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  I PIU' POVERI DEI POVERI :  Il Commercio Equo e Solidale

 

IL COMMERCIO EQUO E SOLIDALE

 

"Ciascuno esamini la sua coscienza: è egli pronto a sopportare maggiori imposizioni affinché i poteri pubblici siano messi in grado di intensificare il loro sforzo per lo sviluppo di tutti?  A pagare più cari i prodotti importati, onde permettere una più giusta remunerazione per il produttore?"
(Paolo VI, Populorum Progressio).

 

Quando ci vestiamo, facciamo colazione o andiamo a bicicletta, utilizziamo il cotone, il caffè e il caucciù che sono tutti prodotti importati dal Sud del Mondo.

Ma cosa sappiamo di questi prodotti? Chi li coltiva? Chi ci guadagna? Le contadine e gli operai o gli intermediari e le multinazionali?

Se lo sono chiesti anche in Olanda, negli anni '60, alcuni gruppi decisi a lottare contro il neocolonialismo. Fondarono una cooperativa commerciale per il Commercio Equo e Solidale (CES), ed aprirono dei punti di vendita ai dettaglio in molte cittadine, presto imitati anche in altre nazioni del mondo.

In termini di propaganda e di sensibilizzazione, un contributo determinante alla nascita del CES in Italia è stato quello risultante dalla campagna nazionale promossa negli anni 1987-89 dalla FOCSIV, il coordinamento cattolico delle ONG di cooperazione allo Sviluppo. In Italia questa campagna, che affiancava all'informazione la presentazione dei prodotti, ha costituito il primo vero lancio della proposta. Solo un anno prima, a Rovato, in provincia di Brescia, nasceva la Cooperativa Solidarietà, una delle prime botteghe in Italia.

Scopo del commercio equo e solidale è quello di liberare i poveri del Sud, che producono per il Nord, dal giogo dello sfruttamento e della speculazione tessuta dai commercianti locali ed internazionali. Per questo il CES non si rifornisce dai normali intermediari che operano sul mercato internazionale, ma direttamente dai piccoli contadini spesso organizzati in cooperative, affinché abbiano da godere tutto il prezzo pagato. Non si segue quindi una logica caritativa e assistenzialistica ma si è concentrati sul l'istituzione di rapporti paritari con i fornitori al fine di consentire la creazione di un mercato più equo per le merci del Sud del mondo.

Si cerca anche di dare la preferenza a quei prodotti fabbricati interamente sul posto per favorire lavoro e reddito, là dove ve ne è più urgente bisogno, e per rivenderli in Italia.

Il senso dell'attività del CES non è quello di incentivare il commercio fine a se stesso, ma piuttosto quello di promuoverlo e trasformarlo in un commercio più giusto, per consentire a quante più persone possibile l'accesso a prodotti socialmente ed ecologicamente puliti per non partecipare allo sfruttamento di uomini e donne remunerati con salari da fame o alla distruzione dell'ambiente.

Per cui le merci non sono acquistate solo in base al loro prezzo, che viene stabilito dai produttori stessi (nessuno sa meglio di loro qual è la giusta retribuzione) ma considerando tutti questi aspetti:

Inoltre il CES realizza prefinanziamenti sulle produzioni che sono di fondamentale importanza per i contadini perché tra un raccolto e l'altro finiscono i loro soldi e, se non hanno altre fonti di finanziamento, sono costretti a rivolgersi agli usurai locali con effetti catastrofici. In altre parole il CES agisce in maniera inversa rispetto agli altri commercianti: invece di pagare due o tre mesi dopo il raccolto, paga ai contadini ancora prima di aver ricevuto la merce.

Perciò i prezzi vengono versati ai produttori per garantire loro una vita dignitosa senza tener conto di quanto dovremo poi pagare come consumatori noi del Nord: si è certi che col tempo, sensibilizzando sempre più le coscienze degli acquirenti, questi supereranno l'individualismo economico, come auspicava Papa Paolo VI nell'enciclica Populorum Progressio.

Comunque il consumatore italiano può rendersi conto, prodotto per prodotto, come si è giunti al prezzo finale: basta leggere la scheda, esponibile presso le Botteghe, sulla quale è scritta la quota pagata al produttore, le spese di trasporto, le tasse, la quota per la cooperativa di esportazione e la quota per la stessa Bottega di vendita.

