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  DIARIO SPIRITUALE di Anonimo napoletano :  confidenza nelle tentazioni ed aridità di spirito


La trascrizione di un importante testo di Anonimo , pubblicato a Napoli nel 1843 , un testo rilevante per la crescita cristiana e salvezza spirituale di ognuno di noi . Un libro che al pari del più famoso " L'imitazione di Cristo " spiega in maniera chiara e semplice  come aprirsi alla realtà e attualità del Vangelo . Se ne consiglia la lettura per il profondo insegnamento del significato di una vita vissuta secondo l'esempio di Gesù Cristo .

 

 

DIARIO SPIRITUALE

di Anonimo napoletano

 

 

che comprende una scelta di detti e di fatti di santi, o di altre persone di singolare virtù adattati ad incitare le anime all'acquisto della perfezione , e i loro confessori a condurveli

 


Indice generale dei Capitoli del libro Diario Spirituale di Anonimo napoletano


 

APPENDICE


 

CONFIDENZA

NELLE

TENTAZIONI

ED

ARIDITA' DI SPIRITO

 

 

I. Confidenza nelle Tentazioni .

 

1. Chi veramente confida in Dio , lo dà soprattutto a divedere nelle tentazioni , che sono i maggiori e più ordinarj travagli delle persone spirituali , alle quali è specialmente indirizzato quanto qui dicesi su tal materia .

A tutti gli altri travagli esterni giungono elleno per via della virtù ad accomodarsi ; ma questi , che le toccano nel più vivo dell'anima tentando di separarle dall'amicizia di Dio , riescono loro veramente insoffribili . Ed il peggio si è , che andando le cose a lungo , entrano spesso in timore d'aver perduta la grazia del loro Signore , e che mentre loro avvengono tali cose , debbono esser da lui abbandonate , e sommamente abborrite , e che già se ne vanno in rovina .   Ma questo è un grandissimo inganno , che prima d'ogni altra cosa convien toglier loro dalla mente . Ed ecco S. Giovanni Crisostomo , che spinto dalla sua carità si ha presa questa incombenza .  No , dice il Santo , che il buon Signore non vi manda certamente le tentazioni per rovinarvi , ma all'opposto per maggiormente perfezionarvi , e per unirvi più strettamente a se : poiché questi sono i gran beni , ch'esse producono in chi sa maneggiarle . Sicché il vedervi così tentato è piuttosto indizio di una cura speciale , che Dio si ha preso di voi ; e però dovreste anzi da questo prender motivo di maggiormente confidare in lui . Odansi le sue parole : Ne existimemus esse signum , quod nos dereliquerit , vel despiciat Dominus , si tentationes nobis inferantur ; sed hoc maximum sit indicium , quod Deus nostri curam gerit : si quis enim omnia enumerare velit , plurima tentationum emolumenta reperiet .   Né il Santo disse questo a caso , ma ben appoggiato su l'esperienza ; e però a maraviglia conferma esso stesso il suo detto col caso tanto strepitoso del Patriarca Giuseppe . Fu egli venduto da' suoi empj fratelli come un giumento , trasportato in lontani paesi come uno schiavo , accusato a torto come malfattore , tenuto lungamente in prigione come reo , senz'aver chi parlasse per lui , e conseguentemente senza speranza di più uscirne . Fra tanti travagli esterni non gli saranno già mancate , con tutta la sua innocenza , delle molte interne tentazioni , e d'impazienza , e di diffidenza , e d'abbattimento , ed altre . Poveretto se in tante strettezze ed in tante angustie egli avesse detto tra se : già veggo che Dio mi ha abbandonato . Sembra che in qualche modo sarebbe stato compatibile , e pure è certo , che avrebbe pensato male ; perché il Signore avea ben veduti tutt'i suoi patimenti ed ascoltato tutt'i suoi gemiti , senza però mai muoversi e consolarlo , non già perché avesse deposta affatto la cura di lui , ma piuttosto per una specialissima cura , che ne tenea , per la quale egli medesimo aveagli ordinato tutti que' gran travagli , affin d'innalzarlo per essi come per tanti gradini a sublime posto . Volle , che fosse venduto , acciocché con questo mezzo condotto venisse in Egitto , e quivi gettato in carcere , mostrasse la sapienza , che avea d'interpretare i sogni al coppiere del Faraone , che stava ivi carcerato ; e costui si dimenticasse per lo spazio di due anni di procurar la promessa di liberazione presso il Re , finattanto che venisse il tempo destinato per li dubbj sogni di Faraone , essendo questi l'ultimo gradino , che gli restava per salire al governo di tutto l'Egitto .   E questo sentimento non è solamente del Crisostomo , ma di tutti i Padri , e Dottori della Chiesa , i quali non solo riconoscono concordemente questa speciale cura , che il Signore mostra verso le persone spirituali col permettere , che sien tentate ma con quel celeste lume , di cui erano supernalmente provvisti hanno di più penetrati i fini particolari , per cui si muove a permetterlo , che dicono esser appunto , per provarle , per umiliarle , per purificarla , per fortificarle , e per accrescere loro i meriti , e le corone .

 

2. Il primo fine , per cui Dio manda le tentazioni alle persone dabbene , come dice S. Girolamo , è il provarle .  Tu dici , che ami Dio , e ti pare di farlo . Or bene . Egli ti vuol mettere alla pruova ; acciò si vegga se l'ami da vero , e di tutto cuore , o no .

In tempo di pace non si sa , se quella tua fedeltà sia virtù , o se procede dalla tua buona natura , o da gusto particolare , che provi in quell'esercizio , ovvero dal non esservi altra cosa , che ti tiri altrove , ma colui , che combattuto dalla tentazione , persevera nel bene , mostra chiaramente , che lo fa per virtù , e per l'amore che porta a Dio . Ecco una delle cagioni , per cui Dio ti ha mandata quella tentazione , per vedere , se sei uno de' suoi veri amici , e quando si possa egli fidare di te .  E se gli mostrerai fedeltà , ti esalterà molto . Comprovano assai chiaramente questo gli esempj di Giobbe e di Tobia , modelli di pazienza e di santità . Glorificano ben essi il Signore colle loro sante operazioni ; e pure ciò non bastò a sollevarli a quell'eminente grado di perfezione , a cui la Divina Provvidenza gli avea eletti , ma fu necessario per questo , che la tribolazione li visitasse , e che divenissero poveri , afflitti , insultati , vilipesi , tentati , e desolati . E' vero che Giobbe meritò molto colle sue gran limosine ; ma piacque a Dio più , dice il Crisostomo , quel  sicut Domino placuit ita factum est , sit nomen Domini benedictum , nel tempo della tribolazione , che tutte le opere di pietà , e le virtù da lui praticate nella prosperità . Gran meriti accumulò Tobia cogli atti di misericordia , ch'esercitò , e con tanti documenti , che diede di vita perfetta . Però non meritò tanto , quanto allorché in mezzo di tante angustie non mancò punto di fede a Dio , ma sempre benediceva il Signore .

 

3. Il secondo fine , dice S. Bernardo , è per far loro conoscere chi sieno , e quanto possano , e con ciò metterle in possesso della vera umiltà , virtù tanto necessaria , la quale non si acquista mai meglio , che per questa via .

Poiché quando non abbiamo tentazioni , ma ci veggiamo di continuo accarezzati , e favoriti dal Signore , e le cose nostre ci vanno sempre bene , e teniamo per qualche cosa , e ci pensiamo molto forti . Laddove venendo uno assalito da lunghe e gagliarde tentazioni , gli accade talvolta di vedersi in punto di cadere ; parendogli , che non vi manca più , che una costa di coltello per andar a traverso ; o con questo viene a toccar con mano la propria debolezza , e ne resta grandemente umiliato , conoscendo chiaramente la necessità , che ha dell'ajuto continuo di Dio , e però ricorre a lui con più sollecitudine , e si mantiene con più cautela , per non mettersi nelle occasioni , che lo possono precipitare .   Si vede ciò ad evidenza nella persona di S. Paolo , il quale patì tentazioni tanto vive , e sì forti , che si vedea vicinissimo alla caduta : di modo che altro scampo per se non mirava  , che la morte , e la chiedeva istantemente a Dio , per poter uscire di quel sì imminente pericolo d'offendere il suo amato Signore . Or qual fu la cagione , per cui il Signore  lasciò cadere quel servo suo tanto a lui sì caro , e tanto da lui favorito , in tal profondo di miserie ' l'assegna l'istesso S. Apostolo : a fine , dice , di tenermi umile , e perché io non m'insuperbissi per la moltitudine de' suoi favori .   Dicea pur bene S. Lorenzo Giustiniani , che la vera scienza e sapienza dell'Anima consiste in intendere , che Dio è ogni cosa , e noi un nulla . E quando noi ci riputeremo veramente un nulla , allora saremo da lui sollevati a grazie speciali , e conseguiremo in abbondanza le sue misericordie . Poiché sta scritto decisivamente : Che Iddio dà la sua grazia agli umili , e resiste a' superbi . Ed ecco il secondo bene , che la divina Bontà ci fa cavare dalle tentazioni .

 

4. Il terzo fine è , secondo il Gersone , per purgarle da molte imperfezioni e difetti . E lo rende chiaro con questa similitudine . In quella guisa , che il mare sbattuto dalle tempeste , caccia via da se le immondezze , che a poco a poco ha raccolte ; così l'Anima combattuta dalle tentazioni , scaccia da se le imperfezioni , che in se radunò nel tempo della tranquillità . Ed a questo fine Iddio permette , che sieno tentate le Anime de' giusti ; perché con tal mezzo vengono a raffinarsi , e purificarsi , e così comparir più vaghe e più aggradevoli agli occhi suoi .

Né dee parer cosa strana , che ciò talvolta si faccia per mezzo di certe tentazioni bruttissime e molto schifose , le quali sembrano più atte ad imbrattare l'Anima ; e farla divenir esosa e stomachevole , che a ripulirla , e renderla graziosa e più amabile nel divino cospetto . Poiché diceva uno di quei Padri antichi , anche la liscia forte par che non sia buona , ad altro , che ad imbrattare e lordar le cose , che tocca ; e pur veggiamo , che posta su i pannilini , allorché son più succidi ed indecenti , ha una virtù particolare per pulirli , e renderli bianchi come la neve .   Non fa qui bisogno d'addurre esempj ; poiché ben si vede , e tutto giorno si tocca con mano , che i buoni dopo d'aver sofferte molte e gravi tentazioni , compariscono più modesti , più umili , più circospetti , più staccati dalle cose del Mondo e da se stessi , ed assai più attaccati a Dio , ed alle cose di Dio : perché conoscendo per esperienza la bontà del Signore in non abbandonarli , e le buone accoglienze da lui ricevute nel tempo della loro necessità , lo riconoscono per Padre veramente amoroso , e per difensore loro ; e non san finire di dargli immense lodi , ed eterni ringraziamenti .

