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  PERSONAGGI : Padre Giovanni da Montecorvino, apostolo e primo Vescovo della Cina

 

 

 

PADRE GIOVANNI DA MONTECORVINO (1247-1328)

 

apostolo e primo Vescovo della Cina

 

           

                   

 

                                

Nacque in Montecorvino Rovella di Salerno nel 1247 dalla famiglia Pico, ricca e nobile. (Il suo Palazzo  nativo, più volte restaurato tra il 1500 ed il 1980, è ancora oggi visibile in buono stato di conservazione e abitato da diverse famiglie private ). Frequentò l'allora famosa Università di Salerno ed entrò giovanissimo nell'ordine dei Frati Minori, attratto dalle meraviglie che si narravano dei figli di S. Francesco. Era un giovane dotato di nobiltà di lignaggio e di preparazione intellettuale non comune. Nel 1271, a ventiquattro anni, si ascrisse alla squadra mobile di quel caldo manipolo di frati che S. Francesco di tanto in tanto raccoglieva nella verdeggiante pianura della Porziuncola, e che poi lanciava per il mondo a predicare la fratellanza universale.

La sua prima missione proprio in quell'anno, quando, a nome dell'imperatore Michele Paleologo di Costantinopoli, annunciò a Tebaldo Visconti la sua elezione a Papa (Gregorio X, 1271-1276) nel lunghissimo e tormentato conclave di Viterbo, presso la sede del S. Sepolcro in Gerusalemme. Nel 1279 gli fu assegnato il territorio dell'oriente mediterraneo con il regno dei Tartari e loro tributari, Persia, Armonia, Kitciak e ben presto si distinse tra tutti i missionari per il suo lodevole operato. In dieci anni di permanenza, fino al 1289, battezzò migliaia di uomini ed annunzio ovunque il Vangelo con il sommo vantaggio spirituale delle anime. In quello stesso anno, comunque, fece ritorno a Roma quale legato per il Papa del Re Haytone II, in accordo con l'Imperatore di Persia Argone, onde ottenere che la S. Sede recuperasse dello stato dei cristiani in quella regione.

Nel 1289 era Papa Fra Girolamo Masci, di Ascoli, con il nome di Niccolò IV (1288-1292), già legato apostolico della sede in Oriente e Ministro generale dell'Ordine francescano.

Questo grande Pontefice, il Papa delle missioni, accolse Giovanni a Rieti, ove allora era ubicata la sede della Corte Pontificia, e considerati i gradi progressi e speranze del cattolicesimo in Oriente, vide in quell'umile frate l'uomo adatto per la realizzazione dei suoi desideri: carattere energico, solide virtù, fedeltà e coraggio.

Con lavoro febbrile tra il 5 ed il 15 luglio 1289, approntare n° 26 credenziali che consegnò allo stesso Giovanni, lo creò suo legato e lo inviò verso i Re, i dignitari ecclesiastici Georgiani, Nestoriani, Giacomiti, fino al Gran Khan del Cina.

Forte della benedizione papale ed in compagnia del domenicano Fra Nicola da Pistoia e di un ricco mercante genovese Pietro Lucalongo, raggiunse Venezia ove si imbarcò. Dopo un breve viaggio in mare approdò, ad Antiochia, poi passo per l'Aiazzo, e si fermò a Sis, capitale dell'Armenia, dove fu accolto con tutti gli onori dal Re Haytone. Da Sis si diresse a Tauris (Tabriz) alla corte di Argone, Khan della Persia, dove i frati minori avevano due conventi e lavoravano in pieno accordo con i Domenicani.

Lasciò Tauris (Tabriz) nel 1291, a 44 anni, si diressi verso Seres e poi ad Ormuz sul Golfo Persico, importantissimo scalo dell'attivissimo commercio indo-cinese.

Da Ormuz prese la via del mare ed approdo in India, dove rimase per 13 mesi. Si soffermò sulla costa Malarica, a Coromandel, presso Madras, dove secondo un'antica tradizione erano custodite le spoglie mortali dell'apostolo S. Tommaso. E qui, Fra Giovanni eresse la prima chiesa latina, vi battezzo i primi cento fedeli che per la sua predicazione si erano convertiti al Cristianesimo. In questa terra, dopo breve, morì l'amico e compagno di viaggio Fra Nicola, il domenicano e, il nostro frate dovette proseguire il suo cammino verso la Cina in compagnia del coraggioso mercante Genovese.

