LA MADONNA DI
POMPEI
Vergine del S.
Rosario
LA
STORIA DELLA MADONNA DEL ROSARIO VENERATA A POMPEI
di Antonio Borrelli
La Madonna del Rosario ha un culto molto antico, risale
all’epoca dell’istituzione dei domenicani (XII secolo), i quali ne furono i
maggiori propagatori. La devozione della recita del rosario, chiamato anche
salterio, ebbe larga diffusione per la facilità con cui si poteva pregare; fu
chiamato il vangelo dei poveri, che in massima parte non sapevano leggere,
perché faceva in modo di poter pregare e nello stesso tempo meditare i misteri
cristiani senza la necessità di leggere su un testo.
Alla protezione della Vergine del S. Rosario, fu attribuita la vittoria della
flotta cristiana sui turchi musulmani, avvenuta a Lepanto nel 1571. A seguito di
ciò il papa s. Pio V (1504-1572), istituì dal 1572 la festa del Santo Rosario,
alla prima domenica di ottobre, che poi dal 1913 è stata spostata al 7 ottobre.
Il culto per il Santo Rosario ebbe un’ulteriore diffusione dopo le apparizioni
di Lourdes del 1858, dove la Vergine raccomandò la pratica di questa devozione.
La Madonna del Rosario, ebbe nei secoli una vasta gamma di raffigurazioni
artistiche, quadri, affreschi, statue, di solito seduta in trono con il Bambino
in braccio, in atto di mostrare o dare la corona del rosario; la più conosciuta
è quella in cui la corona viene data a Santa Caterina da Siena e a San Domenico
Guzman, inginocchiati ai lati del trono.
Ed è uno di questi quadri che ha dato vita alla devozione tutta mariana
di Pompei; a questo punto bisogna parlare dell’iniziatore di questo culto, il
beato Bartolo Longo.
L’avvocato Bartolo Longo nacque a Latiano (Brindisi) il 10 febbraio 1841, di
temperamento esuberante, da giovane si dedicò al ballo, alla scherma e alla
musica; intraprese gli studi superiori in forma privata a Lecce; dopo l’Unità
d’Italia, nel 1863, si iscrisse alla Facoltà di Giurisprudenza nell’Università
di Napoli.
Fu conquistato dallo spirito anticlericale che in quegli anni dominava
nell’Ateneo napoletano, al punto da partecipare a manifestazioni contro il clero
e il papa. Dubbioso sulla religione, si lasciò attrarre dallo spiritismo, allora
molto praticato a Napoli, fino a diventarne un celebrante dei riti.
In seguito, ebbe contatti con il dotto domenicano padre Radente, che con i suoi
consigli e la sua dottrina, lo ricondusse alla fede cattolica e alle pratiche
religiose.
Intanto il 12 dicembre 1864 si era laureato in Diritto, ritornò al paese natío e
prese a dedicarsi ad una vita piena di carità e opere assistenziali; rinunziò al
matrimonio, ricordando le parole del venerabile Emanuele Ribera redentorista:
“Il Signore vuole da te grandi cose, sei destinato a compiere un’alta missione”.
Superati gli indugi, abbandonò la professione di avvocato, facendo voto di
castità e ritornò a Napoli per dedicarsi in un campo più vasto alle opere di
beneficenza; qui incontrò il beato padre Ludovico da Casoria e la beata Caterina
Volpicelli, due figure eminenti della santità cattolica dell’800 napoletano, i
quali lo consigliarono e indirizzarono ad una santa amicizia con la contessa
Marianna De Fusco.
Da qui, il beato Bartolo Longo ebbe una svolta decisiva per la sua vita; divenne
compagno inseparabile nelle opere caritatevoli, della contessa che era vedova,
inoltre divenne istitutore dei suoi figli e amministratore dei beni. La loro
convivenza diede adito a parecchi pettegolezzi, pur avendo il beneplacito
dell’arcivescovo di Napoli cardinale Sanfelice; alla fine decisero di sposarsi
nell’aprile 1885, con il proposito però di vivere come buoni amici, in amore
fraterno, come avevano fatto fino allora.
La contessa De Fusco era proprietaria di terreni ed abitazioni nel territorio di
Pompei e Bartolo Longo come amministratore si recava spesso nella Valle; vedendo
l’ignoranza religiosa in cui vivevano i contadini sparsi nelle campagne, prese
ad insegnare loro il catechismo, a pregare e specialmente a recitare il rosario.