 

5. Il quarto fine , è per fortificarle nella virtù , siccome attesta il S. Ab. Nilo , comprovandolo anch'esso con una similitudine . Perocché dice , siccome i venti rendono più forti le piante , le quali cogli sforzi , che fanno per resistere a quegl'insoliti sbattimenti , vengono a gettar in terra più profonde le radici ; così l'Anima , che nel tempo della tentazione , per non cadere , si dà ad abborrire il vizio , a replicare i buoni propositi , a mortificar la carne , a ricorrere a Dio con ferventissime preghiere ; con tanti , e sì veementi atti , non mai da lei praticati in tempo di tranquillità , viene a stabilirsi maggiormente nella virtù .

L'Apostolo S. Paolo dice di se stesso , che quando si vide tanto debilitato da quelle sue fortissime tentazioni , che al parer suo l'avean ridotto tanto vicino alla caduta , pregò con grande istanza il Signore a volernelo liberare , e che il Signore negò di farlo , dicendogli : sappi , che questa infermità ti perfeziona maggiormente , perché , come spiegano gl'interpreti quelle parole , aggiungendo io alle tue forze il mio ajuto , elleno diventano maggiori , ed atte a superare tutt'i tentativi del nemico .   Racconta S. Gregorio di S. Benedetto , che per avergli resistito virilmente una notte ad una gagliardissima tentazione di senso , con rivolgersi ignudo tra le spine , il Signore lo perfezionò talmente nella virtù della purità , che da lì avanti non sentì mai più tentazioni di quella specie . L'istesso si racconta esser accaduto a S. Francesco , e a S. Bernardo , il primo de' quali per una simile tentazione si gittò in mezzo alla neve , ed il secondo in uno stagno gelato .

 

6. Il quinto fine , che come asserisce S. Gregorio , è per accrescer loro i meriti , e le corone , si può dire come una conseguenza del quarto . Perocché siccome le diligenze e gli sforzi , che la persona usa per superar la tentazione , servono a maggiormente fortificarla e stabilirla nella virtù : così con questi stessi mezzi vien ella ad accrescersi i meriti , ed a fabbricarsi altrettante corone : essendoché ognun di quegli atti provenendo per un grado di grazia , a questi dovran corrispondere altrettanti gradi di gloria . Ed un giorno il vedremo non senza nostro stupore quanto ci avrà fruttato ogni piccola tentazione .

Si legge di un Monaco Cistercense , che assalito una notte da una fortissima tentazione di senso , pareagli di non poter ad essa resistere , e già si dava per vinto , ma pure ricordandosi del voto , che avea fatto di castità , si fece forza e resisté per tre volte . Or il Signore , per fargli conoscere quanto avesse gradita quella fedeltà , in quella stessa notte rapj in ispirito un Converso di quel Monastero , e gli dié a vedere un Angelo , che per ordine suo portava al suddetto Monaco tre preziosissime corone , per le tre vittorie da lui riportate contra il nemico , alla narrazione della qual visione il Monaco vittorioso , molto si consolò , e si animò grandemente per combattere in avvenire con più coraggio .

 

7. Sapendo adunque le persone spirituali queste verità , appoggiate al testimonio della Santa Scrittura , confermate dall'autorità de' Padri , ed autenticate dalla medesima esperienza , e però non potendone punto dubitare ; cioè che le tentazioni per una parte possono loro apportare tanti , e sì grandi beni ; e per l'altra , che in tempo di esse han sempre seco il Signore in ajuto , conforme egli steso ha promesso , sebbene non sempre il conoscono sensibilmente , però qualora vogliamo fare quanto è dal canto loro , son sicure di non dover cadere : perché dunque esclama S. Ambrogio , perché tanto rattristarsi , ed affliggersi , allorché vengono da quelle molestate e combattute ? Non è questo un mostrarsi più amanti delle loro consolazioni , che del proprio avanzamento ? e che si fidano del sentimento proprio , piucché delle promesse di Dio ?  Se vogliamo operar da veri soldati del Signore , dice l'Apostolo S. Giacomo , non abbiamo da rattristarci nelle tentazioni , ma anzi da gloriarci in esse , e da rallegrarci perché in tal tempo ci si vanno fabbricando le corone . I Santi così faceano .

Quando S. Paolo udì dirsi da Cristo , che le tentazioni servivano a più fortificare e perfezionare l'Anima sua : se così è , sogiunse , io dunque mi glorierò d'esser così travagliato , e mi compiacerò nelle stesse mie tentazioni . Ed il Santo Re Davide ricevea tutt'i travagli interni , che Dio gl'inviava come tesori di Paradiso con tal riconoscimento , che ad ogni tratto inventava nuove formule per ringraziarnelo ; Laetati sumus pro diebus , quibus non humiliasti annis quibus vidimus mala . Bonum mihi , quia humiliasti me , ut discam justificationes tuas .   Racconta S. Girolamo , che il S. Abate Giovanni supplicato da un Monaco con grande istanza a pregare il Signore , che lo liberasse da una sua grande infermità : o fratel mio , rispose il Santo , e tu vuoi gettar via una cosa , che ti è di sì grande umiltà ?   D'un discepolo di uno di que' Padri antichi riferisce S. Doroteo , ch'essendo molto molestato da tentazioni sensuali , resistea virilmente con lunghe orazioni e con austerissime mortificazioni corporali : e che il suo maestro mossone a compassione se gli offerse di pregare il Signore , che lo liberasse da quel sì aspro combattimento . Al che rispose il discepolo : Padre mio , io ben veggo , ch'è grande il travaglio , ch'io patisco ; ma conosco ancora , che a cagione di questa tentazione fo più profitto : perché io più ricorro a Dio coll'orazione , e colla mortificazione , e penitenze : e però quel che vi prego si è , che m'impetriate da Dio pazienza per sopportar questo travaglio , e per uscirne vincitore , e senza macchia alcuna . Riferisce ancora d'un altro santo Monaco , che avendogli Dio levata  una tentazione , che avea , s'attristò grandemente , e piangendo , diceva amorevolmente a Dio : Signore , dunque non son degno di patire , e di essere afflitto e tribolato qualche poco per amor vostro ? Anche S. Gio Climaco narra di S. Efrem , che dopo aver sofferte molte gravi tentazioni , vedendosi in altissimo grado di pace e tranquillità pregava Dio , che gli restituisse le sue antiche battaglie , per non perder l'occasione e la materia di meritare , e di lavorarsi la sua corona .

 

8. Ma dirà alcuno : anche io goderei di quelle tentazioni per farmi del merito appresso Dio , se fossi sicuro di non offenderlo : ma questo timore è quello , che mi fa chiuder gli occhi ad ogni mio vantaggio . E credi tu , che questa scusa sia per giovarti nel Tribunale di Dio ?

Quando dli Apostoli si trovarono in quella gran tempesta , che minacciava di sommergerli ; il Signore , ch'era insieme con loro stava dormendo , e però corsero pieni di spavento a svegliarlo ; ed egli senza punto commuoversi , rispose loro : di che temete , uomini di poca fede ? quasi volesse dire : come potete voi temere , sapendo che avete la virtù di Dio in vostra compagnia , e tutta in vostro potere ?   Ecco donde viene tutto il male dal non fidarsi dell'assistenza di Dio . Nemmen S. Paolo avea sicurezza di non dover cadere in quelle sì gravi tentazioni , che pativa : ma nel sentire , che allora più che mai era da Dio assistito , prese tanto coraggio , che sebben la sentiva , non più le temea .   E tanto parli per togliere , o almeno diminuire in parte alle persone dabbene quel grand'orrore , che loro apportano le tentazioni ; sicché quando vogliano regolarsi colla ragione , e co' dettami della Fede , quantunque gravissime , non debbono temerle . Ora si assegnano qui alcuni buoni rimedj affinché possano soffrirle non solo senza nocumento , ma con loro notabil vantaggio , ch'è il fine generale , per cui loro vengono dal Signore mandate . Per tale effetto dunque quattro cose han da fare le persone spirituali , quando son assalite dalle tentazioni

  1. Non turbarsi , né affliggersi , ma procurar di mantenere l'animo in pace , senza prendersene gran fastidio .

  2. Non mettersi a discorrere colla tentazione , ma volger subito il pensiero ad altre cose .

  3. Scoprir la tentazione , se bisogna al P. Spirituale .

  4. Ricorrere a Dio con gran fiducia , ed umiltà .

 

9. La prima cosa adunque , che si ha da fare in tempo della tentazione , è di non turbarsi , né affliggersi , ma procurar di mantenere l'animo in pace .

E' questo un mezzo , che insegnava ai suoi discepoli S. Antonio , uomo tanto esercitato in questo genere di battaglie . Perché diceva il Santo Abate , quando il Demonio vede , che uno nella tentazione si mostra animoso , ed allegro , se n'attrista fortemente , e quasi perde la speranza di vincerlo : ma se la persona si mette in timore , allora si fa più ardito , e l'investe con più vigore ; e molto anche più seguiterà poi a molestarlo , se vede , che dal semplice timore passi ad affliggersi e sgomentarsi , perché in quel caso quando non gli riesca di farlo cadere , si gode almeno quel piacere di tener afflitti e travagliati i servi di Dio . Oltre di che con quell'istesso timore e perturbamento viene uno ad accrescersi il pericolo da se medesimo ; poiché la paura , fa , che la tentazione maggiormente si imprima nella fantasia , e così si rende più gagliarda e più lunga . La sperienza fa vedere , che quando uno assalito da suo nemico , si fa coraggio , combatte con vigore e generosità : ma se si mette in timore ed in pena , par che vengano a mancargli le forze ; e quasi si tien per vinto ; ond'è uscito il proverbio : Soldato abbattuto , mezzo perduto .  Si narra nelle storie Ecclesiastiche , che una delle cose , in cui i Ss. Martiri facevano arrabbiare i tiranni , e con cui gli tormentavano più di quello che venivano da essi corporalmente tormentati , era l'animo e la fortezza , che mostravano ne' tormenti . Così abbiam da far noi co' Demonj nelle tentazioni , per farli arrabbiare e confondere .   L'istesso S. Antonio che dava il consiglio , ne diede ancora l'esempio .  Quando gli apparivano i Demonj in diverse forme spaventevoli di leoni , tigri , tori e serpenti , circondandolo e minacciandolo colle loro unghie , denti , ruggiti e fischi formidabili , che parea che lo volessero divorare , il Santo si burlava di essi , e dicea loro : se aveste qualche forza , uno solo di voi altri basterebbe per combattere contra un uomo ; ma perché siete deboli , vi radunate insieme molta canaglia per farmi con ciò paura , ma per questo appunto io non vi temo niente .

