| ARTCUREL:
Arte, Cultura e Religione
(Art , Culture and Religion) |
| PERSONAGGI : San Paolo della Croce , padre della Famiglia Passionista |
SAN PAOLO DELLA CROCE
padre della Famiglia Passionista

"...E’ cosa nobile
e santa meditare sulla passione di Cristo; questo è il modo di arrivare alla
santa unione con Dio. In questa santissima scuola s’impara la vera sapienza: qui
l’hanno imparata i santi. Quando poi la croce del nostro dolce Gesù avrà poste
più profonde radici nel vostro cuore, canterete: Soffrire, non morire; oppure:
Soffrire o morire; oppure ancora meglio: Non soffrire e non morire, ma solamente
trasformarsi totalmente secondo la volontà divina. L’amore è virtù unitiva e fa
proprie le pene dell’amato Bene. L’anima amante gioisce nel suo dolore e fa
festa nel suo doloroso amore. Siate dunque fedeli nell’esercizio delle virtù e
massime nell’imitare il dolce Gesù paziente, perché questo è il gran culmine del
puro amore. Fate che non solamente nell’interno, ma anche nell’esterno si veda
da tutti che portate l’immagine di Gesù Crocifisso, tutto dolce, mansueto,
paziente. Chi infatti si mantiene interiormente unito con il Figliolo del Dio
vivo, ne porta l’immagine anche al di fuori, con un continuo esercizio d’eroica
virtù e massime d’un patire virtuoso, che non si lamenta né di dentro né di
fuori. Divenuti veri innamorati del Crocifisso, celebrerete ogni momento la
festa della croce nel tempio interiore, in un silenzioso penare senza appoggio a
creatura alcuna. E poiché le feste si celebrano con allegrezza, così la festa
della croce dei devoti del Crocifisso si fa penando e tacendo con volto ilare e
sereno, perché tal festa sia più segreta alle creature e scoperta solamente al
sommo Bene. In questa festa si fa sempre solenne banchetto, perché ci si nutre
della divina volontà, ad esempio del nostro Amore Crocifisso...".
Dalle "Lettere" di San Paolo della Croce.
Paolo Dan
ei, detto poi della Croce, nacque in Ovada (AL) il 3 gennaio 1694 e morì in Roma il 18 ottobre 1775. Fu il primo dei sei figli su 15 nati che sopravvissero alla mortalità infantile. Alto circa m. 1.75, era di forte costituzione per cui nonostante gli attacchi di malaria, di reumatismi acuti, della sciatica, delle frequenti palpitazioni di cuore e di altre malattie dovute alle gravi penitenze e ai molti strapazzi affrontati per l'apostolato e per la fondazione della congregazione, giunse a quasi 82 anni di età, mentre la media della vita si aggirava allora sui 35/40 anni. La scoperta
della sua vocazione
Mons. Gattinara era convinto della validità della
vocazione di Paolo, ma rimase incerto sull'appoggio da dargli per realizzare
l'ispirazione divina. Paolo nel settembre 1721, col permesso del vescovo, andò a
Roma con la speranza di avere udienza dal Papa e ottenere la facoltà di iniziare
a radunare compagni.
Ma a Roma, non avendo valide raccomandazioni, non ottenne nulla, anzi fu
allontanato in malo modo dal palazzo pontificio. Paolo, come risposta, si recò
in s. Maria Maggiore e davanti all’immagine della Madonna riconfermò l'impegno
di attuare il carisma ricevuto, emettendo il voto di promuovere nei fedeli la
memoria della passione di Gesù e di radunare compagni per il medesimo scopo.
Egli era sicuro della provenienza celeste dell'ispirazione. Non gli era
chiaro però dove e come avrebbe potuto iniziare la congregazione. Peregrinò per
alcuni anni in varie zone del centro sud d’Italia, alla ricerca di un luogo
adatto per iniziare la nuova fondazione: Monte Argentario, Gaeta, Itri, Troia,
Roma. Nel maggio del 1725 mentre stava a Roma per l'acquisto del giubileo,
ottenne un breve incontro col Papa Benedetto XIII, che a «viva voce», lo
incoraggiò a radunare compagni ed attuare l'ispirazione divina. Giuridicamente
tale permesso orale non valeva, ma per Paolo e per la prima generazione
passionista esso significò una conferma dell'ispirazione. A Roma, nel 1727, è
ordinato sacerdote dal papa, insieme a suo fratello, il ven. P. Giovanni
Battista.
