ARTCUREL: Arte, Cultura e Religione

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 ARTE :  pittura :  Fabrizio Diomedi , arte sacra come materia dello Spirito

 

   FABRIZIO DIOMEDI

 arte sacra come materia dello Spirito

 

 

DEESIS

(si tratta della preghiera di intercessione della Madre di Dio e di San Giovanni Battista presso Cristo)

 

"...Credo in un'arte che non sia solo espressione dell'interiorità, chiusa nel vicolo cieco del proprio ego. Credo in un'arte che non sia sacra solo perché raffigura soggetti religiosi. La scrittura delle icone medievali e bizantine e' di certo l'espressione tecnicamente ed esteticamente più alta delle Realtà spirituali e di un'apertura personale verso il trascendente. Ma tale apertura si può e si deve manifestare ovunque ed in qualsiasi modo si percepisca la scintilla divina, che si nasconde nella Natura e dentro di noi..."  Fabrizio Diomedi

 

 

Fabrizio Diomedi è nato a Corridonia (MC), il 17 giugno del 1976. Ha conseguito la laurea con lode in Conservazione dei Beni Culturali presso l'Università La Tuscia di Viterbo. La tesi, dal titolo “I polittici bifacciali per gli altari "Versum populum”, indaga lo stretto rapporto fra la pittura dell'epoca medievale e la liturgia, nel particolare contesto delle basiliche patriarcali di Roma.

Formazione artistica : esperienza da autodidatta ; frequenza negli anni 1993-95 dell’ Accademia Internazionale d’ Arte Moderna (AIAM) nelle lezioni tenute dal prof. Nando Carotti a Civitanova Marche ; frequenza nel 1999-2000 del corso fondamentale di Iconografia sacra svolto dal Centro Russia Cristiana in Seriate, Bergamo ; frequenza negli anni 2003-2005 dei corsi di finto marmo e grisaille tenuti dalla pittrice Luigina Castellana in Roma.

Al momento vive e lavora fra Viterbo e Casette d'Ete (AP), dedicandosi alla pittura delle icone, alla decorazione di interni e alle opere che realizza su commissione.

 

Mostre personali

Fermo (AP), 22-28 gennaio 1995, presso l’associazione culturale Antiqua Marca Firmana;

Porto Sant’Elpidio (AP), 4-11 ottobre 1996, Villa Murri -“Decorazione tra reminiscenze e fantasia”.

Viterbo, 17 febbraio-15 marzo 2004, Ristorante “Enoteca la Torre” –“Amplessi Complessi”.

Corridonia (MC), 12-19 giugno 2004, Galleria W5 –“Immagini e visioni”.

Tarquinia, 18-20 marzo 2005, Chiesa di San Pancrazio – “La materia dello Spirito”.

Viterbo, 21-25 aprile 2005, Chiesa di Santa Maria della Salute – “ΦIΛOKAΛÍA”.

 

Mostre Collettive

Spoleto, 25 giugno-14 luglio 1996, in “Artinfestival”, concomitante con il Festival dei Due Mondi;

Roma, 20 settembre-2 ottobre 1997, in “Giovani Presenze Artistiche”, presso la Galleria Spazio Visivo.

Roma, 12-22 marzo 2005, presso la sede dell’UCAI; Colonia, 16-21 agosto 2005 -“Siamo venuti per adorarlo”, mostra itinerante organizzata in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù, Colonia 2005.

Fermo, 18 giugno-10 luglio 2005, Chiesa di San Rocco -“Le radici cristiane nella spiritualità europea”.

Partecipazione a numerose altre collettive presso i comuni di Corridonia, Moresco, Porto Sant’ Elpidio, Sant’Elpidio a Mare, Carassi, Montegiorgio, Montecosaro.

 

 

 

Madre di Dio del Segno

Imitazione di una pagina miniata bizantina, realizzata su carta invecchiata,

cui e' stato abbinato un testo appropriato tratto dalla Vulgata.

 

 

ARTE SACRA , di Fabrizio Diomedi

 

Ambito delicatissimo e di grande responsabilità, l’Arte Sacra è sempre stata la mia passione innata, unita ad una forte attrazione per la liturgia.