 

10. La seconda cosa da farsi nell'atto della tentazione , è di non mettersi a discorrere , ed a cozzar con essa , come alcuni fanno massime nelle tentazioni più gravi e pericolose ; come quelle che sono contro la purità , o contra la Fede , nelle quali sogliono fare gran forza , ed insistono molto in voler scacciar via il pensiero , e fargli resistenza : stringendo perciò le tempia , increspando il capo , come chi dice , quà non ci hai da entrare : ed alle volte , se non  restan persuasi in contrario , non rispondono , non voglio , par loro di acconsentire .

Or sebbene da ciò si vede , che hanno questi tali una volontà di non cedere alla tentazione ; e però maggiore il nocumento , che con questo fanno a se stessi che quello , che loro fa la medesima tentazione . Sa bene il Demonio , che le persone dabbene son molto lontane dal consentire al male , e però quel che da queste pretende nel tentarle è piuttosto d'indurle a prender le armi , ed a venir con lui alla zuffa , persuadendosi che se la cosa andrà per via di discorso , egli co' suoi cavilli potrà imbrogliarle malamente , e se per via di sforzi , o le stancherà , e loro guasterà la complessione , ed il cervello , come suole spesso accadere : e così esso ne caverà sempre il suo guadagno . No , non è negozio questo da farsi a forza di contrasti .   Il vero modo di portarsi in questi casi l'insegna S. Gio. Crisostomo ; ed è di disprezzar la tentazione , e non farne conto , rivolgendosi a pensare , o a fare qualch'altra cosa , o vero immergendosi più con l'affetto in quella , che allora si stà facendo . Ed apporta a questo proposito una similitudine , che spiega la cosa molto chiaramente . Vedi , dice , come fa un cane , quando comincia ad abbajare alcuno ? se questi lo guarda , e gli mostra il pane , lo seguita , e gli fa tante carezze , che finalmente l'obbliga a dargli qualche cosa . se lo sgrida , e gli tira de' sassi , molto più l'investe , e tanto lo perseguita , che gli mette paura , e lo stanca . Ma se vede che quegli passa senza guardarlo , e come se non lo sentisse ; facilmente s'accheta , e lo lascia andar per li fatti suoi . Or questo medesimo , dice il Santo , fa tu colla tentazione : non ti fermare a rimirarla con affetto , non ti metter a combatterla con isdegno e con forza ; ma datti a pensare , o a fare altra cosa quietamente , come se non l'avessi , o non la sentissi : che così ti lascerà più presto .   E' questo un mezzo molto lodato ed approvato dai Maestri della vita spirituale : perché dicono , in questa maniera il Demonio resta sommamente confuso ; recandosi egli a scorno che la persona non si prenda alcun fastidio di tante sue importunità , e ne faccia sì poco conto , che nemmen gli dia udienza . E perciò tutti esortano ed inculcano quest'istessa cosa , di non far conto de' pensieri per pessimi che sieno : anzi che quanto peggiori sono , tanto minor conto bisogna farne , per esser questi men pericolosi . Possono darsi pensieri peggiori , che contra Dio ed i Santi , e contra la Fede e la Religione ? Or questi sono i men pericolosi , perché quanto sono peggiori , tanto più per la grazia del Signore ti dispiacciono e sono più lontani dalla tua volontà e dal tuo consentimento , conforme tu stesso per esperienza l'avrai provato : e conseguentemente non son peccati ; perché non li fai , ma li patisci contra la tua volontà : e però non occorre prendersene fastidio alcuno ; e questo è meglio che possa farsi ; disprezzarli , e non farne conto .   Racconta S. Smeraldo Abate una cosa alquanto faceta , ma tutta al proposito . Dice , che un S. Religioso vide una volta due Demonj , che stavano ragionando fra di loro in questa forma . Domandava uno : come te la passi tu col tuo Monaco ? molto bene , rispose l'altro ; perché gli propongo il cattivo pensiero , ed egli si ferma a rimirarlo ; dopo torna a far riflessione , come andò quel pensiero , se vi si trattenne , se vi ebbe qualche colpa , se gli fece resistenza , se v'aconnsentì , d'onde gli venne , se vi diede occasione , se fece tutto quel che poteva e con questo gli fo girare il cervello , e lo fo quasi impazzire ; e ciò dicendo se ne facea le sue belle risate . Oh , non succede così a me , ripigliò il primo : ho trovato un monaco furbo più di me ; il quale , appena gli propongo quel cattivo pensiero , che subitamente rivolge la mente in una , o più cose disparate , o vero si leva da sedere e dà di mano a qualche occupazione , e si fissa , e s'interna in queste cose con tal'applicazione e gusto , che per quanto io tenti , e ritenti per tirarlo all'intento mio , non c'è modo di ridurlo : con che mi ha straccato di tal maniera , che per non perder più tempo , mi bisogna lasciarlo .

 

11. Un'avvertenza fa qui S. Girolamo , ch'è molto necessaria e molto utile . Acciocché il mezzo poc'anzi additato , dice il S. Dottore , abbia tutto il suo buon effetto , convien adoprarlo subito , quando il nemico è ancor piccolo ; perché allora è debole , ed è facile il resistergli . Ma se gli dai tempo di crescere , e di fermarsi un poco , riesce poi difficile il discacciarlo .

La tentazione è simile ad una scintilla di fuoco , la quale , per piccola che sia , un tantino che si fermi sul panno , fa subito presa , e cresce ed abbrucia . E però bisogna scacciar subito il pensiero , o il movimento cattivo con quella stessa diligenza , con cui scacceresti una favilla , che ti cadesse sul vestito , cioè appena che comparisce , volgerti subito a pensar ad un'altra cosa , senza punto fermarti a rimirarlo .   Si narra nelle vite de' PP. che il Demonio apparve una volta a S. Pacomio in figura d'una donna molto avvenente ; ed avendole egli sgridato perché usasse tant'inganni per far male agli uomini : il male se lo fanno essi da se con la loro pigrizia , rispose il Demonio . Vi sono alcuni , i quali quando mettiamo loro in capo dei cattivi pensieri , subitamente li rigettano ; ed allora noi , come se ci avessero chiusa la porta in faccia , ci dileguiamo subito come fumo , svergognati e confusi . Ma la maggior parte di loro non fa così ; si trattengono alquanto a rimirarli e rivolgerli nella loro mente : e noi ci serviamo dell'occasione per lavorar le nostre insidie , di modo che difficilmente si possono più liberare dalle nostre mani : perché quando ci han lasciato prendere un cantoncino nella mente loro , ce ne rendiamo facilmente padroni : ed ancorché vogliano non ci possono più scacciare .

 

12. La terza cosa da farsi , quando non bastino le altre due , è di scoprir la sua tentazione al P. Spirituale .

E' questo un avviso molto raccomandato da' Maestri di spirito , ed era come un primo principio di quegli antichi PP. ch'essi praticavano esattamente non solo nella Confessione , ma anche fuori di essa , e massimamente nell'atto che pativano violente tentazioni , e non le poteano discacciare . Né fa maraviglia , poiché questo è un rimedio di tanta efficacia , che col solo manifestar la persona la sua tentazione al Direttore , senz'anche riceverne rimedio o risposta alcuna ; anzi , come s'è più volte sperimentato , con solo risolversi d'andargliene a manifestare , se n'è veduta subito libera .   Riferisce S. Doroteo di S. Macario , che incontratosi un dì col Demonio , gli dimandò come la passava co' suoi Monaci , acui egli rispose , che molto male ; perchè tutti lo scoprivano al P. Spirituale , fuori di uno , che era suo grande amico ; e però ne facea quel che voleva , e lo nominò . Inteso questo il Santo , si portò da quel monaco , e trovata la verità l'avvisò , che se voleva liberarsi dalle cadute , scoprisse le sue tentazioni al P. Spirituale ; il che colui eseguì fedelmente . Dopo qualche tempo incontrando Macario un'altra volta il nemico , gli dimandò se quel tal monaco continuava ad esser suo amico come prima : no , rispose con rabbia il Demonio , ora è divenuto mio nemico , e non più mi ascolta .

 

13. La quarta cosa che nelle tentazioni s'ha da fare , ch'è molto importante , e perciò nell'esecuzione non dee esser l'ultima , è di ricorrere a Dio con molta fiducia ed umiltà .

Il che però non dee mai farsi per movimento di timore , ma in modo che anzi accresca l'animo ed il coraggio ; ora gettandoci nelle sue braccia , secondo l'insegnamento del S. Ab. Giovanni , e facendo come uno , che sta a sedere sotto un grand'albero , e veggendo venire contra di se molte fiere , alle quali gli pare di non poter resistere , se ne sale sopra dell'albero , e si mette in sicuro ora riflettendo , che allora , come ci assicura la Santa Scrittura , il Signore ci sta accanto tutto intento a prestarci il suo ajuto ; ora considerando , dice S. Agostino , che in quel tempo egli sta guardando , ed osservando come combattiamo : il che ci dee molto animar a combattere virilmente . Quando un soldato sta in battaglia combattendo contra i nemici , e s'accorge che il Re , o il suo Generale lo sta guardando , e compiacesi del coraggio , con cui combatte ; piglia da ciò animo e vigore , e fa prodezze incredibili .   In questo modo portavasi lo stesso S. Agostino nel tempo delle sue tentazioni , alle volte umiliandosi innanzi a Dio , dicendogli : Signore , io sono un pulcino tenero e debole , se tu non mi proteggi , sotto l'ombra delle tue ali , il nibbio mi rapirà : altre volte immaginandosi , che il Signore lo stesse mirando attentamente cogli occhi , e con una mano in atto di soccorrerlo , tenendo nell'altra una vaghissima corona , per rimunerarlo della vittoria , che riporterebbe , e con ciò molto si animava .   Tutti e tre questi mezzi praticò S. Vinc. de Paoli in una tentazione fortissima , ch'ebbe contra la fede , che gli durò tre anni continui . Prima di tutto , prevedendo che la sua tentazione doveva essere di lunga durata , si mise sul seno dalla parte del cuore la professione della Fede in una carta da se sottoscritta , pregando Dio a degnarsi , che ogni qualvolta si ponesse la mano al petto s'intendesse con quell'atto rinnovata la protesta della Fede , e la rinunzia che in general faceva a tutte le tentazioni contra di essa . Poi negli assalti che pativa , senza punto affliggersi , e senza venir a discorso coll'inimico , né dando orecchio alle sue suggestioni , alzava dolcemente il cuore a Dio ; e divertiva con tranquillità la mente in altre cose , toccandosi talora soavemente il petto . Si mettea poi frattanto a fare quello che dovea , regolandosi secondo i detti e fatti del Signore . In particolare , in segno della ferma Fede , che prestava alle parole di Cristo , il quale si protesta di riputar per fatto alla sua medesima persona quel bene , che si fa al minimo de' suoi ; si diede con affetto speciale al servizio de' poveri ; e finalmente avendo rinnovata un giorno con maggior fervore questa risoluzione di consegrar la vita sua al servizio de' poveri , restò affatto libero dalla tentazione . Ma frattanto in tutto il tempo ch'ella durò , sebbene vi patì molto , così ordinando il Signore per suoi giustissimi fini : non però s'inquietò , nè si turbò egli mai , e non ebbe mai a confessarsi d'alcun peccato in questa materia .

