| ARTCUREL:
Arte, Cultura e Religione
(Art , Culture and Religion) |
| CONTINENTI : missionari e martiri in Cina |
MISSIONARI E MARTIRI IN CINA
AGOSTINO ZHAO RONG (+ 1815),
presbitero
E 119 COMPAGNI MARTIRI IN CINA (+ 1648 – 1930)
CANONIZZAZIONE DEI BEATI
1 OTTOBRE 2000
Fin dalle più lontane origini del popolo cinese (circa verso la metà del III millennio avanti Cristo) il sentimento religioso verso l'Essere Supremo e la pietà filiale e devota verso gli antenati defunti sono le caratteristiche più spiccate della sua millenaria cultura.
Questa nota di netta religiosità
si ritrova, dove più e dove meno, nei cinesi di tutti i secoli, fino al nostro,
quando sotto l'influsso dell'ateismo occidentale, alcuni intellettuali,
specialmente quelli educati all'estero, hanno voluto sbarazzarsi, come alcuni
dei loro maestri occidentali, di ogni idea religiosa.
Nel secolo V il Vangelo venne
annunziato in Cina e, all'inizio del VII, fu ivi eretta la prima chiesa. Durante
la dinastia T'ang (618-907) la comunità dei cristiani fiorì per due secoli. Nel
XIII secolo la comprensione del popolo cinese e delle sue culture che un
missionario come Giovanni da Montecorvino seppe avere, fecero sì che potesse
darsi avvio alla prima missione cattolica nel «Regno di mezzo» con sede
vescovile a Beijin.
Non stupisce che specialmente
nell'epoca moderna (cioè dal XVI secolo, quando le comunicazioni fra oriente ed
occidente incominciarono ad essere in certo modo più frequenti), ci sia stato da
parte della Chiesa Cattolica l'anelito di portare a questo popolo la luce del
Vangelo, affinché questa arricchisse ancora di più il tesoro di tradizioni
culturali e religiose tanto ricche e profonde.
A partire dunque dalle ultime
decadi del sedicesimo secolo vari missionari cattolici furono inviati alla Cina:
persone come Matteo Ricci ed altri erano stati scelti con grande accuratezza
tenendo presenti, oltreché il loro spirito di fede e di amore, le loro capacità
culturali e le loro qualifiche in vari campi della scienza, specialmente
dell'astronomia e matematica. Fu infatti grazie a questi e all'apprezzamento che
i missionari dimostrarono per il notevole spirito di ricerca presente presso gli
studiosi cinesi, che poterono essere stabiliti rapporti di collaborazione
scientifica molto proficui. Questi servirono a loro volta ad aprire molte porte,
perfino quelle della corte imperiale, e con ciò ad intessere relazioni molto
proficue con varie persone di grandi capacità.
La qualità della vita religiosa
di questi missionari fu ciò che indusse non poche persone di alto livello a
sentire il bisogno di conoscere meglio lo spirito evangelico che li animava e,
quindi, di essere istruiti nei riguardi della religione cristiana: il che fu
fatto in maniera confacente alle loro caratteristiche culturali e al modo di
pensare. Alla fine del XVI secolo ed all'inizio del XVII, numerosi furono coloro
che, una volta ottenuta la dovuta preparazione, chiesero il battesimo e
divennero ferventi cristiani, sempre mantenendo con giusta fierezza la loro
identità di cinesi e la loro cultura.
Il cristianesimo fu visto in
quel periodo come una realtà che non si opponeva ai più alti valori delle
tradizioni del popolo cinese, né si sovrapponeva ad essi, ma li arricchiva di
una nuova luce e dimensione.
Grazie agli ottimi rapporti
esistenti fra alcuni missionari e lo stesso imperatore K'ang Hsi; grazie ai loro
servizi resi per ristabilire la pace tra lo «zar» della Russia e il «figlio del
cielo», cioè l'imperatore, questi emanò nel 1692 il primo decreto di libertà
religiosa in virtù del quale tutti i suoi sudditi potevano seguire la religione
cristiana e tutti i missionari potevano predicarla nei suoi vasti domini.