   Nel corso degli anni ho approfondito lo studio delle icone e dell’arte medievale europea, nonché dei riti della cristianità orientale, scoprendo una dimensione affascinante di spiritualità, ineguagliata da nessun altra epoca del cristianesimo. Al di là delle forme antinaturali e dell’oro, delle carnagioni verdi e delle inverosimiglianze prospettiche, dei gesti goffi e delle ingenuità narrative, si scopre l’esigenza di esprimere un messaggio che non è razionale né verbale, ma di pura contemplazione.

   L’arte medievale decanta le forme naturali e umane portandole all’essenziale. Un processo che non impoverisce la natura della sua apparenza visiva, ma la sostanzia e trasfigura nel simbolo, vera anima dell’icona. Il simbolo comunica nozioni non razionali o discorsive e nemmeno sentimentali, ma concetti indefinibili che solo l’anima sa leggere. L’antinaturalismo che potrebbe far apparire l’arte medievale meno seducente esteticamente e imparagonabile, nell’imitazione della natura, rispetto a quella rinascimentale, è frutto di una scelta cosciente dettata dall’esigenza di comunicare messaggi che un’arte tesa a riprodurre fedelmente la realtà visibile non sarebbe in grado di fare. Oserei parlare di un processo di “distillazione, che svela il lato spirituale del creato e soprattutto dell’umanità, anticipando la trasfigurazione finale del mondo.

   Parlo indifferentemente dell’arte medievale come delle icone del mondo ortodosso, poiché uno stesso spirito e una stessa volontà li accomuna al di là delle differenze regionali, di bottega o di tecnica. Molto spesso, attratti da un’eccessiva esterofilia e amore dell’esotismo, ci si dimentica che la maggior parte delle più antiche icone sopravvissute sono conservate a Roma, e che l’arte medievale europea è stata del tutto analoga a quella bizantina, con o senza una diretta influenza della pittura greca.

   La mia attività artistica si sta indirizzando verso questa eredità oscurata dal protagonismo della pittura post-giottesca, riscoprendo le icone del ‘200 toscano, i brandelli di affreschi delle nostre chiese romaniche, gli smalti di Limoges e l’oreficeria carolingia, parallelamente alla conoscenza del rito latino-gregoriano.

 

Platano a Bolsena

 

La Bellezza si manifesta nel mondo dei fenomeni visibili, ma non si identifica con essi. Le cose materiali in cui essa appare sono solo il veicolo, il mezzo che ci permette di goderne, tuttavia la Bellezza trascende tutto, portandoci nella dimensione senza forme dello Spirito.

   Parte della mia ispirazione nasce dal mondo naturale, ma esso viene tradotto, come distillato e ridotto allessenziale delle sue componenti materiche e cromatiche. Tramite esse cerco di dare forma fisica e immagine a ciò che c’è dietro la Natura, a rendere più evidente e chiara la sua Bellezza, secondo un procedimento che ricorda il simbolismo, ma che alla base ha un profondo sentimento di stupore e gratitudine verso il Creatore. Lesaltazione della parte materiale dellopera - che è e rimane un accumulo di sabbia, smalto, metallo, ma anche linee di matita e pennellate di colore- nonché la noncuranza verso alcuni suoi difetti, è il mio modo per sviare lattenzione dal quadro, per concentrarsi piuttosto sullintuizione del Bello che lo sottende e ne è alla base.

   Laltra parte della mia ispirazione è data dalluniverso artistico che è stato maestro nellanagogia e nel simbolismo: il medioevo romanico e bizantino. Larte medievale è sostanzialmente in contemplazione. Anchessa fa un uso non mascherato ma dichiarato di materie che sa forgiare in modo da trarre, da ciascuna di esse, il massimo del loro potenziale espressivo, per poter comunicare il Mistero e il Sacro che è velato non solo  nelle forme naturali, ma anche negli avvenimenti storici. La vicenda terrena di Gesù viene offerta con occhi spirituali, in un mondo simbolico trasfigurato e santificato. Le icone sono certamente la creazione più limpida di tale visione, e io ne sono un timido emulo. Esse però -oltre alloreficeria carolingia e agli smalti di Limoges- sono un punto di partenza per unarte sacra che sappia ritrovare il proprio carattere contemplativo, senza tradire i canoni e liconografia secolare dellarte cristiana.  Fabrizio Diomedi

 

 


 

Fonte  :  sito ufficiale di Fabrizio Diomedi  www.diomediarte.it