A febbraio 1728 torna al Monte Argentario (GR), dove, nel misero
romitorio di s. Antonio, iniziò stabilmente la prima comunità passionista; nel
1737 termina la costruzione del primo convento, chiamato "ritiro", che
consacra alla "Presentazione di Maria SS. al tempio". Il 15 maggio
1741 Benedetto XIV approvò, per la prima volta, la regola del nuovo istituto
che si chiamò: «Congregazione dei Minimi Chierici Scalzi sotto l'invocazione
della S. Croce e Passione di Gesù Cristo». L'undici giugno 1741 Paolo e i
primi sei compagni emisero la professione pubblica dei tre voti religiosi
aggiungendovi un quarto che specificava il carisma della congregazione:
promuovere la grata memoria della passione di Gesù nei fedeli, insegnando loro a
meditarla.
Nel 1769 Clemente XIV, approvando l'istituto come congregazione di voti semplici
e donandole la partecipazione a tutti i privilegi degli ordini mendicanti e
delle congregazioni regolari già approvate, diede stabilità giuridica alla
congregazione. Alla morte del fondatore la congregazione era una realtà nella
Chiesa, espressa in 12 ritiri con 176 religiosi; ma a causa delle norme
restrittive dei governi illuministi del tempo, i ritiri erano circoscritti nello
Stato Pontificio, eccetto i due sull’Argentario.
Paolo fin dal 1734 desiderò fondare anche un monastero per donne che
vivessero il medesimo carisma. Il primo monastero passionista fu aperto a
Tarquinia nel 1771. Le religiose emettono il voto specifico di fare e promuovere
la memoria della passione di Gesù. Si dedicano alla contemplazione di tale
mistero mediante l'orazione di circa tre ore quotidiane, oltre l'ufficiatura
diurna e notturna ed il silenzio custodito gelosamente. Accompagnano
spiritualmente i passionisti nelle loro missioni pregando «giorno e notte per
la conversione delle anime e massime delle più traviate» (Regola).
Missionario instancabile
L’attività di Paolo fu intensa particolarmente
nel centro Italia. Preferì, per sé e per i suoi religiosi, la gente
religiosamente più bisognosa, confinata nelle zone malsane della maremma, nelle
piccole isole, nelle campagne. Il suo metodo si avvicinava molto a quello di s.
Leonardo da Porto Maurizio, ma era più semplice, in quanto egli, dopo le prime
esperienze, eliminò le processioni penitenziali e lasciò solo alcuni sobri gesti
drammatici in qualche meditazione.
Privilegiò la meditazione e la riflessione come più adatte a favorire la
conversione e le convinzioni stabili. Il suo apporto specifico fu l'introdurre
la meditazione pubblica della passione di Gesù ogni giorno e l'insegnamento
quotidiano del come meditarla, per aiutare gli uditori a passare dalla paura del
giudizio di Dio alla fiducia di essere perdonati per i meriti di Gesù
crocifisso.
rendere stabile nei paesi la meditazione della passione di Gesù sia nelle
singole persone che in gruppi organizzati. Per incoraggiare i peccatori, spesso
diceva loro che si assumeva la responsabilità della penitenza che avrebbero
dovuto fare a causa dei loro peccati. Questa solidarietà con i peccatori
certamente rientrava nelle finalità della desolazione spirituale da lui sofferta
per lunghi anni.
Direttore spirituale
alla direzione compiuta nelle missioni
popolari, negli esercizi spirituali, nei colloqui privati, egli svolse la
direzione anche per mezzo della corrispondenza con molti laici, sacerdoti e
naturalmente i suoi religiosi.
Si meravigliava di essere stato fatto degno dalla misericordia di Dio di
avere «la santa direzione di alcune anime, arricchite di stupendi doni di Dio
e di altissima orazione» (L. II,276). Era cosciente che per la santa
direzione «ci vuole santità, dottrina, esperienza, prudenza, e gran chiamata
d'Iddio» (L. I,149), per cui accettava la richiesta della direzione solo per
obbedire alla volontà di Dio, quando questa gli si manifestava chiaramente.
