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Arte, Cultura e Religione
(Art , Culture and Religion) |
| PERSONAGGI : San Carlo Borromeo |
SAN CARLO BORROMEO (1538-1584)
4 novembre - Memoria
Arona, Novara, 1538 - Milano, 3 novembre 1584
San Carlo Borromeo , Arcivescovo di Milano, dispiegò in una vita relativamente breve un'intensissima attività pastorale, consumando le sue energie nell'impegno ascetico, nella carità e nella riforma della Chiesa. E' fra i grandi promotori del rinnovamento nella fede e nei costumi sancito dal Concilio di Trento. Espresse attraverso i seminari e le disposizioni sinodali un nuovo modello di pastore d'anime, che unisce l'austerità e la preghiera allo zelo apostolico. La sua azione riformatrice si estese alla disciplina liturgica (del rito romano e ambrosiano), alla catechesi e alla cura dei poveri. La sua carità pastorale si manifestò specialmente nella famosa peste di Milano.
Patronato:Catechisti, Vescovi
Etimologia: Carlo = forte, virile, oppure uomo libero, dal tedesco arcaico
Emblema: Bastone pastorale
Quella che oggi ci giunge
dalla pagina del Calendario, è la voce di uno dei più grandi Vescovi nella
storia della Chiesa: grande nella carità, grande nella dottrina, grande
nell'apostolato, ma grande soprattutto nella pietà e nella devozione.
" Le anime - dice questa voce, la voce di San Carlo Borromeo - si conquistano
con le ginocchia ". Si conquistano cioè con la preghiera, e preghiera umile. San
Carlo Borromeo fu uno dei maggiori conquistatori di anime di tutti i tempi.
Era nato nel 1538 nella Rocca dei Borromeo, padroni e signori del Lago Maggiore
e delle terre rivierasche. Era il secondo figlio del Conte Giberto e quindi,
secondo l'uso delle famiglie nobiliari, fu tonsurato a 12 anni. Il giovane prese
la cosa sul serio: studente a Pavia, dette subito prova delle sue doti
intellettuali. Chiamato a Roma, venne creato Cardinale a soli 22 anni. Gli onori
e le prebende piovvero abbondanti sul suo cappello cardinalizio, poiché il Papa
Pio IV era suo zio. Amante dello studio, fondò a Roma un'Accademia secondo l'uso
del tempo, detta delle " Notti Vaticane ". Inviato al Concilio di Trento vi fu,
secondo la relazione di un ambasciatore, " più esecutore di ordini che
consigliere ". Ma si rivelò anche un lavoratore formidabile, un vero forzato
della penna e della carta.
Nel 1562, morto il fratello maggiore, avrebbe potuto chiedere la
secolarizzazione, per mettersi a capo della famiglia. Restò invece nello stato
ecclesiastico, e fu consacrato Vescovo nel 1563, a 25 anni.
Entrò trionfalmente a Milano, destinata ad essere il campo della sua attività
apostolica. La sua arcidiocesi era vasta come un regno, stendendosi su terre
lombarde, venete, genovesi e svizzere. Il giovane Vescovo la visitò in ogni
angolo, preoccupato della formazione del clero e delle condizioni dei fedeli.
Fondò seminari, edificò ospedali e ospizi. Profuse, inoltre, a piene mani, le
ricchezze di famiglia in favore dei poveri.
Nello stesso tempo, difese i diritti della Chiesa contro i signorotti e i
potenti. Riportò l'ordine e la disciplina nei conventi, con un tal rigore da
buscarsi un colpo d'archibugio, sparato da un frate indegno, mentre pregava
nella sua cappella. La palla non lo colpì, e il foro sulla cappamagna
cardinalizia fu la più bella decorazione dell'Arcivescovo di Milano.
Durante la terribile peste del 1576 quella stessa cappa divenne coperta dei
miti, assistiti personalmente dal Cardinale Arcivescovo. La sua attività apparve
prodigiosa, come organizzatore e ispiratore di confraternite religiose, di opere
pie, di istituti benefici.
Milano, durante il suo episcopato, rifulse su tutte le altre città italiane. Da
Roma, i Santi della riforma cattolica guardavano ammirati e consolati al
Borromeo, modello di tutti i Vescovi.
Ma per quanto robusta, la sua fibra era sottoposta a una fatica troppo grave.
Bruciato dalla febbre, continuò le sue visite pastorali, senza mangiare, senza
dormire, pregando e insegnando.
Fino aIl'ultimo, continuò a seguire personalmente tutte le sue fondazioni,
contrassegnate dal suo motto, formato da una sola parola: Humilitas.
Il 3 novembre dei 1584, il titanico Vescovo di Milano crollò sotto il peso della
sua insostenibile fatica. Aveva soltanto 46 anni, e lasciava ai Milanesi il
ricordo di una santità seconda soltanto a quella di un altro grande Vescovo
milanese, Sant'Ambrogio.
( FONTE: ARCHIVIO PARROCCHIA )
PREGHIERA DI S. CARLO BORROMEO AL SANTO CROCIFISSO
Ciò che mi attira verso di Voi, Signore,
siete Voi!
Voi solo, inchiodato alla Croce,
con il corpo straziato tra agonie di morte.
E il vostro amore
si è talmente impadronito del mio cuore
che, quand’anche non ci fosse il Paradiso,
io vi amerei lo stesso.
Nulla avete da darmi
per provocare il mio amore
perché quand’anche non sperassi ciò che spero,
pure vi amerei come vi amo.
Amen.
Fonte :
Il Sito del SEMINARIO Arcivescovile di MILANO: http://www.seminario.milano.it
Nella foto ritratto di S. Carlo Borromeo di Orazio Borgianni, 1610-16, Hermitage, San Pietroburgo.