Di conseguenza l'azione
missionaria e la diffusione del messaggio evangelico si svilupparono
notevolmente e molti furono i cinesi che, attratti dalla luce di Cristo,
domandarono di poter ricevere il battesimo.
Purtroppo però la penosa
questione dei «riti cinesi» irritò l'imperatore K'ang Hsi e preparò il terreno
alla persecuzione (fortemente influenzata da quella del vicino Giappone) dove
più dove meno, aperta o subdola, violenta o velata, che praticamente si estese
con successive ondate dalla prima decade del secolo XVII a circa la metà del
secolo XIX, uccidendo missionari e fedeli laici e distruggendo non poche chiese.
Fu proprio il 15 gennaio 1648
che i Tartari Manciù, avendo invaso la regione del Fujian e dimostrandosi ostili
alla religione cristiana, uccisero il Beato Francesco Fernández de Capillas,
sacerdote dell'Ordine dei Frati Predicatori. Dopo averlo imprigionato e
torturato, lo decapitarono mentre recitava con altri i misteri dolorosi del
Rosario.
Il Beato Francesco Fernández de
Capillas è stato riconosciuto dalla Santa Sede come Protomartire della Cina.
Verso la metà del secolo
seguente, il XVIII, altri cinque missionari spagnoli, che avevano svolto la loro
attività fra gli anni 1715-1747, vennero essi pure uccisi come conseguenza di
una nuova ondata di persecuzione iniziata nel 1729 e con epigoni recrudescenti
nel 1746. Era l'epoca degli imperatori Yung-Cheng e del figlio di lui K'ien-Lung.
Beato Pietro Sans i Yordà, O.P,
Vescovo, fu ucciso a Fuzou nel 1747.
Beato Francesco Serrano, O.P., Sacerdote,
Beato Gioacchino Royo, O.P., Sacerdote,
Beato Giovanni Alcober, O.P., Sacerdote,
Beato Francesco Díaz, O.P., Sacerdote,
furono tutti e quattro uccisi il
28 ottobre 1748.
Una nuova fase di regime
persecutorio nei riguardi della religione cristiana venne poi a verificarsi nel
secolo XIX.
Mentre il cattolicesimo era
stato autorizzato da alcuni Imperatori dei secoli precedenti, l'Imperatore
Kia-Kin (1796-1821) pubblicò invece numerosi e severi decreti contro di esso. Il
primo risale al 1805; due editti del 1811 erano diretti contro coloro fra i
cinesi che studiavano per ricevere gli ordini sacri e contro i sacerdoti
propagatori della religione cristiana. Un decreto del 1813 esonerava da ogni
castigo gli apostati volontari, cioè i Cristiani che dichiaravano spontaneamente
di abbandonare la fede cristiana, però colpiva tutti gli altri.
In questo periodo subì il
martirio il Beato Pietro Wu, laico catechista, cinese. Nato da famiglia pagana,
ricevette il battesimo nel 1796 e passò il restante della sua vita annunziando
la verità della religione cristiana. Tutti i tentativi per farlo apostatare
furono vani. Emessa la sentenza di morte contro di lui, fu strangolato il 7
novembre 1814.
A questi fece seguito nella
fedeltà a Cristo il Beato Giuseppe Zhang-Dapeng, laico catechista, commerciante,
battezzato nel 1800 e divenuto poi l'anima della missione nella città di
Kouy-Yang. Imprigionato, morì strangolato il 12 marzo 1815.
In questo anno (1815) vennero
emessi altri due Decreti con i quali si approvava la condotta del Vicerè del
Sichuan che aveva fatto decapitare Mons. Dufresse, delle Missioni Estere di
Parigi, e parecchi cristiani cinesi. Ne conseguì un inasprimento della
persecuzione.
Sono di quel periodo i seguenti
martiri:
Beato Giovanni Gabriele Taurin
Dufresse, M.E.P., Vescovo, arrestato il 18 maggio 1815, condotto a Chengdu,
condannato e giustiziato il 14 settembre 1815.
