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Arte, Cultura e Religione
(Art , Culture and Religion) |
| ARTE : teoria dell'arte : Manifesto tecnico della Scultura Futurista , di Umberto Boccioni |
MANIFESTO TECNICO DELLA SCULTURA FUTURISTA
di Umberto Boccioni (11 aprile 1912)
Forme uniche della continuità dello spazio , 1913.
Umberto Boccioni è nato Reggio Calabria nel 1882 e muore in guerra nel 1916. Nella sua breve vita ha toccato tutti i punti della lirica umana, non solo ha rappresentato il dramma ma lo vive, l'attesta con l'opera e la personalità. Intimista, sensibile, genio romantico, abbraccia la poetica Futurista di Marinetti e la fiducia nella tecnica e nel progresso ma senza abbandonare gli antichi valori dell'uomo. Sa che cosa è l'arte ma è anche un credente che sa che cosa è Dio: l'ncommensurabile, il trascendente, la totalità. Il suo capolavoro " Forme uniche della continuità nelo spazio " è un inno alla spiritualità dell'uomo, un essere visto nella totalità di Dio.
MANIFESTO TECNICO DELLA SCULTURA FUTURISTA
La scultura, nei monumenti e nelle esposizioni di tutte le città d'Europa, offre
uno spettacolo così compassionevole di barbarie, di goffaggine e di monotona
imitazione, che il mio occhio futurista se ne ritrae con profondo disgusto!
Nella scultura d'ogni paese domina l'imitazione cieca e balorda delle formule
ereditate dal passato, imitazione che viene incoraggiata dalla doppia
vigliaccheria della tradizione e della facilità. Nei paesi latini abbiamo il
peso obbrobrioso della Grecia e di Michelangelo, che è sopportato con qualche
serietà d'ingegno in Francia e nel Belgio, con grottesca imbecillaggine in
Italia.
Nei paesi germanici abbiamo un insulso goticume grecizzante, industrializzato a
Berlino o smidollato con cura effeminata dal professorume tedesco a Monaco di
Baviera. Nei paesi slavi, invece, un cozzo confuso tra il greco arcaico e i
mostri nordici od orientali. Ammasso informe di influenze che vanno dall'eccesso
di particolari astrusi dell'Asia, alla infantile e grottesca ingegnosità dei
Lapponi e degli Eschimesi. In tutte queste manifestazioni della scultura ed
anche in quelle che hanno maggior soffio di audacia innovatrice si perpetua lo
stesso equivoco: l'artista copia il nudo e studia la statua classica con
l'ingenua convinzione di poter trovare uno stile che corrisponda alla
sensibilità moderna senza uscire dalla tradizionale concezione della forma
scultoria.
La quale concezione col suo famoso "ideale di bellezza" di cui tutti parlano
genuflessi, non si stacca mai dal periodo fidiaco e dalla sua decadenza. Ed è
quasi inspiegabile come le migliaia di scultori che continuano di generazione in
generazione a costruire fantocci non si siano ancora chiesti perché le sale di
scultura siano frequentate con noia ed orrore, quando non siano assolutamente
deserte, e perché i monumenti si inaugurino sulle piazze di tutto il mondo tra
l'incomprensione o l'ilarità generale. Questo non accade per la pittura, a causa
del suo rinnovamento continuo, che, per quanto lento, è la più chiara condanna
dell'opera plagiaria e sterile di tutti gli scultori della nostra epoca! Bisogna
che gli scultori si convincano di questa verità assoluta: costruire ancora e
voler creare con gli elementi egizi, greci o michelangioleschi è come voler
attingere acqua con una secchia senza fondo in una cisterna disseccata!
Non vi può essere rinnovamento alcuno in un'arte se non ne viene rinnovata
l'essenza, cioè la visione e la concezione della linea e delle masse che formano
l'arabesco. Non è solo riproducendo gli aspetti esteriori della vita
contemporanea che l'arte diventa espressione del proprio tempo, e perciò la
scultura come è stata intesa fino ad oggi dagli artisti del secolo passato e del
presente è un mostruoso anacronismo! La scultura non ha progredito, a causa
della ristrettezza del campo assegnatole dal concetto accademico del nudo.
Un'arte che ha bisogno di spogliare interamente un uomo o una donna per
cominciare la sua funzione emotiva è un'arte morta!
La pittura s'è rinsanguata, approfondita e allargata mediante il paesaggio e
l'ambiente fatti simultaneamente agire sulla figura umana o sugli oggetti,
giungendo alla nostra futurista compenetrazione dei piani (Manifesto tecnico
della Pittura futurista;11 aprile 1910). Così la scultura troverà nuova sorgente
di emozione, quindi di stile, estendendo la sua plastica a quello che la nostra
rozzezza barbara ci ha fatto sino ad oggi considerare come suddiviso,
impalpabile, quindi inesprimibile plasticamente.
