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  CONTINENTI : il Papa e i Continenti (I°)

 

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Go Back CHIUSURA SOLENNE DELL'ASSEMBLEA SPECIALE DEL SINODO DEI VESCOVI PER L'ASIA , 14.5.1998

 

CHIUSURA SOLENNE DELL'ASSEMBLEA SPECIALE

DEL SINODO DEI VESCOVI PER L'ASIA


 

Oggi, 14 maggio 1998, festa di san Matteo Apostolo, alle ore 10.30, nella Basilica di San Pietro, il Santo Padre, Papa Giovanni Paolo II ha presieduto la Santa Messa concelebrata con i Padri Sinodali e i collaboratori al fine di concludere solennemente l'Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi per l'Asia, che si è tenuta nell'Aula sinodale del Vaticano dal 19 aprile al 14 maggio. Il Santo Padre ha pronunciato la seguente Omelia:

(SOTTO EMBARGO FINO AL MOMENTO IN CUI SARÀ PRONUNCIATA)


 

1. "Iubilate Deo, omnis terra, psalmum dicite gloriae nominis eius" (Sal 65[66],1-2)


 

L'Assemblea sinodale che sta per concludersi, come le altre che già ho convocato in preparazione del Grande Giubileo dell'anno Duemila, intende rispondere all'esortazione che la Liturgia oggi ci rivolge: "Acclamate a Dio da tutta la terra, cantate alla gloria del suo nome, date a Lui splendida lode". Il salmista invita la terra a lodare Dio; e noi, nel passaggio epocale che stiamo vivendo, sentiamo in modo particolare il bisogno di rendere a Lui gloria. E' questo il primo motivo per cui i Vescovi della Chiesa si radunano nelle assemblee sinodali regionali e continentali.

Dopo il Sinodo per l'Africa, svoltosi quattro anni or sono, nel 1995 ha avuto luogo l'Assemblea Speciale per il Libano. Nell'autunno dello scorso anno si sono tenuti i lavori di quello per l'America, che ha visto rappresentanti dell'Episcopato del Nord, del Centro e del Sud dell'America e dei Caraibi riflettere e confrontarsi sulla situazione della Chiesa nei loro rispettivi Paesi.

Oggi, invece, concludiamo l'incontro sinodale dei Pastori delle Comunità ecclesiali del continente asiatico. Questo Sinodo è stato in se stesso un cantico di lode a Dio. In effetti, non è stato forse questo il primo scopo dei nostri lavori? Abbiamo voluto esprimere, con ogni nostro approfondimento, la gloria che le Chiese di quel vastissimo continente rendono a Dio, Creatore e Padre. In ogni angolo del mondo, infatti, il servizio della Chiesa è volto all'uomo vivente, che è l'autentica gloria di Dio.

Lodano Dio le terre dell'Asia e gli oceani che le circondano, la catena dell'Himalaia con la più alta vetta del mondo, e gli enormi fiumi. Cantano lode a Dio le città ricche di millenarie tradizioni, le secolari culture del Continente con le sue civiltà ben più antiche di quella europea.

Questo multiforme e silenzioso omaggio al Creatore trova il suo definitivo compimento nell'uomo, che rende lode a Dio in un modo a Lui proprio, esclusivo ed irripetibile. Emerge chiaramente dall'esperienza sinodale che quanti abitano in ogni angolo dell'Asia - dall'India alla Cina, dal Giappone all'Indocina, dall'Indonesia a tutte le altre Nazioni, dalle alture del Tibet ai deserti dell'Asia Centrale - quando interpretano l'ineffabile mistero delle plurimillenarie e varie tradizioni religiose asiatiche, cercano di esprimerlo nella preghiera e nella contemplazione.


 

2. "Vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto ed il vostro frutto rimanga" (Gv 15,16). Gesù nel Cenacolo, alla vigilia della sua passione, affida agli Apostoli il compito di proseguire la sua missione fra gli uomini. La sua parola di salvezza, grazie alla docile cooperazione di tanti testimoni del Vangelo, si è diffusa in quasi tutte le parti del globo, nel corso di questi due millenni. Il Signore nel Vangelo poc'anzi proclamato, sottolinea che egli stesso ha scelto e costituito i suoi discepoli, perché vadano nel mondo e portino duraturi frutti di salvezza.