Una pia suora Maria Concetta de Litala, gli donò una vecchia tela raffigurante
la Madonna del Rosario, molto rovinata; restauratala alla meglio, Bartolo Longo
decise di portarla nella Valle di Pompei e lui stesso racconta, che nel tratto
finale, poggiò il quadro per trasportarlo, su un carro, che faceva la spola
dalla periferia della città alla campagna, trasportando letame, che allora
veniva usato come concime nei campi.
Il 13 febbraio 1876, il quadro venne esposto nella piccola chiesetta
parrocchiale, da quel giorno la Madonna elargì con abbondanza grazie e miracoli;
la folla di pellegrini e devoti aumentò a tal punto che si rendeva necessario
costruire una chiesa più grande.
Bartolo Longo su consiglio anche del vescovo di Nola, Formisano che era
l’Ordinario del luogo, iniziò il 9 maggio 1876 la costruzione del tempio che
terminò nel 1887. Il quadro della Madonna, dopo essere stato opportunamente
restaurato, venne sistemato su un trono splendido; l’immagine poi verrà anche
incoronata con un diadema d’oro, ornato da più di 700 pietre preziose, benedetto
da papa Leone XIII.
La costruzione venne finanziata da innumerevoli offerte di denaro, proveniente
dalle tante Associazioni del Rosario, sparse in tutta Italia, in breve divenne
centro di grande spiritualità come lo è tuttora, fu elevata al grado di
Santuario, centro del sacramento della confessione di milioni di fedeli, che si
accostano alla Santa Comunione tutto l’anno.
Il beato Bartolo Longo istituì per le opere sociali, un orfanotrofio femminile,
affidandone la cura alle suore Domenicane Figlie del Rosario di Pompei, da lui
fondate; ancora fondò l’Istituto dei Figli dei Carcerati in controtendenza alle
teorie di Lombroso, secondo cui i figli dei criminali sono per istinto destinati
a delinquere; chiamò a dirigerli i Fratelli delle Scuole Cristiane.
Fondò nel 1884 il periodico “Il Rosario e la Nuova Pompei” che ancora oggi si
stampa in centinaia di migliaia di copie, diffuse in tutto il mondo; la stampa
era affidata alla tipografia da lui fondata per dare un’avvenire ai suoi
orfanelli; altre opere annesse sono asili, scuole, ospizi per anziani, ospedale,
laboratori, casa del pellegrino.
Il santuario fu ampliato nel 1933-39, con la costruzione di un massiccio
campanile alto 80 metri, un poco isolato dal tempio, Nel 1893 Bartolo Longo
offrì a papa Leone XIII la proprietà del santuario con tutte le opere pompeiane,
qualche anno più tardi rinunziò anche all’amministrazione che il papa gli aveva
rimasto; l’interno è a croce latina, tutta lavorata in marmo, ori, mosaici
dorati, quadri ottocenteschi, con immensa cripta, il trono circondato da
colonne, sulla crociera vi è l’enorme cupola di 57 metri tutta affrescata.
Il fondatore, morì il 5 ottobre del 1926 e come da suo desiderio fu sepolto
nella cripta, in cui riposa anche la contessa De Fusco.
Aveva trovato una zona paludosa e malsana, a causa dello straripamento del
vicino fiume Sarno, abbandonata praticamente dal 1659. Alla sua morte lasciò una
città ripopolata, salubre, tutta ruotante attorno al Santuario e alle sue
numerose opere, a cui poi si affiancò il turismo per i ritrovati scavi della
città sepolta dall’eruzione del Vesuvio.
È sua l’iniziativa della supplica, da lui compilata, alla Madonna del Rosario di
Pompei che si recita solennemente e con gran concorso di fedeli, l’8 maggio e la
prima domenica di ottobre.
Bartolo Longo è stato beatificato il 26 ottobre 1980 da papa Giovanni Paolo II.
Il santuario è basilica pontificia e come Loreto è sede di un vescovo (prelatura)
con giurisdizione su Pompei.
STORIA DEL SANTO ROSARIO
Il Rosario ha quasi mille anni di storia. La
tradizione, fino a qualche tempo fa, ne attribuiva la nascita a San Domenico.
