| ARTCUREL:
Arte, Cultura e Religione
(Art , Culture and Religion) |
| RELIGIONE : opere sacre : Duomo di S.Andrea , Amalfi |
DUOMO DI S.ANDREA
AMALFI (SA)
I
l Duomo di Amalfi è dedicato a S. Andrea del quale si
commemora un miracolo.
Era il 27 Giugno del 1544 quando a mare apparvero navi pirate. Gli amalfitani
atterriti si raccolsero in preghiera nella cattedrale, invocando la protezione
del loro patrono: S. Andrea Apostolo.
Ad un tratto ecco che il mare divenne tempestoso così da costringere le navi
pirate ad andar via.
Si gridò al miracolo e per la grazia ottenuta, gli amalfitani consacrarono il 27
Giugno giorno festivo a ricordo di quell'avvenimento.
La Cattedrale, costruita nel IX secolo, venne ampliata nel
990, quando il doge Mansone III, ottenne da papa Giovanni XV: "la promozione
ed innalzamento di essa chiesa episcopale a dignità metropolitana".
Venne così ricostruita nel 1203.
Il 1208 la Cattedrale vive il momento più prestigioso della sua storia, oltre ad
essere pressoché completata nella sua struttura architettonica.
Pietro Capuano, uomo dotto e di nobile famiglia amalfitana, legato pontificio in
Siria che Innocenzo III aveva nominato cardinale, porta ad Amalfi il corpo
dell'apostolo, cui era già dedicata la chiesa cittadina.
Con l'acquisizione delle reliquie e del crisma dell'apostolicità, la Chiesa
amalfitana mostrerà il nuovo prestigio già nei termini con cui nei documenti
viene da ora in poi indicata la cattedrale. Dopo l'arrivo delle reliquie, viene
per la prima volta indicata come "maior ecclesia", mentre qualche anno
dopo compare anche l'appellativo "ecclesia mater".
Rimaneggiata negli anni 1526, 1566 e 1691, fu poi ricostruita nel 1701-1731
allorchè l'arcivescovo Bologna la fece "rimodernare" nonostante l'opposizione
degli amalfitani, come fu riportato dallo storico Camera.
Dopo il crollo della facciata avvenuta il 24 Dicembre 1861, l'atrio venne
rifatto con tutta la facciata da Enrico Alvino, con la collaborazione di
Domenico Morelli.
La facciata inaugurata nel 1891 è in uno stile riecheggiante l'architettura
normanna campana.
L
'interno del Duomo si presenta in stile tardo-barocco.
Restaurato tra il 1690 ed il 1724 da Arcangelo Guglielmelli il più celebre
architetto dell'epoca, l'interno è a croce latina con tre navate divise da 20
pilastri racchiudenti colonne.
Il soffitto, a cassettoni in oro ed
eseguito agli inizi del XVIII secolo dall'intagliatore napoletano Francesco Gori,
presenta quattro grandi tele di Andrea d'Aste, allievo del Solimena,
rappresentanti la Flagellazione di S. Andrea, la sua crocifissione, il miracolo
della Manna e il Santo innalzato sulla croce.
Dello stesso artista è la tela raffigurante la Crocifissione di S. Andrea posta
sul settecentesco altare maggiore, ai cui lati vi sono due amboni della fine del
XII secolo, decorati di mosaici.
E' da ammirare l'antica vasca battesimale di porfido rosso egiziano proveniente
da Paestum situata nella prima cappella a sinistra. In fondo alla navata destra
si trova il quattrocentesco sepolcro del vescovo Andrea d'Acunto; nella prima
cappella a destra è la cinquecentesca ancona marmorea raffigurante tre Santi;
all'ingresso del presbiterio vi sono due candelabri con decorazioni a mosaico.
Dalla navata sinistra, tra la quarta e la quinta cappella, una scala conduce
alla cripta.
D
alla navata sinistra del Duomo, tra la quarta e la
quinta cappella, una scala conduce alla cripta che costruita nel 1253 venne
rinnovata nel 1719.
Sulle pareti della scala vi è la quattrocentesca tavola raffigurante la Madonna
col Bambino ed i SS. Giovanni e Andrea e la cinquecentesca Pietà.
L'altare, opera di Domenico Fontana, è
sovrastato dalla statua bronzea raffigurante S. Andrea (vedi foto), realizzata
da Michelangelo Naccherino e donata da Filippo III di Spagna, e sulla
trabeazione che conclude l'altare vi sono le statue marmoree di S. Stefano e S.
Lorenzo di Pietro Bernini.