Ogni prodotto alimentare, ottenuto solo con tecniche biologiche, cioè naturali, è accompagnato da una scheda che illustra le sue caratteristiche, ma anche le sue origini, il contesto sociale, politico e tecnologico in cui è stato prodotto, le caratteristiche della cooperativa produttrice. Così il CES diventa non solo un punto di vendita alternativo, ma anche un momento di informazione e di riflessione sulla realtà del Sud.

E' importante che chi aderisce al CES sia consapevole della doppia valenza economica ed etica di questa iniziativa. Economica, perché produce appunto un effettivo aumento del reddito di piccoli produttori attraverso il pagamento di prezzi equi alla produzione ed il prefinanziamento dei progetti relativi all'esportazione dei loro prodotti. Etica, perché lascia intravedere un modo più equo di concepire le relazioni economiche con i Paesi in via di sviluppo, dato che le multinazionali legate ai poteri locali producono nella maggior parte dei casi relazioni di ingiustizia sociale e di dominio.

Oggi il movimento del commercio alternativo mondiale ha un fondo pari a circa 140 miliardi di lire: per una iniziativa giovane che sta tuttora strutturandosi non è male, soprattutto se si pensa che paga il caffè ai produttori più del doppio rispetto agli acquirenti tradizionali. In Svizzera, per esempio, l'85% dei dettaglianti vende prodotti del CES: qui il caffè raggiunge il 5% ed il miele l'8% del mercato totale. L'Italia è il mercato europeo che presenta la crescita più rapida: il fatturato totale all'ingrosso, partito da zero nel 1988, ha raggiunto i 19 milioni di ECU nel '97, con una crescita media annuale pari ad oltre il 50%!.

COSA FACCIO ADESSO?

L'acquisto di prodotti equi e solidali non è più un'impresa epica per chi davvero lo vuole attuare. Le Botteghe che li vendono sono ormai più di 200 sparse in tutta Italia ed una decina solo a Brescia e provincia. Certo, come tutte le proposte di questo libro, il risultato si può ottenere solo con un pizzico di buona volontà che consiste nell'abbandonare la marca tradizionale e l'acquisto di certi prodotti nel supermercato sotto casa per rivolgersi con puntualità presso la Bottega più vicina.

Fra le principali aspirazioni del CES vi è quella di riuscire a vendere nei supermercati. Qualche risultato si è anche già ottenuto: in Olanda il caffè Max Havelar, del CES, è tra i più venduti. In tutta Italia, Brescia compresa, la rete COOP sta vendendo caffè, cacao ed altri prodotti del CES, esponendoli addirittura in posizione privilegiata rispetto ai marchi tradizionali.

Sarebbe importante che almeno un prodotto del CES entrasse definitivamente in casa tua, almeno uno: il caffè, il tè, il cacao, la cioccolata, il riso, i biscotti. Impegnarsi in questo sarebbe già un grande gesto di solidarietà.

Lo stesso vale per i regali o per le occasioni di festa: cosa impedisce di donare un oggetto artigianale acquistato al CES, magari in occasione di alcuni importanti avvenimenti come Battesimo, Comunione, Cresima, Matrimonio? Non darebbe al sacramento un significato più cristiano e solidale? Acquistando questi prodotti come bomboniera, oltre a regalare un oggetto fuori dal comune e realizzato da donne e uomini dei paesi più poveri, permetterai a tante famiglie di continuare a guadagnarsi il pane con dignità!

Ma non solo: aiuterai a far crescere solidarietà anche In Italia. Infatti, praticamente tutte le Botteghe del Mondo si occupano pure di solidarietà attiva sul nostro territorio: per esempio la Bottega di Informondo vende anche prodotti realizzati da carcerati, tossicodipendenti, handicappati; la Bottega Karibù di Gardone V.T. gestisce direttamente alcuni appartamenti occupati da immigrati ed un centro di prima accoglienza con otto posti letto in collaborazione con la Caritas zonale.

Infine, nelle Botteghe del Mondo, trovi anche libri e pubblicazioni sulla mondialità, sulla cooperazione, sulla non violenza. Insomma, vale la pena di "scoprirle" ed andarci spesso!

 

 

 


 

Fonte : Lo scritto è tratto da un opuscolo illustrativo che spiega l'origine, la natura e le finalità del commercio equo e solidale.