| ARTCUREL:
Arte, Cultura e Religione
(Art , Culture and Religion) |
| RELIGIONE : teologia simbolica : Il linguaggio della fede e la pedagogia religiosa , di Stefano Armellin |
IL LINGUAGGIO DELLA FEDE E LA PEDAGOGIA RELIGIOSA
di Stefano Armellin
INTRODUZIONE
Vittorio Sgarbi ha pubblicato un libretto dal titolo: Dell'anima; le mie
riflessioni al riguardo sono le seguenti: il silenzio del mare mi parla di Dio
più della somma di tutte le biblioteche di teologia del mondo. Il silenzio è il
linguaggio della mistica. Considerare i libri come un lascito, una
rappresentanza delle anime dei morti, e con i libri i quadri, e le opere più
fantastiche, come il fare umano più comune e umile vuol dire balbettare sul
mistero e non prestare attenzione al Silenzio di Dio. Restando nel labirinto del
mondo, là dove accade la gioia e il dolore nella quotidiana follia. Non è
importante conoscere gli ingredienti dell'anima che è un dolce sentire, un dolce
capire, come la vita di un bosco come il crescere di un bimbo. L'innocenza
obbedisce alle leggi della Verità non della logica razionale. E quanto più
l'anima viene sezionata razionalmente, analiticamente tanto più si annaspa e non
si trovano sponde. Anche il libro, qualunque libro ha un'anima che entra
in sintonia con altre anime, come l'anima dell'opera con l'anima degli
individui che compongono il pubblico. E' veramente Dio che si è calato in
Michelangelo e in ognuno di noi. Qui il miracolo qui il mistero. Siccome il male
è una forza spirituale esiste un'anima del male e una del bene. Prima la
violenza all'identità dell'anima poi, come conseguenza l'uccisione dei corpi.
E' bello e vero quando Sgarbi sostiene che le opere d'arte possono essere più
vive dei viventi che le osservano. La mia opera è più forte di me ma non è una
mia protesi. L'artista è pur sempre solo uno strumento dell'anima dell'arte.
Anche i genitori trasferiscono l'anima nei figli, nel crescere insieme a loro
entrambi maturano. Ma rimaniamo sempre sulla nostra terra con più spazio e più
tempo per l'artista che trasferisce il Sè sulla tela o sulla carta. Misera cosa
davanti al Silenzio di Dio. L'ateismo di Sartre è solo un diverso luogo della
fede. Oggi viviamo l'angoscia del terrorismo come qualcosa che sta dentro di noi
e che la tragedia della scuola di Beslan ha esemplificato in modo drammatico.
Purtroppo il Dio coranico non può diventare d'improvviso il Dio biblico come
molti convegni oggi auspicano. Perchè il Dio coranico non è il Dio biblico.
Il linguaggio di The Opera è nato come risposta all'incontro ecumenico di Assisi
1986 e iniziato ben prima di quell'incontro. Quasi a sbattere in faccia, a
tutti i buoni propositi del mondo, la sua follia, la follia della iconosfera
dominante che non sa nulla della grande cultura dell'analfabetismo contadino
presente in tutto il mondo.
QUALE LINGUAGGIO ?
Il silenzio è il linguaggio della mistica. Il silenzio è il sentire del
pellegrino trovato da Dio,infatti perchè cercare Dio se Lui ha già trovato noi ?
Racconto ora i primi due giorni del mio solitario pellegrinaggio da
Varazze-Monte Beigua ad Assisi dal 1 al 19 agosto 1992 perchè è stata una tappa
chiave nella mia ricerca spirituale-filosofica e artistica. E' un testo
praticamente inedito visto che le poche copie fatte dal salesiano Don Giuseppe
Bettin sono state disperse fra amici e conoscenti. Oggi siamo nel 2004 e posso
integrare quella ricerca con delle note che tengono conto di studi e lavori
successivi. Forse quel pellegrinaggio non è mai iniziato forse non è mai finito.
Altresì, questo racconto è una preziosa testimonianza di una fra le tante
ricerche solitarie che il grande fare della Chiesa non può vedere subito. E' il
parlare del seme ancora nella terra, del feto nella pancia della madre che
nessuno vede ma si sviluppa rapidamente, velocemente, con purezza e ricchezza di
energia incredibile.
E' il vero seminario nella sua condizione d'origine, quando il pedagogo è Dio e
l'allievo un'anima che dipinge l'immagine del Suo Signore man mano che
questa si svela che quest'anima nuda si apre d' innanzi l'Eternità.
