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RELIGIONE : vita cristiana : Lettera ai Cristiani del XXI secolo : dalla Genesi all'Apocalisse , di Virgilio Fichera

 

 

 

LETTERA AI CRISTIANI DEL XXI SECOLO

" DALLA GENESI ALL'APOCALISSE "

Sintesi essenziale della storia e dell'antistoria cristocentrica della salvezza

 

di Virgilio Fichera


 

 

 

«Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture….» (Lc 24,47).

 

 

CAPITOLO 1

 

INTRODUZIONE ALLA TEOLOGIA DELLA CONOSCENZA:

a) Come il vero Dio prova evidentemente di essere Dio: Che cos’è il miracolo?

 

 

> Premessa.

 

Tutta la teologia cristiana parte dal presupposto che Gesù Cristo è l'unico e vero Dio che si è fatto uomo ed ha rivelato all'uomo tutto ciò che si può sapere di Dio e del suo rapporto religioso con Lui.

                Ed il presupposto di partenza è vero.

Ma perché tale presupposto sia vero la teologia cristiana moderna e postmoderna però non lo dice, in quanto lo dà per scontato, cadendo così in una petizione di principio.

                Afferma infatti di credere per fede che Gesù Cristo oltre che vero uomo è anche vero Dio,

Ma la fede non è una categoria obiettiva della conoscenza tant’è che le altre religioni credono per fede in un Dio o in déi diversi da quello cristiano, anche se si sostiene che la fede cristiana è una virtù “teologale” infusa dal vero Dio nell’intelletto umano.

Affermazione quest’ultima che è anche vera, se si mostra però che è vero il presupposto.

                Resta dunque da mostrare perché  il Dio dei cristiani è il vero Dio, e non lo è invece quello  delle altre religioni, che tale è creduto solo per fede.

                Rispondere oggi a questa domanda - la cui risposta era ben conosciuta dai primi apostoli di Cristo e da quelli che dai primi erano discesi fino ad un certo tempo -  è di fondamentale importanza per la religione cristiana anche perché essa non è una religione autoctona. Una religione cioè che rimane negli ambiti nazionali ove essa è sorta come ad esempio l’induismo - ma è una religione a proselitismo "cattolico", ossia a diffusione planetaria, volta cioè a convertire a sé tutti i popoli e le nazioni del mondo abitato (="ecumene” o, come oggi si dice, a diffusione globale).

                Pretesa quest'ultima che risulterebbe incomprensibile – e quindi ingiustificata - se non si riuscisse a mostrare con evidenza di fatto, e cioè in modo valido verso tutti, che  realmente Gesù Cristo è il vero Dio.

Ma, ovviamente, prima, devono i cristiani essere convinti di questo, perché se non lo sanno loro come potranno sperare di convincere gli altri ad accogliere Cristo?!

Noi non ci soffermeremo qui sulle varie dimostrazioni più o meno filosofiche circa l'esistenza di Dio perché intendiamo mostrare che è Dio – ovviamente il vero Dio –  il solo che può dimostrare di essere realmente tale, nel senso che è il vero Dio l’unico che può dimostrare Se stesso a noi e non noi a dimostrare Lui a noi stessi.

Scrive Madeleine Delbrel: «Quando di uno si dice: «E’ qualcuno!», ci si capisce subito. Diciamo allora che Dio è «Qualcuno», perché questa è la migliore traduzione dell’ “io credo in Dio”. Questo dice un po' qualcosa di Dio, mentre tutte le altre parole che vogliono "dare un'idea di Dio" parlano in effetti di un Dio come di una idea, non vivente, non attiva, non effettuale». In altri termini non parlano di Dio come di «Qualcuno» ma come di qualcosa.

Nella storia della Salvezza la presenza di Qualcuno che opera con una potenza onnipotente - e per questo viene chiamato Dio - risulta chiaramente fin dal primo versetto della Genesi, in quanto è scritto che “questo Qualcuno”  possiede la capacità di creare. E cioè: la capacità di fare dal nulla la realtà dell’esistenza in  cui consiste l’onnipotenza. (creare infatti questo vuol dire: “fare dal nulla”)

                Al versetto 1 del capitolo 1 della Genesi è scritto infatti: “In principio Dio creò  - ossia fece dal nulla - il cielo e la terra” (Gn 1,1), che prima erano inesistenti.

                Questi fatti eccezionali, stupefacenti di creazione, che manifestano a tutti visibilmente la presenza invisibile del vero Dio sono chiamati "miracoli". Etimologicamente la parola "miracolo" viene dal latino "miraculum" = "fatto meraviglioso" da “mirari” = “meravigliarsi” = “guardare con ammirazione”.

                Il miracolo – ossia l’esistenza e la presenza nella Storia del vero Dio – contrassegna tutta la Storia dalla Salvezza, dall’inizio (Genesi) alla fine (Apocalisse).

Va però a questo punto fin da qua tenuto presente  che satana (chi è satana e come maleficamente opera lo vedremo in seguito) ha cercato sempre di nascondere e comunque di banalizzare il significato suddetto  di "miracolo", per cui, essendoci in parte riuscito, è indispensabile ripristinarne il vero significato di esso..

                Scrive in proposito Adrianus de Groot con riguardo ai tempi attuali:

«Con una certa spensierata facilità noi abbiamo continuamente sulle labbra il termine "miracolo".

Ogni giorno parliamo di "miracoli della scienza, della tecnica" (così come usiamo l’intercalare dialettico “Dio mio – Oh, mio Dio”!) ed esprimiamo con questa parola la nostra ammirazione davanti alle umane possibilità che solo poco tempo addietro sembravano impossibili.

Chiamiamo perciò, erroneamente, miracolo una possibilità che ci libera da una necessità in maniera del tutto improvvisa, oppure la realizzazione di un desiderio di fronte al quale ci trovavamo impotenti», come ad esempio la scoperta della cura di una malattia prima incurabile (“miracolo della medicina”) etc…etc…(….).

                Ma non è certamente questo il vero significato di "miracolo": questa è semmai a copertura culturale (= comunemente ma erroneamente generalizzata) del suo vero significato.

Cosa questa che risulta chiaramente quando ci capita di sentir parlare realmente di un miracolo, perché allora risulta evidente che esso non ha niente a che vedere con le forze umane, né con la scienza di questo mondo, né con le sue leggi, né con i suoi principi e nemmeno con i suoi eventuali futuri e più o meno prevedibili progressi…Ci accorgiamo allora – se non vogliamo peccare di superficialità - che il vero significato di “miracolo” è quello di “fatto contrario alle leggi di questo mondo e prodotto per potenza sovrannaturale, e cioè, per onnipotenza”, ossia: da Dio.

 

Il vero miracolo ha perciò sempre a che fare col vero Dio.

                E’ perciò auspicabile il recupero del vero significato della parola “miracolo": essendo che questa conoscenza è strettamente connessa con quella fondamentale ed obbiettiva  - valida cioè verso tutti -  circa l’esistenza e la presenza nella Storia del vero Dio, ossia dell’unico Autore possibile del miracolo di fronte ai tanti che vengono ritenuti tali semplicemente per fede.

 

Nella Storia della Salvezza la presenza  di «Qualcuno» che dimostra di essere onnipotente - e cioè Dio – è rivelata direttamente anche da Gesù Cristo  quando dice  che  “ a Dio tutto è possibile (Mt 19,26).

 

I miracoli in senso proprio sono dunque dei fatti reali che prima di esistere non esistevano, o fatti reali che prima esistevano e poi non sono più esistiti. Essi sono obbiettivamente conoscibili da tutti anche da un bambino.

Il miracolo di annientamento di una realtà già esistente si riferisce, ad esempio, a handicap congeniti che spariscono senza lasciare tracce (la mano inaridita), mentre nei Vangeli sono descritti anche miracoli  che sono insieme di annientamento e di nuova creazione (=fare dal nulla), come di chi, ad es., viene guarito istantaneamente da una lebbra che ha ormai devastato parti del corpo (la lebbra viene annientata, ma vengono contestualmente rifatte dal nulla le parti del corpo devastate).

Un miracolo di annientamento e, insieme, di nuova creazione riguarda anche quello, cosi chiamato, della trasformazione dell’acqua in vino alle nozze di Cana (Gv 2,1-10). In effetti Gesù ha annientato l’acqua di alcuni recipienti che ne erano pieni fino all’orlo e realizzato dal nulla del vino, sostituendo con esso l’acqua precedentemente contenuta in essi. Poteva ovviamente far esistere dal nulla il vino riempiendo di esso i recipienti vuoti, ma per non abbagliare troppo, come in altri casi, ha preferito procedere per gradi.

 

Si tratta comunque – si insiste - di fatti reali, di realtà dell’esistenza – non di apparenze, miraggi od illusioni individuali e\o collettive, ma di realtà fatte dal nulla o di realtà che vengono riportate al nulla.

Quando - per fare un esempio - Gesù Cristo riporta nel nulla dell’inesistenza l’acqua contenuta fino all’orlo in alcuni recipienti e fa sorgere dal nulla il vino che sostituisce l’acqua di detti recipienti,  si deve allora in verità affermare che realmente l’acqua di prima non è più esistita e realmente il vino fatto dal nulla è esistito, tant’è che realmente fu bevuto con gran soddisfazione dai commensali e lodato per la sua speciale qualità anche dal maestro di tavola (Gv 2,1-11).

Quando – per fare un altro esempio – Gesù Cristo fa sorgere dal nulla migliaia di pani e di pesci pronti ad essere mangiati, non è che si tratta di un miraggio collettivo che sparisce senza saziare e senza lasciare traccia, ma si tratta realmente di veri e propri pesci e di veri e propri pani che hanno saziato una folla di più di cinquemila uomini senza contare le donne ed i bambini e di cui sono state raccolte e portate via in apposite ceste abbondanti avanzi (Mt 16,9-10).

               

Se si sa che cosa sono i miracoli, allora bisogna riconoscere che solo il vero Dio può farli, per cui solo dai miracoli Lo si può in modo certo riconoscerlo. Il miracolo contravviene al principio della Scienza umana di questa dimensione d’esistenza del mondo secondo cui “in natura nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma”.

Ecco perché tali fatti miracolosi, che venivano chiamati Taumaturgie (parola questa che deriva dal greco col significato originario di “fatto miracoloso”, stupefacente, per cui taumaturgo vuol dire: “operatore di miracoli”: parola caduta ormai in disuso e svuotata da tutto il suo significato sovrannaturale, al punto tale da significare banalmente: “guaritore”), costituiscono delle “Teofanie”, ovvero manifestazioni proprie del vero Dio in quanto possono essere compiute solo dal vero Dio e dagli uomini a cui il vero Dio – nel Suo Nome - le vuole far compiere per il Bene dell’umanità, se costoro hanno fede nel fare sulla terra la Sua volontà.

Costoro sono i Suoi veri profeti o santi in questo mondo, i Suoi rappresentanti o inviati, ministri o apostoli….

I miracoli d’Amore (Amore di Carità) sono il biglietto da visita del vero Dio, la Sua carta di identità perché solo il vero Dio li può fare e far fare in quanto atti di onnipotenza per mezzo dei quali Dio si manifesta agli uomini: l’unico mezzo con il quale il vero Dio attesta in questo mondo in modo inequivoco  di essere il vero Dio in un modo comprensibile ed adatto all’intelligenza di chiunque, anche di un bambino.

 

                I miracoli infatti sono “dei segni certissimi (=evidenti) della divina Rivelazione adatti all’intelligenza di tutti» (Conc. Vat. I, sess. III, c. 5) e quindi conoscibili da tutti  - anche da un bambino –e NON per fede ma per scienza.

Tutti quindi - grandi e bambini, eruditi ed ignoranti, teologi e catechisti, ebrei e musulmani, buddisti ed induisti… - possono riconoscere dai miracoli CHI è il vero Dio, allo stesso modo di come tutti possono conoscere i fatti della storia realmente accaduti e che accadono in questo mondo.

 

 

> Miracolo e fede: col miracolo si conosce chi è il vero Dio, con la corrispondenza al dono della fede si fa la Sua Volontà.

 

Nell’ambito della conoscenza del vero Dio, la fede - paradossalmente tanto enfatizzata in questi tempi di scarsa religiosità cristiana – quando non di pratico ateismo - tra gli stessi popoli "cristiani" - non c'entra perciò per nulla proprio perché il vero Dio si fa conoscere NON per fede ma con l’evidenza di fatto propria  dei miracoli che costituiscono perciò il Suo inconfondibile connotato saliente.

La fede infatti, di cui parleremo più in particolare - contrariamente a quanto ancora comunemente si pensa anche in ambito cattolico, liturgico e teologico - riguarda una realtà diversa che non è quella della conoscenza del vero Dio, che si conosce con evidenza di fatto, ma è quella del fare la Volontà di Dio, dopo aver prima saputo però certamente – ossia mediante il miracolo - CHI è il vero Dio, che dunque fornisce la prova di esserlo realmente.

 

Ricordiamo che anche Giovanni Battista, colui cioè che indicò l’uomo-Dio presente nel mondo, ebbene - anche lui! - ebbe bisogno di conferme teofaniche (=miracoli) per eliminare ogni dubbio circa l’identità del Messia. Egli infatti inviò dal carcere suoi emissari per chiedere personalmente a Gesù se «era Lui Quello che doveva venire o dovevano aspettarne un Altro». E Gesù rispose:

«Andate e riferite a Giovanni ciò che voi udite e vedete (ossia la grandiosità divina dei miracoli d’amore che Gesù andava compiendo): i ciechi recuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l'udito, e morti risuscitano, ai poveri è predicata la buona novella, ed è beato colui che non si scandalizza di me.» (cfr.:Mt 11,2-6; Lc 11,1-6).

 

Per miracolo – ossia per aver fatto il mondo dal nulla – riconosciamo CHI è Dio, e per questo Lo chiamiamo “Creatore”, che Vuol dire: “Colui che ha fatto dal nulla i quattro regni d’esistenza dell’Universo: il regno minerale, quello vegetale, quello animale e quello umano che in sé sublimandoli tutti li ricapitola (cfr.: Gn cap.1 e 2).

 

Il miracolo per creazione può perciò essere inedito, se Dio crea - ossia fa dal nulla - una realtà dell’esistenza del tutto nuova come è avvenuto per la Creazione primigenia dell’Universo, di cui sopra. Essa infatti NON esisteva in nessuno dei suoi 4 regni o generi di esistenza ed in nessuna delle sue parti prima che la Trinità l’avesse fatta tutta dal nulla = l’avesse cioè creata.

Ma il miracolo per creazione può essere ANCHE già edito: riguardare cioè realtà già esistenti e conosciute di questo mondo, se Dio fa dal nulla (=crea) realtà già create, che, cioè  esistevano di già.

Sia però per il miracolo inedito della Creazione del mondo ricapitolato dall’essere umano in Adamo ed Eva, sia per quello NON inedito operato da Gesù – per esempio – con la nuova creazione dei pani e dei pesci che già esistono in natura (cfr.: Lc 9,13 e ss.) occorre comunque la stessa divina onnipotenza, ossia l’onnipotenza sovrannaturale che solo l’unico vero Dio possiede può dispensare a chi vuole (a profeti, patriarchi, santi…).

 

Ora Gesù Cristo – come mostreremo ancora ad abundantiam – dimostra di avere proprio questo potere di onnipotenza - altrimenti detto sovrannaturale – quello cioè di generare dal nulla e di revocare  nel nulla la realtà dell’esistenza.

Egli ha cioè lo stesso uguale potere onnipotente e sovrannaturale del vero Dio che ha creato l’Universo in quanto può fare e rifare miracolosamente dal nulla oppure annientare miracolosamente nel nulla la Realtà dell’esistenza, (stabilendo le sue leggi e modificandole anche all’occorrenza) sia essa quella megagalattica dell’universo culminante nel primo uomo e nella prima donna, di cui in Genasi cap. 1-1-31, sia quella minima – ad esempio - di alcune giare piene fino all’orlo di acqua miracolosamente annientata (eliminata dalla realtà: “sparita”) e sostituita con dell’ottimo buon vino miracolosamente fatto realmente esistere dal nulla.

 

Prima dell’Avvento di Cristo il vero Dio provava con l'onnipotenza d'amore dei suoi miracoli che faceva fare ai Suoi profeti (es.: Elia, compie – con l’onnipotenza del vero Dio - la prima resurrezione dai morti riferita dalla Scrittura: 1Re17,17-24) o faceva Egli stesso (es.: roveto che brucia realmente senza consumarsi di fronte a Mosè (Es 3,1-15)) la verità delle Sue Rivelazioni per dar all'uomo la certezza che era quella la Volontà di Dio da fare perché era quella di Colui che, con la sua miracolosa onnipotenza, dimostrava di essere tale.

Dopo l’avvento di Cristo, è addirittura Dio stesso nella Persona del Figlio che si è fatto uomo che dimostra con i miracoli di essere Lui il vero Dio, Colui cioè che possiede la stessa onnipotenza d'amore del Creatore, e quindi, come vedremo, del Redentore e Salvatore del mondo.

 Dunque Gesù Cristo è il vero Dio, Creatore dell’Universo e di ogni essere umano insieme al Padre e allo Spirito, perché così, e cioè come Dio Uno ma in Sé Trino (Mt 28,19), Egli si è auto-rivelato, quando ad esempio, parlando con la Samaritana al pozzo di Giacobbe, ebbe a dirle, che la salvezza viene si dai Giudei (Vecchio Testamento) “ma è giunto (con Lui) il momento”clou” in cui i veri adoratori adoreranno Dio-Padre – cioè Suo Padre naturale – in Spirito Santo (Dio) e Verità”- Verità che è quella “tutta intera”, vale a dire “assoluta”, che Egli – quale Figlio naturale di Dio -  è venuto definitivamente a portare sulla terra in Se stesso: “Io sono (…)LA” Verità (v.: Gv 14,6 in relazione anche a: 16,13-15) e che lo Spirito Santo effuso a Pentecoste farà conoscere al mondo intero prima della Sua venuta finale (Gv 16,7-11).

Si tratta della Verità non solo assoluta  ma ultima e definitiva che riguarda il vero Dio, Creatore e Signore dell’Universo, che tale si auto-rivela (Gv 3,31-36+14,6…etc) e tale dimostra miracolosamente di essere (Gv 10,37-38).   

Un’altra Rivelazione diretta sulla Trinità, fatta da Gesù è quella contenuta in Gv 15,1-8, laddove si parla del Vignaiolo (=il Padre) che pota i tralci (= i discepoli del Figlio) della Vite (=il Figlio) affinché la linfa (Lo Spirito Santo)  trasmessa ad essi (= ai discepoli di Cristo) dalla Vite faccia sì che diano più frutto, perché altrimenti se i tralci non vengono potati dal Padre e non rimangano attaccati a Cristo che (mediante Maria) dà loro Spirito Santo (la Vita di Dio) si seccano e vengono buttati nel fuoco

L’Evangelista Giovanni – che ha visto la bontà di Gesù all’opera con i Suoi miracoli d’Amore che rendevano felici gli infelici, facendo dal nulla ciò che non era (es.: far vedere un cieco nato: Gv 9,1-41) oppure annientando nel nulla ciò che era (es: il male delle devastazioni corporee prodotte in modo irreversibile dalla lebbra: Lc 17,15-19) - è perfettamente consapevole di questa onnipotenza divina di Gesù Cristo, tanto è vero che identifica Gesù Cristo con la Parola onnipotente di Dio, ovvero con Il Figlio unigenito di Dio(Padre) - Dio Egli stesso insieme al Padre (Gv 1,1-2) - che si è fatto uomo (Gv 1,14).

Lo identifica cioè con il Creatore di tutto ciò che esiste, con Colui  che – prima di farsi uomo – aveva già col Padre e lo Spirito (cfr.: Gn 1,1-2) fatto il mondo dal nulla: il primo mondo Uni-verso, quello della Genesi culminante nel Paradiso terrestre di Adamo ed Eva  (cfr.:Gv 1,3 in relaz. a Gn 1,1-31).

Quindi, ha pienamente ragione l'evangelista Giovanni quando afferma che il Gesù dei Miracoli d’amore, venuto in questo mondo nella carne per portare a compimento con la Sua passione, morte e resurrezione, la redenzione salvifica dell’umanità e dell’intero Cosmo, è lo stesso Dio che insieme al Padre e allo Spirito Santo ha fatto il mondo dal nulla.

 

Si badi bene a questo punto che l’onnipotenza che qualifica l’Azione del Vero Dio, la Sua Capacità cioè di fare dal nulla la realtà anche se costituita dall’Universo intero, è comunemente attribuita a Dio, sia dagli Ebrei che dai Musulmani, per cui, se Gesù Cristo dimostra d’avere – come stiamo mostrando - tale onnipotenza non si vede come NON si possa accettare – da parte di queste religioni  - la verità - per dimostrata realtà - della Sua Divinità.

 

A parte il gran miracolo della creazione genesiaca originale del mondo prima di questo mondo (Gn capitoli 1 e 2) che fu inedita, i miracoli di cui parleremo  e che Gesù compie in questo mondo riguardano tutti realtà - già edite - concernenti cioè la dimensione di esistenza di questo mondo, che si presenta (come abbiamo dovuto accennare) ridimensionata rispetto a quella primigenia del mondo originale, di cui ai due capitoli appena citati del Libro della Genesi.

 

Numerosi sono i fatti miracolosi (fatti che sono per definizione percepibili) NON inediti di creazione o di annientamento, descritti nelle Scritture, di cui moltissimi nel nuovo Testamento.

Essi riguardano:

1) la natura fisica: le nozze di Kana (sparisce l’acqua e compare il vino), la tempesta sedata di colpo, la già detta moltiplicazione dei pani e dei pesci, l’annientamento provvisorio della legge di gravità con Gesù e Pietro che camminano sulle acque o di Gesù che sparisce alla vista dei Suoi persecutori ogni qualvolta i suoi persecutori vogliono ucciderlo prima che sia giunta la Sua ora…

2) l’essere umano: ripristino immediato a completa sanità di un corpo devastato dalla lebbra; ripristino immediato della funzionalità muscolare e scheletrica di paralitici ed handicappati congeniti, di persone affette da malattie incurabili o che trovansi sulla soglia della morte, ripristino della vista a ciechi nati e dell’udito e della parola a sordomuti, guarigioni istantanee da grandi traumatismi, resurrezione dai morti, ossia richiamo dell’anima distaccata dal suo corpo ormai cadavere nel suo proprio corpo, che, addirittura, come quello di Lazzaro, viene rifatto dal nulla perchè giunto in avanzato stato di putrefazione…

 

3) l’esorcismo, ossia lo spossessamento dal corpo umano dell’essere diabolico - ossia di un ex angelo caduto, in possesso di poteri preternaturali (superiori a quelli naturali dell’uomo vivente in questa dimensione d’esistenza, ma non a quelli sovrannaturali di Dio) - è anch’essa opera visibile che fa parte dell’onnipotenza sovrannaturale invisibile di Dio.

 

A proposito del Sacramento dell’annientamento dei peccati commessi e perdonati - uno dei più importanti per l’uomo dopo l’Eucarestia (miracolo specificamente proprio di Dio, che Dio però – come tutti i miracoli – può delegare agli uomini) – va detto che nel noto episodio evangelico degli amici del paralitico, Gesù Cristo AVALLA – mediante un miracolo visibile - di possedere il poter divino invisibile di annientare i peccati, che solo Dio può possedere e solo Lui delegare ai Suoi Profeti e Santi.

L’episodio evangelico è quello del paralitico e dei suoi amici.  Non potendo costoro presentare a Gesù - per via della folla che Lo circondava all’interno di una casa - il loro amico che trasportavano su di una barella, alzano l’ingegno e lo calano, con tutto il suo lettuccio, dal tetto della casa stessa (probabilmente quella di Pietro a Cafarnao) ove Gesù si trovava ad insegnare la Parola di Dio assieme ai suoi discepoli ed a molte persone della città, tra cui alcuni “scribi”, che erano i teologi - o presunti tali -  del vecchio Testamento.

Pienamente consapevole delle sue possibilità miracolose, Gesù - apparentemente in modo molto strano, invece di guarire subito il paralitico con un miracolo visibile, gli si rivolge dicendo: «Figliuolo, ti sono rimessi i tuoi peccati».

«Costui bestemmia», pensarono subito gli scribi presenti al fatto, perché i peccati li può rimettere soltanto Dio (ed è verissimo: perché il peccato separa infinitamente, ovvero in modo incolmabile, l'uomo da Dio, e quindi, solo Dio lo può annientare, riunendo l’uomo finito a Lui che è infinito).

Ma Gesù Cristo che aveva letto nei loro cuori (altro miracolo che solo Dio può fare!), li sfida a cogliere la verità emergente dai fatti, dimostrando loro con un miracolo strepitoso ed evidente, che solo Dio può fare o far fare, di avere comunque il potere divino di rimettere i peccati. Egli infatti con la Sua Parola guarì all'istante il paralitico, dopo aver detto agli scribi  - che chiusi avevano gli occhi e con gli occhi chiusi continuarono a restare, malgrado l'evidenza del miracolo:

«Perché pensate così nei vostri cuori? Che cosa è più facile: dire al paralitico: -Ti sono rimessi i peccati, o dire: - Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina? (ovviamente se si tratta di menzogna è più facile dire : -Ti sono rimessi i tuoi peccati” e basta). Ora – prosegue Gesù - perché sappiate che il Figlio dell'uomo (che, come mostreremo, è anche il Figlio naturale di Dio) ha (egualmente a Dio) Il potere sulla terra di rimettere peccati, ti ordino - disse al paralitico - alzati, prendi il tuo lettuccio, e va' a casa tua. Quegli si alzò, prese il suo lettuccio e se ne andò in presenza di tutti e tutti si meravigliarono e lodavano Dio dicendo: -Non abbiamo mai visto nulla di simile!» (Mc 2,1-12).

Dunque il miracolo spirituale (detto così impropriamente perché umanamente non percepibile) del perdono dei peccati del paralitico che solo Dio può fare e far fare - miracolo importantissimo in quanto consente la ripresa dei rapporti dell’anima con Dio mediante la riduzione al nulla del fatto-peccato commesso che li aveva interrotti –– si è effettivamente verificato in quanto avallato dal miracolo visibile – che solo Dio può fare (e far fare) – della guarigione istantanea di un paralitico, costretto ormai a vivere a letto.

Ma Gesù Cristo con i Suoi miracoli visibili che solo Dio può fare ma anche far fare, è Dio in Persona, oppure un grande profeta di Dio a cui Dio - come è  quasi sempre capitato per il passato  - fa fare i miracoli che solo Lui può fare e far fare?

Da quello che risulta dai Vangeli, Gesù Cristo dimostra di essere Dio in Persona, perché non solo fa, ma anche fa fare, dona gratuitamente (=Grazia) cioè ai suoi profeti e santi il potere sovrannaturale di fare i miracoli. (Lc 9,1-6,,.etc).

Quando infatti i Giudei vogliono lapidarlo perché - gli dicono - «Tu, che sei uomo, ti fai Dio» (Gv 10,33), Egli si appella alle Sue opere miracolose che sono opere uguali a quelle che solo Dio - che Egli chiama Suo Padre - può fare e far fare (Gv 10,36-38), così come Egli non solo fa ma fa pure fare dimostrando così di essere Dio senza potersi confondere con un profeta di Dio.

Ciò risulta evidentemente dal fatto che Egli non solo fa ma fa pure fare ai Suoi discepoli - su Suo mandato - le stesse Sue opere miracolose (Mt 10,5-8..etc.)

Abbiamo già detto che in una delle volte in cui i farisei avevano preso le pietre per lapidarlo, Gesù chiede loro di sapere per quale opera buona lo volessero lapidare. I Giudei risposero che non Lo lapidavano per un'opera buona ma perché Lui, pur essendo uomo, si faceva Dio.

E la risposta sarebbe stata congrua se l’uomo-Dio non avesse fatto e fatto fare sotto i loro occhi miracoli grandiosi che solo Dio poteva fare. Infatti Gesù disse loro che anche se non volevano credere a Lui, avrebbero dovuto almeno credere alle Sue opere (divinamente miracolose), perché sapessero che Lui è in Dio e Dio in Lui (cfr.: Gv 10,31-38).

L'auto-rivelazione divina di Gesù - il Suo rapporto trinitario col Padre e con lo Spirito - non è perciò senza prove.

Egli infatti, mandato dal Padre nel mondo, compie le opere del Padre-Dio e dimostra così, con l'evidenza dei miracoli che solo Dio può fare e far fare, che il Padre è in Lui e Lui è nel Padre. Questa non è bestemmia, come sostenevano i Giudei (Gv 10,36), ma è semplice e pura divina auto-rivelazione.

E’ la proclamazione più categorica e più solenne della divinità di Gesù Cristo che si trovi nel Vangelo, perché il Padre e il Figlio sono messi sul piano della più assoluta parità di relazione.  

La proclamazione suddetta di Gesù è uno sviluppo di quella in cui Lui afferma: «Io e il Padre(=Dio) siamo una cosa sola» (Gv 10,30: alla lettera "siamo uno", in greco: "en esmen").

             Dunque Gesù Cristo ha chiara e certa coscienza di essere Dio-Figlio che si è incarnato (cfr., ad es: Gv 5,17-30; 8,58; 10,17-18; 10,27-29; 12,44-45; Mc14,61-62..etc.), di essere cioè Dio che scegliendo Maria come madre ha deciso di farsi uomo. Ha chiara coscienza cioè di essere uomo-Dio e lo dice tra l'altro rivolto ai Suoi avversari (farisei, scribi e Giudei del Suo tempo e di tutti i tempi) con una frase meravigliosa e folgorante in cui è contenuta tutta la teologia dell'Incarnazione: «Prima che Abramo fosse, Io-Sono» (non come Dio fattosi uomo e nato dalla vergine Maria – si intende – ma come Dio Figlio di Dio, nato prima di tutti i secoli).

             Se Dio è un Essere sempre esistente, con la frase suddetta Gesù attribuisce a Sé la sempiternità di Dio, che si suole affermare anche con l'espressione che Dio è Causa di Se stesso (=”Causa Sui”, Principio senza principio). Ma poiché Egli è anche un uomo, si afferma anche implicitamente - mettendo le due cose insieme - la Sua nascita nel tempo quale vero uomo, ossia la Sua Incarnazione, che sarà per sempre. Non cesserà cioè col compimento della Sua Missione avvenuto con la Sua miracolosa resurrezione dai morti, perché l’unione della Sua Natura divina a quella umana è un’unione sostanziale, ossia eternamente inseparabile. Tanto è vero questo che il Figlio di Dio divenuto anche Figlio dell’uomo con la Sua nascita dalla vergine madre Maria, ascende al Padre donde era disceso per incarnarsi, non solo con la Sua Natura divina come era disceso, ma anche con la Sua natura umana assunta con l’incarnazione e trasfigurata dalla resurrezione. Si capisce allora bene perché Gesù Cristo è Figlio naturale (=unigenito) di Dio da sempre e per sempre (anche dopo aver assunto la natura umana) e Figlio naturale (=unigenito) di Maria nel tempo (fin dal primo istante del Suo concepimento: soltanto dopo, cioè, aver assunto la natura umana ) e per sempre.

Ben a diritto perciò Maria può chiamarsi la madre dell’uomo-Dio Gesù Cristo, la madre del Signore, la madre di Dio (Lc 1,30-38. 43).

 

 

> Se Gesù Cristo è realmente Dio, allora la Sua Parola è Parola di Dio, ossia: Verità assoluta.

 

Dalla narrazione evangelica risulta che Gesù Cristo non si limita soltanto ad auto-proclamarsi Dio, sia pure con affermazioni mai dette prima e di una densità ed essenzialità che solo Dio può pensare, ma fornisce soprattutto - come abbiamo già mostrato - una testimonianza provata ed universalmente valida di esserlo, attraverso le Sue opere miracolose, che solo Dio può fare e far fare e che Egli fa e fa fare (Mt 10,5-8…etc.).

Se dunque Gesù Cristo è realmente Dio, allora Egli è anche Verità assoluta in tutto ciò che dice ed in tutto ciò che fa ( Gv 4,24; 8,32; 14,6; 17,17; 18,37).

Dalla descrizione evangelica dei miracoli più eclatanti compiuti da Gesù, risulta tuttavia una Sua  qual certa reticenza a riguardo della loro divulgazione per evitare che essa potesse venire male interpretata sortendo effetti diversi  (messianismo politico) da quelli che invece derivano dagli scopi sovrannaturali e definitivi della Sua missione nel mondo (e di cui diremo). Quando, per fare un esempio, Egli fa risuscitare miracolosamente Lazzaro, il cui cadavere è già in avanzato stato di putrefazione, prega il Padre, pur sapendo che il Padre Lo ascolta sempre perché Lui ed il Padre sono lo stesso Dio. Ma questo Egli fa per evitare che il Suo miracolo possa avere un’interpretazione diversa da quella propria dell’ambito religioso, di cui diremo. Lo stesso capita per altri miracoli, come quando, ad esempio, dà la vista al cieco nato facendo in modo tale che la valenza del miracolo sia discussa in ambito religioso-teologico…

Gesù Cristo vuol mostrare pubblicamente che Egli è il Messia Dio-Figlio di Dio quando sarà ormai vicina a giungere la Sua Ora ed Egli potrà mostrare come  in realtà eserciterà il suo compito di Messia, senza che sia possibile più equivocare riguardo ad esso: «Il Figlio dell'uomo - egli preannunciò ai Suoi discepoli - deve soffrire molto, essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, essere messo a morte e risorgere il terzo giorno» (Lc 9, 22).

           

Non solo Cristo ha la coscienza di essere Dio, dicevamo, ma pone ai Suoi discepoli la domanda circa la Sua identità divina. E, dopo aver saputo cosa la gente pensasse di Lui (la gente Lo considerava uno tra i più grandi profeti di Dio. Mt 16,13-14) - domandò loro a bruciapelo: “ E Voi chi dite che io sia?” (Mt 16,15).

Pietro, prendendo la parola per tutti - ispirato da Dio, ma anche spettatore di molte opere strabilianti del Maestro – risponde: “Tu sei il Cristo (=l’unto di Spirito di Santità. Il Messia), il Figlio del  Dio vivente (non quindi un Messia-uomo- profeta di Dio, ma il Figlio stesso del vero Dio).(Mt 16,16).

Ecco fotografata così la vera identità di Gesù Cristo. E Gesù approva (Mt 16,17), indicando Pietro come la “pietra” su cui sarebbe stata fondata la Sua Chiesa terrena (Mt 16,18-19).

 

Riepilogando: che Gesù Cristo affermi e dimostri di essere Dio, di possedere cioè i poteri dell'onnipotenza divina con i miracoli di carità che fa personalmente e fa fare ai Suoi discepoli inviati in missione nel Suo Nome risulta chiaramente e distintamente dalla descrizione dei Libri evangelici.

Ma non soltanto perché Cristo fa fare i miracoli si evidenzia che Egli è quello che dice di essere (Figlio naturale di Dio da sempre e per sempre e da Maria nel tempo (a partire dal primo istante dell'incarnazione) e per sempre, ma anche perché il Suo atteggiamento nel fare i miracoli è l'atteggiamento autorevole di chi ne è l'Autore, non l'esecutore, ed è lo stesso atteggiamento autorevole di chi innova e completa la Parola perché Egli infatti non parla come i loro scribi e farisei ma come Chi ha autorità (Mt 7,29).

Questo stesso atteggiamento autorevole, lo si può vedere per esempio guardando alla resurrezione del figlio della vedova di Nain operato da Gesù mentre sulla bara i portatori lo stavano conducendo al sepolcro (Lc 7,11-15). Miracolo questo che appartiene a quelli profetizzati da Isaia ed enumerati da Gesù ai discepoli mandati da Giovanni il Battezzatore che voleva sapere dalla bocca di Gesù se era Lui il vero Messia che doveva venire o bisognava aspettarne un altro.

Egli quindi non solo prova di essere uomo-Dio-Figlio di Dio da sempre e Figlio di Maria nel tempo e per sempre, ma anche di essere il Messia profetizzato ed atteso da Israele, in particolare, e da tutti popoli del mondo in generale.  Anche i Re Magi, infatti, che rappresentavano tutti i popoli diversi da Israele, aspettavano, come Israele, il Messia, l'inviato divino che avrebbe redento e salvato l'universo, ma, a differenza dei capi di Israele, Lo attendevano per accoglierlo, adorarlo e gratificarlo, non per ucciderlo come pensava di fare quell’invasato diabolico di Erode, e, purtroppo, non solo lui.

 

Gesù dimostra quindi non solo di essere Dio-Figlio di Dio, mandato dal Padre nel mondo per redimere e salvare il mondo, ma mostra anche come questa missione dovrà da Lui essere compiuta, e cioè: secondo Isaia passando per il Calvario (Is cap. 53) e secondo Daniele (Dn 7,13-14 ) arrivando alla gloria divina della auto-resurrezione dai morti (Lc 9,18-22).

 

La comprensione di questo passaggio è di fondamentale importanza per il cristiano.

«Gesù sta per concludere il suo ministero itinerante in Galilea e dare inizio alla salita verso Gerusalemme, meta di tutto il suo cammino e annuncio. A questa tappa Egli si prepara con la preghiera, ritirandosi nel dialogo intimo col Padre, e vi conduce i discepoli attraverso una graduale rivelazione di ciò che lo attende a Gerusalemme.

Gesù ha appena autorevolmente e personalmente cacciato un demonio liberando un ragazzo e consegnandolo perfettamente libero al padre. La gente è ammirata e stupefatta per le cose che fa, riconoscendo la grandezza di Dio alle opere compiute da Gesù, proprio perché sa che la potenza degli angeli indemoniati, che come mostreremo è potenza preternaturale superiore a quello umana, può essere vinta soltanto dall’onnipotenza d’amore di Dio che – come abbiamo evidenziato – è potenza sovrannaturale che produce dal nulla ed annienta nel nulla la realtà dell’esistenza.

 

Solo Dio quindi ha potenza diretta e  delegabile sui demoni.

E noi sappiamo che Egli è venuto a liberare il mondo dal demonio.

 

Fin qui – vedendolo miracolosamente operare i discepoli\apostoli storici di Cristo ci arrivano senza particolari sforzi mentali.

Ma è sul come Gesù libererà il mondo da satana che i discepoli sono duri da capire, perché essi intendono il potere divino di vittoria sui demoni, alla stregua dei poteri umani di questo mondo, come potere cioè di sopraffazione del vincitore sul vinto.

Ma non è così che il Figlio di Dio fattosi uomo è venuto per redimere l'universo a partire dall'essere umano liberandolo da satana. Egli vincerà il maligno, liberando il mondo dal male senza versare sangue altrui, ma vincerà satana sottoponendosi a satana e vincendo il potere di violenza e di morte con il potere d'amore e di resurrezione (cfr. Gv 14,30 in relaz. a: 16,11).

 Ecco perché Gesù, rivolgendosi nuovamente ai suoi discepoli dice loro:

«Mettete bene nelle vostre orecchie queste parole: il Figlio dell'uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini».

Ma proprio mentre Gesù rivela loro questa grandiosa ma per Lui pesantissima Verità, ecco che i discepoli discorrono tra di loro su chi tra di essi è il più grande nella gerarchia di potenza di quel Regno di Dio al seguito di Cristo che essi pensavano ancora in modo molto mondano, come cioè una sorta di potentato politico sul mondo, al pari di quello dei Cesari di Roma, che da dominatori essi vedevano come conquistati e dominati dal Messia, nuovo caput mundi (Mt 20,25, ss.).

Immaginavano Cristo insomma come una specie di Alessandro Magno, che tentò di instaurare una sorta di monarchia universale, con la conseguenza che, mentre Gesù ha appena annunciato una onnipotenza che passa per la Via della piccolezza, del servizio e del perdere la propria Vita per donarla gratuitamente a coloro che accoglieranno i frutti della Sua redenzione salvifica, i Suoi discepoli ne sognano una del tutto diversa da quella indicata dal Maestro: una specie di impero universale della terra sotto l’egemonia politica di Israele con a capo i discendenti di altri figli di Davide, dopo Gesù che sarebbe stato l’iniziatore del nuovo impero ebraico dell’intero pianeta.

 E purtroppo questa visione diabolica del Messia che è la caricatura di quella divina, NON ha lasciato – durante i secoli della Storia della salvezza dopo Cristo – e non lascia ancora del tutto l’immaginario umano, falsando l’obbiettivo ultimo della vera Speranza cristiana che nel suo aspetto finale non è di questo mondo (Gv 18,36). Con ciò altro non causando che ritardi al compimento definitivo e finale del piano messianico di redenzione salvifica in DIO del genere umano, che, come vedremo, contempla anche una nuova Creazione dai nuovi cieli e da una nuova terra. In essa il Bene sarà per sempre separato dal male (2Pt 3,13), e non mischiato con esso, come è proprio di questa creazione del mondo sviato da Dio, caduto, decaduto, crocifisso e mortale.

 

La resurrezione di Lazzaro - il cui cadavere era già in avanzato stato di putrefazione (Gv 11,39) - è l'ultimo  e  più grandioso miracolo fatto da Gesù per attestare concretamente che Egli - essendo uguale a Dio - ha il potere sovrannaturale di far tornare in vita l'essere umano anche se il suo corpo è ritornato ad essere polvere (cfr.:Gn 3,19). Di riunificare cioè alla sua anima rigenerata alla Capacità d'amare divina (= Carità) il corpo ritornato in polvere, che Dio ri-farà poi definitivamente immortale e glorioso come quello di Cristo risorto. Ne consegue che l'essere umano, che è l'unione sostanziale di anima e di corpo, non solo ritornerà come fu creato nel paradiso terrestre dalla Trinità prima del peccato (Gn 3,1-8) e della caduta originali (Gn 3,16-24), ma verrà elevato, come scrive Dante, «oltre l'antico onor» . Sarà infatti divinizzato ed assunto definitivamente nell'intimità trinitaria della vita di Dio dentro Dio. In quel "riposo" del settimo giorno nel quale Dio - se non ci fosse stato l’impedimento satanico dell’induzione al peccato originale - avrebbe già portato il genere umano fin dal paradiso terrestre.

Lazzaro risorto - si può dire - tornerà a morire - per cui la morte non è ancora definitivamente debellata nell'uomo pur se Dio  mostra di avere il potere sovrannaturale di poterlo definitivamente fare, come poi è effettivamente successo per noi con il dono della Sua resurrezione gloriosa dai morti.

Dunque anche la Speranza cristiana della resurrezione della carne riposa su fatti miracolosi e incontrovertibili operati in questo caso direttamente da Dio.

Ritornando alla resurrezione di Lazzaro è da osservare che anche qui Gesù agisce in quanto Dio, perché opera il miracolo che solo Dio può fare in potenza propria, quale Figlio naturale di Dio, Dio Egli stesso, anche se, per non abbagliare gli astanti, si mette in posa di pregare il Padre, e Lo prega, sapendo ovviamente che Lui l’ascolta sempre, essendo il Figlio col Padre una cosa sola (Gv 10,29): «Togliete la pietra.- Lazzaro vieni fuori!» (Gv 11,43).

Egli, è vero, alzando gli occhi al Cielo ringrazia il Padre prima di constatare la resurrezione di Lazzaro, che però sapeva essere già avvenuta, ma lo fa sia perché Lui ed il Padre sono «una cosa sola» (Gv 10’30) e quindi il Padre Lo ascolta sempre (Gv11,41-42\a), e poi perché non vuole abbagliare con una manifestazione di diretta onnipotenza divina la folla (Gv 11,42\b),  che, come abbiamo detto, avrebbe potuto tralignare la natura del Suo messianismo, non essendo Egli ancora morto e risorto.

Se, nel compiere le opere miracolose questo è l'atteggiamento tenuto in prima persona da Gesù che è Dio, non lo è però quello tenuto dai Suoi santi, che invece operano tali miracoli non in nome proprio ma in Nome di Cristo che è Dio, se, per lo Spirito, hanno raggiunto nel Suo Nome il livello di ascesi adeguato (Gv 14,12-14in relaz, a: Gv 7,37-39).

La prima a riconoscere nei Vangeli la Divinità di Gesù Cristo quando ancora Egli era nel seno della Madre Maria fu la cugina Elisabetta – ispirata da Dio-Spirito Santo (Lc 1,42-43). Il bambino Gesù – a Sua volta – dal seno della immacolata vergine e madre Maria - santificò colui che sarebbe divenuto Giovanni il Battista, il precursore di Gesù (Lc 1,44).

Questi è chiamato l'ultimo ed il più grande tra i profeti del vero Dio perché ha indicato Dio nella Persona di Gesù Cristo  ancor prima di vedere i suoi miracoli come i Suoi discepoli.  E lo ha fatto con delle frasi dense di tale teologia cristologica da ritenere certo che non possono non essere state ispirate da Dio stesso in quanto indicano con certezza Chi è il vero Messia dei Popoli.

Gesù - asseriva il Battista - non parla a Nome di Dio, ma è Dio stesso che parla in Nome proprio (Gv 3,34).

Egli è dunque Parola diretta e personale di Dio.

Egli non dice la Parola di Dio, "è" la Parola stessa di Dio, il Verbo di Dio (= dal latino "verbum" uguale a "parola"), la Sua Parola definitiva che era accanto a Dio (quale Figlio naturale di Dio) ed è Dio uguale al Padre (Gv 1,1).

Il profeta viene dalla terra, e Dio lo ispira a parlare nel  Suo Nome e a fargli fare, sempre nel Suo Nome, i miracoli che solo Dio può fare e soprattutto far fare, ma Gesù viene dal Cielo e parla del Cielo non per sentito dire o per ispirazione ma per esperienza diretta (Gv 3,31).

Egli è Dio uguale al Padre ed il Padre lo ama a tal punto da dargli tutti i Suoi poteri, mettendogli in mano ogni cosa (Gv 1,30) per cui Egli può dare la Vita eterna di Dio a chi crede in Lui» (Gv 3,36). È questo Egli fa donando ai Suoi veri discepoli  - fin da qua - lo Spirito Santo - che è Signore e dà la vita eterna di Dio - "senza misura", ossia in modo sovrabbondante, pentecostale (Gv 3,34).

Il Battista dice esplicitamente di sé che egli non è il Cristo. ossia l’unto da Dio, il Messia atteso, come molti ritenevano che fosse, ma il profeta del Messia mandato innanzi a Lui ad aprirgli la strada col pentimento dei peccati (Gv 3,28). Messia che, pur essendo nato dopo di lui, viene prima di lui, è cioè Dio (Gv 1,30). Frase questa che riecheggia quella di Gesù: «prima che Abramo fosse “Io Sono"».

Ecco perché Il Cristo, che è Dio, deve crescere, e Giovanni Battista, che è profeta di Dio, deve, di fronte a Lui, diminuire (Gv 3,30).

Soltanto i miracoli descritti nei quattro Vangeli canonici sono 65, ma Giovanni – che li chiama segni (che confermano la divinità di Gesù e la Verità della Sua Rivelazione in quanto proveniente da Dio) - scrive che rispetto a quelli descritti nel Suo Vangelo essi furono molti di più, e che quei pochi (ivi compreso quello grandioso e trasmissibile all’uomo dell’auto-resurrezione definitiva dai morti) che egli ha riportato nel suo Libro, li ha riportati «affinché crediate (=conosciate) che Gesù è il Cristo, il Figlio (naturale) di Dio, e perché, credendo (conoscendo questo), abbiate (con il dono della fede, di cui diremo) La Vita (eterna di Dio) nel Suo Nome (per mezzo di Lui)(Gv 20,30-31)

Con ciò possiamo dire che tutti e quattro i Vangeli – ma soprattutto quello di Giovanni – hanno lo scopo più o meno apertamente dichiarato di dimostrare che Gesù Cristo non è soltanto un grand’uomo, ma, sia per la Sua insuperata ed insuperabile Sapienza e Verità, e soprattutto per i Suoi umanamente ed angelicamente impossibili miracoli d’Amore, è anche Dio.

I Vangeli ci dicono che la gloria di Dio in Gesù Cristo- ossia la Sua divina onnipotenza, lo splendore della Sua Maestà divina, l'esistenza e la presenza benefica di Dio nella storia (questo vuol dire “gloria”) - si rendeva visibile, ossia umanamente percepibile, nel fatto miracoloso.

L'inizio della manifestazione pubblica della gloria divina di Gesù Cristo, nel Vangelo di Giovanni, è  esplicitamente attribuita ai miracoli:

«Così Gesù diede inizio ai suoi miracoli in Cana di Galilea, manifestò la Sua gloria (divina) e i Suoi discepoli credettero  in Lui.»  (Gv 2,11).

Nel Vangelo di Giovanni, il cui leit-motiv è il mostrare che – con i segni miracolosi che ha fatto e fatto fare - l’uomo Gesù è anche Dio (Gv 20,30-31), la parola “fede”- che presenta margini di opinabilità quando non di incomprensibilità umana - non viene citata neppure una volta a riguardo della certa esperienza umana del Miracolo dei miracoli: quello di Cristo morto e risorto,

Per descrivere Questo Miracolo dei miracoli infatti abbondano i verbi “cercare”, “trovare”, “vedere” e “credere ai propri occhi” – ossia conoscere - o agli occhi di coloro che sicuramente hanno visto. Per questo Giuda – il traditore suicidatosi - viene sostituito con uno che fu tra i compagni degli Apostoli storici di Gesù per tutto il tempo in cui “il Signore Gesù ha vissuto in mezzo a loro, incominciando dal battesimo di Giovanni e fino al giorno in cui (risorto ormai da 40 giorni da morte) si è elevato in Cielo mentre era in mezzo a loro” (At 1,21-22).

Momento culminante del Vangelo di Marco è la constatazione della divinità di Gesù da parte del centurione romano ai piedi della croce, sia per i miracoli che accompagnarono la Sua morte (Mr 15,33. 38), sia per il modo come l’aveva visto spirare (Mr 15,39):

«Veramente quest’uomo era (Figlio di) Dio!» – egli disse.

 

Anche gli interventi di Gesù dopo la resurrezione dai morti  sono tutti miracolosi - e quindi da credere per evidenza di fatto: non per fede.

Miracoloso è il Suo entrare a porte chiuse (superando la legge "domestica" della impenetrabilità dei corpi) e miracoloso è il Suo sparire ed il Suo mostrarsi in posti diversi contemporaneamente. Eppure Egli non è un fantasma, perché mangia (Lc 24,41-43) e vive malgrado i segni mortali delle ferite riportate (Lc 24,36-40).

La terza volta che Gesù appare ai  Suoi discepoli (presenti 7 su 11) viene ormai creduto con certezza essere il Signore (Dio). Nella circostanza - come agli inizi della loro chiamata - i discepoli,  pur non avendo prima dell'apparizione pescato nulla, fanno poi su indicazione di Gesù redivivo una pesca prodigiosa, mentre il Signore Gesù, che li segue da terra, fa sorgere miracolosamente dal nulla «un fuoco di brace con del pesce sopra e del pane», e, invitandoli a mangiare, li offre loro (Gv 21,1-15\a).

Anche qui - a parte la evidente simbologia eucaristica - è l’obbiettività del miracolo che la fa da padrone ad ulteriore dimostrazione della divinità di Gesù Cristo risorto.

                Soltanto Dio, infatti, è importantissimo ripeterlo, può far esistere dal nulla una realtà che prima non esisteva. Egli infatti in questo caso fa esistere realmente dal nulla "quel" fuoco di brace, "quel" pesce e  "quel" pane, nel senso che “quel” fuoco scotta e cuoce realmente il pesce che vi è posto sopra, il quale realmente, insieme al pane, viene poi mangiato da Gesù risorto e dai Suoi discepoli.

 

                Non si tratta quindi di fenomeni irreali (illusioni collettive, miraggi, impressioni oniriche e quant’altro)  nel cui ambito satana è maestro, ma di veri e propri atti miracolosi, nel cui ambito satana nulla può..

 

 

 

CAPITOLO 2

 

INTRODUZIONE ALLA TEOLOGIA DELLA CONOSCENZA:

b) Storia e contro-storia della salvezza. Miracoli divini e prodigi diabolici.

 

 

Diversi dai miracoli – come abbiamo accennato - sono i prodigi, discernendo però questi ultimi tra  prodigi benefici e prodigi diabolici.

                I primi – a fin di bene - possono essere fatti e fatti fare in questo mondo dalle creature angeliche (oltre che - ovviamente - anche da Dio).

I secondi – a fin di male – possono essere fatti e fatti fare anche dagli ex angeli che si ribellarono a Dio, ossia dai demoni, di cui diremo a partire dalla I^ Parte di questa Storia della salvezza, nonché dai loro ministranti uomini che in questo mondo hanno già venduto per sempre la loro anima al diavolo: stregoni, maghi, fattucchieri….etc.

 I prodigi dei demoni si chiamano più propriamente magie (=stregonerie, incantesimi, negromanzie, sortilegi, fatture, “scienze occulte”).  Essi hanno in questo mondo lo scopo maligno – in odio a Dio e all’uomo - di confondere e sedurre l’essere umano distogliendolo da Dio – talvolta addirittura possedendolo (=vessazione o possessione diabolica) – in vista di separarlo eternamente da Lui e di ostacolare i progetti benefici di Dio che Dio cerca di raggiungere facendo fare in questo mondo all’uomo la Sua Volontà, non senza l’esercizio umano del dono divino del libero arbitrio.

I prodigi sono essenzialmente diversi dai miracoli, che abbisognano di un’attività onnipotente propria soltanto di Dio. I prodigi infatti NON avvengono nell'ambito della creazione o dell’annientamento della realtà dell’esistenza ma in quello della sua -  pur straordinaria – trasformazione.

I prodigi – che la teologia ufficiale non distingue ancora bene dai miracoli - sono comunque attività sovrumane dette preternaturali.  Essi vengono anche chiamati “Carismi” (=originati dalla “Carità”, che è, come diremo, la Capacità d’amare trinitaria di Dio) quando fanno parte di quei doni non occasionali (=talenti) ma stabili che Dio può fin da qua attribuire ad alcune anime per poter far loro fare più precocemente e al meglio la Sua Volontà, chiedendone alla fine il rendiconto (Mt 25,14-30).

San Paolo ha stilato quattro liste di carismi con una ventina di doni diversi, tra cui la “glossolalia” (= dono che rende capaci di parlare e comprendere tutte le lingue, anche quelle antiche), la profezia, il discernimento degli spiriti ecc.

Tra i carismi San Paolo indica anche i miracoli, Inclusione che si può accettare se si tiene però conto che i miracoli sono per natura soltanto propri di Dio e di coloro per mezzo dei quali  Dio li fa fare, secondo anche quanto rivelato da Cristo stesso  in Gv 14,12-14.

Sono i miracoli che consentono di ri-conoscere chi è il vero Dio e chi è il vero profeta di Dio, per mezzo del quale  Dio –  a determinate condizioni (v.: Gv 14,12-14 insieme a: 7,38-39 ) li fa compiere; sono essi che perciò distinguono le opere di Dio da quelle di satana e dei suoi tragici apostoli  in questo mondo, figli del maligno, dei quali occorre attentamente guardarsi ma avere per loro una misericordia suppletiva.

 

 

> Dio e la scimmia di Dio ossia  satana, lo spirito diabolico.

 

E’ questo l’unico modo di riconoscere il vero Dio Gesù Cristo ed i Suoi veri profeti senza rischiare di aver perso tempo invano, perché chi non raccoglie col vero Dio – ossia con Gesù Cristo che prova di esser tale –  disperde (Mt 12,30).

Solo così la fede nella Sua imitazione aumenterà al punto tale da portare l’umanità a quel volo d’aquila che farà di Cristo il Cuore del mondo in visto del Gran compimento universale del progetto trinitario di redenzione e salvezza integrale dell’essere umano che include la definitiva resurrezione dei corpi nella Gloria di Dio.

Peraltro questa distinzione essenziale – che oggi per ignoranza più o meno interessata tende a sfumare -  tra miracoli che solo Dio con la Sua onnipotenza sovrannaturale può fare e far fare e prodigi a fin di male che satana con i suoi sovrumani poteri preternaturali può fare direttamente e far fare per mezzo di coloro che gli hanno in questo mondo aperto il cuore mettendosi al suo servizio (maghi, negromanti, fattucchieri…; truffatori a parte), esiste realmente.