Beato Agostino Zhao Rong,
Sacerdote diocesano cinese che, essendo prima uno dei soldati che scortarono
Mons. Dufresse da Chengdu a Beijin, era rimasto commosso dalla pazienza di
questi ed aveva quindi chiesto di essere annoverato fra i neofiti: una volta
battezzato, era stato mandato al Seminario e poi ordinato sacerdote. Arrestato,
ebbe a soffrire crudelissimi supplizi e poi morì nel 1815.
Beato Giovanni da Triora, O.F.M.,
Sacerdote, messo in prigione insieme ad altri nell'estate del 1815, fu poi
condannato a morte e morì strangolato il 7 febbraio 1816.
Beato Giuseppe Yuan, Sacerdote
diocesano cinese, che, avendo ascoltato Mons. Dufresse parlare delle fede
cristiana, era rimasto conquiso dalla bellezza di questa e quindi divenuto un
esemplare neofita. Più tardi, ordinato sacerdote e, come tale, dedito alla
evangelizzazione in vari distretti; venne arrestato nell'agosto 1816, condannato
allo strangolamento e in tal modo ucciso il 24 giugno 1817.
Beato Francesco Regis Clet della
Congregazione della Missione, che dopo aver ottenuto il permesso di andare nelle
missioni di Cina, si era imbarcato per l'Oriente nel 1791. Pervenutovi,
trascorse per trent'anni una vita sacrificata di missionario: sostenuto da uno
zelo indefesso, evangelizzò tre immense Province dell'Impero Cinese: il Jiangxi,
l'Hubei e l'Hunan. Tradito da un cristiano, fu arrestato e gettato in prigione
ove subì atroci supplizi. Con sentenza dell'Imperatore egli venne ucciso per
strangolamento il 17 febbraio 1820.
Beato Taddeo Liu, Sacerdote
diocesano, cinese, che rifiutò di apostatare, dicendo che era sacerdote e voleva
essere fedele alla religione che aveva predicato. Condannato a morte fu
strangolato il 30 novembre 1823.
Beato Pietro Liu, laico
catechista, cinese, arrestato nel 1814 e condannato all'esilio in Tartaria, ove
rimase per quasi venti anni. Ritornato in patria fu nuovamente arrestato e
strangolato il 17 maggio 1834.
Beato Gioacchino Ho, laico
catechista, cinese, fu battezzato all'età di circa 20 anni. Nella grande
persecuzione del 1814 era stato preso con molti altri fedeli e sottoposto a
crudeli torture. Inviato in esilio in Tartaria, vi rimase poi quasi vent'anni;
ritornato in patria fu arrestato nuovamente e si rifiutò di apostatare. In
seguito a ciò, una volta confermata la sentenza di morte da parte
dell'Imperatore, fu strangolato il 9 luglio 1839.
Beato Augusto Chapdelaine,
M.E.P., sacerdote della Diocesi di Coutances. Entrato nel Seminario delle
Missioni Estere di Parigi, si imbarcò diretto alla Cina nel 1852; egli giunse
nel Guangxi alla fine del 1854. Arrestato nel 1856, torturato, condannato a
morire nella gabbia, spirò nel febbraio 1856.
Beato Lorenzo Bai Xiaoman,
laico, cinese, modesto operaio, che accompagnò il Beato Chapdelaine nell'asilo
che era stato offerto al missionario e venne con lui arrestato e condotto al
tribunale. Niente poté farlo apostatare. Fu decapitato il 25 febbraio 1856.
Beata Agnese Cao-Guiying,
vedova, era nata da antica famiglia cristiana; essendosi dedicata all'istruzione
delle giovani ragazze recentemente convertite dal B. Chapdelaine, fu arrestata e
condannata a morire nella gabbia, fu giustiziata il 1 marzo 1856.
Il 28 gennaio 1858, per ordine
del mandarino di MaoKou (nella provincia di Guizhou), furono uccisi tre
catechisti, conosciuti come Martiri di MaoKou:
Beato Girolamo Lu Tingmei,
Beato Lorenzo Wang Bing,
Beata Agata Lin Zao.