Uno di questi è san Mattia, di cui oggi celebriamo la festa: egli fu associato agli undici Apostoli dopo il tradimento di Giuda, per essere "testimone della risurrezione" di Cristo. Di lui ci sono state tramandate scarse notizie; sappiamo solo che annunciò il Vangelo con coraggio e morì martire.

Secondo la tradizione, ad importare il Vangelo in India e nel cuore dell'Asia fu l'Apostolo Tommaso, e da allora sino ai nostri giorni molti altri missionari hanno percorso l'immenso continente asiatico e ne hanno intrapreso l'evangelizzazione, annunciando Gesù Cristo, il Verbo fatto uomo, morto in croce e risuscitato il terzo giorno per redimere il mondo.

Testimoni della risurrezione del Signore, essi hanno indicato una nuova via ai popoli che, seguendo le loro tradizioni filosofiche e religiose, erano abituati a cercare l'Assoluto nell'immenso oceano dell'essere. Gli evangelizzatori seguirono l'esempio dell'apostolo Paolo, facendo eco alla sua esortazione: "Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù" (Col 3,1).


 

3. Se è vero che Dio è nel mondo e che gli è propria una certa immanenza, è vero prima di tutto che Egli è trascendente, "al di sopra" del mondo e quindi non lo si può identificare con esso. Non si può cercarlo nel mondo, come se fosse soltanto il mistero più profondo di tutto ciò che è visibile. Al contrario, bisogna prima cercarlo "lassù": Egli è il Signore del cielo e della terra. In forza della sua assoluta trascendenza, il Figlio di Dio discese sulla terra, si fece uomo nascendo da una Vergine, visse e subì la morte per la Verità che annunziava. Anzi, in realtà non subì la morte, ma si misurò con essa. Non lasciò che essa prevalesse, ma ne spezzò i legami e tornò al Padre, da cui era uscito. In questo modo, Cristo indicò all'uomo vivente sulla terra che il suo destino è l'unione con Dio: creato ad immagine e somiglianza di Dio, l'essere umano non può realizzarsi se non nell'unione con Lui, suo Creatore e Redentore.

Sì, in Gesù Cristo il Padre ha creato il mondo; in Lui l'ha redento. Cristo con la sua morte e risurrezione annunziò e realizzò la verità sulla creazione e sulla redenzione ed infine l'affidò alla Chiesa, quale contenuto del suo perenne mandato missionario.


 

4. Gesù ha trasmesso questa verità salvifica ai discepoli insieme con il "suo" comandamento: "Che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati" (Gv 15,12).

Carissimi Fratelli e Sorelle, avete formato l'Assemblea Speciale per l'Asia del Sinodo dei Vescovi! Oggi il Signore crocifisso e risorto vi ripete queste stesse parole, rinnovandovi l'invito ad evangelizzare il vostro continente. In modo particolare a voi, venerati Fratelli dell'Episcopato, egli dice: "Io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga" (Gv 15,16). Ed a tutti: "Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri" (Gv 15,17).

Come Successore dell'apostolo Pietro, ho l'onore e la gioia di far eco a queste parole, dopo aver condiviso con voi, nei giorni scorsi, la straordinaria esperienza del Sinodo. Abbiamo fatto insieme una rinnovata esperienza dell'amore di Cristo, ed abbiamo insieme constatato i frutti dell'opera dello Spirito Santo in Asia. La missione evangelizzatrice della Chiesa è servizio di amore al continente asiatico. E seppure la Comunità cristiana rappresenta solo "un piccolo gregge" rispetto all'insieme della popolazione, Iddio svolge per mezzo di essa un suo disegno di salvezza che condurrà a termine, se troverà da parte di tutti generosa e pronta cooperazione.