Essa è resa esplicita in modo evidente fin dall'inizio dell'intervento attivo del vero Dio-Padre nella Storia cristocentrica della salvezza.

                Si ricorda in proposito che quando  il vero Dio(Padre) aveva prescelto Mosè per far uscire il Suo popolo dalla ormai dura “cattività” egiziana (Es 3,10; 6,10), Egli stesso piegò il faraone con "mano potente”  (Es 6,1).

Lo schema è identico ogni volta: Dio annuncia Mosè e gli fa proclamare l'imminenza del castigo. Il flagello si scatena, poi si ferma su ordine di Mosè, e intanto i maghi egiziani fanno mostra dei loro poteri occulti imitando il profeta, ma fino a un certo punto…..

              Il Signore infatti è il più forte al punto tale che i maghi, ossia i servitori del maligno, sono costretti ad ammettere:qui c'è il dito di Dio”…..anche se il faraone una volta graziato ritorna a peccare opponendosi a concedere la libertà agli ebrei che aveva ridotto in schiavitù con angherie sempre più insopportabili (Es 8,15).. E mentre questi  a capo del suo esercito di carri e cavalieri si intestardisce ad inseguirli all’interno del Mar Rosso, di cui Dio, per mezzo di Mosè, aveva aperto miracolosamente le acque, ecco che l’esercito egiziano, non riuscendo a raggiungere gli Ebrei in fuga, perché Dio frena le ruote dei loro carri ritardandone la marcia a vantaggio degli Israeliti, riconosce finalmente dalla Sua onnipotenza chi è il vero Dio esclamando: -Fuggiamo di fronte ad Israele, perché il Signore combatte per loro contro di noi”. Fu un riconoscimento che  - in vista di Gesù Cristo – salvò loro l’anima che è la cosa più importante anche   se non salvò loro il corpo che – sempre in vista di Cristo - avrebbero ripreso  alla fine dei tempi con la Sua venuta finale, della quale siamo ancora in attesa, come vedremo meglio in seguito.

Anche il popolo di Israele – che era rimasto in vita - “Vide e  credette: vide cioè l’onnipotenza miracolosa propria solo del vero Dio e credette nel Suo Nome ed in quello del Suo servo Mosè: ebbe cioè fiducia nel fare la Sua Volontà espressa per mezzo di Mosè (Es 14,5-31).

Volontà che sarebbe stata poi peraltro miracolosamente manifestata sulle tavole di pietra scolpite da Dio con i Suoi Comandamenti, pur se satana anche riconoscendo l’onnipotenza di Dio non si arrende mica abbandonando la partita con i maghi del faraone.

Egli non tarda infatti a far dimenticare agli Israeliti Dio e tutti i Suoi benefici, cercando sempre di farli arretrare verso le varie idolatrie del passato che essi avevano lasciato alle loro spalle (Es 16,1-3)….

                Il miracolo del Mar Rosso, che Dio apre davanti agli Israeliti e chiude sugli Egiziani che li inseguono consentendo ai primi di attraversarlo all’asciutto e di sottrarsi così alla schiavitù e alla morte che i soldati del Faraone avrebbero loro certamente inferto, è figura anticipatrice (= profetica) della vittoria su ogni morte che Gesù Cristo, con la Sua morte e resurrezione, ha meritato per noi, rendendoci possibile l’impossibile:

                Di attraversare cioè come Lui la morte che Egli ha annientato per noi con la Sua resurrezione, all’unico scopo gratuito di consentirci non solo di superarla con la nostra resurrezione, ma di vincerla con una resurrezione gloriosa come la Sua, degna di venire assunta in Cielo e di vivere eternamente nella felicità infinita della Sua intimità trinitaria, nel Suo divino  Riposo.

 

Il miracolo dell’attraversamento all’asciutto, o Pasqua (Pasqua vuol dire: “attraversamento”), del Mar Rosso diviso nelle sue acque insieme ai fatti rituali  che lo hanno preceduto (sangue sugli stipiti delle porte ebraiche proveniente dall’agnello, sacrificato e mangiato in comunione …) prefigurano comunque profeticamente il miracolo della Pasqua e resurrezione di Cristo.

Prefigurano cioè il più grande miracolo che il vero Dio Trino ed Uno ha compiuto a favore dell’umanità  malgrado satana. Prefigurano la Pasqua cristiana, che Cristo trasmette  all’intero genere umano in ogni uomo che NON trapassi da questo mondo all’altro con la morte nel cuore, separato cioè da Dio per la sua impenitenza finale da peccato mortale conosciuto in coscienza in quanto tale.

 

Detto ciò non può non risultare chiara la distinzione tra miracoli divini e prodigi diabolici. Distinzione che caratterizza ed avalla come vera tutta la Storia cristocentrica della Salvezza, dalla Genesi all’Apocalisse.

Quando infatti gli scribi ed i farisei del tempo di Gesù Gli contestarono che i miracoli e gli esorcismi che Egli compiva li compiva con la forza di satana, Gesù rigetta sdegnosamente e prova la falsità dell’accusa, distinguendo nettamente il Suo operato da quello di satana proprio per la superiore potenza – o onnipotenza - vittoriosa che Egli come Dio aveva sul diavolo, che,  per l’appunto, era venuto a togliere di mezzo dal mondo umano (Mt 12,22-30).

 

Questa importante differenza non è ancora chiara nella teologia corrente, per cui non vengono tratte da essa le necessarie conseguenze euristiche, atte cioè a favorire la scoperta di nuovi risultati, quelli che, per l’appunto, abbiamo qui cercato e che cercheremo ancora di mettere in evidenza.

                E’ Cristo stesso – d’altronde a sottolineare la differenza tra i due fenomeni entrambi visibili, quando ci preavvisa - riferendosi alle generazioni che saranno presenti nel breve periodo che precorrerà la fine di questo mondo per quello della nuova Creazione – di stare bene attenti a non lasciarsi ingannare – circa la Sua seconda venuta, quella conclusiva della fine dei tempi, detta parusia - dai falsi cristi e falsi profeti.

Costoro infatti faranno in quei tempi ancora da venire che precorreranno immediatamente la fine dei tempi portenti e prodigi numerosi (Mt 24,24 + Mr 13,22), ma non miracoli, come ben traducono varie lezioni, (ma non quella della CEI – 2008 - che, in Mt 24,24, traduce “miracoli” invece di “prodigi”, come esattamente riporta in Mr 13,22, attribuendo erroneamente la capacità di fare miracoli  ai falsi cristi, che sono ministri di satana e non di Dio, e quindi non possono fare miracoli che solo il vero Dio può fare).

                La Chiesa di Cristo ha un nemico che è satana, l’avversario di Dio e quindi di Cristo e della Sua Chiesa. Perciò Gesù insegna nel “Padre nostro” a pregare Dio affinché ci liberi da questo avversario potente e maligno. Contro di lui infatti – come la storia della Chiesa dimostra ad abundantiam – la Chiesa  - da sola – non può farcela.

Se il battezzato quindi chiude il suo cuore a Cristo e lo apre a satana scegliendo di separarsi da Dio col peccato e di far propria la volontà del nemico suo e di Dio per soggiacere alle passioni dell’ego del suo “io”, ossia a tutto ciò che la Scrittura chiama in senso dispregiativo col termine di “carne” come in Gn 6,3) allora - poiché in questo modo preferisce imitare satana che si è fatto dio di se stesso, anziché il vero Dio, cade sotto il potere all’uomo superiore del maligno e diventa “captivus”, ossia “ suo schiavo di guerra”.

Prendendo questa strada che si prospetta larga ed agevole da percorrere, l’uomo in realtà si dà la zappa sui piedi perché subordina l’eternità di Dio al suo attaccamento idolatrico all’avere (=ricchezza, soldi…), al piacere (=gola, lussuria) e al potere (= successo, dominio sugli altri …)

 

Da ciò derivano sulla conclusione definitiva del progetto di redenzione salvifica del genere umano - che prevede la seconda venuta del Cristo gloriosamente Risorto per la Resurrezione di ogni essere umano ed il Giudizio universale finale - quei ritardi a catena che - oltre a procrastinare il ritorno conclusivo di Gesù risorto - mettono pure a repentaglio il destino eterno personale.

Esso infatti si delinea definitivamente con la sia pur provvisoria morte corporale, qualora si venga sorpresi da essa in stato di grave responsabile rifiuto della verità esistenziale conosciuta in coscienza come tale ( =peccato mortale).

Satana  - lo rammentiamo – è il fondatore del regno infernale degli esseri (angeli ed uomini) che - creati eterni da Dio per vivere infinitamente felici presso di Lui (=nell’intimità trinitaria del Suo sempiterno Riposo) finiscono col restare eternamente infelici fuori di Lui.

                Scrive Lino Pedron che Dio prende con tanta serietà la libertà dell'uomo, che preferisce piangere impotente piuttosto che togliere alla creatura umana il dono del libero arbitrio sia pure rivolto a farsi ed a fare il suo male. Questo si può facilmente rilevare dal comportamento di Gesù Cristo che piange su Gerusalemme per la condanna che ricadrà su questa città proprio a causa di non aver voluto riconoscere il tempo in cui era stata visitata (da Dio).

 

 

> L’impotenza dell’onnipotenza.

 

Il pianto di Gesù è infatti l'ultimo invito alla conversione penitente per la città ostinata nel suo rifiuto della Verità e, quindi, causa del suo male, che Gesù non può impedire altrimenti, se non con la dimostrazione di essere Lui l’atteso dei Popoli, e, soprattutto del popolo eletto, Israele. Di essere cioè proprio Lui quello di cui avevano parlato e profetato Mosè e tutti Profeti del vecchio Testamento, Colui che dava senso definitivo alla vita umana e che era quindi da ascoltare e da accogliere a braccia aperte.

Ma tutto ciò è un gran Dono, un iper-dono che NON può in quanto tale essere imposto ma solo convincentemente proposto per essere liberamente accolto, oppure no, anche se dal suo mancato accoglimento ne derivano mali temporali ed eterni, che Gesù è venuto ad evitare.

Ecco perché Gesù piange di dolore su Gerusalemme e su tutte le ostinazioni umane che usano male il dono del libero arbitrio preferendo responsabilmente rifiutare ciò che comunque in coscienza conoscono giusto, soprattutto quando sanno che il comportamento rifiutato è avallato da Uno che prova di essere realmente l’unico vero Dio.

Ecco il pianto di Gesù, del vero Dio, di cui è rivelata l’impotenza dell’onnipotenza discendente dal dono del libero arbitrio che Egli stesso ha conferito alla creatura angelica ed umana, sapendo di auto-limitarsi per sovrabbondanza d’amore.

Le parole che Gesù rivolge a Gerusalemme quindi non sono pertanto minacce, né la sua prevista, prossima distruzione sarà castigo di Dio. Dio è misericordioso e perdona se l'uomo però si lascia liberamente perdonare  (cfr.: Lc19,41-44), altrimenti, fin da questo mondo, e dopo la morte terrena eternamente, cade sotto la schiavitù preternaturale di satana, il nemico eterno del vero Dio e dell’uomo che il vero Dio ama appassionatamente fino al punto di dare tutto Se stesso nel Figlio (Gv 3,16).

                La mancanza o l’indebolimento della vera fede è a sua volta causa di tutta una serie di conseguenze maligne che sempre derivano sulla terra quando non viene fatta - in maniera generalizzata nei popoli - la Volontà di Dio. La storia religiosa ebraica non meno che quella cristiana si incaricano di dimostrare “ad abundantiam” questo facilmente verificabile assunto.

Ecco perché il periodo di tempo tra la prima e la seconda venuta finale del Cristo - detto periodo della “fine dei tempi” – appare, come vedremo, dilatarsi per l’intervento malefico di satana che riesce ancora a far schiavo l’uomo per la maggior parte della sua vita terrena tenendolo al guinzaglio fin quasi all’ultimo tratto di essa.

 

E la conseguenza è che il lungo periodo di riconversione individuale – che è pure sociale ed istituzionale - si trasmette - come avviene ancora attualmente, pur se tra qualche indizio di inversione di tendenza - di generazione in generazione restando a lungo sempre tale, se non si affrettano i tempi di conversione individuale, e quindi,  sociale e strutturale (istituzionale) a Cristo.

C’è quindi una Storia cristo-centrica della Salvezza ed una contro-storia diabolica di essa, di cui avremo ancora modo di parlare più in particolare.

 

 

CAPITOLO 3

 

INTRODUZIONE ALLA TEOLOGIA DELLA CONOSCENZA:

c) Come anche al di fuori delle descrizioni evangeliche (v.: n° 1) Gesu’ Cristo continua a dimostrare da 2000 anni a questa parte di essere Dio e non il “fu Gesu’ di Nazaret”.-

Validità universale della Verità evangelica.

 

Se quanto descritto e tratto dai Vangeli circa le molte prove che Gesù Cristo fa della Sua Divinità anche da risorto (At 1,3) è logicamente e profondamente coerente e quindi verosimile, molti però - anche nell’ambito di popoli di religione cristiana e non cristiana (tra cui Maometto, il fondatore della religione islamica) hanno sostenuto che i Vangeli – pur essendo verosimili - non è però provato che siano veri, che descrivano cioè fatti storicamente avvenuti, soprattutto per quanto concerne i fatti miracolosi attribuiti a Gesù Cristo e portati a prova della Sua Divinità (cfr.: Gv 20,30-31).

Alcuni di costoro sono arrivati talvolta a negare persino l’esistenza stessa di Gesù come uomo, ritenendolo un mito, una personificazione arbitraria della Bontà.

 Per queste tesi mai dimostrate i Vangeli costituirebbero - nel migliore dei casi - un’opera letteraria – prodotta a più mani da vari adepti nel corso di un non ben precisato (o precisato arbitrariamente) numero di secoli. Un’opera quindi manipolata (interpolata) da generazioni di appartenenti ad una nuova religione, chiamata “cristiana” dal suo presunto fondatore, un certo “fu Gesù di Nazaret”, detto il Cristo, che significa l’unto di Dio, il Suo inviato.

I Vangeli pertanto e la descrizione in essi contenuta di Dio, insieme ai Suoi presunti miracoli, sarebbero… creduti veri per “fede” dai cristiani alla stregua di altri Libri e tradizioni religiose, come ad esempio il Corano, i Veda, il Confucianesimo, il Buddismo, che presentano Dio e la religione relativa in modo teologicamente diverso dai Vangeli, quando non anche quasi del tutto opposto (come il Musulmanesimo: v.: più avanti).

 

Ma chi pensa così a riguardo di Cristo e dei Vangeli si sbaglia di grosso. E questo risulta già da quanto abbiamo mostrato nei capitoli precedenti ma lo mostreremo ora ancora più esaurientemente

 

Va qui precisato, in primo luogo, che la parola "fede" non viene usata da coloro che hanno pensato e pensano così dei Vangeli nel senso che ne deriva dalla meditazione dei Libri evangelici stessi - ossia nel senso, come vedremo, di fune”, legame  attaccamento perseverante a Cristo proprio perché dimostra di essere il vero Dio, ma nel significato spurio e successivo di forma inferiore di conoscenza”.

 

Significato quest’ultimo che contiene margini insuperabili di opinabilità che non hanno nulla a che fare con la Verità dell’Esistenza a cui la vera Religione non può non restare collegata, se non si vuole che essa continui a restar posta fuori dall’unico criterio che ne stabilisce la reale efficacia salvifica: criterio che è quello che si basa sulla dimostrazione della Verità che riguarda la divinità del Dio che in essa si adora.

E noi abbiamo mostrato – per quanto riguarda le descrizioni evangeliche – e mostreremo anche fuori di esse – che Gesù Cristo è veramente quello che ha rivelato e dimostrato di essere nei Vangeli, ossia vero Dio oltre che vero uomo, perché Egli compie, anche fuori delle Scritture del Nuovo Testamento, gli stessi miracoli, ovvero le stesse auto-teofanie cristologiche (=far esistere realmente quello che non esiste e far de-esistere = annientare veramente quello che realmente esiste) che sono state registrate come da Lui compiute  dagli scrittori dei Vangeli.

Non è solo nelle descrizioni evangeliche che Cristo dice a coloro che diventeranno Suoi discepoli “Venite e vedrete” (Gv 1,39)  come lo ha detto ai due discepoli del Battista che, vedendo passare Gesù, Lo aveva loro indicato come l’Agnello di Dio, come Colui che toglie, che annienta il peccato del mondo – ossia che toglie al peccato ogni realtà di esistenza - (Gv 1,35-37).

Gesù non disse ( e non dice) ai due discepoli che gli chiesero dove abitava, chiamandolo “Maestro”, “seguitemi che vi spiego tutto”. Non disse “Venite e parliamo”,  ma: “Venite e vedrete” (Chi Sono da quello che faccio). Il verbo “vedere” non implica alcun ricorso alla fede (che viene dopo aver conosciuto che Gesù Cristo dimostra evidentemente di essere Dio), ma richiama esplicitamente la conoscenza certa della Divinità dell’uomo-Dio, attraverso i segni miracolosi che solo Dio può fare e far fare, e che Egli ha poi fatto e fatto loro fare.

Natanaele era un teologo ebraico sincero (Gv 1,47), uno dei pochi che - come Nicodemo (Gv 3,1-21+19,39) e Giuseppe D’Arimatea (Gv 19,38) - non era intruppato nel gruppo dei dottori ufficiali delle Scritture (gli “Scribi”, contestati aspramente da Gesù perché si erano fatti “ministri di satana” sulla terra, ossia degli anticristi ante litteram).

Natanaele – studiando seriamente le Scritture circa l’Avvento del Messia aveva compreso – come l’avevano compreso i Re Magi -  quali sarebbero stati i caratteri distintivi del tanto atteso Messia insieme al fatto che il tempo per la Sua venuta si era compiuto. Il Messia doveva essere un discendente del Re Davide per parte carnale e un essere divino per parte spirituale, anche se qualche conto non gli tornava (il Messia divino doveva, secondo le profezie, nascere – come in effetti è nato - a Betlemme e non a Nazaret, come veniva indicato originario quando veniva erroneamente confuso il Suo luogo di nascita col Suo luogo di residenza).

Ma quando Gesù gli dimostrò di “conoscerlo senza averlo conosciuto” (Gv 1,48), ciò, unitamente alla testimonianza di Filippo che aveva già avuto modo di “vedere” Gesù (Gv 1,44-45), lo fece esplodere nel primo riconoscimento pubblico di Gesù quale uomo-Dio della Storia cristocentrica della salvezza fatto da uno dei Suoi discepoli (Simeone, Anna ed il Battista erano profeti – gli ultimi - del vero Dio, auto-rivelatosi in Gesù Cristo):

«Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re di Israele!. (Ma) gli rispose Gesù: -Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l'albero di fichi, tu credi (ossia credi per così poco)? Vedrai cose più grandi di queste! Poi – rivolto a tutti - precisò : -In verità, in verità io vi dico: -Vedrete il Cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell'uomo» (avrete cioè la prova miracolosa della mia Divinità) (Gv 1,49-51)

 

 

 > Oltre a quelli descritti nei Vangeli innumerevoli sono fino a noi i miracoli fatti e fatti fare da Cristo ai cristiani dopo la Sua resurrezione ed ascensione al Padre. Miracoli e miracolismo, fede e fideismo.

 

E così è stato - come mostreremo subito appresso - non solo per i fatti miracolosi descritti come avvenuti nei Vangeli, MA ANCHE – da 2000 anni a questa parte - per quelli avvenuti oltre i Vangeli ma in essi previsti da Cristo che Cristo avrebbe fatto e fatto fare e che sarebbero avvenuti fino alla fine del mondo. Previsione da Lui fatta sia prima (Gv 14,12-14) che dopo la Sua resurrezione dai morti (cfr.:Mt 26,18-20 + Mr 16,17-18 + Lc 24,29 + At 1,8).

Ecco come in maniera più specifica nel Vangelo di Giovanni  Gesù Cristo - poco prima di venire steso sulla croce  -  aveva lucidamente previsto tutto ciò:

«In verità, in verità vi dico: anche chi crede in me, compirà le opere (=i miracoli) che io compio e ne farà (addirittura) di più grandi, perché io vado al Padre (Gv 14,12). Nel contesto questa espressione  - anche per quello che su questo punto diremo in seguito – può significare:

«Una volta compiuta la missione per la quale mi sono svuotato (=kenosis) in funzione di espiazione vicaria per l’annientamento gratuito del male e dei mali del mondo, risalirò al  Padre donde sono disceso. Così facendo vi aprirò le porte del Cielo, preparandovi un posto presso mio Padre (Gv 14,2), e vi invierò inoltre, mentre ancora sarete in questo mondo, lo Spirito Santo consolatore, che è Dio uguale a me ed a mio Padre e che starà sempre con voi e con tutti quelli che  per la vostra parola crederanno in me (Gv 14,15-17), facendovi fare le mie stesse opere ».

«Qualunque cosa infatti - Egli ribadisce - chiederete nel Nome mio (nel Nome cioè di Colui che ha dimostrato di essere Dio) - la farò, perché il Padre-Dio sia glorificato nel Figlio-Dio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio Nome io la farò» (Gv 14,13-14).

Chiedere qualunque cosa nel Nome di Gesù Cristo significa che occorre chiedere direttamente o per tramite di santi intercessori - il miracolo – facendo la Volontà di Cristo (=imitandolo) ed attribuendolo sempre a Cristo, anche se a compierlo materialmente non è Lui, ma un Suo discepolo a cui Lui  lo fa compiere.

Ed ancora più esplicitamente dopo la Sua resurrezione nel Vangelo di Marco:

«Questi saranno i segni (=i miracoli) che accompagneranno quelli che credono (in me, ossia che fanno, come vedremo, con fede la mia Volontà, ossia che cercano di imitare la mia Vita terrena): nel mio Nome scacceranno i demoni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano i serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà a loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno» (Mr 16-17-18). Ed ancora: «…E strada facendo, predicate che il Regno dei Cieli  (ossia il modo di esistere di Dio: Cristo stesso) è vicino. Guarite gli infermi, resuscitate i morti, sanate lebbrosi, cacciate i demoni. Gratuitamente avete ricevuto (da me), gratuitamente date (agli altri)» (Mt 10,7-8…).

 

Gli esempi, nel corso di questi 2000 anni da Cristo, sono innumerevoli e c’è solo l’imbarazzo della scelta.

I miracoli di Cristo, le sue teofanie cristologiche, fatte e fatte fare da Cristo – come mostreremo facilmente – continuano a verificarsi anche ai nostri giorni e nulla fa prevedere che non continueranno a verificarsi ancora fino a che i progetti di redenzione salvifica che Dio ha sul genere umano non giungeranno tra Terra e Cielo al loro definitivo ed integrale compimento finale.

Effettivamente infatti i Suoi Santi hanno nel Suo Nome scacciato i demoni, parlato lingue nuove o sconosciute, superato miracolosamente mille pericoli, bevuto senza danno qualche veleno (Sant’Antonio) , guarito i malati, resuscitato i morti, sanato i lebbrosi: il tutto mentre predicavano che il Regno dei Cieli - ossia il modo di esistere di Cristo, la Sua imitazione sulla terra, si era fatta possibile a tutti coloro che l’avessero voluto liberamente accogliere. Costoro gratuitamente avrebbero ricevuto (da Cristo), gratuitamente avrebbero dovuto dare (a chi era nel bisogno).

Anche attualmente i miracoli che Cristo fa fare ai Suoi Santi cristiani, ai Suoi veri discepoli, ossia le Sue teofanie cristologiche o cristofanie - sono non solo sotto gli occhi di tutti, ma sono passati al setaccio rigoroso di una scienza scettica per quanto si vuole, ma pur sempre costretta ad ammettere di fronte ad essi, la propria insanabile impotenza, anche per mezzo di scienziati che pur professandosi non credenti, non vogliono però passare per fessi.

 

E chi può contare i miracoli di santa Maria, la “Madre di Dio” (così chiamata evangelicamente dalla cugina Elisabetta: Lc 1,43) fatti in Nome del Figlio suo, sia  quando lei  - dopo l’Ascensione del Figlio - era ancora vivente in questo mondo sia quando, terminato il corso della sua vita terrena, fu assunta miracolosamente in Cielo in anima e corpo?

Tutti accadimenti miracolosi questi, lo ribadiamo, che, nel corso dei secoli fino al noi, i santi di Cristo hanno fatto nel Suo Nome (testimoniando la Sua divinità): Valga un altro esempio tra i più conosciuti ed eclatanti - ai nostri giorni – quello di San Pio da Pietrelcina, noto come Padre Pio, il “nuovo” San Francesco. San Pio - rigenerato dallo Spirito di Cristo nella Sua immagine “sputata”, quasi una Sua fotocopia, miracolo vivente di Cristo, visse con le stimmate come Cristo dopo la Sua resurrezione. Visse cioè  con i segni corporali della Passione, Crocifissione e Morte di Cristo: in pratica con il cuore bucato dal colpo di lancia,  oltre che con i piedi e le mani trafitti dai chiodi…

 

Scrive il Messori, nel suo libro "Ipotesi (confermata dai fatti) su Maria", pagina 288, che «la Teologia classica invita innanzitutto ad un severo discernimento, a una critica attenta. Non è affatto detto che sia credibile ogni voce che grida al miracolo (anzi essa è del tutto contraria ad ogni miracolismo a buon mercato, come è contraria ad ogni fideismo credulone: n.d.r). Spesso, poi, poco si riflette sul fatto che la Chiesa cattolica è la sola istituzione religiosa al mondo che abbia creato - e da molti secoli - l'organizzazione rigorosa per il vaglio del miracoloso attribuito al Divino.

                Il culto dei santi è sempre stato sorvegliato (spesso in maniera più che rigorosa) dalla Gerarchia perché non degenerasse (perché cioè si rivolgesse per mezzo dei santi al Santo, considerando i primi degli “attualizzatori” del Secondo: ndr), e perché fosse evitata la superstizione.

A partire poi dal Concilio di Trento, sono state stabilite norme sempre più precise e severe prima di presentare all'esempio, alla venerazione, all'intercessione dei fedeli uomini e donne di Dio. Per varcare la soglia del titolo, prima di beato e poi di santo, si è preteso, e si pretende tuttora, quella sorta di imprimatur, di "visto" divino costituito da uno o due miracoli constatabili dalla ricerca umana dopo la morte dell’uomo di Dio. Così, gli archivi dell'apposita Congregazione - quella delle  “Cause dei santi” – costituiscono il maggiore (anzi, l'unico) deposito di un "miracoloso" passato al vaglio stretto di commissioni costituite non solo da uomini di fede, ma, obbligatoriamente, anche da uomini di scienza e che si professano pure atei.

Se non ci fosse il miracolo, Dio, Gesù Cristo, non ci avrebbe dato la possibilità di conoscere la Sua divinità e quindi anche la Verità assoluta del suo insegnamento contenuto soprattutto nei Vangeli perché non altrimenti possiamo conoscere con certezza che Gesù Cristo è il vero Dio - e non soltanto un uomo come gli altri fondatori di religioni  - se non in primo luogo per i Suoi miracoli.

Come esattamente afferma il Concilio Vaticano I, sess. III, c. 5, i miracoli sono segni certissimi della divina Rivelazione adatti all’intelligenza di tutti.

E’ chiaro infatti che se la religione cristiana-cattolica viene confermata da più miracoli, possiamo dire che essa è certamente vera, perché il miracolo è il testimonio privilegiato del vero Dio, in quanto solo Lui può compierlo e soprattutto farlo compiere.

Non a caso  il Vangelo di Giovanni al cap, 20, così conclude:

                «Molti altri segni (leggi: "miracoli di amore") fece Gesù in presenza dei suoi discepoli, ma non sono stati scritti in questo libro. Questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la Vita nel Suo Nome».

Ed ecco perché Gesù può dire a pieno titolo a Filippo quanto abbiamo già su riportato che cioè «chi ha ”visto” Lui ha “visto” Dio» (Gv 14,9), perché «Lui ed il Padre-Dio - che si è anch’Egli manifestato miracolosamente quale Dio nell’antico Testamento (quando, ad esempio, faceva annunciare a Mosè i miracoli che solo Dio può fare e far fare e che erano al di sopra dei prodigi dei maghi del faraone: ministro pro tempore della forza diabolica che si oppone ai progetti di Dio) - sono una cosa sola» (Gv 10,30).

Gesù Cristo insomma è il vero Dio, e, oltre che dirlo Egli stesso, lo dimostra con evidenza di fatto senza alcuna possibilità di dubbio o di opinabile fideismo.

Ecco perché Egli afferma essere Lui la presenza umanamente visibile di quel Dio invisibile ma reale in quanto Autore di tutta la realtà esistente, al Quale Egli sta per ritornare dopo aver fatto in pieno la Sua Volontà compiendo la missione per la quale fu mandato (Gv 13,3).

Per questo Gesù risponde a Filippo con una domanda, questa: “Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai ancora conosciuto? (:non dice: “Tu non hai ancora fede in me”, ma: “tu non mi hai ancora conosciuto! Ma conosciuto in base a che cosa? In base alla Sua profondissima Sapienza, certo!, ma in primo luogo in base alle opere miracolose che ha compiuto e fatto loro compiere e che dimostrano obbiettivamente la Sua divinità…!) Chi ha visto (=conosciuto) me ha visto (conosciuto) Dio-Padre (Gv 14-9),

Nell’uomo–Dio Gesù, detto il Cristo (=portatore dello Spirito Santo-Dio), infatti, c’è Dio-Padre, così come Dio-Padre è in Lui (Gv 14,10), per cui  - dopo l’Incarnazione - chi vede il Figlio che facendosi anche uomo per sempre si è reso visibile in questa dimensione di esistenza ove non era possibile vedere Dio se non da morti – ha la possibilità di vedere e toccare Dio in Gesù Cristo: vede cioè sostanzialmente anche il Padre=Dio-Padre (Gv 1,14 + 1Gv 1,1-2).

Questo vuol dire che quando noi pensiamo al vero Dio non abbiamo bisogno di molti passaggi mentali spesso errati, ma basta pensare all’uomo Gesù, che non solo ha lasciato la Sua immagine nella sacra Sindone, nel miracolo permanente cioè della Sua umanità martoriata e miracolosamente raffigurata  ma tale immagine umana nella gloria della Resurrezione è per sempre.

Quando Egli appare ai Suoi Santi  - per parlare di cose attuali: quando appariva ad esempio a San Pio da Pietralcina – appare loro in carne ed ossa, cosi come appariva ai Suoi apostoli storici dopo la Sua resurrezione (Lc 24,36-43): il particolare che Gesù risorto mangia insieme ai discepoli cui era appena apparso vuol significare infatti proprio questo: la corporeità fisica della Sua resurrezione, sia pure gloriosamente trasfigurata.

Allo stesso modo appare Maria, che è il risultato anticipato di come sarà - nel pieno compimento – la nuova umanità risorta dei salvati nel Nome di Cristo (Gv 6,39-40. 44. 53-54; Lc 20,28-38; Mt 27,52..), perché la resurrezione di Cristo è anche – come mostreremo – la resurrezione del genere umano, di cui Cristo è il prototipo e Maria il primo essere umano che dopo di Lui la raggiunge.

Solo Gesù e Maria (cfr.: Mt 27,52) - quindi – appaiono, quando appaiono, in “carne ed ossa”.

Tutti gli altri santi, prima della resurrezione universale, appaiono come nei sogni lucidi, ma, a differenza dei sogni, sono reali, corrispondono cioè alla personale realtà spirituale del Santo che appare e non sono perciò figure irreali come quelle dei sogni o della nostra fantasia immaginativa (almeno che non si tratti di un trucco del falsario, ma il santo ha la facoltà di potersene accorgere).

Il miracolo è constatabile sia per chi ha assistito o ricevuto il miracolo, sia per gli effetti permanenti di esso (es.: c’è una signora che vede…senza pupille, per un miracolo ricevuto da bambina per intercessione di San Pio da Pietrelcina), sia per conservazione del reperto (es.: nel cuore della carmelitana e mistica spagnola Santa Teresa D’Avila (1515-1582) - conservato incorrotto in un prezioso reliquario nel convento di Carmelitane ad Alma de Tormes  - è visibile uno squarcio lungo 5 cm e largo 3 che riproduce il colpo di lancia del soldato  al cuore di Gesù sulla croce. La santa, che ha vissuto con un cuore trapassato da parte a parte, descrive ogni circostanza di quando questo evento sovrannaturale ebbe a prodursi in lei….), sia per circostanziata indubitabile documentazione (es.: 1640: il gran miracolo della gamba amputata e ricresciuta di tal Miguel Juan Pellicer, devotissimo della Madonna del Pilar: v. il noto libro “Il Miracolo”, di Messori).

 

 

> I miracoli eucaristici e quello della sacra Sindone. Miracoli e felicità.  L’esorcismo è un miracolo.

 

Numerosissimi sono pure i miracoli (visibili) che riguardano l’Eucarestia, anche se è in Sé un “miracolo invisibile” (V il documentatissimo libro su i miracoli eucaristici nel mondo; ed. “San Clemente” 2007).

Notissimo tra i miracoli propriamente detti (quelli visibili) è il miracolo eucaristico di Lanciano.

Un prodigio eucaristico recente viene cosi raccontato da Rino Camilleri su “Il Giornale” del 7 Nov 2007:

«L'indomani del 7 novembre 1999, nella basilica inferiore di Lourdes, l'arcivescovo di Lione e l’allora arcivescovo di Parigi, cardinale Lustiger, celebravano la messa insieme a molti vescovi francesi. La cerimonia era ripresa in diretta dal canale televisivo statale "Antenne 2". Al momento della cosiddetta "epiclesi", cioè quando tutti i celebranti stendono le mani sull'ostia da consacrare perché avvenga la transustanziazione (che è la trasformazione nel corpo e sangue di Cristo), in quel momento, mezzo pianeta poté vedere l'Ostia Magna (quella grande, che il sacerdote si riserva per sé) sollevarsi in aria oscillando e restando a qualche centimetro dalla patena (il piattino su cui stava appoggiata) per alcuni minuti, fino alla fine della consacrazione. Il filmato è stato poi analizzato da diversi esperti che hanno escluso trucchi e manipolazioni di sorta. Il filmato in questione e le foto dell'evento sono reperibili, per chi fosse interessato, anche in Internet» (www.toniyassante/com/renzoallegri/eucar/indice.htm).

E come non parlare ancora del gran miracolo permanente della Sacra Sindone, ossia del telo che avvolse il corpo di Gesù Cristo morto e deposto nel sepolcro. Tale telo riporta in forma tridimensionale una stupefacente sovra-impressione fin nei minimi particolari del corpo deposto e martoriato del Crocifisso.

L’immagine -  che riproduce in tutto il suo cruento realismo i segni delle ferite riportate da Gesù dalla Sua cattura alla Sua morte in croce - era impressa nel telo sindonico in negativo ed è stata riportata per la prima volta in positivo nel secolo scorso con la prima fotografia della Sindone, dopo la scoperta della fotografia.

Da quella memorabile scoperta è nata una scienza particolare la “sindonologia”, che è arrivata a stabilire – con l’uso di tecniche sempre più sofisticate, particolari che confermano in modo stupefacente ed impressionante il racconto evangelico del martirio di Cristo: dalla Sua cattura fino alla deposizione, all’unzione ed alla sepoltura del cadavere.

Attraverso l'uso di microscopi ad altissimo ingrandimento, ad esempio, si è scoperta tra l’altro nella sovra-impressione sindonica all'altezza delle palpebre l'immagine di due monetine romane circolanti al tempo di quando era governatore della Siria Ponzio Pilato. Secondo l'uso funerario di allora, tali monetine venivano poste sopra le palpebre del cadavere per favorirne forse l'unzione con oli antiputrefattivi.

Ora, se la passione, la crocifissione e la morte di Gesù trova un formidabile riscontro oggettivo permanente ed oggettivamente da tutti conoscibile nella Sua miracolosa  sovra-impressione sindonica, come non pensare che tale grandioso miracolo circa il Corpo martoriato di Cristo, non avalli pure la Sua altrettanto miracolosa resurrezione dagli inferi. Resurrezione che pur trova comunque piena conferma descrittiva nei Vangeli, dei quali è stata mostrata la pienezza di Verità, oltre che nelle apparizioni corporee che Gesù Cristo ha fatto nei confronti dei Suoi discepoli storici, per primi, e che continua miracolosamente a fare verso i Suoi santi.

E difatti il Cristo risorto con il suo stesso corpo trasfigurato ed immortale appare ai Suoi discepoli, e, per escludere che essi pensassero all’apparizione di un fantasma, mostra i segni della Sua crocifissione ed invita i Suoi a vedere ed a toccare, dicendo:

«Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa come vedete che io ho». (Gv 24,39) Ed ancora: «Avete qui qualche cosa da mangiare?. Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; Egli lo prese e lo mangiò davanti al loro (Gv 24,41\b-43).

 

Ma c'è ancora una cosa fondamentale da dire e da non dimenticare sul miracolo ed è che esso rende felice, non solo chi lo riceve, ma soprattutto chi lo fa in Nome di Cristo, perché chi è giunto a poter fare il miracolo in Nome di Cristo vuol dire che è stato dallo Spirito-Dio trasformato come vedremo in un altro cristo in Cristo.

Questo vuol dire che chi si trova in questo mondo nella condizione di vivere come un”altro” cristo in Cristo, partecipa in qualche modo fin da qua – e pienamente quando giungerà nell’eternità divina dell’Aldilà - alla Felicità assoluta, che è propria del Cuore o Capacità trinitaria d’amare di Dio, detta “Carità” (“Deus caritas est”: di questo diremo più avanti). E’ dalla Carità infatti che promana, l’Amore di Bontà, ricordando che il significato originario (oggi perduto) di “bontà” è quello di ”felicità\fecondità”; “buono-bene-bontà”, derivano infatti da ”beare” col significato di “essere e rendere felici”.

 A questo proposito ricordiamo che l'anima di Maria nel magnificare il Signore che aveva guardato all'umiltà della sua serva esultò in Dio suo (e nostro) Salvatore, vale a dire “saltò dalla gioia”, provò grande allegria, dimostrandola con fatti e parole nel mentre si era recata per esempio ad aiutare nell'imminenza del parto la sua anziana cugina, la cui abitazione era distante dal posto dove la Madonna viveva un centinaio di chilometri che per quei tempi erano tanti.

E come può non lasciare stupefatti la profezia mariana, puntualmente verificatasi e che a tutt’oggi ancora si verifica (basta guardare a Lourd, a Fatima…), fatta ancor prima della decisione dei primi discepoli di seguire Gesù in gruppo (dando con ciò inizio alla prima figura della Chiesa “ordinata” di Cristo) e secondo la quale tutte le generazioni avrebbero considerato Maria beata? (Lc1,46-55). L’avrebbero considerata cioè spiritualmente feconda = felice = beata= benefica, circa l'influenza da lei esercitata per affrettare il compimento della redenzione salvifica del Figlio, che Egli era venuto a compiere nel mondo quale uomo-Dio per regalare al mondo il Regno di Dio.

La maggior parte dei molti luoghi di pellegrinaggio, Santuari, Monasteri, Chiese, Chiesette ed edicole sono sorti in conseguenza di tali e tanti strabilianti accadimenti miracolosi da potersi affermare con sicurezza documentata che nessuna religione, dalla sua nascita al suo sviluppo fino ancora ad adesso, è costellata da così numerose e miracolose teofanie da doversi concludere con certezza documentata che essa sia l’unica religione ad essere avallata da innumerevoli irruzioni del sovrannaturale nella sua storia, con buona pace di certo razionalismo teologico, che pretende di avvicinare l'approccio della teologia a quello della filosofia, dimenticando la concretezza indubitabile della teofania miracolosa.

 

Quanto abbiamo fin qui riportato rende definitivamente giustizia di tutti i falsi ragionamenti degli “intelligenti” e dei “sapienti” di questo mondo che hanno rifiutato e rifiutano di pensare come pensa Dio (cfr.:Mt16,21-23) lungo questi due millenni dal Suo primo Avvento ed hanno fatto diventare L’uomo-Dio ora ariano (=la più perfetta delle creature create da Dio ma non Suo Figlio generato da sempre e per sempre), ora musulmano (solo un profeta di Dio ma non anche Dio. un profeta peraltro superato da Maometto definito il “sigillo dei profeti”), ora eutechiano (solo Dio, ma non anche uomo), ora pelagiano (l’uomo non ha bisogno dell’incarnazione per redimersi e salvarsi, ma si salva da sé, perché la grazia altro non è che il buon esempio dato da Cristo)e chi più ne ha più ne metta

                              

E ciò prova che, a forza di elucubrazioni mentali e filosofemi, si è fuori dalla vera antropologia e dalla vera teologia, perché alla constatazione della verità dei fatti ed alla dimostrata Verità evangelica si preferiscono le proprie opinabili teorie, che costituiscono semmai un parte della Verità che – purtroppo però - viene presentata come tutta la Verità.

 

Dunque i cristiani – quando questo Nome divino che significa unti di Spirito Santo Dio (v. più avanti­ Santi di Cristo)  comincia ad essere portato con una certa proprietà - non credono alla Divinità di Gesù Cristo soltanto perché sono venuti a conoscere dei segni divini (=miracolosi) che Lui ha fatto duemila anni fa circa  e che sono riportati nei Vangeli sulla cui storicità si è ormai più che certi, ma credono a quei segni divini che Gesù Cristo ha fatto e che i Vangeli riportano soprattutto perché Gesù Cristo – come previsto dai Vangeli (Gv 14,12-14) - ha continuato a farli e a farli fare ai Suoi Santi fuori dai Vangeli da duemila anni a questa parte.

Gesù Cristo perciò non è il “fu Gesù di Nazaret”  ma continua ad esistere sia come uomo che come Dio

E la prova suprema ed inconfutabile – sarebbe a pieno titolo da dire scientifica - di questo è che Egli continua da 2000 anni a questa parte a fare ed a far fare nel Suo Nome le stesse opere sovrannaturali (=miracolose) che faceva e faceva fare ai discepoli dei Suoi tempi.   Ed anzi di ancora più strabilianti,  perché come Egli stesso predisse e fu riportato nei Vangeli - ultimata la Sua divina Missione di redenzione salvifica del genere umano e del suo mondo,  che presupponeva l’Incarnazione - ritornava al PadreMa non vi ritornava cosi come era disceso – ossia con la Divinità soltanto –  ma anche con la Sua umanità acquisita dalla vergine Madre,  per cui Egli, che era vero Dio da sempre,  ritornava al Padre uomo-Dio per sempre.

 

I veri Cristiani di conseguenza non credono che Gesù Cristo è Dio per fede - come credono alle loro divinità tutti gli altri aderenti alle altre religioni – ma ci credono per conoscenza diretta (o mediata) dei fatti miracolosi certamente accaduti e che continuano ad accadere (=cristofanie o teofanie cristologiche) e tramite i quali – come profeticamente previsto nei Vangeli (Gv 14,12-14) - Gesù Cristo continua a dimostrare di essere il vero ed unico Dio, Colui cioè che è da adorare – da parte dei veri adoratori – in Spirito Santo e Verità,  perché è giunto ormai il tempo – ed è ancora questo - in cui il Vero Dio cerca tali adoratori (Gv 4,23-24).

Per acquisire e tenere definitivamente presente questa fondamentale Verità - che cioè Gesù Cristo è il vero Dio - non ci vuole dunque fede, ma obbiettiva conoscenza. La fede, che è fede nell’imitazione di Cristo, è un dono divino che viene dopo e si fonda su quella conoscenza.

                Gesù è venuto a dirci e continua a dirci:

“Io vi dimostro col miracolo - che tutti possono conoscere - che sono Dio (“Chi ha visto\conosciuto me ha visto\conosciuto Dio: se non lo credete per la divina sapienza delle mie Parole, credetelo almeno per la conoscenza delle mie opere miracolose”: Gv 14,9-11), per cui vi dono la fede in Dio, ossia in me stesso. E ciò faccio in vista che voi corrispondiate a tale dono facendo con fiducia di veri adoratori del vero Dio la mia Volontà sapendo con certezza inoppugnabile che è Volontà del vero Dio, così come io col miracolo vi dimostro di essere” (cfr Gv 4,23-26).

Dunque non possiamo invertire questo rapporto dicendo che la fede nel vero Dio viene prima della conoscenza umana del miracolo della Sua autorivelazione divina. Altrimenti finiremo con l’adorare - come la samaritana prima dell’incontro con Cristo - ciò che non sappiamo essere il vero Dio (Gv 4,22) per conoscenza, ma solo per fede.

Fede che non fondandosi come per gli aderenti alle altre religioni non cristiane, su quella conoscenza, è fede mal riposta.

L’inversione del rapporto è capitato  - e continua purtroppo ancora capitare - perché non si sa bene che cos’è il miracolo, vale a dire che esso è un fatto che può fare solo il vero Dio, perché solo il vero Dio (non quello ritenuto tale solamente per fede) ha l'onnipotenza necessaria per far esistere dal nulla (=creare) una realtà che prima non esisteva e per far sparire nel nulla una realtà che prima esisteva.

La fede in Gesù Cristo - lo ripetiamo – non riguarda la Sua divinità che Egli prova con i fatti miracolosi che compie, con le Sue teofanie,  ma riguarda -  come mostreremo - il voler imitare la Sua Vita terrena, malgrado essa sia segno di contraddizione (Lc 2,34) sia per l’orientamento ego-verso della nostra stessa capacità d’amare, sia per gli esempi mondani del mondo che ci circonda, sia per le tentazioni del principe di questo mondo, satana, che cerca di dividerci da Dio col peccato (e molto spesso purtroppo ci riesce per gran parte della nostra vita terrena, salvo pentimento finale).

Non esiste perciò un fede dura e pura, soprattutto nel senso – come spesso si sente dire -  che tale fede, tanto più sarebbe encomiabile quanto più esercitata al buio, a prescindere dai miracoli (con i quali Cristo dimostra visibilmente di essere Dio). Questa fede se fosse praticata sarebbe una fede molto debole – come quella di molti cristiani d’oggi – ed a nulla si distinguerebbe dalla mera credulità.

                L’espressione agostiniana del “quanto più assurdo tanto più credo” sarebbe mera credulità anch’essa se venisse presa alla lettera per sottovalutare la forza dimostrativa del miracolo che è comprensibile anche ai piccoli e col quale il vero Dio dimostra Se stesso in Gesù Cristo, prescindendo dai sapientoni e dagli intelligentoni.

                Questo non vuol dire che la samaritana di allora, prima di incontrare il Cristo e gli appartenenti alle varie religioni che fino ad oggi non l’hanno ancora incontrato, come per esempio i musulmani, non si salvano, se muoiono pentiti dei loro peccati come tali in coscienza conosciuti.

Costoro tutti, infatti pur rammaricandosi di non aver potuto conoscere il Cristo quale vero Dio in questo mondo, Lo conosceranno però per tale nell’eternità dell’Aldilà allorché sapranno che è il loro Salvatore – ossia il loro divinizzatore. Colui che consentirà loro di accedere all’Assoluto: alla pienezza del Regno trinitario di Dio dentro Dio.

                Ma  pur se costoro – sempre per Cristo - si salveranno nell’eternità divina dell’Aldilà - una cosa però è certa: che se non hanno conosciuto il vero Dio in Gesù Cristo già da qua, non potranno - ovviamente - diventare veri cristiani, Suoi imitatori - ossia figli di Dio – col potere del Figlio di Dio -  già da questo mondo (Gv 1,12-13) sia pure in vista di raggiungere la pienezza di questo processo di rigenerazione antropologica cristiana nell’eternità divina dell’Aldilà 

E questo - per tutto quello che abbaiamo ancora da dire – NON è cosa di poco conto, sia per chi vive provvisoriamente in questo mondo che per questo mondo provvisorio stesso. Soprattutto se si è stati chiamato col Battesimo alla sequela di Cristo e non si è giunti per difetto di conoscenza circa il vero Dio ad aver fede nel fare la Sua Volontà. 

                Il chiedere dei segni perciò a chi si presenta in Nome di Dio - soprattutto se addirittura afferma di essere Dio come Gesù Cristo - è  pertanto richiesta legittima.

Potranno questi segni convincere o non convincere come non convinsero i farisei del tempo di Gesù (cfr.. Gv 9,1-41) e quelle città ove Gesù aveva fatto i più grandi miracoli (Mt 10,20-24), ma i segni vanno fatti, perché non si può dar credito soprattutto a chi si presenta come Dio, se questi non dà prova convincente circa la Sua divinità, altrimenti un dio vale l’altro.

Vero è che Gesù pur avendone fatti tanti di miracoli si rifiuta di fare segni dal Cielo (=miracoli) quando questa richiesta (Mr 7,11-13; Mt 12,38-42; Lc 11,29-32) per accreditare la Sua divinità e donare la fede nella Sua imitazione è fatta per mera curiosità della folla (Lc 11,29-32) o per “tentare” Dio a vanagloria (Mr 7,11-13; Mt 12,38-42).

La stessa posizione di rifiuto Gesù adotta verso satana nel deserto (Lc 4,2. 9-12) e verso quell’apostolo di satana sulla terra che fu Erode (Lc 23,8-9).

 Il Signore Gesù non fa mai miracoli né  in suo vantaggio, perché non ne ha bisogno, né, ad “pompam”, né tampoco per soddisfare una mera curiosità. Il Signore infatti fa e fa fare i miracoli per accreditare la Sua divinità al fine esclusivo di far sorgere la vera fede nell'imitazione della Sua vita, in che consiste pienamente il fare la Volontà di Dio.

“Io  - dice Gesù - sono colui che fa risorgere i morti alla vera vita eterna. Chi sa sicuramente che io posso fare questo con i miei miracoli d’Amore (Gv 11,27), anche se muore, sa che tornerà in vita per sempre. E se è ancora in vita in questo mondo, sa, con certezza, che non morrà mai nell’eterna separazione da Dio di una vita dannata causata dal peccato (cfr.. Gv 11,25-26).

Colui che dimostra di essere il vero Dio ci innalza quindi a ri-nascere dall’Alto – ossia da Acqua (annientamento dei peccati) e da Spirito (diventare  figli nel Figlio di Dio, partecipi dell’onnipotenza stessa del Figlio naturale di Dio e di Maria: Gv 1,12-13).

San Paolo, da persecutore acerrimo dei cristiani, è diventato uno dei più miracolosi testimoni della Sua divinità in conseguenza di un miracolo che ha generato in lui una fede grande nel fare la Volontà di Cristo a cui ha corrisposto con un impegno parimenti grande…

Ed un grandioso Miracolo è quello di Gesù che risorge dai Morti. Quello che Egli chiama figuratamene: il segno di Giona (Mr 7,11-13; Mt 12,38-42). Né è riduttivo definire il Vangelo il Libro dei segni miracolosi dati a tutti da Gesù per testificare la Sua divinità e la Sua missione divina.

Giovanni chiama espressamente "segni" (= in greco: seméia) i miracoli di Gesù, che gli altri evangelisti chiamano "opere" (= in greco: erga), nel senso di opere straordinarie: miracoli in senso proprio.

Pur nondimeno ancora oggi c’è chi sostiene che la fede… non dipende dai miracoli ma… viceversa.

Scrivendo questo purtroppo su libri di divulgazione catechistica si mostra di non conoscere né che cos’è il miracolo (=segno qualificato che dimostra la divinità) né che cos’è la fede (un dono che si basa sulla dimostrata divinità di chi vuole sia fatta la Sua Volontà).

Ne consegue che chi rifiuta di voler conoscere – e quindi comprendere – nell’unico modo possibile in questo mondo – e cioè con i miracoli - che Gesù-Cristo è il vero Dio, si esclude dalla capacità di voler comprendere che Egli è REALMENTE CAPACE di annientare la realtà della nostra separazione da Dio prodotta dai nostri peccati e di fare dal nulla (=creare) la realtà di una nuova umanità, che, senza recidere la continuità del nostro io personale, ci innalza fino a diventare a Sua immagine e somiglianza.

 

Chi sottovaluta i miracoli perché crede più a quello che scrive su Cristo senza preoccuparsi o snobbando quello che fa realmente Cristo, allora potrà anche essere un provetto esegeta della Scrittura, potrà pure scrivere volumi e volumi sulla vita di Cristo, potrà diventare professore emerito di teologia all’università della (…,) ma non diverrà mai  un vero cristiano:

 un ri-generato da Cristo in un altro Cristo, mediante, come vedremo, il Suo Santo Spirito.

 

                Ma non sono pochi attualmente a sottovalutare i segni miracolosi che  al di là dei Vangeli continua a dare Cristo in questo mondo.

Anche per questo come scrive esattamente il Palmisano – op. cit. pag 623 - molti si tirano indietro, dichiarandosi non cristiani, ex cristiani, post cristiani, e aderiscono a questo o a quell'altro movimento religioso antico o recente, oppure affermano di essere del tutto estranei a interrogazioni e problemi di ordine religioso.

                Alla generazione del Suo tempo, che rifiutava la Sua messianicità, Gesù disse che nel giorno del giudizio sarebbe stata condannata dal profeta Giona, che fu accettato dagli Assiri, pagani e nemici di Israele, e da una regina, anch'essa pagana, che venne «dall'estremità della terra» per ascoltare la sapienza di Salomone.

                Che Giona e la regina dei Sabéi siederanno a giudicare Israele è solo un'immagine; ma che Gesù giudicherà tutti gli uomini è una verità da Lui proclamata più volte. Cosa dirà ai cristiani in quel giorno? Potrebbe rivolger loro quest'amaro rimprovero:

«Avete glorificato Mosè, Budda, Maometto, i grandi saggi dei popoli e perfino degli uomini che non avevano alcun motivo di essere celebrati come vostri benefattori. Avete dichiarato immortale i pensieri e le opere dei figli migliori della vostra terra e avete dissipato "la Verità è la Grazia" (Gv 1,17), che io vi ho portato nel Nome del Padre mio.. .Siete inescusabili»

 

Il miracolo è perciò necessario per conoscere che Gesù Cristo è il vero ed unico Dio in tre divine Persone e costituisce  - come abbiamo mostrato ed ancora mostreremo - il presupposto del dono della fede, il cui oggetto è corrispondere a questo dono col fare la Volontà di Cristo, che è Dio.

Tenere pertanto un comportamento di sottovalutazione o addirittura di rifiuto delle teofanie miracolose  - soprattutto cristologiche - significa rifiutare o sottovalutare (il che è lo stesso) di voler conoscere chi è il vero Dio: presupposto questo indispensabile al fine di fare con fiducia ed impegno massimo la Sua Volontà, collaborando così liberamente al progetto che il vero Dio promuove, ravviva e sostiene per la felicità dell’umanità.

La sottovalutazione o il rifiuto del miracolo soprattutto cristologico è un atteggiamento profondamente errato che sostanzialmente confluisce in una forma di collaborazionismo - consapevole o inconsapevole, ma obbiettivamente sempre di collaborazionismo - col nemico di Dio e dell’uomo, che è satana.

Ciò in quanto come è facile capire - allontanando l’umanità dalla conoscenza del vero Dio - ostacola e comunque ritarda i progetti salvifici che solo il vero Dio nutre per essa mediante il libero consenso umano e la corrispondenza al dono della fede nel fare la Sua Volontà.

 

Per rafforzare questo convincimento è anche opportuno richiamare alla memoria che fin dal Testamento antico i miracoli testimoniano la presenza del vero Dio da conoscere e da amare al di sopra di tutto (=adorare) facendo la Sua Volontà, così come Mosè ricordò al popolo riunito in assemblea mettendolo in guardia da ogni deviazione politeista (vds in Dt 4,32-40 tutti i miracoli ed i prodigi fatti dal vero Dio e riassunti da Mosè al popolo ebraico per ammonirlo a comportarsi in modo da fare la Sua Volontà osservando i Suoi Comandamenti “perché sia felice tu ed i tuoi figli dopo di te e perché tu resti a lungo nel paese che il Signore, tuo Dio, ti dà per sempre”).