ASSISI
Nebbia che avvolgi il pensiero del mio cammino, nebbia che prepari il contenuto
della fantasia sbrigliata con l'idea di raggiungere Assisi e tutto quello che
attraversa il percorso da fare per capire il miracolo. Sono partito, ben
sapendo del nulla che visito e di come poca importanza ha il percorso davanti al
tuffo dentro l'anima mia e della natura. Un ritmo continuo mi da la sicurezza
anche di fronte ai frequenti errori di itinerario. Sento, restando in Italia,
l'estero delle emozioni che vibrano nel nostro territorio europeo. E di più
possono dire la fame, la sete e la noia della solitudine. Vado incontro a
Francesco, Chiara e il genio italiano, portando in me l'idea nuova che ho
chiamato The Opera. Tutto il mio corpo è una penna che scrive, dopo il foglio
delle Alpi (1991) il foglio dell'Appennino.
Il tema che voglio rispettare è la comprensione del miracolo in Francesco e nel
genio creativo italiano, in rapporto al vivere tecnologico del nostro tempo.
L'attualità della loro preghiera e della ricerca artistica degli artisti
italiani davanti al nostro fallimento d'integrare quasi tutte le attività
del fare umano con madre natura.
Per l'Appennino mi sono imposto la massima riduzione delle spese
(trecentosessantamila lire per tutto il periodo), iniziando con il partire a
piedi dalla città dove abitavo, Varazze, e precisamente dalla ricostruzione
della casa natale di san Giovanni Bosco all'oratorio dei Salesiani. Questa
scelta è il risultato del lavoro di bagnino che ho svolto per tutto il mese di
luglio 1992 alla colonia salesiana Estate Ragazzi. Il giorno prima della
partenza smontavo con mio fratello Andrea le cabine della spiaggia. In questo
modo mi sono guadagnato il poco denaro necessario a realizzare la mia
idea. Potevo spendere ancora meno, ma volevo capire il miracolo, non diventare
San Francesco.
Fin dalle prime ore di cammino sento di fare una cosa obbligata: devo arrivare
ad Assisi per portare innanzi The Opera. Ho dedicato troppi anni allo
studio dell'arte per provare anche un minimo interesse al percorso che
vado affrontando. Come sulle Alpi, m' interessa congiungere due punti distanti
fra loro e sentire tutto quanto si trasforma dentro l'anima. Vedo e sento la
natura che mi circonda come configurazione di linee. Senza distinzione fra:
bello-brutto, amico-nemico, giorno-notte. La natura è giusta. Chi sbaglia siamo
noi. La tattica della traversata è semplice: camminare dall'alba al tramonto
con brevi soste. Contenere il peso dello zaino. Ignorare il clima e camminare
in ogni condizione meteorologica. Camminare in ogni condizione di luce, se
possibile anche di notte con la "voce della luna". Nessun giorno di riposo.
Camminare verso Assisi per intrecciare tutto quanto la storia, l'arte e la
cultura hanno lasciato scritto.
Nel primo giorno, nelle prime ore della traversata, ad ogni passo mi rimbalzava
nel cervello l'interrogativo a riguardo della scelta artistica fatta nel 1983.
Anni di lavoro non pagato per lottare duramente al fine di costruire una nuova
linea nella storia dell'arte. Anni (che sono continuati fino al 2004!)
fatti di povertà economica e morale, perchè ai malintesi con famigliari,
cittadini, autorità pubbliche e clero non si può mettere rimedio.
Mi sentivo vicino alla Chiesa ma non sentivo la Chiesa vicino a me. Qualunque
innovazione va a scontrarsi con il procedere monotono e sistematico
delle abitudini quotidiane. Ma devo ringraziare tutte le resistenze che ho
incontrato (e che incontro) se ora cammino verso Assisi in compagnia per
la prima sera di mio fratello Andrea e del cane Cochi.