 

14. Né si dee temere , dicono i Santi , che il Signore in tali occorrenze abbia a negarci il suo ajuto , perché egli si è protestato di trovarsi con noi , e di volerci soccorrere nel tempo della necessità e della tribolazione : e non può venir meno di sua parola .

Che se alle volte , dice il medesimo S. Agostino , ci differisce il liberarci dalla tentazione , questo lo fa , affinché meglio sperimentiamo la nostra debolezza ed impariamo a diffidar di noi medesimi , e venghiamo praticamente a conoscere , che la vittoria è dono del Signore , e così stimiamo maggiormente i suoi doni , e non attribuiamo a noi quello ch'è di Dio . Perocché se ottenessimo con facilità la vittoria , non la stimeremmo tanto , o ci crederemmo d'averla conseguita con le forze e diligenze nostre , e d'averla come nella manica , per potercene sevire sempre che vogliamo . Fa il Signore colle Anime buone , come fa una Madre amorosa col suo fanciullo , quando lo vuol imparar a camminar , la quale lascia tal volta di tenerlo colle proprie mani , standogli però accanto , e mirandolo attentamente ; e quando vede , che sta per cadere , è subito pronta a trattenerlo , perché non cada , E di questo ne hanno ben esse la sperienza : mentre tante volte che si son vedute nel prossimo pericolo cadere nel tempo della tentazione , non pero son cadute , come già lo sarebbero , se Iddio non le avesse tenute .   Il miglior mezzo per ottenere la vera luce è . disse il Signore a S. Teresa , che l'Anima conosca nulla poter essa da se , o che quanto ha , o opera ottenere di bene , tutto è suo dono . E se ella si trova in luce , intenderà , che per un tantino , ch'egli si ritira , vien subito la notte . Questa è la vera umiltà , conoscere quel che può l'Anima da se , e quello che può Iddio .   Conferma bene questo il caso di S. Pietro , quando si pose a camminar sul mare , e la tempesta insorta stava per affondarlo e già si sarebbe affondato , se il Signore da lui invocato non vi avesse posta la mano . A questa considerazione di aver sempre in sua compagnia ed in suo ajuto il Signore nelle tribolazioni , il S. Re Davide prendea gran coraggio , e dicea : mentre ho Dio alla mia destra , non mi commuoverò per niente ; ed il Profeta Geremia : mentre ho il Signore meco in ajuto , mi perseguitino pure i nemici quanto vogliono , che resteranno vinti senz'altro ; e l'Apostolo S. Paolo sfidava a battaglia le stesse avversità , e dicea : se ho Dio in mio favore , di che cosa ho da temere ? e chi mi dovrà mai separare dall'amore di lui ?

 

15. Chi il crederebbe ? Si trovano alcuni , per altro di buona capacità ; ma tanto pusillanimi , che con tutte le promesse fatte dal medesimo Dio d'assisterli ed ajutarli nel tempo delle tentazioni , e con tutto l'esempio di tanti , che di ciò animati punto non le temevano : essi però nell'atto che vengono da quelle molestati , s'avviliscono , s'abbattono , si perdon d'animo , e quasi si tengono per perduti , non potendosi persuadere , che Dio abbia a trattenersi con Anime sì detestabili , e che stanno immerse in cose sì abbominevoli : onde già si credono , che gli abborrisca , gli abbomini , e non li possa più vedere ; e che perciò già si sia ritirato affatto da loro , ch'essi non sien più degni d'accostarsi a lui , che la sola Confessione li possa rimettere in grazia di lui ; la quale a tal effetto fanno e rifanno , dicendo sempre le medesime cose , senza mai trovare la quiete , che cercano . Diamo qui luogo alla compassione , e veggiamo se tanto Dio , quanto i Santi egualmente convengono nel sentimento loro .

Voi dunque credete , che il Signore nel veder un'Anima tutta immersa in bruttissime tentazioni , debba da lei allontanarsi ?   Riferisce S. Attanasio di S. Antonio , che una notte dopo essere stato lungamente tormentato , e fortemente tentato , da' Demonj , gli apparve Gesù Cristo in mezzo ad una gran luce , al quale egli disse , mandando dal petto un dolce sospiro : Dove stavi tu mio buon Gesù , quando io era sì maltrattato da' nemici ? e che il Signore rispose : Antonio , io sin dal principio del combattimento sono stato sempre qui presente osservando come ti portavi : e perché hai combattuto virilmente , sempre più ti ajuterò , e ti renderò famoso per tutto il Mondo .   Si legge nella vita di S. Caterina da Siena che venne un giorno soprammodo travagliata di bruttissimi pensieri e movimenti di senso sì violenti , e sì vivi , che , com'ella stessa racconta , teneva inceppata in quelli la fantasia l'intelletto , i sensi , il cuore , e tutto il corpo stava come abbruciando in quell'incendio d'inferno . Vero è che restavate di fuori la sola e nuda volontà , ma sommamente estenuata e quasi spirante , a guisa d'una piccola bambina , che sta sopra una pietra morendo di freddo , e come manadando gli ultimi aneliti . In questo misero stato durò ella lungo tempo . Alla fine però òe apparve il Signore , alla cui vista incontanente disparve ogni nebbia ; ed allora ella si lamentò con lui dolcemente ; dicendogli : Ah! Signore ov'eri tu nel tempo delle mie angustie ? ed il Signore le rispose : Io allora stava in mezzo al tuo cuore . Gesù mio , ripigliò ella , come potevi tu stare tra tante abbominevoli sozzure ? Dimmi , figlia , gustavi tu forse d'aver que' pensieri e movimenti brutti ? O Signore , non so che mi arrivava all'Anima ; e non so che cosa m'avrei eletta piuttosto che averli ! Or chi , soggiunse il Signore , avrebbe fatto , che tanto ti dispiacessero , se io non fossi stato teco ? ed allora sì , che la Santa tutta si consolò . Che dite , Anime tentate , a questi fatti ? Lo vedete , se Dio si ritira da chi si trova immerso nelle tentazioni anche più gravi ? Le tentazioni di questi erano certamente assai più gravi delle vostre .   Voi vi tenete per totalmente indegni d'accostarvi a Dio .  Si narra di S. Caterina di Bologna , che avendo ella una volta perduta ogni consolazione , e trovandosi di più combattuta da gravissime tentazioni di bestemmia , di sensualità e d'infedeltà , specialmente intorno alla presenza di Dio nel Sacramento , non avea animo d'accostarsi alla santa Comunione ; quando apparsole il Signore , le disse : Sappi , che se un'Anima oppressa da tentazioni si comunica , sopportando pazientemente le tempeste dello spirito io allora mi comunico a quella più volentieri , che se fosse ripiena di soavità e d'amore ; e subito si quietò . Ed a quest'altro fatto , che dite ? Sarete ancor fermo nel vostro primo sentimento ?   Voi giudicate , non esservi al vostro male altro rimedio , che la Confessione . Si racconta della B. M. di Chantal , ch'essendo vivuta per molto tempo aggravata da tali e tante orrende tentazioni che le paragonava al martirio ; pure dimandata come si portasse in quel tempo nelle sue Confessioni , rispose : che non avendo mai avuta chiara cognizione di aver acconsentito alle tentazioni , o mancato di sofferenze nelle sue pene interne , non se ne confessava mai : essendo che l'effetto , che in lei producevano le tentazioni e le pene , altro non era , che il solo patire . Quindi il modo , che tenea nel governarsi in esse , era di mirar sempre Dio , e lasciarlo fare , senza punto rimirar se stessa , nè esaminar curiosamente quello che in lei passava , e poi osservar esattamente le istruzioni avute dal suo Direttore . Vedete , se questa grand'Anima giudicava , che le Confessioni fossero l'unico rimedio a' suoi gran mali .   E notate qui tre cose : 1. Che le bastava per non confessarsene , il non conoscere chiaramente d'aver acconsentito alla tentazione . E pure dovea ben rimanerne sovente in dubbio : perché se fosse stata di ciò sicura ; non le sarebbe restato il patire , com'ella medesima attesta , che le restava .  2. Che non s'applicava a mirar se stessa : né ad esaminar quanto in lei passava , ma rivolgea lo sguardo in Dio , rimirandolo come Padre ; e quasi dicendogli : voi siete l'assoluto padrone di quest'Anima , volete che patisca , si faccia in essa la vostra volontà .   3. Che osservava esattamente le regole datale dal suo Direttore ; ed in questo mettea la sua sicurezza .   Qui dunque sta tutto il vostro male . Voi vorreste un lume chiaro che vi facesse conoscere con certezza di non aver acconsentito alla tentazione , e questo nel caso vostro non è possibile . Mirate unicamente  a voi , ed al modo , con cui vi portate ; e questo ad altro non serve , che a maggiormente confondervi ed avvilirvi . Vi regolate più da quello che sentite nel vostro interno , che da quello che vi dice il vostro P. Spirituale , e questa non può esser mai buona regola , perché proprio di questo stato è sentire il male , e non sentire il bene . Sicché il volere in questi casi creder piuttosto alla vostra fantasia , che al Sacerdote di Dio ; datovi da lui per nunzio del suo volere , è un voler vivere volontariamente ingannato ed inquieto . Questa soggezione vuole il Signore da voi .   Ecco il modo , che avete a tenere nelle vostre tentazioni . Tenete ferma e risoluta la volontà di non acconsentire al male ; che questa è quella , che guarda il Signore : e poi fate come facea quella santa Anima ; che così vi renderete il travaglio e men gravoso , e tutto meritorio (a) .

 

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(a) - Uomo , chiunque sei , non ti fidar giammai di te stesso , nè di altro uomo ; ma fida soltanto in Dio , poiché egli è onnipotente verace , e fedele nelle sue promesse , e perciò non lascerà di raffermarti nelle tue opere buone , e ti custodirà dallo spirito maligno. L'Edit. 

 

 

 

II. Confidenza nelle Aridità , e Desolazioni .

 

16. Le Aridità di spirito , e le Desolazioni , che con tanta loro pena sogliono patire le persone spirituali ( alle quali è unicamente diretta questa istruzione ) si distinguono dalle tentazioni in questo , che le tentazioni stimolano l'uomo a far del male , e le aridità almeno in apparenza lo ritirano dal far del bene .