Carissimi, vorrei proprio per questo ripetervi: rimanente nell'amore del Signore, come tralci nella vite (cfr Gv 15,5), e porterete frutti abbondanti di vita nuova fra le genti dell'Asia.


 

5. Fra i popoli di quel grande Continente non posso non menzionare, in particolare, la nazione cinese, che è la più numerosa. A voi, carissimi fratelli e sorelle della Chiesa cattolica che è nella Cina continentale, desidero dire, ancora una volta, il mio affetto e quanto sia vivo il dispiacere per il fatto che il Vescovo di Wanxian e il suo Coadiutore non siano potuti venire a Roma per partecipare di persona ai lavori del Sinodo. Le parole con cui il Vescovo Mattia Duan Yinming ha espresso la fedeltà al Successore di Pietro e la comunione con la Chiesa universale ci hanno toccato il cuore. I Padri Sinodali, provenienti da tutti i Paesi dell'Asia, hanno sempre considerato presenti in spirito i loro Confratelli cinesi e nutrono la speranza che siano presto superate le presenti difficoltà, così che in una prossima occasione quei Vescovi si possano incontrare con gli altri Pastori della Chiesa.

Noi tutti auspichiamo che, mentre la Repubblica Popolare Cinese si apre sempre più al resto del mondo, anche alla Chiesa in Cina sia consentito di aprirsi sempre più alla Chiesa universale. Preghiamo lo Spirito Santo, di effondere i suoi doni sui fedeli cinesi e di guidarli verso la verità tutta intera (cfr Gv 16,13), affinché l'annuncio del Vangelo in Cina, pur fra numerose sofferenze, sia ricco di frutti.


 

6. Nella Liturgia del tempo pasquale ci accompagna la lettura degli Atti degli Apostoli, che ci aiuta a comprendere come anche ai giorni nostri la Chiesa non cessi di aggiungere nuovi capitoli alla storia della salvezza. Come san Luca redasse gli "Atti" affinché le future generazioni dei cristiani non dimenticassero la loro origine apostolica, così pure noi, con questa Assemblea sinodale, abbiamo scritto un'ulteriore pagina di vita ecclesiale nel continente asiatico del nostro secolo. Essa va ad aggiungersi, in un certo senso, a quella degli "Atti degli Apostoli".

Estendendo lo sguardo a tutta l'Asia, i lavori sinodali ci hanno permesso di vedere in che modo il Vangelo si è radicato in quel grande continente nel corso di questi duemila anni. In esso, certo, i cristiani rimangono numericamente una minoranza, ed una situazione di questo genere costituisce per loro quasi una continua sfida. La Chiesa è stimolata da ciò ad offrire la sua testimonianza con particolare coraggio. Come dimenticare che Gesù è nato in quel singolare crocevia, dove l'Asia si congiunge con l'Africa e l'Europa? Egli è venuto nel mondo per tutti i continenti, ma per l'Asia in modo particolare, e l'Asia potrebbe vantare in proposito un diritto di priorità. In una parte dell'Asia Cristo è vissuto; lì ha compiuto l'opera della redenzione del mondo; lì ha istituito l'Eucaristia e gli altri sacramenti; lì è risorto.


 

7. "Per tutto il tempo in cui ha vissuto in mezzo a noi, incominciando dal battesimo di Giovanni fino al giorno in cui è stato di tra noi assunto in cielo" (At 1,21-22), Gesù, nato in Asia, ha gettato in quel continente il seme della salvezza per tutti i popoli.

Al termine del secondo millennio, continua il cammino dei successori degli Apostoli in ogni angolo del continente asiatico, dove essi annunziano la stessa verità e lo fanno con lo stesso immutato ardore apostolico e missionario, ripetendo e testimoniando: "Gesù Cristo è il Salvatore".

Carissimi Fratelli e Sorelle, proseguite questa missione d'amore e di servizio in Asia. Vi sostenga la materna protezione di Maria, Madre della Chiesa e del popolo asiatico; intercedano per voi i martiri, i santi ed i beati dell'Asia. Restate fedeli all'amore di Cristo, che vi ha chiamati e vi ha costituiti suoi discepoli "perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga" (Gv 15,16).

