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  I PIU' POVERI DEI POVERI :  per un cristianesimo dei poveri

 

PER UN CRISTIANESIMO DEI POVERI

di Francesco Golzio


 

... C'è una questione nel mondo di oggi che occorre affrontare in modo diretto e particolare, la questione del Cristianesimo e delle sue chiese. Diciamo, grosso modo, che nel mondo esistono tre grandi aggregazioni religiose cristiane, quella cattolica, forte di circa un miliardo di adepti, quella ortodossa, forte di circa trecento milioni di fedeli, quella riformata forte di circa duecento milioni di fedeli. Il Cristianesimo si presenta quindi diviso, fortemente diviso, di fronte all'opinione pubblica. C'è un Consiglio delle chiese cristiane nel quale la Chiesa cattolica ha il ruolo di "osservatore", e la cui funzione si limita ad essere quella di coordinare alcune funzioni delle Chiese riformate. C'è la Chiesa ortodossa, assai poco nota in Occidente, in cui contano i diversi "primati" delle chiese nazionali, tutti però, in definitiva, in un certo senso, dipendenti dagli atteggiamenti del primate di Mosca. Sono curiosi, per questa chiesa, la sua condizione, il suo atteggiamento, negli anni bui del regime sovietico. Molti sacerdoti furono uccisi, molte chiese sconsacrate, ma il ceppo centrale resistette, alcuni conventi restarono aperti, fatti vedere anche ai turisti occidentali di allora. C'è stata una continuità fra la Chiesa zarista e la Chiesa di oggi, passata attraverso la Chiesa "sovietica" che emetteva sospiri sulla necessità di obbedire al regime, ma cercava di vivere benedicendo le guerre e le azioni dei sovietici, anche quelle sanguinose di Stalin che non potevano essere sconosciute, almeno alle alte gerarchie. Il fatto è che la Chiesa ortodossa, come le chiese riformate, come la chiesa anglicana, sono, in ultima analisi, strettamente legate agli Stati in cui vivono, dei quali sposano pienamente la legislazione e le prospettive, nei quali obbediscono, piamente, ai governi. Anche negli Stati Uniti, dove c'è, si sa, una netta divisione fra Stato e chiesa, le chiese riformate e anche, in qualche modo, la Chiesa cattolica, finiscono per essere al servizio dei pubblici poteri, per fare parte, in sostanza, del grande apparato di finanziamento e di divertimento che governa quello Stato.

 Più autonoma di tutte, più libera di tutte dagli Stati, più in grado di influenzare, essa, gli Stati, la Chiesa cattolica romana e il suo Pontefice. La Chiesa cattolica è, pure essa, direttamente compromessa con la politica di alcuni stati (per esempio la Spagna e l'Italia), sia per le posizioni di parte del clero, sia per la sua influenza sui partiti cattolici che, in Europa, si uniscono nel PPE, che rappresenta quasi la metà dei membri del Parlamento europeo. La Chiesa cattolica romana, per ragione dell'atteggiamento a lei favorevole dello Stato italiano, che ha acconsentito alla creazione dello Stato della Città del Vaticano, si pone in posizione politica nei confronti di tutto il mondo; stato fra gli stati, potenza, minima, fra le potenze. Essa invia propri ambasciatori in tutto il mondo, essa riceve ambasciatori da gran parte del mondo, essa tiene relazioni diplomatiche e perciò direttamente politiche con tutti gli stati che hanno acconsentito ad avere con essa rapporti diretti. La sua organizzazione è complessa, totalmente autoritaria e verticale, e del tutto ignorata è stata la volontà del Concilio di dare potere alle conferenze episcopali nazionali e ai fedeli laici. Oggi, nella Chiesa, c'è il potere del papa e c'è, accanto ad esso, il potere della curia romana, definito e distinto, sempre più distinto e autonomo quando un papa, come Giovanni Paolo II, è palesemente impedito a svolgere le sue funzioni in modo ampio ed effettivo. La Curia segue i problemi normali della Chiesa, la Segreteria di Stato scrive quasi tutti i messaggi del pontefice, che si limita a leggerli, la Curia corregge gli stessi scritti "di fede" del Pontefice, gli unici cui i fedeli sono tenuti ad obbedire, in seguito alla norma relativa all'infallibilità. E' bene notare subito che i fedeli sono tenuti all'obbedienza soltanto alle proclamazioni dogmatiche ex cathedra, non alle encicliche, non ai discorsi, non alle lettere ecc. Naturalmente la curia romana non insiste su questo e fa passare l'abitudine a fare sempre eseguire dai fedeli le norme papali. Possiamo aggiungere che anche al Catechismo si può disobbedire, in quanto è una pubblicazione curiale e non un pronunciamento ex cathedra.