Possiamo ricordare pure che  è stato con un miracolo grandioso - fatto dal vero Dio Padre di nostro Signore Gesù Cristo, sollecitato con la preghiera del grande profeta Elia ed avvenuto sul monte Carmelo di fronte a tutto il popolo di Israele convocato appositamente dal re Acab verso la fine della seconda metà dell'anno 800 a.C. - che fu scongiurata una delle più grandi tragedie della Storia cristo-centrica della salvezza.

Si trattava infatti della prima  - e per la sua totalità rimasta unica - apostasia dal vero Dio del popolo di Israele  che a quel tempo pendeva ormai tutto dalla parte di Baal e degli altri idoli pagani, figurazioni di satana, l’anti-Dio. Costui  spacciandosi per dio in cielo cercava così di “uccidere spiritualmente” il popolo ebraico per impedire che da esso potesse venire, in attuazione della profezia di cui in Gn 3,15, quel Messia di Israele, nato da Donna,  che l’inferno temeva più di ogni altra cosa perché avrebbe per sempre messo fuori causa satana ed i suoi accoliti ex angeli dal nuovo mondo umano..

                Ma satana  non ci riuscì proprio perché col miracolo sollecitato nella preghiera dal profeta del vero Dio – ormai rimasto solo a fronte di circa 450 falsi profeti di Baal –  il vero Dio ridicolizzò tutti costoro, dando – col miracolo - la prova certa di essere Lui – quello invocato da Elia -  il vero Dio da  adorare (1Re 18,20-39).

Questa teofania miracolosa, avendo fatto si che tutto il popolo ritornasse come un sol uomo a Colui che inequivocabilmente e pubblicamente aveva col miracolo  dimostrato e provato di essere il vero Dio (1Re 18,39), mandò in frantumi il piano diabolico di satana.

Avvenne infatti che il gran miracolo del fuoco sorto per Dio dal nulla evitò che si potesse interrompere tra la confusione dei popoli pagani adoratori di Baal la continuità spirituale di quel  Popolo  - l’Ebreo - che il vero Dio si era prescelto per educarlo a poter accogliere, nella maturazione dei tempi, l’Incarnazione dell’Unigenito Suo Figlio al fine di portare a compimento la Storia cristo-centrica dell Salvezza.

 

Nel nuovo Testamento Il miracolo che rese la vista al cieco nato è quello da cui Gesù prese le mosse per far conoscere come e dove bisogna cercare e trovare il vero Dio e per ammonire i religiosi del suo tempo, che erano alla guida del popolo di Dio, a guardarsi bene dal peccato (senza ritorno)  di incredulità ingiustificata verso Colui (=Lui stesso) che dimostrava di esserlo.

Eppure il potere politico-religioso di allora tenacemente consolidato sui pregiudizi diabolici di scribi, farisei, e sadducei –- non cambiò di nulla l’atteggiamento “negazionista” nei confronti di Gesù nemmeno di fronte a questo grande miracolo indubitabilmente attribuitogli ( di “negazionismo” si parla oggi nei confronti di coloro che hanno l’impudenza interessata di negare la verità conclamata di fatti storicamente evidenti e riscontrabili come quelli diabolici dell'Olocausto, relativi al tentativo nazista di genocidio degli ebrei: in esso satana si ripete richiamando l’analogo tentativo di genocidio ebraico perpetrato al tempo di Mosé dal faraone egiziano mediante l’ordine rivolto a tutte le levatrici del regno perché uccidessero appena nati tutti i figli maschi partoriti dalle donne ebree).

«Da che mondo è mondo - fece osservare il miracolato ai suoi “rispettabili” inquisitori dell’epoca – non si è mai sentito dire che uno abbia mai aperto gli occhi ad un cieco nato. Se costui non fosse da Dio, non avrebbe potuto far nulla»; Gv 9,32-33).

Ma, pur non essendoci dubbio di sorta alcuno circa l’avvenimento del fatto miracoloso in sé né sull’Autore di esso, lo cacciarono via in malo modo.

 

Poiché, come vedremo, è tipico di lucifero, l'angelo caduto, e degli altri angeli che insieme a lui caddero quando si ribellarono a Dio falsificare il ragionamento circa la Verità esistenziale e negare o sottovalutare l’evidenza dei fatti miracolosi che a quella Verità vogliono invece portare – si chiarisce allora ancora meglio  perché satana ce l’ha col miracolo.

E’ il miracolo infatti - ed anche l’esorcismo – che fa cadere tutti gli altarini del diavolo in quanto dimostra con evidenza obbiettivamente innegabile la presenza certa del  vero Dio e di quello che Egli vuole dall'uomo, limitando cosi l’efficienza nefasta di satana tendente invece a far dimenticare Dio, tirando il sasso ma nascondendo però la mano.

 Ecco cosa dice Gesù di quelli che in mala fede ragionano come satana, negando, per ingannare, anche l'evidenza dei fatti miracolosi:

Costoro, pur affermando di "vedere", non vogliono però vedere la realtà, pur se essa cade sotto i loro occhi. Con la conseguenza che, se non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire, a maggior ragione non c'è peggior cieco di chi non vuol vedere.

Gesù è venuto per far vedere chi non vede (chi si trova cioè senza saperlo nell'errore esistenziale), anche se questo Suo scopo di rivelazione della Verità dell’Esistenza "acceca" (= mette fuori causa) coloro che dicendosi sapienti, e quindi di vedere, in realtà si comportano come coloro che, chiudendo entrambi gli occhi, affermano che il sole non esiste.

E questo fanno solo perché vogliono restare nelle loro tenebre. Attaccati come sono al loro “piatto di lenticchie” come l’ostrica allo scoglio, non vogliono infatti rischiare di perdere ciò che ritengono di possedere quanto a ricchezza, prestigio, e quant’altro su cui poggia erroneamente la  sicurezza della loro vita malvagia, vissuta sulla sintonia dello spirito diabolico.

Non per nulla  Gesù conclude il Suo discorso di auto-presentazione a Nicodemo, rivelando che:

«La Luce (= Gesù-Verità) è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la Luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la Luce (=Verità-Dio) e non viene alla Luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa (= tende a fare) la Verità viene verso la Luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio (Luce)» (Gv 3,19-21).

Ecco perché - come dice Gesù  - coloro che rifuggono dal conoscere dove si trova la Verità (per non farla) sono tra quelli il cui peccato rimane.

Rimane perché non è che non vogliono cambiare modo di pensare ed atteggiamento in quanto convinti in buona fede della verità del loro punto di vista (=ignoranza salvifica: non sanno cioè quello che fanno, e quindi sono “automaticamente” perdonati da Dio:), ma, al contrario, perché, pur sapendo che la Verità non sta o non sta più con loro, ciononostante NON vogliono convertirsi ad essa, accogliendola e cambiando il loro modo di pensare e di vivere.

Lo stesso atteggiamento di negazione della Verità evidente che dimostra  l’esistenza di Dio in Gesù Cristo si riscontra nell’analogo modo di fare dei farisei che bestemmiando la Verità calunniavano Gesù dicendo di Lui che liberava da satana i posseduti diabolici col… potere di satana. Quindi, secondo questo “ragionamento” (falso), Gesù sarebbe stato un sottoposto a satana che avrebbe agito... contro satana.

È evidente che questa accusa non può corrispondere alla verità dei fatti «per la contraddizion che nol consente» (Dante).

Al contrario, l'attività di liberazione dalla infestazione diabolica di satana e dei suoi accoliti ex angeli operata da Gesù in Nome proprio dimostra NON la Sua complicità MA ovviamente l’opposto, ossia la Sua superiore potenza su satana, e quindi la Sua Divinità velata ma non assorbita dalla Sua umanità.

Perché questo? Perché non esiste altra potenza superiore a quella preternaturale degli angeli diabolici (sia pure rivolta al male) se non l'onnipotenza sovrannaturale di Dio, per cui, afferma correttamente Gesù: «se io non scaccio satana col potere di satana, vuol dire che lo scaccio con quello di Dio, per cui è Venuto a voi il Regno Dio, ossia  Cristo stesso, l’uomo-Dio» (Mt 12,28).

In sostanza, non solo Gesù Cristo dimostra di essere più forte di satana in quanto lo vince (Mt 12,29) buttandolo fuori dall’uomo (=redenzione: altrimenti impossibile dell’uomo da satana-peccato), ma soprattutto dimostra con i miracoli di avere il potere sovrannaturale dell’onnipotenza, che è proprio soltanto del vero Dio.

Tale potere di onnipotenza o sovrannaturale  è indispensabile  sia per buttare satana fuori dal mondo umano annientando il peccato, sia per rifare dal nulla ogni essere umano senza annientare però la continuità esistenziale del suo io personale.

E’ l’onnipotenza infatti, come abbiamo mostrato, che consente soltanto al vero Dio di fare dal nulla e di annientare nel nulla la realtà dell’esistenza, cosi come chiaramente appare dai miracoli con i quali Dio ha fatto dal nulla nella Genesi i quattro regni (=modi di esistere) dell’Esistenza.

Pertanto, l’atteggiamento “negazionista” dei farisei (“religiosi”) e scribi (“teologi”) dei tempi storici di Gesù (e di tutti i tempi) sia  nel caso del miracolo misconosciuto che in quello della lotta vittoriosa di Cristo contro i posseduti diabolici viene a formare in questo campo fondamentale dell’Esistenza quella “bestemmia conclamata contro lo Spirito Santo”, ossia contro la Verità evidente che è Gesù Cristo in quanto dimostra di essere Dio.

Questo atteggiamento esclude fin da questo mondo e per sempre dal perdono divino NON perché Dio non voglia perdonare (Lui ha già perdonato in bianco ed in modo sovrabbondante tutti peccati dell’umanità a partire da quello originale ed a finire con la fine di questo mondo) MA perché concretizza una scelta definitivamente impenitente per satana come opzione fondamentale dell’intera propria vita in questo mondo.

Questo in pratica vuol dire che si chiama male quello che si sa che Gesù Cristo chiama “Bene” e si chiama bene quello che si sa che Gesù Cristo chiama male.

E’ l’atteggiamento diabolico dell’ex cristiano che si fa apostolo di satana partendo dalla negazione che Gesù Cristo è Dio e che quindi è la  vera Via alla vera Vita eterna, nel senso che nessuno va a Dio se non per mezzo di Lui (Gv 14,6), osservando cioè i Suoi “comandamenti” (Mt 15,3; 22,40; Mr 12,28; Gv 12,50; 14,21; 1 Gv 2,7; 5,3).

Non si pensi che questo atteggiamento acriticamente anticristiano era presente solo contro Gesù Cristo da parte dei falsi cultori della religione di Abramo di quei tempi, Esso è presente anche oggi tra i falsi cristiani che si fanno anti-cristi (predicatori ed apostoli di satana) negando l’evidenza della Divinità di Gesù Cristo e facendosi pubblici cultori del male.

Si possono fare tanti esempi attuali soprattutto nel campo politico delle leggi, quando si chiama bene l’aborto, che Gesù Cristo ha chiamato male, o quando si chiama male l’indissolubilità del matrimonio che Gesù Cristo ha chiamato Bene (cfr.: Mt 19,3-9) o quanto si chiama eutanasia “buona morte” ciò che Gesù Cristo ha chiamato omicidio…(cfr.. Mt 19,18-19) e di queste cose purtroppo in ambito dei popoli “cristiani” se ne fanno molte…Di fronte ai miracoli ed alle conversioni che il vero Dio faceva fare a San (Padre) Pio da Pietrelcina, molti dell’ambiente dello spettacolo avevano cambiato vita orientandola a Cristo, mentre altri, pur sapendo questo e vedendo le conversioni dei loro colleghi ed amici, non accolsero mai l’invito di andare a trovare il Santo, proprio perché (così ebbero a dire testualmente) non avevano alcuna intenzione di cambiare (il peccato della loro) vita…

               

I discepoli storici di Gesù nutrivano nel Maestro Gesù una certa fiducia, dal momento che non esitarono a svegliarlo allorché la tempesta minacciava di sommergere la barca in cui si  trovavano assieme a Gesù addormentato. Essi avevano ormai perso ogni speranza di potersi salvare la vita con i loro sforzi, stante che la barca era ormai quasi tutta piena d'acqua ed il mare non accennava a placarsi.

«in quel medesimo giorno, verso sera, disse loro: - Passiamo all'altra riva. E, lasciata la folla, lo presero con loro nella barca, così com'era. C'erano anche altre barche con Lui. Nel frattempo si sollevò una gran tempesta di vento e gettava le onde nella barca, tanto che ormai  era piena, mentre Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero. -Maestro non ti importa che moriamo? Egli destatosi, sgridò il vento e disse al  mare: -Taci, calmati. Il vento cessò e vi fu grande bonaccia. Poi disse loro: - Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?» (Mc 4,35-41). 

Ci vorrà per loro del tempo prima di comprendere che li potere di Gesù rimanda a quello di Dio, che si è incarnato nel Figlio per mettere la Sua divina onnipotenza al servizio della Sua misericordia, vincendo per noi ogni morte con la Sua Resurrezione:

- Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede? Non avete ancora capito che ho potere sulla natura e potere di annientare la morte?!

La fede in Cristo non è vera fede – che significa mettere l’imitazione di Cristo al di sopra di tutto quale punto di riferimento imprescindibile – se non si è capito che Gesù Cristo dimostra di essere Dio con l’onnipotenza dei Suoi miracoli non come attività fine a se stessa, ma perché Egli intende porre la Sua onnipotenza            al nostro servizio. Si è fatto uomo infatti per redimere la nostra natura umana da ogni limitazione – ivi compresa non solo la morte spirituale, da cui quella corporale deriva, ma anche quest’ultima –divinizzarla ed assumerla infine nell’intimità trinitaria di Dio piena di Dio. 

Perciò la risposta che Pietro  - ispirato da Dio dà alla domanda di Gesù: «…E voi chi dite che io sia? - «Tu sei il Cristo (=Il Messia), il Figlio (naturale di Dio che si è incarnato) del  Dio vivente» è la risposta che in assoluto corrisponde alla verità desunta dai fatti miracolosi accaduti e che continuano ad accadere da 2000 anni a tutt’oggi (Mt 16-15-16).

 

 

> Come le teofanie cristologiche dei miracoli garantiscono la Verità assoluta dei Vangeli  che riguardano la Verità – come dice Gesù - “tutta intera” dell’Esistenza, sia di quella increata che di quella creata.

 

Ora, se i miracoli che dimostrano la divinità di Gesù Cristo (=teofanie cristologiche) oltre che nella narrazione evangelica – avvengono anche fuori di essa come da essa chiarissimamente previstoallora risulta reciprocamente confermato quanto segue:

1) che Gesù Cristo oltre che uomo dimostra di essere veramente il sempre-vivente Dio- Figlio di Dio da sempre ed uomo-Dio Figlio di Maria e di Dio nel tempo e per sempre e:

2) che i Vangeli sono veri perché non solo hanno riportato i fatti miracolosi che dimostrano la Divinità di Gesù Cristo, ma hanno previsto il verificarsi (accertato) di queste teofanie cristologiche anche nei secoli a venire.

 

I Vangeli non sono perciò un’opera meramente letteraria e men che meno sono un’opera letteraria manipolata, ma la registrazione storica puntuale di fatti non solo verosimili ma veri.

Fatti cioè storicamente accaduti e più reali del “De bello gallico” di Giulio Cesare o di altre opere storiche a cui siamo abituati a dar credito di verità in modo sicuramente eccessivo e spesso non sempre provato, perché soltanto le narrazioni evangeliche sono continuamente ed attualmente confermate e lo saranno sempre, perché “i cieli e la terra (=questo mondo) passeranno, ma…”.

Perché? Il motivo è molto semplice: Tali Parole NON PASSERANNO perché sono sicuramente “PAROLA DI DIO” (Mt 24,35).

Non possiamo quindi non rivendicare ai Vangeli la loro funzione di centro unico per la conoscenza della Verità tutta intera  dell’Esistenza (Gv 16,13), e quindi centro di conoscenza indispensabile per l’intelligenza dell’intera Storia della Salvezza, che, proprio per questo,  è cristo-centrica.

Questo vuol dire anche che la Scrittura biblica pre-evangelica può sostanzialmente definirsi come una profezia che si è pienamente e definitivamente realizzata nei Vangeli, dei quali Cristo costituisce la “Buona Novella (=IL Vangelo)

 

Siamo pertanto obbligati a concludere (perché la verità stringe, anche se non costringe) che tutto quello che nei Vangeli è rivelato a riguardo dell’aspetto cristologico, di quello ecclesiologico e di quello escatologico E’ VERITA’ TUTTA INTERA RIVELATA DA CRISTO CHE DIMOSTRA ANCHE AL PRESENTE DI ESSERE DIO: UOMO-DIO.

Questa conclusione risulta ulteriormente confermata dal fatto che i Vangeli sono stati nel corso dei secoli “vivisezionati” in ogni loro piccola parte e ne è stata sempre riscontrata contro i detrattori la loro storicità narrativa – ossia la corrispondenza alla realtà dei fatti in essi narrati (si esamini per tutti il commento storico ai Vangeli del Ricciotti) oltre che la loro inesauribile profondità e sapienza teologica (basterebbe questa da sola a convincere dell’origine divina dei Vangeli, ma avrebbe bisogno di studio e meditazione che, scarsamente presenti tra gli stessi cristiani, non potrebbero essere richiesti ai popoli di altre religioni).

Perciò non solo Cristo continua - coi Suoi miracoli (auto-teofanie) che solo il vero Dio può fare e far fare - a dimostrare evidentemente di essere il vero Dio anche al di fuori dei fatti miracolosi narrati nei Vangeli, ma avvera così anche i Vangeli stessi come Verità assoluta rivelata da Dio in Persona, sia perché gli stessi fatti miracolosi poi avvenuti fuori dai Vangeli sono stati descritti anche nei Vangeli, sia perché la previsione che essi sarebbero stati compiuti al di là delle descrizioni evangeliche – come in effetti è avvenuto e continua ad avvenire - è contenuta nei Vangeli stessi (Gv 14,12-14).

I Vangeli sono insomma una precisa profezia che si è avverata e continua ad avverarsi.

 

 

> Ancora su miracolo e fede.

 

E’ tutto  miracolo, allora, la fede non ha cittadinanza nella religione cristiana? Non vogliamo dire questo, ma vogliamo però dire che la fede non può essere credula, e vogliamo dire anche che se tutto è fede niente è fede.

No quindi ad un fideismo sotto cui racchiudere tutta la Storia della Salvezza, rinunciando alla certezza che deriva da una conoscenza evidente ed indiscutibile quale quella che viene dal fatto miracoloso, dalla teofania.

La vera fede  infatti non può non essere  che fede nel fare la Volontà del vero Dio, MA è il vero Dio che si fa prima conoscere col miracolo come tale e non l’uomo a doverlo ”filosoficamente” dimostrare o ritenerlo per fede, per cui del tutto ragionevole sarebbe conoscere prima  - di fatto - chi si dimostra di essere Dio per poterlo quindi adorare e poter avere in Lui una fede ben riposta per fare con decisione  la Sua Volontà.

 Ora l’unico uomo che prova coi fatti di essere pure Dio è Gesù Cristo. Prova questa che non riguarda fatti mistici, realtà riservate solo a chi ha raggiunto alti livelli di santità, ma è prova sperimentabile da chiunque abbia raggiunto la capacità di intendere e volere. E vogliamo qui ribadire una considerazione già espressa che cioè a questo riconoscimento di divinità non è d’ostacolo questa o quella appartenenza religiosa perché la conoscenza di fatto – essendo obbiettiva - è valida per tutti.  E’ valida, come dicevano i latini, “erga omnes” – per cui devo constatare che Gesù Cristo è Dio anche se fossi musulmano o buddista o di qualsiasi altra religione. Così come il musulmano o il buddista o l’appartenente a qualsiasi altra religione conoscono che il sole spunta all’alba e non al tramonto, e che l’asino raglia e non abbaia.

 

Insomma Il Dio (o gli Déi) delle altre religioni sono ritenuti “veri” solo per fede dai loro fondatori,  dai loro Libri sacri e dai loro teologi, senza poter conoscere se tale fede riguarda il vero Dio, oppure no, perché non esistono prove della loro divinità

Abramo è morto, Maometto è morto, Budda è morto…Gesù Cristo è morto ma è risorto e vive sempre.

“(..)L'apostolo Paolo è il più insistente, il più ardente, il più eloquente fra quanti nel  Nuovo Testamento ci parlano della resurrezione (Rm 1,4; 4,17; 6,5; 8, 11.23; 1Cor 15,12. 35-44 e 54; 2Cor 13,4; Fil 3,10-11e 21; Col 1,18; 1Tes 4,14-16; Eb  6,2; 11,35; 1Cor 15,12-22), innanzitutto di quella di Cristo, primizia è garanzia di tutte le altre (At 17,32-33), «miracolo dei miracoli, il più incredibile di tutti per la ragione umana »  (1Cor 15,17-19) ma sul quale è fondata la speranza della salvezza e senza il quale, esorta l’Apostolo rivolgendosi ai cristiani, «vana è la vostra fede»” (A: Marie Gerard. “Dizionario della Bibbia”, vol II, pag. 1102).

Dunque la fede si fonda sul miracolo inteso in senso corretto perché il miracolo dimostra l’onnipotenza e quindi l’esistenza e la presenza del vero Dio al quale solo prestar fede se si vuole che essa sia ben riposta.

Gli appartenenti alle altre religioni adorano dunque quel che non conoscono, i veri cristiani invece adorano Quel che conoscono perché la salvezza viene dai Giudei e si compie in Gesù Cristo (Gv  4,22).

Fatta sempre salva la buona fede, salvifica (sempre per Cristo, anche se non Lo conoscono, e non ostando il peccato) di coloro che appartengono ad altre religioni - c’è da osservare – ad esempio – che la religione musulmana (religione che nasce come vedremo in opposizione al Cristianesimo) non a caso enfatizza al massimo la fede e minimizza il miracolo con la nota battuta diventata anche molto citata tra gli stessi “cristiani”: “Se la montagna non va a Maometto (=miracolo!), Maometto va alla montagna” (ordinaria amministrazione).

 

 

> Teofania e Parusia.

 

Se i fondatori di tutte le altre religioni – esclusi quelli “in mala fede” - avessero potuto tenere presente che la dimostrazione che Gesù oltre che uomo è Dio non è opinabile perché non si basa su atti di fede, né su ragionamenti umani di tipo filosofico, ma sulla realtà di fatti accertatati o accertabili che sono i miracoli accaduti e che continuano ad accadere, a quest’ora veramente ci sarebbe stato un solo ed unico vero Dio da adorare da parte dei Suoi  veri adoratori (Gv 4,22-24).

 

La paraplegia è una malattia inguaribile che determina l’abolizione della motilità volontaria localizzata agli arti superiori o inferiori per lesione  encefalica o midollare o per poliomielite acuta…etc.

                Silvia B. di Padova, all’età di 16 anni, nell’ottobre del 2004 era diventata paraplegica ed era rimasta costretta su una sedie a rotelle.

Poiché al vero Dio tutto è possibile (Mt 19,26), la giovane, accompagnata dai suoi familiari si era recata nel giugno del 2005 pellegrina a Medjugorje per pregare l’intercessione della Madre di Dio al fine di ottenere il miracolo di una guarigione dalla scienza ritenuta impossibile.

                Qui, la notte del 24, durante il tempo di un'apparizione straordinaria che Ivan, uno dei veggenti di Medjugorie, ebbe sul Podbrado, Silvia vide una grande luce occupare lo spazio di cielo dove si rivolgeva lo sguardo estatico del veggente.

«In quegli attimi - racconta Silvia - ho provato timore, poi una pace che non avevo mai vissuto prima». In seguito, i ragazzi che la portavano a braccia giù dalla collina, sono inciampati e l'hanno fatta ruzzolare.

                Nei minuti interminabili che seguirono la gente che era con lei ricorda di una fanciulla apparentemente morta, che non respirava più e di qualcuno che gridava che aveva perso il battito del cuore. Silvia, invece, rammenta momenti in cui sperimentò nell'intimo di essere amata da Dio, in cui sentì nitida una voce dolcissima che la invitava a non temere nulla. Poi si risvegliò completamente guarita tra le braccia del padre ancora affranto.

                Ciò avvenne nonostante i suoi muscoli fossero ormai del tutto inesistenti e malgrado la mancanza assoluta di ogni allenamento. Silvia, infatti, quella notte stessa, proseguì da sola per casa. Il giorno successivo, salì a piedi fino in cima al monte della croce.

                Testimoniò poi: «Ma non è stato questo il miracolo più grande: la guarigione vera, quella decisiva, riguarda l'anima e sta nel riconoscere in Gesù Dio stesso (perché  solo Dio può fare quello che ha fatto. ndr)….

Da qui la fede di Silvia e dei suoi genitori nel mettere al primo posto Cristo, che vuole che viviamo in modo più santo, con la certezza dell'eternità, ha fatto un balzo da gigante..

                E così si realizza quello che Maria in una sua apparizione del 29 giugno 1981 aveva detto:

 «Non ci sono che un Dio solo è una fede sola.......».

 In precedenza, il 24 dello stesso mese, la Madre di Dio, che si era presentata come Regina della pace, era venuta ad assicurare che «Dio esiste e ci ama».   

 

E’ dunque al fatto-miracolo-Cristo-Gesù-Dio quello a cui bisogna ancorare ogni ragionamento. Altrimenti si cade o nella fantasia sfrenata della falsa gnosi (di cui diremo in altra parte) o nell’agnosticismo opposto.

Certo, oltre che i miracoli che provengono da Dio ci sono anche i prodigi per i quali occorre più maturo discernimento per capire se provengono da Dio o dal nemico di Dio e dell’uomo, ci sono soprattutto i molto più importanti “miracoli” invisibili che riguardano l’ordine spirituale della realtà  interiore dell’uomo, che lo Spirito ri-genera per trasformare il pagano in cristiano affinché questi porti molto frutto,  e ci sono i Sacramenti.

Ma quello che qui si vuol ribadire è che la certezza della divinità di Gesù Cristo, su cui tutto si basa o cade, si fonda sul miracolo propriamente detto, che è un fatto strabiliante  ma sempre un fatto che cade sotto i nostri sensi, come il sorgere del sole o l’abbaiare di un cane, e non è opinabile, ma da tutti constatabile: anche da un bambino.

 

Dimenticare questo significa scivolare in una delle tante eresie (più o meno scismatiche) che hanno funestato la storia del cristianesimo ritardandone il corso verso le finalità ultime volute da Dio.

Pelagio era un monaco bretone o irlandese - vissuto verso il 400 - il quale errando insegnò che il peccato originale non sarebbe stato altro che un cattivo esempio dato dai due progenitori, ma che non avrebbe causato alcun danno spirituale sui discendenti, per cui gli esseri umani avrebbero potuto raggiungere tranquillamente la salvezza soltanto con i loro sforzi umani.  Egli non negò Gesù Cristo e la sua doppia natura umano-divina, ma è come se l’avesse negata, perché la rese pleonastica, riducendo l'opera dell’uomo-Dio soltanto al suo buon esempio da imitare.

Escluse così i frutti della Sua redenzione salvifica che, nell'Aldiquà, liberano da satana e dal peccato di cui egli è il padre mentre donano la fede e lo Spirito Santo per poter imitare l’uomo-Dio, e, nell’Aldilà, aprono all'uomo le porte del Cielo.

Intervenendo ad un convegno sul pelagianesimo l’allora cardinale (oggi Papa) Josepf Ratzinger, nel considerare il ritorno attuale di questa eresia la descrisse come un albero dai frutti avvelenati definendola come una tentazione particolarmente insidiosa all'interno della cristianità. Essa infatti tende a ridurre il cristianesimo ad un mero deismo (Dio è dato “filosoficamente” per esistente, ma questo non ha alcuna importanza per l’essere umano), nel senso che nega la Rivelazione, i Miracoli e qualsiasi Azione provvidenziale di Dio nella natura e nella storia degli uomini, limitando e riducendo così la religione cristiana nell'ambito di una religione meramente moralistica, alla stregua di tutte le altre religioni non cristiane.

Quante "prediche" sentiamo durante le Messe giornaliere e domenicali, fatte come se tutto dipendesse dall'uomo e poco o nulla da Dio, sottacendo invece che Dio, ferma restando sempre la sua infinita auto-trascendenza, è immanente in questo mondo, soprattutto dopo l'incarnazione, e può sospendere e modificare miracolosamente le leggi che lo governano così come queste stesse leggi ha In origine miracolosamente fatto dal nulla (=creato). Pensando così non si lascia spazio a Dio perché possa agire nella storia dell'uomo, per cui non rimane altro che l'azione umana, dimenticando però che l'uomo non può fare nulla senza Gesù Cristo (Gv 15,5). Si spiega così il rifiuto del miracolo e la persecuzione dei santi che lo compiono. Persecuzione che, si badi bene, non è mai quella perpetrata dai  non-cristiani che è normale (cfr. At 14,22), ma quella perpetrata tra e dagli stessi “cristiani", che non solo non è normale ma è più diabolica dell'altra, perché in opposizione netta al "comando" di Cristo secondo cui si esige tra i cristiani di lavarsi i piedi gli uni gli altri, così come Lui stesso ha fatto (Gv 13,15) prima di lasciare questo mondo (Gv 13,2-11).

 

 Scrive il giornalista Sossi ne “Il Segreto di Padre Pio, pag 104”, scrivendo di Padre Pio da Pietrelcina: “ Un oceano di persone  ha ottenuto miracoli da Padre Pio. E Dio ha fatto in lui attraverso di lui cose grandi, segni immensi. Tanto grandi che ancora non se ne sono comprese le profondità e gli effetti, anche oggi e sul futuro ".

Padre Pio, però, quando qualcuno andava a ringraziarlo per i tanti miracoli ottenuti, rispondeva di essere solo "un frate che prega". Tutte le cose straordinarie accadute (e che accadono) per sua intercessione, sono opera visibile e clamorosa di Gesù Cristo vivente (come lo sono le stimmate sulla carne di Padre Pio). E sono la prova che Gesù è veramente risorto, all'alba di quel 9 aprile dell'anno 30 ed è veramente presente, potentemente, tra noi. Questa è la grande prova. Come le ferite alle mani, ai piedi, ed al costato del frate in cui gli uomini della nostra generazione han potuto mettere le dita al pari di San Tommaso che non aveva voluto credere a quelli che avevano veduto”

              Come si può  infatti – alla stregua di un San Francesco, di una Santa Teresa d’Avila, e, ora per l’appunto, di un San Pio da Pietrelcina - vivere in questo mondo col cuore bucato (da un colpo di lancia) allo stesso modo di Cristo Risorto al Terzo Giorno, se l’onnipotenza miracolosa con la quale il vero Dio dimostra la Sua esistenza e presenza soprattutto nella resurrezione dai morti non fosse in questi santi imitatori di Cristo-Dio realmente efficace ?

Come potrebbe infatti avvenire questo se - come ha predetto Cristo in quanto Dio – non fosse Lui stesso a far fare questi miracoli, facendo vivere i Suoi Santi come Lui è vissuto sulla terra prima e dopo la Sua resurrezione dai morti ?

Si deve parlare di "caso" oppure di una specifica previsione fatta da Cristo ai Suoi prima e dopo di morire sulla Croce: “Farete opere più grandi di me, che io vi farò fare proprio perché ritorno risorto  per voi al Padre”?!

Qualcuno allora che ci ha seguito fino a questo punto potrebbe chiederci:

se Cristo è risorto, dove allora possiamo trovarlo?

 A parte che la risposta a questa domanda è già chiaramente implicita in quello che abbiamo fin qua mostrato ed a parte le  innumerevoli apparizioni di Cristo risorto ai Discepoli del Suo tempo ed a quelli di tutti i tempi fino a noi, risponde su questo esplicitamente San Paolo:

“Non sono io che vivo, ma Cristo vive in me!”

Ecco dove possiamo trovare normalmente Cristo: nei Suoi Santi e soprattutto in quelli che in questo mondo lo hanno seguito così radicalmente da poterlo imitare non solo per quanto concerne la Sua Vita prima della morte in croce ma anche dopo la Sua resurrezione dai morti e fino alla Sua Ascensione al Padre.

Non vogliamo forse credere che Gesù Cristo dimostrando la Sua Divinità ha fatto dal nulla migliaia di pani e di pesci per sfamare una moltitudine affamata?

Non c'è che l'imbarazzo della scelta perché innumerevoli sono i Suoi Santi imitatori, che hanno fatto, credendo in Lui e nel Suo Nome, questo stesso miracolo: per esempio un Sant'Antonio, per esempio un San Giovanni Bosco etc..etc.. etc..

               Non vogliamo forse credere che Gesù Cristo dimostrando la sua Divinità ha fatto risorgere Lazzaro dai morti?

         Anche qui non c'è che l'imbarazzo della scelta perché tanti sono quelli che i Suoi santi hanno fatto risorgere dai morti nel Suo Nome, dimostrando la Sua Divinità: un esempio:eclatante nello specifico fu l’umilissimo San Salvatore da Horta (San Coloma  - Spagna - 1520 – Cagliari 1567). Quando San Salvatore -  perseguitato in vita dai suoi stessi confratelli e canonizzato santo solo nel 1938 – fu messo  da un amico in guardia dalla vanagloria, il santo gli rispose : “Non sono che un sacco di paglia, il cui valore rimane sempre quello, sia che si trovi nei piani superiori del palazzo, sia che si trovi nella fondamenta, sia che si trovi nella stalla”.                      

              Non vogliamo infine credere che Gesù è risorto per noi dai morti vivendo con il cuore trapassato dal colpo di lancia e con le altre ferite comunque mortali  prodotte della crocifissione?

              Ecco, San Francesco, ecco Santa Teresa D’Avila, ecco Padre Pio, che, giunti ad un’imitazione ravvicinata di Cristo sulla terra, testimoniano la Sua Divinità vivendo miracolosamente, come Cristo risorto, con un cuore bucato, tipo “infarto fulminante del miocardio” (il cuore di Madre Teresa D’Avila che così è vissuta lungamente è comunque tuttora conservato e visibile da tutti coloro che hanno occhi per vedere …)

              No, è impossibile far finta di niente, anche se resta comunque beninteso che noi battezzati pur essendo divenuti realmente figli di Dio in potenza fin da questo mondo (1Gv 3,1) – tuttavia - finché viviamo in questo mondo - possiamo vedere Dio per teofania in Gesù Cristo perché chi in questo mondo ha visto Lui, ha visto Dio(Padre).

                Ma quando alla fine della nostra personale storia della salvezza, la nostra anima -  rigenerata alla primigenia immagine e somiglianza con Dio (Gn 1,26-27. 31) come l'anima umana di Cristo risorto - sarà anch'essa accolta nell'intimità trinitaria di Dio, ossia in "Cielo", nel "Paradiso celeste", allora sì che vedremo Dio come Dio si vede in sé. Lo vedremo cioè come Cristo e in Sé nell'intimità dell’eterna Vita trinitaria di Dio (cfr: 1Gv 3,1-3).

Per completare il discorso va considerato ed aggiunto che anche se saremo in Dio onnipotenti come il Figlio naturale di Dio e di Maria, tuttavia, Dio è sempre Dio, nel senso che la nostra onnipotenza d'amore è sempre onnipotenza di partecipazione. E’ cioè sempre onnipotenza "appresso" a Dio, come quella di Maria. Onnipotenza che ci deriverà sempre dalla infinita fecondità di Vita sempre nuova generata dall'interscambio d'amore tra le tre divine Persone (ma di questo parleremo più diffusamente nel capitolo 7).

              Raggiungeremo così finalmente l’obbiettivo definitivo della nostra esistenza per il quale siamo stati fatti dal nulla: quello della felicità infinita derivante dalla nostra  partecipazione alla Vita trinitaria di Dio dentro Dio.

 

 

 

CAPITOLO 4

 

PREMESSA ALLA STORIA CRISTOCENTRICA DELLA SALVEZZA MEDIANTE LA REDENZIONE:

Metodo di trattazione e tripartizione dell’opera.

 

 

Abbiamo mostrato che l’Evangelista Giovanni  – il quale è stato testimone oculare della sovrannaturale Bontà di Gesù all’opera con i Suoi innumerevoli miracoli d’Amore (Gv 20,30+21,25) che Egli faceva e faceva fare ai Suoi inviati e che provavano per teofania la realtà in sé invisibile della Sua divinità.

Egli ha cioè chiaramente conosciuto per esperienza diretta che Gesù Cristo è Dio in Persona del Figlio, tanto è vero che Lo identifica con la Parola (onnipotente) di Dio fattasi carne, ovvero con Il Figlio unigenito di Dio(Padre) - Dio Egli stesso (Gv 1,1-2) - che si è fatto uomo (1,14).

Lo identifica cioè con Colui  che – prima di farsi uomo – aveva già col Padre e lo Spirito (cfr.: Gn 1,1-2) fatto il mondo dal nulla: il primo mondo Uni-verso, quello della dimensione di esistenza superiore della Genesi culminante nel Paradiso terrestre di Adamo ed Eva (cfr.:Gv 1,3 in relaz. a Gn 1,1-31). Mondo che, come diremo, è stato poi sostituito dalla dimensione di esistenza inferiore di questo mondo declassato e privo di  paradiso terrestre.

 

Che cosa è venuto a fare allora il Creatore di tutto ciò che esiste incarnandosi e venendo ad abitare in questo mondo in mezzo a noi (Gv 1,14) ?

La Sua missione è rivelata dal Suo stesso Nome, “Gesù” infatti – che è il Nome rivelato dall’Angelo di Dio per il Figlio di Dio e della Vergine - significa Dio che salva, per cui oltre che vero Dio Creatore di tutto è anche vero uomo-Dio, Salvatore di tutto.

Così, infatti, su suggerimento dell’Angelo Gabriele che ne dà l’Annuncio, verrà chiamato il Bambino che verrà concepito e nascerà da Maria pur restando ella sempre vergine prima, durante e dopo il parto, perché questo concepimento e questa nascita avverranno NON per “pro-creazione” umana ma per intervento diretto di Dio-Spirito(Santo). Ne consegue che Colui che nascerà verginalmente da Maria è Dio-Figlio di Dio da sempre (Lc 1,35) e  uomo-Dio, figlio di Maria nel tempo e per sempre (Lc 1,31). 

Questo perché l’unione della natura umana a quella divina del Figlio di Dio – pur non determinando confusione tra le due nature – è un’unione sostanziale, vale a dire tale che NON sarà temporanea, non durerà cioè fintanto che Gesù avrà compiuto la Sua missione “pro umanitate” per la quale si è incarnato, ma pur cominciata nel tempo, tale unione sarà per sempre (Lc 1-32-33).

Ed infatti ritornando al Padre donde era disceso –Egli vi ascende non soltanto con la Sua pregressa sempiterna Divinità ma anche con la pienezza della sua nuova umanità acquisita da Maria, Vi ascende cioè  anche in anima e corpo umani dopo essere gloriosamente risorto da morte.

E’ quindi per questo che Gesù potrà indifferentemente chiamarsi Figlio (naturale) di Dio e\o Figlio (naturale) dell’uomo: proprio perché cioè Egli è - in quanto Dio creatore di tutto ciò che esiste - Figlio di Dio da sempre e per sempre ed, in quanto uomo-Dio che redime per salvare, è Figlio di Maria e Figlio di Dio nel tempo e per sempre.

Il Nome “Gesù” (=”Dio salva”) – come abbiamo appena detto, rivelato da Dio attraverso il Suo Angelo - non dice solo che Egli, pur essendo uomo, è anche veramente Dio - ossia Colui che ha fatto dal nulla tutto ciò che esiste: DIO CREATORE (riv.: Gv 1,3) - ma dice anche il motivo della missione per la quale Egli incarnadosi è venuto in questo mondo. Egli è il Salvatore del Suo popolo dai suoi peccati” (Mt 1,20-21). Egli è Colui che toglie il peccato da questo mondo (Gv 1,29)

Ma dicendo che Il Figlio di Dio salva l’uomo dai suoi peccati, rivela implicitamente che il Salvatore - ossia, come vedremo, l’uomo-Dio che porta l’umanità in Dio (=Salvezza) - è anche Colui che – per potere fare questo, per poter cioè portare l’uomo nella Casa del Padre (Gv 8,35) lo deve prima liberare da satana che lo tiene in sua schiavitù mediante il peccato.: lo deve cioè redimere.

 Il peccato infatti che separa l’uomo da Dio lo rende  “captivus” di satana, ossia suo  schiavo (= prigioniero di guerra all’antica maniera),  essendo che satana  non solo  è l’inventore del peccato ma è anche il  “padre” dei peccatori (cfr.: Gv 8,31-47).

Dobbiamo allora cominciare a vedere più compiutamente: che cos’è la Redenzione, che cos’è la Salvezza, che cos’è il peccato, donde esso trae origine e come, liberandoci dal peccato, l’unigenito Figlio di Dio, che tale è da sempre - fattosi anche Figlio di Maria (=fattosi uomo) per sempre - ci salva in Dio, portandoci alla Casa del Padre (Gv 8,35-36)?

 

Vogliamo però subito mettere in chiaro che la risposta a queste domande implica il coinvolgimento dell'intera Storia della salvezza, dalla "Genesi all'Apocalisse" e poiché essa è storia "cristo-centrica" della Salvezza consegue che per poterne interpretare i passaggi fondamentali non si può procedere in senso strettamente cronologico, ma occorre conoscere quello che Cristo rivela di Sé non solo in quanto Redentore salvifico del genere umano ma anche in quanto Creatore e Signore di esso oltre che dell’universo intero.

E non solamente, come abbiamo già fatto, per mostrare che Egli rivela e dimostra di essere Dio ma anche per parlare degli effetti della Sua missione in questo mondo, che, come vedremo, sarà di redenzione ossia di  ri-generazione della natura umana al superiore livello genesiaco perduto ante peccato originale (Gn 3,1-8) ed ante primo Giudizio universale (Gn 3,9-24), oltre che di divinizzazione ed assunzione di essa nell’intimità trinitaria di Dio.

Tale opera divina “pro humanitate” non si riferisce infatti soltanto al dopo Cristo, ma ha incidenza retroattiva, si produce cioè in vista del Suo Avvento, coinvolgendo anche la Storia che tale Avvento precede in questo mondo ed addirittura quella della prima dimensione di esistenza del mondo esistente prima di questo mondo e culminante nel paradiso terrestre di Adamo ed Eva, che potrebbe essere anche denominata come «Ante-storia della salvezza».

E’ importante tenere a mente quanto sopra perché siamo in genere abituati a considerare ogni influsso benefico di Cristo, al dopo Cristo, ma così non è, perchè se così fosse la redenzione salvifica di Cristo risulterebbe di molto immiserita, in quanto dovrebbe escludere almeno il numero incalcolabile di tutti coloro che sono passati da questo mondo e trapassati nell’altro prima di Cristo. Sempre che non fossero da comprendere nel numero degli esclusi addirittura anche tutti coloro che – pur vissuti quaggiù dopo Cristo – sono morti o muoiono senza averlo conosciuto. Mentre risulta chiaro da molti passi evangelici che la redenzione e la salvezza di Cristo sono valide per ogni tempo ed ogni luogo ed escludono solo i reprobi, di cui diremo, perché sono loro ad  auto-escludersi da entrambe.

 

C'è quindi da tenere essenzialmente presente che la Storia cristo-centrica della Salvezza in Dio del genere umano, di cui parleremo più in dettaglio, non riguarda (lo diciamo anche se può essere scontato) soltanto la storia del primo mondo e quella di questo mondo ma anche quella, per quanto rivelato, che riguarda l'eternità dell'Aldilà ed il mondo della nuova Creazione.

Né è da dimenticare mai che Chi ci rivela queste cose è Uno che continua a dimostrare di essere Dio fino ai giorni nostri ed oltre (Mt 28,20), e della cui Parola non c'è motivo quindi di dubitare perché è “Parola sicura di Dio” : oggetto di auto-rivelazione.

 

              Il risultato allora di quello che stiamo cercando di dire è che se non si conosce bene Gesù Cristo non si potrà mai conoscere né bene e né male la Storia della nostra salvezza, che è poi non tanto storia che interressa questo mondo che è provvisorio, come la storia della nostra vita in esso, ma storia e profezia della nostra vita eterna nell’eternità dell’Aldilà.

              Ecco che allora per descrivere la Storia dell’umanità che conta, ossia quella della Salvezza (tutta l’altra storia – come scrive Hegel – è storia di “bassa macelleria”), occorre come sempre accogliere il suggerimento che Gesù dà ai Suoi discepoli se devono corrispondere ad una vocazione a diventare teologi del vero Dio: 

             “L’opera dello scriba – Egli dice - ossia del teologo - divenuto discepolo del Regno dei Cieli (=del Regno di Cristo, ossia conoscitore di Colui che si è rivelato e dimostra di essere il vero Dio. e quindi Verità insuperabile) - è simile ad un padrone di casa che estrae dal suo tesoro (dal tesoro della sue conoscenze ispirate dallo Spirito Santo profetico) cose nuove (=la Rivelazione di Cristo) e cose antiche” (=la Rivelazione che ha portato a Cristo).

 

Gesù Cristo dunque è “La Luce” (“Dio”, infatti, deriva dal lat. “dies” e vuol dire “giorno”, “luce”), quella Luce centrale, cioè, che è pienezza di Verità esistenziale o Verità tutta intera (Gv 16,13) o Verità assoluta (“La Verità”: Gv 14,6) di cui Giovanni riferisce anche all’inizio del suo Vangelo e che illumina ogni uomo (Gv 1,9) che è chiamato a diventare teologo del modo di esistere – o Regno – di Dio rivelato in Se stesso da Cristo.

Per questo - dopo aver mostrato che Gesù Cristo dimostra di essere Lui il vero Dio tra i tanti che vengono creduti tali semplicemente per fede (e non per obbiettiva conoscenza del fatto teofanico) – possiamo mettere Cristo e la Sua Rivelazione (il Vangelo) al Centro di questa nostra breve esposizione della Storia della salvezza, che è quindi per la creazione umana ed il suo mondo:

“Storia cristo-centrica della Salvezza  umana per mezzo della Sua divina, definitiva redenzione da satana”.

E’ rifacendo questa Storia che si cercherà di dare risposta agli interrogativi capitali della vita umana, e cioè:

- che cos’è la redenzione, che cos’è la salvezza, che cos’è il peccato, donde esso trae origine e come, liberandoci da satana che ci tiene legati a sé con esso, l’uomo-Dio ci redime e ci salva divinizzandoci ed assumendoci per sempre in anima e corpo nella felicità senza fine del Suo Riposo intratrinitario.

 

Per rispondere a queste domande sui passaggi fondamentali dell’Esistenza  - che implicitamente o esplicitamente ogni essere umano si fa -  possiamo ripartire la Storia cristocentrica della Salvezza mediante la redenzione in TRE PARTI, di cui la prima riguarda anche l’ante-storia della Salvezza che si svolse nel paradiso terrestre del primo mondo della Genesi, quello che ha preceduto questo mondo senza paradiso terrestre.

 

La prima parte va dalla Genesi del primo mondo che ha preceduto questo mondo (Gn 1,1-31 + 2,1-25) fino alla caduta del genere umano in questo mondo (=ante-storia della storia cristocentrica della salvezza) e dalla caduta in questo mondo (Gn 3, 16-24) fino all’Incarnazione (esclusa) di Cristo (Lc 1,26…etc). Nella prima parte prevale la presenza del Padre..

La seconda parte - che riguarda la redenzione salvifica del Figlio-Dio nella sua universalità antropologica e cosmologica - va dall’Incarnazione di Cristo fino alla Sua Ascensione compresa (resurrezione e ritorno al Padre in corpo, anima e Divinità). Nella seconda parte è prevalente la presenza del Figlio.

La terza parte che riguarda l’imitazione di Cristo va dalla effusione pentecostale dello Spirito Santo (ritorno dello Spirito Santo-Dio sulla terra in generale e sugli apostoli di Cristo in modo speciale) fino alla ancora futura Venuta finale del Cristo risorto ed asceso al Padre in vista della resurrezione e del Giudizio universale con la fine di questo mondo per quello della nuova creazione, che sarà iscritto per sempre nell’intimità trinitaria della Vita di Dio dentro Dio ed abitato da Gesù, Maria e dall’infinita schiera di tutti i risorti nel Nome di Cristo. Nella terza parte  - quella che attualmente viviamo in questo mondo -  è prevalente la presenza dello Spirito Santo.  

 

 

CAPITOLO 5

 

I^ PARTE DELLA STORIA CRISTOCENTRICA DELLA SALVEZZA:

Dalla genesi della prima creazione del mondo culminante nel Paradiso terrestre (Gn 1,1-31 + 2, 1-25) fino alla caduta del genere umano a partire Adamo ed Eva in questo mondo senza Paradiso terrestre (Gn 9,16-24), e da questa drammatica caduta esistenziale in questo mondo fino all’Incarnazione (esclusa).

In questa parte prevale la presenza di Dio-Padre,

la prima Persona divina di un unico e solo ma  in Sé non solitario Dio in tre divine Persone.

 

 

Bisogna innanzitutto premettere che Il vero Dio, come vedremo ancora meglio in seguito - pur essendo un’ unico e solo sempiterno Essere divino - è un Essere divino non solitario ma trinitario, ossia distinto in tre divine Persone : Padre e Figlio e Spirito Santo: laddove nel Padre generante c’è il Figlio generato e lo Spirito Santo da Entrambi promanato, nel Figlio generato c’è il Padre generante e lo Spirito Santo da entrambi promanato, nello Spirito Santo da Entrambi promanato c’è il Padre generante, ed il Figlio generato. 

                La Trinità di un unico e solo ma non solitario Dio in Tre divine Persone non crea quindi per necessità di alcun genere, nemmeno per bisogno d’amare e di essere amato, perché Dio ama infinitamente in Sé tra le Sue tre divine Persone e non potrebbe essere più felice di quello che è da sempre e per sempre.

                Essendo Dio il Tutto che ama in tre Persone Egli è per questo autosufficiente, per cui, se crea, crea per sovrabbondanza d’amore: esclusivamente cioè per far partecipare dell’infinita felicità della Sua  eterna Vita d’amore  la Creazione.

 

Bisogna anche tenere presente che all’inizio, o genesi, della Creazione, la dimensione Uni-versa del mondo culminante nel Paradiso terrestre di Adamo ed Eva (Gn 1,31+2,8-15) non era – come abbiamo già sopra anticipato - il mondo declassato nel quale attualmente viviamo, pur se sempre composto da quattro regni – o generi – di esistenza: quello minerale, quello vegetale, quello animale e quello umano, posto quest’ultimo sempre a corona di tutto il Creato.

Il mondo della Genesi era un mondo creato (=fatto miracolosamente dal nulla) Uni-verso: un mondo cioè rivolto tutto verso Dio, rettamente orientato a Lui mediante  la grazia originale dello Spirito Santo-Dio (Gn 1,2). Tale divina Persona, oltre che essere infusa congenitamente nell’essere umano all’atto stesso della sua creazione (Gn 2,7) era anche donato  per effusione a suo nutrimento spirituale (Gn 2,9\a).

Il mondo della prima Creazione originariamente non era perciò un mondo congenitamente incline al male come poi divenne in conseguenza del peccato d’origine per cui in esso non esisteva ancora il male-peccato, di cui diremo.

Era perciò un mondo “buono” (=beato=felice=fecondo: è questo il senso etimologico del termine “buono”, che la controcultura cristiana ha ucciso) in tutti i suoi regni di esistenza (Gn 1,10\b. 18\b. 21\b. 25\b) con la sola positiva eccezione del regno umano che – nell’uomo Adamo e nella donna Eva – Dio creò addiritturamolto” buono  (Gn 1,31\a), ossia molto simile a Dio Creatore (Gn 1,27) che è Bontà (=felicità=fecondità) assoluta (cfr.: Mr 10,18; “solo Dio è buono”, ossia solo il vero Dio è e dà pienamente felicità\fecondità)).

 

Dio fa miracolosamente dal nulla l’Uni-verso della prima creazione del mondo e lo pone molto vicino a Sé, ad “Oriente” (Gn 2,8), perché era Sua intenzione assumere il genere umano insieme al suo mondo nel Suo “Riposo” trinitario: quello del “Settimo Giorno”, di cui in Gn 2,2-3 (7° Giorno: 7 è il numero dell’unione di Dio (=3) e dell’uomo (=4)).

Il “Riposo” del settimo Giorno concerne, come vedremo, ciò che Gesù Cristo rivelerà poi come pienezza del Regno (=modo di esistere) di Dio – o dei Cieli - comunemente chiamato “Paradiso”, nel senso di uno stato di felicità senza fine dei figli di Dio, divenuti partecipi nel Figlio di Dio dell’intimità trinitaria di Dio dentro Dio (cfr. tra l’altro: Mt 8,11-12 e 13,47-52).

È questa infatti la Salvezza definitiva della creazione umana e del suo mondo: Dio crea l’umanità per unirla irreversibilmente e definitivamente a Sé onde divinizzarla ed assumerla in Sé.

Si tratta di un traguardo di stupefacente fulgore offerto da Dio alla creazione umana del tutto disinteressatamente e solo per smisurata sovrabbondanza d’Amore. Traguardo che avrebbe reso partecipe l’essere umano dell’Assoluto nella pienezza della felicità e della fecondità della Vita trinitaria di Dio dentro Dio, che è sempiterna.

Essendo quindi destinato a vivere in Dio la Vita sempiterna di Dio dentro Dio (=l’immagine geometrica di Dio è quella di una retta che, per definizione, non ha né principio né fine), è evidente che Dio non poteva non creare l’essere umano immortale (che l’anima umana sia stata creata – e viene creata – immortale da Dio è il presupposto pacifico, tacito od espresso, di tutti i Vangeli - anzi di tutta la Scrittura, oltre che rivelato esplicitamente da Cristo stesso quando ammonisce il peccatore con queste Parole:“Che gioverebbe all’uomo guadagnare tutto il mondo se poi perde la sua anima?  o che cosa potrà dare in cambio di essa”: Mt 16,26+Mr 8,36-37) vale a dire avente un principio ma NON una fine (l’immagine geometrica dell’uomo è quella di una “semiretta”, che per definizione ha un principio ma non ha una fine). Avendolo creato inoltre “molto buono” si capisce anche perché lo provvide di poteri tali (=scienza infusa..etc) che – superiori a quelli della natura umana caduta ancora attuale, di cui diremo - gli consentissero di affrettare – facendo liberamente la Volontà del Signore – il compimento del progetto trinitario di assunzione dell’umanità nella Sua intimità trinitaria.

Traguardo quest’ultimo che esigeva però  - da parte di Dio - l’unione della natura  umana – ossia dell’elemento comune a tutti gli esseri umani – alla Natura divina – ossia dell’elemento comune alla Tre persone di un unico e solo, ma in Sé non solitario Essere divino.

Per poter assumere a partecipare della felicità trinitaria della Vita sempiterna di Dio l’umanità occorreva – in altri termini – una Mediazione divina tra la natura umana creata e quella divina increata.

Occorreva - detto esplicitamente - che Dio si incarnasse, che cioè facendosi uomo pur restando Dio assumesse la natura umana unendola sostanzialmente (=ipostaticamente=inscindibilmente) alla Sua Natura divina, in modo tale da poter fare da ponte (“Pontifex”), da Mediatore unico, tra le due nature, rispettivamente comuni alle tre Persone divine di un unico Essere divino e ad ogni essere umano creato.

 

Quindi, per introdurre la creazione umana nel Suo Regno trinitario – per salvarla – è perciò indispensabile – a prescindere dalla Redenzione, di cui diremo, l’Incarnazione che salda senza confonderle la Natura divina a quella umana previa divinizzazione – o santificazione che dir si voglia - della natura umana, ossia di quella parte dell’essere umano che è comune a tutti gli esseri umani.

E per santificare la natura umana era a sua volta indispensabile che l’essere umano avesse scelto liberamente di fare la Volontà di Dio “mangiando dell’Albero della Vita” (=Vita di Dio) che era piantato al Centro del Paradiso terrestre (Gn 2,9\a), ossia che avesse informato le sue azioni alle ispirazioni e mozioni dello Spirito Santo, che è Dio e Vita feconda e felice di Dio, la quale promana dal Padre(Dio) e dal Figlio(Dio.), e non avesse fatto di testa sua, decidendo da sé la propria vita morale nella scelta tra bene e male (cfr.: Gn 2,9\b in relaz. a: 2,16-17).