Oggi non c’è più tale certezza, anche se resta storicamente testimoniato che i
domenicani ne sono stati i maggiori zelatori e promotori. È nel secolo XII che
se ne intravede l’embrione, nel suggerimento dato ai monaci illetterati di
sostituire la recita dei 150 Salmi con altrettanti Pater o Ave. Tra le preghiere
ripetute, prevalse, diviso in tre cinquantine, il Rosario dell’Ave Maria (detto
così perché all’inizio non c’era la seconda parte, quella che inizia con Santa
Maria). nel secolo XIV il certosino Enrico di Kalcar propose la suddivisione in
15 decine, inserendo tra l’una e l’altra il Pater. Più tardi, nel 1613,
l’inserimento del Gloria avrebbe completato l’opera. Intanto, alla
contemplazione insita nelle preghiere vocali, si aggiunge quella meditativa,
poggiata sull’evocazione di momenti della vita di Cristo. È merito di un
certosino di Colonia, Domenico di Prussia, aver proposto l’aggiunta, all’Ave
Maria, di una clausola cristologica. Le clausole variavano ad ogni Ave Maria.
Questo “Rosario nuovo” si diffuse grazie alle confraternite del Rosario promosse
dal domenicano Alano de la Roche che, nel 1400, distinse le tre cinquantine in
rapporto a tre cicli meditativi incentrati sull’Incarnazione, la Passione e la
Gloria di Cristo e di Maria. È in quest’epoca il salterio mariano comincerà a
chiamarsi “Rosario della Beata Vergine Maria”. Un altro domenicano, Alberto da
Castello, legò le meditazioni dei “misteri” al Pater, considerando le clausole
come commenti ai 15 misteri prescelti. Era venuta così alla luce la figura
attuale del Rosario che, il Papa San Pio V, con la bolla Consueverunt romani
Pontifices del 1569, stabilì in forma ormai definitiva. Al Rosario, nel corso
dei secoli, il vissuto di fede ha attribuito sempre grande efficacia rispetto ai
pericoli che insidiano la vita. È rimasta particolarmente legata al Rosario la
vittoria delle armi cristiane su quelle turche a Lepanto nel 1571. Da quel caso
storico, molti interventi magisteriali hanno riproposto questa sua funzione
“militante”, ma vista sempre più in termini di milizia spirituale, fino a fare
del Rosario una preghiera privilegiata per la causa della pace. San Pio V, nella
bolla “Salvatoris Domini”, scritta a pochi mesi dalla vittoria di Lepanto,
attribuendo tale successo alla recita del Rosario, stabilì che ne venisse
celebrata perpetua memoria il giorno 7 ottobre.
I Romani Pontefici nel corso dei secoli hanno tenuto il Rosario in gran conto,
raccomandandolo costantemente all’attenzione e alla pratica del popolo
cristiano.
Il primo documento che riguarda la pia pratica del Rosario risale al 1478: è la
bolla Pastor aeterni promulgata da Papa Sisto IV (1471-1484) e destinata alla
Confraternita del Salterio in Colonia (Germania). Il Pontefice testimonia che la
pratica chiamata Rosarium Beatae Virginis Mariae, è composta da 150 Ave Maria e
da 15 Pater noster; la fedeltà a tale pratica è premiata col dono
dell’indulgenza. La bolla Ea quae di Sisto IV si distingue per importanza.
Indirizzata al Principe di Bretagna Francesco e alla moglie Margherita, contiene
informazioni preziose per la storia del pio esercizio. Il Papa, osservando una
crescente popolarità del Salterio tra i fedeli, sostiene che questo modo di
pregare risale ai laici, che, nei tempi antichi, lo praticarono nelle diverse
parti del mondo. Definendo la preghiera, Sisto IV menziona una serie di 150 Ave
Maria e 15 Pater noster, senza però dire alcunchè circa la meditazione dei
misteri.
Papa Innocenzo VIII (1484-1492) concesse delle indulgenze a tutti coloro che
avessero aggiunto il nome di Gesù alla Salutazione angelica. Infine Alessandro
VI (1492-1503), Leone X (1513-1521), Adriano VI (1522-1523) e Clemente VII
(1523-1534), con rispettivi interventi hanno confermato sia le confraternite del
Rosario, sia la pia pratica, premiando i fedeli dediti a tale devozione con
nuove indulgenze. Ricordiamo anche Papa Gregorio XIII (1572-1585) che, nel 1573,
istituì la festa solenne del Rosario alla prima domenica di ottobre, inserendola
nel Calendario romano generale con la bolla Monet apostolus. Pio IX (1846-1878),
il Papa dell’Immacolata, invitò la Chiesa alla recita del Rosario per il buon
esito del Concilio Vaticano I con la lettera Egregiis suis del 3 dicembre 1869.
