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 ARTE :  poesia :  Incontro : Vangelo in versi , di Rosarita De Martino

 

Rosarita De Martino

 

Incontro

Vangelo in versi

 

 

 

Dedica

Dedico a padre Egidio Calderone, (oggi parroco a Santa Maria della Consolazione di Mascalucia) questo mio libretto frutto maturo della sua guida spirituale. Voglio esprimergli la mia riconoscenza, perché tramite il suo gioioso sacerdozio, condiviso nelle parrocchie di San Cristoforo e di Maria Ausiliatrice a Fossa Creta, mi ha fatto percepire l'Amore di Dio che mi ha arricchito di una moltitudine di fratelli. Mi auguro, lettore sconosciuto, che queste mie poesie possano essere anche per te nuovo motivo di speranza per unirci in una rinnovata cordata di fede,

Con amicizia Rosarita.

 

 

Presentazione

Lo scrittore Italo Calvino dice: "la pagina ha il suo bene solo quando la volti e c'è vita dietro che spinge e scompiglia tutti i fogli del libro".

La nostra Rosarita, con ardire poetico, indossa le vesti di cronista e ci trasporta nelle assolate strade della Palestina per cantare il vangelo in poesia.

Insieme ascoltiamo, dalla viva voce del Maestro Gesù, le parabole più significative per la nostra fede che si incarna nell'oggi della storia illuminandola di speranza.

Prof. Aurelio Biondi

 

 

 

Biografia

 

Rosarita De Martino ha insegnato nella scuola elementare Maria Montessori di Catania, dove ha profuso la sua passione di educatrice in un dinamico rinnovamento professionale, realizzato nei suoi trentotto anni di insegnamento, coronato dalla stima delle famiglie e dal gioioso riconoscimento di diverse generazioni di alunni.

Si è diplomata all’Istituto magistrale di Locri, in Calabria, e ha vissuto nel piccolo paesello di Canolo, che con viva nostalgia descrive: “Due monti che si abbracciano, il fiume che li bacia, il mare in lontananza è un tremulo sussurro”.

Catania, fin dal 1962, è diventata la sua città d’adozione, Rosarita, inserendosi in un gruppo ecclesiale, ha potuto apprendere l’importanza dei rapporti comunitari, del lavoro condiviso, del dialogo e ha potuto gustare momenti forti di catechesi e di preghiera, espressi poi in poesia.

Nella raccolta Dalla ricerca all’incontro la poetessa ripropone la stessa parola di Dio raccontando il Vangelo con un linguaggio immediato e coinvolgente.

“E la sua è la poesia che incontra l’Amore” (Carlo Sarno, www.artcurel.it ).

Le sue poesie sono state pubblicate con successo in diverse antologie e nella rivista letteraria “Il Convivio”.

Rosarita De Martino ha conseguito diversi premi e segnalazioni ad Assisi (Premio Madre Terra e Sorella Luna), ad Orvieto (premio Duomo), a Catania, ad Acireale, a Castiglione di Sicilia, a Naxos, a Gravina di Catania, a Motta di Camastra .

Nel concorso nazionale di Roma “Premio letterario Ama Rossella II edizione” la poetessa si è classificata al quarto posto con la poesia religiosa Il mio grazie.

Rosarita ha scritto anche un libro autobiografico dal titolo “Storia di una chiamata” in cui racconta i momenti più significativi della sua vita sotto il profilo umano, spirituale e professionale della sua vita.

 

 

 


 

 

 

 

PREGHIERA

 

Io inquietudine, mai risolta,

Tu infinita certezza,
io tormento e paura.
Tu, riposo e pace.
Io assente a me stessa
Tu presenza viva d'amore.
Io coltivo cupi pensieri
ma Tu sei eterna calma.
Per parlarti, o Dio,
ho solo piccole parole,
ma Tu per sedurmi
hai spazi di silenzio.

 

 

 

 


 

 

 

LA SAMARITANA  (Gv. 4,4-42)

 

Al sole brilla il pozzo di Sicar

stanco del viaggio, per primo

il Maestro arriva e attende.

Mezzogiorno infuoca l’aria intorno

la donna sale con la brocca vuota.