Fu fatta la scelta di raggiungere la Cina per via mare e non per via terra, come avevano fatto i polo, e fu una scelta coraggiosa, se si considera che allora si navigava con mezzi di fortuna, ci si affidava alla spinta dei venti e all'improvvisazione, senza contare i mille pericoli in agguato tra pirateria e vari imprevisti.

La prima città cinese toccata fu Senkalà (Canton), grande tre volte Venezia, proseguì per Zaitong o Quanzhou (Tsiuen Tgiu nel Fukien) che era uno dei più grandi porti del mondo con circa un milione di abitanti, ricca di templi e monasteri buddisti, percorsa da commercianti provenienti da tutto il mondo in cerca di sete preziose, giada, profumi e spezie varie.

Questa fu la meta del mercante genovese e Fra Giovanni attraversò il Fujian sino a Kinsaj, dai 12000 ponti raggiunse Yanzhon e da qui si imbarcò sul canale imperiale e con destinazione Khambaliq (Pechino). Era il 1294 erano trascorsi 5 anni dalla sua partenza, Giovanni consegnò la lettera del Papa Nicolò IV, ormai defunto, nella quale questi esprimeva il suo più vivo compiacimento per il desiderio del Khan di avere nel suo territorio missionari della Chiesa di Roma. Il Gran Khan Timur, succeduto a Kubilay, fece riservare al legato pontificio uno speciale appartamento della città proibita, privilegio non accordato ai rappresentanti delle altre religioni.

Fra Giovanni, persi i contatti con l'Occidente, si valse dei privilegi accordatigli dal Khan per dedicarsi con zelo alla predicazione del Vangelo anche tra i membri della famiglia imperiale.

Nel suo primo anno di permanenza convertì molti nestoriani, tra i quali Re Giorgio, di Tenduk, una regione della Cina ed ivi riuscì a costruire una grande chiesa in onore della SS. Trinità.

Re Giorgio ricevette gli ordini minori e diede esempio a tutti servendo le sacre funzioni all'altare.

Questo Re morì due anni dopo, nel 1296, e lasciò al trono il figlioletto di 9 anni, battezzato con il nome di Giovanni, in onore dell'amico missionario.

Un altro frutto del suo zelo missionario fu la conversione della principessa che divenne poi moglie del Gran Khan.

Tradusse in lingua tartara tutto l'ufficio divino, il salterio ed il Nuovo Testamento.

Eresse la prima chiesa a Pechino nel 1299 con tre campane ed annessi edifici per la missione cattolica. Nel 1305 Giovanni fu raggiunto in Cina da un confratello Fr. Arnoldo Alemanno, della provincia francescana di Colonia, ma era troppo solo, e nel 1305 e 1306 indirizzo due lettere ai fratelli in Crimea ed in Persia, nelle quali evidenziava l'impossibilità di poter continuare nel suo operato se non fossero stati inviati altri frati e soprattutto buoni predicatori.

Il Papa Clemente V, appositamente avvisato, comandò al Ministro generale dei Frati Minori di scegliere 7 frati da essere eletti Vescovi e per inviarli a Fra Giovanni onde consacrarlo Arcivescovo e Patriarca di tutto l'Oriente. Di questi, solo tre raggiunsero Pechino e portarono a termine la missione loro affidata. Fra Giovanni morì nel 1328 all'età di 81 anni in concetto di Santità. Il suo sepolcro divenne meta di molti pellegrinaggi e le sue reliquie furono conservate gelosamente come quelle di un Santo.

Nell’anno 2000, le Confraternite montecorvinesi, il Comune e tutta la cittadinanza, hanno contribuito alla costruzione di un monumento in Via Pace a ridosso della Chiesa, a memoria del celebre concittadino, e ogni anno, dal 3 al 5 gennaio, viene festeggiata la ricorrenza con l’intervento di numerose autorità civili e religiose, al momento disponibili.

Il giorno 15 gennaio 2010 si è svolta  presso la Pontificia Universitas Urbaniana a Roma, una solenne cerimonia per i 700 anni dell’investitura di Padre Giovanni, quale primate di Oriente, con l’intervento del Generale dei Frati Minori  e numerose altre autorità civili e religiose.