Dunque la Trinità di Dio creava appositamente degli esseri viventi  simili a Sé - e cioè realizzati dal nulla a Sua immagine (=imitazione) e somiglianza (=similitudine), ovvero simili a come ll Figlio naturale unigenito di Dio sarebbe diventato facendosi uomo pur restando sempre Dio, allo scopo di far eternamente felice l’uomo della Sua stessa eterna felicità.

 

Questo per noi felicissimo progetto - detto comunemente “Salvezza” (eterna) - che ci avrebbe assimilato alla pienezza della felicità\fecondità trinitaria della Vita eterna di Dio dentro Dio scaturiva dalla sovrabbondanza d’amore della Capacità d’amare onnipotente di Dio, che, non potendo accrescere la pienezza della Sua felicità trinitaria, agiva gratuitamente all’unico, esclusivo, benefico scopo di far partecipare degli esseri viventi alla felicità senza fine del loro Creatore.

 

In tale strabiliante progetto  - per cui nessun essere umano era previsto dovesse perdersi in eterno consiste  – lo ripetiamo -  la Salvezza (eterna). Esso se fosse stato portato a compimento nel paradiso terrestre della prima Creazione, quella del mondo della Genesi (Gn 1,1-31), ci avrebbe fatto esistere tutti dentro Dio (noi compresi) come figli nel Figlio di Dio (cfr.:Lc 20,28-38) ed avrebbe riguardato immediatamente anche il corpo, come dopo, ma molto dopo, avverrà con Gesù, nuovo Adamo (oltre che Dio) e con Maria, nuova Eva. 

Ma esso purtroppo non giunse mai a compimento nel Paradiso terrestre.

E fu il più grande dramma che mente umana possa mai immaginare, anche se Dio non consentì che finisse in tragedia, che esso costituisse cioè la fine ingloriosa del grandioso progetto che Egli aveva avuto sulla creazione umana,

Cerchiamo di capire come tutto ciò poté avvenire.

 

 

 > La perdita del libero arbitrio di Adamo ed Eva dopo la loro seduzione diabolica (=che li disunì dalla comunione  con Dio prima di essere da Lui assunti definitivamente in Lui) ad opera dell’angelo che  - prima di loro - si era già diviso eternamente da Dio per invidia dell’uomo.

 

Il libero arbitrio nel suo contenuto fondamentale è quel dono di Dio che consente all’essere umano nell’ambito esistenziale (=morale\etico) o di essere libero - ovvero di fare la Verità della Volontà di Dio (Gv 8,31-32) - o di non essere libero, ovvero di fare la propria volontà in opposizione alla Verità della Volontà di Dio, ed in definitiva, quindi, in contrasto col conseguimento dello scopo fondamentale e benefico per il quale Dio fa miracolosamente l’essere umano dal nulla: la sua divinizzazione per la sua partecipazione alla Vita sempiterna, e nello stesso tempo infinitamente felice, che è propria del modo di esistere di Dio dentro Dio(=Salvezza).

                Il libero arbitrio è il dono divino di cui Dio – fin dall’origine – dotò sia gli angeli che gli uomini.

                Dio invero non ha fatto il mondo della Genesi “Uni-verso” (orientato a Sé) oltre che molto vicino a Sé (ad Oriente(Gn 2,8)), e l’uomo “molto buono”, e cioè a Sua immagine e somiglianza, per lasciarli fuori di Sé, ma per divinizzarli, incarnarsi ed assumerli in Sé: nell’intimità trinitaria del Suo “Riposo del 7° Giorno”.

 

Eva ed Adamo purtroppo per loro (ma - come vedremo – anche per noi) “scelsero” nel Paradiso terrestre di non essere  esistenzialmente liberi, e, opponendosi con la loro alla Volontà di Dio (=peccato = errore nella direzione esistenziale), si fidarono più di una creatura, anche se di livello ontologico superiore a quello di loro due (l’ex angelo lucifero), che non del loro Dio Creatore e Signore.

Si fidarono cioè di satana, il serpente, lucifero, l’angelo che come vedremo si ribellò a Dio separandosi da Lui e che conservò nel male – ossia nel conoscere e NON fare la Verità - tutti i suoi superiori poteri preternaturali, perché per lui e per gli altri ex angeli che lo seguirono nella loro eterna diaspora da Dio (per il Quale anch’essi invece erano stati fatti) non ci fu, come vedremo, prova d’appello alcuna, come per gli esseri umani.

            In sostanza, i due progenitori del genere umano esercitarono contro Dio il dono divino del loro libero arbitrio rendendo così inattuabile il Suo disegno di sovrabbondante Amore per la felicità eterna del genere umano, che si sarebbe però dovuto perfezionare ancora con l’incarnazone dell’Unigenito.

Troppo tardi i nostri progenitori si accorsero poi, come diremo,  di essere stati ingannati e beffati da satana, e di aver fatto, quindi l’errore più madornale della loro vita.

Troppo tardi perché una volta aperto il cuore a satana si cade nelle sue mani, si diventa cioè come i prigionieri di guerra di un tempo  -  “captivi” -  schiavi cioè per sempre del vincitore, sue prede belliche, e quindi impediti di poter esercitare il dono divino del libero arbitrio, anche se Dio fa conoscere loro tutta la Verità.

 

Dunque Il peccato è OBBIETTIVAMENTE la deviazione esistenziale dallo scopo ultimo della vita umana che è DIO (sembra che “peccato” derivi da “peccus”= “sbagliato di piede”, come “mancus”= “mancino” significa “sbagliato di mano”). Per questo esso è il fatto più grave che l’essere umano possa commettere contro se stesso perché contraddice alla Salvezza eterna, ossia all’assunzione in Dio dell’essere umano: che è il fatto esistenziale assolutamente più importante per l’essere umano.

Sempre dal punto di vista obbiettivo, origine e causa del peccato è satana, l’angelo superbo che eccita alla superbia (il cui significato originario viene dal greco “super-bios”= “porsi al di sopra della vita stessa”, al di sopra, cioè, di ciò che per la vita è bene e di ciò che è male, sostituirsi quindi a Dio, che è l’Unico che può porsi al di sopra della vita creata, perché è Lui a farla dal nulla, ed è Lui solo che la può indirizzare – peraltro molto umilmente, come è proprio della Sua Capacità d’amare, detta “carità”, al Suo vero Bene, che è Lui stesso);  mentre la conseguenza immediata del peccato è per l’appunto la separazione eterna da Dio (=il suicidio spirituale dell’essere umano = l’inferno = la morte eterna).

L’uomo – come abbiamo già avuto modo di dover anticipare - è obbiettivamente nel peccato – ossia separato da Dio - quando si trova a non fare la Volontà di Dio che porta a Dio.

Oltre alla qualificazione obbiettiva c’è però anche quella SOGGETTIVA del peccato, il dolo, che riguarda la responsabilità dell’essere umano nella commissione del peccato, nel senso che tanto più l’uomo conosce la Verità dell’esistenza – e quindi Dio e la Sua Volontà - tanto più è libero tanto più è responsabile della sua deviazione dalla Verità, la Quale è una delle connotazioni di Dio (Gv 14,6). Viceversa quanto meno conosce la Verità (=Dio e la Sua Volontà) tanto meno è responsabile (cfr.:Lc 12,41-48.).

Sappiamo che la Trinità aveva fatto dal nulla  Adamo ed Eva a Sua immagine e somiglianza fino al punto di farli molto simili a Sé, ossia molto buoni (Gn 1,31), li aveva collocati in un posto – il paradiso terrestre – molto vicino a Sé (ad “Oriente”, dove sorge il “giorno”(Gn 2,8)) ed aveva loro donato la “scienza infusa”, ossia la conoscenza immediata della realtà che li circondava.

I due capostipiti del genere umano erano anche stati creati immortali in anima e corpo e conoscevano Dio - non certo come Dio si conosce in Sé perché non era ancora avvenuta l’incarnazione che avrebbe divinizzato la loro natura umana per assumerli nel Suo divino riposo trinitario.

Se no in tale pienezza, essi tuttavia Lo conoscevano molto bene in visione per come era loro possibile vederlo. Dio infatti appariva loro di frequente nel paradiso terrestre e parlava loro bocca a bocca, come un uomo parla ad un altro uomo (allo stesso modo Dio avrebbe poi parlato a Mosé, che fu da Dio prescelto – unico nella storia dell’antico Testamento – ad avere questo privilegio: cfr. Num 12,7-8 + Es 3,11; privilegio questo che – dopo Cristo – Dio conferisce a moltissimi Santi di Cristo, come San Francesco, San Pio da Pietrelcina…e a tanti, tantissimi altri, per cui c’è solo l’imbarazzo della scelta …).

Come fu allora possibile che lucifero, il serpente della Genesi li ingannasse fino al punto di farli cadere in quel tragico trabocchetto di cui  - malgrado l’intervento provvidenziale di Dio, di cui diremo, piangiamo ancora le conseguenze?

Per rispondere esaurientemente a questa domanda occorre innanzitutto conoscere meglio chi è e come opera         satana contro l’uomo, e che cosa vuole da lui.

 

 

>  Chi è satana, lucifero, il diavolo, il maligno o comunque lo si voglia chiamare?

 

Bisogna innanzitutto tener presente che satana non è il simbolo del male ma è una persona maligna.

 Non è cioè la rappresentazione letteraria del male del mondo, così come, ad esempio, viene simbolicamente raffigurata la “Morte”, e cioè come uno scheletro umano vestito da donna che tiene in mano una falce, perché tale donna personalmente non esiste così come è rappresentata, mentre satana esiste personalmente e non come ce lo raffiguriamo in modo letterario, per esempio, a guisa di un caprone barbuto…

Satana non è cioè un’allegoria del male, ma una reale persona maligna che purtroppo è super-intelligente e potente, un ex angelo di Dio, che, creato buono da Dio, avendo scelto il male, ossia di restare eternamente fuori di Dio per invidia dell’uomo, odia in modo irreversibile e tenace Dio, soprattutto quando Dio si fa uomo per elevare l’uomo a Dio.

Abbiamo fin dall’inizio, nella parte dedicata alla “Teologia della conoscenza”, mostrato la distinzione netta tra i poteri sovrannaturali di creazione e di estinzione della realtà esistenziale, che sono propri soltanto di Dio e son detti “miracoli” ed i poteri preternaturali o di prodigio che – usati a fin di male – sono propri di satana, mentre gli angeli e Dio – ovviamente – li usano a fin di bene.

 Si tratta di poteri comunque superiori a quelli degli esseri umani di questo mondo, che Lucifero – insieme agli ex angeli divenuti demoni che lo seguirono nella sua diaspora da Dio non perse, pur se rivolse al male.

                Conservò tali poteri preternaturali (NON sovrannaturali, propri solo di Dio) perché per lui e per i suoi accoliti non fu possibile alcuna prova di appello, come poi avvenne invece  - lo vedremo (e vedremo anche perché) - per gli esseri umani.

                L’ex lucifero si trasformò così in falso angelo della Luce, da messaggero di Dio in scimmia di Dio, da strada dritta per il Cielo in percorso che porta al precipizio dell’inferno…E – dati i suoi superiori poteri preternaturali di conoscenza e di prodigio, che non gli furono tolti – divenne – lungo tutta la Storia della Salvezza -  un essere molto pericoloso per l’uomo, come non mancheremo di porre nella opportuna evidenza (anche se egli non può tentare o violentare l’uomo al di sopra delle sue forze).

Ed è attraverso l’esistenza di fatti prodigiosi diabolici, rivolti cioè al male, che si deduce – come abbiamo già mostrato quando abbiamo parlato della differenza tra “miracolo” e “prodigio”, l’esistenza e la presenza personale e malefica di satana e dei suoi demoni in questo mondo. Realtà questa che è peraltro ampiamente rivelata soprattutto dai Vangeli nonché attestata -  fuori dai Vangeli - da Santi del calibro di un San Francesco ed – attualmente - di un San Pio da Pietrelcina (morto nel 1968), noto come Padre Pio...etc..etc..etc..

                Satana  - ed i suoi accoliti apostati ex angeli che lo seguirono - possiede per natura la stessa struttura immateriale – e quindi direttamente invisibile in questo mondo - e gli stessi poteri di intelligenza,  conoscenza e potenza preternaturali delle creature angeliche, ma, a differenza degli angeli, ha il cuore – ossia la capacità d’amare del suo essere - per sempre rivolto a fare coscientemente e sadicamente il male. Ma un male irreversibile e profondo, che, in ultima analisi, è quello di far condividere all’uomo la sua stessa sorte scellerata seducendolo all’inferno.

 

Satana prima di diventare quello che è, ossia il serpente, il maligno, satana stesso (a seconda di come viene chiamato in relazione alle sue malefiche caratteristiche dominanti) - era l'angelo che Dio aveva creato tra i più vicini a Sé e quindi tra i più simili a Se.

Egli era tra i più pieni di Luce divina-Verità: per questo originariamente si chiamava: Lucifero, ossia "portatore di Luce-Verità-divina". Luce-Verità che - riflessa da Dio – faceva di Lucifero la Verità dell’Esistenza più vicina a Dio nel rapporto tra il Creatore e le creature e tra le creature ed il Creatore.

Lucifero cioè - prima della caduta - insieme e meglio delle altre creature incorporee dette “angeli”, ossia “messaggeri di Dio”, era quello che conosceva più da vicino Dio-Verità, sia pure senza essere stato ancora liberamente assunto in Lui per poterne avere esperienza diretta e poterlo quindi “vedere” come Dio si vede in Sé.

Per raggiungere questo grandioso traguardo di piena divinizzazione in Dio, occorreva però che "Lucifero" (e gli altri angeli) fosse stato liberamente disposto a fare la Volontà di Dio.

Fosse stato cioè d’accordo con gli altri angeli disposto - prima di essere elevato definitivamente in Dio, nella Sua Intimità Trinitaria – a condividerne i progetti esistenziali imitando il modo di essere della Sua divina Capacità d’amare che in prima approssimazione è qualificabile come “Amore che serve”: Amore di “Carità”. (“Deus Charitas est= Dio è Carità in Se stesso).

Lucifero però ed una parte degli angeli che lo seguirono - ribellandosi a Dio - si rifiutarono liberamente di fare la Sua Volontà, e scelsero di restare eternamente fuori di Lui, pur di non farla.

Essi si trasformarono così da angeli della Luce(Dio) in angeli delle tenebre (senza Dio): da destinati liberamente al Cielo ad iniziatori del regno (=modo di esistere) delle tenebre, ossia della morte eterna da Dio, detto “inferno”.

                Si comportano contrariamente agli altri angeli che liberamente invece  - liberamente e felicemente! - optarono per la strada che aprì loro la porta – (l’essere umano non era stato ancora creato)  - alla visione beatifica di Dio dentro Dio all’interno del Suo Regno trinitario. In esso l’eternità è illimitata felicità di una vita sempre nuova che si auto-realizza nel rapporto infinito d’Amore tra le tre divine Persone. Tre divine persone di un unico e solo ma non solitario Essere divino.

Vedremo poco più avanti perché satana e gli altri angeli ribelli che lo seguirono nella sua diaspora da Dio - pur sapendo allora chi fosse il vero Dio in modo indubitabile e certo – scelsero ciononostante liberamente di separarsi per sempre da Lui (“Non serviam”) aprendo così le porte dell'inferno per loro e per i loro adepti.

Ma possiamo cominciare a dire fin da adesso che se si sottovaluta l'incidenza negativa di satana in tutta la Storia della salvezza, a cominciare dall’ante-storia di essa che si svolse nel paradiso terrestre della prima, superiore dimensione di esistenza della creazione del mondo, difficilmente se ne potrà comprendere l’andamento.

Se infatti è pure vero che la Storia della Salvezza è cristo-centrica, va però considerato che nemmeno ci sarebbe stata una Storia della salvezza se il progetto di divinizzazione ed assunzione in Dio del genere umano fosse andato in porto nel paradiso terrestre della prima dimensione di esistenza del mondo, che Dio aveva fatto dal nulla (=aveva creato) “ad “Oriente”, vale a dire, molto vicino a Sé (Gn 2,8. 15).

 E sarebbe avvenuto così se non ci fosse stato l'intervento diabolico di satana  - messaggero delle tenebre - che – in quel contesto esistenziale - ne impedì – col peccato, detto d’origine – o originale - la realizzazione (Gn 3,1-8).

 

Dalla Genesi (della prima creazione del mondo) all’Apocalisse (alla nuova creazione dei nuovi cieli e nuova terra) la perseveranza diabolica di satana contro Dio e l’uomo che Dio ama non conosce comunque soste.

                Se lo scopo degli scopi di Dio è quello di divinizzare ed assumere nel Suo riposo trinitario il genere umano, mediante l'incarnazione dell'Unigenito, lo scopo degli scopi di satana è quello di impedire questo progetto cercando comunque di trascinare l’uomo all’inferno.

                Tornando a questi nostri tempi non va taciuto che sono molti, purtroppo, anche tra i cristiani che non credono più alla esistenza personale di satana, perché, in ultima analisi, non credono più in quella del vero Dio, che pure da duemila anni a questa parte dopo Cristo si dimostra esistente e presente facendo e facendo fare miracoli che solo il vero Dio può fare e far fare.

Costoro, però, sono come inebetiti perché non si esaminano circa l'esperienza che fanno della tentazione continua, che spesso viene banalizzata e che a loro non sembra debba postulare l'esistenza di potenze demoniache personali.

La personificazione del male appartiene, essi dicono, all'epoca, ormai tramontata, in cui l'uomo si riteneva lo zimbello di forze cosmiche. La credenza del diavolo viene “modernamente” espunta come mitologia popolare del passato “medievale”, e respinta, mentre ciò che si chiamava possessione diabolica viene considerato uno dei tanti traumi che la psicologia del “profondo” cerca (ma invano) di spiegare.

I vari episodi biblici ed in particolare evangelici – però - in cui si parla di satana come di un essere personale e maligno  - contraddicono queste opinioni e ne svelano i falsi ragionamenti.

Col nome di satana, lo confermiamo,  la Bibbia designa invece un essere personale, per sé invisibile, ma la cui azione  od l'influsso si manifesta, sia penetrando in altri esseri viventi, in modo particolare negli esseri umani (se questi gli aprono il cuore) per determinarli ad azioni contrarie alla Volontà di Dio (cfr.: Gv 6,70; Lc 22,3) sia nella tentazione per convincerli a quelle azioni contrarie alla Volontà di Dio, magari senza riuscirci.

Il demonio assume, di tempo in tempo, dei volti diversi. Occorre perciò individuarli, tenendo presente che la più fine astuzia del diavolo, secondo il famoso detto di Baudelaire, sta proprio nel persuadere la gente, oggi, come abbiamo detto, più di ieri, che lui non esiste (e se non esiste lui, non esiste neanche Dio).

                Tutta intera la Storia della salvezza è invece pervasa da una lotta tremenda contro le potenze delle tenebre»; lotta che, cominciata fin dall'origine del mondo, durerà, come dice il Signore (cfr.: Mt 24,13; 13,24-30 e 36-43), fino all'ultimo giorno.

                Satana è stato chiamato pure “serpente” in relazione al significato emblematico negativo assunto da questo animale subdolo e pericoloso per via della sua astuzia e del suo morso avvelenato. Egli ha preso pure il nome di “satana”, che etimologicamente dall’ebraico significa: “nemico, avversario, oppositore, persecutore” (sottinteso dell’essere umano).

 

 

> Il “modus operandi” di satana (la bugia e la violenza) e le categorie degli esseri umani che egli prende particolarmente di mira (“i principi di questo mondo).

 

Satana sa perfettamente, in quanto ex angelo della Luce ed anche se divenuto angelo delle tenebre (=essere “maligno”), qual è la Verità dell’Esistenza, perché ha conosciuto molto da vicino Dio-Luce –Verità somma dell’Esistenza.

La sa - questa Verità fondamentale dell’Esistenza - ma non l’ha voluta fare per l’eternità, scegliendo di lasciare eternamente Dio per invidia dell’uomo.

Chi infatti nei Vangeli sa da subito che Gesù Cristo è Dio-Figlio di Dio(Padre) è satana, che parla per bocca dei suoi ministranti uomini: ma,  pur sapendo la Verità circa Gesù Cristo, ossia che è Dio e qual è la Sua missione (Gv 14,6), satana comunque Lo rifiuta, come appare evidentemente da vari brani evangelici (cfr., ad es.: Lc 8,27-31).

                Ovviamente anche il Salvatore conosce bene satana perché lo definisce quale «omicida fin dal principio (si riferisce all’omicidio di Abele)» e quale non perseverante nella Verità, perché «non vi è verità in lui. Quando dice il falso, infatti, parla del suo, perché è menzognero e padre della menzogna» (Gv 8,44)

Attenzione che Gesù marchia a fuoco il diavolo come bugiardo, ossia come ingannatore. Il significato originario di bugiardo è quello di “chi  fa parola o discorso contrario al vero da lui conosciuto”.

Il “modus operandi” del diavolo è dunque quello del bugiardo per natura, come quel pescatore che copre l’esca con l’amo affinché il pesce ingannato abbocchi e muoia.

Per questo Gesù ammaestra l’umanità, insegnandole: «Sia il vostro parlare “si”, se è “si”; e “no”, se è “no”: il di più viene dal maligno» (Mt 5,37).

Dunque il modo di agire caratteristico di satana contro tutti coloro, che facendosi convincere o temendolo - ossia i deboli che non gli oppongono resistenza o gli imprudenti che gli "danno occasione" - gli aprono il cuore - sono il falso ragionamento, la bugia, o la violenza spinta fino alla persecuzione omicida.

Se l'essere umano cade nella sua rete diventa "captivus", che etimologicamente significa "prigioniero di guerra" (tenendo presente la condizione di animalità in cui venivano tenuti i prigionieri di guerra) nel senso di chi perde ogni libertà perché ha perso il dono divino del libero arbitrio. 

Si tratta del dono della “libertà della libertà”, ossia di quel dono divino per cui si è liberi di restare liberi continuando ad essere liberi facendo la Volontà di Dio o si è liberi di farsi schiavi di satana, continuando ad esserlo, finché Dio, nel modo che vedremo, interviene ancora in favore dell'uomo: ma finché la Sua Misericordia infinita del Suo Cuore non confligge con la Sua altrettanto perfetta Giustizia distributiva.

Si comprende  allora meglio il significato di «falso angelo della luce» con cui San Paolo definisce il modo di sedurre principale di satana:

il modo di agire di satana dalla Genesi all’Apocalisse infatti è proprio quello di convincere l’uomo con falsi ragionamenti, che, se accolti, rendono cattivi i pensieri e portano all’azione di peccato – al male morale - che divide da Dio.

Satana fa questo in piena mala fede perché conosce chi è il vero Dio ma lo nasconde sapendo perfettamente quale danno  arreca a colui che egli vuol sedurre.

Egli presenta una parte o un aspetto della verità come Verità assoluta - in sostanza una menzogna - costellandola da altre “verità” che coprono altre menzogne e che "logicamente" discendono dalla prima.

Tipico fu – come vedremo – il falso ragionamento col quale il serpente indusse in errore la prima Eva per se-durla (riuscendoci), ossia per separarla da Dio col peccato (Gn 3,1-8).

Altrettanto tipico fu il ragionamento diabolico del faraone quando dette l’ordine di uccidere tutti i figli maschi nati nel popolo ebraico divenuto troppo numeroso rispetto a quello autoctono (si tratta in pratica del primo tentativo di genocidio degli Ebrei, ritentato poi ai nostri tempi da Hitler). E come non ricordare i falsi ragionamenti con i quali satana tentò addirittura Gesù – il nuovo Adamo - nel deserto, per sedurlo onde compromettere la Sua missione redentrice e salvifica del genere umano, e fargli così omettere di fare la Volontà del Padre (cfr.: Lc 4,1-13 etc..)?

 

La caratteristica operativa di satana, come scrive San Paolo (2Cor 11,14) è perciò quella del bugiardo, quella di camuffarsi da "angelo della luce", ossia da falso messaggero di Dio.

Ma in realtà egli è un pervertito che opera in questo mondo per pervertirlo nascondendo all’uomo Chi è il vero Dio come una nube che nasconde il Sole.

Il suo vero scopo è quindi quello di contraffare all’uomo – ad ogni essere umano che giunge alla capacità di intendere e di volere - qual è la Verità dell’esistenza fino al punto di presentarsi e di sostituirsi a Dio, facendo la scimmia di Dio ed inducendo l’umanità a seguirlo, in vista di perderla per sempre dal suo vero Fine ultimo.

Egli opera in modo opposto all’ultimo dei grandi profeti di Dio, San Giovanni Battista, colui che indicò il vero Dio fattosi uomo in Gesù, detto il Cristo.

Per quanto ci riguarda, Il diavolo quindi esiste per tentare - col falso ragionamento - di “se-durre” (=impossessarsi, condurre a sé, trascinare in cattività) l’essere umano al male morale del peccato (=corruzione) pur sapendo “dov’è” e pur sapendo “Chi è” il Bene assoluto (= “Bene” etimologicamente significa: “Colui che è beato e “bea”= Colui che è e rende felici per sempre).

Bene assoluto che, peraltro, satana, accecato dalla superbia, ha  rifiutato per sempre nell’eternità infernale dell’eterna ripetizione dell’uguale.

 

 

> Cosa vuole satana e come comportarsi per tenerlo a bada. - Il combattimento spirituale continuo.

 

Stabilito che satana per separare l’uomo da Dio col peccato parte dalla testa per arrivare al cuore, ossia all’accoglimento, all’adesione intima dell’oggetto della tentazione, bisogna allora stare molto attenti per respingere l’assalto dei pensieri passionali senza soffermarvisi. Occorre perciò che tali pensieri seduttori devono essere contrastati al loro stesso insorgere in quanto deve essere loro impedito assolutamente l’ingresso nel santuario dell’anima.

                E’ comune esperienza di chiunque si trovi a percorrere un cammino di santità il bombardamento di pensieri peccaminosi che satana gli genera di continuo nella mente nella speranza che arrivino al cuore, e quindi al peccato consumato.

Si tratta perciò di una vera e propria lotta spirituale continua, di un combattimento spirituale che non conosce tregua finché si vive in questo mondo, ma di cui satana è perdente se resta sempre fuori dalla porta del cuore, mentre il cuore è abitato dalla presenza di Dio con la preghiera continua.

In questo senso San Benedetto interpreta l'ultimo versetto del Salmo 136,9 che dice: «beato chi prenderà i tuoi piccoli e li sfracellerà contro la pietra»: bisogna - egli dice - respingere, annientare, sfracellare contro la Pietra, che è il Cristo, i pensieri provenienti dal maligno, fin dal loro nascere».

Se non ci comportiamo così non la spunteremo mai con satana essendo la nostra natura umana caduta anche per quanto concerne la sua capacità di comprendere la Verità, avendo perso la scienza infusa – ossia la sovrarazionalità originaria (che peraltro, come vedremo, non bastò nemmeno ad Eva quando era ancora nel paradiso terrestre).

Per questo bisogna stare molto attenti alla tentazione luciferina principale, che è quella della induzione ad aderire alla falsa conoscenza circa Dio (=quella non rivelata da Dio stesso), o, come si dice più comunemente in teologia, alla falsa gnosi,

Essa consiste nella cosiddetta auto-illuminazione, ossia nel ritenersi capaci di poter conoscere Dio al di fuori della Sua rivelazione che in Gesù Cristo si compie in auto-rivelazione.

In ultima analisi a poter conoscere il vero Dio e la Sua Volontà soltanto col proprio pensiero a prescindere dalla Scrittura ispirata da Cristo che si compie nei Vangeli:

«Allora spiegò loro in tutte le Scritture quel che si riferiva a Lui (…). Aprì loro la mente all’intelligenza delle Scritture e disse… » (Lc 24,25-27. 45-48).

E’ la pretesa di dire chi è Dio e cosa vuole dall’uomo prescindendo da Chi dimostra di essere Dio e chiede cosa vuole da noi (=Gesù Cristo).

È la tentazione di fondo di “lucifero”: quella di farci ritenere che il nostro pensiero basti da sé a comprendere tutto, anche chi è Dio, chi siamo noi e cosa Dio vuole da noi.

Poiché al contrario è Dio – il vero Dio - a dimostrare Se stesso ed a rivelare chi siamo noi e cosa vuole da noi, il luciferismo diventa il più sottile ateismo esistente perché ci induce a farci dio senza  - e talvolta contro - Colui che si dimostra invece di esserlo realmente.

E’ da questo ateismo “pseudo-scientifico” che tutti gli altri dipendono. E’ questo che fa ritenere legittimo a certi “tuttologhi” o a certi scienziati “domestici”, che magari sono esperti in qualche segmento dello scibile, di parlare di dio e della sorte dell’uomo come se fosse Dio stesso a parlare con la loro bocca: ma non sono né santi né profeti…

E mentre se uno che non è “laureato” in medicina pretende di dire qualcosa in campo medico si grida allo scandalo, allo stesso scandalo non si grida se qualcuno parla di Dio a sproposito, ossia a prescindere da quello che Colui che dimostra miracolosamente di essere Dio rivela di Sé.

Migliaia di tonnellate di libri sono stati inutilmente scritti in proposito da quando è stata inventata la stampa, oscurando anziché illuminare il cammino dell’umanità verso il suo destino esistenziale sia in Oriente (soprattutto) che in Occidente che al centro della Terra, con false religioni e false divinità che sono il risultato di mere elucubrazioni masturbatorie dell’uomo che crede di arrivare da se stesso alla Verità riguardante Dio e la Sua Volontà, mentre invece è portato al guinzaglio da satana.

Ecco nella sua pienezza svelata la “professione preferita di satana” quella di falso messaggero  della Luce, ossia di scimmia di Dio, di Colui cioè che  parla ed induce a ritenere Dio in modo contrario al vero da lui conosciuto, ostacolando e ritardando il cammino dell’uomo verso la Verità per  trascinarlo con sé nella “geenna” della menzogna eterna.

Disse una volta  il vescovo della parrocchia cui era preposto il Santo Curato d’Ars (Jean-Baptiste Marie Vianney; 1786-1859) a riguardo della scarsa cultura letteraria che gli si rimproverava: “Io non so se il Curato d’Ars sia colto. Ma una cosa so di sicuro: che egli è illuminato dallo Spirito Santo. E tanto basta ed avanza!”

 

Non ci dimentichiamo poi neanche che satana non si ferma davanti a niente – ricordando che per impedirgli la missione per la quale Dio si è fatto uomo - non si limiterà neppure dal cercare di….sedurre nel deserto persino Lui,  pur sapendo Chi era, (Lc 4,1-13).

Ma questo fortunatamente ci dà un grande esempio da imitare per risultare - malgrado la nostra condizione di inferiorità rispetto al nemico - vittoriosi dal luciferismo o gnosticismo diabolico, ossia quello di radicare i propri convincimenti esistenziali sulla Parola di Dio contenuta nella Sacra Scrittura, proprio così come fa Gesù, tentato nel deserto da satana.(Mt 4,3-10).

Proprio infatti per farci capire e farci evitare il luciferismo nel rapporto tra il vero Dio e l'uomo, Gesù Cristo, - lo ripetiamo - nel deserto, facendosi tentare da satana, ci ha descritto qual è il modo unico per mandarlo a quel paese: la conoscenza della Rivelazione che in Lui si compie in auto-rivelazione.

In quella circostanza infatti l’uomo-Dio - ossia la Sapienza assoluta -  rintuzzava il nemico di Dio e dell'uomo non in maniera autonomamente autorevole come gli sarebbe stato naturalmente possibile per la Sua Natura divina, ma – per darci un esempio -  con la citazione di versetti della Bibbia, che costringevano satana a cambiar”ragionamenti”, e, alla fine ad allontanarsi senza aver concluso nulla (Lc 4,1-13; + Mt 4,3-10).

Ripromettendosi però di far, al momento opportuno, uso dell’unica arma che gli restava oltre il falso ragionamento seduttorio: la violenza dell’omicidio.

Ed è questa l’altra caratteristica del modus operandi di satana: la violenza verbale e fisica fino alla morte corporale (quanti ancora in questo mondo si fanno imitatori di satana!).

        Ma proprio  quando gli parve  di aver impedito a Gesu’ Cristo la Sua missione, uccidendolo sulla croce, fu allora che ne rese invece possibile – senza volerlo – il compimento, e, pur avendo inutilmente vinto tante battaglie, perse alla fine definitivamente la guerra, restando con un pugno di mosche in mano…Anche la morte si vince quindi, se si rimane in Cristo.

 

         «L'incombenza di satana, di questa nefasta presenza, (che richiede il combattimento spirituale continuo; ndr) disse Papa Montini parlando del diavolo, il 15 novembre 1972, durante l'udienza generale, è segnalata in moltissimi passi del Nuovo Testamento. San Paolo lo chiama il "dio di questo mondo" (2Cor 4,4) e ci mette sull'avviso sopra la lotta al buio che noi cristiani dobbiamo sostenere non con un solo demonio, ma con una sua paurosa pluralità: "Rivestitevi, dice l'Apostolo, dell'armatura di Dio per poter affrontare le insidie del diavolo... poiché la nostra lotta non è soltanto col sangue con la carne (ossia con esseri umani) ma contro i principati e le potestà, contro i dominatori delle tenebre, contro gli spiriti maligni dell'aria" (Ef 6,11-12)».

       

         Dopo Cristo, la Verità assoluta dell’Esistenza,  che è Cristo, e la Via per raggiungerla, che è l’imitazione di Cristo (Gv 14.6), si scontrano con la menzogna e con la violenza mondana, di cui satana è il principe. Tre volte infatti Cristo riferendosi al demonio, come a Suo avversario, lo qualifica “principe di questo mondo” (Gv 12,31; 14,30; 16,11.                  

        E quando satana nel tentare di se-durre Dio in Gesù Cristo gli offre tutti i potentati politico-economici di questo mondo, ossia i regni che governano le nazioni, non bisogna dimenticare di evidenziare che tali “regni” satana afferma di avere sotto il suo dominio (Mt 4,8-9).

        Questo significa che satana guarda ad una particolare categoria di esseri umani da sedurre: quelli che detengono il potere sugli altri: re, principi, capi-popolo, episcopi, presbiteri…

        E tale “rivelazione” diabolica  non poteva non essere vera posto che satana sapeva chi aveva di fronte: Uno cioè che sa tutto ed al Quale è inutile mentire.

         I fatti accaduti infatti e che accadono  - di cui dovremo dire - confermano in pieno questa “rivelazione” diabolica, stante che spesso – se non esclusivamente - gli oppositori più subdoli di Cristo, i persecutori dei Suoi testimoni più radicali, coloro che i testi del Nuovo Testamento chiamano anticristi, sono da ricercare tra re, principi, governatori, e - purtroppo – anche là dove meno ce lo si sarebbe aspettato tra episcopi e preti della Chiesa “ordinata”.

 

 

> L’opera di satana nel paradiso terrestre della prima creazione “Uni-versale” del mondo. L’inganno del serpente impedisce in quella superiore dimensione d’esistenza del mondo il disegno salvifico di Dio sul genere umano.

 

Una volta mostrato chi è, come opera, cosa vuole, e come comportarsi per tenere a bada satana, possiamo continuare la nostra esposizione mostrando che nel Paradiso terrestre della prima creazione del mondo (quello Uni-verso della Genesi), satana ai due capostipiti del genere umano - a coloro cioè dai quali l’intero genere umano che era nella mente di Dio sarebbe derivato (noi compresi) –  prospettò il male – ossia il non far più la Volontà di Dio (Gn 2,17 + 3,3) - come un bene – ossia come la loro autonomia da Dio che li avrebbe fatti – a suo dire -  diventare uguali a “Dio” (senza Dio e fuori di Dio è cosa in assoluto impossibile perché il vero Dio è uno solo ed è sempiterno).

Dio veniva e viene presentato da satana come un limitatore della libertà umana. Rendersi autonomi da Dio significava quindi acquistare quella libertà che Dio avrebbe negato con il sottoporre l'uomo a fare la Sua Volontà. Satana presentava quindi Dio come invidioso dell'uomo che non voleva rendere autonomo per tema  di perdere il Suo assoluto predominio su tutte le cose. Al contrario l’uomo NON facendo la Volontà di Dio – sempre a dire del “serpente” - avrebbe conosciuto sia il bene che il male. Per questo sarebbe diventato addirittura….uguale a Dio, perché solo Dio (questo è vero, perché satana dice sempre le mezze verità contrabbandandole come verità assolute) può conoscere quello che è il Bene, ossia tutto ciò che  si avvicina a Lui, Sommo Bene, e quello che è il male spirituale o peccato, ossia tutto quello che si allontana dividendosi da Lui Sommo Bene.

Il “ragionamento” del diavolo – che sembra non fare una grinza -  era però tutto un sottile raggiro “luciferino” (e non è da sottovalutare il fatto che il filosofema diabolico è stato compreso appieno solo dopo Cristo e dai santi di Cristo) sia perché di uguale a Dio non c’è che Dio, sia perche facendo la propria volontà al posto di fare liberamente quella di Dio NON è vero che l’essere umano possa conoscere il bene ed il male: in realtà quello che conosce e fa è solo il male morale o spirituale, ossia il peccato, perché solo Dio è e sa qual è il vero Bene, ossia la via maestra che conduce a Lui . E’ Dio infatti “la Via, la Verità e la Vita” (cfr Gv 14,6) e di Dio - Quello almeno che si dimostra tale – ce n’è uno solo!.

Ma la menzogna più grave fu quella di suggerire che la libertà può essere trovata fuori di Dio, proprio perché è Dio stesso la Libertà assoluta in quanto Verità assoluta.

E’ infatti conoscendo e sapendo la Verità, cioè Dio stesso, che si è liberi, come Gesù stesso non mancherà di rivelare esplicitamente, Ecco infatti come Egli chiarisce questo punto a quei Giudei che avevano "creduto" in Lui:

«Se rimanete fedeli alla mia Parola (= sottinteso: che è Parola di Dio), sarete davvero miei discepoli (=imiterete la mia Vita); conoscerete la Verità  (conoscerete cioè Dio che è La Verità assoluta) e la Verità (e cioè: Dio, Io stesso) vi farà liberi (vi condurrà in Dio che è Libertà assoluta in quanto Verità assoluta).

Ciò nonostante  Dio non costringe nessuno alla Verità –  Verità che è Amore di Carità (“Deus caritas est”) – e – una volta che pone la coscienza dell’uomo di fronte ad essa conferendogli – come nel paradiso terrestre -  il libero arbitrio, ossia la libertà di essere o non essere libero, rispetta la sua decisione nel Bene o nel male, a meno che satana non l’abbia tratto in in inganno.

 Ed è così che l’uomo credendo di liberarsi di Dio finisce col sottoporsi  - fuori di Dio – ad uno più forte di sé, che seduce con la menzogna delle mezze verità presentate come verità assolute, ed induce al male spirituale sempre più profondo del peccato.

Così  purtroppo avvenne per Eva ed Adamo.

 

In realtà, dunque, opporsi responsabilmente alla Volontà di Dio costituisce il peccato, sia in senso obbiettivo che in senso soggettivo di dolo, costituisce cioè quella libera – e quindi responsabile - scelta che rifiuta Dio per l’ego del proprio io, imitando satana, ossia facendo la sua volontà, e lasciando il vero Signore per sottoporsi alla cattività di un falso signore, che scimmiotta quello vero in odio a Dio ed agli esseri umani fatti simili a Lui, che Dio ama.

 

Ma satana che non era stato ingannato da nessuno come mai era finito all’inferno prima dell’essere umano?

Premesso che tutti sceglierebbero di sperimentare Dio come Dio è in Sé, ossia il paradiso, se potessero sperimentarlo in anticipo – per lo stesso motivo nessuno sceglierebbe l’inferno se potesse sperimentare in anticipo che cos’è.

Nella prima ipotesi, quanto sopra detto è così perché, per poter entrare in Dio, bisogna essere prima divinizzati da Lui, e, per esserlo, bisogna utilizzare il dono divino del libero arbitrio nella direzione di scegliere di fare la Sua Volontà mentre ancora non si è entrati in Lui…

Ed è così anche nel secondo caso perché, per precipitare all’inferno – ossia nell’eternità senza Dio dell’Aldilà - bisogna prima scegliere definitivamente e malgrado tutti i richiami e gli ammonimenti di Dio di voler esercitare il libero arbitrio nella direzione coscientemente contraria a quella che è la Volontà di Dio, peccando, ossia scegliendo da sé nell’errore quello che ci pare bene ed invece è male, ed evitando quello che ci pare male, ed invece è bene.

Nessuno quindi sceglie l’inferno per l’inferno, perché quando vi è caduto dentro farebbe tutto il possibile per venirvi fuori se avesse ancora un solo istante di tempo ma non ce l’ha, e nessuno rifiuta il paradiso per il paradiso perché quando vi è dentro non gli passa neanche per l’anticamera del cervello il desiderio di venirne fuori, tanto ci sta benissimo, è cioè felicissimo di esserci.

 

Sia l’inferno che il Paradiso riguardano entrambi la vita eterna di Creature che Dio ha dal nulla fatto eterne per farle però partecipare tutte alla infinita felicità in Lui della Sua Vita sempiterna.

Dio non ha fatto l’eternità dell’inferno, ossia una vita eterna di creature viventi per sempre fuori di Lui.

Incomparabilmente diversa è perciò la vita vissuta per sempre fuori e senza Dio da quella vissuta per sempre dentro e con Dio!

Eternità di vita infinitamente infelice e ripetitiva è infatti l’una; eternità di Vita infinitamente felice (=feconda) e sempre nuova è l’altra.

La prima vita - in quanto eterna ma infeconda - altro non costituisce che l’angoscia esistenziale delll’eterna ripetizione dell’uguale, l’altra Vita – in quanto anch’essa eterna ma infinitamente feconda – costituisce invece, quella Vita sempre felice, che  è  la partecipazione alla Vita eterna di Dio, che Dio vive in Sé nell’infinito interscambio d’Amore tra le Sue Tre divine Persone.

Il vero Dio è infatti l’Unico Essere sempre esistente in Cui la stabilità sempiterna della Sua identità tripersonale di Padre, Figlio e Spirito Santo - si coniuga sempre con la varietà SENZA FINE della Sua Vita intra-trinitaria d’Amore. Amore assoluto o di “Carità”, di cui diremo – e che non ripete mai ciò che fa sperimentare.

 

Senza quindi poter aver anticipata esperienza della felicità assoluta di Dio prima che tali creature  siano state assunte in Dio da Dio, sappiamo però che se l’essere creato eterno vuole essere eternamente felice deve entrare in Dio, nella Sua intimità trinitaria, altrimenti sarà eternamente infelice.

Soltanto Dio, infatti, è l’unico Essere vivente che è e dà - da sempre e per sempre - Felicità.

 

Lucifero, alias satana, alias il serpente, alias il diavolo, alias il maligno…, l’angelo cioè più potente creato da Dio più vicino a Lui,  per essere col suo consenso assunto in Lui, nonché quegli altri angeli che lo seguirono nella sua tragica diaspora da Dio, avevano scelto di non fare la Volontà di Dio in merito al progetto che Dio aveva loro reso manifesto a riguardo della creazione umana.

Essi scelsero quindi -  stando ancora fuori di Lui ma fatti per essere assunti liberamente in Lui – di lasciare Dio per sempre a motivo della loro sopravvenuta superbia contro Dio e della loro invidia per l’uomo.

E siccome essi - in quanto angeli - conoscevano Dio al meglio di come creatura può conoscerlo in grazia della Sua continua auto-teofania nei loro confronti – e quindi in modo del tutto chiaro e distinto, questa scelta fu scelta di rifiuto pienamente responsabile (senza giustificazione alcuna) della Verità-Dio.

 Esso realizzò perciò quella “bestemmia contro lo Spirito Santo-Dio”, di cui ancora parleremo a riguardo degli uomini di questo mondo e che Cristo rivelerà essere irreversibile.

Ciò nel senso che questo rifiuto di chi conosce indubitabilmente Dio quale vero Dio è ingiustificabile e quindi irreversibile, perché Dio eleva le sue creature in Lui solo se esse liberamente lo vogliono e non contro la loro libera volontà.

Per questo Egli conferisce loro il dono del libero arbitrio che è la libertà di essere liberi scegliendo Dio, o quella di restare schiavi dell’ego del proprio io scegliendo per qualsiasi motivo di rifiutarlo.

Dio infatti rispetta – anche nel male – l’esercizio del dono del libero arbitrio, e cioè anche quando tale esercizio realizza la scelta di rifiuto - senza giustificazione alcuna  - di Dio come tale conosciuto.

  Rifiuto che – per una creatura creata eterna – diventa - nelle condizioni esistenziali appena descritte - eternamente irreversibile.

 

Il progetto che Dio aveva a riguardo della Creazione umana e che suscitò l’invidia di satana prevedeva che gli esseri umani fatti da Lui di natura originariamente inferiore a quella angelica sarebbero stati nel prosieguo elevati da Dio in Lui al di sopra degli Angeli mediante l’incarnazione dell’unigenito Suo Figlio che li avrebbe pienamente divinizzati ed innalzati fino ad introdurli nell’intimità trinitaria del Suo Regno (il famoso Riposo del settimo Giorno).

Tali creature sarebbero diventate quindi più vicine a Dio – e quindi più perfette -  delle creature angeliche. Per questo  - scegliendo la perdizione eterna da Dio, gli angeli ribelli rifiutarono Dio ed il Suo progetto sull’uomo profferendo quella celebre frase che suona. “Non serviam”, ossia: “Non servirò” (gli esseri umani, opponendomi ad essi).

Questo progetto dunque che prevedeva che Dio nella Persona del Figlio si sarebbe umiliato al punto tale che da Creatore si sarebbe fatto creatura facendosi uomo e nascendo da una Donna – la prima Eva, quella del paradiso terrestre della prima creazione del mondo –  rimaneva del tutto inconcepibile alla falsa maestà angelica di lucifero e &.

Fu quindi decisamente respinto da questi e da quella parte degli angeli (un terzo), che lo seguirono ribellandosi a Dio e rifiutandosi di fare la Sua Volontà (Ap 12,1-4).

 

               Da quanto esposto risulta quindi che lucifero, quando tentò Eva, sapeva, come nessuna creatura mai poteva sapere perché lo sperimentava in atto, cos’era l’inferno, ma ne nascose l’eterna tragicità esistenziale ad Eva. Ecco perché viene chiamato il maligno. Egli cioè era già diventato satana, il diavolo, l’oppositore eterno di Dio e dei Suoi progetti di sconfinato Amore sull’uomo.

Eva ed Adamo non solo non avevano sperimentato l’inferno, ma non sapevano che l’angelo più vicino a Dio, l’angelo di luce sfolgorante - lucifero - era diventato il capo dei demoni, ossia la persona più potente e maligna - che pur Dio aveva creato la più buona - dell’intero creato.

Satana si comportò quindi con i primi Due come il pescatore che copre l’amo con l’esca affinché il pesce abboccando segni la sua morte senza saperlo.

Si comprende adesso come sia potuto accadere che Adamo ed Eva, pur avendo il dono della Scienza infusa, si siano potuti lasciare ingannare dal luciferismo diabolico di satana, che peraltro aveva (ed ha) gli stessi poteri detti preternaturali propri degli angeli, ma rivolti però a fare il male.

 

 

> Il peccato originale e le sue malefiche conseguenze diaboliche incidenti sulla natura umana di Adamo ed Eva, e quindi poi  su quella di tutti gli esseri umani cui essa in seguito alla caduta dal paradiso terrestre divenne comune.

 

Dopo che Eva e per Eva Adamo, seguendo satana nella sua diaspora da Dio, troncarono col peccato originale il cordone ombelicale dello Spirito Santo-Dio che li legava a Dio, altro non fecero in verità che bloccare la loro crescita spirituale impedendo l’effusione della grazia originale, la quale  - deificandoli o santificandoli che dir si voglia - avrebbe altrimenti reso la natura umana primigenia loro comune  idonea ad essere sostanzialmente unita - mediante l’incarnazione dell’unigenito Dio-Figlio di Dio dalla prima Eva – alla Natura divina.

                L’unione sostanziale della Natura divina a quella umana operata dal Figlio di Dio col farsi uomo-Dio nascendo dalla prima Eva - se questa ovviamente non si fosse separata da Lui col peccato – aveva perciò lo scopo di divinizzare pienamente ed assumere in Dio, nell'intimità trinitaria dell Suo Riposo  del Settimo Giorno (Gn 2,2-3),  la natura umana.

                Sarebbe insomma avvenuto già nel paradiso terrestre della prima superiore dimensione d’esistenza del mondo quello  che poi dopo – ma molto dopo! – avvenne in una città di questo mondo chiamata Nazaret (Lc 1,26-38)

                Se questo che fu il progetto originale di Dio si fosse verificato nel paradiso terrestre della prima dimensione d’esistenza del mondo – quello di cui in Gn 1,1-31, Adamo ed Eva sarebbero stati divinizzati ed assunti nell’intimità trinitaria di Dio. E non solo loro.

                Tutti i loro discendenti infatti (noi compresi) sarebbero stati generati in Dio direttamente da Dio in anima e corpo e nei modi di Dio, e cioè per l’onnipotenza di Dio-Spirito, come poi – ma molto dopo! – avverrà per il concepimento di Gesù dalla semprevergine madre Maria, la nuova Eva senza peccato. Tutti gli esseri umani sarebbero stati così partecipi da subito a quella felicità\fecondità infinita che è propria della Vita eterna di Dio dentro Dio, senza passare come poi sia pure provvidenzialmente avvenne - per la valle di lacrime di questa dimensione di esistenza del mondo, sviato da Dio (nel senso che è ancora in mano a satana nei suoi potentati politico-economici), oltre che caduto, decaduto, crocifisso e mortale…..

 

Ma a causa però della rottura del cordone ombelicale con Dio, che è lo Spirito Santo (Gn 3,22), in conseguenza del peccato originale consumato (Gn 3,6) che – come ogni peccato mortale o di morte spirituale - separa da Dio -  la capacità d’amare dell’anima umana venne a perdere purtroppo il dono fondamentalmente più importante ricevuto da Dio, la sua bussola esistenziale, ossia: il suo retto, congenito orientamento Uni-verso al Suo Creatore.

La donna e l’uomo primigeni, in altri termini, voltarono le spalle a Colui – l’Unico - che dal nulla e senza alcun vantaggio li aveva chiamati ad esistenza soltanto per gratuita sovrabbondanza d’Amore, immettendo in loro un alito di Vita – Lo Spirito Santo (Gn 2,7) con l’intento di farli partecipare in Sé alla fonte infinita della Sua Felicità: a quei fiumi di acqua viva di cui poi parlerà il Cristo (Gv 7,38-39).

La capacità d’amare  - il cuore della natura umana di Adamo ed Eva nel suo elemento essenziale – l’anima - sviandosi così dal suo retto orientamento volto ad amare Dio prima ed al di sopra di tutto – si pervertì purtroppo ad un punto tale da inclinare la sua retta direzione esistenziale da Uni-versa in ego-versa da umile in superba.

La connaturazione di questa inclinazione esistenziale perversa cagionò il loro determinismo a peccare. Ossia la perdita autonomamente irrecuperabile del dono divino del libero arbitrio con l’impossibilità antropologica di un loro ritorno a Dio: ecco l’inferno, o, per meglio dire, la vita infernale nella sterilità della sua eterna ripetizione dell’uguale.

 

Lungi dal diventare uguali a Dio, Adamo ed Eva caddero invece sotto la “cattività” diabolica (=egoversa, superba) di satana e persero, con la strada che li avrebbe condotti all’incontro salvifico con Dio facendoli déi in Dio, anche – lo ripetiamo - la possibilità di ritornare indietro per cui la separazione da Dio divenne eterna come l’inferno.

Tanto è vero questo che durante il primo Giudizio universale di Dio (cfr.: Gn 3,9-24 lo chiamiamo “primo Giudizio universale” perché, come il secondo ed ultimo, quello dell’Apocalisse, è universale anch’esso in quanto non riguardò solo Adamo ed Eva ma l’intero Cosmo che Adamo ed Eva in loro due ciascuno ricapitolavano) i due progenitori del genere umano se ne rimasero con satana, e, pur riconoscendo il loro errore perché prospettarono le loro giustificazioni (contrariamente al diavolo che non aveva nulla da dire per il male perpetrato), tuttavia, la superbia della loro condizione esistenziale di separati da Dio col peccato mortale consumato e reiterato restava.

Nella circostanza infatti essi non chiesero perdono a Dio della loro mancanza di fede, né implorarono di ritornare a Lui, ma fecero come si suol dire “a scarica barile” e quasi attribuendo a Dio la responsabilità ultima della loro disubbidienza: Eva infatti disse. – “Il serpente mi ha ingannata;:ed Adamo: disse: – “La donna che tu mi hai messo accanto mi ha indotto a peccare” (cfr.: Gn 3,12-13).

I due capostipiti dell’umanità vennero a perdere così la parte migliore della loro immagine e somiglianza con Dio: il loro essere stati fatti “molto buoni” da Dio (cfr.: Gn 1,27. 31) che è Bontà (=”fecondità\felicità) assoluta (cfr.:Mr 10,18), rendendo la natura umana loro comune sospinta in modo deterministico a restare separata da Dio ed unita col peccato a satana, il maligno

 

La situazione che si era venuta a determinare nel paradiso terrestre era divenuta a dir poco tragica, se Dio non fosse misericordiosamente e gratuitamente intervenuto.

A parte il danno emergente dell’impedimento satanico all’Incarnazione che secondo il progetto originario si sarebbe dovuta verificare già dal paradiso terrestre con la divinizzazione ed assunzione in Dio dei primi Due esseri umani e di tutti coloro (noi compresi) che da loro due sarebbero discesi in Dio pieni di Dio e nei modi di Dio, si aggiungeva pure:

sia la connaturazione dell’inclinazione ego-versa della loro capacità d’amare che – col determinismo a peccare - impediva loro l’esercizio del libero arbitrio e quindi l’impossibilità di auto-liberarsi da satana uscendo dal peccato,

sia l’infecondità generativa ossia l’impossibilità – dopo la rottura del cordone ombelicale dello Spirito Santo - che da Eva ed Adamo potesse discendere qualcuno, per il semplice fatto che nella superiore dimensione di esistenza Uni-versa del mondo genesiaco culminante nel paradiso terrestre non esisteva la procreazione umana – di cui diremo - perché era soltanto Dio a fare dal nulla direttamente non solo l’anima ma anche il corpo anch’esso immortale, al pari dell’anima.

 In questa tragica condizione di eterno stallo esistenziale si presentava dunque la vita eterna di quei due primi esseri umani dai quali tutti gli altri sarebbero dovuti discendere (noi compresi) e che non sarebbero mai discesi (noi compresi) se le cose fossero rimaste così come sono state descritte.

 

E questo  - detto per chi non riesce a capire che  la presenza del male nel mondo non esclude quella di Dio  -  fu quello che satana cagionò contro il progetto di Dio sull’uomo.

Satana - colui che sarà maledetto in eterno dal Suo Creatore (Gn 3,14) - poteva dirsi soddisfatto …

Ma non lo fu per molto ed alla fine non lo sarà per nulla, avvalorando in pieno la sapienza del proverbio che dice: “Ride bene chi ride ultimo”, perché, anche se satana vincerà ancora tante battaglie contro Dio e l’uomo, prima della resa finale dei conti, alla fine però perderà comunque la guerra, restando solo con un pugno di mosche in mano. Ed è quello che mostreremo.

 

Data la situazione esistenziale infernale che si era venuta a determinare nel paradiso terrestre della prima superiore dimensione di esistenza del mondo, solo Dio poteva porvi riparo, ma doveva la Sua azione oltre che misericordiosa essere anche giusta e condotta come è proprio della Capacità d’amare trinitaria di Dio.

E – per fortuna nella disgrazia - ci fu la grazia per via dell’inganno che giocò a favore dei due capostipiti del genere umano, e quindi, di tutto il genere umano (noi compresi).