Amen!

 

 


 

 

The Holy See

DISCORSO DEL SANTO PADRE 
AI NUOVI AMBASCIATORI 
IN OCCASIONE DELLA PRESENTAZIONE COLLETTIVA 
DELLE LETTERE CREDENZIALI

Venerdì, 18 maggio 2001

 

Eccellenze,

1. Vi accolgo con piacere in Vaticano mentre consegnate le Lettere che vi accreditano come Ambasciatori straordinari e plenipotenziari dei vostri Paesi:  il Nepal, la Tunisia, l'Estonia, lo Zambia, la Guinea, lo Sri Lanka, la Mongolia, il Sud Africa e il Gambia. La vostra presenza mi dà l'opportunità di salutare i vostri Responsabili politici e tutti coloro che hanno il compito di servire il bene comune nelle funzioni che sono state loro affidate. Desidero salutare cordialmente tutti i vostri concittadini, assicurandoli dei miei ferventi pensieri a loro riguardo. Vi ringrazio vivamente per i cordiali messaggi dei quali siete portatori da parte dei vostri rispettivi Capi di Stato; vi sarei grato se esprimeste loro i miei deferenti saluti e i miei calorosi auguri per la loro persona e per l'alta missione che sono chiamati a svolgere.

2. Nel corso del mio pellegrinaggio giubilare sulle orme di san Paolo in Grecia, in Siria e a Malta, ho seguito con attenzione gli eventi drammatici che si svolgevano nella regione del Medio Oriente. Desidero nuovamente approfittare della presenza di un numero considerevole di diplomatici per rinnovare con forza ancora più grande il mio appello alla pace in tutti i continenti, invitando i Responsabili della vita sociale a prendere decisioni coraggiose che conducano i popoli in maniera risoluta sulla via della pace e della riconciliazione. La pace e la sicurezza delle persone e delle comunità sono beni essenziali. Non si può pensare che un Paese costruisca il suo futuro prescindendo dai popoli che lo circondano o dalle diversità culturali ed etniche che li compongono.

È necessario che tutti gli organismi locali, nazionali e internazionali s'impegnino affinché si risolvano infine conflitti che hanno già mietuto troppe vittime innocenti. In questo ambito, il ruolo della diplomazia è particolarmente importante. Faccio quindi appello con tutto il cuore a un impegno di tutti i servizi diplomatici a favore di una risoluzione negoziata dei differenti conflitti e dei focolai di tensione esistenti nei diversi continenti. Un simile impegno contribuirà a ridare fiducia e speranza alle popolazioni sottoposte da lungo tempo a situazioni d'instabilità.

3. Mentre inaugurate la vostra missione presso la Sede Apostolica, vi porgo i miei auguri più cordiali. Chiedo all'Altissimo di far discendere su di voi l'abbondanza delle sue Benedizioni, come pure sui membri delle vostre famiglie, sui vostri collaboratori e sugli abitanti delle Nazioni che voi rappresentate.

 

 

 

 


 

 

Ai  membri del Consiglio Superiore delle Pontificie Opere Missionarie

 

Carissimi nel Signore!

1.         In occasione dell'annuale assemblea generale del consiglio superiore delle Pontificie opere missionarie, avete voluto incontrarvi con me, come negli anni scorsi, al fine di infervorarvi nel vostro meritorio impegno a dilatare il regno di Dio in tutto il mondo e ad infondere nel cuore di tutti i seguaci di Cristo l'ardore e la consapevolezza del carattere «missionario» del loro Battesimo.

            Porgo il mio saluto al nuovo pro-prefetto della Congregazione per l'evangelizzazione dei popoli, monsignor Jozef Tomko; a monsignor Simon Lourdusamy, segretario del dicastero e presidente delle Opere pontificie; ai segretari generali, ai consiglieri, ai direttori nazionali giunti da tutti i continenti, e al personale dei segretariati generali.