Naturalmente, negli stati della Terra, i comportamenti e gli atteggiamenti delle conferenze episcopali, sono diversi e articolati, e, spesso, sono più "diversi" da quelli romani i comportamenti dei cattolici più lontani da Roma. Vi sono conferenze episcopali ( o singoli vescovi, o singoli sacerdoti) che, per esempio, glissano sulla affermazioni più dure e più discusse di Roma, quelle sulla morale sessuale. In gran parte dei casi, poiché i sacerdoti sono, ciascuno, autonomi, essi rimettono alla coscienza dei fedeli la decisione sull'uso dei contracettivi, talvolta rimettono alla coscienza dei fedeli anche la decisione sull'aborto, tenendo conto delle condizioni e delle situazioni personali delle donne. Naturalmente questi atteggiamenti sono sempre "segreti" e la pubblicità su di essi nuoce più che favorirli.

Si tratta di inseguire un ruolo moderno e laico della Chiesa nel mondo contemporaneo e ciò si ottiene potenziando l'azione della Chiesa nel volontariato, nelle opere di carità, nelle attività culturali, dove massima può essere l'attenzione alla libertà dei fedeli, ma, al contrario, può essere anche minima o asfittica. Certamente, esistono luoghi, al mondo, in cui la libertà dei sacerdoti, o meglio dei monaci, incardinati e sorretti dal loro ordine, diventa piena e larga, tanto larga da assimilarli a qualunque intellettuale "laico", e si vede, allora, quanto potrebbe una chiesa libera, una chiesa che organizzasse i laici perché discutessero, del tutto liberamente, di tutte le questioni, anche di quelle di fede, salvando l'unica realtà evangelica davvero indiscutibile per ogni cristiano, la realtà della Resurrezione. Noi vorremmo, come ricordiamo che in altra parte si dice, un "cristianesimo dei poveri" e vivo.

Nel mondo contemporaneo, nel quale sempre più si diffondono teorie e interpretazioni della scienza, della psicologia, della medicina e della genetica, della storia e della filosofia non cristiane, nel quale sempre più si diffondono teorie religiose opposte e contrarie al Cristianesimo, nel quale, pure, hanno presa generiche teorie spiritualiste e "sovrannaturali" richiamabili in genere al clima della New Age, nel quale lo Stato dominante, gli Stati Uniti, ha comportamenti sostanzialmente non cristiani, la vita della Chiesa si scontra continuamente con i diversi da Lei, con la realtà degli infedeli. E gli infedeli cresceranno a dismisura, perché a dismisura crescerà la popolazione del mondo non cristiano, la popolazione disperata dell'Asia, dell'Africa, del mondo musulmano. La Chiesa dovrebbe, anziché arroccarsi, come ha voluto questo papato, nelle sue verità, nei suoi miracoli, nei suoi santi, nel suo giubileo, dovrebbe decidere di paragonarsi liberamente alle verità del mondo e, con questo stesso, vedrebbe aumentare di molto le sue possibilità di incontro con le chiese riformate e con la chiesa ortodossa.

C'è, nel mondo di oggi, un pullulare di "verità", verità nobili, ma non definitive, come quelle della scienza, "verità" meno nobili, come quelle del buon senso, come quelle di associazioni e circoli, come quelle di chiese e chiesuole, che dobbiamo ammettere come tutte possibili, come tutte contenenti una possibilità di vero, e verso cui dobbiamo avere un atteggiamento di rispetto e di attesa, un atteggiamento laico; in questo mondo la Chiesa deve farsi piccola tra i piccoli, sfidare con le sue verità le altre verità, mettersi al confronto con esse. D'altra parte il dire, come ha detto il Concilio Vaticano II, che lo spirito soffia dove vuole e che tutti, qualunque cosa credano, sono accettati, salvi, da Dio, vuole dire proprio questo, che occorre vedere Dio in ogni uomo che crede e che opera, pacificamente.