 

La scelta di seguire col peccato satana separandosi da Dio non fu infatti per Adamo ed Eva una scelta pienamente libera ma una scelta inficiata dall'errore e quindi non pienamente responsabile.

Per questo Dio nella sua giusta misericordia diede loro una prova d'appello, tenendo pure conto che dal loro "sì" dipendeva la ripresa o la definitiva archiviazione del progetto trinitario di divinizzare ed assumere in Dio, mediante l'incarnazione, il genere umano.

 

 

> La caduta dal paradiso terrestre in questo mondo senza paradiso terrestre, ovvero il depotenziamento antropologico della natura umana – e quindi quello di tutti gli esseri umani cui tale natura divenne comune - in conseguenza al primo Giudizio universale (Gn 3,16-24).

 

Fermo restando che il progetto di divinizzare ed assumere in Dio il genere umano mediante l’Incarnazione dell’unigenito Figlio di Dio rimane, anche se esso, per colpa di satana, non poté avvenire nel paradiso terrestre dalla prima Eva, Dio sceglie però un’altra Via, ovviamente diversa da quella del paradiso terrestre.

Quest’altra Via infatti rispetto a quella precedente del paradiso terrestre non solo è una Via necessariamente dolorosa (vedremo perché) ma risulta essere anche una Via molto più lunga ed impervia, soprattutto per l’ostilità delle azioni di ritardo frapposte da satana volto con diabolica (=dal greco “diaballo”= “mi frappongo”, “divido”: il diavolo infatti si frappone tra l’uomo e Dio cercando di dividere l’uomo dall’uomo dividendo l’uomo da Dio. è questo l’odio satanico) puntuale, analitica perseveranza a far perdere tempo all’uomo ed a sottrarre anime a Dio.

 

La Via più lunga (per colpa di satana) e dolorosa per giungere alla Salvezza in Dio introduce purtroppo un modo di esistere (o regno d’esistenza) umano in cui è presente l’ignoranza, il dolore, la malattia….la morte fisica, sia pure in modo temporaneo perché è una via strumentale e quindi provvisoria.

Tutte limitazioni che nel modo di esistere - o regno umano - della prima dimensione di esistenza del mondo culminante nel paradiso terrestre di Adamo ed Eva NON esistevano, ma che, come vedremo meglio, sono - essendo per l’appunto strumentali alla salvezza – NECESSARIAMENTE provvidenziali.

 Si tratta in realtà di un abbassamento peggiorativo di tutto il modo di esistere dell’essere umano primigenio, che incide e cambia la natura umana, la quale, in quanto tale, diventa individualmente comune ad ogni essere umano.

Tale abbassamento riguarda inoltre non solo il modo di esistere umano o regno umano di esistenza ma anche quello di tutti gli altri regni inferiori di esistenza subordinati a quello umano. Riguarda cioè anche: il regno animale, il regno vegetale e quello fisico-minerale, e quindi l’intero mondo della prima Creazione, che viene “de-creato” da Dio nel mondo caduto, decaduto, crocifisso e mortale, che è ancora quello attuale.

Tutto questo deriva dal primo Giudizio universale così chiamato perché in realtà riguardò l’intero cosmo della prima Genesi (Gn 1,1-31) che Dio de-creòriducendolo nella valle di lacrime di questo mondo (Gn 3,9-24).

Mondo questo nel quale ancora viviamo, ma  la cui dimensione di esistenza è come abbiamo detto provvisoria in quanto è strumentale alla redenzione, e verrà sostituita con una nuova dimensione  della Creazione (2Pt 3,13) che è, a sua volta, omogenea a quella caduta del paradiso terrestre di Adamo ed Eva, non appena la salvezza, che ormai sappiamo cos’è, verrà raggiunta.

Ritornando al primo Giudizio universale della Genesi (il secondo e ultimo è quello dell’Apocalisse, che interverrà alla fine di questo mondo per quello della nuova Creazione) Dio “sbloccò” – con la “pro-creazione” - la sterilità generativa – altrimenti eterna - della natura umana che – essendo stata fatta da Dio in modo tale da poter generare direttamente per potenza dello Spirito Santo sia in anima che in corpo (al modo cioè di come poi avverrà per Maria, la nuova Eva senza peccato, a riguardo di Gesù, il nuovo Adamo senza peccato), non avrebbe, altrimenti, potuto più proliferare, lasciando Adamo ed Eva nella loro eterna solitudine infernale, e noi nella inesistenza generazionale.

Che cos’è la “pro-creazione”?

La procreazione è un modo di generare del tutto diverso da quello che Dio aveva predisposto per la natura umana originale, se non fosse intervenuta la separazione da Dio del peccato originale.

L’essere umano, che nella superiore dimensione d’esistenza del paradiso terrestre veniva  creato direttamente da Dio in anima e corpo, entrambi immortali, diventa pro-creatore, nel senso che il concepimento della prole non avviene più per opera diretta di Dio sia per l’anima che per il corpo, ma, per quanto concerne il corpo, avviene per "causa seconda", ossia: per concomitante causa umana, detta "procreazione".

Se si osserva ora con la dovuta attenzione il versetto 1 del cap. 4 del libro della Genesi si vedrà che risulta su questo punto fondamentale confermata l’interpretazione  dei fatti biblici che ne abbiamo dato.

Ed infatti, da un lato è scritto che - dopo la caduta –Adamo si unì ad Eva sua moglie (=procreazione umana), la quale concepì e partorì un figlio, e disse: “Ho acquistato un uomo dal Signore”(=generazione divina, perché l’anima la crea sempre direttamente Dio).

Ecco la pro-creazione, ossia la collaborazione umana alla creazione divina dell’essere umanano, nel senso che il nascituro ha inizio ad opera umana per quanto concerne il corpo che viene formato sulla base delle leggi biologiche di questo mondo e direttamente dal nulla da Dio per quanto concerne l’anima, che viene creata ed infusa contestualmente al primo inizio (embrione) della formazione del corpo.

Ne consegue che se non c'è unione tra lo spermatozoo maschile  e l'ovulo femminile, se non c'è cioè la pro-creazione, non c'è neanche la proliferazione, perché Dio infonde l’anima - che fa dal nulla (=crea) - contestualmente alla fecondazione biologica  (Gn 4,1).

Il «Siate fecondi e moltiplicatevi», quindi, di cui in Gn 1,28/a, trovò un modo di applicazione diverso ed inferiore da quello divisato da Dio nel Suo piano originario, il quale prevedeva che esso si sarebbe dovuto verificare direttamente da Dio-Spirito Santo in anima e corpo, così come fu concepita Eva dalla “costola” di Adamo dormiente.

Per questo  in relazione alla caduta originale è scritto che la donna avrebbe partorito con dolore (“Partorirai con dolore..”: Gn 3,16\a) e sarebbe stata istintivamente (non più “spiritualmente”) spinta verso l’uomo e viceversa, per via della reciproca attrazione sessuale (Gn 3,16\b).

Questo nuovo modo di generare divenne - in quanto proprio della nuova natura umana caduta – comune,  non solo ad Adamo ed Eva, ma a tutti gli altri esseri umani di questo mondo che da loro sarebbero discesi con la stessa caduta natura umana (noi compresi).

 

 

> Il recupero del libero arbitrio.

 

In conseguenza della Parola di Dio del primo Giudizio universale, venne controbilanciata anche la superbia, ossia  l’inclinazione ego-versa a peccare (=a non fare la Volontà di Dio, e quindi, a restare separati da Lui col male morale del peccato ) divenuta propria della capacità d’amare dell’essere umano primigenio. E questo fu fatto per poter restituire all’essere umano, a partire dai Primi Due compresi, il dono divino del libero arbitrio.

Il libero arbitrio è la capacità di poter senza impedimenti superiori alle proprie forze scegliere tra il bene rivelato da Dio che è quello di fare la Sua Volontà e il male a cui seduce satana con le passioni all’avere, al piacere e al dominare (=potere di sopraffazione sugli altri). In pratica il libero arbitrio – come abbiamo già avuto modo di dire – è la Libertà della libertà, ossia la Libertà di essere liberi facendo la Volontà di Dio oppure la Libertà di NON essere liberi, rendendosi schiavi di satana col peccato.

Per giungere a questo fondamentale risultato esistenziale occorreva controbilanciare la superbia che ovviamente si alimentava dalla superiore potenza della dimensione umana d’esistenza propria della Genesi (=scienza infusa, sovra razionalità intellettiva dell’essere umano primigenio).

La superbia infatti è quell’atteggiamento di megalomania della creatura di fronte a Dio suo Creatore che la spinge a separasi da Lui col peccato – ossia col non fare la Volontà di Dio. Ciò disorienta in senso ego-verso la capacità umana d’amare rendendola incline a mettere al primo posto della vita NON Dio, ma l’ego del proprio io, con attaccamenti idolatrici condizionati dall’avere, dal piacere e dal potere di dominio sugli altri, che possono giungere alla “durezza di cuore”, e cioè ad amare se stessi fino al disprezzo di Dio (=egolatria propria del diabolismo satanico).

«La superbia e una pustola dell'anima piena di siero: se è maturata, scoppia, e manda una gran puzza. Il rumore del tuono preannunzia lo splendore della folgore, e la speranza della vanagloria annunzia la superbia. L'anima del superbo sale sino ad una grande altezza, e di là piomba nell'abisso. Malato di superbia è chi si separa da Dio col peccato, attribuendo alle proprie forze le opere - anche se per caso rette - che compie», così scrive Evagrio Pontico, ed aggiunge: «Non consegnare la tua anima alla superbia, e non avrai visioni terrificanti. L'anima del superbo è abbandonata da Dio perché il superbo abbandona Dio e diventa oggetto di allegria per i demoni. La superbia scagliò giù dal cielo l'arcangelo, e lo fece cadere sulla terra, come una folgore. Ma l'umiltà solleva l'uomo sino al Cielo, e lo predispone nuovamente a danzare con gli angeli. Perché - continua il nostro Autore - ti inorgoglisci, o uomo, che per natura sei fango e putredine e perché ti innalzi sopra le nubi? (…). È cosa grande l'uomo che cerca aiuto da Dio: quando è stato abbandonato, ha conosciuto la debolezza della natura, perché non possiede nulla che egli non abbia ricevuto da Dio; perché dunque la tua mente si offusca in ciò che è di un Altro, come se fosse il tuo? Perché ti fai bello della grazia di Dio, come di un tuo possesso? Riconosci il Donatore, e non esaltarti oltre; sei creatura di Dio, non rifiutare il Creatore; hai ricevuto aiuto da Dio, non rinnegare il benefattore.» E prosegue: «Se sali fino alla cittadinanza lassù nei Cieli, è Lui che ti ha guidato; hai compiuto opere virtuose, ma in realtà è Lui che le ha suscitate. Devi riconoscere Colui che ti ha innalzato, se vuoi rimanere saldo in questa altezza (….)».

Per questo Dio tolse alla natura umana la cosiddetta scienza infusa che rendeva all’uomo la realtà del mondo immediatamente comprensibile, ma che Egli – seppure ingannato aveva rivolto contro Dio, e quindi, contro se stesso.

La scienza infusa infatti costituiva un modo sovra-razionale di conoscenza in quanto consentiva all’uomo ed alla donna della superiore dimensione adamitica d’esistenza di sapere istantaneamente – senza studio e senza lavoro - la verità delle cose del loro mondo, cui Dio li aveva messi a capo (Gn 1,28).

Senza la scienza infusa questo divenne normalmente impossibile per cui l’essere umano così depotenziato - pur senza perdere del tutto la sua razionalità - dovette però studiare e lavorare col sudore della sua fronte (Gn 3,19\a) attraverso faticose applicazioni riguardanti più generazioni di lavoratori e studiosi, per scoprire frammenti di verità, spesso “per caso” e spesso superando gli errori precedenti, ma, più spesso ancora, utilizzando male le conoscenze acquisite con atti di barbarie talvolta così spaventosi (non solo guerre) da far precipitare intere nazioni nell’oblio della loro estinzione popolare decretandone la scomparsa sulla terra come se si trattasse di una specie animale estinta. 

La riduzione della potenza sovra-razionale dell’uomo, o riduzione antropologica, che faceva sentire l’uomo un “dio” - oltre ad abbassare la sua superbia esistenziale consentendogli di uscire dal suo determinismo a peccare con l’esercizio del libero arbitrio per poter scegliere tra Dio e satana – avrebbe pure aumentato l’ignoranza che sarebbe così diventata salvifica. In questo caso infatti essa avrebbe incrementato la buona fede diminuendo di fronte a Dio la responsabilità di scelte peccaminose ma non come tali conosciute.

 Questa mancanza di malizia nell’azione umana avrebbe infatti giustificato l’essere umano di fronte alla Giustizia di Dio con incremento della Sua Misericordia sulla Sua Giustizia. E’ Gesù stesso peraltro, mentre pende dalla croce, a rivelarci questo quando dice al Padre: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno” (Lc 23,34).

L’abbassamento antropologico della natura umana recò con sé anche la vecchiaia e la morte del corpo (cfr.: Gn 3,19\b). L’essere umano in altri termini, dopo il peccato e la caduta originali, indietreggia antropologicamente verso la “bestia”, diventa, come abbiamo mostrato, natale e mortale come i mammiferi del regno animale, pur se l’anima – diversamente da quella degli esseri animali che è mortale e sensitiva - sopravvive alla morte del corpo e conserva una certa razionalità, che è però, come è comprensibile, molto più distante dalla razionalità sovrannaturale di Dio di quanto non lo fosse la sovra-razionalità umana propria di Adamo ed Eva prima del peccato e della caduta originale (=scienza infusa).

Subentra insomma alla prima dimensione genesiaca d’esistenza del mondo - che era stata fatta quasi pronta per essere elevata fino a Dio – la dimensione d’esistenza di questo nostro mondo normalmente patologico perché sviato da Dio, caduto, decaduto, crocifisso e mortale, ed i primi abitanti di esso furono sempre Adamo ed Eva nella loro inferiore natura umana, incline a peccare ma ridimensionata come descritto.

Poiché dunque la natura umana – anche se ha conservato una qualche immagine di Dio nella sua capacità d’amare - è sviata da Dio (=incline congenitamente a peccare), insipiente, fragile, crocifissa e mortale (normalmente patologica come questo mondo stesso), il peccato, inteso come responsabilità impenitente di un'azione peccaminosa, non può certamente riguardare chi non è per natura, per malattia o per qualsiasi motivo anche contingente capace di intendere e di volere, sia perché non vi è ancora giunto per natura (= embrioni, feti, neonati, bambini...), sia perché, pur essendovi giunto per natura, lo è diventato di fatto (= insani di mente... ecc.), sia perché, pur essendovi giunto per natura e di fatto, non sa in perfetta buona fede che quello che fa è peccato (=ignoranza salvifica).

C’è anche da considerare la relatività spazio-temporale della responsabilità umana nel peccato.

Gesù, richiesto circa la liceità del divorzio, risponde, che, così come è scritto nella Genesi (=“In principio”. Se si esamina infatti la genealogia descritta nei primi capitoli del Libro della Genesi, compresa anche la vita dei primi Patriarchi, si noterà che tutti i matrimoni sono monogamici, tranne le deviazioni peccaminose come quella - celebre - di Davide e Betsabea), il matrimonio voluto da Dio è monogamico ed indissolubile.

Ed avendogli i Discepoli fatto osservare che così Mosè non aveva prescritto, Gesù non smentisce il Patriarca – che per altro era rimasto monogamico avendo tenuto in moglie una sola donna per tutta la sua vita, la medianita Zippora - ma afferma che quel Patriarca – in sintonia con la pedagogia di Dio con Cui egli era in stretto contatto - aveva disposto diversamente per la durezza di cuore degli Ebrei di quel tempo.

Di quel popolo cioè che Dio aveva scelto allo scopo di affrettare anche per suo mezzo gli obbiettivi della Sua Volontà redentrice  e salvifica in favore del genere umano. Volontà che avrebbe trovato nell’uomo-Dio Gesù Cristo – dicendente da quel popolo eletto da Dio -  il suo AZIMUT (Mt 19,8).

                È chiaro che può trattarsi anche di caparbietà nel peccato, ossia di durezza di cuore conosciuta e voluta - come avvenne quando, al posto del vero Dio che con mano potente li aveva fatti uscire dalla schiavitù diabolica degli Egizi – gli Ebrei si fecero un vitello d’oro per adorarlo al posto di Dio, dicendo: «Ecco chi ti ha fatto uscire dall'Egitto!».

Ma quando si tratta però di durezza  non colpevole, prima di testa e poi di cuore, allora essa è giustificata dalla pedagogia della Rivelazione divina, che attinge soltanto in Cristo – lo ripetiamo ancora –la pienezza del suo contenuto.

 

 

> La croce, la morte ed il  recupero del dono divino del libero arbitrio.

 

Va fatto osservare che quanto fin qui mostrato in relazione alla caduta originale, ossia  al depotenziamento del modo di esistere (o regno d’esistenza) umano e degli altri  tre regni inferiori da quello umano ricapitolati, trova il suo preciso riscontro scritturale nel Libro della Genesi, laddove si rivela che i discendenti di Adamo ed Eva (noi compresi) NON furono più creati ad immagine di Dio come Adamo ed Eva nel paradiso terrestre prima del peccato e della caduta originali (Gn 5,1-2), ma pro-creati ad immagine di come Adamo ed Eva erano diventati dopo il peccato e la caduta originali (Gn 5,3), e cioè:

 - con una capacità d’amare congenitamente incline al male e con una capacità di comprendere la verità depotenziata in quanto priva della scienza infusa, mentre, per quanto concerne il corpo, ogni essere umano risulta natale e mortale come i mammiferi dell'inferiore  regno animale. E’ questo il significato figurato della vestizione con pelli di animali di Adamo ed Eva e di tutti coloro (noi compresi) che da loro Due discendono avendo come retaggio la nuova natura umana (Gn 3,16. 21).

Il riferimento biblico - sia detto per inciso – chiarisce tra l’altro che non l’uomo deriva dalla scimmia per “evoluzione”, ma il suo stato corporale - natale e mortale come quello dei mammiferi del regno animale - deriva dalla riduzione antropologica provvisoria intervenuta a seguito del primo divino, per questi aspetti provvidenziale,  Giudizio universale.

L’essere umano che Dio nella Genesi aveva fatto originariamente “molto buono” (Gn 1,31), quindi molto simile a Lui che è Bontà assoluta (Mr 10.18), perde molto della sua somiglianza con Dio.

Dopo il peccato e la caduta originale, quindi, l'anima che Dio crea contestualmente al concepimento – pur essendo come si sa sempre immortale - è però un'anima che – seppur razionale – sorge dal punto di vista antropologico depotenziata in tutte le sue facoltà, in vista di raggiungere lo scopo ormai noto di ridurre – abbassandone il potere originale - la superbia verso l’umiltà. Superbia che sarebbe stata la causa altrimenti invincibile ed irreversibile della separazione da Dio col peccato.

Satana infatti per il dominio acquisito sull’intero genere umano – e quindi su ogni essere umano – in dipendenza del peccato originale ha il potere di imprimere nell’anima umana all’atto del concepimento stesso di ogni essere umano quella inclinazione alla superbia, ossia quell’orientamento esistenziale ego-verso che, come un marchio a fuoco, SE NON CALMIERATO, determina coattivamente l’essere umano a separarsi per sempre da Dio col peccato restando eternamente con satana all’inferno.

Non è Dio quindi a creare un'anima con una capacità di amare orientata a fare il male in dipendenza del peccato originale, ma è satana che ha il potere di inclinare congenitamente ogni anima al male all’atto stesso del concepimento di ogni essere umano.

E’ chiaro però anche che se non ci fosse stato satana che, a causa del dominio acquisito sulla natura umana per il peccato originale, inclina la capacità dell’anima umana di amare a peccare (=in direzione cioè ego-versa - concupiscente - e non Uni-versa come era all’origine prima del peccato originale) - non ci sarebbe stato il depotenziamento antropologico della natura umana stessa fino alla croce ed alla morte corporale.

Ne viene che la croce e la morte, propri della dimensione di esistenza di questo mondo -  seppur provvidenziali per il recupero dell’esercizio del libero arbitrio - costituiscono sempre un male - peraltro come vedremo provvisorio come questo mondo - non voluto in origine da Dio (Sap 1,13-14), di cui il maligno è pienamente responsabile.

Dolore e morte corporale che sono la sintesi simbolica espressivamente riduttiva di guerre, catastrofi naturali ed artificiali, malattie, pandemie, pestilenze, efferatezze, schiavitù, sfortune, cattiverie, persecuzioni, fame…

Certo, la maggior parte di tutti questi ed altri malanni non sono orientati da Dio allo scopo provvidenziale sovra detto, ma provocati da satana attraverso i suoi posseduti diabolici (si pensi, per fare degli esempi recenti, ad un Hitler, ad uno Stalin..), proprio per far erroneamente pensare (vecchio pensiero, duro ancora oggi a morire!) che Dio non esiste, perché se esistesse …non esisterebbe il  male.

Male che però, comunque – rispetto a quello definitivamente eterno della morte spirituale prodotta dal peccato che divide in modo irreversibile l’uomo da Dio nell’inferno di satana da Dio -  rappresenta di gran lunga ben poca cosa, diviso com’è tra tutti gli uomini, e visto alla luce della Verità finale quale strumento di salvezza individuale e collettivo. Esso infatti – abbassando la superbia che causa il peccato, ed impedendo il peccato che causa la morte spirituale – o separazione da Dio – avvicina l’essere umano alla salvezza.

Salvezza che peraltro dopo Cristo avviene – per quanto concerne l’anima - dopo la morte terrena del corpo e d  è costituita da Dio stesso, ovvero dalla partecipazione della creatura umana divinizzata alla Vita sempiterna del suo Creatore, così come il dolore che il malato deve sopportare nel corso di un’operazione chirurgica è strumentale alla guarigione e necessario per vincere la malattia altrimenti mortale.

In molte delle sue parti la Scrittura ci rende edotti che siamo congenitamente natura di peccato. E ciò risulta perfettamente coerente alla Storia cristo-centrica della Salvezza, datosi che la caduta originale del livello antropologico avvenuto con il primo Giudizio universale (Gn 3,9-24) non elimina ma contempera l'inclinazione al male morale (=peccato), che è congenita, e che abbiamo detto costituire quell’ orientamento ego-verso della capacità umana di amare, chiamato dai padri “concupiscenza”..

 

Per raggiungere dunque i due fondamentali obbiettivi della proliferazione e dell’esercizio del libero arbitrio a favore del genere umano e a partire, ovviamente, da Adamo ed Eva compresi, il Signore Iddio, senza annientare il loro io personale, dovette perciò – detto in altri termini - cambiare – assieme alla dimensione di esistenza del mondo - la loro natura umana.

Il cambiamento della natura umana di Adamo ed Eva - che venne realizzato da Dio pur lasciando intatta la continuità di coscienza del loro io - non fu però un cambiamento verso l'alto ma – come è stato mostrato verso il basso. Fu cioè un depotenziamento antropologico riguardante tutto il modo di essere umano, perché se cosi non fosse stato non avrebbe potuto superare gli ostacoli esistenziali frapposti in maniera altrimenti definitiva da satana (sterilità generativa e determinismo a peccare)

Così operando il Signore ha reso prolifica – per procreazione - la natura umana, aprendo la discendenza da Adamo ed Eva e quella dei loro discendenti (noi compresi) e rendendo loro la libertà di decidere se fare la Volontà di Dio facendo il bene o se fare la volontà di satana facendo il male.

Non solo, ma nel nuovo contesto esistenziale depotenziato  - che è sostanzialmente ancora quello attuale di questo mondo  - Dio vigila attraverso i suoi angeli custodi sull'uomo per impedire a satana di trarre in inganno o comunque di tentare l'uomo al di sopra delle sue forze. E questo in modo tale che l'eventuale scelta di aprire il cuore a satana e chiuderlo a Dio può avvenire soltanto in dipendenza di una decisione umana libera, ossia mediante un mal uso del dono del libero arbitrio. Scelta di peccare che l'uomo però può cambiare, pentendosi e convertendosi a Dio, MA, come avremo ancora modo di meglio spiegare in seguito NON OLTRE un certo limite, e comunque non oltre la morte corporale.

 

Satana quindi non può far nulla contro l’uomo se l’uomo non cede liberamente alla tentazione aprendogli il cuore.

 

> Ma satana non demorde: l’opera malefica di satana per impedire e comunque ritardare l’Incarnazione dell’Unigenito dopo la caduta del genere umano dal Paradiso terrestre del primo mondo della Genesi nella valle di lacrime di  questo mondo senza Paradiso terrestre.

 

Questo non vuol dire però che si possono anche minimamente sottovalutare i poteri preternaturali che satana usa a fin di male e che vengono spesso contrabbandati e confusi con i poteri stessi di Dio – stante che il maligno essere impostore si fa scimmia di Dio per attirare e perdere l’uomo.

Abbiamo già fatto osservare infatti che dalla Genesi all’Apocalisse l'opera omicida di satana è rilevabile da tutta la Scrittura.

                Inducendo Eva ed Adamo al peccato originale (Gn 3,1-8), satana impedì che la divinizzazione del genere umano mediante l'incarnazione dell'unigenito Figlio di Dio potesse avvenire gia nel paradiso terrestre della prima superiore dimensione di esistenza del mondo, senza bisogno – come fu necessario quand’essa avvenne in questo mondo dopo il peccato e la caduta originali - del gran Sacrificio della Sua redenzione, di cui diremo.

Ma anche dopo il peccato (Gn 3,1-8) e la caduta originali dal paradiso terrestre in questo mondo senza paradiso terrestre (Gn 3,16-24), satana ha cercato ancora di impedire l'incarnazione dell'Unigenito, ritardandola in ogni caso considerevolmente.

Per comprendere questo passaggio occorre tener presente che la Donna da cui l’unigenito Dio avrebbe dovuto nascere incarnandosi per “schiacciare la testa al serpente” secondo la previsione di cui in Gn 3,15 non poteva non essere che una creatura di natura uguale a quella della prima Eva (=pienamente simile a Dio) e con una capacità d’amare ovviamente esente da ogni conseguenza discendente dal peccato originale. Una creatura cioè rettamente orientata al vero Dio e piena della Sua grazia divina (=di Spirito di Santità divina).

Cotanta donna peraltro sarebbe dovuta diventare la Madre di un nuovo Adamo, il quale però – in questo caso - sarebbe stato pure Dio. Nel senso che Dio, dopo aver creato questa nuova Eva, l’avrebbe resa  - mediante lo Spirito Santo - consensualmente incinta del Suo unigenito Figlio.

Sarebbe accaduto così che una creatura,  figlia di Dio,  sarebbe divenuta madre del Suo Creatore,  madre di Dio, in quanto il Creatore si sarebbe fatto creatura nascendo da lei secondo l’antico progetto di divinizzaione ed assunzione in Dio del genere umano che Dio nutriva per l’uomo fin dalla sua prima origine..

 

La creazione e lo svolgimento della vita di una donna dello stesso livello antropologico della antica Eva prima del peccato originale - ossia di una nuova Eva - richiedeva però in questo mondo senza paradiso terrestre un’ambientazione religiosa e sociale idonea e difficilissima da trovare,  che solo Dio avrebbe potuto in questo mondo propiziare soprattutto per gli ostacoli frapposti da satana che non mancheremo di evidenziare.

 

Ed a questo traguardo l’onnipotente Iddio avrebbe dovuto arrivarci con il libero consenso umano.

Doveva cioè l’uomo stesso esercitare il dono divino del suo libero arbitrio scegliendo di fare la Volontà di Dio per  raggiungere tra una generazione e l’altra quella condizione esistenziale comunitaria che realizzasse un'ambientazione religiosa in qualche modo idonea per la vita di una nuova Eva e di un nuovo Adamo: di due essere viventi, cioè, il cui livello etico-religioso era comunque di gran lunga superiore a quello di tutti i popoli del mondo dove Dio li avrebbe posti per fare la Sua Volontà.

Ma a parte ciò, va anche considerato che  questa donna non avrebbe certo potuto nascere e crescere in un ambiente socio-culturale e religioso pagano, ma in un popolo il cui Dio doveva essere quello che sarebbe stato rivelato poi da Cristo come Suo Padre, il Dio dell’antica Alleanza.

                Certo, come mostreremo, la realizzazione di un ambiente religioso referente ad una donna piena del vero DIO-Spirito-Santo ed in sintonia esistenziale con il vero Dio-Padre per restare verginalmente incinta  del vero Dio-Figlio come sarebbe avvenuto per l’antica Eva se questa non si fosse separata da Dio sedotta da satana col peccato mortale detto “originale” non sarebbe stata impresa facile neanche per il vero Dio uno e trino.

Il vero Dio infatti dovrà tener conto dell’opposizione malefica e diabolicamente perseverante di satana e del libero arbitrio umano che avrebbe scelto più la strada larga prospettata dal nemico dell’uomo e di Dio e meno – molto meno! - la strada stretta della fede in Colui che dimostra teofanicamente di essere il Vero Dio – e quindi degno della massima fiducia. (cfr.: Mt 7,13-14).

                Mostreremo infatti agevolmente – proseguendo nella nostra essenziale Storia cristocentrica della Salvezza - come la diffusione del male nel mondo ad opera del maligno e per l’adesione dell’uomo che lascia di fare la Volontà del vero Dio per aprire le porte del suo cuore alla sua tentazione (=la strada larga), si faccia sempre più predominante.

E lo sarà al punto tale da far rasentare “l’irreparabile esistenziale” (cfr.: Gn 6,5-7) continuando comunque fino a far diventare satana “il principe di questo mondo”, così come avrà poi a rivelare Cristo stesso.

Quindi, anche se tale preponderanza diabolica sugli esseri umani di questo mondo non segnerà mai la vittoria  definitiva di satana su di essi (fatto che consentirebbe al nemico di prevalere su Dio e di raggiungere in opposizione a Lui lo scopo di separare in eterno il genere umano da Lui), si può però facilmente capire come essa sarà di grande ostacolo al divino progetto di preparare in questo mondo un posto che consenta la nuova creazione di una nuova Eva.

Nuova Eva a cui dovrà essere reso possibile di poter a sua volta liberamente accogliere la proposta del Padre di diventare – per mezzo dello Spirito Santo – la madre verginale del Figlio che Egli invierà in questo mondo per redimerlo e salvarlo.

Si verificherà allora la profezia biblica della Genesi chiamata “protovangelo”, secondo la quale il Figlio della Donna (=Maria), che è pure Figlio di Dio, sconfiggerà per sempre il serpente, anche se questi – come abbiamo detto e come mostreremo - tenterà invano di impedirlo, ostacolando l’opera di Dio (Gn 3,15).

 

Posto tutto ciò, si può comunque osservare che Adamo ed Eva dopo il ridimensionamento antropologico della natura umana e la loro caduta dalla superiore dimensione di esistenza del primo mondo culminante nel paradiso terrestre nella valle di lacrime di questo mondo senza paradiso terrestre esercitarono il dono ripristinato del libero arbitrio facendo la Volontà di Dio.

Tanto è vero questo che - una volta ridimensionati verso la verità della loro nullità donde Dio li aveva tratti - Adamo ed Eva, i quali nella prima più potente dimensione di esistenza erano rimasti – come abbiamo mostrato - con satana, dopo il depotenziamento antropologico della natura umana (cfr..Gn 3,16-24), che, con l’abbassamento della superbia, aveva reso possibile l’esercizio del libero arbitrio, scelsero liberamente di ritornare a Dio, di fare la Sua Volontà (Gn 4,1).

L’espressione, usata da Eva, infatti, (“Ho acquistato un uomo da Dio”), significa anche, e non secondariamente, che i due capostipiti del genere umano, caduti dal paradiso terrestre in questo mondo senza paradiso terrestre, AVEVANO USATO DEL DONO DEL LIBERO ARBITRIO CHE DIO AVEVA LORO RIPRISTINATO NELLA DIREZIONE DELLA VERITA’ ossia DI UMILE CONVERSIONE VERSO DI LUI.

Detto con parole diverse: Eva ed Adamo – messi in coscienza di fronte alla verità della loro nullità senza Dio col depotenziamento antropologico di cui abbiamo detto – ridussero la loro superbia separatrice da Dio conseguente al peccato originale, e, usciti dal loro precedente determinismo a peccare, scelsero liberamente (=libero arbitrio) di pentirsi e lasciare il peccato personale per ritornare a fare la Volontà di Dio.

Il nuovo essere umano - depotenziato a seguito della caduta originale a cominciare da Adamo ed Eva stessi, e quindi divenuto naturalmente meno superbo di quello originale che ormai satana aveva spinto fino al determinismo a peccare - non è più nella cattività satanica dello spirito diabolico di separazione da Dio, e quindi non è più egoisticamente determinato al peccato e può, mentre prima non poteva, liberamente dominare, se vuole, l’inclinazione altrimenti invincibile a peccare.

Può cioè,  esercitando il dono divino del libero arbitrio,  scegliere, col suo comportamento non coscientemente peccaminoso, di lasciare la schiavitù di satana e fare fiduciosamente la Volontà di Dio, che – come mostreremo – Dio stesso pedagogicamente rivela a seconda di quanto ne può sopportare il cuore dell’essere umano nella concretezza storica della sua vita terrena.

Quindi, anche se la capacità d’amare della natura umana che riguarda l’anima è sempre incline a spingere lo spirito della vita umana in direzione ego-versa, o concupiscente, ossia a far vivere l'essere umano nella separazione da Dio del peccato, tale perversa inclinazione, prima che si concretizzi in peccato, può, in conseguenza della riduzione antropologica del primo Giudizio universale che abbassa la superbia umana a livelli sostenibili, essere dominata dall’essere umano.

Questi infatti - giunto  alla capacità d’intendere e di volere, può, se vuole scegliere – con libera decisione – di non cadere nel peccato, facendo la Volontà di Dio che conosce. 

Tale possibilità non è una semplice deduzione teologica riscontrabile dall’esame del comportamento umano in merito, ma è avallata dalla Rivelazione dell’unico vero Dio delle Origini, il Padre naturale dell’unico vero Figlio di Dio, che si farà uomo per la nostra redenzione salvifica:

«Il Signore delle Origini disse allora a Caino: -Perché sei irritato e perché è abbattuto il tuo volto? Se agisci bene, non dovrai  forse tenerlo alto (=rivolto al Cielo)? Ma se non agisci bene (se non accordi la tua volontà alla mia), il peccato è accovacciato alla tua porta; verso di te è la sua bramosia (si tratta di quella che i Padri chiamano “concupiscenza” o inclinazione ego-versa a peccare, a fare il male spirituale o morale), ma tu dominala!» (esercita cioè il tuo libero arbitrio nella direzione di fare la Volontà di Dio: decidi di non fare il male!). (Gn 4,6-7).

Ma Caino, pur potendo dominare la sua inclinazione al male, si lasciò dominare da essa ed uccise il fratello, commettendo “di nascosto” e con l’inganno (come satana, suo ispiratore, a cui aveva aperto e venduto il suo cuore), il primo  peccato mortale  della caduta originale (Gn 4,8).

 

Anche Dio-Figlio rivela che è possibile guardarsi e tenersi lontani da ogni cupidigia, che, non dominata, porta al peccato, considerando che, se anche uno e nell'abbondanza dei beni di questo mondo, la sua vita in esso è provvisoria. Mentre la vita che dura sempre non dipende dall’accumulo per sé di beni mondani o per meglio dire, del denaro-mammona, che in sé le ricapitola tutte (vedi in particolare più avanti) :

«È sbagliato - dice Gesù - accumulare tesori per sé in questo mondo, e non darsi invece pensiero di arricchire davanti a Dio » (Cfr.: Lc 12,15-34).

 

 

> I due scenari esistenziali fondamentali dopo la caduta.

 

Dopo la caduta originale si profilano così due scenari esistenziali in questo mondo: uno è quello dell'uomo libero, rivolto a fare il bene, a camminare con Dio – come dice la Scrittura (Gn 5,21-24) -  facendo quello che Dio vuole e vincendo l'inclinazione congenita al male conseguente al peccato originale, che sospinge all’errore esistenziale di percorso – vale a dire a peccare – dividendo da Dio ed unendo allo spirito ego-latrico di satana.

E’ da tenere presente che la vittoria sulla concupiscenza da parte di coloro che scelgono di vivere nella libertà dei "figli di Dio" (si chiamavano così fin dall’antico Testamento coloro che vivevano in sintonia con la Volontà di Dio, cfr.: Gn 6,2) non riguarda un atto “piacevole” - secondo quanto deriva da questa nostra comune natura umana che come sappiamo è ferita dalle conseguenze del peccato originale e quindi  risulta meno simile a Dio di quella originaria - ma un atto decisorio: una decisione.

Una decisione (la parola deriva etimologicamente il suo significato dal lat. “caedo” = “taglio” ) che la volontà umana prende con sacrificio, mortificando l'inclinazione naturale a peccare che appare più appetibile, e che, lo ripetiamo, è congenita, come, per esempio, nota Sant'Agostino osservando il comportamento istintivo dei neonati fin dai primi giorni di vita. Né è certo per caso che, a tal proposito, San Tommaso parli di "ferita della natura umana", che sospinge l’essere umano a vivere separato da Dio nel peccato. Anche San Paolo parla di questa antinomia terribile tra inclinazione naturale al male morale (=peccato), e volontà di fare il bene, che vive all'interno della coscienza umana e che – nell’eternità dell’Aldilà - riceverà definitiva liberazione, se non si e colti da morte impenitenti nei propri peccati.

Tuttavia - lo rimarchiamo – l’inclinazione congenita a peccare della capacità dell’anima umana di amare può essere dall’uomo liberamente dominata anche se non vinta mediante il dono divino del libero arbitrio, soprattutto perché, dopo la caduta originale, il diavolo non può più tentare l’uomo al di sopra delle proprie forze. Ma non bisogna mai abbassare la guardia, anche se abbiamo con noi gli angeli custodi, essendo temperanti e vigilando, perché il diavolo, come leone ruggente, va sempre  in giro in questo mondo cercando chi divorare, se poco poco gli si apre il cuore (cfr.:1Pt 5,8).

 

L'altro scenario esistenziale - purtroppo ancora il più diffuso almeno per quanto concerne il periodo di mezzo della vita umana (dall’età di ragione fin quasi alle soglie della senescenza, quando non della morte terrena) - è quello dell'uomo rivolto a fare il male in quanto si lascia dominare dall’inclinazione perversa a peccare, vivendo nel peccato che divide da Dio e facendosi così "cattivo", ossia schiavo di satana.

Tale prevalenza del male – commesso responsabilmente da parte di coloro che in questo mondo giungono alla maturità intellettiva - (purtroppo ancora attuale) è drammatica, perché arreca grave ritardo ai piani redentivi e salvifici di Dio sul genere umano.

È chiaro perciò che, affinché l'essere umano possa collaborare al Bene che Dio gli promette definitivamente di conseguire, bisogna che ami e faccia il bene che Dio con la Sua Volontà gli rivela in questo mondo di dover  fare.

 

Abbiamo visto che Caino fu il primo essere umano dopo le conseguenze del peccato  e della riduzione di potenza originali impressi nella natura umana a partire da Adamo ed Eva, che fu concepito per “procreazione”, come avverrà poi per tutti gli altri esseri umani cui la nuova natura umana spiritualmente e materialmente caduta sarà comune in questa dimensione d’esistenza inferiore del mondo.

Caino fu anche il primo essere umano che si fece adoratore di satana, malgrado avesse saputo con chiarezza quale fosse  la Volontà di Dio.

Abele invece sceglie di fare la Volontà di Dio e viene assassinato dal fratello.

Caino – pur conoscendo con chiarezza quale fosse la Volontà di Dio (Gn, 5,6-7) - scelse di volgergli le spalle e non si pentì chiedendo perdono a Dio del suo fratricidio (Gn 4,16) perché – come poi Giuda - superbamente ritenne il peccato da lui commesso più grande del perdono misericordioso di Dio, disperando del rimedio (Gn 4,13). Disperò cioè del perdono gratuito di Dio, di cui Dio stesso avrebbe pagato lo scotto in vista della redenzione salvifica dell’Unigenito che – per questo -  si sarebbe fatto uomo, nascendo dalla “Donna”, come già preveduto da Dio fin dalla Genesi (Gn 3,15).

Caino – pur essendo in piena scienza e coscienza a conoscenza del suo gravissimo peccato - non venne fulminato dall’Onnipotente, come ci saremmo aspettati. Al contrario venne invece protetto da Lui in quanto Dio fece in modo non solo che non venisse a sua volta ucciso come una bestia pericolosa e randagia in quanto fuori dal consorzio umano (Gn 4,14-15), ma addirittura tollerò che da Caino venisse fuori una dinastia, quella dei cainiti. (cfr.. Gn 4,17-24).

E questo per il semplice fatto che la sussistenza del libero arbitrio in questo mondo fa sì che le azioni peccaminose non ricevano da Dio sanzioni punitive (=penali) immediate in esso.

                Nella prospettiva della futura Incarnazione dell'unigenito Figlio, infatti, ed alla  Sua redenzione salvifica, che riguarda l'intera umanità (ossia non solo gli esseri umani che verranno in questo mondo dopo l'incarnazione ma anche quelli vissuti in esso prima dell'incarnazione), al vero Dio trinitario interessa ovviamente, più di ogni altra cosa, la salvezza dell'anima di ogni essere umano (= Vita eterna vissuta eternamente in Dio), e quindi, interessa più come in questo mondo si muore che come si vive, se ci si pente  del peccato fatto e conosciuto - come quello di Caino - almeno un istante prima del trapasso.....

D'altra parte si può anche arrivare in questo mondo ai più alti livelli di santità e perdere l'anima (= vita eterna vissuta eternamente fuori di Dio) se, cadendo, si muore in peccato mortale. Si muore cioè senza aver chiesto perdono a Dio almeno un istante prima del trapasso.

Questo però non vuol dire - ovviamente  - che non conta nulla vivere bene in questo mondo, facendo la Volontà di Dio durante tutto l’arco della propria cosciente vita terrena e fino alla perseveranza finale (anche perché nessuno sa – tranne i santi – l’ora della sua morte corporale).

                Il vero Dio - conosciuto o meno che sia come tale - opera verso tutti gli esseri umani in modo tale che finché la Sua misericordia non sia stata raggiunta dalla Sua giustizia, bussa sempre di nuovo alla coscienza del peccatore, illuminandogli, con la forza della verità, il vicolo cieco che sta percorrendo e ridonandoli con il libero arbitrio, la possibilità di sottrarsi a satana e di cambiare strada pentendosi del peccato commesso.

                Satana invece fa l'opera inversa cercando di lasciare l'essere umano finché vive in questo mondo il più possibile fuori di Dio mediante il peccato nella speranza di riuscire a farlo più facilmente trapassare in tale stato, ossia impenitente di peccato mortale, e quindi separato da Dio, in vista della sua separazione eterna da Lui (= inferno).

 

 

> La decadenza nella caduta.

 

Subito dopo la caduta dal paradiso terrestre della prima superiore dimensione di esistenza del mondo, in questo mondo senza paradiso terrestre, l'essere umano che pur aveva perduto l'immortalità corporea viveva però una vita molto più lunga di quella che visse poi successivamente e vive ancora adesso. La durata media della vita individuale era infatti allora plurisecolare, sfiorando i 1000 anni.

Una vita quindi molto lunga che purtroppo nella sua gran parte cadeva in mano a satana, al punto tale che il male dilagò nel mondo di generazione in generazione da divenire addirittura… un fatto culturalmente endemico (la guerra di conquista, per fare uno dei tanti esempi, era ampiamente enfatizzata ed inculcata fin dalla più tenera età, avendo come punto di riferimento, addirittura un dio: il dio della guerra. Ciò nel senso che chi faceva obiettivamente il male credeva di fare il bene: bene che perciò si andava restringendo ed oscurando sempre più con il succedersi delle generazioni.....).

Basta esaminare i primi capitoli del Libro della Genesi per rendersi conto che Caino – il primo ministro di satana sulla Terra - ebbe senz’altro più proseliti di Abele, il primo santo di Dio sulla Terra, che sol perché tale -  fu assassinato proditoriamente e premeditatamente dallo stesso suo sangue (cfr.: Gn 4,8-24, circa la prima diffusione del male dopo la caduta in questa inferiore dimensione d’esistenza del mondo). 

Per tamponare e ridurre allora il dilagare del male nel mondo, il Creatore - nell'intento sempre di calmierare la inclinazione naturale alla superbia che costituisce la causa di ogni peccato mortale - ridusse con un primo provvedimento la durata della vita media individuale sulla terra, portandola dai 700-800 anni circa precedenti a soli 120 anni. Poiché l'uomo, per la maggior parte della sua vita terrena viveva nel peccato, la riduzione della vita media individuale non poteva che portare alla riduzione della diffusione del peccato sulla terra. Così infatti il Signore motivò il suo provvedimento: «La mia azione spirituale  - malgrado io lasci che la vita umana sulla Terra sia molto lunga  - non sortisce gli effetti benefici che mi propongo perché l’uomo è carne (= è sempre più materialista e dimentico di Dio essendo egli idolatricamente sempre più volto a conseguire l'avere, il piacere e il potere quali attività finali della sua vita terrena) per cui la sua vita sarà di 120 anni». (Gn 6,3).

 

Ma  bastò questo? Purtroppo non bastò perché l’umanità si rese materialmente schiava di satana (=”captiva”) al punto tale da far “pentire” Dio di aver creato l'uomo e di deciderne la sparizione dalla faccia della terra, che era poi quello che voleva satana per impedire nuovamente l'incarnazione così come aveva fatto nel paradiso terrestre della prima superiore dimensione di esistenza del mondo:

«il Signore vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che ogni disegno concepito dal loro cuore non era altro che male e il Signore si pentì d'aver fatto l'uomo sulla terra e se ne addolorò in cuor suo. Il Signore perciò disse: -Sterminerò dalla terra l'uomo che ho creato; con l'uomo anche il bestiame e i rettili e gli uccelli del cielo, perché sono pentito di averli fatti.

Ma Noé trovò grazia agli occhi del Signore» (Gn 6,5-8).

Dunque solo per un uomo che faceva il bene, unitamente a quelli della sua famiglia, satana non riuscì nel suo intento di impedire, con la fine della vita umana sulla terra, l'incarnazione dell'Unigenito dalla nuova Eva che il maligno, pur non sapendo chi fosse, ben sapeva che doveva venire, secondo quanto predetto da Dio stesso nella Genesi (rif. a: Gn 3,15).

 Se tutta l'umanità allora presente fosse scomparsa dalla faccia della terra come una delle tante specie estinte di animali, satana avrebbe raggiunto il suo scopo. Non avvenendo infatti l'Incarnazione che, come vedremo, oltre alla funzione primaria della salvezza - ossia della divinizzazione e della assunzione in Dio del genere umano, ha pure quella preparatoria della sua redenzione - le anime dei morti sarebbero rimaste tutte assiepate agli inferi, ed il progetto divino sull’umanità sarebbe rimasto per sempre incompiuto, bloccandosi prima della resurrezione universale dei corpi.

Per mezzo di Noè, il Signore salvò perciò la specie umana che continuò a proliferare sulla terra in vista di quella pienezza dei tempi che avrebbe consentito a Dio la creazione di quella nuova Eva da cui l’unigenito Suo Figlio avrebbe preso carne per redimere e salvare il mondo.

Per quanto riguarda comunque tutti gli altri esseri umani che perirono sulla terra durante il primo ed unico “Diluvio universale”, è da ritenere che – di fronte alla morte imminente - tutti coloro che dopo aver raggiunto la capacità di intendere e volere si trovavano in peccato mortale conosciuto come tale non siano morti in esso, ma gran parte di essi  - come capita di frequente anche oggi - si siano pentiti per cui, al trapasso, non sono andati a finire all’inferno, ma si sono fermati agli inferi\limbo, di cui diremo, in vista della “Discesa in esso” dell’uomo-Dio, così come lascia intendere Pietro (cfr .:1Pt 3,19-20)

 

L’azione di satana  - in questa fase della Storia cristocentrica della Salvezza - era perciò diretta a fare del cuore della nuova umanità caduta un covo di vipere assatanato e volto all’avere, al piacere ed al dominare (sopraffare) intesi come scopi fondamentali della vita dimentica di Dio.

La strategia di questa tattica di diffusione del peccato in questo mondo era quella di brutalizzare l’umanità portandola alla sua auto-distruzione per “eccesso di materialismo” come le tante specie di animali estinte proprio per questo motivo.

 

Se satana fosse riuscito ad estinguere la specie umana come una delle tante specie animali estinte è ovvio che l’Incarnazione NON sarebbe potuta avvenire…

 

Ecco perché l'umanità caduta dal Paradiso terrestre con Eva ed Adamo veniva sospinta da satana verso la ferocia animale mediante guerre interminabili tra popoli e popoli e tra uomini appartenenti allo stesso popolo.

Se però la strategia di satana non fosse riuscita nel suo scopo finale di annientare il genere umano sulla terra per impedire l’Incarnazione, allora questa tattica diabolica si sarebbe alla fine tramutata nella sua definitiva sconfitta.

La "brutalizzazione" dell'umanità infatti portava ad una riduzione della responsabilità personale dei singoli individui nel peccato (= ignoranza salvifica) di cui, come vedremo, Cristo avrebbe tenuto conto incontrando queste anime agli inferi ed aprendo loro le porte del Cielo, una volta portata a termine la sua missione redentrice e salvifica a seguito della Sua incarnazione (cfr..2Pt 18-20).

Per questo, non avendo potuto impedire l’Incarnazione di Dio, satana, pur avendo vinto tante battaglie, ha in definitiva perso la guerra con Dio, e, per Dio, con l’umanità,  per cui, anche se ancora non demorde, ha ormai i giorni contati ed è costretto a cambiare tattica limitandosi al piccolo sabotaggio delle anime.

 

In conseguenza del diluvio universale, l'umanità della terra venne così azzerata per quanto concerne la diffusione del male, mentre Dio, in considerazione dell’ulteriore rafforzamento dell’inclinazione congenita al male del peccato originale che si rivelava sempre più poco vincibile fin dalla fanciullezza (Gn 8,21-22) stabilì con Noé la prima Alleanza della storia della salvezza, quella dell'Arcobaleno, riguardante l'intera umanità della terra, che costituiva allora un solo popolo e una sola lingua.

Dopo il diluvio universale, Dio infatti - per il raggiungimento del Suo scopo salvifico - abbandona i provvedimenti drastici (Gn 8,21-22), e comincia ad avvalersi delle "Alleanze" che Egli propone all’unico popolo dell’umanità in cambio di una vita serena sulla Terra.

Noè uscito dall'arca dopo che furono calate le acque del diluvio divenne il capostipite di una nuova umanità in origine più vicina a Dio, ma poi anche essa se ne allontanò giungendo a quell'atto di superbia collettiva che fu l'edificazione di una torre così alta che avrebbe dovuto toccare il cielo, quasi un'auto-deificazione dell'umanità fuori di Dio e senza Dio (Gn 11,3-4), molto simile al peccato originale di Adamo ed Eva.

Ed anche qui la coda del diavolo non fu assente, anche se di lui non se ne parla, perché lui è come chi lancia la pietra e nasconde la mano quando ciò lo stima conducente alla perversione dei propri scopi, dovendosi perciò sempre considerare che dove c'è il peccato mortale (ad esempio l'omicidio) lì c'è sempre satana (Gv 8,40).

 

Si arriva così alla confusione delle lingue che divise l'unico popolo dell’umanità allora esistente, che parlava una sola lingua (Gn11,1) – e che, si noti bene! – “migrava da Oriente”, ossia si allontanava da Dio - in tanti popoli di lingue diverse, sparsi sulla terra, rompendo così la maggior forza derivante da un’unità purtroppo orientata al male morale del peccato.

In questo caso l'intervento di Dio fu misericordiosamente preventivo, anche se l'umanità continuò ad allontanarsi sempre di più da Lui, a cadere sempre più in basso, mentre una terribile decadenza di civiltà la investiva, al punto tale da lasciare adito a pensare che quella che noi chiamiamo preistoria, classificandola in varie ere a seconda dell’uso che i popoli facevano della pietra e dei vari metalli (età della pietra, età del ferro, del rame…etc), altro non è che una plurimillenaria decadenza nella caduta originaria dal paradiso terrestre in questo mondo non solo senza paradiso terrestre, ma che si andava umanamente trasformando sempre più in un inferno terrestre.

 

 

> Satana diventa “principe di questo mondo”.

 

Ricordiamo che con la sua potenza preternaturale rivolta al male, l'angelo maligno tendeva ad impedire a Dio la creazione di quella nuova Eva e di quel nuovo Adamo  - uomo-Dio - che avrebbero dovuto «schiacciargli la testa». Per raggiungere questo scopo egli seduceva l'umanità al male, cercando di distruggere ogni rapporto religioso sulla terra e non fermandosi neppure di fronte all’impudenza di presentarsi come “Dio” (“Giove”) dall’alto di un olimpo di déi falsi e bugiardi. Costoro altro in verità non erano che demoni come lui, angeli caduti che lo seguirono nella sua diaspora dal vero Dio, sotto la “bandiera” del “non Serviam”, di cui abbiamo detto.

 Si perse così per lunghissimi periodi di tempo il volto del vero Dio, mentre l’umanità - tra corsi e ricorsi storici di popoli che apparivano e sparivano dalla faccia della terra - sembrava muoversi attorno allo stesso cerchio, come il cane che si morde la coda o come l’onda del mare che avanza ed arretra senza mai superare la linea di battigia.

I popoli arrivarono a personificare e porre sugli altari le creature al posto del Creatore, ossia: elementi inanimati della natura come il sole e la luna – e – peggio! -  animali feroci (e non) di cui ammiravano certe abilità fisiche. L’accostamento teocratico a re, satrapi e faraoni si faceva sempre più ravvicinato.

Satana si andava sempre più imponendo come il principe di questo mondo (cfr.: Lc 4,5-6) per mezzo dei suoi ministri uomini, mentre nell’Aldilà faceva la scimmia del vero Dio mediante un politeismo sfrenato e caratterizzato da una serie interminabile di déi rappresentativi dei vizi e delle passioni umane più basse, che assurgevano così a valori assoluti.

Nell’olimpo pagano c’erano infatti Marte, il dio della guerra, il dio del danaro, di cui non ricordo il nome, Venere, la dea dell’amore fisico, ed una selva mostruosa di déi e dee, rappresentativi di tutti i vizi e le passioni umane…

Ma Dio – ricco di misericordia – in considerazione anche del fatto che la gran parte delle anime nel trapasso da questo mondo all’Aldilà non andava perduta perché pur peccando non sapeva neppure cos’era il peccato (=ignoranza salvifica) -  pazienta a riguardo dell’Incarnazione, senza mai perdere di vista il vero bene dell’umanità che era indispensabilmente legato a questo Avvenimento. Il quale, come sappiamo, era volto a salvare in Dio - con la sola auto-esclusione dei reprobi (di cui diremo) – l’intero genere umano – dopo aver liberato (vedremo come) ogni essere umano da tutte le separazioni altrimenti eterne da Dio causate da tutti i suoi peccati oltre che da tutte le sue miserie e fragilità, rispettivamente dipendenti dalle conseguenze del peccato (Gn 3,1-8) e della caduta (Gn 3,16-24) originali.

                Si capisce allora senza alcun dubbio perché la frase di quel filosofo pagano (e di quelli nostrani) «Se esiste il male non può esistere Dio e se esiste Dio non può esistere il male», la quale si cita anche attualmente per dimostrare la contraddittorietà e quindi l'insostenibilità dell'idea di Dio, è priva di ogni fondamento conoscitivo ed è frutto quindi di pensiero debole.

                Satana – che - allora come ora -  seduceva l'uomo a camminare sulla strada larga della corruzione e della violenza - riuscì infatti a diffondere in questo mondo il male spirituale del peccato, allontanando sempre più l'uomo da Dio...

 

 

> L'antico popolo del vero Dio.

 

…..E quando sembrava che tutto stesse in modo irreversibile andando di perdizione in perdizione, di fronte ad una umanità idolatra e politeista, ecco che si comincia ad intravedere la mano di Dio sotto forma di una grande, lenta inversione di tendenza, che finalmente avvicina quella maturazione religiosa di un popolo (l’ebreo) che consente a Dio di creare in questo mondo la nuova Eva, da cui sarebbe nato il nuovo Adamo per una nuova creazione del Mondo, a partire, questa volta, dal regno umano di esistenza...