            Il mio fervido saluto, unito alla mia sincera ammirazione e viva gratitudine - che è quella di tutta la Chiesa - va anche e soprattutto agli innumerevoli, nascosti, silenziosi vostri collaboratori e collaboratrici nelle diocesi, nelle parrocchie, nelle associazioni, nei movimenti, e ai missionari e missionarie dei vari ordini, congregazioni e istituti religiosi e secolari, che, lontani dalla patria terrena e dai loro cari, in mezzo a grandi difficoltà ma in piena adesione al comando di Cristo, cooperano nell'opera dell'evangelizzazione, disposti sempre a donare tutto per tale altissima finalità spirituale, financo la loro stessa vita. Il mio commosso ricordo va in questo momento all'indimenticabile figura, del giovane missionario del Pime, il padre Tullio Favali, barbaramente trucidato nelle Filippine, l'11 aprile scorso, mentre svolgeva il suo ministero di riconciliazione e di pacificazione. Tali sanguinosi episodi ci richiamano alla memoria quanto Gesù disse agli apostoli nell'ultima cena: «Ricordatevi della parola che ho detto: un servo non è più grande del suo padrone. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi» (Gv 15,20).

2.         Esprimo a voi, qui presenti, il mio compiacimento per quanto le Pontificie opere missionarie - della Propagazione della fede, di san Pietro apostolo, della Santa infanzia, dell'Unione missionaria - hanno realizzato e intendono continuare a realizzare per diffondere lo «spirito missionario» tra i sacerdoti, i religiosi, le religiose, i seminaristi, i laici, per renderli più aperti e lungimiranti nella visione dei problemi della Chiesa, a carattere universale, secondo la felice espressione del decreto conciliare sull'attività missionaria: le Opere missionarie sono lo strumento principale «per infondere nei cattolici, fin dalla più tenera età, uno spirito veramente universale e missionario» («Ad Gentes», 38). Tale sensibilità missionaria si è accresciuta col Concilio Vaticano II, in particolare per merito della costituzione dogmatica «Lumen Gentium» e del citato decreto «Ad Gentes». Auguro a tutti i fratelli e sorelle nella fede, che svolgono in qualsiasi modo opera di evangelizzazione, di mantenere e di accrescere il loro fervore dello spirito: «Conserviamo la dolce e confortante gioia di evangelizzare, anche quando occorre seminare nelle lacrime. Sia questo per noi - come lo fu per Giovanni Battista, per Pietro e Paolo, per gli altri apostoli, per una moltitudine di straordinari evangelizzatori lungo il corso della storia della Chiesa - uno slancio interiore che nessuno, né alcuna cosa potrà spegnere. Sia questa la grande gioia delle nostre vite impegnate»: sono le vibranti parole del mio grande predecessore Paolo VI («Evangelii Nuntiandi», 80).

3.         Durante i lavori dell'assemblea generale avete approfondito il tema dell'«animazione missionaria della gioventù», in concomitanza con l'Anno internazionale della gioventù, proclamato per quest'anno dall'Organizzazione delle Nazioni Unite. I giovani e le giovani sono aperti e disponibili ai grandi ideali; e quale ideale più alto che quello di collaborare, con tutta la donazione e dedizione possibili, all'avvento del regno di Dio sulla terra e nei cuori? Partecipare alle iniziative per aiutare spiritualmente ed economicamente le missioni, le giovani Chiese? Offrire il proprio tempo, le proprie energie e, nel caso di una specifica «vocazione», tutta la propria esistenza?

            Nella mia recente Lettera ai giovani e alle giovani del mondo, rivolgendomi a ciascuno di loro, dicevo (n. 8): «Se una tale chiamata giunge al tuo cuore, non farla tacere! Lascia che si sviluppi fino alla maturità di una vocazione! Collabora con essa mediante la preghiera e la fedeltà ai comandamenti... C'è un enorme bisogno di molti che siano raggiunti dalla chiamata di Cristo: "seguimi"». Auspico di gran cuore che tanti giovani e tante giovani sappiano ascoltare e accogliere la parola e l'invito di Cristo!