Il vero però si è , che queste pure egualmente , che quelle , provengono da una cura particolare , che il Signore si prende delle Anime a lui più care , e dal desiderio , che ha di unirle strettamente a se .  Imperocché non potendosi per una parte fare questa stretta unione dell'Anima con Dio , se essa Anima non istacca il suo affetto da ogni cosa creata , per metterlo tutto in lui ; e dall'altra parte non potendo l'Anima  far da se questo totale staccamento , per la continua resistenza , che le fa l'amor proprio , tutto attento a cercare in ogni cosa la propria soddisfazione : da ciò ne avviene , che Dio ( conforme se ne dichiarò col B. Enrico Susone ) con una provvidenza mirabile , lo va egli stesso facendo a poco a poco , principiando dalle cose piccole , e di grado in grado ascendendo alle più sublimi , coll'ordine seguente , che ci vien acconciamente descritto nel suo Compendio della Perfezione dal P. Achille Gagliardi , gran maestro di spirito molto stimato da S. Carlo .

 

17. Comincia , dic'egli , il Signore dalle cose temporali ; come sono la sanità , la vita , gli onori , i comodi , i parenti , gli amici , e tutti gli altri beni della vita .

Poiché vedendo esso , che l'uomo s'affeziona a queste cose talmente , che viene a scordarsi di lui , di giorno in giorno va aspergendole di amarezze , per via d'infermità , di povertà , di avversità , di molestie , di discordie , di torti , di morti , e di tante altre motazioni , che ad ogni ora proviamo , di modo che non trovando più l'anima in queste cose , se non afflizioni e disturbi , di mano in mano ne va perdendo la stima e l'affetto sin a giungere ad abborrirle . Quindi aprendo gli occhi della mente , viene a conoscere che solamente in Dio si può trovar la vera contentezza . E però a lui rivolgesi , e si mette nella pratica delle cose spirituali , che sono il mezzo proprio , per arrivare alla divina unione .

 

18. Fatto che si è questo primo passo nella vita spirituale , il Signore per affezionar la persona agli esercizj di divozione , da principio mette in essi de' gusti di gran lunga migliori di que' che si trovano nelle cose temporali ; come tenerezze , lagrime , e consolazioni di spirito , che ridondano nella parte sensi tiva del cuore , cagionano godimenti sensitivi , da' quali tirata l'Anima non solamente s'affeziona alle cose spirituali , ma vi si attacca di tal maniera , che non vorrebbe far altro che quelle , provando gran facilità e prontezza in vincersi , ed in are tutte le sue azioni , e parendole di farsi per questo mezzo de' meriti appresso Dio .

Ma s'inganna , mentre in questo anzi si diminuisce il merito , e s'impedisce da per se stessa il proprio profitto . Perocché quella facilità e prontezza , che prova nel vincersi , e nell'operare , non nascono dal puro amore di Dio e della virtù , com'è necessario per meritare ; ma provengono in gran parte dall'amor proprio , che con grande avidità si pasce di que' gusti o tenerezze . Il che apparisce chiaro da quel che siegue . Poiché vedendo Dio , che l'Anima si lascia rubare dall'amor proprio il frutto delle sue operazioni , a poco a poco va togliendo da quelle ogni gesto sensibile , onde esso amor proprio si pascea . Quindi è , che quegli stessi esercizj di pietà non più sembrano facili e soavi come prima , ma amari e difficili , di modo che la persona non li può più praticare senza farsi gran forza , e però li fa mal volentieri ; e spesso ancora li lascia . Segno evidentissimo che tutta quella facilità e fervore , con cui prima li facea , non provenivano dal desiderio di dar con quello gusto a Dio , ma dal piacere , che in quelli provava .

 

19. Dopo i gusti già detti da Dio all'Anima de' lumi e buoni sentimenti , che sono senza paragone cose molte più alte , e subito producono in essa ottimo effetto , spingendolo ad unirsi a lui per via delle sole virtù .

Però se l'uomo qui si lascia trasportar dal suo naturale , suole abbracciar tali lumi con molta sua soddisfazione , ch'è un'occulta compiacenza di se in quelli : ond'è , che si pone a discorrere a lungo intorno ad essi adoperandovi le forze dell'intelletto e della volontà ; perchè gli par , che con ciò crescano molto , e si dilatino nel suo interno . Il che però non è vero poiché quell'aumento non è de' lumi divini , ma una pura riflessione dell'Anima , che per amor proprio : e per la compiacenza , che vi prova , li va nudrendo e dilatando quanto più può , e però gli pare d'aver gran lume ; e quindi gli nasce una certa persuasione di esser uomo di Dio , d'aver fatto profitto , e di esser passato molto avanti nelle virtù , ed insieme un certo disprezzo degli altri , che vede senza divozione , giudicandoli per persone vili , e tenendosi da più e migliore di loro . Ed ecco che la superbia viene ad alzar la testa dentro il suo cuore : onde ben spesso nascono gravissime illusioni , ed inganni . Per questo il Signore , affinché l'uomo ammaestrato de' proprj casi , si avvezzi a compatir gli altri , e a non riputarsi da più di quel ch'è , sottrae la mano , e così pian piano cessano i lumi e sentimenti divini , de' quali vedendosi l'uomo privo , gli sembra d'essere in tenebre , e di camminare affatto al bujo , non sapendo più quel che faccia , né dove vada ; se operi bene , o male ; se aggrandisca a Dio , o no : e se meriti , o pure demeriti . Ed ho , che afflizione ! Che cosa è questa ? Ma è Iddio , che vi leva quel bene , che vi aveva dato , affinché non vi generi del male .

 

20. Da tali lumi e sentimenti nascono nell'anima i desiderj delle virtù , che sono mezzi , ancor più prossimi per entrare nell'unione con Dio . Ma qui ancora trova l'amor proprio di che pascersi ; perché a' desiderj delle virtù ci aggiunge un'ansia e sollecitudine grande di voler consegnare le cose in un subito .

E Dio , il quale sa , che tutt'i movimenti dell'amor proprio ad altro non servono , che a mandar l'anima nel buon cammino , vi mette degl'impedimenti , sicché non possa conseguire quelle virtù , che vorrebbe , o con quella prestezza e modo che bramerebbe . Questi impedimenti però alle volte sono umani , come quando uno si sente molto tirato all'orazione , o al ritiramento ; e l'ubbidienza o la carità richieggono , che si lascino per un'altra opera distrattiva di servizio di Dio , o di bisogno del prossimo . Altre volte sono impedimenti meramente divini ; a cagione che Dio non concorre a secondar le pretenzioni dell'Anima , perché mosse dall'amor proprio : come chiaramente apparisce dall'afflizione , che l'Anima stessa prova in tali occasioni : non potendo quella pena , che offre in lasciare il ritiramento , provenire dal timore di non contentar Iddio , mentre dalla carità , o dall'ubbidienza vien accertata , che Dio allora vuol da lei quell'altro esercizio distrattivo . E però è d'uopo concludere , che provenga dall'amor proprio , per vedersi impedita la propria soddisfazione .

 

21. Se l'Anima si porta come dee nelle aridità fin ora accennate , cioè sottomettendosi a Dio , e lasciandogli far sopra di se quanto gli piace ; va senza avvedersene facendo de' gran progressi nelle sode virtù , finché con l'abito , che avrà acquistato di domandar la carne , e le proprie passioni , giunse allo stato di tener soggetta la parte inferiore alla superiore , ch'è uno stato di quiete , e quello , al quale il Signore ha preteso di portarla per via di tante pene , per cui l'ha fatto passare .

Ma l'amor proprio neppur qui dopo tante sferzate vuol darsi per vinto : perchép qui ancora trova egli onde pasciersi , ch'è d'una gran compiacenza di vedersi come in uno stato angelico : onde sol nascere una certa presunzione di esser molto avanti in virtù e merito di non esser più soggetto a' peccati . E però la divina Bontà , per chiuder il passo ad una tal superbia , che la potrebbe condurre al precipizio , permette , che se le suscitino un'altra volta delle gravi tentazioni contra la fede , contro la purità , ed altre maggiori ancora di quelle , che pativa nel principio della sua conversione , accompagnate da rappresentazioni bruttissime , e da una grande inclinazione al male , non mai intesa per lo passato . Il che la riempie d'afflizione , e di cruccio indicibile , parendole che torna indietro , e che sta in malissimo stato .  Il Signore però non contento di questo , per tenerlo più lontana da ogni compiacenza e presunzione di se , dopo d'aver così commossa la parte inferiore , passa a debilitar la superiore : onde la povera Anima non solo si trova destituta di lumi , di sentimenti , d'affetti , di desiderj , e di tutta quella facilità , e prontezza , che aveva una volta al bene ; ma arriva fin a sentirci della ripugnanza ed abborrimento , e talvolta ancora una quasi impotenza di farlo ; di modo , che dove prima combattea con gran vigore , ora le pare di esser senza forza ; ogni paglia le sembra una trave , e che ad ogni passo sia per cadere . Quindi altro in se più non rimira , che oscurità , tenebre , difficoltà , aridità , debolezze , freddezze , tedj , e pusillanimità , e timori ; e vedendo , che non ha commozione nell'orazione , né divozioni negli esercizj di pietà ; che nulla le giova , che le sue lagrime , e le sue preghiere non sono esaudite , e che ogni giorno va di male in peggio : si considera come un'Anima già abbandonata , e divenuta soggetto dell'abominio di Dio ; tantoché non ha più animo di comparirgli davanti , né di far più cose di suo servizio , parendole tutto buttato . E però colla mente ingombrata da tali bruttissime rappresentazioni , altro non fa , che rivolger tra se funesti pensieri di diffidenza , di riprovazione , e di disperazione , senza trovar quiete in cosa alcuna .   S. Teresa attesta di se , che fu posta da Dio in tale stato , che per due anni continui vi patì aridità sì tormentose , e tenebre sì dense , accompagnate da tentazioni e travagli sì gravi , che mette orrore in udirli . Dice dunque , che le parea , che non si fosse mai ricordata di Dio , e che il Signore non si avesse a ricordar mai di lei , e che le grazie godute per l'addietro fossero state un capriccio , ed un sogno e solo se le rappresentavano i suoi peccati per accrescimento di dolore , ed il Signore giustamente sdegnato , che le avesse voltato le spalle , e tenesse le mani pieni di gastighi e di pene , per distruggerla : che il Demonio le suggeriva , esser ella già separata da Dio , e riprovata , e mille altri spropositi , che le cagionavano al cuore grandi angustie e pene di morte , che sebbene facea l'orazione mentale , non poteva attuarvisi in verun modo ; e vi provava tanta ripugnanza , che in quell'ora sarebbe stata più volentieri nell'Inferno ; che se volea ajutarsi col recitar preci e divozioni , erale come se nulla dicesse , nè punto intendea quel che dicesse : e che finalmente in niuna cosa trovava sollievo : che la solitudine l'era di tormento , la convesione di noja ; non potea soffrire , che alcuno le parlasse , ed ogni cosa l'era di afflizione e tormento .