Ha fretta ma improvvisamente

vede lo straniero: è un nemico di sua gente

ma è stanco, è inerme

e incontro le viene, umilmente le chiede:

“DAMMI DA BERE!”

e l’accorta donna a lui:

“Tu giudeo, chiedi da bere a me samaritana?”

Ma ecco che il suo intenso sguardo

la capta, la rassicura, la coinvolge

in un intenso dialogo d’amore,

che sgorga limpido fra lei Creatura

e Lui suo Creatore!

La parola di vita sazia la sua arsura

e ora della sete non ha più paura!

Immemore del tempo ascolta

e confessa ignara la speranza arcana

“So che deve venire il Messia!”

e subito Gesù proclama

“Sono io che ti parlo!”.

Esulta la prima missionaria

lascia la brocca lì, sulla bordura,

corre, non sente la calura.

“Venite, ho incontrato il Messia!”

Il suo annuncio corre di fiore in fiore,

di campo in campo, di monte in monte,

da fiume a mare

“E’ venuto il Messia!” Lui il Salvatore!

Lui l’Amore!

 

 

 


 

 

 

BETANIA  (Lc 10,38-42)

 

Entro nella vostra casa antica
stanca del mio pellegrinare.
Avvolta in lunghe vesti, corri o Marta
presa sei dall'affannoso "fare".
Ora un sonoro silenzio mi inebria,
assorta, quieta, avvolta in perle di sorrisi,
ti vedo sorella mia Maria!
Bianche onde di preghiera mi raggiungono
e in vortice di gioia,
voce nota mi raggiunge:
"Amatevi l'un l'altro come io vi ho amato,
da questo vi riconosceranno come miei".
Avida assorbo gocce di sorrisi
che come perle colorate,
scendono lievi nel mare di mia vita,
e vedo: boschi profumati,
montagne innevate,
verdeggianti prati colorati,
uomini finalmente affratellati.

 

 

 

 


 

 

 

IL PROSSIMO  (Lc 10,29-37)

 

Giaci prostrato tra la polvere

deriso, bastonato, ferito:

sei solo lacerato fagotto

di carne umana calpestata.

Ansante, trafelato,

assorto in progetti impegnati

un sacerdote avanza

ma non ti vede: ha lo sguardo appannato

e ti lascia morente ai bordi della strada.

Frettoloso, trafelato

un "levita" passa
ma è personaggio impegnato
e non ti vede: ha lo sguardo appannato
ti lascia morente ai bordi
della strada.
Ma da infinite lontananze
uno straniero arriva
e ti vede morente ai bordi della tua-sua strada.
Lascia i suoi progetti preparati,
si ferma, si avvicina, ti sfiora,
ti solleva con fraterna mano
e sulla tua amara ferita
versa premuroso balsamo di pace.
Non sei per lui ingombrante fagotto

di carne umana lacerata.
La sua pietà ti ha ricreato UOMO.
Tu allo straniero, ora tuo amico,
doni le rilucenti perle del sorriso.

 

 

 

 


 

 

 

IL FIGLIOL PRODIGO  (Lc 15,11-32)

Con speranzoso sguardo scruta
l'orizzonte lontano
il vecchio padre che ancora attende il figlio,
che deluso stringe foglie accartocciate,
e pietra priva di venatura d'oro.
Assorto risente l'invitante tintinnio,
rilucente e scivoloso sul tavolo da gioco.
Le sguaiate risa di donne
in cerca di monete,
gli risuonano ancora dentro.
E ritorna il figlio già pentito a casa.
Avanza lento sulla via,
ma, il lontano sguardo del padre
lo raggiunge, lo salva, lo ristora.
Nella casa avita la misericordia paterna
già gli prepara accoglienza cara
l'anello d'oro, la festosa veste del perdono
e le braccia aperte in rinnovato amore!

 

 

 


 

 

 

IL CIECO DI GERICO  (Lc 18,35-43)

 

Incerto e goffo ti muovi

mentre l’immane folla

preme, ondeggia, ti spintona .

Tu gridi e invochi:

“Figlio di Davide, abbi pietà di me”.

I discepoli si affrettano a zittirti,

ma Gesù, pur nella folla immensa,

capta la tua presenza

ed amoroso si ferma ad aspettarti.

Inciampi, traballi, cadi,

il tuo mantello abbandoni

e svelto indossi quello della fede.