Una volta accettata la responsabilità, riceveva da Dio la capacità di una
profonda unione con la persona diretta e di un altrettanto reale distacco, che
gli dava la sicurezza «che tale unione di spirito è fondata in Gesù Cristo».
Scriveva: «Io amo tutte le anime e con modo speciale quelle che Dio mi ha
confidate per la santa direzione, e l'anima mia sente un vincolo tutto
spirituale, che la stringe con una più forte, con l'altra meno, ecc. secondo la
condotta d'amore, a cui Dio ha tirata più o meno l'anima" (L.I,149).
Per questa particolare sintonia con le singole persone, poteva dare avvisi
adatti ad ognuna, secondo il piano di Dio per essa e ne avvertiva a volte i suoi
corrispondenti. «Gli insegnamenti che Dio mi fa dare a voi sono secondo la
vostra condotta, e sarebbe errore di servirsene per chi non cammina per tale
strada. Bisogna dare il cibo secondo il suo stomaco» (L. II,472).
Prega per le persone che dirige e molte lettere le scrive in attuale stato di
contemplazione: «Legga qualche volta questa lettera che l'ho scritta dopo
aver celebrato e vedo che Dio mi ha dato luce; ne faccia conto, come d'un tesoro
di Dio» (L. I,462).
Il
suo insegnamento
punti fondamentali della sua direzione
riguardano l'umiltà che doveva giungere, con la divina grazia, ad essere
«cognizione profonda del proprio niente» (L. II, 298), per potersi aprire
al Tutto che è Dio e conformarsi al Verbo incarnato che annientò
se stesso e meritare così di essere con lui nel seno dei Padre; poi il
desiderio di essere crocifisso con Gesù, abbandonandosi in tutto al divin
beneplacito; accettare "la morte mistica", per arrivare alla
"divina rinascita".
questo si compie passando per la porta, che è Gesù crocifisso, ed
obbedendo al vero maestro della orazione che è lo Spirito Santo. Con la
grazia di Dio, vuole condurre le anime all'unione trasformante: «Viva
in Dio, respiri in Dio e bruci nel suo Amore» (L. I,134).
I
suoi scritti spirituali
Diario
Scritto durante il ritiro dei 40 giorni, permette di conoscere l'altezza
spirituale in cui egli si trovava a 27 anni: in esso troviamo quei principi che
saranno il fulcro della sua spiritualità e del suo insegnamento. Cioè: la
comprensione della partecipazione alla passione di Gesù come norma di
vita cristiana; la percezione di Dio come «l'Immenso» in cui immergersi
passando per la passione di Cristo, la necessità della mediazione del Verbo
incarnato per entrare in comunione con la Trinità divina; il valore della
sofferenza come dono divino per meglio condividere la sorte di Gesù
crocifisso e glorificato.
Lettere
Ne possediamo 2.060 pubblicate in 5 volumi, ma molte migliaia sono andate
disperse. Quelle possedute sono sufficienti per farci avere una conoscenza della
sua dottrina e del metodo di direzione spirituale, perché la maggior parte
riguardano la direzione spirituale. Esse rivelano uno stile semplice, essenziale
e in genere scorrevole nonostante la fretta con cui Paolo scriveva.
Morte mistica
E' un opuscolo di poche pagine in cui si propone di vivere i voti religiosi
come partecipazione mistica alla morte di Gesù crocifisso per
rinascere a vita nuova, vita deifica, e partecipare così alla gloria di
Cristo. Fu inviato dal P. Paolo a una suora e poi al maestro dei novizi
passionisti.
Paolo della Croce trascorse oltre 15 anni al Monte Argentario, culla della
Congregazione della Passione; 25 anni a S. Angelo di Vetralla (Vt), che è stata
definita la Montecassino dei Passionisti; gli ultimi 6 anni a Roma, da dove
volava al cielo, all’età di 81 anni, il 18 ottobre 1775, nella casa dei Santi
Giovanni e Paolo, avuta in dono dal Papa Clemente XIV. Il suo corpo riposa nella
splendida cappella costruita per lui, accanto alla basilica dei Santi Giovanni e
Paolo. Il B. Pio IX lo proclamò beato nel 1853 e santo nel 1867. Dal 25 aprile
1880 i resti mortali del Santo si conservano a Roma, nella cappella della
Basilica dei SS. Giovanni e Paolo.
Fonte : www.passionisti.org ; www.enrosadira.it/santi/p/paolodcroce.htm