 

22. Questo stato , in cui trovasi qui l'Anima , vonvien dirla , è uno stato compassionevole , perché penosissimo : ma nel tempo stesso è uno stato invidiabile , perché fruttuosissimo : la prima di queste due verità l'Anima desolata pur troppo la crede : perché la pruova : ma in verun conto non si sa persuadere della seconda , perchè nonl'intende . Si metta perciò la cosa nel suo prospetto con tre avvertenze , le quali ben intese , le possono esser di molto sollievo .   Avvertasi dunque : 1. che tutta l'afflizione , che la persona prova in questo stato , nasce da un eccessivo timore , che ha d'aver perduta la grazia di Dio , o di non poter durare lungamente in essa : ch'è il punto più importante , ed il pensiero , che più d'ogni altro suol affliggere i servi del Signore , portati però violentemente dalla natura a volgersi in ogni canto per assicurarsi di questo .

E lo sogliono talvolta dire : se io fossi sicuro di non offender Dio , di tutto il resto non me ne curerei . Però è necessario di scoprire gli occulti ed ammirabili misterj , che stanno qui nascosti .   E' vero , che il cercar la sicurezza di non stare in peccato è troppo connaturale a chi ama Dio ; ma è anche vero , che l'averla gli sarebbe di gran contento , e di sua gran soddisfazione : e questo appunto è quello , che il Signore non vuole in essi ; perché sa , che ogni propria soddisfazione quantunque minima , ritarda sempre l'Anima dall'arrivare alla perfetta unione , alla quale ei intende condurla . E di quà proviene tutta la pena , cioè del contrasto delle due volontà ; dell'Anima , che vorrebbe quella a se tanto conveniente soddisfazione di sapere , che sta in grazia del suo Signore : e di Dio , che non vuol dargliela , ma vuol , che soffra la pena , che indi nasce , affinché con tal pentimento si faccia merito per poter arrivare al sommo dei godimenti , qual è quel , che provasi nella divina unione .

 

23. Avvertasi 2. che que' gran timori , che tanto affliggono l'Anima , per parerle d'esser piena di peccati , d'aver perdute le virtù , di non fare alcun atto buono e virtuoso , e quindi quel credere di non aver più Dio con se ; questi sono tutti inganni del Demonio , ed illusioni della propria appressione : perchè la cosa non possa veramente così , come pare a lei : e se vorrà aprir bene gli occhi , e meglio esaminarsi , troverà tutto il contrario .

E quanto all'esser piena di peccati , troverà che que' cattivi movimenti , che sente nell'interno , altro non sono , che commozioni della parte inferiore , e mere suggestioni e tentazioni del nemico senza colpa , delle quali pativa l'istesso S. Paolo . Perché consistendo la colpa nella volontà , in rifletterci attentamente , conoscerà quanto la sua volontà sia lontana dal commetterla , da che tutto il suo affanno è appunto per questo , cioè per la gran volontà , che ha di non acconsentire al peccato . Ed in verità quante volte sarà avvenuto , che nel tempo di quelle grandi agitazioni le parea di esser già caduta , e poi passata quella tempesta , conobbe chiaramente , che non v'era stato niente di male ? Or perché questo non le serve di regola per giudicare quando le tornano a venire simili tentazioni ?   Quanto poi alle virtù , troverà , che il massiccio di esse lo tiene . Poiché se uno le dimandasse , se in tanti tedj , oscurità , e ribellioni volesse lasciare d'amare il suo prossimo : non sia mai direbbe subito .Se vuol confermarsi al divino volere ; questo è tutto il mio desiderio risponderebbe . Ed il medesimo direbbe del desiderio d'emendarsi , e di esser perfetta , e tutta di Dio . Segno chiaro , che il sodo delle virtù non è in lei punto rilassato , ma si resta nel suo vigore , benché non lo senta sì chiaramente come prima .   E quanto agli atti buoni e virtuosi , gli esterni , come di temperanza , di pazienza , di carità verso il prossimo , di ricorrere a Dio ne' bisogni , e procurar d'adempiere , quanto può , le parti del suo ufizio ; questi già non lascia di praticarli a tempo suo . E gl'interni forse che non li pratica ad ogni ora ? chi è , che la tiene dal non cadere in tante , e sì gravi tentazioni , che patisce , se non gli sforzi , che fa per trattenere la sua volontà , acciò non si pieghi al male , e per mantenerla affezionata al bene quanto più può ? Questi son pur atti interni , buoni e virtuosi , quantunque Iddio li tenga nascosti alla di lei vista per suo maggior bene , qual ella ora non conosce , ma lo conoscerà in altro tempo . Il che potrà anche meglio vedere , se vorrà confrontare il suo stato con quello di chi senti i medesimi tedj , ed oscurità , per colpa della sua negligenza . Poichè questi perde affatto gli atti di virtù , e i desiderj della perfezione ; e se pur ne sente , sono del tutto inefficaci nell'opera ; e così lasciando molto bene , che prima facea , va chiaramente peggiorando con gran pericolo della propria rovina . Laddove di se trova tutto il contrario . Ma se pur fo qualche buon atto , dice , sono sì languidi e sì tenui , che non vagliono a nulla . Ed io dico , che saranno di maggior valore di quei , che avrete fatti altre volte con tutto vigore e calore . Non sapete voi , che vale più un : Signore ti ringrazio ; Signore , non ti voglio offendere in tempo di aridità e di tentazioni , che mille ringraziamenti , e mille propositi , fervorosi ed ardenti , che si fanno , quando uno si trova tutto illuminato ed investito dalla grazia consolatrice ? Sicchè gli atti della virtù il pratica ella bene , ma non se ne accorge , e perciò le pare di non farli . E qui è dove sta tutto l'inganno , e l'origine dei suoi tanti patimenti , e dov'è necessario soprattutto avvertire .

 

24. Avvertasi dunque 3.  che ne' nostri atti interni e spirituali vi è l'atto diretto , e l'atto riflesso . Il diretto è quell'azione , che si fa intorno al suo oggetto ; come per esempio il veder patire , amare , non consentire al peccato , e simili . Il riflesso è l'avvertire uno e conoscere che fa quell'atto di voler patire , amare , e non consentire al peccato ; e sentirsi per questo forte e vittorioso della tentazione con gran quiete della volontà .

Di questi due il primo è il puro atto della virtù , il secondo è il frutto , che da esso ridonda in noi , ed il godimento di essa virtù . Ed è cosa chiara , che l'atto v. g. di temperanza non consiste in sentirlo , in goderne , in pensarvi , in provarne soddisfazione , ma in volerlo ed in farlo . Or essendo che l'uomo da se , per quanto si sforzi senza il concorso di Dio non può fare un atto buono ; nel caso nostro accade , che il Signore pone il suo concorso al primo atto , e così facciamo gli atti di virtù , ma lo sottrae al secondo ; cioè a quella cognizione e soddisfazione d'averlo fatto ; ed allora vengono queste a mancarci , ed invece della cognizione entrano le tenebre , e l'aridità in luogo della soddisfazione . E perciò ancorché si facciano gli atti di virtù , per cagion d'esempio , un atto di Fede , ci pare di non averlo fatto , perché non conosciamo , né sentiamo d'averlo fatto .   Si noti bene quest'ultima avvertenza , ch'è di somma importanza ; perché tutto l'inganno di questa , ed in molte altre simili materie nasce per non distinguere il fare e l'avere dal conoscer ed avvertire di fare e di avere .   Tre cose sono qui pure da osservarsi .  I. Ch'essendo certo , che il conoscere d'aver fatto l'atto buono interno niente aggiunge all'atto di virtù ; ma è solo una nostra soddisfazione , la quale non serve ad altro , che a pascere il nostro amor proprio e a diminuirsi l'amor di Dio : impedendo il Signore tal soddisfazione col non prestarvi il suo divino concorso ; non ci fa male alcuno , ma , piuttosto ci fa un gran bene . Perché così i nostri atti virtuosi restano del tutto purificati , e le Anime nostre divengano meritevoli di maggiori grazie , e di maggior unione con S. D. M. ch'è quello che egli pretende con mandarci le aridità suddette , come se ne dichiarò apertamente con un'Anima santa , dicendole : Io m'occupo , e m'applico più intorno all'approfittamento de' miei servi , che alla loro consolazione ed allegrezza . Più mi preme , il perfezionarli , che il consolarli : e per tal causa mando loro delle tentazioni e dei travagli .   II. Da ciò può l'Anima ben vedere quanto sia vano il timore , che nel tempo della desolazione Iddio si sia allontanato da lei . Tanto più che in più luoghi delle sacre carte ei si protesta , che anzi allora più che mai ci stava vicino , più amorosamente ci assiste , è più graziosamente ci protegge ; sebbene non sentiamo la consolazione della sua grazia ; e non troviamo la sua amata presenza : Cum ipso sum in tribulatione , Protector in tempore tribulationis . Adjutor in tribulationis . Juxta est Dominus in his , qui tribulato sunt corde , et humiles spiritu salvabit .   E di fatti ben ha comprovato l'evento , che quelle orrende tentazioni , che con tanta sua pena , come di sopra si è riferito , S. Teresa patì , non le vennero certamente , per allontanarla da Dio ma per più avvicinarla , e per raffinarla maggiormente nelle virtù , e disporre il suo spirito a ricevere quelle grazie supreme , e quelle intelligenze sublimi , che poi ricevé . Vedete se lo stato primiero di questa gloriosa Santa , che allora era in apparenza tanto miserabili , non era in se stesso più degno d'invidia , che di compassione ? Chi non avrebbe desiderato d'averle , se avesse saputo , che dovevano apportarle un giorno tanto bene ? Ma io vi aggiungo di più , che non solo era invidiabile per lo gran bene , che avea da portarle dopo ; ma per quel medesimo , che le portava allora .   Chiedendo consiglio per lalettera a S. Gio. della Croce un'Anima desolata , lontana dal suo Direttore , la quale temeva e s'affliggea del suo stato , il Santo così le rispose : Non vi siete mai trovata in migliore stato del presente : poiché non siete mai stata tanto umiliata e soggetta : non avete mai fatto sì poco conto di voi , e delle cose del mondo ; non vi siete mai riconosciuta così cattiva , e Dio così buono ; non avete mai servito il Signore con tanta purità , e senza proprio interesse : e finalmente non siete mai stata sì lontana dal far la propria volontà , e dal cercare voi stessa , come ora . Cosa dunque volete ? Qual modo di camminare v'andate fingendo ? Pensate forse , che il servire Dio sia altra cosa , che l'astenersi dal male con osservare i Divini Comandamenti , ed attendere , per quanto le forze s'estendono , al suo santo amore ? Mentre vi è questo , che fa bisogno d'apprender altro , e voler altri lumi ?   III. Le tre avvertenze già dette ben penetrate e comprese da molte Anime grandi ed illuminate , fecero loro tanta forza , che non solo non si mostrano afflitte nel mancar loro le supreme consolazioni : ma s'indussero di più a rinunziarle per sempre a Dio ; a fine di servirlo gratis , o per lo solo suo merito . Come fecero fra le altre S. M. Madd. de Pazzi , e quel Monaco riferito da Taulero , come si è detto di sopra .