Salgo la Via Bianca grondante di sudore, vedo le gocce assorbite dal terreno. A
casa di Cochi ho salutato la gentile famiglia di contadini che mi ha visto
salire di lì per tutto l'inverno e per tutta la primavera, solo o con le
mie allieve...Ho sbollito la rabbia che mi ha spinto sulle Alpi. Trovando
comprensione nello spirito di Francesco sono più tranquillo, non devo e non
voglio fare una impresa estrema. Reinhold Messner è un genio dell'avventura io
sono un artista come Michelangelo anche se disegno in modo diverso. Ho quindi
una responsabilità storica, un dover progredire sui risultati raggiunti dal
Maestro. Quando nel 1983 ho scelto di affrontare la composizione di un
Capolavoro come The Opera sapevo che ero predisposto per questo. Sono nato per
elaborare The Opera. E mi è stato relativamente facile diventare quello che
sono. Artisti si nasce, cristiani si
diventa con la fede. Ho camminato a lungo con questi pensieri ed ora che vado a
completare le prime tre ore di cammino non mi riguardano più. Alle speculazioni
teologiche adesso preferisco la nebbia che m'invade e livella la luce della sera
quasi ad essere in Scozia.
Mi sistemo per la notte sotto il tetto della chiesetta Regina Pacis, costruita
sulla cima rotonda del Monte Beigua m.1287. Sul piccolo sagrato dolci pensieri
accompagnano il dormiveglia. Totalmente avvolto dalla nebbia medito sulla forza
della spinta vitale ch'ormai è il carattere della mia arte.
Francesco vedendo i frati sbagliare non criticava chi usciva dalla sua regola,
tanto, sia che lo chiami sia che lo respingi, sia che lo ignori, Dio è sempre
presente.
Il Monte Beigua dove ho trascorso la prima notte oggi è una selva di antenne ad
uso: rai-banche-telecom-militare. Torri di metallo a decine provocano una
concentrazione inquinante elettromagnetica. In piena sintonia con tutta quella
tecnologia, vengo bruscamente svegliato alle cinque del mattino dai fari di una
automobile. Sono molto seccato e dopo poco mi alzo e faccio i bagagli. Nella
fitta nebbia mi butto verso Assisi che si trova a circa 750 chilometri dal punto
in cui sono. Penso solo a camminare. Prima di mezzodì sono al Passo del Turchino
faccio una sosta in compagnia di venti centauri. Osservando quelle goffe
moto mi chiedo cosa serva quel tipo di svago. Entro nel ristorante, mi siedo,
rifiuto l'aperitivo, mi rendo conto di essere nel posto sbagliato, mi alzo senza
mangiare e bere nulla. Vado a salire il Monte Pennello a ridosso di Genova. Su
questi monti i metanodotti tracciano linee larghe come autostrade. Vedo
praticare lo sport più idiota del mondo: il fuoristrada in zone naturali
protette. E' una peste che sta distruggendo chilometri quadrati di terreno,
lasciando sui prati il segno di una coscienza malata.
E' domenica. L'ozio domenicale si contrappone al mio agire fatto di pensieri sui
rapporti umani e sulla estraneità delle persone fra loro. Pare che rifiutiamo
l'idea che siamo una sola unità su di un solo pianeta. Continuiamo a
specializzarci in categorie sempre più diversificate fra loro. E questo con
l'aiuto dei mass-media crea una uniformità che ha come fondamento il benessere
facile e viziato. Vedo l'isolamento e indebolimento dell'individuo che
perde la forza di crescere e realizzare le sue potenzialità. Mancando la
coscienza dell'Amore autentico è da illusi credere che si possa ottenere la pace
mondiale, cioè, eliminare fame e povertà materiale e spirituale. Sul libretto
dove scrivo le tappe giornaliere della traversata ho scritto: la fame
minaccia ancora ¼ della popolazione dei paesi più poveri; gran parte degli
abitanti delle città del terzo mondo abitano in bidonville; un miliardo di
abitanti dei paesi in via di sviluppo vivono sotto la soglia di povertà con un
reddito inferiore a 370 $ l'anno (dati 1992).
Oggi la situazione mondiale è molto più grave che ai tempi di Francesco ma solo
andando ad Assisi potrò capire meglio quello che sta accadendo dentro e intorno
a me. Finisco la prima giornata intera di cammino, vissuta con segmenti di
solitudine arrivando in un piccolo anfiteatro di rocce poco dopo il Passo della
Bocchetta. Nel montare la tenda avverto la continuità con la traversata alpina,
un viaggio servito a preparare il seguente. Sto bene. Non ho mangiato nulla,
nulla per tutto il giorno eppure sto bene . Non c'è dubbio, sono molto
forte. Per cena ho una borraccia d'acqua mista a latte condensato. Mi basta. So
che queste non sono privazioni autentiche. Vivo una parentesi di vita collocata
nell'Europa del benessere viziato. C'è troppo di tutto. Questo indebolisce
l'anima dei giovani, vizia e corrompe lo spirito degli adulti. Non solo il
Cristianesimo, ma anche lo sport da competizione e un certo tipo di capitalismo
sono al tramonto. Mi addormento sognando una fanciulla. Un sogno. Una
principessa. La mia compagna Eliana è quella che mi pensa e seriamente mi
aspetta. Di Lei e non del sogno ho fiducia. (Mi ha lasciato nel 1995 ). Ma ho
bisogno di tutte e due per vivere la leggenda del guerriero in cammino ( un
guerriero che ha dovuto subire l'amarezza di anni e anni di immeritata
disoccupazione!).