Ti rialzi, avanzi ancora

ecco lo sfiori, gli sei accanto

e ne respiri la Presenza Santa

e Gesù incrocia il tuo sguardo spento

che si riaccende di luce propria.

Esultante di gioia

Lo segui lungo la tua-sua strada.

 

 

 

 


 

 

 

ZACCHEO  (Lc 19,1-10)
 

Mentre il Maestro a Gerico inizia la salita,

tu Zaccheo scendi dalla tua casa

e improvvisamente ti ritrovi

travolto da una fiumara umana

che ti spintona, ti avvolge, ti trascina.

Ma ecco che vicino, intravedi il sicomoro

e salvezza improvvisa

ecco ti offre l’albero frondoso.

Ti sollevi con immane fatica,

afferri un robusto ramo amico

ti arrampichi e infine in alto arrivi.

Ora il tuo sguardo

libero, spazia sull’affollata strada

e avvolto, in una bianca luce,

il Maestro avanza e ti scova attento.

Si smorza l’assordante grido della folla

e la sua voce amica ti invita:

“Scendi subito Zaccheo,

oggi voglio fermarmi a casa tua!”.

E tu ora agile ti muovi,

incroci il suo sguardo atteso,

spalanchi la porta del tuo cuore

ai poveri che ora sono per te

fratelli e amici.

 

Luca 19,1-10

 

 


 

 

 

IL FARISEO ED IL PUBBLICANO  (Lc 18,9-14)

 

Due uomini salgono insieme
verso il tempio sacro:
il borioso fariseo, l'umile pubblicano.
Avanza il primo, in un fruscio di seta,
con superbo piede si porta in su l'altare.
Eccolo, sospira, si pavoneggia
e compiaciuto, ricorda al Padre
le sue virtù e la scrupolosa decima
versata in sonante moneta.
Ma il suo arido elenco
non è preghiera,
e come fiore avvizzito muore:
manca l'acqua della fede.

Con composto piede,
con pentito cuore
il pubblicano umile
implora il perdono santo.
La sua sentita richiesta,
simile a fiore rinfrescato,
dalla benefica rugiada della fede,
gradita sale al Cielo
in onde luminose di preghiera.

 

 

 

 


 

 

 

LA PARABOLA DEI TALENTI  (Lc 25,14-30)

Nella casa avita,

il padrone generoso e attento,

consegna i suoi tre doni

e parte con il suo cavallo bianco.

Il primo rigira le sue cinque monete fra le dita:

ne gode, inizia la fatica santa:

canta, corre, ride, piange

e nuova ricchezza presto lo ricopre.

Anche il secondo rigira

i due talenti fra le dita,

ma non li posa nel buio della noia

li traffica al sole della gioia

e corre, canta, e piange e ride

infine attonito riguarda

le sue monete raddoppiate.

Ma l'ultimo dei servi,

rigira ancora fra le dita

il suo unico talento.

Esita incerto, inerte

ma non lo traffica al sole della gioia,

lo nasconde nel buio della noia.

E passano i giorni

e passano le ore

e passa il tempo.

Ma ecco, si sente già vicino

un galoppo chiaro

e il padrone appare.

I due servi corrono,

solleciti gli mostrano

ricchezze nuove,

e il padrone li guarda compiaciuto,

e li invita al banchetto della gioia!

Ma non è così per il terzo servo

che tiene stretto il suo unico talento:

sotterrato nella terra buia

e mai trafficato

e mai donato.

 

 

 

 


 

 

 

LAZZARO

 

Marta e Maria colpite siete da straziante dolore:
Lazzaro vostro fratello,
già non è più tra i vivi:
ed ecco il lamento si smorza, tace.
Improvviso grido di attesa,
di meraviglia lo ricopre.
Vi sorprende ancora la sua voce nota:
il Maestro è arrivato,
ma già la morte nera

a voi nemica, ha trionfato.
Nella musica del silenzio

la sua voce imperiosa
comanda: "Lazzaro vieni fuori!".
Sconfitta morte, vittoriosa vita.
Lazzaro si risveglia:
traballa incerto,

si muove, ora avanza
fra attonita folla amica,

stupore immenso,
brivido di fede.

