ARTCUREL: Arte, Cultura e Religione

 (Art , Culture and Religion)

   www.artcurel.it   ---  info@artcurel.it   ---   prima pagina                                                                   

 ARTE :  poesia : Giovanni Cristini

 

GIOVANNI  CRISTINI  (1925-1995)

 

                   

 

 

Giovanni Cristini

Cori per un mistero
 
a Primo Mazzolari
 
 
1
 
 
Tristis est anima mea usque ad mortem
 
 
L'angelo ha lasciato una striscia di fuoco
sugli olivi bruciati; un gufo sibila tra i rami,
sbatacchia le ali nel bianco della luna.
Ma che fanno, che fanno a un tiro di sasso
quei pigri cumuli d'ombra e sonno?
Egli ha curvato la fronte tra le foglie secche;
fruscio di foglie secche rammulina il vento
che raggela la notte;
e uno dei tre si scuote, ricade di pietra
e rotola nel sonno il suo cappello.
E intanto vengono dalla terra parole incomprensibili
mentre la tenera erba si macchia di sudore di sangue.
Passano nell'aria bestie dalle ali di pipistrello,
piedi nudi sull'erba e sulle foglie secche,
si rovescia l'assenzio e i profumi sui corpi
mandando un puzzo insopportabile di morti in cancrena.
Sulla neve sono peste e sangue, sangue e peste,
la cenere divora i corpi, la fiamma, il vento,
e un ragno verde ha tessuto una tele mostruosa
tra gli olivi bruciati e una vecchia scarpa
affiorata dal suolo con poche ossa in croce.
Ma che fanno, che fanno a un tiro di sasso
quei pigri cumuli d'ombra e di sonno?
 
Ora tutto è ritornato tranquillo;
le torce rosse si avvicinano silenziose,
uno spia tra gli alberi e scompare nell'ombra
e il suo mantello apre uno spazio intorno.
Ecco vengono, ma il rumore è diverso,
rumore d'uomini di parole di passi
non un remoto alto frusciare d'angosce:
un vocio familiare discorde e soffocato.
Fate presto, il dialogo è breve,
e tre non fanno a tempo
a passarsi la mano sugli occhi;
il bacio è dato.
 
Nello spazio aperto intorno dal nero mantello
irrompe un vento irato,turbina le foglie
e spruzza gocce di sangue
sui volti accesi dalle torce, sulle barbe
sugli occhi le mani la toga i piedi nudi il letto
e il nodo scorsoio e il cappello abbandonato:
tutto è consacrato e maledetto per sempre.
Poi si avviano in silenzio verso il palazzo.
 
Se l'angelo non avesse bruciato gli alti olivi
se il gufo non avesse sbatacchiato le ali nere
se uno non avesse spiato tra gli alberi
se i cumuli d'ombra non avessero vegliato
il loro pigro sonno,
il ragno succhierebbe la mosca fino al midollo
nel verde della luna.
 
E tu lascia che dormano; è giusto
che qualcuno dorma continuamente
nell'orto vuoto, dove non c'è più nessuno.
 
 
2
 
Popule meus quid fecit tibi?...
 
 
Dopo il palazzo, la bestemmia, le vesti lacerate,
la bacinella d'acqua e le mani pulite,
eccoci qui su una strada sassosa
tra un popolo muto e la tempesta nel cielo.
Le lance e le aste fanno selva nell'aria,
le armature vuote si muovono senza rumore
ma un uomo nudo e solo
cammina meno speditamente.
Alcune donne muovono lamento
ed una ha rotto la calca con un bianco pennello.
Selva di lance e aste, un folla muta e ostile,
e l'uomo nudo e solo che stramazza.
Passano nel suo occhio di agnello moribondo
polvere e fumo di città bruciate,
uomini che camminano come alberi,senza verde,
ridotti alla scorza, fulminati e contorti.
 
 
Non su di me piangete .....E le donne
sentono il giorno vicino, alzano lamenti
tendono le braccia alle pietose montagne.
Ecco che il giorno viene; dai deserti
la colonna di fumo s'è impennata.
Che cosa potrebbero fare i tre che dormono?
La colonna di fumo s'apre al vento
gli ardenti lapilli bruciano gli occhi nel sonno,
la porpora sulle spalle.
Fuoco e fiamma è alle soglie del mondo.
 