(Note biografiche a cura di Nunzio Di Rienzo)

 

 

 

 


 

                

 

Nacque nel 1247 a Montecorvino Rovella nel Salernitano, secondo alcuni, Montecorvino di Puglia, nella Daunia, vicíno Lucera, secondo altri. In favore di questi ultimi viene addotta la testimonianza di un coevo e confratello del grande missionario, fra Elemosina, che nel suo Chronicon lo dice: "Frater Ioannes de Montecorvino Apuliae".
Trascorse la sua giovinezza nel secolo e, comc scrive un altro suo coevo e confratello, fra Giovanni Marignolli, anch'egli illustre missionario, fu soldato, giudice e dottore.
Secondo lo stesso Marignolli avrebbe esercitato questi uílici per l'imperatore Federico, entrando poi a settantadue anni di età nell'Ordine .Minoritico; ma questi dati che, probabilmente, vanno attribuiti ai copisti piú che al coevo Marignolli, non sono esatti. Da una lettera dello stesso corvi nese, infatti, sappiamo che nel gennaio del 1305 aveva cinquantotto anni ed era religioso e missionario da oltre vent'anni.
In religione, come ricorda il citato fra Elemosina, fu un devoto imitatore di s. Francesco, rigido e severo nell'osservanza della Regola, fervido nell'insegnamento e nella predicazione della parola di Dio. E il Marignolli aggiunge: doctissimus et scientissimus.
Verso il 1279 fu inviato con altri minoriti in Armenia, in Persia e altre regioni del Medio Oriente. Vi colse non pochi frutti per la fede e la civiltà cristiane, e dieci anni dopo, nel 1289, tornò in Italia, per riferire al pontefice Niccolò IV e averne ordini e istruzioni. Presso il papa fu anche ambasciatore del re di Armenia, Haiton II, e del re di Persia, Argun, in pericolo per gli attacchi e le richieste tributarie dei Tartari e dei Saraceni.
Ripartí nello stesso anno per le missioni d'Oriente, legato del papa presso i suddetti re e altri principi orientali, e particolarmeme presso il Gran Khan della Cina, Kubilai, ai quali tutti, come ai patriarchi di Antiochia e di Georgia, recava lettere pontificie.
Lascio Rieti, dove era la curia papale, il 15 luglio 1289, e munito delle piú ampie facoltà per la diftusione del Vangelo fra i popoli dell'Asia, da Venezia o Ancona raggiunse dapprima Antiochia e la Georgia e passò poi a Sis, la capitale dell'Armenia, e a Tabriz sede del re di Persia. Qui svolse per breve tempo il suo apostolato, ospite gradito nei conventi dei Minoriti e dei Domenicani.
Nel 1291, con due soli compagni, Nicolò da Pistoia e Pietro Lucalongo, ricco e pio mercante italiano, riprese il suo cammino apostolico e scese in India dove, in tredici mesi di attività missionaria, convertí un buon numero di indiani e costruí per loro una ckiesa presso S. Tomé, Maliapur, nel territorio di Madras. Perduto qui il suo compagno domenicano che seppellí nella nuova chiesa, continuò il suo viaggio verso la Cina, con il Lucalongo, via mare, come sembra; fu dunque uno dei primi che usarono la via d'acqua tra l'India e la Cina (Almagià).
Da un porto, non identificato, della costa cinese, nel 1294 ripartí per Khambalik, Pekino, sede del Gran Khan di Cina, dove fu accolto con grandi onori quale legato di Roma, da Timur, succeduto a Kubilai (m. 18 febbraio 1294), che gli offrí anche ospitalità alla corte imperiale.
Iniziò subito il suo apostolato missionario, invitando lo stesso Gran Khan ad abbracciare la fede cristiana, ma lo trovò tenacemente legato all'idolatria, sebbene benevolo verso i cristiani. Felice esito ebbe invece la sua predicazione con il re di Tenduc, Giorgio, nestoriano, che non solo abbracciò la fede cattolica, ma volle ricevere anche gli Ordini minori, attraendo poi verso la sua nuova tede non pochi sudditi, e costruendo per essi una chiesa dedicata alla S.ma Trinità e detta "Chiesa romana" in onore del papa é del suo legato. Per questo fu accusato di apostasia dai nestoriani che nello stesso tempo accusavano il corvinese di essere un impostore, mago e falso legato papale.