Sono tornato ad Assisi nel novembre dello stesso anno da Varazze e ritorno in
bicicletta. E nel gennaio del 1997 a piedi dalla Porta Santa alla tomba di
Francesco. La pedagogia religiosa senza auto-sacrificio non fa maturare la
coscienza non fa crescere l'anima. Prendere per mano il fanciullo, accompagnarlo
per un po' in un percorso educativo vuol dire metterlo davanti alle
difficoltà responsabilizzandolo. Il percorso ideale è il cammino cristiano. Il
Cristianesimo è al tramonto perchè ha avuto un'alba e tutto ci dice che il suo
giorno si avvicini al compimento escatologico.
JOHN HENRY NEWMAN (Cardinale 1801-1890)
"(...) Quando la proposizione a cui si porta assenso è assolutamente vera come
lo vuole l'atto riflesso, ossia è vera obbiettivamente e non
soggettivamente, l'assenso può venir chiamato percezione, la convinzione
certezza, la proposizione o la Verità potrà esser detta cosa certa o cosa nota,
o oggetto di scienza; e assentirvi è saperla.(...) che cos'è la verità, e che
cosa la verità apparente ? Che cos'è scienza genuina e che cos'è scienza
contraffatta ? Con quali mezzi distingueremo la certezza dalla pura persuasione
o dall'inganno ? (...)". (J.H.N. Grammatica dell'assenso pp.118-119)
La domanda più importante che si pone Newman è: cos'è la Verità ?
Socrate, Platone, Aristotele, Plotino hanno risposto nella vita buona e nella
conoscenza del bene, Epicuro nel primato della felicità, gli stoici nel primato
della virtù. Nel cammino che porta la predicazione del Cristo da Gerusalemme ad
Atene a Roma, Agostino, Bonaventura, Tommaso d'Aquino e Duns Scoto, hanno
descritto mirabilmente il senso morale della carità come nucleo fondante della
Verità. Agostino in particolare si dedicò per anni (395-426) alla stesura del:
De doctrina christiana, creando a dir poco le fondamenta di una intera cultura.
Diamo direttamente la parola al Dottore della Chiesa: "(...) Questo mio scritto,
che s'intitola l'istruzione cristiana, inizialmente l'ho diviso in due
parti, e dopo il prologo, in cui ho anticipato la risposta a quanti avrebbero
biasimato la mia iniziativa, ho scritto:- due sono i procedimenti sui quali
fonda tutto lo studio delle Scritture: il modo di venire a conoscenza di
ciò che si deve comprendere e il modo di esprimere ciò che si è compreso.
Tratteremo prima del conoscere e poi dell'esprimere." (libro IV/I)
Agostino viene dopo Plotino e affronta con successo una sintesi fra
neoplatonismo e cristianesimo che ha del miracoloso. Newman viene dopo Kant,
Fichte e Heghel argomentando anche con Locke in un quadro di idee estremamente
più complesso. Dietro Kant c'è Cartesio, Leibniz e soprattutto Spinoza l'isolato
per eccellenza nonchè il fondatore della moderna filologia. Il linguaggio della
fede ha la sua scienza in un contesto storico che anticipa la crisi della Verità
nel XX secolo, dove l'unico che affronta l'analisi del linguaggio con perizia e
serietà è Ludwig Wittgenstein, dietro di lui il circolo di Vienna , Bertrand
Russell e Newman. Il cerchio si chiude.
A Newman va il merito del confronto con la modernità ai suoi inizi. Non parla di
dialogo ma di logos parola che viene da legein che significa raccogliere.
Newman raccoglie delle idee per fare ordine d'innanzi al disordine che avanza.