Noi dobbiamo partire dal nucleo centrale dell'oggetto che si vuol creare, per
scoprire le nuove leggi, cioè le nuove forme che lo legano invisibilmente ma
matematicamente all'infinito plastico apparente e all'infinito plastico
interiore. La nuova plastica sarà dunque la traduzione nel gesso, nel bronzo,
nel vetro, nel legno e in qualsiasi altra materia, dei piani atmosferici che
legano e intersecano le cose. Questa visione che io ho chiamato
trascendentalismo fisico (Conferenza sulla Pittura futurista al Circolo
Artistico di Roma; Maggio 1911) potrà rendere plastiche le simpatie e le
affinità misteriose che creano le reciproche influenze formali dei piani degli
oggetti. La scultura deve quindi far vivere gli oggetti rendendo sensibile,
sistematico e plastico il loro prolungamento nello spazio, poiché nessuno può
più dubitare che un oggetto finisca dove un altro comincia e non v'è cosa che
circondi il nostro corpo: bottiglia, automobile, casa, albero, strada, che non
lo tagli e non lo sezioni con un arabesco di curve e di rette.
Due sono stati i tentativi di rinnovamento moderno della scultura: uno
decorativo per lo stile, l'altro prettamente plastico per la materia. Il primo,
anonimo e disordinato, mancava del genio tecnico coordinatore, e, troppo legato
alle necessità economiche dell'edilizia, non produsse che pezzi di scultura
tradizionale più o meno decorativamente sintetizzati e inquadrati in motivi o
sagome architettoniche o decorative. Tutti i palazzi e le case costruite con un
criterio di modernità hanno in loro questi tentativi in marmo, in cemento o in
placche metalliche. Il secondo, più geniale, disinteressato e poetico, ma troppo
isolato e frammentario, mancava di un pensiero sintetico che affermasse una
legge. Poiché nell'opera di rinnovamento non basta credere con fervore, ma
occorre propugnare e determinare qualche norma che segni una strada.
Alludo al genio di Medardo Rosso, a un italiano, al solo grande scultore moderno
che abbia tentato di aprire alla scultura un campo più vasto, di rendere con la
plastica le influenze d'un ambiente e i legami atmosferici che lo avvincono al
soggetto. Degli altri tre grandi scultori contemporanei, Constantin Meunier
nulla ha portato di nuovo nella sensibilità scultoria. Le sue statue sono quasi
sempre fusioni geniali dell'eroico greco con l'atletica umiltà dello
scaricatore, del marinaio, del minatore. La sua concezione plastica e
costruttiva della statua e del bassorilievo è ancora quella del Partenone o
dell'eroe classico, pur avendo egli per la prima volta tentato di creare e
divinizzare soggetti prima di lui disprezzati o lasciati alla bassa riproduzione
veristica. La Bourdelle porta nel blocco scultorio una severità quasi rabbiosa
di masse astrattamente architettoniche.
Temperamento appassionato, torvo, sincero di cercatore, non sa purtroppo
liberarsi da una certa influenza arcaica a da quella anonima di tutti i
tagliapietra delle cattedrali gotiche. Rodin è di una agilità spirituale più
vasta, che gli permette di andare dall'impressionismo del Balzac all'incertezza
dei Borghesi di Calais e a tutti gli altri peccati michelangioleschi. Egli porta
nella sua scultura un'ispirazione inquieta, un impeto lirico grandioso, che
sarebbero veramente moderni se Michelangelo e Donatello non li avessero avuti,
con le quasi identiche forme, quattrocento anni or sono e se servissero invece
ad animare una realtà completamente ricreata. Abbiamo quindi nell'opera di
questi tre grandi ingegni tre influenze di periodi diversi: greca in Meunier;
gotica in La Bourdelle; della rinascenza italiana in Rodin.
L'opera di Medardo Rosso è invece rivoluzionaria, modernissima, più profonda e
necessariamente ristretta. In essa non si agitano eroi né simboli, ma il piano
d'una fronte di donna o di bimbo accenna ad una liberazione verso lo spazio, che
avrà nella storia dello spirito una importanza ben maggiore di quella che non
gli abbia data il nostro tempo. Purtroppo le necessità impressionistiche del
tentativo hanno limitato le ricerche di Medardo Rosso ad una specie di alto o
bassorilievo, la qual cosa dimostra che la figura è ancora concepita come mondo
a sé, con base tradizionale e scopi episodici. La rivoluzione di Medardo Rosso,
per quanto importantissima, parte da un concetto troppo esteriormente pittorico,
trascura il problema d'una nuova costruzione dei piani e il tocco sensuale del
pollice che imita la leggerezza della pennellata impressionista, dà un senso
vivace immediatezza, ma obbliga alla esecuzione rapida dal vero e toglie
all'opera d'arte il suo carattere di creazione universale.