Da Sisto IV a Pio IX sono stati numerosi i documenti pontifici sul Rosario, ma
la maggior parte di questi riguarda l’erezione di confraternite, la disciplina,
i privilegi, ecc. Non sempre apportano elementi nuovi. La loro importanza
risiede nel fatto che documentano una continuità di vedute da parte dei
Pontefici e una fiducia nel Rosario quale mezzo ecclesiale per estirpare eresie
e favorire la pace tra i principi cristiani, come si esprime ad esempio Clemente
VIII.
La stagione aurea è quella che comincia con Leone XIII, detto il “Papa del
Rosario”, per i numerosi documenti che dedicò a questa preghiera. Fu, la sua,
una sorta di “politica del Rosario”, con esso si assicurava un “esercito di
contemplativi” grande quanto tutto il popolo cristiano, unendolo in una supplica
corale di fronte ai mali della società, come egli stesso indicò nell’Enciclica
Supremi Apostolatus Officio del 1° settembre 1883. Fu in risposta a questo
appello che il beato Bartolo Longo formulò la celebre Supplica. Anche i
successivi Pontefici hanno incoraggiato il Rosario, e quasi tutti ne hanno fatto
oggetto di significativi interventi.
Pio X, forse tenendo presente il cospicuo magistero del suo Predecessore, si è
soffermato sul Rosario in documenti “minori”, come nella lettera apostolica
Summa Deus del 27 novembre 1907, scritta in occasione del cinquantesimo delle
apparizioni di Lourdes, sottolineando come tale “fatto meraviglioso” abbia
accresciuto il culto verso l’Immacolata e verso il “suo santissimo Rosario”.
Benedetto XV, il Papa che per primo recitò la Supplica in Vaticano, nel
documento dedicato al VII centenario della morte di san Domenico Guzman,
presenta il Rosario quale rimedio e conforto nei duri momenti della prova,
essendo una prece “meravigliosamente idonea a nutrire e a far sorgere in tutte
le anime la carità e le virtù”. Per lui è un pio esercizio da rendere abituale
ovunque, e che raccomanda caldamente, specialmente in quest’epoca così
perturbata.
Pio XI, nella Ingravescentibus malis del 1937, scrive che il Rosario è vero
“breviario dell’evangelo e della vita cristiana”, è un “mistico serto”, una
“mistica corona” amata da tutti i cattolici, a qualunque condizione
appartengano; pio esercizio che, mediante la contemplazione dei misteri di
Cristo e della Madre, è sprone alla pratica delle virtù evangeliche e ravviva la
speranza suprema dei beni eterni. Il Rosario è una preghiera che, mentre inculca
l’amore a Dio, insinua anche la carità verso il prossimo, che negli ultimi tempi
appare illanguidita e raffreddata nel cuore di molti uomini; per cui i sacerdoti
devono incentivarla tra i giovani e nelle famiglie, tra gli adulti e negli
aderenti all’Azione Cattolica.
Pio XII, nella Ingruentium Malorum del 1951, sottolinea il significato del
Rosario per la famiglia, sullo sfondo della crisi crescente di questa
istituzione, e invita alla preghiera del Rosario, consapevole della “sua potente
efficacia per ottenere l’aiuto materno della Vergine”. I misteri della
redenzione, contemplati e pregati dal credente, specie dalle famiglie, mostrando
i fulgidi esempi di Gesù e di Maria, aumentano lo zelo cristiano dei buoni,
riaccendono la speranza della Chiesa e rammentano agli smarriti che il Signore
non salva con la spada, ma col suo solo Nome. La preghiera cara alla Vergine
ispira anche una profonda compassione verso il dolore che ancora attanaglia
l’umanità e molti cristiani, a motivo della terribile e inumana seconda guerra
mondiale, che egli in tutti i modi aveva cercato di evitare. Pio XII ha anche il
merito di aver coniato, in una lettera del 1946 all’Arcivescovo di Manila,
un’espressione poi divenuta ricorrente nel magistero dei suoi successori: il
Rosario della Vergine può essere considerato sintesi, compendio di tutto il
Vangelo.
