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 ARTE :  poesia : ragioni d'una poesia

 

Giuseppe  Ungaretti

RAGIONI  D'UNA  POESIA

 

                

 

...Certo, la vera poesia si presenta innanzi tutto a noi nella sua segretezza. E' sempre accaduto così. Più giungiamo a trasferire la nostra emozione e la novità delle nostre visioni nei vocaboli, e più i vocaboli giungono a velarsi d'una musica che sarà la prima rivelazione della loro profondità poetica oltre ogni limite di significato.

Ma se, per Racine, tutto accadeva nell'ordine convenuto delle cose - e tuttavia una difficoltà quantunque lieve già insorgeva, e M. Perrault eccolo subito a rammentarglielo - per il Leopardi, o per ogni Romantico, le cose erano infinitamente più gravi, il vocabolo essendo stato ridotto al suo semplice valore filologico di durata, essendo stato crudelmente denudato, e non potendosi più che con eccesso drammatico ricondurlo alla sua funzione poetica, funzione che nel secondo periodo della sua attività, sarà da Leopardi, nel Dialogo di Timandro e di Eleandro  delle Operette Morali nel seguente modo fissato : " Se alcun libro morale potesse giovare, io penso che gioverebbero massimamente i poetici: dico poetici, prendendo questo vocabolo largamente, cioè libri destinati a muovere l'immaginazione; e intendo non meno di prose che di versi. Ora io fo poca stima di quella poesia che, letta e meditata, non lascia al lettore nell'animo un tal sentimento nobile, che per mezz'ora, gli impedisca di ammettere un pensier vile, e di fare un'azione indegna ".

L'ispirazione era così ricondotta alla sua causa profonda, causa poetica e morale, e se dilatava i vocaboli per effetti indefinibili, per effetti estetici, quegli effetti tali non potevano essere, se non erano indotti dalla loro causa segreta, inconoscibile, a produrre una purificazione dell'anima.

Va detto questo: ciò che i poeti e gli artisti, dal Romanticismo ai giorni nostri hanno fatto e s'ostinano a fare è immenso: hanno sentito l'invecchiamento della lingua: il peso delle migliaia d'anni che portano nel loro sangue; hanno restituito alla memoria la sua misura d'angoscia e, nello stesso tempo, mediante sforzi crudeli e ostinati hanno acquisito il potere di darle la libertà di emancipare se stessa in quel medesimo grado che l'afferma.

Soltanto la poesia - l'ho imparato terribilmente, lo so - la poesia solo può recuperare l'uomo, persino quando ogni occhio s'accorge, per l'accumularsi delle disgrazie, che la natura domina la ragione e che l'uomo è molto meno regolato della propria opera che non sia alla mercé dell'Elemento...

 

 


 

Fonte: Ungaretti, vita d'un uomo, tutte le poesie, a cura di Leone Piccioni, Mondadori, 2001, Milano