dovrebbe poter evitare per se stesso un'inutile agonia.
Lo diceva rivolgendosi a se stesso, immaginando una caduta in quello stato che chiamiamo vegetativo,
rivendicando il diritto a morire da uomo e, in alternativa, all'eutanasia.
Gli ho risposto, senza convincerlo, che non siamo padroni del nostro destino.
E che si può essere un rottame ma avere ancora una speranza.
Ci aiuta la fede. La fede è una certezza.
Sono convinto che tutto quello che ci succede ha un significato,
spesso difficile da interpretare e da accettare,
ma sicuramente fa parte di un grande disegno che un giorno capiremo."

 

 


 

Fonte : www.genova.mpv.org/special/messaggioFogar.htm www.luigiladu.it/poesie_italiane/ad_ambrogio_fogar.htm  ;  www.mariadinazareth.it/Fogar%20Ambrogio/indice.htm  ;  www.parrocchie.it/prato/spiritosanto/htm/fogar.htm