Tutti e tre erano stati
richiesti di rinunciare alla religione cristiana ed avendo essi dato risposta
negativa furono condannati alla decapitazione.
Il 29 luglio 1861 subirono
contemporaneamente il martirio due seminaristi e due laici, dei quali uno era
coltivatore e l'altra una vedova che prestava la sua opera come cuoca nel
seminario. Essi sono noti come Martiri di Qingyanzhen (Guizhou):
Beato Giuseppe Zhang Wenlan,
seminarista,
Beato Paolo Chen Changpin, seminarista,
Beato Giovanni Battista Luo Tingying, laico,
Beata Marta Wang-Luo Mande, laica.
Nell'anno seguente, il 18 e 19
febbraio 1862, diedero la vita per Cristo altre 5 persone, conosciute come
Martiri di Guizhou, e cioè:
Beato Giovanni Pietro Néel,
Sacerdote delle Missioni Estere di Parigi,
Beato Martino Wu Xuesheng, laico catechista,
Beato Giovanni Zhang Tianshen, laico catechista,
Beato Giovanni Chen Xianheng, laico catechista,
Beata Lucia Yi Zhenmei, laica catechista.
Nel frattempo si erano
verificati, nel campo della politica, alcuni episodi che ebbero notevoli
ripercussioni sulla vita delle missioni cristiane.
Nel giugno 1840 il Commissario
imperiale di Guangdong, volendo a ragione sopprimere il commercio dell'oppio che
era in mano agli inglesi, aveva fatto gettare in mare più di 20 mila casse di
questa droga. Era stato questo il pretesto dell'immediata guerra, vinta dagli
inglesi. Conclusasi questa, la Cina dovette firmare nel 1842 il primo trattato
internazionale dei tempi moderni, seguito ben presto da altri con l'America e la
Francia. Approfittando dell'occasione, la Francia si sostituì al Portogallo come
potenza protettrice delle missioni e venne di conseguenza emanato un doppio
decreto: l'uno del 1844 per cui era permesso ai Cinesi di seguire la religione
cattolica e l'altro nel 1846 con il quale le antiche pene contro i cattolici
venivano soppresse.
La Chiesa poté da allora vivere
all'aperto ed esercitare la sua azione missionaria, sviluppandola anche
nell'ambito della educazione superiore, universitaria e della ricerca
scientifica.
Con il moltiplicarsi di vari
Istituti culturali ad alto livello e grazie alla loro ben apprezzata attività,
vennero gradualmente a stabilirsi dei legami sempre più profondi fra la Chiesa e
la Cina con le sue ricche tradizioni culturali.
Questa collaborazione con le
autorità cinesi favorì in modo crescente il mutuo apprezzamento e la
condivisione di quei veri valori che devono reggere ogni società civile.
Trascorse così un secolo di
espansione delle missioni cristiane, fatta eccezione per il periodo in cui si
abbatté su di esse la sciagura della insurrezione dell'«Associazione della
giustizia e dell'armonia» (comunemente nota come dei 'Boxers') che si verificò
all'inizio del secolo XX e causò lo spargimento di sangue di molti cristiani.
È noto che in questa rivolta
confluirono tutte le società segrete e l'odio accumulato e represso contro gli
stranieri degli ultimi decenni del secolo XIX a causa delle vicissitudini
politiche e sociali seguite alla «guerra dell'oppio» e all'imposizione dei
cosiddetti «Trattati disuguali» da parte delle Potenze Occidentali.
Ben diverso però fu il movente
della persecuzione dei Missionari anche se erano di nazionalità europea. Il loro
eccidio fu determinato da una causa puramente religiosa: furono uccisi per lo
stesso motivo col quale lo furono i fedeli cinesi che si erano fatti cristiani.
Documenti storici ineccepibili mettono in evidenza l'odio anticristiano dal
quale furono spinti i 'Boxers' a trucidare i Missionari e i fedeli locali che
avevano aderito alla loro dottrina. Nei loro riguardi fu emesso un editto il 1
luglio 1900, in cui si diceva, in sostanza, che ormai il tempo delle buone
relazioni con i Missionari europei e i loro cristiani era passato: che i primi
dovevano essere subito rimpatriati e i fedeli costretti all'apostasia, pena la
morte.