 

25. Ma perché di queste Anime generose e disinteressate poche se ne trovano , e la maggior parte , tuttoché in speculativa restino persuase di tali verità , quando poi si trovano sopraffatte dalla tentazione , siscordano di que' veri e chiari lumi , che una volta ebbero : perciò si assegnano alcuni mezzi , acciò sappiano come possan portarsi con merito , e senza danno in tali occorrenze .

Ma prima di tutto convien premettere tre principj , da' quali dipende il modo di regolarsi in tutta questa materia : i quali perciò è necessario , che si fissino ben nella mente , per averli sempre alle mani nelle occorrenze .   I. Il meritare , ed il camminare a Dio non sta ne' lumi , e negli affetti , ne' desiderj , e molto meno ne' gusti e nelle tenerezze sensibili . E però non si ha da fare gran fondamento in queste cose , ma stimarle come cose basse , puerili , e di poco momento , o si abbiano , o non si abbiano . Quello , di cui si dee far tutto il conto , è il separare la sua volontà ed il suo affetto da ogni cosa creata .  II. Venendo tali cose a mancare , quando non se l'è data occasione avvertitamente , la vera origine di tal mancanza è la Divina Provvidenza : la quale dopo averle date all'Anima , per tirarla dolcemente a se , passato qualche tempo , gliele toglie : affinché ella non ponga , come spesso accade , molto del suo affetto in esse : ma lo riponga tutto in lui , e così se ne disponga alla perfetta unione .   III. Due sole cose fanno qui tutta la guerra ; cioè la propria soddisfazione , e la propria stima . L'uomo , per molto dabbene che sia , queste sempre cerca in ogni sua azione , portato violentemente a ciò dal proprio naturale . Iddio , che ama il di lui vero bene , e vede quanto queste gli nuocciano , attende ad impedirgliele . E quindi tutte le tempeste e le tante afflizioni dell'Anima , per vedersi impedita di conseguir quel che tanto brama . Rinunzii da vero l'uomo a queste due cose , e saran finiti i travagli . Ciò supposto , ecco i mezzi , che assegna l'istesso P. Gagliardi .

 

26. Il primo mezzo è sentir di se bassamente , a cagione del suo niente e de' suoi peccati , e di tal maniera , che si reputi indegno d'ogni consolazione e di qualunque grazia di Dio , e degno di ogni gastigo e travaglio , facendone spesso degli atti .

Da questo ne seguirà , che non molto s'affliggerà per non aver consolazioni , o per aver dei travagli ; come non molto uno s'affligge , quando non ha un bene , che sa di non meritare , o quando ha un male , che sa di meritare .  S. Teresa quando abbondava di consolazione , si rivoltava a Dio , e gli diceva : o Signore , come ponete le vostre grazie in un vaso sì immondo ? così presto voi vi siete scordato dei miei peccati ?   S. Cat. da Siena , come altrove si è riferito , trovandosi molestata da bruttissime tentazioni , e grandi aridità , si animava e si confortava , con dir a se stessa : Vilissima peccatrice , quando anche tu dovessi soffrir queste tenebre e questi tormenti per tutta la tua vita , non dovresti contentarte , per fuggir l'eterno supplicio ?

 

27. Secondo mezzo . Quando vengono lumi , sentimenti , ed affetti , non mai reputarli come premj del proprio merito , ma riconoscerli sempre con gran sommissione , come doni di Dio gratuiti , e servirsene unicamente per lo fine , per cui dati gli vengono , ch'è per stabilirsi e per crescere nelle vere e sode virtù .

Perciò non fermarsi in essi con compiacenza e soddisfazione , ma da questi passare all'amore della virtù , e della gloria di Dio , procurando , e trattando di fare ogni propria azione puramente per lui .   Da questo ne seguirà , che Dio benedetto trovando l'Anima per tale desiderio , e purità d'intenzione ben disposta , le accrescerà i lumi , e le darà sentimenti migliori e più sodi ( quantunque non di tanto suo gusto e genio ) , e la condurrà per la via diritta alla perfezione .   Se vi fu al Mondo persona , che tanto partecipasse de' lumi sublimi di Dio , e delle sue inesplicabili consolazioni , fu ceretamente il grande Apostolo S. Paolo ; ma egli era tanto lontano dal rimirarle come cose sue proprie , da fondarsi sopra di esse , e dal prenderne vana compiacenza , che all'opposto si protestava , che solamente trovava da compiacersi nelle sue debolezze ed infermità spirituali . Parlò veramente , scrivendo a' Corintj , di simili doni di Dio ; ma ne parlò come in terza persona , ne parlò perché lo richiedea necessariamente il suo ministero , ne parlò senza ostentazione e sua vanagloria , e conchiuse in fine : Pro me nihil gloriabor , nisi in infirmitatibus meis . E per questo poi il Signore lo favorì in appresso di maggiori lumi e consolazioni spirituali .

 

28. Terzo mezzo .  E quanto a' desiderj delle virtù e della gloria di Dio , questi pure dee l'uomo ricevere come doni di Dio , e procurare di usar diligenza ed ogni mezzo per giungere alla perfezione , alla quale lo spingono .

Non si ha però da appoggiar molto su tali diligenze ( perché qui pure potrebbe entrare l'amor proprio con la compiacenza e stima propria ) ; ma aver una certa fiducia , che chi gli ha dato il desiderio , gliene darà parimente l'adempimento quando e come a lui piacerà . E poi quando nascono impedimenti , pensi che la sua divina Bontà per suoi giusti fini non si compiace di adempire allora il suo desiderio : e però si protesti di non volere né virtù , né altra qualunque cosa , se non come e quando vuole il Signore , rinunziando affatto a tutto il resto .   Da questo ne seguirà , che resti il desiderio  maggiore anche di prima : non però con quella pena umana , che affligge e perturba l'Anima perché mossa dall'amor proprio : ma con una pena divina , che necessariamente va annessa al desiderio di cosa , che non si ha ; ed è pena tale , che sta insieme con una mirabile contentezza e rassegnazione , della quale il Signore sommamente compiacesi per vedere un'Anima , che pospone volentieri l'adempimento del suo desiderio all'adempimento del suo divino volere .  Un grand'esempio ci diedero in questo S. M. Maddalena de' Pazzi , e S. Vincenzo de Paoli . Se la vita della prima , come si è riferito in molti diversi luoghi del Diario , fu una continua e ardente brama della propria perfezione , fu anche da lei ben coltivata co' fatti ; ma sempre con tal rispetto all'ubbidienza ed alla carità , che alla semplice voce di esse lasciava prontamente addietro ogni proprio avanzamento ; e con tale subordinazione al divino beneplacito , che si protestò di voler piuttosto restare affatto priva di perfezione , che averla senza il volere di Dio .  Il secondo poi , conforme si narra in molte parti dello stesso Diario , ed in tant'altre della sua vita , come avesse pieno il cuore di desiderj della gloria di Dio ben lo manifestano le tante opere grandi , che per tal fine effettuò . Le quali però quanto era tardo ad intraprendere , se prima non s'accertava del divino volere ; altrettanto era forte in proseguirle dopo d'averlo conosciuto : e sempre appoggiato all'assistenza del Signore , più che alle proprie forze e diligenze : Ond'è , che amendue fossero da Dio largamente premiati con una totale e pacifica rassegnazione per ogni qualunque esito avessero le loro operazioni .

 

29. Quarto mezzo .  Quando poi gli verranno tentazioni gravi e violente con propensione al male , ed ancor con tedj , e con ripugnanze , e fin con impotenza di fare il bene ( che sono le aridità più penose ) ; oltre di ciò che si è detto delle tentazioni , tre cose dee uno qui procurar di fare .

I. Non apprenderle , troppo fissamente , considerandole , che in realtà non son tali , come si è veduto sopra nelle tre avvertenze ; e che questo non serve ad altro , che ad accrescerle e moltiplicarle .   II. Quando l'Anima stia forte nella tentazione , e non sappia d'averci data occasione , non usar molto studio per procurar di levarsela , perché venendo ella da Dio , non ci rimedia , e si raddoppia il fastidio . E però quel che ha da fare si è procurar di divertir la mente ed il cuore in altre cose , e poi rimettersi al santo volere di Dio .   III. Non trattenersi a cercare come , donde vengano , e come siasi portato in esse : perché in quel turbamento di cose non si può trovar la verità . E se il nemico , come suole , gli suggerirà , che vengono da qualche suo difetto , a fine di tener così l'Anima disturbata ed afflitta ; per liberarsi da questa nocevolissima tentazione , si ecciti a pentimento di tutto il difetto , che vi potesse essere per colpa tua , per non pensarci più , rimettendosi in tutto alla divina pietà . Questo veramente è difficile a farsi ; ma è il meglio , che in tali casi si possa fare .   Ecco come si portava in simili occasioni la B. M. di Chantal , conforme ella medesima l'attestò scrivendone al Direttore : Padre mio , gli diceva , io mi trovo oppressa da tentazioni orrende e da estreme afflizioni di spirito : né in altro trovo rimedio e sollievo , fuorché in fissare un semplice sguardo in Dio , rimessa semplicemente alla di lui mercé . E sebbene non sento più quella totale rassegnazione , quella dolce confidenza , e quell'abborrimento al male , che sentiva prima : anzi non posso neppur farne degli atti : mi pare però , che con quel semplice sguardo queste stesse virtù divengono più che mai sode e ferme . Perché quando mi do a credere di fortificar l'Anima mia con discorsi , con riflessioni , con rassegnazioni , con abborrimenti , e con altri simili atti ; allora mi espongo a nuove tentazioni e travagli . Laddove quanto più tengo  lo spirito mio fermo in quel semplice sguardo , non sento tante agitazioni , e tante angustie .

 

30. Si dirà : Tutte quelle ricerche provengono dalla premura che ho d'assicurarmi in che stato mi trovo , se in grazia , o in disgrazia di Dio .

