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RELIGIONE : opere sacre : Perché una Croce ? Riflessioni in occasione della benedizione della "Croce della Riconciliazione" a Trivio di Formia.

 

PERCHE' UNA CROCE ?

Riflessioni in occasione della benedizione della “Croce della Riconciliazione” a Trivio di Formia.

 

                    croce 

 

 

Il giorno 06 marzo 2011 alle ore 15.30 si darà avvio, con autorità religiose e civili, alla cerimonia di benedizione della Croce della Riconciliazione in Trivio di Formia.

 

Innalzata sulla cima della collina di Campese , alta più di 13 metri,  visibile fisicamente da tutto il golfo di Gaeta , figurativamente si impone all’attenzione del mondo intero , della nostra società che ha relegato la sofferenza nei vicoli nascosti, quelli invisibili, dove solo topi e barboni possono consumare nel nulla la propria vita.

Nella società contemporanea tutto ciò  che parla di sofferenza  e morte è messo al bando:non abbiamo tempo per ascoltare l’ammalato, il vecchio, il debole. Intenti a cercare di far quadrare il nostro bilancio di salute ma soprattutto quello economico, travolgiamo come un fiume in piena spesso anche chi ci vuole bene ma l’assenza di comunicazione svilisce la nostra stessa essenza di esseri umani . Siamo animali sociali eppure oggi profondamente soli nonostante gli infiniti contatti che la tecnologia ci permette di mantenere.

 

In tutti i modi l’uomo contemporaneo cerca di sfuggire dalla propria vita che spesso e’ diversa da quella che avrebbe voluto e corre, cerca, cerca posandosi di fiore in fiore, sperimentando mille modi alternativi. Ma  trova in questo modo la felicità? Certo! Ma una felicità effimera perché  spesso  sperimenta subito dopo il fallimento. La realtà è che l’uomo contemporaneo ha perso il senso vero della propria vita. Brancola nel buio in cerca di se stesso perché  ha perso la consapevolezza di essere creato ad immagine di Dio che è uno e trino. In virtù di ciò solo nella comunione e nel rapporto costruttivo con i suoi simili l’essere umano può trovare la propria felicità. E’ solo l’amore, che si effonde nella dimensione  della Croce , dimensione orizzontale tra uomo e uomo e  verticale tra uomo e Dio,  che realizza l’essenza dell’essere umano.

 

Quella sofferenza che tanto cerchiamo di eliminare è la sola che può permettere all’uomo di ritrovare la propria umanità.

“ Se fuggo dalla mia storia , correrò sempre  ma, se mi fermo e alzo gli occhi al cielo, vedo un uomo come me che è entrato, innocente, nella sofferenza più atroce volontariamente e fino alla morte per amore mio e tuo”.

Cristo, vero Dio, avrebbe potuto sottrarsi alla sofferenza atroce che ha sperimentato in quanto vero uomo, salvando il mondo in modo più magico e meno doloroso. Per amore, invece , il Dio che ci ha creati, si è incarnato e ha sofferto fino alla morte perché noi potessimo vedere che è possibile vincere la morte.

 

La croce di Cristo infatti non è simbolo di morte perché Cristo non è rimasto inchiodato su quel legno ma , dopo tre giorni è risuscitato. Ha inchiodato sulla croce tutte le nostre paure, tutti i nostri fallimenti, tutte le nostre angosce . Egli, innocente, ha scontato i peccati di tutti, ma non ne è rimasto vinto...

In Lui e solo in Lui tutta l’umanità può vincere la morte. Non è difficile, basta alzare lo sguardo e credere alla stoltezza della croce.

La croce è scandalo perché rappresenta la fine,il fallimento, la sconfitta ma proprio in questa stoltezza e in questo scandalo si manifesta la potenza di Dio.  

Nel dolore e nella sofferenza di Cristo morente si realizza il profondo amore del Creatore per la sua creatura perché risorgendo, infonde nell’uomo stesso la speranza della resurrezione non solo per la vita eterna ma già su questa terra Egli ci fa sperimentare il suo regno di pace e di amore. Basta guardare alla croce e vivere in pienezza la vita reale che il Signore ci ha donato .

 

La croce di Cristo si erge dunque a vessillo per i popoli . Simbolo universale, ci fa uscire da noi stessi e finalmente ci fa aprire gli occhi per vedere che non siamo soli e che il mondo è pieno di colori.

Una croce imponente posta su una collina vuole  attrarre a sé credenti e non credenti perché tutti possano trovare lì ristoro per lo spirito o spunti di riflessione sul senso della vita .

 

Ma non è facile  il cammino per arrivare alla croce di Cristo; il cammino spirituale  è impegnativo proprio come il  sentiero da percorrere per raggiungere la cima del monte: è impervio ma non impossibile. Del resto la vera felicità non si realizza senza il sacrificio, la rinuncia .

 

Però ai piedi della croce c’è la ricompensa : come con l’apostolo Giovanni, Egli ci affida alla Madonna e La indica come nostra madre e protettrice. Lui è la Speranza che i cristiani sono chiamati a far conoscere.

Il cammino verso la scoperta del significato della croce nella nostra vita, ci condurrà alla riconciliazione con Dio innanzitutto, e poi con l’umanità intera.

Per questo il monte Campese viene in questo contesto indicato come” Monte della Riconciliazione”che tutti possono scalare fisicamente o spiritualmente per riconoscere il proprio Creatore ed aderire pienamente al Suo progetto di amore e di salvezza per l’umanità intera.

R. R.

 

 

 

 

 

 

 


 

FONTE :  la redazione di Artcurel ringrazia l'Autrice che si firma R. R., amica dell'artista Antonella Magliozzi di Formia, per averci cortesemente inviato l'articolo.