Giovanni XXIII fece numerosi interventi perché i fedeli, mediante il pio
esercizio del Rosario, dell’Angelus, della pia pratica del mese di maggio,
implorino l’intercessione della Madre di Gesù, da lui costituita Celeste Patrona
del Concilio per il buon esito dell’assise ecumenica. Atto non formale ed
episodico, visto che influirà non poco nella redazione della mariologia del
Vaticano II, icasticamente espressa nel capitolo VIII della Costituzione
dogmatica Lumen Gentium. Durante il suo pontificato ha messo in rilievo la
maternità universale della Vergine, anche in ordine alla Chiesa, amando in modo
particolare il titolo di “Maria, Madre della Chiesa”. Al Rosario ha dedicato due
significativi documenti: l’Enciclica Grata recordatio, sulla recita del Rosario
per le missioni e per la pace, del 1959; e la Lettera Apostolica Il Religioso
Convegno del 1961, nella quale raccomandava questa preghiera esaltandone, contro
le accuse di ripetitività e di poca originalità, la contemplazione mistica, la
riflessione intima, l’intenzione pia. Secondo Roncalli, il Rosario è preghiera
sociale, pubblica ed universale in ordine ai bisogni ordinari e straordinari
della Chiesa, delle nazioni e del mondo.
Paolo VI, nell’esortazione apostolica Marialis cultus, del 1974, ha offerto
valide indicazioni per la revisione e lo sviluppo della pietà liturgica e dei
pii esercizi, dell’Angelus e del Rosario in modo particolare, sottolineandone la
caratura trinitaria, cristologia, pneumatologica ed ecclesiologica,
l’orientamento biblico, liturgico, ecumenico ed antropologico. L’insieme di
tutti questi elementi ne fa un rimarchevole esempio di sintesi dottrinale, che
non solamente convoglia la dottrina già esposta in altri documenti dai
Predecessori e dallo stesso Paolo VI, ma applica ad essa, sviluppandoli, anche
norme e principi generali enunziati dal Vaticano II. Infatti, nell’Enciclica
Mense maio, del 1965, Montini aveva già esortato i pastori ad inculcare “con
ogni cura la pratica del santo Rosario, la preghiera così cara alla Vergine e
tanto raccomandata dai Sommi Pontefici”, mentre nell’enciclica Christi Matri,
del 1966, aveva invitato la comunità cattolica ad impetrare da Dio, mediante
l’intercessione della Vergine con il suo Rosario, il dono celeste ed
inestimabile della pace; concetto ripreso anche nell’esortazione apostolica
Recurrens mensis october del 1969. Secondo Paolo VI, il Rosario è preghiera che
propizia il gran dono della pace e rende i credenti operatori di pace, in quanto
“meditando i misteri del santo Rosario, noi impareremo, sull’esempio di Maria, a
diventare anime di pace, attraverso il contatto amoroso e incessante con Gesù e
coi misteri della sua vita redentrice”.
Anche se non ci sono documenti in merito, la profonda e sincera pietà mariana di
Papa Luciani esprime la caratteristica della incisiva sobrietà, probabilmente
attinta dall’esemplare modello ispiratore: la Madre di Gesù.