Ecco, dietro la questione della Chiesa sta l'enorme questione di Dio, l'enorme questione dell'esistenza di Dio. L'abbiamo noi davvero risolta? Non lo credo, perché non esistono prove davvero convincenti, davvero razionalmente convincenti dell'esistenza di Dio. Esistono al contrario prove realisticamente convincenti della non esistenza di Dio, della sua non definibilità. L'universo sembra a volte finito, a volte infinito, i miracoli non sono tali perché tutto quello che è sulla terra, è della terra e non di Dio, è il segno di realtà che non conosciamo ancora, che nulla hanno a che fare con l'infinità grandezza di Dio, soprattutto del Dio cristiano. Chi crede, crede soltanto per fede. Anche se ammettiamo questa verità, che non può non essere accolta; dobbiamo però fare i conti con le "superstizioni" delle religioni, con la realtà delle Chiese, con il vigore delle loro polemiche, forse inutili, ma reali e importanti, perché per esse combattono e muoiono uomini e donne come noi.

C'è un futuro del mondo che noi preferiamo non vedere, non seguire, cui vogliamo non pensare ma che pure esiste. In questo futuro sta scritto l'aumento della popolazione. Nel 2025, secondo le previsione dell'ONU, anziché sei miliardi saremo sulla Terra 8 miliardi e mezzo, nel 2050 saremo almeno undici miliardi. Di quasi sei miliardi saranno cresciute le popolazioni africane a asiatiche, quelle che non vivono alcuna esperienza cristiana e in cui grande ruolo hanno l'Islamismo, il Buddismo e i riti pagani e laici della Cina, del Giappone, degli altri stati di quei continenti. I cristiani delle diverse professioni saranno, comunque minoranza, tanto più i cattolici. Noi, gli europei e gli statunitensi (uno/due miliardi) , dovremo affrontare l'attacco delle popolazioni afroasiatiche che ammonteranno a quasi nove/dieci miliardi di persone. Di fronte a queste cifre occorre riflettere su quale cultura dovremo contare per dialogare col mondo, quale chiesa dovremmo preparare per affrontare questo mondo che sarà, evidentemente, profondamente diverso dall'attuale. I nostri figli, peraltro, anche per i miglioramenti igienici, dietetici e sanitari, saranno allora ancora vivi, e vivissimi saranno i figli che nascono oggi.

 Non sappiamo, naturalmente, quale sarà l'assetto politico di questo mondo così diverso per una popolazione raddoppiata che avrà, probabilmente, ancora più gravi problemi alimentari di quella odierna. Oggi la fame, le carestie colpiscono duramente i paesi africani e asiatici; è probabile che, allora, fra cinquanta anni la fame e le carestie avranno colpito più massicciamente. Certo, c'è anche la probabilità che le scoperte applicate ai cibi transgenici, le mutazioni genetiche indotte negli animali da allevamento, diano agli uomini maggiori possibilità di sopravvivenza, certo c'è anche la possibilità di avere trovato nello spazio, fuori della Terra, luoghi fertili (magari su Marte) che diano possibilità di vita oggi sconosciute. Noi oggi possiamo credere, realisticamente, che alcune scoperte diano la possibilità di avere maggiori raccolti, altre mettano a disposizione più pesce e più carne per gli uomini, ma, fatti tutti i conti, crediamo di potere dire, e questo con buon ottimismo, che la situazione della distribuzione della ricchezza nel mondo sarà la medesima di oggi, con una buona situazione dell'Europa (probabilmente unita fino agli Urali), con una buona posizione degli Stati Uniti e del Canada, con una discreta situazione di almeno parte dell'America del Sud, con una situazione più disperata dell'Africa e dell'Asia.

Quale assetto politico, dunque, avrà questo mondo così diverso? Possiamo scommettere su un'Europa più larga, unita, appunto, fino agli Urali, che avrà saputo mettere insieme tutti i popoli del continente più la Russia, magari anche con i suoi territori asiatici. In Europa vi sarà una maggiore eguaglianza fra i popoli, perché alcuni popoli poveri, come quelli della Polonia, delle repubbliche baltiche, del Portogallo, della Grecia, dei paesi balcanici, saranno cresciuti. Ma questa Europa avrà senza dubbio subìto un vigoroso attacco degli islamici, dei popoli africani e asiatici che si saranno insediati, numerosi, nei suoi stati cambiandone le caratteristiche, in qualche caso anche costituzionali. Appare giusto oggi pensare ad una laicizzazione dell'islamismo, ma può accadere il contrario, può accadere che le masse islamiche abbiano imposto ai popoli europei cambiamenti profondi nel loro laicismo, nella loro libertà di religione; può accadere che una guerra orribile e sanguinosa, condotta con armi chimiche e atomiche abbia sconvolto tutti gli stati europei, conducendo a situazioni che non possiamo prevedere.