Si potrebbe rispondere , che in farle voi siete degno bensì di compassione , ma non di scusa : atteso che quanto la natura vi spinge a questo , altrettanto l'esperienza vi fa vedere , che questo , nello stato in cui siete , non è possibile : perché , come sopra si è detto , il Signore presentemente per vostro bene vi trattiene nello stato del patire , e perciò quanto durerà un tale stato , non vuol farvi trovare la sicurezza , che tanto bramate ; la quale siccome v'apporterebbe sollievo , così vi sarebbe di danno . Or no , non è travaglio inutile il cercare quel che non si può ottenere ? Tuttavia però se volete questa sicurezza , pur la potrete avere : non già per via di chiaro conoscimento , ch'è quel che vorreste voi , e non vuole Dio ; ma per via di un puro ed irrevocabile abbandonamento di tutto voi e di tutte le cose vostre nelle mani di lui , accompagnato da una forte e ferma risoluzione di non mai acconsentire avvertitamente ad alcun peccato né grande , né piccolo ( cioè né mortale , né veniale ) . Quando l'Anima veda in se tal risoluzione e tal abbandonamento ; tenga per certo , che sta in buono stato : perché questa , al dir di S. Francesco Sales , come si è riferito e comprovato con varj esempj nel Diario , e la maggior sicurezza , che possiamo aver in questo Mondo di esser in grazia di Dio : e non occorre cercarlo altronde , ch'è tutto indarno .   Padre , questo abbandonamento nelle mani di Dio io lo fo ; ma ritornando la tentazione , subito torna il timore di cadere , e mi pare di star sull'orlo della caduta . Questa forte risoluzione di non fare alcun peccato io la tengo ferma nel cuore , e spesso ancor la rinnovo ; ma mi sembra così debole , ch'è come non l'avessi , e non la facessi ; soprattutto alle volte mi trovo sì estenuato di forze , e che se mi venisse l'occasione , mi pare , che cadrei senz'altro . Con tutto l'abbandonamento , nel ritorno della tentazione io temo .   Ma una volta che vi siete abbandonato da vero in Dio , voi dovete tenervi per certo tutta la di lui assistenza , e perché egli è vostro Padre , e perché vi ama più che non vi amate voi medesimo : e perché l'ha promesso , e non può mancar di parola , e perché in oltre si trova anche a ciò impegnato da quel medesimo vostro abbandonamento in lui : essendo questo , al dir di S. Vincenzo de Paoli , un atto , da cui il Signore si trova sommamente onorato e glorificato . Or con tutta questa certezza , che avete con voi nella tentazione tutta l'assistenza di Dio , perché temete voi ? Si è mai trovato un soldato forte , che avendo in suo ajuto il proprio Padre ancor  più valoroso di lui tema nella zuffa con un altro molto men forte di se ? anzi questi tali sogliono andare in cerca di simili incontri . E voi temete ? Sapete donde nasce il vostro timore ? dal confidare voi molto nelle vostre forze , e poco nel divino soccorso . Dal che avviene , che come ne' bisogni urgenti si suole l'uomo attaccare a que' rimedj , che stima più efficaci , voi nel tempo della tentazione più v'appoggiate sull'uso delle proprie forze , che ad implorare il divino soccorso . Ma perché le umane forze tanto vagliono , quanto vengono da Dio avvalorate , e Dio non le avvalora , che a misura della vostra confidenza in lui ; essendo poca la confidenza , che voi avete in Dio , ancor poco sarà il valore delle vostre forze : e però trovandovi nel tempo della battaglia con forze molto tenui , temete di cadere . In fatti vedete voi come S. Teresa , e S. Rosa di Lima , perché , conforme altrove si è riferito , temeano molto de Demonj e delle larve notturne , finché si guidarono colle forze loro naturali , non poteano per lo timore , neppur andar sole da un luogo all'altro : ma quando giunsero ad accertarsi della continua assistenza che seco avean di Dio , da allora in poi non ebbero più alcun timore , di modo che correvano a sfidare i nemici tra le più folte tenebre .   La risoluzione di mai non consentire al peccato , io l'ho , e spesso la rinnovo , dite voi , ma mi sembra così debole , e fiacca , ch'è come se non l'avessi e non la facessi . Ma se è tanto debole , come a voi pare , come dunque resistete a quelle fortissime tentazioni che patite ? Un soldato debole , e quasi cascante per la fiacchezza non può certamente resistere ad un fortissimo guerriero . Il difetto adunque non è , che la vostra risoluzione non sia forte ; ma perché voi non la sentite , vorreste la sua fortezza . E questo è il gran male , che volete giudicare delle cose , non come sono in se stesse , ma secondo il sentimento , che a voi n'arriva . Fate voi questa risoluzione nel miglior modo , che potete ; e poi lasciate , che l'esamini Dio , il quale ben vede , ch'ella procede dal fondo del cuore , benché a voi non paja così . E ricordatevi di quel che si è detto sopra , che pesa più sulle bilance del Signore un tenue proposito di non peccare in tempo d'aridità , che mille altri fatti con gran fervore tra le consolazioni dello spirito . Chi avrebbe creduto , che dovesse esser considerata da Dio la resistenza , che faceva a quelle gagliarde tentazioni S. Caterina da Siena , la quale pareva ad essa , che appena fosse pendente da un tenuissimo filo di volontà quasi spirante ? E pure il medesimo Signore la stava mirando con suo sommo gradimento e piacere .  Soprattutto mi trovo talvolta sì fiacco , che se mi venisse l'occasione , mi pare che senz'altro io cadrei . Se aveste una vera , o ferma confidenza in Dio non sarebbe così . S. Francesco di Sales fu una volta assalito da una passione , che molto lo molestava , e ne scrisse così alla B. M. di Chantal .  Io son molto sollecitato , e mi pare , che non ho forze per resistere , e che se l'occasione fosse presente , cadrei . Ma quanto più mi sento debole , più la confidenza in Dio mi si accresce , restando assicurato , che in presenza degli oggetti io sarei investito da lui di tal forza e virtù , che divorerei i miei nemici come tanti agnellini . Ecco quello che fa in un'Anima ben risoluta ed abbandonata da vero in Dio , una vera e ferma confidenza nel suo Signore .  Fate dunque un intero abbandonamento di tutto voi , e di quanto avete e potrete avere nelle mani di Dio , con una generosa determinazione di lasciargli fare in voi , e sopra di voi quanto gli piacerà ; mantenendo intanto sempre ferma ed immobile la volontà di mai non consentire al peccato : e poi abbiate una piena fiducia , che non avverrà mai se non quel che sia di sua gloria , e di vostro vantaggio ; ed avrete in questo tutta la sicurezza di essere da lui gradito , ed in grazia sua . Come appunto l'assicurò il V. P. da Ponte , scrivendo ad un Anima desolata , dicendole : s'ella desidera da vero di dar gusto a Dio , e di far la divina volontà , stìa certa anzi certissima , che Dio vuole , che patisca questo travaglio ; e però si uniformi al volere di S. D. M. per tutto il tempo che ordinerà ; e creda certamente , che combattendo , come combatte , dà gusto a Dio , e merita molto .

 

31. Per restringere in breve quanto si è detto nel presente paragrafo .  Il fine di Dio nel mandar le Aridità alle persone spirituali è , per istaccarle dal troppo affetto alle cose create .

Le stacca dalle cose del Mondo con aspergerle di molte amarezze , e con questo le tira alle cose spirituali .  Per affezionarle maggiormente a queste , mette in esse da principio delle consolazioni sensibili . Ma perché tosto ad esse s'attaccano , a poco a poco le vascemando fin a toglierle quasi del tutto ; e di qua cominciano le aridità dello spirito .  In tanto va loro comunicando de' buoni lumi , pii sentimenti , affetti santi , e desiderj delle virtù . Ma essendo queste cose di maggior pregio delle passate , ed esse più inclinate alle proprie soddisfazioni , che alla gloria del loro Signore ; in vece d'avanzarsi con tali mezzi nella via dello spirito , qui si fermano : e non contente di godersi que' gusti , che in esse trovano , cavano in oltre da essi non poco di vanità , e propria stima ; anzi parendo loro di esser qualche gran cosa , e migliori degli altri , giungono a disprezzar gli altri , e si rovinano a simiglianza di Lucifero .   Quindi è , che la divina Bontà compatendo l'umana debolezza , per far loro conoscere e toccar con mano quel che sono in se stesse , e quel che possono senza di lui ; va di giorno in giorno ritirando da esse i suoi doni : onde viene a debilitarsi loro la parte superiore , ed a ribellarsele contro la parte inferiore .   Quindi le tenebre , i tedj , le ripugnanze , e le impotenze al bene da una parte ; e dall'altra tentazioni orrende , molestie continue , che quasi mettono la povera Anima sull'orlo della disperazione : sicché quella , che prima si credeva un gigante di valore , ed il terror de' nemici , si vede ben presto divenuta un pigmeo vilissimo , senza forze , senz'animo , a nulla atto , e soggetto a cadere agli urti di una formica .  E qui poi le afflizioni , i terrori , gli avvilimenti , gli abbattimenti , i timori insanabili di esser caduta , o di dover presto cadere : parendole di non far gli atti necessarj di resistenza , d'abborrimento , o altro che si ricerca in tali rincontri .   E qui è il grande inganno . Non è che non li faccia , ma solo , che non conosce di farli : che sono due cose ben diverse , che la persona non distingue , ed è necessario , e le sarebbe di gran giovamento il distinguerle .  Perocché il far un atto v. g. di Fede è il vero atto di virtù ; ed il conoscere d'averlo fatto è un altro atto , che nulla di bene aggiunge al primo , ma soltanto porta a noi della consolazione ; la quale però ci diminuisce il merito di esso , ed alle volte cel toglie in tutto con farci invanire di noi medesimi . Or bene ci accade talvolta di fare il primo , e di non fare il secondo ; perché non potendo noi da noi far verun atto senza il concorso di Dio , egli , che ama più il nostro profitto che la nostra consolazione , concorre al primo , e non concorre al secondo . Quindi avviene , che sebbene facciamo l'atto di virtù , non conosciamo però d'averlo fatto ; e così ci pare di non averlo fatto .   Tutto bene . Ma intanto il non avere l'Anima desolata un tal conoscimento , l'è d'una gran pena ; perché non sa se abbia , o non abbia perduta la grazia di Dio ; e l'assicurarsi di non averla perduta le alleggerirebbe di molto le tante sue afflizioni .  Ma questa sicurezza è quella , che il Signore non vuol concederle , affinché così si mantenga più umile e combatta più virilmente , abbandonandosi nel resto interamente e totalmente al di lui volere ; e così venga a meritarsi la corona con più sicurezza e con più gloria  ( a ) .

LAUS  DEO .

 

 

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( a ) . Mio caro lettore , tu hai letto con riflessione il presente istruttivo Diario , ed hai studiato con attenzione questa dotta Appendice , ed avrai osservato a piè di diverse pagine alcuni miei piccoli avvertimenti analoghi alla materia di cui trattavasi .  Ora ti presento l'ultimo avvertimento ( preso dalla Bibbia ) , cioè fuggi ogni occasione di peccare , evita ogni pericolo di peccare , e fatti un'abitudine di pensare ai tuoi novissimi ; e poi vivi certissimo di non peccare .  L'Edit.

 

 

 

 


 

Fonte : DIARIO SPIRITUALE , di autore anonimo , Tipografia Paci , Napoli , 1843 .