In conseguenza a ciò si verificò
il martirio di alcuni missionari e di molti cinesi che si raggrupparono nei
gruppi seguenti:
a)
Martiri dello Shanxi, uccisi il 9 luglio 1900, che sono Frati Minori
Francescani:
Beato Gregorio Grassi, Vescovo,
Beato Francesco Fogolla, Vescovo,
Beato Elia Facchini, Sacerdote,
Beato Teodorico Balat, Sacerdote,
Beato Andrea Bauer, Religioso Fratello;
b)
Martiri dell'Hunan Meridionale, uccisi il 7 luglio 1900, che sono essi pure
Frati Minori Francescani:
Beato Antonino Fantosati,
Vescovo,
Beato Giuseppe Maria Gambaro, Sacerdote,
Beato Cesidio Giacomantonio, Sacerdote ( 4 luglio).
Ai martiri francescani del Primo
Ordine si aggiungono sette Francescane Missionarie di Maria, delle quali 3
francesi, 2 italiane,1 belga e 1 olandese:
Beata Maria Ermellina di Gesù
(al sec.: Irma Grivot),
Beata Maria della Pace (al sec.: Maria Anna Giuliani),
Beata Maria Chiara (al sec.: Clelia Nanetti),
Beata Maria di Santa Natalia (al sec.: Giovanna Maria Kerguin),
Beata Maria di San Giusto (al sec.: Anna Moreau),
Beata Maria Adolfina (al sec.: Anna Dierk),
Beata Maria Amandina (al sec.: Paola Jeuris).
Dei martiri cinesi della
famiglia francescana fanno pure parte 11 Francescani secolari, tutti cinesi:
Beato Giovanni Zhang Huan,
seminarista,
Beato Patrizio Dong Bodi, seminarista,
Beato Giovanni Wang Rui, seminarista,
Beato Filippo Zhang Zhihe, seminarista,
Beato Giovanni Zhang Jingguang, seminarista,
Beato Tommaso Shen Jihe, laico, domestico,
Beato Simone Qin Cunfu, catechista laico,
Beato Pietro Wu Anbang, laico,
Beato Francesco Zhang Rong, laico agricoltore,
Beato Mattia Feng De, laico neofita,
Beato Pietro Zhang Banniu, laico operaio.
Ad essi si aggiungono alcuni
fedeli laici cinesi:
Beato Giacomo Yan Guodong,
agricoltore,
Beato Giacomo Zhao Quanxin, domestico,
Beato Pietro Wang Erman, cuoco.
Quando la rivolta dei 'Boxers',
iniziata nello Shandong, diffusasi poi nello Shanxi e nell'Hunan, raggiunse
anche lo Tcheli Orientale Meridionale, allora Vicariato Apostolico di Xianxian,
affidato ai Gesuiti, i cristiani uccisi si contarono a migliaia.
Fra questi si trovarono 4
missionari gesuiti francesi e ben 52 laici cristiani cinesi, uomini, donne e
bambini, il più anziano dei quali aveva l'età di 79 anni, mentre i due più
giovani soltanto 9 anni. Tutti subirono il martirio nel mese di luglio 1900;
molti di essi furono uccisi nella Chiesa del Villaggio di Tchou-Kia-ho in cui si
erano rifugiati ed erano in preghiera insieme ai primi due dei missionari qui
sotto elencati:
Beato Leo Mangin, S.J.,
sacerdote,
Beato Paolo Denn, S.J., sacerdote,
Beato Remigio Isoré, S.J., sacerdote,
Beato Modesto Andlauer, S.J., sacerdote.
