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  EDITORIA E RECENSIONI LIBRI : " Veglio, dunque sono " di don Giuseppe Villa , recensione di Mons. Pierangelo Sequeri 

 

" VEGLIO, DUNQUE SONO " di don Giuseppe Villa

Recensione di Mons. Pierangelo Sequeri

 

                   

 

Con questo titolo presento il mio libro che raccoglie gli studi degli ultimi dieci anni, ma soprattutto poesie ed aforismi che hanno accompagnato ed espresso il mio essere prete in questi anni a Treviglio (Bg) e prima a Muggiò (Mi). Il libro edito da ANCORA sarà disponibile tra qualche giorno nelle librerie. Nella presentazione che ne farò in questi giorni, al libro si affiancherà l'ascolto di alcuni brani de "Quatuor pour la fin du temps", di O. Messian, e la visione di alcune xilografie di A. Durer sull'Apocalisse.

Una prima presentazione è qui anticipata dalle parole di Mons. P. Sequeri estratte dalla sua stessa prefazione. 

Don Giuseppe Villa

 

" VEGLIO, DUNQUE SONO "

 

RECENSIONE

di Mons. Pierangelo Sequeri

 

Il libro di Giuseppe Villa si presenta come un vero e proprio percorso di “itinerario confessante”, che offre al lettore materia di interiorizzazione, di assimilazione e di apprendimento ad uno sguardo personale-riflessivo sul cammino dell’esistenza e della fede. In certo modo anche come un saggio che illumina l’interesse di una “teologia” / “filosofia” poetica. Ne viene l’istruzione supplementare – in questo, il testo possiede anche le qualità del “saggio” – sul valore intrinseco della scrittura poetica in quanto tale. Occasione non frequente, già in generale!

“Per colui che si sforza di dare espressione alla propria interiorità, l’arte non è qualcosa che attenga alle scienze umane, bensì qualcosa di fisico, come un’impronta digitale” (Gottfried Benn). Giuseppe Villa, un sacerdote che crede ancora nel lavoro dell’interiorità come cuore del ministero, cerca nella poesia parole e scrittura per la vita secondo lo spirito. Attinge linfa dalla seconda madre di tutti i credenti, generati una seconda volta, alla Parola, dalle sante scritture bibliche: dopo che una prima volta lo furono – tutti – alla parola in cui dimorano gli umani. Rammentiamolo, una volta per tutte: quando si dice che tutti siamo stati generati, maternamente, alla parola degli umani, lo intendiamo nel senso forte, radicale, universale. Metafisico, insomma. Quando apprendemmo il linguaggio, noi non imparammo l’italiano o il cinese. Fummo miracolosamente introdotti nell’interiorità dell’umano, dalla quale non usciremo mai più. E’ la parola umana che fa l’umano, non le parole. Perché l’umano è già sempre parola condivisa, anche quando non sa tutti i vocaboli, e anche quando le parole non sono uguali. (“Noi siamo colloquio”, F. Hölderlin). Le lingue si imparano anche dai libri, il linguaggio si impara dagli uomini. Perché noi siamo umani ‘dentro’ e soffiamo nelle parole, come Dio nell’argilla primordiale.

In questo suo libro, l’autore raccoglie le sue incisioni e i suoi segni, per chiunque voglia farsi uditore delle sue Notti. Ha coltivato passione e conoscenza della poesia e dei poeti, ma qui, non scimmiotta i classici (nella compagnia dei quali scruta con umile affezione il miracolo della parola che si fa poesia). Nemmeno l’amato Hölderlin, le cui creature di luce – e lo sfondo, onnipresente, della Luce increata che le inventa ogni giorno – abitano le notti dell’anima. Il luogo migliore per vederle, del resto.

            Giuseppe Villa compone Salmi moderni – la matrice poetica della Parola – con tutto quello che trova di giorno. Le paglie dei vecchi che vestono seggiole, i doni e le pene di un Dio Passante, che percorre sempre di nuovo, con lampi per lo più inavvertiti, anche le strade più consumate e abituali della vita. Di Notte ti cercano, con piccoli brividi d’oro. La forma della poesia viene in soccorso, per il Giorno che deve venire. Da aver forza di riprovarci, ancora solo una volta, per un giorno. Nella certezza che la Notte, sempre di nuovo pronuncerà il suo verdetto. Ma anche, a sorpresa, la sua consolazione. E noi la consegneremo alla poesia, per tutti quelli che si volessero rientrare nel mistero del linguaggio che precede le parole. Nel grembo in cui sono stati parlati prima di parlare. E fossero come di nuovo liberati, attraverso la veglia di poesia della Notte, dall’oscurità in cui giace la loro memoria della Parola. Volessero poi apprendere e ripetere, con nuova commozione, il Nome del Rivelato, si aprirebbero anche per loro le porte regali del Logos in cui siamo generati. Dolcemente ‘parlati’, infinitamente ‘raccolti’.

 

Mons. Pierangelo Sequeri

Vice-Preside della Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale

e Docente di estetica presso l'Accademia di Belle Arti di Brera

 

 

 


 

 

Fonte :  la Redazione di Artcurel ringrazia don Giuseppe Villa che ha cortesemente inviato il 3/11/2009 la documentazione per l'articolo.