Giovanni Paolo II ha voluto, fin dall’inizio del suo lungo e fecondo
pontificato, esprimere il suo profondo legame con la Madonna, dedicando a lei il
suo motto: Totus tuus. Numerosissimi sono i documenti a lei ispirati. Al
Rosario, in particolare, è dedicata la Lettera Apostolica Rosarium Virginis
Mariae, del 2002, nella quale egli ha delineato il bisogno della Chiesa di
contemplare Cristo mettendosi alla scuola di Maria. Secondo le sue indicazioni,
il contenuto del Rosario è il volto di Cristo contemplato con gli occhi e con il
cuore di Maria. Esso si è rivelato una preghiera alla portata di tutti, ed
insieme preghiera capace di far innalzare l’animo verso le vette della più alta
contemplazione. La riflessione si porta poi sui contenuti: i “misteri” del
Rosario, tra gioia, dolore e gloria, il Papa aggiunge l’arco dei misteri della
luce. Con questo documento, pubblicato in occasione dell’inizio del 25° anno di
pontificato, Giovanni Paolo II ha riproposto alla Chiesa del Terzo Millennio il
Rosario come vera scuola di preghiera, capace di portare i fedeli alla
contemplazione del mistero cristiano. In modo più specifico, affermava il Santo
Padre, “ciò che è veramente importante è che il Rosario sia sempre più concepito
e sperimentato come itinerario contemplativo”. Tale valenza contemplativa del
pio esercizio mariano rappresenta una novità coraggiosa: il Rosario si configura
– come la persona di Maria – anche quale mistico pellegrinaggio del credente
nella contemplazione del volto di Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo; proposta
che costituisce un tema persistente e melodioso nella sinfonia della
spiritualità e del magistero di Papa Wojtyla. Infatti, nella Novo Millennio
Ineunte del 2001, ad esempio, uno dei cardini è proprio la contemplazione del
volto di Gesù, seguendo i lineamenti tratteggiati dal vangelo e dalla
sperimentata via della fede: è volto ora del Figlio del Padre celeste; ora del
Figlio della Madre terrena; ora volto dolente; ora volto del Risorto. A duemila
anni di distanza dall’evento dell’Incarnazione del Verbo, la Chiesa del XXI
secolo nel volto di Cristo contempla il suo tesoro, la sua vera gioia. Per cui
il Rosario, alla scuola di Maria donna della contemplazione, scrive convinto il
Santo Padre, “costituisce un mezzo validissimo per favorire tra i fedeli
l’impegno di contemplazione del mistero cristiano”.
Il 7 ottobre 2003 il mondo cattolico si è inginocchiato con Giovanni Paolo II ai
piedi dell’immagine della Vergine di Pompei per implorare la pace. Dinanzi alla
venerata icona mariana si sgrana un Rosario universale che risuona come alta,
vibrante supplica di pace; è una giornata mariana radiosa, che corona il cammino
spirituale dell’Anno del Rosario. Intorno alla maestosa facciata del Tempio di
Pompei – che poco più di un secolo fa il beato Bartolo Longo (1841-1926) volle
erigere proprio come monumento alla pace – il popolo dei devoti di Maria ha il
volto dell’umanità peregrinante ed il cuore della Chiesa orante. Il terzo
millennio con il suo fardello di drammi e di speranze, fa tappa a Pompei; sosta
in quella Valle divenuta singolare ponte tra le antiche vestigia pagane e le
straordinarie opere di una fede fattasi cemento di una nuova civiltà. Il 7
ottobre 2003, accanto all’icona della Madonna di Pompei c’è il Papa del Totus
tuus; egli si unisce alla folla orante con la meditazione dei “suoi” misteri
della luce, quasi per proiettare la luce di Cristo sui conflitti, le tensioni e
i drammi dei cinque Continenti. Ogni Ave Maria, inoltre, ha il respiro di un
grido dolente e la forza e l’anelito di speranza.
Il Rosario, non è solo impetrazione e proiezione della luce di Cristo sul mondo
e fra gli uomini vessati da conflitti e tensioni, ma è anche straordinario
compendio dell’Evangelo. L’uomo e la donna del tempo post-moderno hanno bisogno
di respirare a pieni polmoni il buon profumo di Cristo per disintossicarsi,
ritemprarsi ed ossigenarsi della genuina bellezza e bontà del Mistero! Nella
sintassi evangelica del Regno, respirare, contemplare, assimilare, percorrere,
conoscere, amare, sono verbi di “movimento”, cioè d’impegno martoriale;
conducono, mediante l’opera silenziosa ed efficace dello Spirito, a Cristo, e
Cristo conduce al Padre, origine, senso e meta della nostra fede. Questa
sintassi evangelica è stata scrupolosamente esperita da Maria di Nazareth, vera
discepola-maestra di vita cristiana.