Ha quindi gli stessi pregi e difetti dell'impressionismo pittorico, dalle cui
ricerche parte la nostra rivoluzione estetica la quale, continuandole, se ne
allontana fino all'estremo opposto. In scultura come in pittura non si può
rinnovar se non cercando lo stile del movimento, cioè rendendo sistematico e
definitivo come sintesi quello che l'impressionismo ha dato come frammentario,
accidentale, quindi analitico.
E questa sistematizzazione delle vibrazioni delle luci e delle compenetrazioni
dei piani produrrà la scultura futurista, il cui fondamento sarà architettonico,
non soltanto come costruzione di masse, ma in modo che il blocco scultorio abbia
in sé gli elementi architettonici dell'ambiente scultorio in cui vive il
soggetto. Naturalmente, noi daremo una scultura d'ambiente. Una composizione
scultoria futurista avrà in sé meravigliosi elementi matematici e geometrici che
compongono gli oggetti del nostro tempo. E questi oggetti non saranno vicini
alla statua come attributi esplicativi o elementi decorativi staccati, ma,
seguendo le leggi di una nuova concezione dell'armonia, saranno incastrati nelle
linee muscolari di un corpo. Così, dall'ascella di un meccanico potrà uscire la
ruota d'un congegno, così la linea di un tavolo potrà tagliare la testa di chi
legge, e il libro sezionare col suo ventaglio di pagine lo stomaco del lettore.
Tradizionalmente, la statua si intaglia e si delinea sullo sfondo atmosferico
dell'ambiente in cui è esposta. La pittura futurista ha superata questa
concezione della continuità ritmica delle linee in una figura e dell'isolamento
di essa dal fondo e dallo spazio avviluppante invisibile. "La poesia futurista -
secondo il poeta Martinetti - dopo aver distrutta la metrica tradizionale e
creato il verso libero, distrugge ora la sintassi e il periodo latino. La poesia
futurista è una corrente spontanea ininterrotta di analogie, ognuna riassunta
intuitivamente nel sostantivo essenziale. Dunque, immaginazione senza fili e
parole in libertà". La musica futurista di Balilla Pratella infrange la tirannia
cronometrica del ritmo. Perché la scultura dovrebbe rimanere indietro, legata a
leggi che nessuno ha il diritto di imporle? Rovesciamo tutto, dunque, e
proclamiamo l'assoluta e completa abolizione della linea finita e della statua
chiusa.
Spalanchiamo la figura e chiudiamo in essa l'ambiente. Proclamiamo che
l'ambiente deve far parte del blocco plastico come un mondo a sé e con leggi
proprie; che il marciapiede può salire sulla vostra tavola, e che la vostra
testa può attraversare la strada mentre tra una casa e l'altra la vostra lampada
allaccia la sua ragnatela di raggi di gesso. Proclamiamo che tutto il mondo
apparente deve precipitarsi su di noi, amalgamarsi, creando un'armonia colla
sola misura dell'intuizione creativa; che una gamba, un braccio o un oggetto,
non avendo importanza se non come elementi del ritmo plastico, possono essere
aboliti, non per imitare un frammento greco o romano, ma per ubbidire
all'armonia che l'autore vuoi creare. Un insieme scultorio, come un quadro, non
può assomigliare che a sé stesso, poiché la figura e le cose devono vivere in
arte al di fuori della logica fisionomica.
Così una figura può essere vestita in un braccio e nuda nell'altro, e le diverse
linee d'un vaso di fiori possono rincorrersi agilmente fra le linee del cappello
e quelle dei collo. Così dei piani trasparenti, dei vetri, delle lastre di
metallo, dei fili, delle luci elettriche esterne o interne potranno indicare i
piani, le tendenze, i toni, i semitoni di una nuova realtà. Così una nuova
intuitiva colorazione di bianco, di grigio, di nero, può aumentare la forza
emotiva dei piani, mentre la nota di un piano colorato accentuerà con violenza
il significato astratto del fatto plastico! Ciò che abbiamo detto sulle linee -
forze in pittura (Prefazione - manifesto al catalogo della I Esposizione
futurista di Parigi; ottobre 1911) può dirsi anche per la scultura, facendo
vivere la linea muscolare statica nella linea - forza dinamica. In questa linea
muscolare predominerà la linea retta, che è la sola corrispondente alla
semplicità interna della sintesi che noi contrapponiamo al barocchismo esterno
dell'analisi.