 

Il processo storico-pedagogico di questa planetaria inversione di tendenza verso il vero Dio che porterà alla maturazione, o pienezza, dei tempi necessari alla incarnazione di Gesù Cristo, inizia con il capostipite del popolo ebraico, che è il patriarca Abramo e parte dall’Egitto.

L’Egitto era un territorio che, dal Nilo al Golfo Persico occupava Canaan, la Siria, l'Alta e la Bassa Mesopotamia, vale a dire l'intero mondo biblico. L’Egitto alimentò dal IV° millennio a.C., almeno fino all’era cristiana, un ricchissimo centro di irradiazione culturale.

Tutto cominciò, quindi,  2000 anni circa a.C. (4000 anni fa), con il grande patriarca Abramo, la cui storia apre  la storia dello stesso popolo di Israele, costituito da un pugno di pastori nomadi che si insediano su una lingua di terra in Asia e vi restano, sopravvivendo - nel corso di 2000 anni - al crollo di imperi molto più potenti.

Abramo apparteneva alla discendenza di Sem, figlio maggiore di Noè, l'eroe del Diluvio, e più precisamente alla progenie di Eber, considerato l'antenato degli Ebrei.

Abramo e i suoi abitarono per un certo periodo al di là del fiume Eufrate dove - senza saperlo - servirono altri déi (Gs 24,2): déi dell'Olimpo politeista, déi pagani, déi falsi e bugiardi, diavoli….

Ma dopo la morte di Terach, il padre di Abramo, Dio si mosse verso Abramo, ed Abramo udì il richiamo del Signore, del vero Dio della Bibbia, che, come aveva fatto con Adamo ed Eva caduti nelle grinfie di satana, gli prospettava la via della vera esistenza, dandogli la possibilità di sceglierla liberamente 

Ed Abramo scelse liberamente di fare la Volontà di Dio ascoltando la Sua Voce che lo incitava a lasciarsi dietro le spalle tutto il sistema di vita disorientato da Dio e proprio del suo paese, che camminava nelle tenebre della idolatria politeista. Egli infatti obbedì alla Voce di Dio e lasciò il suo paese per quello della sua nuova vocazione. Non solo ma credette alla promessa divina di una benedizione particolare, sia per i suoi discendenti («io farò di te un grande popolo»), sia per lui stesso, ed attraverso di lui, per tutta l'umanità («In te si diranno benedette tutte le famiglie della terra»).

Perciò Abramo partì per il paese di Canaan con sua moglie, suo nipote, la loro gente e i loro beni, probabilmente intorno al 1880 a.C.

 L'incontro di Abramo con Dio ebbe poi ulteriori conferme teofaniche (=miracolose) che si riscontrarono con l'incontro di Abramo con Melchisedeck, re di Salem (=Sion=Gerusalemme) e sacerdote del Dio altissimo, di quel Dio che gli aveva parlato spingendolo ad uscire dalla sua terra in vista di quella Terra promessa che,  per Gesù Cristo, sarà il “Cielo” promesso.

Questo Dio concluse con Abramo quell’Alleanza il cui segno di appartenenza fu – di generazione in generazione, la circoncisione.

L'impegno di Abramo e dei suoi discendenti si esprimerà d'ora in avanti con questo segno, finché esso non verrà superato dalla circoncisione del cuore, ossia dalla Capacità trinitaria d’amare, che è la “Carità” (Deus caritas est) di Cristo e dei Suoi seguaci.

Nello stesso momento in cui chiese la circoncisione quale segno di consacrazione a lui, il Signore impose ad Abramo un nuovo nome: “Abraham”. E se Abramo (Abram) poteva significare soltanto «il padre è nobilissimo», cioè di buona razza, di stirpe eletta, invece “Abraham, secondo le Scritture, può significare: «il padre di una moltitudine di nazioni» (Gn 17,5).

Profezia questa che ha cominciato a verificarsi per Cristo ed a partire da Lui, se si considera che dalla posterità di Giacobbe, figlio di Isacco, figlio – per intervento sovrannaturale – di Abraham, nascerà infine “secondo la carne” il nuovo Adamo, il Cristo Gesù Signore, che nascerà  da una nuova Eva, la vergine madre Maria.

Attraverso il Cristo, tutti coloro che Gli crederanno riceveranno la sovrabbondanza dello Spirito Santo ed entreranno nella nuova ed eterna Alleanza dei figli di Dio e di Maria, nella comunità cioè del nuovo Israele. Autentica posterità di Abramo «per la fede» (Rom 9,5): un popolo veramente senza numero…..

 

All'alleanza di Abramo, la pedagogia divina della Storia cristo-centrica della liberazione da satana per la salvezza in Dio del genere umano fa subentrare quella del Sinai, la quale precisa e rende più chiari i termini della precedente, superandoli in gran parte in senso evolutivo ed attestandone di nuovi raccolti nelle tavole di pietra contenenti i 10 Comandamenti, ottenuti da Dio per mezzo di Mosé.

Al popolo dei figli di Israele, Dio promette solennemente: «saranno il mio popolo ed io sarò il loro Dio » (Gr 24,7).

Ma quando Israele si mostra infedele, quando cioè credendo di star bene ritiene di non aver più bisogno di Dio e si allontana da Lui seguendo altre vie, allora Dio ritira la Sua protezione garantita dall'Alleanza che così non vale più:

«Voi non siete il mio popolo ed io non esisto per voi» (Os 1,9).

 Ne consegue che tutto alla fine ricade in mano a satana con guerre perdute, schiavitù sotto i vincitori, lunghi periodi di esilio per deportazione in terra straniera, pestilenze, pandemie e quant’altro…

 

                L'Alleanza di Dio con Abramo (Gn 15,17-21) assicura al patriarca la promessa  di dare alla sua discendenza, il possesso della terra di Canaan, la famosa terra promessa: ovviamente se il patriarca ed i suoi discendenti – il popolo ebraico - avranno osservato con fiducia i Suoi comandamenti «camminando alla Sua presenza, e tenendosi integri» (Gn 17,1), rispettosi cioè della Sua Volontà, e quindi sufficientemente distaccati dai beni di questo mondo almeno fino al punto di non anteporli a Dio, come i popoli idolatri circostanti, che adoravano la natura inanimata (il sole, la luna..), gli animali (lo sciacallo, il toro Api… considerati ricettacolo di divinità) e gli uomini stessi, i  capi dinastici delle nazioni (teocrazia)  .

Ora siccome questa retta condotta religiosa non sempre è stata tenuta nella giusta considerazione e priorità dai discendenti di Abramo, soprattutto per colpa dei loro capi politici e religiosi, la promessa della Terra dove «scorre latte e miele» impiegò otto secoli per giungere ad effetto. Non solo, ma, per gli stessi motivi, l'effettiva presa di possesso di Canaan da parte di Israele non ne rese definitiva la conquista.

La conservazione, in mano del popolo ebreo, di questa terra - ove sarebbe dovuta nascere "quella" Donna, Maria, la nuova Eva, il cui Figlio avrebbe schiacciato la testa  serpente mettendolo per sempre fuori causa (Gn 3,15) - richiedeva infatti l'osservanza della fedeltà all'unico vero Dio di questo popolo, che avrebbe dovuto fare ciò che è retto ai Suoi occhi, altrimenti – insieme a Dio - avrebbe perso pure la pacifica convivenza su quella terra per mano di nemici conquistatori (Dt 28,21,63..... ecc.).

E fu quello purtroppo che avvenne proprio perché Israele - avendo abbandonato il vero Dio per cedere all'idolatria politeista, ed essendo rimasta sorda ai richiami dei Suoi profeti - fu lasciata da Dio al suo doloroso destino di perdita – per conquista bellica - della terra promessa.

E questo fino a quando, con il pentimento e la nostalgia, si faranno strada  i messaggi di speranza dei profeti Geremia, Ezechiele e del  secondo Isaia, che annunciavano il perdono di Dio e il ritorno alla terra dei padri.

Non solo, ma dall'esilio in poi, alla promessa del ritorno e del  mantenimento del possesso della terra, non venne mai disgiunta quella di un discendente di Davide (=”figlio” di Davide), di un Messia liberatore, che si credeva, con una interpretazione desiderosa ma non corretta delle Scritture, che avrebbe restaurato la monarchia gloriosa di Israele (Lc 24,21).

Ma satana non demorde e cerca di impedire la realizzazione di questa profezia, col suo modo tipico di agire. Tenta cioè, in primo luogo di paganizzare il popolo ebraico, e, non essendoci riuscito per la forte presenza spirituale santa del profeta Elia, passa poi alle maniere forti cercando di assassinare tutti i discendenti del casato davidico

Verso la fine della seconda metà dell'anno 800 a.C. infatti fu scongiurata dal grande profeta Elia una delle più grandi tragedie della Storia cristo-centrica della salvezza che satana andava ordendo in vista di impedire l’incarnazione del Cristo, da cui sarebbe dipesa la nuova creazione, mediante la redenzione salvifica del genere umano da satana.

Si trattava infatti della prima  - e per la sua totalità rimasta unica - apostasia dal vero Dio del popolo di Israele  che a quel tempo pendeva ormai tutto dalla parte di Baal e degli altri idoli pagani, prefigurazioni di satana, l’anti-Dio, il quale cercava così di “uccidere spiritualmente” il popolo ebraico per impedire che da esso potesse venire, in attuazione della profezia di cui in Gn 3,15, quel Messia di Israele, nato da Donna, che l’inferno temeva più di ogni altra cosa perchè avrebbe per sempre messo fuori causa satana ed i suoi accoliti ex angeli dal nuovo mondo umano.

Satana  non  riuscì in questo suo intento proprio perché col miracolo del fuoco sollecitato nella preghiera da Elia, ll profeta del vero Dio – ormai rimasto solo a fronte di circa 450 falsi profeti di Baal –  il vero Dio, per l’appunto,  ridicolizzò tutti costoro, dando la prova certa di essere Lui – quello invocato da Elia - il vero Dio da  adorare  e non il pagano Baal (cfr.: 1Re 18,20-39).

Poco più di mezzo secolo dopo, satana torna alla carica arrivando al punto di ispirare ad Atalia regina di Giuda di far assassinare  (2Re 11,1-3) tutti i  componenti della famiglia reale di Davide a quel tempo viventi: tutti i suoi discendenti (841-835 a.C.).

Se questo fosse avvenuto la profezia che faceva discendere Gesù dalla Casa reale di Davide non si sarebbe verificata. Atalia – che aveva aperto il cuore a satana fino al punto di lasciarsene dominare - fu un mostro di crudeltà e fece assassinare tutta la discendenza reale di Davide, cioè i suoi stessi nipoti, per regnare da sola sul paese.

Solo il giovanissimo Ioas fu salvato dal massacro grazie all'intervento di una zia -  rimasta fedele al vero Dio  - e nascosto nel tempio dove fu segretamente allevato secondo i Comandamenti del vero Dio malgrado un nuovo rigurgito di idolatria politeistica che si andava diffondendo nel popolo eletto per colpa di Atalia  (2Re11,4. 9-18. 20\a).

                Da Ioas – divenuto così l’unico discendente superstite della famiglia di Davide – riprese poi – dopo che Atalia fu giustiziata - la discendenza del Casato davidico fino a Gesù, detto Figlio di Davide al modo del parlare semitico ossia nel senso di discende dal re Davide, ossia di appartenente al casato di Davide, stante che da Davide a Gesù trascorrono 975 anni circa.

La discendenza da Davide di Gesù Messia viene indicata da Matteo e da Luca.  Luca specialmente userà forme espressive che possono fare intendere che anche Maria, la Madre di Gesù, appartenesse alla Casa dinastica di Davide, come lo era Giuseppe suo sposo legale (Mt 1,20).

                 Avvenne così che la promessa divina fatta a Davide e confermata al popolo ebraico «per mezzo dei Suoi profeti» di far venire cioè il Suo Messia da Davide per discendenza umana – profezia richiamata anche da Gesù stesso (Lc 20,41-44..etc..) –  si realizzava pienamente in Lui.  Ma non come la vollero intendere gli scribi (i teologi) di allora, ma come era stata effettivamente profetizzata e come gli scribi  di allora non vollero intendere perché non c’è peggior sordo di chi  - udendo - non vuol udire e peggior cieco di chi  - vedendo - non vuol vedere (Gv 9,39-41).

La profezia davidica richiamata da Gesù in Lc 20,41-44 ed anche in Mr 12,35-37 afferma infatti  “apertis verbis” che il Messia è Figlio (=discendente) di Davide - ossia un uomo - ed anche Signore, cioè Dio.

«Come è possibile questo? - chiede Gesù agli scribi del Suo tempo. Come è possibile cioè che una Persona, cioè il Messia, sia profeticamente indicato non solo come un uomo ma anche come Dio?»

Ma i teologi di quel tempo non si impegnarono in un dialogo con Gesù su questa apparente contraddizione e preferirono non rispondere. Se non fossero stati invece pregiudizialmente ostili a Gesù forse avrebbero saputo da Lui che l’unica soluzione possibile al problema era quella che il Messia previsto sarebbe stato non solo “figlio (=discendente) di Davide – ossia un uomo - ma anche Figlio di Dio, e cioè: un uomo-Dio, l’uomo-Dio Gesù Cristo: Colui che stava loro davanti.

                I teologi di allora però non ritennero importante avere da Gesù una risposta su questo punto fondamentale e tacquero, tradendo così lo scopo stesso della loro missione di maestri del popolo in ambito religioso. Per  questo Gesù,  proseguendo il Suo parlare alla presenza di tutto il popolo, ammonisce i Suoi discepoli di guardarsi dagli scribi, e ne svela i comportamenti illeciti ed i loro reali interessi  (cfr.: Lc 20,46-47).

 

Dopo intricate vicissitudini e tempi lunghissimi e difficili da calcolare, l'ambiente religioso e culturale idoneo per la nascita della nuova Eva in vista dell’incarnazione del Figlio di Dio era finalmente presente nella storia presso un popolo, l'Ebreo, a cui Dio – il vero Dio-Padre, quello delle teofanie miracolose avvenute al tempo di Abramo al “roveto ardente”, di Mosé in Egitto ed al Sinai, etc… -   aveva rivelato il Suo vero Nome ed aveva eletto a Suo popolo.

 

 

> Satana beffato.

               

Fu così concepito e fu presente nel mondo Colui che, profetizzato nei secoli, avrebbe schiacciato finalmente la testa al serpente (Gn 3,15). La profezia della Genesi si era finalmente e realmente verificata.

                Ecco come la venerabile mistica, madre Maria di Gesù di Agreda, vissuta nel diciassettesimo secolo in Spagna, descrive, nella sua "Mistica città di Dio", il comportamento di satana circa la nuova Eva, la vergine madre Maria:

                «Intanto il grande drago e serpente antico lucifero stava attento alle opere eroiche di Maria Santissima e, sebbene di quelle interne non potesse essere testimone oculare, perché gli rimanevano nascoste, tuttavia guardava a quelle esteriori troppo sublimi e perfette per non tormentare la superbia e lo sdegno di questo invidioso nemico. Soprattutto lo bruciavano inconcepibilmente la purezza e la santità della bambina Maria. Mosso dunque da questo furore, radunò un conciliabo nell’inferno per consultare su questo affare i più ragguardevoli principi delle tenebre e, riunitili, propose loro questo ragionamento: - Il gran trionfo che oggi abbiamo nel mondo con la possessione di tante anime che abbiamo soggiogato alla nostra volontà, temo e sospetto che si debba vedere disfatto e annientato per mezzo di una donna e non possiamo ignorare questo pericolo, avendolo saputo al momento della nostra creazione ed essendoci stata in seguito notificata la sentenza che la "donna" ci avrebbe schiacciato il capo (cf.: Gn 3,15). Per questo ci conviene stare all'erta e non essere affatto trascurati. Avete già notizia di una bambina che è nata da Anna, va crescendo in età e ad un tempo si va segnalando nelle virtù. Ho posto tutta la mia attenzione alle sue azioni ed opere e non ho riconosciuto, nel tempo in cui comunemente gli altri cominciano a ragionare e a sentire le passioni naturali, che in lei si scoprono gli effetti del nostro seme e della nostra malizia, come si scorge negli altri figli di Adamo. La vedo sempre composta e perfettissima senza poterla piegare né indurla ai trastulli peccaminosi ed umani o naturali agli altri bambini. Da questi indizi ho il  sospetto che questa sia l'eletta ad essere la Madre di Colui che deve farsi uomo».

                «Però non posso persuadermi del tutto di ciò, perché ella è nata come gli altri, soggetta alle leggi comuni della creatura e i suoi genitori hanno fatto l'offerta e hanno pregato affinché a loro ed a lei fosse condonata la colpa, quando è stata portata al tempio come tutte le altre bambine.

Ciononostante, benché non sia l'eletta contro di noi, nella sua infanzia si scorgono grandi principi che promettono per l'avvenire celebri virtù e santità. Né io posso tollerare il suo modo di procedere con tanta prudenza e discrezione. La sua sapienza mi fa ribollire, la sua modestia mi irrita, la sua pazienza mi fa sdegnare, la sua umiltà mi opprime e mi annienta, e in tutto ella mi provoca ad un intollerabile furore, così che io la aborrisco più di tutti gli altri figli di Adamo. Ha un non so che di virtù speciale, per cui alcune volte, volendo avvicinarmi a lei, non posso, e se le insinuo delle suggestioni, non le riceve. Insomma, tutta la mia solerzia con lei sino a ora si è vanificata, rimanendo senza effetto alcuno. Qui importa tutti trovare un rimedio a impiegare la massima cura affinché il nostro principato non vada in rovina. Io desidero più la distruzione di quest'anima sola che non quella di tutto il mondo. Or dunque, ditemi voi: quali mezzi, quali provvedimenti prenderemo noi per superarla e per farla finita una volta per tutte con costei? Io da parte mia offro i premi della mia liberalità a chi sappia farlo».

                «Si esaminò il caso in quel confuso conciliabolo, organizzato soltanto a danno dell'umanità, e, tra i molti pareri, uno di quegli orribili consiglieri disse: -Principe e Signore nostro, non ti crucciare per una cosa così da poco, perché una debole donnicciuola non sarà tanto potente ed invincibile quando lo siamo noi tutti che ti seguiamo. Tu ingannasti Eva, precipitandola dal felice stato in cui si trovava, e per mezzo di lei vincesti il suo capo Adamo. Dunque, come non supererai questa sua discendente, nata dopo la sua prima caduta? Ripromettiti fin d'ora la vittoria e per ottenerla si determini, benché resista molte volte, di perseverare nel tentarla; se sarà necessario che deroghiamo perciò in qualche cosa  alla nostra grandezza e presunzione, non vi si badi, purché la inganniamo; e se ciò non basterà, faremo in modo di toglierle l'onore o anche di troncarle la vita». Altri demoni aggiunsero questo consiglio: -Abbiamo esperienza, o principe potente, che per rovinare molte anime è mezzo efficace l’avvalerci di altre creature. Questo è un ottimo espediente per operare tutto ciò che con le nostre sole forze non possiamo. Per questa via disporremo e provocheremo la rovina di questa donna, osservando perciò il tempo e le circostanze più opportune che ci presenterà ella medesima col suo procedere. Ma soprattutto importa che applichiamo la nostra sagacia ed astuzia per far sì che cominci a perdere una volta la grazia di Dio con qualche peccato. Così, appena le mancherà questo appoggio e questo scudo dei giusti, la perseguiremo e tra tutti la cattureremo come colei che, trovandosi sola senza Dio in se stessa, non ha chi possa liberarla dalle nostre mani. Quindi ci daremo da fare per farla disperare del rimedio». (cfr: Maria di Gesù di Agreda “Mistica Città di Dio, Vita della vergine madre di Dio”, pag. 483-485. – Edizioni Porziuncola).

                Ma non ci riuscirono!

L’incarnazione infatti si verificò comunque, e si verificò, come è noto, circa 2000 anni fa per il “si” dalla sempre vergine Madre Maria, la nuova Eva della nuova umanità dei salvati.

 

«Maria diede alla luce il suo Figlio unigenito, Lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia (.....)  È una scena semplice: Maria e Giuseppe con il bambino, deposto in una mangiatoia. L'avvento della nascita del Redentore e Salvatore del mondo ha cambiato il corso della storia: l’ha divisa in prima e dopo Cristo….

 

Ma prima di parlare di questo che riguarda il primo Avvento di Cristo in questo mondo, dalla Sua incarnazione (= verginale concepimento di Maria) alla Sua ascensione al Padre, dobbiamo però accennare, all'Aldilà umano precedente all’Incarnazione.

               

 

> L’Aldilà delle anime dei trapassati prima dell’incarnazione del Cristo.

 

Abbiamo considerato che se il progetto salvifico di Dio concernente il genere umano si fosse concluso nel paradiso terrestre della prima superiore dimensione di esistenza del mondo, non ci sarebbe stato un Aldiquà riguardante gli esseri umani incarnati di questo mondo ed un “Aldilà concernente le loro anime disincarnate, perché la morte individuale del corpo non ci sarebbe stata.

                Ma dopo la caduta originale dal paradiso terrestre in questo mondo senza paradiso terrestre e per di più crocifisso e mortale, le cose cambiarono perché il corpo umano muore mentre l'anima individuale sopravvive alla morte del corpo in un nuovo Aldilà delle anime che prima di Cristo veniva chiamato "inferi". Senza dimenticare che esisteva già - come abbiamo già mostrato nella I^ parte  - un‘Aldilà diabolico, chiamato inferno, inaugurato da lucifero e dai suoi accoliti ex angeli, nel quale precipitano anche tutte quelle anime che muoiono in peccato mortale conosciuto come tale e non potranno quindi accogliere mai i frutti della - a questo punto ancora futura - redenzione salvifica di Gesù Cristo.

Gli "inferi" non sono quindi da confondere con l'inferno di satana, che è eterno per lui, per gli ex angeli che lo seguirono e per le anime che vi precipitano (= quelle che trapassano impenitenti di peccato mortale responsabilmente conosciuto come tale). Gli inferi infatti - a cominciare dalla loro parte superiore detta "lembo" (= poi limbo) - sono provvisori. In essi vi sostano infatti tutte quelle  anime di tutti quegli esseri umani che non sono morti in un atteggiamento di responsabile contrapposizione a Dio, e quindi, divisi da Lui in conseguenza di peccato mortale conosciuto come tale (circa gli inferi confronta: 1Sam 2,6; 2Sam 22,6; 1Re 2,6; Gb 21,13; Sal 89,49.....).

 Queste anime di morti in grazia di Dio (comunque in buona fede l'abbiano potuto conoscere) - in vista della (allora) ancora futura redenzione salvifica di Cristo - vengono subito dopo la morte corporale rigenerate all'antico livello antropologico originale: quello primigenio posseduto da Adamo ed Eva antecedentemente al peccato e alla caduta originali (cfr.: Gn 1,26-31; 2,7-8. 21-25: così infatti Dio fece dal nulla (=creò) l’essere umano in Adamo ed Eva al fine di divinizzarlo ed assumerlo in Sé) e vivono in vista della “Discesa agli inferi” di Gesù Cristo che aprirà loro le porte del Paradiso celeste, rimaste chiuse fin del peccato originale (Gn 3,1-8) ed a causa di esso.(Gn 3,24).

Quando questo Avvenimento si sarà verificato (come si è poi in effetti verificato), queste anime che avranno potuto accogliere i frutti della redenzione salvifica di Cristo vivranno in Dio uguali  agli angeli del Cielo in vista di riprendere i loro corpi. Corpi che saranno trasfigurati dalla Gloria di Dio come quello di Cristo risorto dai morti al terzo giorno dalla Sua morte terrena ed asceso al Padre, dopo essere stato 40 giorni da vivo addestrando i Suoi apostoli sul Regno di Dio (At 1,3).

Che poi la redenzione di Cristo sia universale, riguardi cioè tutti gli esseri umani di ogni tempo e di ogni luogo  – anche quelli venuti al mondo prima dell’Incarnazione, lo rivela implicitamente Cristo stesso in più parti del Suo Evangelo ed esplicitamente nel passo seguente:

«In verità, in verità vi dico: è venuto il momento, ed è questo, in cui i morti (le anime dei morti) udranno la voce del Figlio di Dio, e quelli che l‘avranno ascoltata (quelli cioè che avranno potuto accogliere i frutti della Sua redenzione salvifica in quanto morti in grazia di Dio, vale a dire fuori dall’impenitenza finale da peccato mortale), vivranno (parteciperanno cioè alla Vita eterna di Dio dentro Dio.»)  (Gv 5,25).

Questi morti quindi – venuti al mondo prima di Cristo -  vengono pre-redenti (riportati al livello antropologico primigenio prima del peccato e della caduta d’origine) in vista di Cristo e restano in attesa che Cristo, scendendo agli inferi, apra loro le porte del Cielo

 

Le due nuove dimensioni umane di esistenza: corporea – e quindi visibile - quella di questo mondo, ed incorporea – e quindi invisibile - quella ultraterrena - sono di norma incomunicabili, come è peraltro ovvio trattandosi di dimensioni di esistenza sia pure umane ma di diverso livello antropolpogico.

Dalla non comunicabilità consegue che tutto quello che della Vita eterna nell’Aldilà sappiamo, lo sappiamo per Rivelazione, sia pure altamente avallata dalla Parola di Dio che trova la Sua conclusione ultima nell’unica Persona divina che oltre che uomo ha dimostrato e dimostra tuttora di essere Dio: l’uomo-Dio Gesù Cristo.

Lo sappiamo cioè per Fede nella Parola del vero Dio: Fede che, con riferimento a tutto ciò che trascende questo mondo, si chiama meglio: “Speranza”..

Pur ammesso infatti che – per divino miracolo, come per esempio accadde a San Paolo, riuscissimo ad avere una qualche esperienza provvisoria diretta dell’Aldilà, una volta ritornati in questo mondo, non riusciremmo a poter esprimere nulla di quello che abbiamo visto..

 Ecco perché gli gnostici ossia coloro che cercano di studiare –  a prescindere dalla Rivelazione e senza tener conto dei limiti evidenti della scienza di questo mondo queste realtà trascendenti (sufi di religione musulmana, buddisti, induisti, teosofici, antroposofici etc..etc..) - o coloro che tentano in vari modi di mettersi in contatto con le anime dei morti (“medium”), toppano.

Toppano sia perché la loro mistica è definita di pura auto-illuminazione, e non è invece, in primo luogo, come quella cristiana, incontro di amore con Qualcuno - dialogo trinitario - con la Persona divina, sia perché in questo campo, fuori dalla Rivelazione divina, che in Cristo è auto-rivelazione divina, gli gnostici altro non possono fare che fantasticare a ruota libera (molto a ruota libera: v.: Steiner, ad esempio, e altri), o cadere in mano a grossi inganni del nemico, tenendo conto del fatto che tali “studi” ed attività pseudodivinatorie sono in abominio a Dio e sconfinano molto facilmente nell’eresia.

Tali opere infatti danno a satana la facile occasione di poter far uso dei suoi falsi ragionamenti che insieme ai suoi poteri preternaturali sono capaci di ingenerare nell’uomo pericolose illusioni sotto apparenza di realtà e quindi in grado di trascinarlo fino alla tragedia esistenziale finale della morte in peccato mortale che – nell’eternità dell’Aldilà – consegna per sempre l’essere umano alla cattività diabolica del suo nemico eterno all’inferno.

 

 

CAPITOLO 6

 

II^ PARTE DELLA STORIA CRISTOCENTRICA DELLA SALVEZZA: Dall’incarnazione del Figlio di Dio dalla semprevergine Madre Maria fino alla Sua Ascensione compresa

(=resurrezione e ritorno al Padre in corpo anima e Divinità).

In questa parte prevale la presenza di Dio-Figlio,

il Quale incarnandosi si è fatto Causa efficiente di redenzione e salvezza dell’intero genere umano e del suo mondo.

 

 

Se l’Unigenito Figlio di Dio da sempre si era potuto fare Figlio di Maria millenni e millenni dopo la caduta di Adamo ed Eva dal Paradiso terrestre per i ritardi che l’opera diabolica di satana faceva accumulare all’umanità riempiendo il mondo di peccatori, pur se penitenti dell’ultima ora prima della morte incombente o della malattia o disgrazia devastante, tuttavia la Trinità aveva da subito dopo il peccato e la caduta originari predetto la sconfitta di satana e l’annientamento del peccato (Gn 3,15).

Dio infatti non aveva nascosto, ma - com’è proprio del modo d’agire del  vero Dio – esternato fin da quel primo momento a satana che la sua vittoria conseguita sulla natura umana col peccato originale si sarebbe in definitiva rivelata soltanto come una vittoria di Pirro.

 

 

> Le numerosissime, precise profezie sull’Avvento di Gesù Cristo.

 

“Io – è Dio che parla – porrò inimicizia tra te (=satana, il serpente) e la Donna (Maria) tra la tua stirpe (quella dei peccatori che vivono divisi da Dio) e la sua stirpe (Cristo ed i cristiani); questa, (cioè Cristo essenzialmente: ma anche Maria ed i cristiani, su mandato di Cristo) ti schiaccerà la testa (ti toglierà per sempre di mezzo) e tu gli insidierai il calcagno” (la tua reazione avrà effetti marginali) (Gn 3,15).

L’esegesi moderna conferma l’interpretazione che di questo passo aveva dato la Tradizione cristiana, per cui, non a torto, questo versetto della Genesi viene chiamato “proto-vangelo”, ossia la prefigurazione più antica della Buona Novella, contenente in nuce tutti gli elementi fondamentali dei Vangeli.

Si tratta quindi – millenni e millenni prima - dell'annuncio che il male\peccato - che divide da Dio, ed il maligno, ovviamente, che ne è autore e padre (Gv 8,41-44) - sarebbero stati sconfitti per sempre da un essere umano, da “Uno” cioè che sarebbe nato da una donna (Gn 3,15).

In che modo? Lo vedremo qui di seguito. Ci preme però evidenziare prima che questo essere umano – figlio della (Ma)Donna - nel corso dei tempi successivi a questa previsione e secoli prima del Suo effettivo avvento - sarebbe stato profetizzato con una precisione a dir poco fotografica nella Persona di Gesù Cristo sia per quanto concerne la Sua Figura di Figlio di Dio e Figlio dell’uomo, sia per quanto concerne la Sua missione di Redentore sofferente e nello stesso tempo di Salvatore glorioso del genere umano dall’inferno di satana a causa del peccato con il quale satana tiene l’uomo separato da Dio come un cane al guinzaglio, sia, infine, per l’esemplarità della Sua Vita terrena che Egli avrebbe vissuto sulla terra per l’imitazione di coloro che avrebbe chiamato alla Sua sequela nei modi e nelle vie più diverse.

“Circa trecento – nel corso dei secoli - sono le profezie sul Messia – il Figlio di Dio che auto-svuotandosi si fa uomo pur conservando la Sua identità divina - e tutte si sono realizzate nella Vita (e nella morte)  di “Gesù”, il cui nome significa come abbiamo già fatto sopra osservare: “Dio-Salva” (cfr.: “INDAGINE SU GESU’’”, di A. Socci.- Ed Rizzoli 2008, pag 154 ss).

L’uomo-Dio, il Messia, l’Atteso delle Nazioni, fattosi uomo e nascendo dalla sempre vergine e Madre Maria circa 2000 anni fa a Betleem di Giudea (secondo una precisa profezia di Michea dell’VIII° sec a. C.) (5,2)  avrebbe sconfitto satana (Mt 12,22-30; Mr 3,22-27) togliendo – quale Agnello di Dio -  il peccato dal mondo umano (Gv 1,29).

 

 

> L’opera di satana durante Cristo e dopo Cristo (in generale).

 

Come abbiamo mostrato, anche se con enorme incalcolabile ritardo, l’incarnazione di Cristo si è comunque verificata, malgrado la ferma opposizione e le contro-azioni malefiche di satana.

                Ma procediamo con ordine. Saputo dell’Incarnazione senza averla potuta impedire, ma solo ritardare, satana si scatena prima contro l'uomo-Dio per impedirgli in tutti i modi di portare a compimento la sua missione redentrice e salvifica, e poi, non essendoci riuscito, si volge - come mostreremo nell’ultimo capitolo - contro i Discepoli di Cristo, cercando di farli prevaricare (e purtroppo spesso ci riesce soprattutto quando colpisce al cuore la Chiesa  con la seduzione dei suoi ministri gerarchicamente più elevati).

Questo comportamento perverso e pervertitore è volto ad ostacolare i cristiani per impedir loro di portare a compimento la missione che Cristo stesso ha demandato loro sulla terra allo scopo di affrettare - con l’aiuto dello Spirito Santo-Dio e la conversione precoce delle anime al Vangelo - la fine dei tempi necessari all'accoglimento dei frutti della Sua redenzione salvifica in vista della resurrezione universale della carne e della vita del mondo che verrà.

In un periodo di tempo come quello attuale in cui di satana non si parla quasi mai, e quando se ne parla, si cerca sempre di relegarlo nell'archivio dei miti, come si tende a fare anche con i miracoli di Cristo nei Suoi Santi, la parte invece cospicua che qui gli viene assegnata come protagonista di una contro-storia della salvezza potrebbe sembrare eccessiva e venire tacciata di “medievalismo”, se non fosse che è Cristo stesso a mettere in evidenza l’opera temibile del nemico irriducibile dell’uomo.

Nell'antico Testamento, l'azione antiumana di satana - potenza preternaturale diabolica di male - non appare in modo personale e diretto, ma sta comunque e sempre dietro le quinte attendendo, attraverso gli uomini, agli scopi malefici di cui abbiamo parlato.

 Nel nuovo Testamento invece è l'Uomo-Dio che rivela apertamente il ruolo anti-umano di satana fin dalle origini (Mt 13,19; Mc 1,13; 4,15; Lc 10,18; 13,16; Gv 13.2. 27...) Per fare un esempio, Pietro stesso, avendo tentato, certamente in buona fede, di opporsi al compimento drammatico della missione del Maestro fu da Lui richiesto di allontanarsi e chiamato addirittura con l’appellativo di «satana» (Mc 8,33).

 

 

> Quando satana seppe del Bambino Gesù.

 

Una volta avvenuta l'incarnazione, quando satana seppe del Bambino Gesù, non si pensi che si sia dato per vinto di fronte al fatto compiuto ed ormai ineluttabile dell’avvenuta incarnazione di Dio, di cui satana sapeva esattamente il motivo che era quello di liberare l’umanità dalla sua “cattività” per riportarla - riedificata come alla prima origine – nell’intimità trinitaria di Dio.

Non appena infatti satana (Erode) seppe dai “Re Magi”, alcuni stranieri venuti da “Oriente” (=l’Oriente indica il punto ove sorge il sole, che  in quanto Luce piena, simboleggia la pienezza della Verità che è Dio: Verità totale – o assoluta - ove si ricompongono tutte le verità parziali) che il Messia era presente nel mondo, la prima cosa che pensò "astutamente" di fare fu quella di cercare  di togliere subito di mezzo il Bambino uccidendolo...

Ma non ci riuscì,  pur avendone uccisi tanti per cercare di ucciderne uno solo (Mt 2,16).

Nel libro dell'Apocalisse questo passaggio è riportato in questi termini: «Il drago - ossia il "grande" drago, il serpente antico, che chiamiamo il diavolo (Ap 12,9) - si pose davanti alla Donna (= Maria) che doveva partorire il Bambino, per divorarlo appena nato, ma non ci riuscì (Ap 12,4-5). Mentre il Messia, terminata la Sua missione, fu «subito rapito presso il suo trono accanto a Dio» (Ap 12,5/b) . 

Ma non solo questo, perché satana cercò di impedire che il Cristo portasse a compimento la Sua missione anche durante i tre anni della Sua Vita pubblica.

Ricordiamo, a questo proposito, i tentativi di corruzione che satana - cercando di eccitare con  la tentazione del potere la superbia del Redentore - Gli rivolse apertamente nel deserto. Ma non ci riuscì.

Ci provò ancora cercando di ucciderlo più volte, ma Gesù gli era sempre sfuggito "misteriosamente" di mano perché non «era giunta ancora la "Sua Ora"» - ossia il compimento della missione per la quale si era fatto uomo e che satana non poteva sapere né come, né quando esso sarebbe avvenuto, per cui riteneva di impedirne comunque il verificarsi uccidendo Colui che di questo compimento sarebbe stato l’autore..

È chiaro che satana non voleva assolutamente che Cristo giungesse a quella "Sua Ora", mentre Cristo «non vedeva l'ora che questa "Sua Ora" giungesse (Lc 12,50).

Per questo satana cercò in più occasioni di uccidere Colui che sapeva essere il Messia - Figlio unigenito di Dio e di Maria - e fu per questo che egli attese che Giuda gli aprisse il cuore (Giuda era ladro dei poveri, perché prendeva per sé dalla borsa che amministrava quello che era destinato a loro) per entrare in lui e muoverlo a suo piacimento (per questo Gesù aveva predetto di Giuda che era “un diavolo”: Gv 6,70).

L’ “Ora” di Gesù cominciò a scoccare e scorrere a cominciare dall’orto degli Ulivi (gli alberi di ulivo, teatro del sudore di sangue di Gesù  sono tutt’ora esistenti!) proprio quando – attraverso Giuda, di cui satana si era impossessato (Lc 22,3-4) - sembrò al diavolo di essere finalmente e definitivamente riuscito ad incastrare nell’uomo l’uomo-Dio.

Giuda sapeva che Gesù era più volte sfuggito alla cattura (es.:Gv 8,59), per questo si presentò per catturarlo alla guida di un vero e proprio piccolo esercito onde evitare che potesse sfuggire come aveva già fatto più volte (rif. a: Gv 18,3). Ma Gesù – pur mostrando di poter miracolosamente respingere questo e qualsiasi altro attacco armato (Gv 18,6) – si lasciò catturare senza opporre resistenza alcuna.

Anzi – nella circostanza «a Simon Pietro che aveva una spada e colpì il servo del sommo sacerdote staccandogli l'orecchio destro....» (Gv 18,10), Gesù disse: -Rimetti la tua spada nel fodero; non devo forse bere il calice che il Padre mi ha dato?!» (Gv 18,10), che equivale a dire: «È proprio questa l’Ora che per me doveva giungere».

Noi adesso sappiamo bene che per Gesù fare la Volontà del Padre fino in fondo - ossia il compimento dell’Ora dell’Uomo-Dio – vuol dire vincere satana sottoponendosi a satana, anche se questi non aveva alcun potere sul Cristo (Gv 14,28-31), come nessun potere  aveva su di Lui l'inferno per trattenerlo allorché vi era sceso quale Agnello di Dio per espiare l'inferno delle separazioni da Dio di tutti peccati mortali del mondo, senza averne commesso neppure uno.

Satana di fronte a Cristo è come «quell'uomo forte e ben armato che fa la guardia al suo palazzo, per cui tutti i suoi beni stanno al sicuro. Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince (=il Cristo), gli strappa via l'armatura nella quale confidava e ne distribuisce il bottino» (Lc 11,21-22).

 

Ma come mai satana  - di natura luciferina (sovra-razionale) non vide tutto questo per poterlo in qualche modo ostacolare? Eppure egli conosceva che il Messia - Figlio naturale di Dio - era nel mondo.

La risposta è sempre la stessa: satana è un essere egolatrico per natura  ed, in quanto tale, è cieco all'umiltà che è propria della capacità d'amare onnipotente di Dio.

 Rispetto a Gesù, l’immagine di satana è quella del gigante Golia rispetto al piccolo Davide, che Golia pensava di schiacciare più facilmente di una pulce. Ed invece…(cfr.: Sam17). 

Mai infatti satana avrebbe potuto con la sua sconfinata superbia immaginare che per vincerlo e sottrargli il genere umano a lui assoggettato dalla caduta di Adamo ed Eva in poi, Cristo si sarebbe messo nelle sue mani:

«Non parlerò più a lungo con voi, perché viene il principe di questo mondo; egli non ha nessun potere su di me, ma bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre e faccio quello che il Padre mi ha comandato. Alzatevi. Andiamo via da qui» (Gv 14,30-31).

Vincere satana per mezzo di satana, penetrando vittoriosamente fin nelle viscere più infime del suo regno infernale: Ecco la grande opera di Dio!

 I Vangeli sono pieni della presenza del diavolo che teme per il suo regno infernale, riconosce in Cristo il Messia, Figlio di Dio prima e meglio di scribi, farisei e sommi sacerdoti, ma Lo rifiuta (Mc 5,6-7..etc), ed è pronto ad ucciderlo per impedire in tutti i modi che Egli porti a compimento la Sua missione, anche se, come vedremo subito appresso e come già sappiamo, quando vi riuscì non fece altro che fare il giuoco di Dio.

Dunque, satana uccidendo Gesù per cercare di impedirgli di portare a compimento la Sua missione, si è invece rovinato con le sue stesse mani.

Credeva infatti di trattenere l'anima di Gesù agli inferi come tutte le anime umane dei millenni e millenni trascorsi da Adamo ed Eva fino a Cristo, se non addirittura all’inferno, se Gesù avesse disperato.

Ed invece Gesù – l’Agnello di Dio - non solo non disperò mettendo il Suo Spirito nelle mani del Padre (Lc 23,46) malgrado sentisse come l’abbandono del Padre (Mt 27,46) e l’abisso di dolore e di tenebre che avrebbe dovuto attraversare bevendo fino alla feccia l’amaro calice (Mt 26,39), ma addirittura risorgendo dai morti  ed ascendendo al Padre,  ha aperto le porte del Cielo a tutte le anime di coloro che prima, durante e dopo di lui non fossero morte nei loro peccati, e che, altrimenti, avrebbero continuato a restare  bloccate agli inferi\lembo.

Egli, cioè, senza peccato alcuno, scendendo vittorioso agli inferi fino all’imo abissale dell’inferno, sperimenta in espiazione vicaria per l’intero genere umano ed annienta gratuitamente a suo favore tutte le separazioni spirituali altrimenti eternamente irreversibili da Dio  causate da tutti i peccati degli esseri umani di ogni tempo e di ogni luogo …fino alla fine di questo mondo.

Questo significano le espressioni  di Gesù:” l’anima mia è triste fino alla morte…”Padre mio, Padre mio, perché mi hai abbandonato?… Padre nelle tue mani consegno il mio Spirito (Santo).. Ora viene il principe di questo mondo, egli non ha alcun potere su di me ma bisogna che io faccia la Volontà del Padre, ossia compia la mia missione di morte, discesa vittoriosa all’inferno e resurrezione.

Con queste parole, infatti, dette da Gesù poco prima di morire, Egli vive l'estrema kenosi  d'Amore, ossia l'estremo auto-svuotamento di Sé che va molto oltre l’incarnazione e la morte in Croce, pur tenendo fermamente presente che questo non significa per nulla l’abbandono della Sua Natura divina. La Sua onnipotenza, cioè, è tutta come contenuta allo stato potenziale anche se può essere richiamata in atto da una semplice Parola del Redentore, così come in effetti è stata richiamata quando - dopo la sua vittoriosa discesa agli inferi fino all’imo profondo dell’infernoEgli, pur essendo morto, auto-risorse dai morti, vittorioso di satana, del peccato e dell’inferno.

Egli infatti ha il Potere sovrannaturale di morire per offrire gratuitamente la Sua Vita divina a tutte le Sue pecore (=all’intera umanità, con la sola auto-esclusione dei reprobi) ed ha anche il potere di risorgere riprendendosela di nuovo immortale unitamente a quella dell’intera umanità:

«Per questo - Egli dice in proposito - il Padre  mi ama: perché io offro la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie, ma la offro da me stesso, poiché ho il potere di offrirla ed il potere di riprenderla di nuovo. Questo comando ho ricevuto dal Padre mio» (Gv 10,17-18).

 

Quando satana si accorse di aver - proprio lui - ….dato una mano al Cristo perché era con La Sua morte e discesa vittoriosa agli inferi fino all’imo del profondo inferno che Egli avrebbe portato a termine la Sua missione di redenzione e salvezza del genere umano, fu troppo tardi per tornare indietro, malgrado il “pentimento” suscitato a Giuda. Questi infatti cercò invano di convincere i mandanti di liberare il prigioniero restituendo pure i 30 danari del tradimento. 

Fu troppo tardi malgrado le provocazioni che -  per bocca degli uomini del Sinedrio, satana lanciava a Gesù appeso sulla Croce: “Ha salvato gli altri, non può salvare se stesso? E’ il Re di Israele, scenda ora dalla Croce e Gli crederemo” Ha confidato in Dio; Lo liberi Lui ora, se Gli vuol bene. Ha detto infatti sono il figlio di Dio!» (Mt 27,41-43).

Ma non è finita: l'ultima tentazione portata da satana a Cristo fu quella fatta attraverso uno dei due malfattori, quello impenitente, crocifissi insieme a lui sul Calvario: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso ed anche noi» (Lc 23,39).

Ormai però il piano divino di redenzione e salvezza del genere umano - una volta che Cristo nell’orto degli ulivi aveva acconsentito a bere l'amaro calice facendo la Volontà del Padre, nessuno più Lo avrebbe potuto fermare (Lc 22,42).

Gesù infatti lungi dal raccogliere la provocazione satanica, rassicurò invece uno dei due malfattori crocifissi insieme a Lui - che Gli si raccomandava dicendo: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo Regno» - con questa Parola di Dio: «In Verità, in Verità ti dico, oggi sarai con me nel Paradiso» (Lc 23,39-43).

Vedremo ancora meglio più avanti in che consiste questa promessa.

 

 

> Cristo: missione compiuta!

 

Gesù fu crocifisso alle nove del mattino (Mc 15,25-26) e morì alle tre del pomeriggio dopo 6 ore di terribile agonia (Mt 27,46-50).

«Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio si fece buio su tutta la terra. Verso le tre del pomeriggio Gesù gridò a gran voce: - Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? Ed emesso un alto grido spirò (Mt 27,45-50).

Poco prima della morte di Gesù  il velo che custodiva il Santissimo nel Tempio di Gerusalemme si squarciò nel mezzo. E Gesù, gridando a gran voce disse: - Padre, nelle Tue mani consegno il mio Spirito», ossia lo Spirito Santo. (Lc 23,44-45).

 

«Gesù è andato incontro alla Sua croce ed alla Sua terribile morte nella certezza che la onnipotenza della Sua divina Capacità d’amare avrebbe trionfato. Ma questa divina certezza non Gli ha alleviato di nulla la ineffabile sofferenza della Sua espiazione vicaria

Ecco la “sistole” o svuotamento del Suo divino Cuore, seguita dalla “diastole” – o riempimento (=resurrezione) – del Suo stesso sacro Cuore.

Ecco come si muove  la “Carità” ovvero la bontà infinita della Capacità trinitaria d’amare di Dio  in favore del quasi nulla verso cui era sprofondato l’essere umano di peccato in peccato sotto satana.

Così facendo Gesù si fa Causa efficiente di redenzione per la salvezza del genere umano dai suoi peccati che tale salvezza altrimenti impediscono. In questo senso Egli è l’Agnello sacrificale di Dio, ovvero il Figlio incarnato di Dio che toglie gratuitamente i peccati del mondo, espiandoli però tutti Lui al posto del mondo, senza averne commesso neppure uno, ossia del tutto innocente, come l’Agnello di ebraica memoria che ha reso possibile l’esodo ebraico dalla “cattività” egizia (Gv 1,29. 34)

E’ questa l’espiazione vicaria, ossia il prezzo pagato da Cristo per la redenzione gratuita dell’umanità dalla sua cattività di satana col peccato. E’ questo il prezzo sovrabbondante del riscatto che Egli paga “invece e per” ogni essere umano che è passato, che passa e che passerà per questo mondo fino alla sua fine, allo scopo di farlo risorgere come Lui è risorto al Terzo Giorno.

 

L’ICONA DELLA REDENZIONE SALVIFICA è Barabba colpevole  - che rappresenta tutti noi – il quale viene liberato al posto di Gesù innocente  – l’Agnello di Dio -  che così prende per Amore il posto di ogni “Barabba”, ossia di ogni essere umano colpevole.

Cristo con la Sua Croce – simbolo di ogni vicaria sofferenza espiatrice di ogni dolore del genere umano - si fa così parafulmine di ogni essere umano.

Ed ecco perché – come afferma sant’Antonio di Padova - il diavolo – protagonista dell’antistoria della Salvezza, il quale a causa della Croce ha perso la sua egemonia sull’essere umano, ha il terrore di avvicinarsi alla Croce

Vedendolo morire come è morto. Un pagano ebbe a dire di Lui «Davvero Costui era figlio di Dio!" (Mc 15,39; Mt 27,51-54).

Ma non finì così.

All’alba de 9 di Aprile dell’anno 30, dopo avere lasciato il suo corpo morto nella tomba ed essere disceso vittoriosamente agli inferi fino all’imo profondo dell’inferno, Gesù Cristo RISORSE  DALLA MORTE, e, «mostrandosi vivo ai Suoi Apostoli con molte prove, apparve loro per 40 giorni ammaestrandoli sul Regno di Dio (At 1.3 +13,31), ossia sul modo di esistere divino che veniva gratuitamente partecipato al modo di esistere umano.

 

 

> Gesù racconta Se stesso.

 

E’ interessante conoscere come Gesù durante un colloquio con un certo Nicodemo parli  della Sua Persona e della Sua missione redentrice e salvifica in favore dell’umanità.

Un certo Nicodemo, uno dei capi dei Giudei tra i farisei più influenti (Gv 3,1-2), viene a trovare nottetempo Gesù per avere dei chiarimenti circa il Suo stupefacente, miracoloso operato, perché era evidente che Egli si manifestava «per un Maestro venuto da Dio» in quanto, a dire dello stesso Nicodemo, «nessuno può fare i segni (=i miracoli) che Egli fa, se Dio non è con lui» (Gv  3,2).

Nicodemo aveva secondo verità dovuto riconoscere che Gesù Cristo era – quanto meno – un grande profeta, e perché no, fors’anche il Messia liberatore tanto atteso.

All’epoca di questi fatti, Gesù si trovava a Gerusalemme per la Pasqua. Durante la festa molti del popolo, vedendo i miracoli (= i segni della Sua divinità) che Egli faceva, credevano nel Suo Nome (Gv 2,23): che in ebraico significa, per l’appunto: "Dio-salva”.

Ma anche se a Gerusalemme molti la pensavano così di Gesù, come anche Nicodemo, tuttavia Gesù, leggendo nei loro cuori, non si confidava con loro (Gv 2,24-25), non rivelava cioè pubblicamente ed in anticipo – come invece avrebbe fatto privatamente con Nicodemo, e con i Dodici (Mt 16,13-23; Mr 8,27-33; Lc 9,18-22) – Chi era e che cosa era veramente venuto a fare in questo mondo, qual era cioè la Sua missione, e come l’avrebbe portata a compimento.

A Nicodemo infatti Gesù rivelò che Egli era venuto a portare il Regno di Dio agli uomini: era quindi Dio stesso che era venuto a portare il Suo stesso Regno o Modo divino di esistere. Ma per poter “vedere (=entrare=vivere) il Regno di Dio” era necessario che l’uomo nascesse nuovamente dall’Alto (Gv 3,3)venisse cioè ri-generato da Dio alla sua prima origine.

Era necessario cioè che Dio – come abbiamo già detto - operasse una nuova Creazione dell’essere umano, che, senza annientare il suo “io personale” (=la sua continuità di coscienza individuale), avesse come risultato fruttifero di liberarlo – oltre che da ogni conseguenza di peccato personale, dalle conseguenze, soprattutto, sia del peccato (Gn 3,1-8)  che della caduta originali (Gn 3,16-24). Conseguenze che avevano offuscato l’immagine e somiglianza di Dio con le quali l’essere umano era stato creato originariamente “molto buono” (Gn1,26-27. 31).

Abbinando due passi della Scrittura: il primo in cui si legge che l'uomo fu creato molto buono a immagine e somiglianza di Dio, e il secondo che presenta Gesù Cristo come «immagine (visibile) del Dio invisibile» (Col 1,15), gli antichi Padri della Chiesa insegnavano che in origine - prima del peccato e della caduta originali - l'uomo era stato creato ad immagine e somiglianza di Gesù Cristo, il Figlio di Dio incarnato, il cui archetipo era nella mente di Dio fin dal principio della Creazione umana, e quindi a questa immagine – rinascendo – doveva ritornare.

In altri termini Adamo ed Eva – prima del peccato e della caduta originali - erano stati creati a immagine e somiglianza del Figlio incarnato di Dio.

«Ma come si può nascere di nuovo - sia pure dall’Alto (ossia per intervento miracoloso di Dio), cambiando la realtà della natura umana con la quale siamo stati concepiti, entrati in gestazione e nati, per ri-farla ad immagine e somiglianza di quella dell’uomo-Dio Gesù Cristo?” - chiede stupito a Gesù Nicodemo: Può forse – ribadisce il maestro di Israele  - quando un uomo è già nato e diventato vecchio entrare una seconda volta nel seno di sua madre e nascere di nuovo ?» (Gv 3,4).

«No, precisa Gesù, perché questo è come si nasce in questo mondo con la procreazione umana, mentre invece la rinascita dall'Alto a cominciare dall’anima, vale a dire ad opera di Dio-Spirito, è tutt’altra cosa».

«Chi infatti nasce da “acqua” (=annientamento redentore dei peccati; v.: Gv 1,33) e da Spirito Santo-Dio, non nasce di nuovo da sangue, né da volere di carne, o volere di uomo, come avviene in questo mondo con la pro-creazione» (cfr anche: Gv 1,13).

Ne consegue – spiega Gesù – che lo Spirito agisce come il vento che, anche se non è visibile, tuttavia lo si sente all’opera in tutta la sua potenza (Gv 3,5-8).  (Vogliamo qui far notare che il paragone dello Spirito Santo-Dio con il vento, con l’aria, è appropriato, perché è proprio il vento che rigenera la faccia della terra e fa fisicamente vivere respirando uomini animali e vegetali, pur essendo materialmente inconsistente e del tutto invisibile).

Ma Nicodemo insiste: «Come può accadere questo?» (Gv 3,9).

Eppure al Maestro di Israele – che comunque era alla ricerca della Verità a differenza dei suoi colleghi di Sinedrio, a cui la Verità non interessava proprio per niente perché volevano continuare a fare i loro porci comodi – non avrebbe dovuto sfuggirgli che a Dio tutto è possibile nella Sua onnipotenza d’Amore.

 Gesù risponde infatti che, essendo Nicodemo teologo in Israele, queste cose avrebbe dovuto saperle anche perché erano già state preannunciate ampiamente dai profeti e previste nella Scrittura più antica (circa la missione di Cristo che avrebbe schiacciato la testa al serpente, si risale addirittura al cosiddetto “proto-vangelo” della Genesi; cfr.: Gn 3,15, di cui abbiamo già detto).

             “Capita” invece, commenta addolorato Gesù, che pur essendo la Sua una testimonianza di prima mano, essa non viene accolta soprattutto da coloro che appartengono al potere politico-religioso di quel tempo (e purtroppo non solo di quel tempo…!). “Ora – prosegue Gesù – se non mi volete credere nemmeno quando vi parlo di cose della terra  (ovvero di cose religiose fattibili all’essere umano di questo mondo, ossia di osservare almeno i 10 Comandamenti facendo la Volontà del Padre) come mi crederete se vi parlo di quelle del Cielo?” (=di verità sovrannaturali che riguardano l’onnipotenza di Dio e la Sua attività di creazione e di redenzione salvifica) (Gv 3,10-12).

Eppure – prosegue Gesù - nessuno“salvo che Il “Figlio dell’uomo”  (=il Figlio di Dio incarnato, cioè Dio stesso nella Persona di Gesù Cristo) - è mai salito al Cielo (=Resurrezione dai morti di Gesù Cristo ed ascesa al Padre, alla pienezza cioè del Regno o modo di esistere di Dio in Dio…) dopo essere disceso dal Cielo sulla terra (Gv 3,13) ed essersi lasciato appendere su di una croce come il serpente di Mosè”.