... Ed io, ancora oggi,
MURATA sono nel sepolcro
delle mie attese vane,
ingrovigliata in amare sconfitte
di perché senza risposta
e vento di angoscia mi percuote,
mi avvolge tetro.
Ma ecco, nuovo miracolo,
compiuto da altrui fede,
mi porta a guarigione attesa:
"Rosarita, vieni fuori!"
Ascolto:
raggio di luce squarcia brume di paure.
Una mano si allunga amica
sfiora la mia.
Mi risveglio, mi scuoto,
risento una voce, la Tua?
Riso sul volto e musica nel cuore.

 

 

 

- Veglia di preghiera, 25 maggio 2000, Parrocchia Maria Ausiliatrice.

 

 

 


 

 

 

LA MOLTIPLICAZIONE DEI PANI  (Mc 6,30-44)

Nei campi della Galilea

tu Maddalena, donna usata, calpestata,

comprata con vile denaro,

con il cuore in tumulto avanzi

ancora ignara della vicina pace.

Davanti a te immensa folla

ferma i tuoi passi.

Da lassù, in bianche vesti,

Gesù, il Maestro, parla.

Ed ecco, prima lieve, poi chiara

la sua voce ti raggiunge

si smorza il tuo tormento

in musica di silenzio.

Profumo di pane caldo ti inebria

e, fresco di gioia, arriva a te

sbriciolandosi in un arcipelago di croste.

E la tua vita è purificata

da perle di sorrisi.

 

 

 

 

 


 

 

 

 

RISURREZIONE

 

La Tua forza divina
irrompe potente
squarciando la dura roccia
del sepolcro nuovo
e la vita trionfa.
Ora sfiori la terra da Te creata
con il tuo corpo glorioso
toccato appena da chiodi
segno di rosso fuoco d’amore.
Nel silenzio attonito della natura,
rigogliosa di vita,
si ode vicino un lieve scalpiccio
di femminili passi
ma forte è il pulsare del cuore,
una donna trepida Ti cerca,
morto ancora Ti crede
e non Ti riconosce vivo!
Ed ecco la Tua voce nota
la chiama: "Maria!"
Sussulta, Ti guarda incredula
Ti ritrova, rivive, ama, esulta.
Dagli occhi sgorgano
improvvise perle
quali promesse di speranze eterne.

 

 

 

 

 


 

 

 

PIETRE   (GV, 1-11)
 

Ecco la donna avanza incerta

accerchiata da turba urlante di farisei

affamati di facile giustizia.

Intorno, intorno rabbia aumenta

paura risponde e la donna nasconde

il bianco viso nel rosso mantello,

mentre i piedi affondano

negli aguzzi sassi.

Ora improvviso si smorza, tace

il vociare della folla.

E l’aria vibra di sfavillio di luce.

Il palmizio offre ombra amica

e i piedi scivolano su rilucente terra.

Chino su dorata sabbia,

Gesù scrive attento

ma concitata domanda

lo raggiunge, lo ferisce:

“Maestro, la legge di Mosè ordina di lapidarla,

Tu che ne dici?”

La sentenza di morte è affidata

a pietre acuminate.

La sentenza di vita

è affidata a bianche perle di perdono.

La Sua voce imperiosa rimbomba

da monte a monte

da fiume a fiume

da mare a mare

“Chi di voi è senza peccato

scagli la prima pietra”.

Ondeggia, borbotta, mormora

l’eccitata turba dei farisei.

E lenta si allontana.

Le pietre acuminate

formano inutile catasta.

La donna salva

beve acqua di luce

dagli occhi del Maestro.

 

 

 

 


 

 

 

PERDONO (Lc. 7,36-8,3)

 

Tu Gesù, in umiltà d'Amore,

siedi a tavola

e Simone dottoreggia

di leggi antiche,

di precetti nuovi.

Ma lontano, mormorio

turba quiete di sua casa.

Tu donna, calpestata, usata,

avanzi cauta tra folla ostile.

Stringi trepida vaso

di prezioso unguento

usato per riti intriganti

di profano amore,

vuoto di pace.

Gesù trepido ti aspetta,

lieta tu inventi

nuovo rito di Amore sacro:

spargi sui piedi santi

lacrime e unguento

che asciughi tenera, con improvvisata

tovaglia di tua chioma.