Ma la linea retta non ci condurrà alla imitazione degli egizi, dei primitivi o
dei selvaggi, come qualche scultore moderno ha disperatamente tentato per
liberarsi dal greco. La nostra linea retta sarà viva e palpitante; si presterà a
tutte le necessità delle infinite espressioni della materia, e la sua nuda
severità fondamentale sarà il simbolo dalla severità di acciaio delle linee del
macchinario moderno.
Possiamo infine affermare che nella scultura l'artista non deve indietreggiare
davanti a nessun mezzo pur di ottenere una realtà. Nessuna paura è più stupida
di quella che ci fa temere di uscire dall'arte che esercitiamo. Non v'è né
pittura, né scultura, né musica, né poesia, non v'è che creazione! Quindi se una
composizione sente il bisogno d'un ritmo speciale di movimento che aiuti o
contrasti il ritmo fermato dell'insieme scultorio (necessità dell'opera d'arte)
si potrà applicarvi un qualsiasi congegno che possa dare un movimento ritmico
adeguato a dei piani o a delle linee. Non possiamo dimenticare che il tic-tac e
le sfere in moto di un orologio, che l'entrata o l'uscita di uno stantuffo in un
cilindro, che l'aprirsi e il chiudersi di due ruote dentate con l'apparire e lo
scomparire continuo dei loro rettangoletti d'acciaio, che la furia di un volante
o il turbine di un'elica, sono tutti elementi plastici e pittorici, di cui
un'opera scultoria futurista deve valersi.
L'aprirsi e il richiudersi di una valvola crea un ritmo altrettanto bello ma
infinitamente più nuovo di quello d'una palpebra animale!
CONCLUSIONI:
1. - Proclamare che la scultura si prefigge la ricostruzione astratta dei piani
e dei volumi che determinano le forme, non il loro valore figurativo.
2.- Abolire in scultura, come in qualsiasi altra arte, il sublime tradizionale
dei soggetti.
3. - Negare alla scultura qualsiasi scopo di ricostruzione episodica veristica,
ma affermare la necessità assoluta di servirsi di tutte le realtà per tornare
agli elementi essenziali della sensibilità plastica. Quindi percependo i corpi e
le loro parti come zone plastiche, avremo in una composizione scultoria
futurista, piani di legno o di metallo, immobili o meccanicamente mobili, per un
oggetto, forme sferiche pelose per i capelli, semicerchi di vetro per un vaso,
fili di ferro e reticolati per un piano atmosferico, ecc. ecc.
4. - Distruggere la nobiltà tutta letteraria e tradizionale del marmo e del
bronzo. Negare l'esclusività di una materia per la intera costruzione d'un
insieme scultorio. Affermare che anche venti materie diverse possono concorrere
in una sola opera allo scopo dell'emozione plastica. Ne enumeriamo alcune:
vetro, legno, cartone, ferro, cemento, crine, cuoio, stoffa, specchi, luce
elettrica, ecc. ecc.
5. - Proclamare che nell'intersecazione dei piani di un libro con gli angoli
d'una tavola, nelle rette di un fiammifero, nel telaio di una finestra, v'è più
verità che in tutti i grovigli di muscoli, in tutti i seni e in tutte le natiche
di eroi o di veneri che ispirano la moderna idiozia scultoria.
6. - Che solo una modernissima scelta di soggetti potrà portare alla scoperta di
nuove idee plastiche.
7. - Che la linea retta è il solo mezzo che possa condurre alla verginità
primitiva di una nuova costruzione architettonica delle masse o zone scultorie.
8. - Che non vi può essere rinnovamento se non attraverso la scultura
d'ambiente, perché con essa la plastica si svilupperà, prolungandosi nello
spazio per modellarlo. Quindi da oggi anche la creta potrà modellare l'atmosfera
che circonda le cose.
9. - La cosa che si crea non è che il ponte tra l'infinito plastico esteriore e
l'infinito plastico interiore, quindi gli oggetti non finiscono mai e si
intersecano con infinite combinazioni di simpatia e urti di avversione.
10. - Bisogna distruggere il nudo sistematico; il concetto tradizionale della
statua e del monumento!
11. - Rifiutare coraggiosamente qualsiasi lavoro, a qualsiasi prezzo, che non
abbia in sé una pura costruzione di elementi plastici completamente rinnovati.
.
Fonti :
Boccioni , di Maurizio Calvesi ed Ester Coen , Electa, Milano, 1983.