Il serpente di bronzo di Mosè è una prefigurazione del Cristo crocifisso. A Nicodemo Gesù dichiara che come Mosé innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo» (Gv 3,14). Il termine "innalzato" significa "appeso alla croce", ma evoca anche l’ascensione e la glorificazione del Cristo che passano per la croce per giungere alla gloria della resurrezione (Gv 8,28).

Il serpente poi è stato fin dal paradiso terrestre ed è ancora e sarà fino alla fine del mondo, la causa di tutti i peccati e di tutte le angoscianti separazioni da Dio che ogni peccato mortale porta con sé, per cui il serpente innalzato sulla Croce rappresenta l’annientamento - per mezzo della croce -  di satana, il serpente, autore e padre del peccato.

Ed il risultato finale di questo processo sarà costituito dalle anime di tutti  quegli esseri umani che – non essendo morti in questo mondo separati da Dio nei loro peccati mortali (Gv 8,23-24) ed avendo perciò le loro anime potuto accogliere nell’eternità dell’Aldilà i frutti della redenzione salvifica di Cristo (anche se in questo mondo non l’hanno mai potuto conoscere) vivono in Dio uguali agli angeli del Cielo (dal greco: “isangeloi”), e, in quanto figli della resurrezione, risorgeranno – per Cristo – quali figli di Dio  - come Egli è risorto al Terzo Giorno (cfr.: Lc 20,36-38).

 

 

> Il meraviglioso scambio.

 

Il Redentore e Salvatore del mondo, risorto ed asceso al Padre in corpo anima e divinità, da un lato, soffre ogni limitazione e sofferenza di ogni essere umano (=prezzo della redenzione), e dall’altro, trasmette gratuitamente ad ogni essere umano (con la sola auto-esclusione dei reprobi che seguono sorte diversa di cui diremo) sia la liberazione da ogni limitazione e sofferenza che la Sua resurrezione ed ascensione al Padre (=salvezza definitiva dell’umanità nella sua integrità di anima e di corpo).

Incarnandosi, l'unigenito Dio Figlio di Dio assume su di Sé la natura umana unendola in modo irreversibile (=sostanzialmente) – pur senza confonderla - alla Sua Natura divina. Ma non nel senso però che Egli, come ogni essere umano, appartenga alla natura umana che Lo condiziona, ma nel senso che la natura umana appartiene a Lui  per cui può mettersi al posto di ogni essere umano cui essa è comune quando opera come Redentore e mettere ogni essere umano redento al posto Suo quando opera come Salvatore.

Il tutto senza annientare l'uomo in Dio e senza confondere Dio nell'uomo.

 

Ma come può essere, ci si potrebbe chiedere ancora che Cristo possa espiare in anticipo - annientandola a favore degli esseri umani che verranno dopo di Lui e che quindi non sono venuti ancora in esistenza – anche la sanzione della separazione da Dio che consegue ai loro peccati personali, posto che nei confronti di costoro, non essendo appunto venuti ancora in esistenza – Dio non può prevedere come eserciteranno il loro libero arbitrio?

Si risponde a questa domanda tenendo presente che, soprattutto per l’opzione diabolica acquisita da satana sulla inclinazione congenita della natura umana al male, nessun essere umano viene concepito esente dalla propensione ego-versa a peccare, ossia a separarsi da Dio omettendo di fare la Sua Volontà per fare la propria, per cui è facile prevedere anche sulla base delle strutture istituzionalizzate di peccato che si sono venute determinando nella società umana come si comporteranno gli uomini verso Dio.

Ma a parte questo, l'Unigenito Figlio di Dio facendosi uomo in Gesù (con tutto ciò che ne è derivato fino alla Sua discesa vittoriosa all’inferno) – realizza - pur NON perdendo la Sua identità di Figlio di Dio e di Maria – un’impensabile movimento di autoriduzione (i Padri della Chiesa parlano di “Kenosis” = svuotamento) che basterebbe a redimere in modo sovrabbondante non soltanto il mondo umano ma mille altri mondi, se fosse stato necessario.

 Anche se, come vedremo subito appresso, c’é purtroppo chi – seppur ampiamente redento da Cristo, non può accogliere, per come si è liberamente comportato in questo mondo, la redenzione salvifica di Cristo nell’eternità dell’Aldilà.

La Redenzione è quindi il prezzo elevatissimo per il riscatto del genere umano che l’uomo-Dio ha voluto pagare alla Sua Giustizia distributiva per estendere in modo sovrabbondante la Sua gratuita Misericordia di perdono che è tendenzialmente infinita.

Prezzo carissimo quindi che Dio ha umilmente pagato di Persona, espiando nel Figlio Suo unigenito che si fa uomo tutte le angosce esistenziali di tutte le separazioni da Dio di tutti i peccati mortali commessi da ogni essere umano: da Eva ed Adamo compresi fino alla fine di questo mondo per quello della nuova Creazione.

Per questo l’uomo-Dio è Redentore e Salvatore del mondo, o, per meglio dire è: Redentore (Colui che toglie i peccati del mondo) e contestualmente Salvatore, Colui che divinizza ed eleva nel Riposo trinitario di Dio (nella Casa del Padre Suo…in Paradiso, in Cielo) tutte le anime di coloro che nell’eternità dell’Aldilà possono accogliere i frutti della Sua attiva redenzione salvifica.

Attenzione però che non si tratta di prezzo pagato dal Redentore a satana per redimere da satana il genere umano e poterlo cosi elevare fino a Dio: Tutt’altro! Satana – come precisa Gesù stesso - NON ha alcun potere su di Lui (Gv 14,30-31) anche se Lo tenta con tutte le corruzioni (Lc 4,1-13) e lo perseguita fino ad ucciderlo mediante crocifissione (Lc 22,1-6). Anzi, cosi facendo satana  - lo ricordiamo - altro non fa che facilitare il Redentore nella Sua opera di redenzione misericordiosamente gratuita per l’umanità ma anche perfettamente giusta per la Trinità in quanto pagata di Persona dal Figlio di Dio fattosi  uomo anche per questo.

 

 

> Maria, la nuova Eva - senza inclinazione congenita al peccato discendente da quello originale e senza peccato personale alcuno - è la nuova madre di tutti i viventi di una nuova creazione dell’universo (cfr.: Gn 3,20).

 

L’incipit del cristianesimo in questo mondo, ossia l'inizio della Vita pubblica di Gesù Cristo, che rivela la Sua Persona da adorare ed imitare, è Maria.

É lei  infatti che invitando i servi a fare quello che il Figlio diceva loro di fare ed esortando il Figlio a fare il Suo primo miracolo, quello del vino - è cioè ad annientare nel nulla la realtà dell'acqua presente nelle giare ed a sostituirla con quella fatta dal nulla del vino - dà inizio con un miracolo che solo Dio può fare e far fare alla diffusione del Regno di Dio, che è Cristo, in questo mondo.

 

Prima di morire, tra gli spasimi crudeli dalla croce dalla quale pendeva, indicò ai suoi veri discepoli colei che fin da questo mondo – sarà la loro vera madre, costituendo in modo eminente Maria, Sua madre, in nuova Eva,  in nuova madre cioè senza peccato di tutti gli esseri umani in sostituzione della vecchia Eva peccatrice (Gv 19,25-27).

 

Va ritenuto quanto in proposito fa rivelare l’Abate Guerrico che dice:

«Generando Gesù Cristo, che è il capo di tutti i cristiani, la vergine madre Maria è diventata madre di tutti i cristiani. Se infatti un «servo di Cristo, come San Paolo» può dire di generare i suoi figlioli in Cristo per le premure e l'amore che porta loro (cfr.: Gal 4,19: «figliuoli miei, che di nuovo io partorisco nel dolore finché sia formato Cristo in voi»), quanto più la madre stessa di Cristo.

Infatti Paolo li ha generati predicando la Parola; Maria invece li genera generando lo stesso Figlio di Dio (se non ci fosse stato Cristo che si e fatto uomo per il “SI” di Maria non ci sarebbero di certo stati  nemmeno i cristiani, Suoi fratelli). Io lodo certo in Paolo il ministero della predicazione, ma ammiro e venero di più in Maria la realtà della generazione».

Noi cristiani perciò (e non solo noi: perché, in ordine all’esito finale, la redenzione di Cristo è - con la sola auto-esclusione dei reprobi - universale) siamo in modo eminente e fin da questo mondo in gestazione da Maria - sia spiritualmente per quanto concerne la riedificazione dell’anima mediante lo Spirito Santo di cui ella è dispensatrice, sia anche corporalmente alla fine dei tempi per quanto riguarda la resurrezione gloriosa dei corpi che si leveranno trasfigurati in conformità a quello di Gesù Cristo Risorto.

Traguardo quest’ultimo che l’umanità  - con la sola auto-esclusione dei reprobi – raggiungerà alla fine di questo mondo per quello della nuova creazione in Dio. Traguardo che però Maria ha ormai raggiunto, essendo stata assunta anche col corpo nell’intimità trinitaria di Dio, alla Destra del Figlio Suo e di Dio, Gesù Cristo, già alla fine del corso della sua vita terrena.

Si capisce allora pienamente  – lo si sappia o meno – che non si può essere veri cristiani senza essere veri mariani.

Grazie Maria, Madre dell’uomo-Dio e Madre di ogni essere umano che per incarico del Figlio tuo e di Dio rigeneri in figli di Dio i figli degli uomini (Gv 1,12-13), prima, nell’ordine dello Spirito fin da qua, e poi, anche nell’ordine del corpo che risorgerà glorioso in un Universo nuovo di una nuova creazione del mondo iscritta per sempre nell’eternità trinitaria dell’Aldilà ove è gioia di Vita divina e fecondità senza limiti beata.

 

 

> Chi sono i reprobi?

 

Questo – ovviamente NON vuol dire che la redenzione e la salvezza – che per l’umanità sono comunque gratuite e immeritate - siano automatiche ed accessibili anche a coloro che responsabilmente  muoiono nell’impenitenza finale da peccato mortale.

No, esse sono certamente gratuite ma non automatiche!

Abbiamo – al contrario - mostrato come la Rivelazione attesti che per coloro che muoiono nei loro peccati come tali conosciuti esiste una dimensione di esistenza, un Regno, un modo di esistere eternamente tragico che è caratterizzato dalla definitiva perdita di Dio, chiamata inferno (“Fuoco eterno, geenna).

Tale modo di esistere eternamente tragico dura per sempre (Mc 9,47-48) e coinvolge – prima l’anima – subito dopo la morte del corpo, e poi anche il corpo alla resurrezione universale dei corpi (cfr.:Mt 25,41), per cui c’è una resurrezione beata ed una resurrezione dannata dei corpi.

Entrambe le resurrezioni avverranno quando Dio decreterà, con la fine dell’accoglimento umano della Sua redenzione salvifica, la fine di questo mondo…..

Rivela infatti Gesù in merito:

«Non vi meravigliate di questo, poiché verrà l’ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la voce del Figlio dell'uomo e ne usciranno (=risorgeranno): quanti fecero il bene, per una resurrezione di Vita (eterna in Dio) e quanti fecero il male, per una resurrezione di condanna (vita eterna fuori di Dio, detta anche. “morte eterna”)» (Gv 5,28).

 

Quindi pur avendo Cristo redento ogni essere umano, non ogni essere umano può accogliere, nel trapasso dall’Aldiquà all'Aldilà, i frutti della Sua redenzione salvifica, ma solo chi ha fatto il bene.

 

Dopo la caduta originaria, ogni essere umano concepito in questo mondo è da Dio – col dono del libero arbitrio - posto nella condizione – come abbiamo già mostrato - di poter accogliere nell’Aldilà ultraterreno i frutti della Sua redenzione salvifica a partire dalla sua anima, MA ad un’unica condizione:

 

- che la morte non l’abbia colto in un atteggiamento di deliberata contrapposizione a Dio, ossia nell’impenitenza finale di peccato mortale, conosciuto come tale (Mt 24,42; 25,13; Mr 13,35; Lc 12,40; 21,36; Gv 8,24), vale a dire: facendo il male morale, chiamato “peccato”. Parola che sembra derivi etimologicamente da “peccus”= “sbagliato di piede”= proprio di chi si mette nelle condizioni di mancare il raggiungimento di un traguardo fondamentale per la sua vita stessa, in quanto, trovandosi in mezzo ad una foresta, esce volontariamente dal sentiero rettamente tracciato per raggiungere la salvezza rischiando di perdersi in mezzo a essa… In modo analogo, sembra, “mancus” significa “mancino”= “sbagliato di mano”, maldestro.

 Si tratta di tutti quegli esseri umani che – abusando del dono divino del proprio libero arbitrio – hanno gravemente peccato facendo coscientemente la propria volontà perversa fino al disprezzo di quella di Dio  (omicidi, ladri, falsi testimoni, lussuriosi, adulteri, avari o prodighi…)  Sono queste le anime dei reprobi, ossia di coloro che non potendo accogliere per come si sono comportati in questo mondo i frutti della redenzione salvifica di Cristo nell’altro, vengono per sempre rigettati all’inferno..

 

Ma come avviene che queste anime –  pur se così si sono comportate nell’Aldiquà - non possono mai più accogliere i frutti della redenzione salvifica di Cristo nell’Aldilà, restando quindi fuori per sempre (cfr.: Mr 9,47-48, Mt 18,8; 25,46…) dalla Vita eterna in Dio per un’altra vita eterna fuori di Dio, che in realtà è una morte spirituale eterna?

 

Non possono in eterno accogliere nell’Aldilà i frutti della redenzione e quindi la salvezza del Cristo perché, queste anime  - che  escono da questo mondo ed entrano nell’eternità schiave responsabilmente di satana, ossia in aperta contrapposizione a Dio ed unite a satana nel peccato di morte spirituale, eterificano questa loro situazione esistenziale restando eternamente separate da Dio e schiave di satana per sempre.

E questo avviene perché  alla capacità d’amare dell’anima  umana – divenuta ormai preda di satana – rimane per sempre la congenita inclinazione alla superbia di vita discendente dal peccato originale. Ne consegue che è essa stessa a non desiderare mai alcun rapporto con Dio allo stesso modo di satana e dei suoi accoliti ex angeli. Sarà anzi predisposta a portare – in modo uguale a satana ed ai suoi demoni -  un odio inestinguibile verso Dio e l’uomo che Dio ama.

E tutto ciò malgrado soffra le” pene dell’inferno” vale a dire l’angoscia esistenziale dell’eterna ripetizione di una vita immortale MA ciclicamente sempre uguale, perché vissuta fuori dalla partecipazione alla infinità novità\felicità della Vita sempiterna  - ma sempre nuova -  di Dio dentro Dio.

Ecco perché questi peccatori duri di mente e di cuore che – mentre vivono in questo mondo - usano male del loro libero arbitrio e responsabilmente non si pentono dei loro peccati lasciandosi cogliere dalla morte corporea in contrapposizione con Dio (Mt 24,42; 25,13; Mr 13,35; Lc 12,40; 21,36), ovvero nell’impenitenza finale anche se di un solo peccato mortale (Gv 8,21-24), restano eternamente fuori di Dio all’inferno (Ap 20,14-15) assieme a satana ed agli altri spiriti malvagi in rivolta contro il loro Creatore (Ap 12,7-9).

Costoro non potendo accogliere i frutti della Redenzione salvifica del Cristo perdono prima la Salvezza dell’anima e poi anche quella del corpo, rendendo così inutile il Suo Sacrificio di redenzione per loro.  

Questo modo di esistere infernale viene descritto dall’Apocalisse come “stagno di fuoco e zolfo”: immagine che evoca la sterilità infeconda della dannazione eterna, di una vita subumana (cfr.: Ap 19,20; 20,10.14.15; 21,8), cioè, detta anche “seconda morte” (Ap 20,14) o “morte eterna” (a Dio). Essa nei Vangeli è raffigurata come “Geenna”, ossia come il luogo sotto Gerusalemme ove veniva bruciata la spazzatura (cfr.: Mt 5,22; 10,28; 18,9;  Mc 9,43-48, che cita: Is 66,24).

Dei reprobi è scritto così nel Libro dell’Apocalisse: «Ma per i vili e gli increduli, gli abbietti e gli omicidi, gli immorali, i fattucchieri, gli idolatri e per tutti i mentitori è riservato lo stagno ardente di fuoco e di zolfo. E questa la seconda morte», vale a dire l’eternità del modo di esistere infernale, o Regno di satana. La morte eterna (Ap 20,8).

 

A conclusione del Suo primo Avvento, dunque,  Gesù Cristo - dopo aver pagato il prezzo del riscatto (redenzione) - apre le porte del Cielo nell’eternità dell’Aldilà sia a tutte le anime di quegl’esseri umani del limbo\inferi che Lo hanno preceduto in questo mondo (At 2,27-28; 1Pt 4,6; Ap 1,18; cfr.: CCC, nn. 632-637) sia a quelle che sono venute e verranno dopo di Lui fino alla fine del mondo (con la sola auto-esclusione  - purtroppo - dei reprobi): l'angelo con la spada folgorante che - fin dalla caduta genesiaca - custodiva la via all'albero della Vita,  ossia l'accesso alla vera Vita eterna, quella di Dio dentro Dio, viene tolto (Gn 3,24).

 

 

> L’Aldilà delle anime dei trapassati dopo l’incarnazione e la redenzione salvifica di Cristo.

 

In conclusione, facendosi Causa efficiente di redenzione e salvezza dell'intero genere umano e del suo mondo, l'uomo-Dio, Gesù Cristo ha reso possibile ad ogni essere umano di qualsiasi tempo e di qualsiasi luogo - con la sola auto-esclusione dei reprobi (=peccatori impenitenti di cui abbiamo detto) - di potere nell'eternità dell'Aldilà  accogliere – per partecipazione gratuita – i frutti della Sua redenzione salvifica.

                A tal fine Egli ha riaperto loro le porte del Cielo (= Paradiso... intimità trinitaria di Dio... pienezza della Suo Regno o modo divino di esistere... Visione beatifica di Dio ecc.) - che erano rimaste chiuse (Gn 3,24) fin dal peccato (Gn 3,1-8) e dalla caduta (Gn 3,16-24) originali.

Dopo il compimento della redenzione salvifica di Cristo con la Sua ascensione al Cielo da risorto (At 1,9) e fino alla resurrezione universale dei corpi con la fine di questo mondo per quello della nuova Creazione (Ap 21,1-5), la situazione esistenziale umana dell’Aldilà cambia nel senso che gli inferi finiscono – e - a seconda se l’anima è capace di accogliere la redenzione salvifica di Cristo, oppure no, essa o viene accolta in Cielo passando anche, se necessario, da una specie di anticamera purificatrice per il Cielo, detta Purgatorio, oppure precipita nel regno eterno di satana, all’ “inferno” dal quale non si esce MAI PIU.

 

 

> Maria assunta in Cielo in corpo, anima e santità.

 

Dunque Gesù ha mantenuto la promessa che prima di essere crocifisso – parlando con i Suoi discepoli – aveva fatto a tutto il mondo dicendo loro: «Nella casa del Padre mio vi sono molti posti. Se no, ve lo avrei detto. Io vado a prepararvi un posto.....» (Gv 14,2).

Questo “posto” è il Cielo alias la dimensione d’esistenza trinitaria di Dio, alias il Suo riposo del settimo giorno di cui si parla nella Genesi (Gn 2,2-3), alias il Regno di Dio nella Sua pienezza, di cui parla Cristo, e quindi Cristo stesso che dimostra evidentemente di esserlo. Sono tutte espressioni che vogliono indicare lo stesso concetto:

Il Redentore - con la Sua Resurrezione ed Ascensione al Padre dopo la Sua innocente e tremenda espiazione vicaria riguardante ogni conseguenza di male a cominciare da quello morale del peccato mortale (Gv 13,33) - ha redento il mondo e l’ha gratuitamente salvato aprendo all’umanità l’accesso alla Sua divina dimensione trinitaria di Esistenza – o Regno (Gv 14,2). Accesso che – lo ricordiamo – era rimasto sbarrato fin dal peccato e dalla caduta originali

Non solo, ma, dopo aver detto:  «vado a prepararvi un posto», ha aggiunto: «quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò (si tratta della seconda venuta di Cristo della fine di questo mondo per quello della nuova Creazione) e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io (dopo la Sua resurrezione ed ascensione al Padre)» (Gv 14,3)

Maria ha già raggiunto questo definitivo traguardo finale.

Finito infatti il corso della Sua Vita terrena, Maria è l’unico essere umano che non è morto – ossia la sua anima non si è separata dal suo corpo rimasto nel sepolcro - ma  ella è stata assunta in anima e corpo direttamente laddove è suo Figlio risorto ed asceso al Padre (cf DS 3900-3904; FCC 5.027-5,030).

Situazione esistenziale di piena beatitudine celestiale che l’umanità di tutti coloro che potranno accogliere i frutti della redenzione salvifica di suo Figlio Gesù e vivono provvisoriamente come angeli in Cielo potranno appresso a Maria raggiungere allorquando Egli verrà di nuovo alla fine di questo mondo per la resurrezione universale ed il Giudizio finale.

In pratica, Gesù, attraverso i Suoi discepoli, fa al mondo la seguente promessa:

«Vado a prepararvi un posto in Cielo affinché dopo la vostra morte possiate vivervi come angeli di Dio; poi, alla parusia (seconda venuta di Cristo alla fine dei tempi e nella gloria della Sua resurrezione a tutti visibile), quando farò risorgere i vostri corpi nella trasfigurazione gloriosa dell'immortalità, verrò di nuovo e vi prenderò con me affinché siate anche voi dove sono io, ossia: nei nuovi cieli e nuova terra del nuovo mondo della nuova Creazione culminanti in un nuovo paradiso terrestre ed iscritti per sempre nella mia intimità trinitaria» (Gv 14,2).

 

Abbiamo allora fin qui mostrato - come avevamo premesso e promesso - che cos’è la creazione (fare MIRACOLOSAMENTE dal nulla la realtà dell’esistenza), che cos’è la salvezza (la partecipazione del genere umano all’Assoluto, la sua elevazione al Cielo e cioè alla felicità\fecondità senza fine della Vita trinitaria di Dio dentro Dio, alla pienezza del Suo Modo di esistere o Regno di Dio, di cui Gesù Cristo ha mostrato in Sé stesso il massimo di quello che di tale Regno possiamo capire mentre viviamo ancora nella dimensione di esistenza caduta e provvisoria di questo mondo), che cos’è il peccato (vivere, finché ancora si vive in questo mondo, in contrapposizione alla Volontà di Dio, ossia in modo irreligioso o empio), donde esso trae origine (da satana che l’ha inaugurato, inaugurando l’inferno), e come, Gesù Cristo, liberando il genere umano da satana che lo tiene in cattività col peccato, lo redime, e, se ciascun essere umano non muore impenitente da peccato mortale e può quindi accogliere i frutti della Sua redenzione, lo salva rendendolo uguale agli angeli in vista della sua gloriosa resurrezione corporea.

 

Abbiamo con tutto ciò anche chiarito  in che senso l’uomo-Dio col Sacrificio di Se stesso al posto di quello dell’intera umanità salva il mondo dai suoi peccati consentendo all’anima di ogni essere umano che non muoia in peccato mortale conosciuto come tale di poter accogliere nell'eternità dell'aldilà i frutti della Sua redenzione salvifica. Per essi l’anima viene rigenerata esente dalla sua congenita inclinazione a peccare discendente dal peccato originale, riportata alla sua originaria immagine e somiglianza col suo Creatore, divinizzata (=inabitata dallo Spirito Santo-Dio) ed assunta infine nella intimità trinitaria di Dio (=Cielo, Paradiso, etc..) in vista della resurrezione gloriosa del suo corpo per un nuovo mondo di una nuova Creazione, ove il Bene sarà per sempre separato dal male perché in esso avrà stabile dimora la Santità di Dio (cfr.: 2Pt. 3,13).

L’uomo-Dio - che ha unito alla propria Natura divina quella umana di Maria – è il prototipo della nuova umanità e fa da ponte tra l’uomo e Dio al fine di elevare l’uomo a partecipare per grazia dell’onnipotenza trinitaria di Dio dentro Dio.

Certo: è Dio che è tutto e precede e sostiene tutto, ma l’uomo appresso a Dio può – per Dio – entrare a far parte di ogni beata novità della Sua Vita sempiterna perché è Dio stesso a servirlo al banchetto della vera esistenza, quello della beatitudine senza fine (cfr.: Lc 22,28-30).

Gran Destino questo, di una importanza colossale per il genere umano in generale e per ognuno di noi in particolare. Siamo infatti destinati a diventare déi in Dio, partecipi per grazia dell’Assoluto. Chi si comporta in questo mondo in modo tale da non poter prendere nell’altro questo treno, rimane nel quasi nulla di chi – vittima della sua prevalente superbia – aveva preteso di farsi dio da sé: dio senza Dio e contro Dio, come satana.

 

 

> I 40 giorni dell’attività terrena di Gesù risorto: “E’ questo il tempo..  ?! “.

 

Gesù - dopo la resurrezione - si mostrò vivo agli Apostoli con molte prove, apparendo loro per 40 giorni e parlando loro del Regno di Dio,

In una di queste riunioni pedagogiche, dopo la Sua resurrezione, «mentre si trovava a pranzo con loro, ordinò ad essi di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere che si adempisse la promessa del Padre, quella, Egli disse, che voi avete udito da me: - Giovanni ha battezzato con acqua (battesimo che  - sempre per Cristo - annienta i peccati commessi di cui ci si pente, aprendo la strada alla Sua accoglienza), voi invece sarete battezzati in Spirito-Santo-Dio, tra non molti giorni» (At 1,4-5).

 

                Essendosi ancora una volta venuti a trovare insieme a Gesù risorto, gli apostoli Gli chiesero se era quello il tempo in cui Egli avrebbe «ricostruito Il regno di Israele» (At 1,6).

Questa domanda viene posta dagli Apostoli (cfr.: Atti 1,2-3) a Gesù mentre Egli si accinge a ritornare al Padre dopo aver compiuto la Sua missione per la quale incarnandosi era disceso da Lui.

 Missione pienamente compiuta (cfr.: Gv19,28-30) e costituita - come sappiamo - dalla redenzione dell'intero genere umano allo scopo di salvarlo in Dio con la sola auto-esclusione dei reprobi. Salvezza che avrebbe elevato l’uomo a vivere, prima, uguale agli angeli del Cielo, e poi, alla seconda venuta del Cristo – quella del Cristo risorto – anche col corpo, che – in quanto figlio (adottivo) di Dio -  sarebbe risorto come quello del Figlio naturale di Dio e di Maria (cfr. tra l’altro in particolare: Lc 20,28-38).

 

Questo processo però pur non durando indefinitamente non sarebbe stato né immediato né automatico, ma avrebbe raggiunto la sua completezza finale nella “pienezza dei tempi” con la seconda venuta di Cristo risorto. Questi “così come all’Ascensione, era stato visto elevarsi verso il Cielo da quei pochi uomini di Galilea Suoi discepoli storici di allora, allo stesso modo sarebbe stato visto un giorno ridiscendere dal Cielo” (cfr.: Atti 1,11 e la parte finale del “Credo”)

 A questo proposito va detto che prima della Sua ascensione al Padre in corpo risorto, anima e Divinità (Atti 1,9), Gesù Cristo dopo la Sua resurrezione è rimasto 40 giorni ancora sulla terra per spiegare a discepoli e ad apostoli  tutte queste cose (Atti 1,3). E’ da presumere quindi che essi fossero stati ben istruiti sull’argomento, anche se non era avvenuta ancora l’effusione pentecostale dello Spirito Santo, che, in costanza della loro fede nel voler imitare Cristo, avrebbe reso possibile tale imitazione fino ai più alti livelli miracolosi registrati nei Suoi Santi.

E’ certo però che se tutto Israele si fosse allora convertito la diffusione planetaria del Regno di Cristo si tutta la terra, che è condizione della Sua venuta finale per la resurrezione “della carne” (V “Credo”), si sarebbe già verificata, mentre è ancora da verificarsi per tutto ciò che di diabolico è derivato ed ancora deriva da quell’originario, ingiustificato  rifiuto ebraico di quei tempi fondanti.

La domanda posta dagli Apostoli circa la restaurazione del Regno di Israele non ha più quindi attinenza alla sorte politica dello Stato teocratico che era allora vigente in Israele, pur occupata dai Romani (ai quali per altro interessava soltanto che venissero pagate le tasse d’occupazione), ma si riferisce - stante anche a come risponde ad essa il Signore Gesù – alla conversione prioritaria di tutto Israele di allora che era (ed è ancora) considerata propedeutica a quella dell’intera umanità (cfr.: Mtt 15,21-28).

In pratica gli Apostoli - che dovevano andare per il mondo a convertire il mondo, sapendo che tale universale conversione a Cristo quale unico e solo vero Dio in tre divine Persone doveva essere preceduta ed enormemente facilitata da quella di tutto Israele a cominciare dai suoi capi politici e religiosi - chiedevano a Cristo se fosse stato quello il tempo in cui Egli avrebbe fatto in modo di operare la conversione di tutto Israele prima di cominciare la loro opera di catechizzazione del mondo.

Non si chiedeva quindi a Gesù risorto e chiamato “Signore” – ovvero ormai conosciuto quale Dio - del ripristino dello Stato di Israele con la fine dell’occupazione romana, ma la conversione spirituale di Israele a quel Dio che si era fatto conoscere come il vero Dio, anche perché Gesù in altra occasione aveva già anticipato loro la messa a sacco di Gerusalemme, del cui Tempio non sarebbe rimasta pietra su pietra (Mt 24,2; Mr13,2; Lc 21,6).

Gesù infatti rispondendo su questa linea interpretativa alla domanda dei futuri Apostoli rende loro noto che neanche la conversione di Israele sarebbe avvenuta automaticamente per intervento divino, ma solo per libero convincimento, come quella di tutti gli altri popoli del mondo.

Ne conseguiva che  - sia pure con la forza onnipotente dello Spirito Santo che sarebbe gratuitamente sceso su di loro - spettava (e spetta) agli apostoli il compito di convertire il mondo a cominciare da Israele, passando ovviamente  oltre (Samaria e fino agli estremi confini del Regno) se tale conversione prioritaria di tutto Israele (come in effetti capitò) non si fosse liberamente realizzata.

Nel qual caso il popolo eletto da Dio fin dall’antichità avrebbe per il solito “piatto di lenticchie” perso la Sua primogenitura. Circostanza questa  peraltro che Gesù - in modo particolare con la parabola del banchetto di nozze del Figlio del Re, disertato dai primi invitati (Mt 22, 1-10) - aveva già prefigurato agli scribi ed ai farisei ebrei di quei tempi e di tutti i tempi.

Questo in concreto può voler dire che se quella conversione ebraica ci fosse stata così come era fortemente auspicato dal Cristo, Dio avrebbe certamente con la Parusia già chiuso questo mondo per quello della nuova Creazione iscritto per sempre nella Sua intimità trinitaria.

In esso allora anche noi - che a nostro rischio e pericolo viviamo ancora nella vale di lacrime di questo mondo, saremmo esistiti,  perché saremmo stati concepiti in Dio al modo di Dio – ossia come Gesù da Maria - sia in anima come in corpo.

Comunque sia, considerando che molti Ebrei di allora - anche se non tutti e tra questi purtroppo il gruppo dirigente di allora che era prevalentemente in mala fede – avevano creduto alla Buona Notizia, la diffusione cristiana diretta ai non ebrei - malgrado l’opposizione e la persecuzione dei potentati ebraici di allora - si verificò in modo indubbiamente sorprendente.

Per questo – non a torto -  si considerò allora, malgrado l’inconversione ebraica, imminente la conversione di tutto il mondo, e quindi imminente la venuta finale di Cristo.

Ma fu un’illusione, sia pure giustificata dagli eventi, ma poi corretta da Pietro (cfr.:2Pt 3,3-10), perché il processo di mondializzazione del Cristo subì a seguito dei successi iniziali un  rallentamento, quando addirittura non anche un arretramento (vedi ultimo capitolo di questa sintesi) dilatandosi nel tempo di generazione in generazione fino a ancora ai nostri giorni.

E mentre il popolo di Israele nel suo complesso rimane ancora fuori dal Regno di Cristo sulla terra, a coloro che oggi si fanno la domanda degli apostoli storici di allora, Cristo non risponde che con le stesse parole di allora: «Non sta a voi conoscere i tempi e di momenti (= la data precisa) che il Padre ha riservato alla Sua scelta. Pur nondimeno, non vi scoraggiate, ma sappiate che voi stessi potete affrettare (e purtroppo anche ritardare, come è successo ed ancora succede) questo evento di conversione planetaria  (che presuppone però quello di tutto il popolo ebraico) perché riceverete potenza dallo Spirito Santo (che è Dio) e mi sarete testimoni (= potrete imitarmi) a Gerusalemme, in tutta la Giudea, la Samaria e fino agli estremi confini della terra» (Atti 1,7-8).

 

Dopo di ciò, fu elevato in Alto sotto i loro occhi ed una nube lo sottrasse al loro sguardo. E poiché essi stavano fissando il cielo mentre Egli se ne andava, ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero:

«Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che è stato tra voi assunto fino al Cielo, tornerà un giorno allo stesso modo in cui lo avete visto andare in Cielo».

Si conclude così con la Pasqua di resurrezione ed ascensione al Padre dell'uomo-Dio, la penultima fase della Storia della salvezza, durante la quale abbiamo ricordato, insieme con San Tommaso, che Gesù Cristo si è fatto Causa efficiente di redenzione e salvezza per l’intero genere umano (con la sola auto-esclusione dei reprobi, di cui abbiamo detto).

E cosa dobbiamo dire?

Dobbiamo dire:

Grazie Gesù, infinite grazie, perché con i fatti onnipotenti che ancora fai e fai fare ti sei fatto e ti fai conoscere quale nostro vero Dio, Che, dopo averci redenti a carissimo prezzo da satana, hai aperto, con la tua ascensione al Padre seguita alla Tua resurrezione da ogni morte, il Tuo paradiso trinitario donando un posto a tutti coloro che. dal primo Adamo caduto in poi, non sono morti – impenitenti -  nei loro peccati mortali conosciuti come tali (v.: Gv 14,2 + 20,17).

Grazie, infinite grazie, ancora perché mediante il dono dello Spirito Santo presente sulla terra dopo la Tua Ascensione e la Sua effusione pentecostale fai pregustare fin da qua ai Tuoi chiamati che diventano cristiani il Tuo Paradiso se essi  - corrispondendo con perseveranza al dono della fede nell’adempimento della Tua Parola scitta nei Vangei, desiderano, malgrado ogni diabolica opposizione e persecuzione imitare la Tua Vita terrena. Badando bene che devono collocare tale decisione esistenziale al di sopra di ogni altra che non presenti le caratteristiche dello stato di necessità.

È’ questa l'ultima fase della Storia cristocentrica della Salvezza che comincia con il realizzarsi della promessa dell'invio dello Spirito-Santo-Dio, che come vedremo non tardò a verificarsi al 50° giorno dalla resurrezione dell’uomo-Dio.

Tale ultima fase è quella che ancora viviamo in questo mondo e finirà con la Parusia del Signore Gesù (= seconda venuta di Gesù Cristo risorto nella gloria a tutti visibile della Sua divina onnipotenza). Essa è caratterizzata  dall’immanenza dello Spirito Santo Dio in questo mondo e soprattutto sui discepoli di Cristo per elevarli con la loro libera collaborazione all’imitazione di Cristo come degli altri Cristi in Cristo

Di questa ultima fase, che corrisponde alla terza parte dell'opera, parleremo qui di seguito.

                              

 

CAPITOLO 7

 

III^ PARTE DELLA STORIA CRISTOCENTRICA DELLA SALVEZZA: L’IMITAZIONE DI CRISTO:

Dalla effusione pentecostale dello Spirito Santo con la nascita della Chiesa apostolica e cattolica  fino  al futuro ritorno a tutti visibile (Parusia) di Cristo risorto alla fine dei tempi (2Pt 3,10) con il Giudizio finale, la resurrezione universale e la partecipazione (con la sola auto-esclusione dei reprobi) alla pienezza della Vita divina (cfr.: Rm 1,17; 3,21-22; 10,3) in un nuovo mondo di una nuova Creazione iscritto per sempre nell’intimità trinitaria della Vita eterna di Dio dentro Dio (cfr 2Pt 3,13+ Ap 21,1-7…).

In questa parte  - il cui compimento è stato anticipato dalla Madre di Dio assunta in Cielo in anima e corpo alla fine del corso della sua vita terrena - prevale la presenza di Dio-Spirito Santo, la terza Persona divina di un unico e solo ma in Sé non solitario Dio in tre divine  Persone.

 

 

> Premessa.

 

Abbiamo rilevato che Cristo lascia ai Suoi il compito di convertire a Lui Ebrei e Pagani (“Gentili”)

Prima di andare avanti su questo argomento bisogna però sgombrare il campo da una questione teologica insita nella domanda seguente:

Se Cristo con la Sua resurrezione ed ascensione al Padre in corpo risorto, anima e Divinità ha tolto ogni limitazione alla natura umana, redimendola in particolare dalle “due morti presenti nell’esistenza umana caduta”, ossia dalla morte spirituale eterna conseguenza diretta del peccato mortale e dalla morte corporale provvisoria o terrena, come mai allora queste due grandi limitazioni della natura umana (soprattutto la prima che può trasformarsi in tragedia eterna) - e quindi proprie di ogni essere umano cui tale natura è comune - continuano ancora a sussistere in questo mondo?

In esso infatti – nonostante i frutti universali della redenzione salvifica di Cristo appare evidente che si continua ancora a peccare ed a morire, e, pensano in tanti (cfr.: 2Pt 3,3-4), come se niente fosse successo.

 

Ma, per la felicità eterna del genere umano, le cose – provvidenzialmente - non stanno per nulla così!

Per riuscire più facilmente ad interiorizzare quello che stiamo per dire è necessario richiamare alla mente quanto già abbiamo detto circa non tanto la responsabilità del peccato originale che riguarda soltanto Eva ed Adamo quanto circa le conseguenze di esso che – oltre ai primi

due -  ferirono la capacità d’amare – il cuore – della natura umana, e quindi di tutti gli esseri umani cui tale natura  - in quanto tale - divenne -  ed è -  ancora comune.

 

Facendo commettere il primo peccato mortale – per questo detto “originale” – ai primi due ed ancora unici esseri umani, satana conquistò già nel paradiso terrestre della prima, superiore dimensione di esistenza del mondo, la natura umana.

E la conseguenza fu – come ricorderemo – quella di inclinare per sempre il cuore della natura umana – ossia la sua capacità di amare - a peccare, vale a dire a contrapporsi, come satana stesso, a Dio, mediante la superbia che è la causa prima di ogni peccato.

Per questo Eva ed Adamo non avrebbero potuto esercitare mai più il dono divino del libero arbitrio, ma  sarebbero rimasti con satana nel determinismo a peccare, se non fosse intervenuta la riduzione antropologica che Dio provvidenzialmente operò col  primo Giudizio universale (Gn 3,9-24).

Essa tolse alla natura umana il dono della scienza infusa e della immortalità corporale, rendendola  ignorante, crocifissa, nonché, a riguardo del corpo, natale e mortale, come i mammiferi dell’inferiore regno animale (cfr.: Gn 3,16-24).

                Non solo, ma sono proprio la fragilità e l'ignoranza divenute proprie della natura umana  con la detta riduzione antropologica che ci consentono l'accesso alla salvezza, ossia all'intimità trinitaria di Dio dentro Dio, in quanto non ci rendono responsabili della separazione eterna da Dio causata dai peccati che non sappiamo di commettere.

                Per questo il Signore Gesù ha detto per noi dalla croce: «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno».

                Certo ci sono i peccati che sappiamo di commettere, e di quelli bisogna pentirci, ma ci sono anche quelli che sono forse più numerosi, che non sappiamo di commettere finché non arriviamo alla perfezione divina di cui parla Gesù (Mt 5,48)

                Osserviamo che le prime parole di Gesù dalla croce sono rivolte a coloro che, pur peccando, non sanno di peccare. Costoro vengono redenti come i peccatori che sanno di peccare, ma che però si pentono: è il caso del crocifisso pentito alla destra di Gesù, a cui il Signore dice le sue seconde parole: «Oggi sarai con me nel Paradiso!», facendo di lui, un malvivente, la prima persona che dopo il peccato e la caduta della Genesi hanno avuto accesso in Cielo. Solo le terze parole di Gesù sono rivolte a Maria, l'espressione della santità perfetta, ed a Giovanni espressione di coloro che si sono incamminati e si incammineranno sul cammino di santità alla sequela di Cristo e sotto l'egida di Maria.

                Ma la redenzione più pesante per Cristo fu quella che liberò automaticamente i peccatori che non sanno di peccare, ossia i nemici inconsapevoli di Dio, del vero Dio:

«Padre, perdonali perché non sanno quello che fanno».

                «Perdonare chi? Chi sono costoro che pur peccando

 non sanno di peccare. Oggi noi possiamo dare una risposta per il passato affinché ci sia di aiuto per il presente.

Perdonare chi, quindi?

                Perdonare quali nemici?

                Il soldato nel palazzo di Caifa che schiaffeggiò il Signore; Pilato, l'uomo politico che preferì condannare Dio per poter rimanere amico di Cesare; Erode, che avvolse la Sapienza con il manto della stoltezza; i soldati che innalzarono il Re dei re su di una croce, fra cielo e terra: Perdonarli? perdonarli, perché?

 Perché sanno quello che fanno? No, perché non sanno quello che fanno. Se avessero saputo quello che stavano facendo e tuttavia avessero persistito nel farlo, se avessero saputo quale terribile crimine stavano commettendo condannato la Vita a morte; se avessero saputo quale perversione della giustizia era stata quella di aver scelto Barabba al posto di Cristo; se avessero saputo che crudeltà era quella di prendere quei piedi, che avevano camminato sulle colline eterne, per inchiodarle su di un albero; se solo avessero saputo ciò che stavano facendo e tuttavia avessero persistito nel farlo, incuranti del fatto di sapere che quel sangue che stavano versando poteva redimerli, non sarebbero mai stati salvati!

                Perché? Perché se non fossero stati ignari di quanto terribile fosse quell'azione che stavano commettendo, crocifiggere il Cristo, sarebbero stati dannati eternamente! E’ solo grazie alla loro in consapevolezza della gravità del crimine che stavano commettendo che poterono rientrare nell'ambito di coloro che udirono quelle parole dalla croce:

«Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno!» (v.: Fulton J. Sheen. Le ultime sette parole”-  Ed San Paolo, pag 13-14).

Non è la conoscenza che salva i nemici di Dio, perché se essi fossero consapevoli di farlo bestemmierebbero contro lo Spirito Santo, lo Spirito di Verità, che è la terza Persona divina della Trinità, e non avrebbero più alcuna possibilità di salvarsi già da questo mondo.

È questo il motivo per cui non vi è redenzione per gli angeli caduti; quei grandi spiriti capeggiati dal «portatore della luce», Lucifero, dotato di una intelligenza tale che la nostra, comparata alla Sua, sembrerebbe quella di un bambino, conoscevano così chiaramente le conseguenze di ogni loro decisione, tanto quanto noi sappiamo che due più due fa quattro. Il prendere una decisione era per loro una cosa irrevocabile; non vi era nessuna possibilità di tornare indietro, per questo per gli angeli non vi può essere redenzione. Poiché sapevano ciò che facevano furono esclusi dal numero di coloro che poterono ascoltare il grido di perdono che veniva della croce:

«Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno».

 

Quindi, se mentre si vive ancora in questo mondo – sia pure dopo l’incarnazione redentrice e salvifica di Cristo -  fosse  - di colpo - restituita alla natura umana l’immortalità corporale (insieme alla scienza infusa ed agli altri doni genesiaci), l’uomo sicuramente perderebbe non solo la possibilità di esercizio del libero arbitrio per l’imperversare non più calmierata dell’inclinazione congenita al male della superbia, ma perderebbe pure il gran vantaggio dell’ignoranza salvifica e rimarrebbe con satana nel determinismo a peccare discendente dall’inclinazione congenita al male (alla superbia) ereditata dal peccato originale.

Perciò il dolore, tutto il dolore di questo mondo conseguente alla riduzione antropologica del primo Giudizio universale (quello di cui in Gn 3,16-21) e proprio della fragilità della natura umana caduta (Gn 3,16-21 = ignoranza, malattia, morte corporea) non può essere tolto se prima l'ultima pecora smarrita delle 99 già poste in salvo non venga anch'essa salvata col tempo che le è necessario per poter liberamente accogliere i frutti della redenzione salvifica dell'Agnello di Dio che anche per lei si è sacrificato.

 Il vero Dio infatti non vuole che neanche una delle Sue pecore si perda in eterno perché le è venuto a mancare il tempo per potersi pentire dei suoi peccati che sono di ostacolo alla conversione (Mt 18-12-14).

 

Ma qualcuno potrebbe dire:  “Come mai allora Gesù non ha decretato la fine di questo mondo per quello della nuova Creazione subito dopo aver vittoriosamente adempiuto, con la Sua Resurrezione ed ascensione al Padre, alla Sua missione redentrice e salvifica?”

Perché anche così i pericoli di perdizione eterna per le anime non sarebbero diminuite.

Come facciamo a dire questo?

Non è difficile. Chi, infatti tra le generazioni coeve alla resurrezione del Cristo era pronto ad essere assunto in Cielo in anima e corpo trasfigurato come Maria alla fine del corso della sua vita terrena?   

Nessuno – è evidente. Lo si può agevolmente constatare e lo dice Gesù stesso non solo per gli scribi ed i farisei ma per intere Città (Cafarnao,  Betsaida, Corazin: Mt 11,20-24; Lc 10,13-15, ad esempio, ma anche Gerusalemme: Mt 23,37; Lc 21,24) e per le generazioni a Lui contemporanee, definite malvagie ed adultere (Mt 12,39).

E non solo tra questi gruppi c’era qualcuno trovato pronto a salire in Cielo anche col corpo, come Maria – ma neanche tra i discepoli più vicini a Cristo  - tra cui Giovanni - ce n’erano di questi.

Soltanto quando – e lo sa solo Dio – il Suo sguardo universale vedrà che in questo mondo non c'è più alcun essere umano da salvare, né in Purgatorio alcun essere umano da purificare, allora, questo mondo, assieme al Purgatorio, finirà per un nuovo mondo di una nuova creazione che sarà iscritto per sempre nell'intimità trinitaria di Dio. Ossia nella pienezza del Suo Regno, che sarà abitato da tutti coloro che avendo potuto accogliere la Sua redenzione salvifica risorgeranno alla potenza adamitica originaria, siccome rifatti pienamente ad immagine e somiglianza di Cristo risorto al terzo giorno.

  Quindi gli uomini del tempo di Gesù avevano bisogno di tempo non solo per porsi alla sequela di Gesù come i Suoi discepoli, ma anche per non morire nei loro peccati e perdere per sempre i frutti della redenzione salvifica di Cristo da cogliere comunque nell’eternità divina dell’Aldilà, al trapasso da questo mondo a Dio.

Gesù - che aveva chiaramente ante-visto e predetto tutto questo (Gv 16,31-32) che poi si verificò puntualmente tra la Sua morte e la Sua resurrezione (vedi Pietro, vedi Cleofa, vedi Tommaso, vedi il rimprovero che Gesù rivolse ai Suoi stessi intimi che chiamò tardi di comprendonio e duri di cuore perché non avevano voluto credere al miracolo della Sua resurrezione benché esso fosse stato confermato da segni indubitabili e testimoniato da persone degne della massima fiducia..) - si guardò bene dal decretare la fine del mondo subito dopo la Sua resurrezione, perché moltissimi sarebbero morti nei loro peccati e si sarebbero perduti per sempre in mancanza di tempo per pentirsi

Ecco perché - prima della Sua venuta finale con la resurrezione universale e la fine di questo mondo per quello della nuova creazione - la scelta fu quella di mandare i Suoi Apostoli per il mondo a convertire il mondo cominciando dagli Ebrei.

Ma se l’Agnello di Dio non toglie subito e finché dura questo mondo il dolore del mondo, Egli però toglie subito molto di più: toglie i peccati del mondo, (Gv 1,29) annientando gratis, per consentire la Vita eterna, sia le colpe dei peccati che le conseguenze di scissione altrimenti eterna da Dio che essi provocano.

                Detto questo, possiamo ora procedere nella nostra Storia rilevando che, mentre con l'apertura del Cielo nell'eternità divina dell'Aldilà la prima parte dei frutti della redenzione salvifica del Cristo, quella riguardante l'anima, si è già verificata e continua a verificarsi, l'ultima parte, invece, quella riguardante la resurrezione del corpo, con la sola eccezione di Maria ed ovviamente di Gesù, si deve ancora verificare per l'intera umanità. Anche se - dopo Cristo - tutto quello che abbiamo appena sopra riassunto non riguarda semplicemente la vita che dopo la morte terrena l'essere umano è destinato a vivere nell'eternità dell'aldilà, ma riguarda  - in qualche modo, di cui diremo – anche la  vita dell’Aldiquà.

 

               

> Come malgrado tutto si diventa veri cristiani vivendo felici fin da qua in vista di esserlo pienamente nell’eternità divina dell’Aldilà.

 

La religione cristiana - come fa notare Carlo Maria Martini - «attesta che l'eternità, la vita nuova, vera e definitiva – Il Cielo aperto da Cristo col Suo Sacrificio d’Amore, l’eternità divina dell’Aldilà - è già entrata con la Pasqua di resurrezione di Cristo nella esperienza del cristiano ed è  da lui vissuta qui e adesso nella indistruttibilità dei gesti che egli pone - di fedeltà, di pace, di amore, di perdono, di amicizia, di onestà, di libertà responsabile.

Sono gesti in cui, nel tempo, l'uomo supera il tempo raggiungendo l'eternità, nella misura in cui si affida alla vita e all'eternità del Crocifisso risorto che ha vinto la morte».

                «La resurrezione di Gesù non è perciò soltanto ciò che ci attende dopo la morte, ma è un fatto pasquale presente, che si attua giorno dopo giorno in colui che crede che spera, che soffre che ama, che si lascia guidare dalla Parola nel quotidiano per seguire Gesù da questo mondo al Padre. Ogni volta che - imitando Cristo - prendiamo coraggiosamente una decisione buona, eticamente rilevante, noi interiorizziamo l'eternità grazie all'eternità di Gesù che è entrata in mezzo a noi. Possiamo allora riscattare l'angoscia del tempo sapendo che i nostri atti di dedizione cristiana hanno un valore definitivo, depositato nella pienezza del corpo risorto di Cristo».

                Pochi giorni prima di morire ecco cosa in proposito ebbe a dire il santo Curato d’Ars: “Penso spesso che anche se non ci fosse un’altra vita, sarebbe già una felicità abbastanza grande l’amare Dio in questa, il servirlo ed il poter fare qualcosa per la Sua gloria”.

                L'obiettivo finale del progetto trinitario sull’umanità ed il suo mondo trova quindi  conferma e garanzia di prova fin da questo mondo perché, dopo il ritorno di Cristo risorto nel suo vero corpo al Padre e l'effusione pentecostale dello Spirito-Dio di cui diremo, tale obiettivo - anche se non del tutto pienamente - può comunque essere raggiunto fin da qua.

Da chi?

Questa caparra della felicità eterna che nasce e si sviluppa fin da qua ma raggiunge la sua pienezza nell'Assoluto del Regno trinitario di Dio dentro Dio – ossia dell’eternità divina dell’Aldilà - è propria della "santità cristiana”.

                Non è quindi in questo mondo data per tutti ma solo per i Santi di Cristo, per coloro cioè che Gesù Cristo risorto ed asceso al Padre chiama, con il loro libero consenso, alla Sua sequela.

Dopo l’effusione pentecostale dello Spirito Santo e l’istituzione della Sua Chiesa fondata sopra la pietra di Pietro e la maternità spirituale di Maria, di cui diremo, normalmente la chiamata di Cristo alla Sua sequela per la santità dei chiamati Inizia sacramentalmente  mediante il Sacramento del Battesimo, che viene impartito anche ai neonati.

All'inizio è la corrispondenza alla fede nell'imitazione di Cristo di altri cristiani, per questo detti "padrini" che opera nei bambini che vengono battezzati, come è rivelato tra l’altro dall'episodio evangelico degli amici del “paralitico”, la cui fiducia sui poteri divini di Cristo era tale da scoperchiare addirittura il tetto della casa dove Gesù si trovava per calargli davanti su una branda il loro amico paralitico affinché il Signore lo “miracolasse”.

Questi infatti  - come i bambini - non era da solo capace di giungere fino a Lui. Ed Egli lo miracolò annientando i suoi peccati (la sua paralisi spirituale) prima di annientare la sua paralisi fisica che gli impediva di "muoversi" verso il Cristo (Mr 2,1-12).

In seguito, se il battezzato neonato - divenuto capace di intendere e di volere - confermerà questa chiamata battesimale con la Cresima del suo libero consenso, allora essa diventerà operativa in lui mediante lo Spirito Santo che gli renderà possibile l'imitazione di Cristo fino alla santità più avanzata. se egli però persevererà con fiducia invincibile su questa Via di Verità e di Vita (Gv 14,6).

                In ogni caso è sempre Gesù che prende l'iniziativa per chiamare all'incontro con Lui, come è rivelato con  l'episodio evangelico di Natanaele. È scritto appunto che questi, chiamato da Filippo, "veniva incontro a Gesù". Ma in effetti l'iniziativa parte sempre da Gesù. Prima infatti che Natanaele si avvicinasse al Signore, Questi già lo conosceva, lo chiamava. L'amore di Cristo ci precede, e ci conosce dal di dentro meglio di noi stessi. È questa divina conoscenza dell'interiorità dell'uomo - di ogni uomo -  che fa sì che Natanaele scoprendosi profondamente conosciuto ed amato dal Signore, professi la Sua Divinità: «Tu sei il Figlio di Dio». E Gesù, nel confermare questa conoscenza di Sé, aggiunge  che essa sarà testimoniata da prove ancora maggiori di questa:

«In verità, in verità vi dico: vedrete il Cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sul Figlio dell'uomo» (Gv 1,47-51). Vale a dire: conoscerete gli effetti della missione redentrice e salvifica dell'uomo-Dio che aprirà alle anime il Cielo, rimasto chiuso fin dalla caduta originale (Gn 3,23-24) e darà lo Spirito Santo sulla terra (Atti 1,8+2,1-21) per vincere satana e i suoi demoni. Costoro, precipitati dal Cielo ove si mistificavano da déi falsi e bugiardi, sono caduti sulla terra sotto forma di diaboliche idolatrie spirate da satana, il principe delle tenebre e di questo mondo, finche esse non saranno scacciate via anche da questo mondo (cfr:: Ap 12,7-18).

 

Cristiani, cioè, Santi di Cristo perciò non si nasce ma lo si diventa a seguito della chiamata battesimale.

E questo perché a causa del peccato originale, si viene congenitamente concepiti con  l’inclin-azione a peccare, ossia al male morale che è il peccato..

Diventare cristiani, santi di Cristo, è un tesoro nascosto e ritrovato, una perla di inestimabile valore. Certo un gran privilegio che non è solo per chi lo accoglie liberamente ma per renderne partecipi anche coloro che non sanno cosa si perdono restando fuori di Cristo:

E questo vale non solo per l’eternità dell’Aldilà ma, come bene è stato osservato, anche per la temporaneità quotidiana che viviamo nell’Aldiquà.  

                Leggendo i Vangeli, ci si rende subito conto che la "chiamata", o vocazione, di Cristo a seguirlo nel cammino di santità, non è un fatto puntuale, ma un processo che si articola e comprende due aspetti fondamentali che costituiscono come i due lati della stessa moneta:  il discepolato e l’apostolato

 

Durante il discepolato a Cristo descritto nei Vangeli è preponderante la conoscenza di Chi è Gesù Cristo.

Conoscenza che Egli stesso fornisce di Sé dimostrando di essere il vero – e quindi l’unico - Dio in Tre divine Persone, oltre che - altrettanto evidentemente – anche uomo.