LA PREGHIERA DEL SANTO ROSARIO
La preghiera del Santo Rosario è l’origine e
il fondamento stesso del Santuario di Pompei. Nell’ottobre del 1872,
nell’intimo del suo cuore, Bartolo Longo udì quelle parole che fecero di
lui l’apostolo del Rosario e il fondatore della nuova Pompei mariana:
“Chi propaga il Rosario è salvo!” Al Rosario, il 16 ottobre 2002, il
Santo Padre Giovanni Paolo II, di venerata memoria, ha dedicato la
Lettera Apostolica “Rosarium Virginis Mariae”, nella quale, tra i grandi
testimoni enumerati, Bartolo Longo era citato ben cinque volte. Nella
sua essenza, il Rosario è una via per contemplare il volto di Cristo con
lo sguardo e il cuore di Maria. Al di là della ripetizione di “Pater”,
“Ave” e “Gloria”, l’anima del Rosario è la meditazione dei misteri di
Cristo. Visto in questa chiave, il metodo della ripetizione, lungi dal
risolversi in un’arida “cantilena”, intende alimentare un amore
intenso, che non si stanca di effondersi. In certo senso, il Rosario è
la preghiera degli “innamorati”, degli innamorati di Cristo! Il Rosario
porta a Gesù accompagnati da Maria. Per questo l’Ave Maria predomina e
dà al Rosario una speciale fisionomia mariana. Ma il cuore rimane
Cristo: con Maria si ricorda Gesù. Aiutati da lei si impara Gesù, ci si
conforma a Lui, Lo si supplica, Lo si annuncia. Proprio perché Gesù è al
centro della preghiera, nel Rosario di Pompei viene aggiunta, al nome di
Gesù nell’Ave Maria, la “clausola cristologica”, con la quale si evoca
ciascun mistero meditato. Il Rosario è preghiera per la vita,
soprattutto in relazione ai problemi della pace e della famiglia. Ma è
anche preghiera per la “nuova evangelizzazione”. È significativo, a tal
proposito, quanto il Papa affermava, dopo aver firmato la Lettera
Apostolica sul Rosario, “prostrandosi spiritualmente” nel Santuario di
Pompei: “Da quel Santuario, posto presso le rovine dell’antica Città
romana appena lambita dall’annuncio del Vangelo, prima che l’eruzione
del Vesuvio la distruggesse, l’invito al Rosario acquista un valore
quasi simbolico, come espressione di un rinnovato impegno dei cristiani
nella nuova evangelizzazione di un mondo ridiventato, sotto certi
aspetti, pagano”.
I Misteri del Santo Rosario
Misteri della
Gioia
(Lunedì e Sabato)
- Annunciazione a
Maria
- Visita di Maria ad
Elisabetta
- Gesù nasce a
Betlemme
- Gesù è offerto al
Padre nel Tempio
- Gesù insegna ai
dottori nel Tempio
Misteri della
Luce
(Giovedì)
- Gesù è battezzato
nel Giordano
- Gesù cambia l’acqua
in vino alle nozze di Cana
- Gesù annuncia il
Regno di Dio e perdona i peccati
- Gesù è trasfigurato
sul Monte Tabor
- Gesù dona il suo
corpo e il suo sangue nell’Eucaristia
Misteri del
Dolore
(Martedì e Venerdì)
- Gesù agonizza nel
Getsemani
- Gesù è flagellato
- Gesù è coronato di
spine
- Gesù porta la croce
- Gesù muore in croce
Misteri della
Gloria
(Mercoledì e Domenica)
- Gesù risorge dal
sepolcro
- Gesù ascende al
cielo
- Gesù invia lo
Spirito Santo
- Maria è assunta in
cielo
- Maria è incoronata
Regina
Nel Santuario di Pompei, il Santo Rosario
viene recitato assieme all’Adorazione Eucaristica, alle ore 18.00, tutti
i giorni. Da maggio a ottobre, tutte le domeniche, alle ore 21.00, si
svolge la Fiaccolata con la recita del Santo Rosario per la Pace nel
mondo. Negli altri orari, è possibile, concordandolo con il Rettorato,
raccogliersi in una delle Cappelle per la recita del Santo Rosario.

SUPPLICA ALLA MADONNA
DEL S. ROSARIO
DI POMPEI
Recitata nel
Santuario di Pompei e in altre chiese i giorni :
8 maggio e prima
domenica di ottobre.
O augusta Regina delle
Vittorie, o Sovrana del cielo e della terra, al cui nome si rallegrano i cieli e
tremano gli abissi, o Regina gloriosa del Rosario, noi devoti figli tuoi,
raccolti nel tuo tempio di Pompei (in questo giorno solenne), effondiamo gli
affetti del nostro cuore e con confidenza di figli ti esprimiamo le nostre
miserie.