Noi pensiamo che la Gran Bretagna abbia rinunciato al suo isolamento e che gli Stati Uniti, il Canada e l'Australia abbiano dovuto fare cadere le loro barriere protettive nei confronti dell'immigrazione e che essi siano divenuti stati effettivamente multiculturali. Difficile è fare profezie circa l'assetto dell'Asia e dell' Africa, sempre sconvolte da antichi riti, da moderne dittature, da continue carestie. L'Onu potrebbe servire a meglio coordinare un ordinamento mondiale ma abbiamo poche speranze che questo organismo incapace di agire si trasformi davvero in un efficace "governo" mondiale. Abbiamo anche l'impressione che i tanti conflitti locali (come quello fra Israele e i palestinesi o come quello dell'Irlanda del Nord) scemeranno di importanza, oppure che le situazioni delle "piccole patrie" avranno più importanza dentro i confini del mondo "gigante". Ciascuna famiglia, ciascun uomo dovrà trovare la sua strada, il suo destino, i suoi amori e si troverà o più controllato e più privo di diritti umani (come le avvisaglie odierne ci fanno capire tra violenze e rappresaglie di ogni genere) oppure qualcuno avrà trovato la strada per dare a tanti miliardi di uomini maggiori libertà e maggiori diritti, anche se noi non vediamo ora quale sarà la strada da imboccare e chi la difenderà.

Quale Cristianesimo vediamo, quale sarà la sua strada? Innanzitutto crediamo che la sua crescita sarà più o meno ferma, nei confini stabiliti dalla storia, e questo smentirà l'idea che il mondo debba convertirsi per salvarsi. Già oggi le divisioni apportate dalla storia nel corpo del Cristianesimo appaiono assurde per le motivazioni e per i dissensi tutti formali, per esempio sulla consustanziazione o sulla salvezza. I dissensi appariranno ancora più assurdi, ancora più lontani dalla verità delle cose in un mondo sovrapopolato. Bisognerà farne a meno e riunire tutti i cristiani in un'unica Chiesa che avrà più forza di resistenza e di espansione. Bisognerà che questa Chiesa approdi finalmente alla democrazia, alla discussione della fede. Bisognerà che questa Chiesa sia unica nelle sue strutture, ma diversissima nella sua organizzazione. Noi crediamo che ci sia bisogno di una Chiesa non più romana o italiana, ma davvero di una chiesa mondiale, che si ispiri al vangelo, che lotti per la libertà e per i diritti degli uomini, che abbandoni i ricchi, che non sia più diretta dal centro, che non abbia più papa e curia e Vaticano, che valga non per i suoi quadri e le sue ricchezze, ma per l'azione che svolge, nel nome di Dio, in tutte le parti del mondo, una chiesa che abbia distrutto i monasteri e i conventi, i monaci e le monache, che abbia i suoi uomini nel mondo a fare vita comune, come tutti. Questa chiesa dovrà raccomandare ai suoi fedeli di pregare talvolta, nelle grandissime occasioni, ma non indulga alle superstizioni, alla creazione dei santi, dei beati, non abbia più luoghi lussuosi per celebrare la sua fede, ma abbia le case di tutti, le piazze di tutti, torni per farsi vedere, in mezzo agli uomini, come tutti gli uomini. Il patrimonio artistico che oggi possiede a Roma e altrove dovrà essere distribuito agli stati, ceduto ad essi per la consueta vita nell'ambito del mercato del lusso, del turismo internazionale.

Questo cambierà radicalmente, capovolgerà il ruolo della Chiesa. Oggi la Chiesa cattolica è un organismo che ha servito sostanzialmente i ricchi, i sovrani, i governi; lo stesso hanno fatto, e per un certo verso ancora di più, le chiese cristiane dello scisma o riformate. Dagli anni futuri in poi, la Chiesa unitaria dovrà servire i poveri, la scienza, la libertà degli uomini, di tutti gli uomini, senza riserve di alcun tipo. Sarà difficile, molto difficile, sarà molto improbabile che accada, ma soltanto per una chiesa siffatta, per ricostruire un cristianesimo dei poveri, pensiamo valido il nostro impegno.