Annulla le aporie (difficoltà logiche senza soluzione) come elementi di disturbo
alla armonia di fede e ragione. Armonia confermata in seguito dal testo di
Giovanni Paolo II Fides et Ratio.Resta da vedere se questi tentativi alti e
nobili di contrastare un mondo sempre più de-sacralizzato siano in grado di
raggiungere obiettivi concreti. Il pensiero di Newman e del Papa non è quello
della maggioranza delle persone. E il cambiamento del nostro tempo è più di un
cambiamento di pensiero. E' il dominio dell'apparato tecnico-scientifico che
oggi governa la coscienza del mondo, come Severino va sostenendo da trent'anni.
Newman e il Papa credono nella Verità assoluta ma se questa Verità assoluta non
viene percepita come essenziale, viviamo quel che accade da sempre: lo scontro
delle fedi perchè scontro di linguaggi. Il palìntropos (convertirsi) auspicato
dalla predicazione del Cristo è un annuncio che non trova il logos adatto.
L'armonia ricercata da Newman e il Papa rimanda all'idea di connessione,
di composizione, quasi una delega all'arte ? Ma l'arte di oggi è stàsis
(conflitto).
L'arte vede la follia del mondo ma può solo descriverla, pure essendo più antica
della religione non può salvare. Rimane il silenzio, il linguaggio della
mistica.
Oggi in Italia ci sono trentatremila sacerdoti impegnati in parrocchia uno ogni
duemila abitanti con una età media di sessanta anni. Nel settecento in
Italia c'era un prete ogni settanta abitanti. La Chiesa di Newman è sempre
quella del Papa, ma la sua percezione si è modificata.
Manca la sintonia con lo spirito della persona del nostro tempo come se
l'apparato liturgico-sacramentale-architettonico del mondo cattolico si fosse
svuotato di senso. Emerge una generale richiesta di senso a tutti i livelli.
Tanto più sappiamo tanto meno sappiamo, eppure non c'è un argine alla ricerca
scientifica. La fede è continuamente a rischio per la crisi intorno alla Verità
che è crisi di linguaggio. Alcuni volenterosi tentano una apologia permanente
del senso cristiano della vita ma da chi sono ascoltati ? La Verità
cristiana non è una sintesi sincretista perchè aspira alla inculturazione della
fede nella storia perciò il rinnovamento di un progetto culturale cristiano
passa anche attraverso l'arte cattolica rivolta al futuro. The Opera propone
una società aperta ai valori come anima di una cultura che riconosce Gesù come
modello.
In uno squilibrio nella distribuzione dei redditi la problematica della povertà
toccherà sempre più persone angosciate davanti allo spreco e alla distruzione
delle risorse umane disponibili. Servono risposte concrete per mutamenti
profondi. The Opera è una di queste.
Capire Newman e il Papa vuol dire in primo luogo vivere la fede come
testimonianza e contributo ad una migliore capacità di creare sinergie
(inferenze) umane per il bene del prossimo, per il bene pubblico, sviluppando
una nuova cultura politico-economica che tenga conto dei segni dei tempi e del
vangelo.Non ci può essere una economia sana senza un governo sano a livello
mondiale. E l'unità della cultura è più complessa dell'unità politica. Newman
suggeriva un modo diverso d'essere Chiesa e quindi una nuova spiritualità per
vivere la religione come assenso di coscienza capace d'incidere anche nella
indifferenza che oggi è indifferenza alla nostra stessa indifferenza! "(...) A
tutt'oggi insomma non c'è vera sicurezza in materia di Verità religiosa; non si
è ancora scoperta la Verità.(...)" (J.H.N Grammatica dell'assenso pp.147)
LA TRASMISSIONE DEL MESSAGGIO
"Il risultato di un processo di trasmissione non ha i caratteri del messaggio
iniziale" Debray In tema di pedagogia religiosa tutto ruota sulla trasmissione
del messaggio che si elabora nel tempo, come il linguaggio della fede. Ma come
comunicare oggi il Vangelo in un mondo che considera irrilevante la formazione
delle opinioni dei cittadini, in una società complessa e perplessa.