Sotto l'altare sono custodite le reliquie del Santo patrono, trasportate nel
1208 dal cardinale Pietro Capuano, reduce dalla Terra Santa.
Le ossa di S. Andrea, racchiuse tra meravigliose lastre istoriate, emanano una
sostanza straordinaria: la Manna.
T
ra i pellegrini più illustri che hanno visitato il Duomo di
Amalfi nei secoli passati, gli storici hanno tramandato la visita della
regina Giovanna di Napoli con il marito Ludovico e, secoli dopo, alcuni
vicerè spagnoli.
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| Il portico antistante il Duomo |
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Tra molti vanno ricordati Santa Brigida, che sulla
tomba dell'apostolo pregò nel 1366, forse proprio il 30 Novembre, giorno della
festività di S. Andrea, a conclusione del suo primo pellegrinaggio nell'Italia
meridionale, ma prima ancora, stando ad un'antica tradizione locale, san
Francesco d'Assisi.
Il movimento devozionale si intensificò ulteriormente a partire dal 29 Novembre
1304 in seguito al cosiddetto miracolo della manna, quando un vecchio
pellegrino, reduce dalla Terra Santa si accorse che il vaso posto al di sopra
dell'urna del santo si cosparse di bollicine gommose simili alla brina.
Da allora le reliquie furono sistemate in modo che la manna potesse venir
raccolta, mediante un canaletto, in occasione delle sue frequenti e miracolose
emanazioni, interpretate dagli amalfitani come un segno della protezione
dell'apostolo.
L'ampolla è posta sulla tomba del santo, custodita nella cripta del Duomo.
A
sinistra della facciata del Duomo è ubicato il campanile che
iniziato nel 1180 e ultimato nel 1276 dall'arcivescovo Filippo Augustariccio,
venne restaurato nel 1768 e ripristinato, eliminando la veste barocca che lo
ricopriva, nel 1934.
Della fine del XII secolo sono la zona basamentale e i due ordini successivi di
cui il primo con bifore decorate da tufo giallo e il secondo di trifore decorate
da tufo grigio scuro.
La cella campanaria, databile alla fine della seconda metà del XIII secolo,
presenta un corpo centrale cilindrico, al quale sono addossate agli angoli del
quadrato di base quattro piccole torri coperte da un tetto con tegole gialle e
nere e concluse da lanterne e presentanti ognuna tre monofore.
Gli archi intrecciati sorrette da colonne, i motivi stellari e floreali, le
fasce geometriche policrome poste al di sotto del tetto del tamburo centrale,
realizzati con maioliche gialle e verdi, offrono una preziosa testimonianza di
forme decorative romaniche.
Un'imponente scala di 57 gradini dà accesso all'atrio coperto e sorretto da 26
colonne di spoglio chiuse nei pilastri, formanti delle trifore con archeggiature
acute.
Gli storici ci hanno tramandato che nel 1389, durante la lotta tra Ludovico d'Angiò e Ladislao, gli Amalfitani che parteggiavano per il secondo, rifugiatasi all'interno del campanile, riuscirono dopo ripetuti tentativi a mettere in fuga i nemici che così scapparono via.
L
a porta bronzea del Duomo di Amalfi fu fusa a
Costantinopoli nel 1066 e venne donata dal ricco mercante Pantaleone di Mauro
alla Cattedrale della Repubblica marinara, sua città natale.
La serie costantinopolitana comprende anche due porte della Basilica di S. Marco
a Venezia, quella detta di S. Clemente, e quella donata da Leo da Molina,
procuratore della Basilica dal 1112 al 1138.
I battenti bizantini si distinguono nettamente dalle altre porte romaniche,
caratterizzate dal rilievo estremamente plastico e da una vivacità ricca di
notazioni espressionistiche: presentano tutti un rivestimento bronzeo fissato
per mezzo di chiodi a capocchia semisferica ad una robusta struttura lignea.
Verticali e correnti racchiudono pannelli decorati con figure ageminate. Le
immagini sono cioè incise a bulino e nei solchi sono battuti fili d'argento,
rame e smalto.
La croce che si eleva sulla porta allude al sacrificio di Cristo sulla croce,
attraverso il quale l'uomo ha riconquistato la salvezza eterna.
Le quattro formelle inserite fra le croci fogliate, raffigurano l'intercessione
da parte della Vergine e dei Santi tutelari della chiesa a Cristo perchè
permetta all'uomo di entrare nel tempio e quindi nel Regno dei Cieli.
FONTE : http://www.ecostieramalfitana.it/diocesiamalfi/index.html