4.         In questa udienza ricordo con grande gioia le mie visite pastorali in Asia, in Africa e in America Latina; ripenso in particolare all'incontro con i sacerdoti novelli ordinati in Corea e con i numerosi studenti di teologia nei seminari, che sono talmente sovraccarichi da non aver posto per tutti i candidati. E' proprio uno dei grandi doni, offerto dallo Spirito Santo alla Chiesa del nostro tempo, il fatto che sia giunto a maturità, durante gli ultimi decenni, un clero locale nelle giovani Chiese, con un'ampiezza ancora sconosciuta precedentemente. Sì, noi possiamo fare un grande passo in avanti; una nuova tappa si annuncia. Già missionari delle giovani Chiese, che erano fino a poco tempo fa Paesi di missione, si slanciano verso altre contrade del mondo per rispondere anch'esse alla missione di evangelizzazione del Cristo! Tale sviluppo, così benvenuto, non rende certamente superfluo il servizio realizzato finora dai missionari. E' nell'amalgama tra missionari e clero locale, che appare chiaramente il carattere cattolico, universale della Chiesa.

            Con speciale compiacimento ho sentito parlare della vostra decisione, in quanto direttori nazionali dell'Opera di san Pietro apostolo, di sviluppare per il centenario dell'Opera, nel 1989, una particolare iniziativa: quella di vivificare da qui ad allora l'Opera di san Pietro apostolo per le missioni in tutta la Chiesa. Chiedo fin d'ora ai vescovi e a tutti i fedeli cattolici di sostenere questo impegno: nessuna vocazione deve essere perduta per mancanza di mezzi disponibili!

            Al presente, in alcuni Paesi dell'Asia e dell'Africa, ci sono più candidati allo studio della teologia di quanti se ne possano accettare. Molti vescovi del Terzo mondo hanno inoltre grandi difficoltà a raccogliere i mezzi necessari per le necessità della vita corrente e degli studi, in quanto molte vocazioni provengono da famiglie povere. Essi hanno bisogno di un forte aiuto finanziario! Quanti frutti porterebbero la condivisione e l'aiuto dei fedeli! Si faciliterebbe il comando del Signore: «Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura» (Mc 16,15; cfr. Mt 28,19-20).

5.         Ho appreso anche con sincera soddisfazione che, nell'ambito di tale iniziativa, si pensa di rendere più intensa la preghiera per le vocazioni, in particolare quella comune, perché mediante la preghiera si ottengono le vocazioni (cfr. Mt 9,37-38), ad esempio per mezzo della preghiera dell'Angelus, recitato per ottenere vocazioni in tutte le parti del mondo. Maria santissima è infatti la prima creatura vissuta totalmente per Gesù Cristo, e la cui esistenza non ha avuto altro scopo che lui, suo Figlio e suo Dio! Ella ebbe la vocazione di appartenere a Gesù e di vivere nella sua vicinanza e nel suo amore. Ella precorse, nella sua vocazione e nel suo dono di sé, tutte le vocazioni, in particolare quella di quanti sono chiamati a seguire più da vicino il Signore.

            Vi incoraggio in questa decisione, perché pregare con Maria e come Maria significa chiedere in maniera eccellente vocazioni allo Spirito Santo. L'Angelus è particolarmente appropriato come preghiera Per le vocazioni. Ed è a Maria santissima, Regina delle missioni, «Stella dell'evangelizzazione» («Evangelii Nuntiandi», 82) che, agli inizi del mese a lei particolarmente dedicato, affido le Pontificie opere missionarie, il loro ulteriore e crescente sviluppo perché il messaggio del suo figlio Gesù, Redentore dell'uomo e del mondo, si diffonda, si dilati sempre più in tutti i continenti, penetri e trasformi i cuori degli uomini tutti. Ottenga ella la grazia che tutti i battezzati, consapevoli della loro altissima dignità di figli di Dio, siano sempre animati da un intenso spirito missionario.

            Con questi voti ben volentieri imparto la benedizione apostolica a voi, ai vostri collaboratori, a tutti i missionari e a tutte le missionarie, sparsi nel mondo.

 

(Città del Vaticano, 3 maggio 1985)