Stanca e priva d'entusiasmo. Indifferente a Dio. Difficile. I mass-media
mescolano e confondono il sacro e il profano creando con-fusione, ma rispettano
il religioso soprattutto quando fa audience come il recente film su San Giovanni
Bosco, il Santo sociale contemporaneo di Newman. Questa icona televisiva,
inserita con rispetto e dignità, non disturba, non provoca, è de-vitalizzata
dalla sua forza rivoluzionaria. Può chiamarsi Don Bosco, Madre Teresa, Gesù,
Giovanni Paolo II, Francesco, ecc. Tutte icone galleggianti nella iconosfera
dominante "insieme" all'Isola dei famosi, al Grande fratello, ai TG che
obbediscono tutti al linguaggio della notizia di quel che fa notizia. Poi si
dimentica, e il divario fra Chiesa e mondo si allarga perchè la fede è un
cammino disagevole.
Ogni epoca ha sempre posto dei problemi nuovi per parlare e trasmettere il
messaggio del mistero di Cristo con Verità amore e umiltà. Il rinnovo del
tessuto cristiano della società è il compito alto della pedagogia religiosa.
Senza un quotidiano rinnovarsi del senso ultimo della Verità non può generarsi
una nuova visione di civiltà cristiana come è stato nel XIII secolo.
Visione che The Opera tenta di anticipare, per un risveglio creativo della
coscienza conforme al Vangelo se è vero che i cristiani sono l'anima del
mondo. Un mondo che nel 1904 contava un miliardo e cinquecentottantasettemila
persone e nel 2004 sei miliardi e centocinquantatremila persone in 193 stati
indipendenti. Nel 1564 quando moriva Michelangelo e terminava il Concilio di
Trento il mondo era abitato da cinquecento milioni di persone e poteva bastare
la Cappella Sistina dipinta. Oggi serve The Opera e The Opera è stata
realizzata.
Come amava ripetere spesso Newman: "i ciechi sono coloro che non sanno di non
vedere".
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BIBLIOGRAFIA
Agostino , L'istruzione cristiana , Ed.Valla/Mondadori
Armellin , The Opera genesi di un capolavoro
Baget Bozzo , Di fronte all'Islam , Ed. Marietti
Giovanni Paolo II , Alzatevi, Andiamo ! , Ed. Mondadori
Fides et ratio , Ed. Paoline
Newman J.H. , Grammatica dell'assenso , Ed. Jaca Book
V. Sgarbi , Dell'anima , Ed. Bompiani
Fonte :
FACOLTA' DI TEOLOGIA DELLA PONTIFICIA UNIVERSITA' DELLA SANTA CROCE
Istituto Superiore di Scienze Religiose all'Apollinare :
Tesina di Seminario : IL LINGUAGGIO
DELLA FEDE E LA PEDAGOGIA RELIGIOSA
Studente Stefano ARMELLIN
Prof. Andrea MONTANARO
ANNO ACCADEMICO 2004-2005
Per contattare l'artista Stefano Armellin :
"THE OPERA" DI STEFANO ARMELLIN
Esposizione permanente in studio:
Viale Martiri della Libertà 68/B/12 17031 Albenga
(Savona)-Italia Tel.0182.51039
stefanoarmellin@libero.it
THE OPERA 1983 / 2006
L'arte di Armellin ( Conegliano TV 18.XI.1960 ) è il ponte dal XX al XXI secolo.
Quello che è stato fatto dalle avanguardie storiche fra XIX e XX secolo
coinvolgendo molti artisti, Armellin lo realizza praticamente in solitudine
(anche se quella della solitudine è una dimensione condivisibile con molti
colleghi). Aveva già iniziato a disegnare da qualche anno quando nel 1973 muore
Picasso. Nel 1983 l'anno in cui inizia The Opera, la sua composizione
principale, muore Mirò. Dire pittura è riduttivo, nell'opera di Armellin è
l'arte che parla. Una profonda evocazione d'insieme non solo degli spiriti
creativi a lui più simili e vicini ma bensì della coscienza dell'intera umanità
nel suo rapporto con il sacro, con il divino-umano, quindi con la croce di Gesù
Cristo. Nella sua arte Armellin affronta il dialogo dell'individuo, il pensiero
della folla, il conflitto fra persona e società, persona e politica, persona e
amore; un'opera che fa pensare allo spazio dell'anima oggi ristretta e soffocata
dalla follia sia dell'Occidente sia dell'Oriente; che fa soprattutto pensare che
The Opera è il ponte fra il XX e il XXI secolo. Armellin riassume in una frase
il senso della sua ricerca: "Quello che non conosciamo è più importante di
quello che conosciamo perchè determina ciò che siamo".
Vedi anche su ARTCUREL la webpage con note biografiche sull'artista Stefano Armellin :
Stefano Armellin , l'Arte e la Croce - The Opera