Tutto ciò creò grandi difficoltà per l'apostolato di Giovanni che, peraltro, riconosciuto innocente dinanzi al Gran Khan, poté riprendere con successo la sua opera. Nei trentacinque anni in cui rimase a Khambalik, suo centro di irradiazione cristiana, vi costruí tre chiese e conventi e vi eresse due istituti, che si direbbero seminari, dove quaranta fanciulli dai sette agli undici anni venivano istruiti nel latino, nella liturgia e nel canto. Per essi, che ricorda salmodianti nelle chiese della città, scrisse trenta Salteri e Innari e due Breviari, ed essi stessi preparò a divenire trascrittori di testi liturgici. Apprese poi tam perfecte, come scrive il suo compagno di missione Arnoldo Alemanno, la lingua del paese, tradusse in mongolo il Nuovo Testamento e il Salterio, pensando anche alla traduzione di tutto il Breviario, perché insieme alla predicazione, alle immagini fatte dipingere in chiesa, al canto e al suono, divenissero strumenti piú efficaci di evangelizzazione.
Altre chiese e conventi costruí a Yangtchon nel Kiang-su, a Zayton nel Fukien e nel Tchekiang, nel Tenduc e ad Armalek (Kulgia), e migliaia furono i Mongoli convertiti alla fede cristiana.
Molti di questi dati sono esposti in due lettere inviate da Giovanni in Europa l'8 gennaio 1305 e il 13 febbraio 1306; altri sono tolti da lettere e relazioni di coevi, confratelli e missionari, quali Arnoldo Alemanno, Andrea da Perugia, Pellegrino da Città di Castello, Giovanni da Core.
Nelle lettere del corvinese v'è anche un pressante appello all'invio di nuovi missionari, che non gli mancarono per interessamento del pontefice Clemente V e del ministro generale Gonzalvo di Spagna. Sette di essi, tutti Minoriti, furono eletti vescovi (23 luglio 1307) e rimandati in Cina, perché a loro volta consacrassero Giovanni in pari data, arcivescovo di Khambalik e patriarca di tutto l'Oriente "in toto dominio Tartarorum". Tre di quei vescovi (Nicolò da Banzia, Ulrico da Seyfridsdorf e Andreuccio da Assisi) non giunsero a destinazione, essendo morti nel viaggio attraverso l'India; uno ritardò la sua partenza (Guglielmo da Villanova); ma vi giunsero con molti missionari gli altri tre (Andrea da Perugia, Gerardo Albuini e Pellegrino da Città di Castello), tra il 1309-1310. Fu allora che, con la consacrazione di Giovanni e con i tre suffraganei superstiti, ai quali si aggiunsero poi il ritardatario Guglielmo e, nel 1311, altri tre vescovi (Pietro da Firenze, fra Tommaso e Girolamo di Catalogna), venne anche organizzata la prima gerarchia di Cina con le sedi di Khambalik, Zayton e Caffa.
Il corvinese ne fu l'anima fino al 1328, quando, ricco di meriti e di virtú, morí nella sua sede arcivescovile e primaziale. Ebbe solennissime esequie, come narra Giovanni da Core, presente una gran folla di fedeli e di pagani, e il suo sepolcro fu in grande venerazione.
Fra Elemosina lo disse "B. Francisci devotus imitator"; Arnoldo Alemanno ne rilevò la "semplicem puritatem vitae et sanctam laudabilemque conversationem"; il Marignolli, che fu a Khambalik nel 1342, poteva ricordarlo con le significative parole: "quem sanctum venerantur Tartari et Alani". Come beato entrò nel Martirologio Francescano che lo commemora il 1° gennaio chiamandolo "primo apostolo della Cina".
La sua causa viene trattata presso la S. Congregazione dei Riti, e non constando della continuità del culto del nostro beato, anche per la distruzione cui andò soggetta l'opera sua nei secc. XIV e XV, è stato presentato un supplice libello per ottenere una beatificazione equivalente per viam exceptionis. Simile richiesta, fatta anche al pontefice Pio XI dal primo concilio plenario cinese, riunito a Shanghai il 12 giugno 1924, non ha avuto ancora una risposta diretta.

(Note biografiche a cura di Giovanni Odoardi)

 

 

 




Fonti :  www.montecorvino.it/manifestazioni/2009/pgiovanni/index.htm  ;  www.santiebeati.it/dettaglio/36100  ;  www.ofm.org/ofm/?p=540&lang=it