D'altra parte il mondo del futuro vedrà svilupparsi il potere delle multinazionali e delle borse internazionali, vedrà svilupparsi il potere delle mafie che andrà a saldarsi con quello stesso dei proprietari e manager delle aziende multinazionali. Non sarà possibile lottare contro le mafie perché saranno i contatti di circoli ristretti, i contatti di pochi a possedere i capitali grandiosi che dirigeranno il mondo. Nel mondo saranno sempre più vasti, per le poche popolazioni in grado di viverli, i consumi del turismo, i consumi del benessere, i consumi del piacere, e contro tutti questi consumi dovrà sollevarsi la chiesa unitaria, forse l'unica organizzazione in grado di mobilitare le masse, nella guerra aperta al capitalismo trionfante. Il tema del futuro, dei cinquanta anni che sono davanti a noi e ai nostri figli, è il tema della lotta fra pochi capitalisti padroni, e i comitati d'affari che sono i governi dell'Occidente, qualunque siano i partiti che li dirigono, e le moltitudini degli affamati e dei poveri. C'è da salvare la vita di moltissimi, c'è da salvare la vita stessa del pianeta, insidiata oggi, e gravemente, dalle turbative dell'ambiente che si aggraveranno e peseranno moltissimo. C'è da mobilitare energie enormi per dare davvero agli uomini di tutto il mondo organizzazioni sanitarie che curino davvero. Nell'Africa e nell'Asia non esiste, oggi, e non esisterà domani, nel futuro che abbiamo davanti, una valida organizzazione sanitaria di prevenzione e di cura. Non esiste nemmeno in parte dell'Europa, nella Russia, negli Stati Uniti, dove i poveri soffrono e muoiono.

Come cominciare l'azione per il cambiamento del Cristianesimo? E' difficile pensarlo. Oggi la Chiesa cattolica vive, a Roma soprattutto, un periodo di successi e di trionfi. Oggi si muovono intorno ad essa miriadi di organizzazioni di ogni tipo, associazioni di volontariato, parrocchie, preti, frati, misericordie, conventi e monasteri, associazioni di laici, Opus Dei e compagnia bella, Fuci, Aci, Acli, Agesci e così in ogni stato, insomma un universo tutto controllato, a volte malamente, dai vescovi delle varie diocesi. Oggi accennare soltanto alla prospettiva di un cambiamento rivoluzionario come quello da noi auspicato ci farebbe inscrivere nel libro dei sognatori o degli eretici. Eppure bisogna incominciare.

Si tratta, per i cristiani, di cominciare nelle nostre case, con piccole riunioni in cui si discutano i temi della rinascita del Cristianesimo, rinascita che può esistere soltanto facendo quello che abbiamo pensato e qui detto, affrontando i problemi della fede, quelli più scottanti, scontando fin d'ora che, probabilmente, si sarà scomunicati dall'autorità ecclesiale ma andando avanti lo stesso: pochi, soli, ma nel giusto. E poi, andando avanti in cerchi sempre più larghi in aperta opposizione alla Chiesa di oggi. D'altra parte fondare una chiesa diversa è opera titanica che scoprirà per strada i percorsi da percorrere.

Tutte le religioni, comunque, hanno svolto e svolgono, obiettivamente, per i poveri, una funzione implicitamente reazionaria. Certamente l'islamismo, col suo fatalismo e il suo misticismo, che allontanano infinitamente dalle questioni terrestri, col suo ideale antifraterno di guerra sacra, certamente l'induismo, fondato sul sistema delle caste, che nessuna legge riesce a smobilitare, certamente il buddismo, più raffinato e "spirituale", ma anch'esso con la volontà di allontanare dai problemi del mondo, meno gravi, diremmo, di quelli della reincarnazione. Non a caso nessuno dei paesi toccati da queste religioni ha fatto davvero progressi economici e sociali. Il Tibet versa in una grave povertà. In Asia soltanto il Giappone, e molto più tardi la Cina, hanno visto un progresso e un avvicinamento all'Occidente, ma si tratta, in questi casi, di paesi sostanzialmente "laici", in cui le religioni sono dei padri, degli antenati, e i culti tutti personali e familistici.