 
Ed ecco qui una strana primavera
che riarde torrida sulle pietre scoperte
sulle ossa abbandonate dai cani notturni
sulle armature che muovono vuote versa il teschio
e sui volti sudati di un popolo in rovina.
I tre che dormono ancora si stanno destando;
uno al canto del gallo è diventato pastore
( era il più vecchio, figlio delle lacrime )
uno è qui tra di noi per diventare il figlio
( l'innocenza affilava le due mani )
e l'altro è rimasto nell'ombra a vegliare gli assenti:
quelli che non età tra giovani e vecchi
e aspettano sempre la risposta precisa
a una domanda ambigua e senza senso.
Ma l'ecce homo tace, non risponde.
Si è presentato a tutti ( era la Sua risposta )
quando ebbero finito si sputargli negli occhi.
Come volete che parli ora che è giunto alla fine?
Tace e guarda scavare una fossa,
inchiodare i due legni, fare i preparativi
con cura minuziosa e con sicuro istinto,
come se la cosa non lo riguardasse affatto.
Ed ecco all'improvviso lo rovesciano su quel tronco
ed il colpo del martello
prepara tra le nubi il tuono del cielo.
Chiodi non fategli male, e tu, o madre
volgi il capo, oh, non guardare,
fin che sarà sospeso ritto nel cielo.
 
 
Nembo funesto, vento del deserto
le voci dei profeti empiono l'aria
piegano a terra la selva delle aste.
Popule meus, quid fecit tibi ... E mentre il sole oscura
un'arruffata selva di capelli
si scuote e manda voce: Ricordati di me,
quando sarai nel tuo regno. - E la promessa,
e le grandi parole nel silenzio,
la lancia diritta al costato, il consummatum.
 
 
Egli reclina il capo derelitto,
gli occhi scendono opachi lungo il rivolo di sangue,
s'arrestano a un palmo dalla fossa raggrumata.
I dadi sono tratti, la cifra è fatta,
la scelta del caso è perfetta.
Ma il terremoto scuote la collina,
la bufera rotola i dadi, sempre la cifra muta,
e ogni giorno la rossa veste sventola all'asta.
 
 
3
 
Sepulcrum vidi viventis
 
 
La pietra del sepolcro era rimosso,
ed ecco nella caverna al fioco albore
una donna parla con gli angioli e non si avvede di essi.
Né la luce la desta né le vesti bianche e le voci
ma il suo nome che viene improvviso
dal mondo dei vivi. E già i suoi capelli
che ancora odorano dell'acre profumo dei morti
ondeggiano sulla strada verso l'alba.
Le porte del Cenacolo sono chiuse,
accuratamente sbarrate
alle voci smaniose di una donna impazzita;
ma la Pace conosce questo rifugio e le vie.
E intanto nella notte vanno due pellegrini
e i Terzo li attende col pane che gocciola sangue.
E una voce si leva da lontano, vana dice una fede
che non ci aggredisce, viva, dal regno dei morti.
E ora che l'impegno è sigillato
gioia e lacrime si mescolano in silenzio,
e il mistero è tremendo e non c'è scusa.
Qualcuno ha cercato anche l'ultimo appiglio,
ma il suo dito tremava nell'aperto costato,
e ancora amareggia la sua bocca
il sapore del pesce vivo e del sangue.
 
 
L'angelo s'è calato
tra i veli squarciati del tempio,
ha preso possesso del santuario segreto.
Non fare domande sciocche, la risposta è venuta.
Adora il silenzio, prendi il fardello e cammina.
Oltre la pietra rimossa Egli rapina il mondo,
come un fuoco lo divora dentro e fuori.
 
 
E voi che fate con le alabarde ritte?
 
 
Custodite voi stessi dentro un sepolcro vuoto.
 
 

 


( Pasqua 1951 )
 
( da "Concerto grosso" Vallecchi Editore Firenze, 1959)

 

 

 


 

Fonte:  http://www.michelecristini.it/GiovanniCristini/