I nomi e l'età dei laici
cristiani cinesi sono i seguenti:
Beata Maria Zhu nata Wu, di
circa 50 anni,
Beato Pietro Zhu Rixin, di 19 anni,
Beato Giovanni Battista Zhu Wurui, di 17 anni,
Beata Maria Fu Guilin, di 37 anni,
Beata Barbara Cui nata Lian, di 51 anni,
Beato Giuseppe Ma Taishun, di 60 anni,
Beata Lucia Wang Cheng, di 18 anni,
Beata Maria Fan Kun, di 16 anni,
Beata Maria Chi Yu, di 15 anni,
Beata Maria Zheng Xu, di 11 anni,
Beata Maria Du nata Zhao, di 51 anni,
Beata Maddalena Du Fengju, di 19 anni,
Beata Maria Du nata Tian, di 42 anni,
Beato Paolo Wu Anjyu, di 62 anni,
Beato Giovanni Battista Wu Mantang, di 17 anni,
Beato Paolo Wu Wanshu, di 16 anni,
Beato Raimondo Li Quanzhen, di 59 anni,
Beato Pietro Li Quanhui, di 63 anni,
Beato Pietro Zhao Mingzhen, di 61 anni,
Beato Giovanni Battista Zhao Mingxi, di 56 anni,
Beata Teresa Chen Tinjieh, di 25 anni,
Beata Rosa Chen Aijieh, di 22 anni,
Beato Pietro Wang Zuolung, di 58 anni,
Beata Maria Guo nata Li, di 65 anni,
Beato Giovanni Wu Wenyin, di 50 anni,
Beato Zhang Huailu, di 57 anni,
Beato Marco Ki-T'ien-Siang, di 66 anni,
Beata Anna An nata Xin, di 72 anni,
Beata Maria An nata Guo, di 64 anni,
Beata Anna An nata Jiao, di 26 anni,
Beata Maria An Linghua, di 29 anni,
Beato Paolo Liu Jinde, di 79 anni,
Beato Giuseppe Wang Kuiju, di 37 anni,
Beato Giovanni Wang Kuixin, di 25 anni,
Beata Teresa Zhang nata He, di 36 anni,
Beata Lang nata Yang, di 29 anni,
Beato Paolo Lang Fu, di 9 anni,
Beata Elisabetta Qin, nata Bian, di 54 anni,
Beato Simone Qin Cunfu, di 14 anni,
Beato Pietro Liu Zeyu, di 57 anni,
Beata Anna Wang, di 14 anni,
Beato Giuseppe Wang Yumei, di 68 anni,
Beata Lucia Wang nata Wang, di 31 anni,
Beato Andrea Wang Tianqing, di 9 anni,
Beata Maria Wang nata Li, di 49 anni,
Beato Chi Zhuze, di 18 anni,
Beata Maria Zhao nata Guo, di 60 anni,
Beata Rosa Zhao, di 22 anni,
Beata Maria Zhao, di 17 anni,
Beato Giuseppe Yuang Gengyin, di 47 anni,
Beato Paolo Ge Tingzhu, di 61 anni,
Beata Rosa Fan Hui, di 45 anni.
Il fatto che questo
considerevole numero di fedeli laici cinesi abbia offerto la vita a Cristo
unitamente ai missionari che avevano loro annunciato il Vangelo e si erano
prodigati per loro mette in evidenza la profondità dei legami che la fede in
Cristo stabilisce, riunendo in una sola famiglia persone di razze e culture
diverse, strettamente solidali fra loro non già per motivi politici, ma in virtù
di una religione che predica l'amore, la fratellanza, la pace e la giustizia.
Oltre a tutti quelli uccisi dai
'Boxers' finora menzionati deve ancora essere ricordato il Beato Alberico
Crescitelli, sacerdote del Pontificio Istituto delle Missioni Estere di Milano,
il quale svolse il suo ministero nello Shanxi Meridionale e fu martirizzato il
21 luglio 1900.
Anni più tardi venivano poi ad
aggiungersi alla folta schiera dei Martiri sopra ricordati alcuni Membri della
Società Salesiana di S. Giovanni Bosco:
Beato Luigi Versiglia, Vescovo,
Beato Callisto Caravario, Sacerdote.
Essi furono uccisi insieme il 25 febbraio 1930 a Li-Thau-Tseul.
Fonte : http://www.vatican.va