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| CULTURA : semiologia : Il linguaggio come attributo essenzialmente umano , di Enrico Galavotti |
IL LINGUAGGIO COME ATTRIBUTO ESSENZIALMENTE UMANO
di Enrico Galavotti
I) Il linguaggio viene indicato come attributo essenzialmente umano. Tutti gli animali comunicano (anche in modi per noi impossibili, come gli ultrasuoni), ma solo il linguaggio umano può riferirsi a eventi lontani nello spazio e nel tempo, può generare e comprendere espressioni che non erano state utilizzate in precedenza, può combinare nel suo vocabolario - in maniera sempre diversa- un numero di suoni distinti. Il sistema fonatorio dell'uomo (vedi ad es. la laringe) è unico. Naturalmente la comunicazione è possibile in quanto esiste una corrispondenza tra "segno" (parola, gesto...) e "oggetto" designato, determinata da una regola (codice), e vale sia per l'emittente che per il destinatario.
II) Linguaggio e parola. Nel caso dell'uomo la comunicazione linguistica è anzitutto verbale (il suono viene emesso e percepito: canale fonetico-acustico). Ma si utilizza anche il canale grafico-visivo. I ciechi però usano il metodo Braille (configurazione spaziale di punti letta col tatto), mentre i sordomuti usano il linguaggio mimico-gestuale (canale motorio-visivo). Un uomo adulto di cultura medio-superiore può usare anche più di 200.000 parole!
Nell'uomo vi è la possibilità di comunicare usando parole che valgono a designare categorie di grado sempre più elevato (mela>frutto>vegetale>naturale>ecologico>vivente). L'uomo cioè può servirsi di parole astratte, che non indicano un oggetto o sue proprietà, ma relazioni tra oggetti o fatti o funzioni logiche. Le parole sono collegate tra loro da regole di grammatica-sintassi. Naturalmente, perché una frase abbia senso, non basta che siano rispettate queste regole (vedi il diario di uno schizofrenico). Anzi, una frase può aver senso anche se non rispetta queste regole (come nei linguaggi cifrati o in codice).
In sintesi: a motivo della capacità
simbolica (astrattiva) del linguaggio, l'uomo è in grado di padroneggiare una
quantità enorme di informazioni con un dispendio minimo di energia, cioè con
un rendimento molto elevato. Sono stati fatti molti tentativi per far parlare
gli animali, ma sono tutti falliti. I migliori risultati sono stati ottenuti
usando il linguaggio dei sordomuti (vedi lo scimpanzè Washoe, che aveva
appreso 294 combinazioni di 2 o più segni; ad es. "io-uscire, tu-uscire", per
indicare l'esigenza di fare una passeggiata con qualcuno).
III) Proprietà
funzionali. Le funzioni più semplici del linguaggio sono quelle che ognuno
può facilmente comprendere: espressiva
evocativa
rappresentativa
intraindividuale
In sintesi: il linguaggio ha un prevalente valore di stimolo e di risposta. Ad es.: se faccio una telefonata per avere informazioni, il linguaggio ha proprietà di stimolo; se per inviare informazioni, ha proprietà di risposta (a un precedente stimolo). Il parlare è una risposta verbale a una stimolazione. Da notare che la quantità d'informazione veicolata da una frase non è uniformemente distribuita: ad es. in una frase di 7 parole, ogni parola non contiene 1/7 dell'informazione totale della frase, in quanto vi sono delle parole-chiave che ne contengono di più e altre di meno.
IV) La Psicolinguistica ha lavorato molto sulle funzioni che può avere il "significato" delle parole.
Significato estensivo
Significato intensivo
Associazione verbale
Significato connotativo
Significato contestuale
V) Lo sviluppo del linguaggio. Nell'uomo l'emissione di suoni da parte del sistema fonatorio precede di molto l'organizzazione della fonazione in linguaggio articolato.
Il pianto della nascita è la prima manifestazione fonatoria: rappresenta lo stato di panico determinato dal repentino e totale cambiamento delle condizioni di vita del feto. In seguito, rappresenta un disagio interno (fame, sonno...), invocazione d'aiuto, reazione di protesta...;
dalla nascita a 6 mesi può emettere
solo grida, borbottii o vari tipi di pianto. I suoni non sono ancora
linguaggio, anche se i fonemi si stanno trasformando in sillabe. Dopo il primo
mese può reagire col sorriso quando sente la voce materna. A 3 mesi distingue
differenti intonazioni emotive della voce (ira, gioia...) e voci diverse.
Da 6 a 9 mesi emette un repertorio
di suoni che comprende tutta la gamma posseduta dall'uomo. In questa fase
tutti i bambini del mondo usano uno stesso linguaggio. Il neonato passa dalla
semplice ripetizione di una sillaba (senza che vi sia la comprensione del
significato) all'associazione fra la sillaba e ciò ch'essa significa.
Da 9 mesi a 1 anno la gamma dei
suoni si restringe e viene delimitandosi alle intonazioni del proprio ambiente
di vita. A 10 mesi comprende le prime parole. La comprensione della parola
precede sempre la sua produzione (anche nell'adulto, per lo studio delle
lingue).
Dall'età di 1 anno inizia la
capacità di emettere una successione di suoni differenziati, per comporre una
parola, che viene a riassumere il valore di una frase (ad es. "pappa" sta per
"ho fame" o "non ho più fame"). La parola non è soggetta ad alcuna regola
grammaticale.
All'età di 18 mesi può comporre due
parole in una frase, anche se vi sono bambini che iniziano a parlare solo a
2-3 anni (poi recuperano facilmente il tempo perduto).
A 2 anni compone frasi sempre
diverse, con un numero sempre maggiore di parole (circa 270, che diventano
circa 1500 a 3 anni e circa 3500 a 6 anni). Inizia ad adottare regole
grammaticali e sintattiche.
All'età di 4 anni ha un lessico
ampio, appropriato e organizzato secondo delle regole. Non riesce ancora a
comprendere le "eccezioni" della grammatica.
Dopo i 4 anni compaiono modi di
esprimersi del tutto particolari (varianti stilistiche) legati all'ambiente di
vita o del tutto personali.
VI) L'origine del linguaggio. La presenza di una naturale predisposizione al linguaggio (il corpo umano è geneticamente predisposto alla comunicazione verbale) è premessa necessaria ma non sufficiente a farlo maturare. La predisposizione dev'essere attivata entro un contesto di comunicazione umana e verbale, altrimenti non si manifesta (es: il caso di Victor, ritrovato per caso all'età di 12-13 anni in un bosco francese, che non imparò mai a parlare. Oppure, bambini allevati isolatamente da genitori ciechi che si comportano come se lo fossero). In definitiva, il linguaggio ha tre basi:
biologica
intellettiva
ambientale
Fonte : www.homolaicus.com/linguaggi/psico_linguaggio.htm
fonte foto : www.labible.ch/Produits/Images/Serie%20leaders%20-%20Donner%20une%20parole%20forte.jpg