 Il Cristianesimo, ahimè, ha drammaticamente legato la propria vita, almeno da Costantino in poi, alle vicende dei ricchi e delle corti, e successivamente a quelle della borghesia ( lo diciamo qui all'ingrosso, ma è un'affermazione non smentibile) lasciando il suo interesse per i poveri al margine della sua predicazione, al margine della sua organizzazione, ove si eccettui qualche monastero, qualche santo, qualche missione (peraltro spesso odiata perché europea, perché degli sfruttatori). Di questo la Chiesa cattolica, protagonista prima della storia politica e religiosa europea non ha chiesto perdono, e dovrebbe farlo, perché ha rinunciato al suo messaggio, alla sua stessa ragione di vita. Basterà ricordare il ruolo scellerato ricoperto da Richelieu, da Mazzarino, entrambi cardinali, per coprirsi il volto di vergogna. La Chiesa cattolica e le chiese riformate tutte sono state sempre, fino ad oggi, le chiese dei ricchi e della borghesia, le chiese degli Stati e del potere. Sappiamo che le chiese luterane appoggiarono, pare, anche il regime nazista. Esistono ancora, in Italia, i cappellani militari, un ordinario militare, una vergogna per la Chiesa e per lo Stato. C'è stata certo una grande, diffusa religiosità popolare, lontana dalla vera Chiesa, spesso smentita, fondata talvolta su superstizioni, talatra scivolante verso il parapsicologico e le sue truffe. C'è stato e c'è qualche vescovo eroico, qualche prete grandissimo, ma sono pochi, agnelli sperduti in un branco di lupi. Ma occorre, anche qui un movimento, una politica per una Chiesa davvero democratica, che viva come Cristo, che sia governata dal basso, si spogli di tutte le sue ricchezze, si sparga con le sue autonome comunità in mezzo alla gente di tutto il mondo, costruisca, di nuovo, un cristianesimo dei poveri.

Non possiamo non ricordare, con immenso dolore, che la Chiesa non ha chiesto perdono dei suoi peccati "sociali", per l'appoggio alla schiavitù, mai condannata quando c'era ( e che c'è ancora), per la servitù della gleba ( assolutamente appoggiata dagli ortodossi), per la mancata condanna dello sfruttamento del proletariato, per il silenzio sui desparecidos, per l'appoggio alla sanguinaria dittatura di Pinochet. In più la Chiesa non chiede perdono per il grave appoggio ai partiti cristiani europei che non sarebbero schierati a destra se a destra non fosse la Chiesa.

Non è sufficiente, anche se è importante, parlare di pace e di lotta alla povertà, magari in gigantesche adunate. Bisogna schierarsi e fare schierare i cattolici, concretamente, con chi lotta per la pace, contro i mercanti di armi, per chi lotta contro i capitalisti, responsabili della povertà. La Chiesa deve scegliere, le chiese debbono scegliere. Se non lo faranno rischieranno giustamente di essere travolte. Già ora la richiesta di perdono è dettata dalla paura di perdere in un mondo in cui la Chiesa è sempre più assediata, sempre meno ascoltata, al di là dell'effimero successo dei viaggi papali ridotti a puro spettacolo.

 Occorrono chiese diverse, appunto schierate concretamente con i poveri, che tolgano l'appoggio ai partiti che si dicono cristiani e non lo sono; occorrono chiese i cui fedeli comprendano autonomamente che il loro comportamento sociale e politico moderato e conservatore è veramente non cristiano. Grave è infatti il comportamento dei cristiani, in primis quelli europei: non si rammentano che Gesù cacciò i mercanti dal tempio e che i nostri mercanti sono i capitalisti.

L'Europa è oggi una fortezza assediata e impaurita, governata da una borghesia arretrata che sembra difendersi con tutti i mezzi dal resto del mondo. La cultura europea ha ormai rinunciato, tranne che in esigue minoranze, alla sua cultura cristiana, razionale e socialista, che ormai fanno una cosa sola. Ormai il Cristianesimo e il socialismo abitano altrove, nei paesi poveri e affamati dei continenti asiatico e africano. La battaglia della Chiesa, però, non si fa contro i ricchi, contro i potenti, contro i governi, non si fa contro le stesse gerarchie della Chiesa inutilmente sfarzosa e ricca, contro la Curia romana. La Chiesa stessa non abbandona l'assolutismo papale, una grande palla al piede della sua attività. La Chiesa deve "sposare" le masse, muoverle, dirigerle democraticamente, allo stesso modo di come l'Islam è strettamente connesso con esse e le muove politicamente. Dobbiamo costruire una chiesa "laica" nel mondo che conduca, diriga le masse prima occidentali e poi mondiali, una Chiesa che sappia unire i cristiani e perciò rinunci anche all'esaltazione del culto della Vergine e delle sue apparizioni, esaltazioni e apparizioni che servono a dividere e non ad unire...

 

 

 


 

Fonte : www.disastromondo.it

Brano tratto dal 4° capitolo del libro " Il disastro mondo " di Francesco Golzio .