Incroci il suo sguardo di luce

che ti inonda.

Dall'arcobaleno di perdono

raccogli perle colorate

per la nuova collana

di tua vita.

 

 

 

 

 


 

 

 

LA PAROLA DI VITA

 

Dalla nuova torre di Babele,

costruzione fatua di orgoglio,

parole insane

precipitano

impazzite

nella valle dell’insignificanza.

Ma luce travolgente

squarcia

l’oscurità infinita,

la Parola di vita

scende sulla terra:

è Natale !

 

 

 

 


 

 

 

ADORAZIONE

 

Mistero d'amore,

oscuro, infinito

Tu Dio nascosto stai

in piccolo spazio.

Ognuno di noi

Ti parla

Ti aspetta.

Vuoto è il mio cuore

d'amore.

Stasera

allagalo di luce,

riempilo di carità

riscaldalo di speranza.

 

 

 

 


 

 

 

LA TEMPESTA SEDATA

 

Sul lago di Tiberiade scivola lieve

la vostra barca amica

ma ecco, improvviso, nemico urlo di vento

vi percuote il cuore.

A poppa, lassù, il Maestro dorme sicuro

mentre l’uragano rapido avanza.

E in voi vince la paura

e implorate: "Salvaci, Signore, siamo perduti!"

Gesù alza la sua mano santa

e già il vento canta una canzone nuova

mentre il mare placido ride.

E pace torna nelle nostre vite.

Ma ecco vi pungola la domanda antica:

"Perché avete paura, uomini di poca fede?"

L’interrogativo della storia

arriva nella barca di mia vita

che ondeggia incerta fra onde di paura.

Imploro fede sicura e grido:

"Annego, salvami, Signore!"

E già ridono,

dentro di me, onde di luce.

 

 

 


 

 

 

IL MIO GRAZIE

 

Ti vedo, o Dio, nel fiore del campo

risplendi nel suo sguardo amico

che mi circonda,

vincendo brume di paure.

Ora libera corro in spazi di cielo.

Ascolto lo sciabordio delle onde

pulsanti sulla scogliera lavica.

Contemplo l'arcobaleno

filigrana di luce,

mentre tremula una goccia,

iridescenza di mille colori,

si dondola lieve

su una foglia di limone.

Io, goccia di vita,

mi getto nell'oceano...

del tuo Amore !

 

 

 

 


 

 

 

 

SANTA MARIA DEGLI ANGELI

 

Profumo di pane

salato di gioia,

respiro avida.

nelle tue viuzze, o Assisi,

gente generosa

mi regala perle di sorrisi.

Con fatica salgo

scale pianeggianti.

E la basilica appare,

spazio infinito di eternità.

Musica silenziosa mi canta dentro

in arcobaleni di preghiere.

Nel silenzio sacro

la Porziuncola brilla,

piccola di spazio,

immensa di speranza.

Con Te, Francesco, intono

il mio nuovo canto d'amore

fresco come acqua canterina.

 

 

 

 


 

 

Pasqua 2007. Sabato Santo

 

 

 

 

 


 

 

Leggi anche dell'Autrice Rosarita De Martino la Raccolta di Poesie pubblicata su ARTCUREL :

 

"Dalla Ricerca all'Incontro" , raccolta di poesie di Rosarita De Martino  

 

 


 

"Nell'arte è l'uomo che loda Dio, nella Natura , invece, è Dio che loda se stesso!" Rosarita De Martino

 


 

Fonte :  si ringrazia l'Autrice Rosarita De Martino, che ha gentilmente inviato la documentazione alla Redazione di ARTCUREL. Alcuni testi di Rosarita De Martino sono accessibile dalla scheda sull'Autrice nella webpage Rubriche Autori di ARTCUREL :  Rubriche Autori 

 

Fonte Immagine :  "Incontro" , disegno di Giuseppe D'angelo (amico dell'Autrice Rosarita De Martino).

 

Per chi vuole approfondire sulle poesie di Rosarita De Martino , può visitare i siti : 

www.scrivi.com/cerca_autore.asp?nome=Rosarita 

www.poesieracconti.it/community/utenti/lilium

www.altramusa.com   

www.versieprosa.com     

www.neteditor.it  

www.scrivi.com 

www.poesieracconti.it 

www.alidicarta.it