Dal trono di clemenza, dove siedi Regina, volgi, o Maria, il tuo sguardo pietoso
su di noi, sulle nostre famiglie, sull'Italia, sull'Europa, sul mondo. Ti prenda
compassione degli affanni e dei travagli che amareggiano la nostra vita. Vedi, o
Madre, quanti pericoli nell'anima e nel corpo, quante calamità ed afflizioni ci
costringono.
O Madre, implora per noi misericordia dal tuo Figlio divino e vinci con la
clemenza il cuore dei peccatori. Sono nostri fratelli e figli tuoi che costano
sangue al dolce Gesù e contristano il tuo sensibilissimo Cuore. Mostrati a tutti
quale sei, Regina di pace e di perdono.
Ave Maria ...
È vero che noi, per primi, benché
tuoi figli, con i peccati torniamo a crocifiggere in cuor nostro Gesù e
trafiggiamo nuovamente il tuo cuore.
Lo confessiamo: siamo meritevoli dei più aspri castighi, ma tu ricordati che,
sul Golgota, raccogliesti, col Sangue divino, il testamento del Redentore
moribondo, che ti dichiarava Madre nostra, Madre dei peccatori.
Tu dunque, come Madre nostra, sei la nostra avvocata, la nostra speranza. E noi,
gementi, stendiamo a te le mani supplichevoli, gridando: misericordia!
O Madre buona, abbi pietà di noi, delle anime nostre, delle nostre famiglie, dei
nostri parenti, dei nostri amici, dei nostri defunti, soprattutto dei nostri
nemici e di tanti che si dicono cristiani, eppur offendono il cuore amabile del
tuo Figliuolo. Pietà oggi imploriamo per le nazioni traviate, per tutta
l'Europa, per tutto il mondo, perché pentito ritorni al tuo cuore.
Misericordia per tutti, o Madre di misericordia.
Ave Maria...
Degnati benevolmente, o Maria, di
esaudirci! Gesù ha riposto nelle tue mani tutti i tesori delle sue grazie e
delle sue misericordie.
Tu siedi, coronata Regina, alla destra del tuo Figlio, splendente di gloria
immortale su tutti i cori degli angeli. Tu distendi il tuo dominio per quanto
sono distesi i cieli, a te la terra e le creature tutte sono soggette. Tu sei
l'onnipotente per grazia, tu dunque puoi aiutarci. Se tu non volessi aiutarci,
perché figli ingrati ed immeritevoli della tua protezione, non sapremmo a chi
rivolgerci. Il tuo cuore di Madre non permetterà di vedere noi, tuoi figli,
perduti. Il bambino che vediamo sulle tue ginocchia e la mistica corona che
miriamo nella tua mano, ci ispirano fiducia che saremo esauditi. E noi
confidiamo pienamente in te, ci abbandoniamo come deboli figli tra le braccia
della più tenera fra le madri, e, oggi stesso, da te aspettiamo le sospirate
grazie.
Ave Maria...
Un'ultima grazia noi ora ti
chiediamo, o Regina, che non puoi negarci (in questo giorno solennissimo).
Concedi a tutti noi l'amore tuo costante e in modo speciale la materna
benedizione.
Non ci staccheremo da te finché non ci avrai benedetti. Benedici, o Maria, in
questo momento il Sommo Pontefice. Agli antichi splendori della tua corona, ai
trionfi del tuo Rosario, onde sei chiamata Regina delle Vittorie, aggiungi ancor
questo, o Madre: concedi il trionfo alla religione e la pace all'umana società.
Benedici i nostri vescovi, i sacerdoti e particolarmente tutti coloro che zelano
l'onore del tuo Santuario. Benedici infine tutti gli associati al tuo tempio di
Pompei e quanti coltivano e promuovono la devozione al santo Rosario.
O Rosario benedetto di Maria, catena dolce che ci rannodi a Dio, vincolo di
amore che ci unisci agli angeli, torre di salvezza, negli assalti dell'inferno,
porto sicuro nel comune naufragio, noi non ti lasceremo mai più.
Tu ci sarai conforto nell'ora dell'agonia, a te l'ultimo bacio della vita che si
spegne.
E l'ultimo accento delle nostre labbra sarà il nome tuo soave, o Regina del
Rosario di Pompei, o Madre nostra cara, o Rifugio dei peccatori, o Sovrana
consolatrice dei mesti.
Sii ovunque, benedetta, oggi e sempre, in terra e in cielo. Amen.
Salve Regina ....
Fonte :
www.santuario.it ;
www.lavocecattolica.it