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  ORIENTE E OCCIDENTE : Questa bellezza salverà l'europa , di Divo Barsotti

 

Divo  Barsotti

QUESTA BELLEZZA SALVERA' L'EUROPA

Da Rublev all'Angelico: nell'arte è possibile l'incontro tra Oriente e Occidente, con i loro patrimoni spirituali e teologici.

        "Il Salvatore", tavola di Andrej Rublev (1408 circa)

Fra Oriente e Occidente non c'è opposizione. Ma la relazione fra i due "polmoni" d'Europa richiede una conoscenza che implica l'assunzione dei valori dell'altro.

La spiritualità dell'Oriente - specialmente greco - si contraddistingue per la fedeltà al primato dei comandamenti divini, la sua teologia per il prevalere dell'intuizione mistica sulla conoscenza concettuale di Dio.

Da queste peculiarità deriva una comprensione particolare della santità. Che, in Oriente come in Occidente, è adesione alla volontà divina. Ad Oriente, però, la vita spirituale tende a trascendere l'obbedienza a una pura legge per vivere un contatto con Dio. Questa relazione implica certamente l'esercizio di tutte le virtù; ciò tuttavia appare più importante in Occidente, dove la preoccupazione "morale" è maggiormente presente. Inoltre: se la conoscenza di Dio è prima intuizione mistica che conoscenza concettuale, la teologia dell'Oriente cristiano si configura come conoscenza "negativa" piuttosto che "positiva". Questa conoscenza non è meno vera di quella "concettuale" privilegiata dall'Occidente. Ma anche l'Occidente sa che la conoscenza più vera di Dio non passa attraverso la teologia "razionale" ma attraverso quella "negativa": la conoscenza cosiddetta "apofatica".

Queste e altre differenze fra Oriente e Occidente cristiani non vanno pensate in opposizione: ci insegnano invece che la Verità tende a trascendere qualsiasi visione parziale delle cose. Perciò è indispensabile che l'Oriente vada a scuola dell'Occidente, e l'Occidente dall'Oriente, e ognuno assuma il positivo dell'altra.

L'Occidente dovrà riscoprire il valore primario dell'esperienza mistica e imparare a vedere nell'umana tensione verso la santità l'azione segreta ma efficace della Grazia. Ciò perché la santità non è solo opera dell'uomo, e non è nemmeno opera esclusiva di Dio.

Ad una concezione della spiritualità come impegno morale non si sostituisce, bensì si aggiunge per una sintesi nuova, l'azione di Dio che vive nell'uomo e lo trasforma. Così alla teologia "concettuale" dell'Occidente non si oppone, bensì si aggiunge, un sentimento più vivo della trascendenza di Dio e della inaccessibilità del suo Mistero.

L'arricchimento reciproco di Oriente e Occidente è un perfezionarsi a vicenda. Da qui la necessità di "respirare con i due polmoni", come ci ha insegnato Giovanni Paolo II.

L'arte e la poesia possono aiutarci a colmare la distanza fra Oriente e Occidente, a vincere la tentazione dell'opposizione, a superare le tensioni che rendono aspra e ardua la via dell'unità dei cristiani?

Credo senz'altro di sì, perché l'arte implica di per sé il superamento di ogni opposizione fra tecnica e ispirazione, fra linguaggio razionale ed esperienza interiore.

Chiunque promuove in Occidente la conoscenza dell'Oriente cristiano, dei suoi monasteri, delle sue basiliche, delle sue icone - penso soprattutto a Rublev - fa un grande servizio alla teologia cattolica. E' infatti meno cosciente ma più autentica la conoscenza dell'Oriente cristiano attraverso le immagini dei suoi santi e dei suoi luoghi sacri. Allo stesso modo non possiamo dividere la conoscenza razionale della teologia scolastica dalla conoscenza della spiritualità occidentale mediata dalle chiese romaniche, dal canto gregoriano, dalle opere di Giotto.

Sarebbe una grave perdita per tutta la teologia spirituale dimenticarci dell'importanza che l'arte ha per la vita religiosa. L'Occidente ha bisogno di Giotto e del Beato Angelico; l'Oriente ha bisogno delle sue icone e di una liturgia meno sobria e sempre più capace di alimentare i sentimenti della pietà. E i due "polmoni" dell'Europa hanno bisogno l'uno dell'altro. In arte, teologia, spiritualità. Sempre di più.

 

 

 


 

Fonte: Questa bellezza salverà l'Europa, di Divo Barsotti, articolo editoriale pubblicato sulla rivista "I luoghi dell'infinito", n° 54 del luglio 2002. ( la foto rappresenta il Salvatore di Andrej Rublev, tavola custodita alla galleria Tret'jacov di Mosca, archivio Russia cristiana).