Tale evidenza è dimostrata con molte prove (cfr.: Atti 1,3) che sono costituite dai fatti miracolosi (=teofanie cristologiche) che Egli compie e di cui abbiamo già parlato a sufficienza nella prima parte di questa Storia cristo-centrica della Salvezza, quella che all’inizio tratta della teologia della conoscenza.

Durante l’apprendistato discepolare si comprende anche qual è la missione che l’uomo-Dio compie dopo essersi incarnato dalla semprevergine Madre Maria che Egli si è scelto per farsi uomo nascendo da Lei in questo mondo:

Egli si è incarnato per redimere con la sua passione vicaria (soprattutto quella “nascosta” della Sua discesa vittoriosa agli inferi fino all’imo dell’inferno) e salvare con la Sua Resurrezione ed Ascensione al Padre, il genere umano con tutto il mondo da lui ricapitolato.

                Possiamo ben dire che più si conosce Cristo più Lo si ama, e più Lo si ama più Egli si fa conoscere in tutta la Sua Sapienza ed onnipotenza.

               

L’aspetto più importante comunque della conoscenza che il discepolo deve avere di Gesù – e cioè che Egli oltre che uomo è certamente anche Dio - viene attestato al Giordano mediante la teofania (=miracolo) dello Spirito Santo (sceso su Gesù in forma come di colomba) e mediante la teofania (=miracolo) del Padre che parla con parole comprensibili all’uomo e dice di Gesù:

«Tu sei il mio amato Figlio (ossia: Tu sei Dio in quanto mio Figlio naturale da sempre ed anche adesso che per fare la mia Volontà ti sei fatto uomo), nel Quale mi sono compiaciuto» (Mt 3,16-17; Mr 1,10-11; Lc 3, 21-22; Gv 1,31-34).

Si potrebbe dire che lo scopo fondamentale della narrazione evangelica è quello di riportare i fatti che dimostrano per teofania (=miracolo in senso proprio) la Divinità delle tre Persone divine che è propria del vero – e quindi unico e solo Dio. Soprattutto la Divinità di Gesù Cristo, su cui poggia tutto ciò che di fondamentale ed essenziale ci riguarda.

Intendiamo riferirci alla Speranza cristiana di un futuro radioso oltre questa vita per l’apertura de Cieli all’umanità che Gesù Cristo ha realizzato per noi gratuitamente pagando di Persona alla Sua Giustizia (altrimenti ingiusta = permissiva) il prezzo misericordioso di tale Sua ineffabile liberalità.

Speranza cristiana che è certa perché è certamente Dio  Colui che ne ha promesso all’uomo il contenuto.

Speranza cristiana per l’altro mondo che è però anche fede per questo mondo, ossia certa fiducia che la Parola di Cristo - che continua a dimostrare in modo certo di essere l’unico vero Dio – ed è quindi massimamente affidabile - si adempirà sopra tutto e malgrado tutto.

E si adempirà anche per quanto concerne la possibilità dell’imitazione persino miracolosa della Sua Vita (v.: Lc 1,45, per quanto riguarda Maria e Gv 14,12-14, per quanto riguarda noi).

                Non è possibile dubitare di questo soprattutto se si tiene presente che il miracolo, col quale il vero Dio si dimostra immanente nella storia dell'umanità supera con i fatti il principio fondamentale della scienza naturale, vale a dire che in natura "nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma".

                Ebbene abbiamo mostrato che il vero Dio con il miracolo fa esistere dal nulla ciò che non esiste e riporta nel nulla ciò che esiste.

                Dunque, il vero Dio è Signore dell'esistenza, ossia di ciò che chiamiamo realtà: è questa l'onnipotenza e Cristo dimostra di essere onnipotente. Egli può fare dal nulla  infiniti mondi ed annientarne nel nulla altrettanti….

                Possiamo a questo punto nutrire il minimo dubbio che Egli non sia in grado di adempiere alle promesse circa la nostra resurrezione finale e la nostra vita felicemente immortale in quel nuovo mondo della nuova creazione che sostituirà la valle di lacrime di questo ancora esistente?

E come possiamo mancare di fede nella Sua promessa secondo la quale se cerchiamo di imitare la Sua Vita in questo mondo verremo dallo Spirito Santo ri-generati in figli di Dio per poterlo fare fino al punto di fare nel Suo Nome le Sue stesse opere miracolose, ed anche di più grandi, dopo che Egli è asceso al Padre ed ha inviato lo Spirito di Pentecoste?

Questa nostra Vita quindi dopo Cristo e per Cristo non può più essere pensata come senza senso (ossia non è più indifferente vivere in un modo piuttosto che in un altro), né l’altra vita dopo questa finisce nel vuoto, ma nella pienezza della Divinità partecipata:

Parola questa non di uomo, ma di Uno che dimostra con tutta evidenza di essere il vero Dio.

Scrive in proposito il nostro Papa Benedetto XVI: “Quanto sia stato determinante per la consapevolezza dei primi cristiani (vedremo nell’ultimo capitolo perché non anche per quelli di  oggi e di ieri) l’aver ricevuto in dono una speranza affidabile, si manifesta anche là dove viene messa a confronto l’esistenza cristiana (quaggiù) con la Vita prima della fede e con la situazione dei seguaci di altre religioni.”

 

Durante la fase di discepolato, che fa parte della sequela di Cristo sulla Via della Santità, il discepolo apprende anche in che consiste la Vita terrena del Maestro e quali sono i Suoi insegnamenti.

Si tratta del «Venite e vedrete», di cui in Gv 1,39, o del «Vieni e vedi» di cui al seguente versetto 46.

Concludendo, durante questa prima fase del processo di santità cristiana che fa parte della sequela di Cristo e che di norma inizia col Sacramento del Battesimo dei neonati, quindi della Cresima degli adulti, il discepolo apprende che veramente Gesù Cristo dimostra di essere Dio – il vero Dio.

Egli è quindi il vero Assoluto – L’Assoluto in un ambito essenziale per il genere umano che è quello esistenziale.

Bisogna perciò chiamarsi fuori, in questo ambito prioritario e fondamentale dell’Esistenza, da qualsiasi relativismo religioso e da ogni convincimento diversamente gnostico od agnostico che sia.

Ma anche fuori da ogni intolleranza religiosa favorita da questa certa conoscenza rivelata della Verità suprema dell’Esistenza

 

A questa prima fase di apprendimento conoscitivo, che abbiamo detto propria del discepolato, segue la seconda (ed ultima) fase propria dell'apostolato: della missione cristiana cioè del discepolo maturo.

 

Se per il discepolato prevale l’aspetto conoscitivo, per l’apostolato prevale piuttosto quello operativo.

 Ma non  si tratta di opere che possono essere compiute senza che il livello antropologico caduto della dimensione d’esistenza di questo mondo non venga da Dio elevato ad immagine e somiglianza di quello dell’uomo-Dio, Gesù Cristo.

Mentre cioè per la fase del discepolato bastano le normali capacità di apprendimento comuni al livello antropologico caduto della natura umana di questa dimensione di esistenza del mondo  ( anche un bambino può per esempio  capire con il retto catechismo che Gesù Cristo dimostra di essere Dio perché è più forte del demonio (Lc 11,21-22) per imitare Cristo con l’apostolato, invece, tali normali capacità antropologiche non bastano più

 

Va comunque premesso che così come è avvenuto per la prima fase del processo di santificazione cristiana propria del discepolato cognitivo (Lc 3,21-22), anche la seconda fase dello stesso processo, quella dell'apostolato operativo, viene sempre inaugurata e sintetizzata da Dio-Padre (Mt 17,5..).

E’ sempre Lui infatti che – questa volta sul Monte (Tabor= ascesi) - durante la trasfigurazione del Figlio, non si limita a dire soltanto: «Questi è l'amato mio Figlio(Dio) del Quale mi compiaccio» come al Giordano (Lc 3,21-22), ma aggiunge: «Ascoltatelo!» (Mt 17,5...etc.), che, in altri termini, vuol dire: «Fate la Sua Volontà!»

E poiché la Volontà di Cristo è quella di essere seguito (Gv 21,22), ossia imitato, la raccomandazione del Padre vuol dire: “Imitatelo!”

Per questo Cristo si è fatto con l’esemplarità della Sua Vita religiosa sulla Terra Causa esemplare di imitazione.

In altri termini, il Regno di Cristo in questo mondo, ossia il Suo modo di esistere in esso, Cristo stesso, può essere rivissuto dai Suoi discepoli che diventano così apostoli soltanto se costoro, dopo esser nati come sono nati, e dopo aver conosciuto e contemplato Gesù quale Dio-Figlio di Dio fattosi uomo per noi nello Spirito Santo (Lc 3,21-22) ri-nascono dall'Alto, quali figli adottivi di Dio, fratelli di Cristo, rifatti da Dio ad immagine e somiglianza dell'uomo-Dio.

 

E questo perché Gesù Cristo, oltre che uomo, di livello antropologico adamitico ante peccato originale, è, soprattutto, anche Dio.

Questo vuol dire che Dio deve procedere ad un atto di nuova creazione dal nulla della natura umana di colui che deve in questo mondo imitare Cristo per rendergli possibile tale altrimenti impossibile imitazione (cfr., tra l'altro: Mt 19,23-30).

 

Questa metamorfosi che, come vedremo meglio, ci trasforma in figli di Dio ad immagine e somiglianza del Figlio di Dio fin da quì, non annienta ciononostante la continuità di coscienza dell’io individuale della persona umana, né la sua libertà

 Questa nuova creazione per ri-generazione della Persona umana  - che la rende capace di Dio ossia di imitare la santità della Vita terrena di Cristo fin da qua - avviene - come vedremo ancora meglio in seguito - ad opera della terza Persona divina della Trinità che è Dio, uguale al Padre ed al Figlio, ma distinto dal Padre e dal Figlio.

Tutti i battezzati quindi nel Nome di Dio (Padre), di Dio (Figlio) e di Dio (Spirito Santo), le tre divine Persone di un unico e solo ma in Sé non solitario quantunque unico  vero Dio, possono raggiungere fin da questo mondo la Santità di Cristo, che, agli occhi del “mondo” (che vogliono però restare chiusi in esso), appare impossibile da raggiungere (cfr.: Mt 19,21-30)

Lo Spirito Santo è perciò il dono inestimabile di grazia, che, come abbiamo già visto, Cristo ha meritato al genere umano, e, in modo speciale, a coloro che Egli chiama col Battesimo cristiano  e gli altri Sacramenti alla Sua sequela.

Ma, occorre a questo punto chiedersi:

Fa tutto Dio nella ri-generazione apostolica od è anche necessario, che in questo processo di nuova creazione per rigenerazione del genere umano in ogni uomo, ci sia il coinvolgimento di ciascun chiamato alla sequela di Cristo? E se si, in quale misura?

È ovvio che trattandosi di opera sovrannaturale che fa dal nulla una realtà esistenziale prima inesistente è l’onnipotenza d’amore di Dio detta come vedremo “Carità” che fa il 100% perché, da un lato, annienta nel nulla la realtà esistenziale del peccato, dall'altro, rifà dal nulla (ovviamente senza annientare nel nulla l’io personale) - vale a dire ri-genera – l’essere umano, per cui il ri-generato è sì del tutto nuovo ma, nel contempo,  è sempre lo stesso essere umano rifatto ad immagine e somiglianza dell'uomo-Dio.

Diventare veri Apostoli di Cristo NON è quindi frutto dell’abilità e degli sforzi umani, ma è dono dell’onnipotenza redentrice e salvifica di Cristo.

Purtuttavia, se è vero che Dio fa il 100%, è pure vero però che senza il consenso e la libera collaborazione umana nulla avviene in questo mondo di tale felicissima metamorfosi.

Non per nulla Gesù lamenta che i figli della Luce – ossia coloro che Lo seguono (cfr Gv12,36) - non si impegnano nel farlo almeno quanto si impegnano  nell’amministrare i loro affari i figli di questo mondo (coloro cioè che mettono al primo posto della vita i loro interessi) (Lc 16,8).

 

Vediamo comunque più dettagliatamente come diventare cristiani imitando Cristo in questo mondo per vivere felici fin da qua in vista di esserlo pienamente nell'eternità divina dell'Aldilà.

 

               

> Cristo Causa esemplare di imitazione per coloro che Egli chiama alla Sua Sequela. Che cos’è l’Amore di Carità. Ovvero l’attitudine fondamentale della Capacità d’amare – o “Cuore” - dell’uomo-Dio?

 

La rivelazione circa la peculiarità della  Vita terrena del Cristo - ossia del Suo modo divino di esistere o Regno di Dio - che Gesù Cristo fa in relazione all’imitazione che dovranno fiduciosamente farne i Suoi chiamati a seguirlo in questo mondo è da Lui stesso così sintetizzata:

«Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri» (Gv 13,34-35).

Dunque è come Cristo ci ha amati – ossia sapere in che consiste l’attitudine fondamentale della Sua Capacità d’amare  - del Suo “Cuore” che caratterizza il Suo modo divino di esistere o Regno di Dio – quello che i veri cristiani devono conoscere per sapere al meglio come imitare Cristo.

La Capacità divina d’amare di Gesù Cristo con la quale Egli ha amato il mondo e con la quale ognuna delle tre Persone divine ama le altre Due dentro Dio è chiamata “Carità” (“Deus caritas est: etimologicamente “carità” significa solo: “cosa preziosa” e quindi: rara, “cara”, come la perla preziosa trovata dopo tanto cercare o il tesoro nascosto in un campo e trovato per caso, per i quali si spende tutto ciò che si ha pur di possederli).

E’ l’Amore di Carità ciò che connota il modo d’esistere o Regno divino di esistenza dell’uomo Dio durante la Sua Vita terrena: Vita terrena che è quella che i Suoi discepoli devono imitare con la loro vita mentre vivono in questo mondo.

E’ allora l’Amore di “Carità”, quello proprio della divina Capacità d’amare di Cristo, che bisogna vedere in che consiste guardando a Cristo:

«Venite a me, voi tutti che siete affaticati ed oppressi, e io vi ristorerò – dice in proposito il divino Maestro. Prendete il mio gioco sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime» (Mt 11,28-29).

Ricordiamo che l’uomo-Dio è talmente umile da non essere venuto in questo mondo per essere servito, ma per servire e dare la Sua vita in riscatto per molti (Mt 20,28) ed è talmente mite da non rispondere per come poteva a nessuno dei tanti tentativi di ucciderlo durante il corso della Sua Vita terrena, nemmeno a quello che si concluse infine con la Sua crocifissione.

L’immagine di Uno che - pur essendo, sapendo e provando di essere Dio - lava i piedi ai Suoi seguaci come uno schiavo di quei tempi al suo padrone - è semplicemente scioccante (cfr.:Gv 13,12-17).

Ma non solo: oltre che per la 1) mitezza e 2) umiltà, la Capacità di amare di Dio, il Suo Cuore misericordioso, durante tutta la Sua Vita terrena è connotato anche per la Sua 3) bontà apportatrice di felicità, per la Sua 4) provvidenza che è preveniente e presaga, per la sua 5) gratuità che non si aspetta ricambio ed è senza doppi fini,  per la sua 6) passione, che è intensa e bruciante come il ”fuoco” che purifica e divora e per la sua 7) sincerità nemica di qualsivoglia ipocrisia farisaica e di cui ci si può fidare ad occhi chiusi.

A riguardo della qualità della bontà va detto che “buono” ha ormai perso il suo significato originario afferente al verbo “beare”: ”sono beato” e “ti beo”, ti rendo cioè beato = felice-fecondo (da “fio”= essere fatto (da dio)) (Mr 10,18+Lc 18,19).

Essere buono – fare il bene - significa perciò essere e rendere felici. Cosa che solo Dio può fare in pienezza quando redenti ed assunti in Dio vivremo – prima in forma angelica e poi, ancora più perfettamente se fosse possibile in forma corporea  - l’infinita fecondità\felicità della Vita eterna ma infinitamente sempre nuova di Dio.

Quando perciò si parla di Vangelo, ossia di “buona” Novella non bisogna dissociare da questa parola il significato sorgivo di “felice\feconda”, per cui diffondere il Vangelo (=la buona Novella) significa annunciare Cristo che restituisce all’umanità la pienezza della Sua felicità, dopo aver sottratto il genere umano alla cattività diabolica, altrimenti eternamente irreversibile, di satana.

 

L’onnipotenza del modo di esistere o Regno di Dio si connota perciò per la Sua Capacità d’amare detta “Carità” (Deus charitas est) che, a sua vota, si caratterizza per le suddette 7 qualità, e cioè per la sua:

Bontà (ricordiamo l’etimologia di questa parola, e quindi, che Dio è Felicità che rende felici), mitezza, umiltà (la beatitudine della “povertà” è l’umiltà), provvidenza, gratuità, passione (ricordiamo la passione d’amore dell’uomo-Dio per tutti gli esseri umani vivi e morti) e sincerità (Dio è Verità assoluta, e quindi non può mentire: quello che promette quello è).

L’onnipotenza miracolosa del modo di esistere – o Regno – di Dio, ossia di Gesù, che dimostra miracolosamente di essere il vero Dio, è quindi essenzialmente connotata dalla Sua Capacità d’amare dalle sette qualità, detta “Carità” (Deus Caritas est).

Ecco perché San Paolo – dopo aver descritto alcune qualità salienti della Carità (1 Cor 13,4-7) – afferma che essa non solo è da mettere al di sopra di tutto in quanto costituisce l’essenza della perfezione divina (Col 3,12ss) ma non avrà mai fine.

E non avrà mai fine nel senso che chi in questo mondo cammina con Cristo vivrà per sempre con Cristo nell’eternità divina dell’Aldilà, nella pienezza stessa della Carità: nella Carità assoluta.

Situazione esistenziale quest’ultima che viene variamente chiamata in altri modi che fanno però tutti riferimento alla salvezza cristiana (=alla felicità infinita della partecipazione alla Vita sempiterna di Dio dentro Dio, che cercheremo di descrivere meglio più avanti). I modi più comuni di chiamarla sono: “Cielo”, “Paradiso”, “Intimità trinitaria di Dio”, “Pienezza del Regno di Dio dentro Dio”, “Riposo divino del  settimo Giorno…etc.

A differenza dell’Amore di “Carità”, invece – continua San Paolo - così non avverrà nella sempiternità divina dell’Aldilà per quanto riguarda la fede, la speranza e gli altri carismi cristiani che sono validi solo per la vita cristiana in questo mondo, ma che nel mondo infinito di Dio - ovviamente – un volta che si entra nella Sua perfezione assoluta, non avranno più motivo di esistere perché “ubi major minor cessat” (cfr, per tutto:1Cor 13,8-13).

In conclusione: Ecco come in atto il battezzato comincia a diventare realmente cristiano se egli desidera  fedelmente la imitare Cristo fin da questo mondo, seguendo le ispirazioni interiori e le mozioni all’azione dello Spirito Santo:

lo Spirito Santo che è Dio ri-genererà  - a seconda della corrispondenza di fede del battezzato – l’attitudine fondamentale della capacità d’amare di questi in quella di Cristo, trasformandolo in un altro cristo (=santo di Cristo=figlio di Dio) e rendendogli così possibile di imitare Gesù Cristo che è Dio fin da qua nell’ambito religioso dell’amore umano verso Dio, Suo Padre naturale, verso la propria santità e verso il proprio prossimo…

Ripetiamo che nessuno può imitare Cristo se non viene da Lui ri-generato in un altro cristo, in figlio adottato di Dio. La religione cristiana determina nel battezzato\discepolo un trasformazione antropologica che incide nella sua stessa natura che, per le conseguenze congenite del peccato e delle riduzioni antropologiche d’orogine, è quella che è.

Io sto alla porta del vostro cuore e busso - dice Gesù - se qualcuno mi apre innesterò in lui lo Spirito-Dio in cui ci sono io ed il Padre mio, e l’albero di olivastro che siete e che dà frutti che non servono a niente, verrà innestato in un albero di vero ulivo che darà frutti rigogliosi, abbondanti e richiesti da tutti…

 

L’importante è però – insegna sempre Gesù - che l’olivastro ri-generato in buon ulivo ricordi che lui ha dato solo il suo fiducioso consenso all’innesto e che la trasformazione non è opera sua, ma di Dio.

Altrimenti, se ritenesse di essersi rifatto tutto da sé separandosi dalla nuova linfa - allora la linfa dello Spirito che incrementa la nuova  vita dell’albero smetterebbe dal farlo…l’ulivo si seccherebbe,  diventerebbe solo buono per il fuoco (cfr.: Gv 15,5-7 in relazione anche a Mt3,10). E la sua rovina - per la presenza dello spirito diabolico di satana, della sua capacità egolatrica di amare (= è questo il fuoco dell’inferno) - sarebbe più grande di quella che gli sarebbe potuta capitare se fosse rimasto olivastro (cfr.: Mt 12,43-45).

                Dunque – insegna san Paolo: Non è impossibile all’onnipotenza di Dio che fa la realtà dell’esistenza dal nulla “farci cambiare di albero” mediante il Suo divino innesto che è lo Spirito-Dio.

Ma sta però a noi rimanere in Lui e non farci farisei  facendo finta che sia tutto oro  nostro quello che luce e  magari chiedendo in cambio un pagamento per condividere con gli altri ciò che noi abbiamo ricevuto gratuitamente da Dio (cfr.: Mt 10.8)

 

La religione cristiana perciò non è solo “non peccare”, non fare cioè il male morale – quello è il presupposto – la religione cristiana implica la nostra fiduciosa volontà di imitare Cristo nel Suo Amore di Carità ben sapendo che è Dio\Spirito che rigenerando la natura post-adamitica della nostra capacità sviata d’amare ci consente di poterlo fare.

E’  tenendo sempre umilmente presente questo che lo Spirito ci rigenera fin da  qua in quello che saremo pienamente in Dio nell’eternità divina dell’Aldilà, Altrimenti lo Spirito si ferma perché sa di farci più male che bene se dovesse proseguire a rifarci simili a Cristo in crescita del nostro orgoglio.

Ma questo sempre in vista di completare l’opera nell’eternità divina dell’Aldila (=Speranza) in modo tale da consentirgli di poter partecipare per sempre alla fecondità infinita della Vita sempiterna di Dio dentro Dio.

E che questo avverrà certamente non può essere sfiorato da dubbio alcuno, molto semplicemente perché è Parola di Uno che da 2000 anni a questa parte continua a dimostrare con l’onnipotenza presente nel miracolo di essere il vero Dio e se si considera anche il fatto che molti miracoli sono avvenuti ed avvengono in questo mondo per intercessione di santi dell’altro mondo. 

 Dice anche San Bernardo - il quale sulla qualità dell’Amore di Dio aveva una certa pratica - che la misura della capacità d’amare di Dio, l’Amore di Carità del Suo Cuore, è senza misura”.

 

Santa Teresa del Bambino Gesù a riguardo della “Carità”, dell’Amore di Carità, lasciò scritto quanto segue:

                «La "Carità" mi dette la chiave della mia vocazione. Capii che, se la Chiesa è un corpo composto da diverse membra, l'organo più necessario, più nobile di tutti non le manca, capii che la Chiesa ha un Cuore, e che questo Cuore  arde d'amore. Capii che soltanto l'Amore di Carità fa agire le membra della Chiesa..... Capii che è l'Amore di Carità che racchiude tutte le vocazioni, che la Carità è tutto, che abbraccia tutti i tempi e tutti i luoghi in una parola che è  eterna

                Allora, nell'eccesso della mia gioia delirante, esclamai: - Gesù, Amore mio, la mia vocazione l'ho trovata finalmente, la mia vocazione è la Carità!

Sì, ho trovato il mio posto nella Chiesa, e questo posto, Dio mio, me lo avete dato voi! Nel cuore della Chiesa, mia madre, io sarò l'Amore. Così, sarò tutto... E il mio sogno sarà attuato!» (MA 254).

 

Ciò posto, dobbiamo veder adesso come Gesù Cristo applica tale divino Amore di carità a quella fondamentale categoria del comportamento umano che è  propria della religiosità umana, portandola così a perfezione divina.

 

 

> Il comportamento religioso dell’umanità e la divina Capacità d’amare dalle sette qualità, detta “Carità” (=Deus caritas est).

 

Sono tre gli aspetti fondamentali del comportamento religioso dell’essere umano, vissuti dall’Amore di Carità e più o meno presenti nelle religioni di ogni tempo e di ogni luogo:

 1) la “pietà”, nel senso della pietas latina, 2) la“santità”  3) e la “fraternità”.

              La pietà (dal latino "pietas") comprende tutto ciò che fa riferimento diretto a Dio, all'amore per Lui (la fede e la speranza in Lui, la preghiera, innanzitutto, la liturgia, i riti, i sacrifici… etc…etc…etc…), la santità comprende tutti quei comportamenti di mortificazione o distacco dall'avere, dal piacere e dal potere, che non devono costituire idolatria al posto di Dio (come ancora non è chiaro nemmeno a 2000 anni da Cristo) e la fraternità infine comprende tutti quei comportamenti di solidarietà verso il prossimo posti in essere reciprocamente tra gli esseri umani in imitazione di Dio che si manifesta come misericordioso.

              

A tale triplice orientamento del comportamento religioso si contrappone il comportamento profano che è  proprio dal mettere al primo posto non Dio, ma l’ego dell’io (la superbia) con riferimento all’avere, al piacere ed al potere.

Tale è lo spirito umano quand’è attaccato all’avere (=vivere per diventare sempre più ricchi), al piacere (vivere per “mangiare”: gola, sesso, droga…) ed al potere (=vivere per dominare, per conseguire successi che anche se grandi sono comunque sempre effimeri rispetto allo sbocco eterno dell’esistenza, il cui esito felice o infelice si propizia con riguardo al proprio comportamento cosciente tenuto in questo mondo. Che vale – ammonisce Gesù – conquistare il mondo intero - come ad esempio un Alessandro detto “Magno” (356- 323 aC) – se poi si perde per sempre la propria esistenza?: Lc 9,25).

Dice Maria in proposito nel suo messaggio dettato a Medjugorje il 25 gen. 2009:

“Desidero, Figliuoli che ognuno di voi si innamori della Vita eterna che è il vostro futuro e che tutte le cose terrene siano per voi un aiuto per avvicinarvi a Dio Creatore (“Creatore” è il vero Dio, ossia Colui che è capace di fare la realtà – ossia l’intero esistente - dal nulla, e di riportarlo al nulla con un semplice Atto di Volontà, così come ha fatto la Trinità nella Genesi e così come ha fatto Cristo con i Suoi innumerevoli miracoli d’Amore che ha fatto, fatto fare e continua a fare ed a far fare ai Suoi discepoli in questo mondo). Io sono con voi – cosi a lungo – prosegue Maria - perché siete sulla strada sbagliata (quella che Gesù chiama strada “larga”(Mt 7,13)). Soltanto con il mio aiuto, Figliuoli, aprirete gli occhi, Ci sono tanti che, vivendo i miei messaggi, comprendono che sono sulla strada della santità verso l’eternità. Grazie per aver risposto alla mia chiamata 

 

Costretti a sorvolare su questa caratterizzazione tra comportamento religioso e profano, diciamo subito che i tre orientamenti esistenziali che qualificano la direzione dell’amore umano nel comportamento religioso: Dio, l’io ed il prossimo, li ritroviamo per esempio in un Socrate (469-399 aC).

Questo filosofo pagano – invocando Asclepio, il dio greco della medicina - preferisce subire l’ingiusta condanna a morte bevendo il veleno della cicuta piuttosto che mettersi in salvo violando la legge che, seppure innocente, l’aveva comunque  condannato a morte …

Un orientamento religioso più vicino alla Verità rivelata lo ritroviamo per esempio in un Platone (427-347 aC.), a cui si deve la concezione monoteistica di Dio in superamento del politeismo pagano dell’Olimpo (=il  monoteismo platonico è però ancora imperfettamente inteso alla stregua di un monoteismo monarchico e non trinitario, come poi si seppe alla luce dell’autorivelazione di Cristo circa il vero Dio) …; lo ritroviamo in Aristotele (388-322 aC.) che fonda la conoscenza umana sulla coincidenza tra la verità del pensiero e la realtà dei fatti sperimentabili su cui tale verità si fonda; concezione questa che prepara il realismo teologico dei fatti miracolosi “quali segni certissimi, adatti all’intelligenza di tutti, della divina Rivelazione” (Vat. I, sess. III, c. 5) …; ancor di più lo ritroviamo nel poeta precristiano Virgilio, che aveva poeticamente preannunciato l’avvento “necessario” di un “divino Fanciullo” per la salvezza dell’umanità (non per nulla Dante nel suo gran Poema teologico, “La Divina Commedia”, pone Virgilio a sua guida durante il suo mistico viaggio nella trascendenza) …; lo ritroviamo insomma  nei più grandi filosofi, artisti, poeti e scienziati anche precristiani.

La triplice valenza del comportamento religioso (pietà, “santità” e fraternità) è presente in ogni tempo in tutte le religioni dei popoli dell'umanità, anche se nel popolo ebraico essa presenta un'approssimazione maggiore alla verità circa Dio (pietà), la propria umanità (santità) ed il rapporto con gli altri (fraternità). Per questo l'Unigenito sceglie di farsi uomo e nascere da una madre ebrea in un popolo ebreo nel tempo e nei luoghi descritti nei Vangeli.

Se esaminiamo i contenuti della genuina religiosità ebraica pre-cristiana in quelli che sono i 10 Comandamenti che Dio consegnò a Mosè sulle tavole di pietra del Sinai, ed in ciò che la sublimazione profetica ha positivizzato col  “precetto” di amare Dio con tutte le proprie forze ed il nostro prossimo come noi stessi”, ci accorgiamo subito della presenza - sia pure più elevata - di queste tre fondamentali categorie del vivere religioso: 1) amore prioritario per Dio (=pietà), 2) distacco da qualsiasi forma ego-versa di idolatria dell’avere, del piacere e del potere (=”santità”) e 3) solidarietà col prossimo bisognoso (fraternità).

 

Ma non è chi non veda la superiore qualità della religiosità umana di Gesù sia a riguardo del Padre (pietà), sia di Se stesso (santità), sia degli altri (fraternità), in quanto essa, nelle suddette tre direzioni, è connotata dalla Sua divina Capacità d’amare – la Carità - di cui abbiamo detto. 

 

A riguardo di Dio-Padre non si può non rivelare la grandiosità dell'amore che Gesù Gli dimostra e che risulta evidente dalle intense e prolungate veglie di colloquio\preghiera con Lui e dai riferimenti continui che Egli Gli rivolge chiamandolo affettuosamente "papà” e facendo in tutto la Sua Volontà fino a bere anche la feccia dell’amaro Calice (cfr.: Lc 22,42 + Gv 18,11).

             Come non restare inoltre ammirati di fronte alla Sua precoce e straordinaria conoscenza del Padre (cf. Lc 2,41-49), di fronte al Suo zelo per il Tempio (cf.Gv 2,13-17); di fronte alla Sua appassionata e lancinante preghiera anche notturna (Lc 6,12), specie quella nell'orto degli ulivi durante la quale sudò addirittura sangue (Lc 22,43).....

            L’intimità con il Padre nella Sua preghiera-colloquio è stata la forza di Gesù durante tutto la sua Vita terrena: al Padre si rivolgeva – come abbiamo detto - nelle lunghe veglie notturne, Lo invocava prima delle decisioni importanti, come la scelta dei discepoli, e, nell'ultima cena, Lo prega caldamente per l'unità dei cristiani, ben prevedendo che il diavolo avrebbe seminato la zizzania tra coloro che sarebbe riuscito a corrompere tra i Suoi discepoli.

          E poiché il mandato dei cristiani è quello di convertire se stessi per convertire gli altri a Cristo, ne viene che la zizzania seminata da satana in campo cristiano sarebbe stata la causa efficiente e preponderante del ritardo in ordine alla diffusione del Regno di Cristo su tutta la terra. Diffusione che è la prima condizione previa che deve verificarsi in questo mondo per la Sua venuta finale.

 

          Ancora nei riguardi del Padre: Chi meglio di Lui, ha realizzato nel corso della sua vita terrena la preghiera del "Padre nostro", che Egli chiama sempre "Padre mio" e che  - a richiesta -  Egli ha insegnato ai Suoi discepoli? Chi, infatti, meglio di Lui, ha santificato il  Nome del Padre e fatto la Sua Volontà, affinché il Suo Regno - che è anche quello del Figlio -  fosse esteso su tutta la terra? Soltanto le ultime due domande di questa preghiera non sono applicabili a Cristo perché Egli non ha alcun debito da farsi rimettere dal Padre, in quanto ha fatto solo la Sua Volontà.           

          

            Nei riguardi di Se stesso la religiosità superlativa di Gesù risulta evidente dal distacco che Egli mostra di avere dalle cose di questo mondo con una specifica avversione al peccato (ma non ai peccatori, che era venuto a redimere). La qualità della Sua Santità risulta evidentissima da tutta la sua Vita descritta nei Vangeli. Egli è il più povero dei poveri in tutti i sensi. C'è forse mai stato al mondo qualcuno tra i fondatori di religioni o filosofie – Budda, Confucio, Maometto - che sia nato in una stalla, sia vissuto come il più povero tra i poveri per finire poi la Sua vita terrena innalzato su una croce? Se c’è si faccia avanti e batta un colpo perché non se ne conosce neppure uno!

           La sua assoluta santità si caratterizza da un distacco rigoroso e totale dai beni di questo mondo, al punto tale da non avere nemmeno dove poggiare il capo per dormire (Mt 8,20).

           È Lui l'Afflitto per eccellenza, Colui che ha fame e sete della giustizia, l'Operatore di pace, il Perseguitato a causa della giustizia, Colui che è stato insultato e vessato, e nei confronti del Quale, mentendo, è stato detto ogni sorta di male (Mt 5,1-12). È Lui che porta ogni giorno la croce. È Lui l’eunuco per il Regno dei Cieli, Colui che si è affidato al Padre come un bambino alla madre. È Lui  il non-violento che offre l'altra guancia, il condiscendente che fa due miglia con chi gli chiede di farne solo uno, che ci ammaestra sulle strade di Emmaus del mondo.… È Lui, per la nostra imitazione, che lava i piedi ai discepoli ed insegna loro che il più grande di tutti  deve essere il servo di tutti (Mt 20,25-27). Pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la Sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce» (1Flp 2,5-8).

Nei riguardi del prossimo la capacità d’amare di Gesù raggiunge livelli insuperabili. Egli – che è Dio -  non è venuto per essere servito ma per servire e dare la Sua Vita in riscatto per tutti (Mt 20,28). Ecco con quale risposta, nel mentre guariva miracolosamente molti da malattie, infermità, spiriti cattivi e cecità,  Egli stesso rimanda gli emissari del Battezzatore che gli chiedevano conferma se era Lui il Messia o bisognava aspettarne un altro:

«Andate e riferite a Giovanni ciò che avete visto ed udito: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi vengono sanati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunziata la felice nuova» (Lc 7,20-22)   

           «È quanto mai significativo  – scrive Giovanni Paolo II – che il prossimo di Gesù sia costituito soprattutto dai poveri:  i privi di mezzi di sussistenza,  coloro che sono privati dalla libertà, i ciechi che non vedono la bellezza del creato, coloro che vivono nell'afflizione del cuore, oppure soffrono a causa dell'ingiustizia sociale, e infine i peccatori. Soprattutto nei riguardi di questo ultimi l'uomo-Dio diviene un segno particolarmente leggibile di Dio che è Amore, diviene segno del Padre».

IL PER-DONO delle offese ricevute è l’aspetto più grandioso ed eclatante dell’amore verso il prossimo, che fu eminentemente proprio  dell’uomo-Dio, durante il corso temporale della Sua Vita terrena, che Egli ha vissuto per l’imitazione dei Suoi chiamati.

Sappiamo che il peccato, se offende il prossimo, offende ANCHE Dio (ricordiamo l’omicidio a scopo di adulterio consumato da Davide contro il marito di Betsabea, o quello a scopo di rapina consumato da Gezabele, moglie di Acab, contro Nabot per rapinarlo della sua vigna a vantaggio del marito: 1Re 21,1-29) per cui, offendere il prossimo equivale sempre ad offendere Dio che ha creato l’uomo per sovrabbondanza d’amore onde renderlo eternamente felice in Sé, e che, una volta caduto in mano a satana, lo ha amato ancora a tal punto da mandare il Suo unigenito Figlio a farsi appendere su di una croce pur di riscattarlo dall’eterno nemico Suo e degli uomini che Egli ama.

Ne consegue che non amare il prossimo vuol dire non amare ciò che Dio ama e quindi non amare Dio come Dio vuole essere amato, anche se si pensa di amarlo ed anche se il primo movimento dell’anima è quello di amare Dio.

Gesù è sempre stato disposto  - durante la Sua stessa Vita terrena – a perdonare illimitatamente i peccati di coloro che Lo offendevano personalmente. E’ Lui infatti che perdona, non fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette (Mt 18,21-35), ossia sempre, e, tanto più, se l’offensore si pente (Lc 17,4). È chiaro comunque che se il perdono dell’offesa ricevuta non incontra il pentimento di chi l’offesa ha fatto, chi ha perdonato si è comportato da cristiano ma chi non si è pentito è rimasto nel suo peccato.

Se rammentiamo tutte le persecuzioni e tutti i tentativi di linciaggio (a Nazareth, addirittura, avevano tentato di buttarlo giù dal dirupo del paese) che Gesù Cristo ha perdonato durante la Sua Vita pubblica fino al gran tradimento di Giuda e alla crocifissione, non possiamo non tener presente, nella imitazione della Sua Vita, di quanto Egli abbia amato il Suo prossimo perdonando incondizionatamente ogni offesa personale, anche il gran tradimento di Giuda: “Amico – lo chiama – con un bacio tradisci il Figlio dell’Uomo?”  (Lc 22,48).

Gran parte dell'insegnamento evangelico parla della necessità di riconciliarsi con il prossimo (Mt 5,21-26) e di perdonare (Mt 6,12. 14-15; Lc 6,36-38).

 

Gesù Cristo dunque – a secondo dello svolgersi della Sua Vita terrena - ha vissuto l’Amore cristiano – o Amore di Carità dalle sette qualità verso Dio-Padre (=”pietas”), verso la propria santità (il proprio distacco dal mondo) e verso il prossimo (=fraternità).

 Dio – in altri termini – si auto-rivela in Gesù Cristo con una Capacità di fare miracolosamente onnipotente e con una Capacità d’amare - o Cuore – da cui promana un Amore di Carità che si qualifica per la sua mitezza, umiltà, bontà, provvidenza, gratuità, passione e sincerità, e che informa tutta la Sua Vita di pietà, santità e fraternità. ossia tutta la Sua religiosità.

                Le sette qualità dell'Amore di carità, che è Amore cristiano (si tenga presente che la parola "amore" non solo è molto usurata ma il suo significato culturale comprende realtà negative e contrarie all’Amore cristiano o di carità....) fanno di esso un Amore di servizio, nel senso che amare cristianamente nella perfezione delle sette suddette qualità implica servire Dio e il prossimo.

                l'Amore cristiano, o Amore di carità, è quindi un Amore di servizio, che, al suo livello più alto, diventa Amore di auto-donazione (Mr 10,42-44).

Così come ha rivelato il Maestro divino quando ha detto di Sé che è venuto in questo mondo facendosi uomo per servire - Egli che è Dio! - e non per essere servito.

Ed è venuto a servire fino al punto di donare in servizio tutto Se stesso senza riserve, dando la Sua stessa Vita umano-divina per riscattare il genere umano.

E riscattarlo non solo dalla sua schiavitù diabolica al peccato (Gn 3,1-8) e dalla sua riduzione antropologica determinata dal primo Giudizio universale (Gn 3,16-24), ma, soprattutto e principalmente, per divinizzare la natura umana  ri-generando ogni essere umano, che non se ne auto-escluda responsabilmente, alla gloria originale (Gn 1,26-27. 31) onde poterlo finalmente assumere nella felicità senza limiti dell'intimità trinitaria del Suo Regno divino (medita su Mr 10,45).

 

Ecco il modo di vivere o Regno di Dio dell’uomo-Dio sulla terra che Egli vuole sia imitato da coloro che di generazione in generazione chiama alla Sua sequela, ossia da tutti i battezzati che in questo mondo giungono alla capacità di intendere e di liberamente volere.

, che non se ne auto-escluda responsabilmente,

Per vedere ora come Cristo dona la fede per far nascere nei Suoi chiamati il desiderio di imitarlo, e quindi, lo Spirito Santo-Dio per poter realizzare questa Sua imitazione, occorre parlare ancora del miracolo inteso come teofania trinitaria. Vale a dire come prova provata della realtà Trinitaria, o Tripersonale, che è propria del vero e solo Dio, il Quale è tale non in senso monarchico (=ebrei-musulmani) ma in senso trinitario, nel senso cioè che l’Essere divino - l’Io-sono – è Uno in tre divine Persone uguali e distinte (= monoteismo trinitario).

 

 

> L’incredulità e la credulità: Miracolo e miracolismo, fede e fideismo.

 

Abbiamo già mostrato nella parte introduttiva propria della teologia della conoscenza come si fa a capire che Gesù Cristo è il vero Dio, ed abbiamo mostrato che è Lui stesso in quanto tale  l’unico che può provare di esserlo realmente come in effetti lo prova  mediante atti di onnipotenza (=auto-teofanie), chiamati “miracoli”, che solo chi è veramente Dio può fare.

Diciamo perciò subito che i miracoli non sono prova apologetica della Divinità di Gesù Cristo, come si sente attualmente dire, ma ne costituiscono prova scientifica evidente nel senso realistico che abbiamo mostrato e che è fuori da ogni opinabilità più  o meno filosoficamente “orpellata”, così come avviene invece pur nelle rispettabilissime apologie di Cristo. Tertulliano, ad esempio era stato un notissimo e brillante apologeta di Gesù (prima di cadere nell’eresia montanista del prete Montano, un ex sacerdote pagano, convertitosi al cristianesimo: 160 circa – 220 circa).

Certo, i miracoli propriamente intesi (ma molti non sanno esattamente quello che sono realmente) non sono fatti solo per dimostrare la Divinità di Gesù Cristo, ma – come abbiamo mostrato – essi furono  fatti pure dal Padre nell’antico Testamento, e li fa anche lo Spirito Santo nel nuovo.

                A seconda della Persona divina da cui provengono perciò - si possono distinguere tre i tipi di fatti miracolosi  - o teofanie del Vero Dio, che è Uno e trino:

Miracoli “patrologici” se provengono dal  Padre, come di norma avveniva nel vecchio Testamento prima di Cristo (cfr.ad esempio: Det 4,32-40; Gs 3,7-10a. 11. 13-17); miracoli “cristologici” , se provengono dal Figlio come di norma avveniva durante Cristo; e miracoli pneumatologici, se, come di norma dopo Cristo (=dopo l’effusione pentecostale dello Spirito Santo-Dio; v.: soprattutto negli Atti degli Apostoli), provengono dallo Spirito Santo-Dio.

Che poi appaia che gli stessi miracoli li fanno anche i profeti del vecchio ed i santi del nuovo,Testamento è solo perché - come abbiamo mostrato “ad abundantiam” – è il vero Dio che li fa loro fare

Ciò premesso non si ha alcuna difficoltà a riconoscere che i miracoli – oltre a dimostrare l’esistenza e la presenza del Dio vero nella storia umana,  ovvero la Sua immanenza vista nell’ambito di ciò che più all’uomo importa – ossia la sua salvezza finale – abbiano anche altre finalità intrinseche.

Finalità che possono essere di tipo ecclesiologico, se vogliono suscitare una fede perseverante e ben riposta nel fare la Volontà di Cristo; di tipo escatologico o finale, se vogliono prefigurare ciò che sarà nella sua pienezza la liberazione divina della vita umana quando questa sarà definitivamente liberata da satana (=peccato originale) , dal peccato personale (= morte spirituale altrimenti eterna) nonché dal dolore e dalla morte materiale

Che infine Gesù abbia adottato ogni cautela nel pubblicizzare anzi tempo la sua personale onnipotenza d’amore propria dei Suoi miracoli in relazione alla radicata ma falsa concezione del messia come grande conquistatore politico propria della mentalità ebraica di allora, ciò non depone certo per la secondarietà dei miracoli riguardo alla dimostrazione che essi preliminarmente forniscono sulla provenienza divina del loro Autore.

 Se cosi non fosse in quale modo Gesù Cristo – visibilmente un uomo sia pure di tipo antropologicamente superiore come Adamo prima del peccato e della caduta originali -  potrebbe pretendere di essere adorato insieme al Padre in Spirito e Verità ?!

E come si potrebbe uscire dalla grande eresia moderna circa  il veleno diabolico del relativismo religioso, molto diffuso anche in ambito cristiano e secondo cui una religione vale l’altra perché tutte si basano sulla opinabilità di una fede che diventa fideismo perché assume il significato di “conoscenza minore”. Una conoscenza cioè di seconda categoria, opinabile perché non supportata da alcuna certezza per cui uno creda  pure quello che vuole e amen!

Va comunque precisato che i teologi moderni di Cristo sono spinti a sottovalutare i miracoli quali auto-dimostrazioni di Dio (Gesù dirà sono le mie opere miracolose che insieme al Padre testimoniano per la mia Divinità()) ed a sopravalutare la fede soprattutto perché non sanno che cosa sono veramente i miracoli.

Se lo sapessero infatti dovrebbero rivalutare i miracoli fuori da ogni miracolismo e ridimensionare la fede fuori da ogni vano fideismo, perché se tutto è fede, niente è fede! Ma occorrerebbe riscrivere tutto quello che – anche in buona fede – ma comunque erroneamente – si è scritto intorno alla Rivelazione.

Bisogne partire dalla rivelazione biblica che nessun essere umano  può vedere Dio come Dio si vede in Sé se prima Dio - fuori dalla dimensione d’esistenza di questo mondo - non lo eleva al Suo livello, rendendolo capace della Sua visione beatifica, di come Egli cioè si vede in Sè.

Per far sì allora che l'uomo possa seguire in questo mondo la Volontà salvifica del vero Dio, che non vede, il vero Dio altro mezzo non ha per dimostrare di essere tale che i miracoli.

I miracoli – come abbiamo già detto – sono fatti visibili a tutti ma che niente e nessuno può fare se non solo Dio. Solo l’onnipotenza di Dio  può fare dal nulla ciò che non è ed annientare nel nulla ciò che è.

Col fatto miracoloso infatti  Dio  fa realmente esistere dal nulla ciò che non esisteva e fa realmente desistere nel nulla ciò esisteva.  

Coerentemente a quanto sopra riproposto, ecco cosa dice in proposito il Vangelo di Giovanni dopo il miracolo avvenuto alle nozze di Cana  di Galilea:

«Così Gesù diede inizio ai Suoi miracoli in Cana di Galilea, manifestò la Sua Gloria (ossia la Sua Divinità, la Sua divina onnipotenza) ed i Suoi discepoli credettero in Lui» (Gv 2,11). 

 Vogliamo qui confermare ancora quanto sopra anche con l’analisi di un altro miracolo tratto dai Vangeli.

Dopo aver creato miracolosamente dal nulla migliaia di pani e di pesci per sfamare una folla numerosa che Lo aveva seguito ed ascoltato fino ad allora, Gesù, poco dopo, apostrofa i Suoi discepoli chiamandoli “uomini di poca fede” perché si preoccupavano eccessivamente del loro vettovagliamento dimostrando di non aver capito il segno del miracolo appena fatto. Essi non avevano infatti capito (allo stesso modo come non l’avevano capito i farisei che Gli chiedevano un…”segno del Cielo) che quel miracolo dei pani e dei pesci che aveva loro fatto fare - facendo si che distribuissero in sovrabbondanza alla folla affamata pani e pesci che prima non erano mai esistiti - era proprio quel Segno del Cielo che inutilmente scribi e farisei andavano cercando (Mt 16,1-12).

Si trattava infatti di una vera e propria auto-teofania, di un fatto cioè miracoloso che dimostrava, per la sua onnipotenza, la Divinità del Cristo (nessuno infatti se non soltanto il vero Dio, come nell’origine del mondo, può far esistere – come scrive anche San Paolo in Rom 4,17 - una realtà prima inesistente, facendola dal nulla)

Il miracolo - come esattamente sosteneva la scolastica medievale anche se con argomentazioni non del tutto condivisibili -  supera  - ed è ovvio  - le leggi stesse della natura umana,  di quella animale, di quella vegetale e di quella fisico-minerale che sono proprie dei regni d’esistenza di questo mondo caduto (anche esse fatte dal nulla da Dio).

E le supera nel loro principio fondamentale secondo cui in Natura nulla si crea (=si fa dal nulla) e nulla si annienta(=si annienta nel nulla). Principio sicuramente valido nel naturale  ma non nel sovrannaturale: quando – ad esempio – Gesù cammina e fa camminare Pietro sulle acque tempestose, ciò che viene temporaneamente annientata è la legge di gravità….,

Fondamentale è quindi per la religione cristiana, finche esiste ancora questo mondo,  che sia  predicata come la vera religione del vero Dio che tale si dimostra realmente di essere con i miracoli che Egli fa e fa fare ai Suoi Santi  (da non confondere con i prodigi che - come abbiamo già mostrato - possono fare anche gli angeli ed i demoni).

Gesù dunque facendo i segni che solo Dio può fare e far fare (ossia i miracoli, intesa l’espressione in senso proprio) vuole con essi dimostrare di essere Dio, con l’intento di donare a coloro che Egli chiama alla Sua sequela una fede sicura insieme al dono dello Spirito Santo per poterlo effettivamente seguire.

Ecco perché quando i Suoi discepoli – malgrado i Segni da Lui fatti – non capiscono che Lui è Dio per poter aver fede in Lui in quanto capace di fare e di far loro fare gli stessi Segni miracolosi che solo Dio può fare e far fare - come quando li manda in missione quasi nudi (Mt 10,9) - allora li chiama  “uomini di poca fede” (Mt 14,31; 17,18-20), o peggio, del tutto mancanti di fede in Lui che dimostra di essere Dio (Mc 4,40).

Ed ecco perché si meraviglia della totale mancanza di fede nei Suoi confronti (=incredulità) manifestata dai Suoi paesani (Mt 13,58, Mc 6,4-6).

Al contrario si profonde in grandi lodi circa la fede che dimostrano di avere in Lui in quanto Dio coloro che gli chiedono di fare a loro beneficio miracoli che solo il vero Dio può fare (Mt 9,27-29; 5,25-34; 8,10. 13 ; Lc 5,20; 8,48; Gv 4,39-42..etc..) 

In conclusione : la caratteristica esclusiva della religione cristiana, il suo suggello di Verità assoluta nell’ordine esistenziale, che è quello per l’uomo fondamentale, è che il vero Dio prova visibilmente coi Suoi miracoli di essere tale in Gesù Cristo.

Tutto parte da qui come alle nozze di Cana e come per la pesca miracolosa o taumaturgica di Pietro (Lc 5,1-11) e tutto converge qui come per la resurrezione ed ascensione in Cielo di Cristo.

 

L'etimologia della parola "fede" deriva dal Sanscrito "Bad=Fad, col significato di “fune”, “legame”, nel senso che la fune serve a legare ad unire due cose che altrimenti non lo sarebbero: nel nostro caso, il discepolo di Cristo a Cristo, come il tralcio alla madre-vite (G 15,4-5)..

La fede è perciò una fune con la quale i veri adoratori del vero Dio si legano a Cristo - conosciuto quale vero Dio – per poterlo adorare imitando la Sua Vita terrena per mezzo del dono dello Spirito Santo(Dio), di cui parleremo. (cfr Gv 4,22-24).

L’immagine che potrebbe farci capire ancora meglio che cos’è la Fede Cristiana potrebbe essere quella della scalata di una montagna in cordata per raggiungere il picco di una Vetta, al di là della quale, si nutre la Speranza di una “visione beatifica”, mai vista prima di allora, che è  Dio come Dio si vede in Sé stesso….

Appare allora chiaro che - essendo Cristo il capo-cordata che conosce le meraviglie del panorama oltre la Vetta e la strada più breve per raggiungerla -  è Lui che guida e tira su i componenti della cordata stessa lungo questa strada che solo Lui conosce (Io sono la Via…(Gv 14,6) in quanto solo Lui l’ha potuta aprire e percorrere per loro.

Senza di Lui perciò i compagni di cordata resterebbero a terra senza poter fare niente per il Cielo (“Senza di me non potete far niente”: Gv 15,5).

L’immagine della fune che lega Gesù Cristo ai Suoi chiamati a seguirlo ci fa capire che non sono loro a trasformarsi in Cristo con le loro forze per poterlo imitare, ma è Cristo  (come vedremo mediante il Suo Santo Spirito) che apre loro la strada che era sbarrata e li ”tira Su”. È Cristo che fa tutto, ma lo fa, ovviamente, se i suoi compagni di cordata non usano la fune per appendersi, o peggio per reciderla precipitando a valle, ma collaborano all'azione del capo-cordata fino a raggiungere la Vetta.

Si capisce allora da questa immagine qual è il rapporto fra  fede ed opere, secondo quanto rivela Cristo stesso, chiamando per un aspetto i suoi discepoli "servi inutili" (Lc 17,7-10) in quanto tutto ciò che li riguarda è opera della grazia di Dio, mentre notifica loro, per un altro aspetto, che il  Regno di Dio - ossia la loro rigenerazione in veri cristiani fin da questo mondo per quanto riguarda l'anima - non si consegue senza il loro impegno, ossia prendendo la loro croce fino a dare la vita per seguirlo.

Si capisce infatti perché – benché faccia tutto Cristo – ci vuole una forte, libera corrispondenza al dono della fede per poter imitare Cristo.

Ci vuole fede o – per meglio dire - corrispondenza al dono della fede - perché per poter imitare Gesù Cristooccorre mettere tale imitazione al primo posto nella gerarchia dei valori e delle priorità di questo mondo (“Cercate prima il Regno di Dio – ammonisce Gesù – e tutto l’altro vi sarà dato in sovrappiù; oppure: “chi ama il Padre o la madre più di me, non è degno di me (Mt 6,33))

Ci vuole soprattutto fede perché, per poter imitare Gesù Cristo, bisogna superare gli ostacoli che vi si frappongono a causa della nostra inclinazione naturale alla superbia che è la causa di ogni peccato, a causa dei cattivi esempi generalizzati del mondo che appare “normalmente patologico” nonché a causa delle seduzioni diaboliche di satana, che “spingono gli uomini l’un conto l’altro armati”.

Corrispondere alla fede in Cristo, che Cristo stesso ci dona unitamente al Suo Santo Spirito, impegnandosi ad imitare senza deroghe la Sua Vita significa perciò – come scrive il Santo curato d’Ars – “preferire Dio a tutto, essere pronti a perdere il bene, l'onore, la vita stessa piuttosto che offenderlo”.

La vera fede in Dio e di amarlo a tal punto da non amare niente al disopra di Lui, niente che sia incompatibile con lui, niente che condivida con Lui il nostro cuore”.

Se potessimo capire la felicità che abbiamo di poter amare Dio, rimarremmo immobili, in estasi”.

Pochi giorni prima di morire disse: “Penso spesso che anche se non ci fosse un'altra vita, sarebbe già una felicità abbastanza grande di amare di Dio in questa, e servirlo e poter fare qualche cosa per la Sua gloria”.

E’ questo perché  è Lui in comunione con il Padre e con lo Spirito che ci ha creati per Amore (di Carità), e che, per lo stesso Amore, intende salvarci, ossia divinizzarci onde farci partecipare alla felicità senza limiti dall'intimità trinitaria della sua Vita eterna. È questo Egli ha fatto malgrado ha dovuto prima redimerci dalla morte eterna del peccato e da quella provvisoria del corpo, che hanno entrambe satana come causa prima di questo disastro.

Come fa allora a non scattare per l'uomo che conosce queste cose un grande, invincibile amore di ricambio verso il vero Dio: un amore sempre più conformato al Suo Amore, che è amore di carità, dalle sette qualità, che è e dona felicità (= questo vuol dire etimologicamente “Bontà”: essere e dare gratuitamente felicità).

Dunque, la conoscenza di Cristo è la radice del vero amore verso di Lui, mentre il vero amore verso di Lui è la radice della fede nel fare la Sua volontà ossia nell'imitare la vita terrena che Egli ha vissuto proprio per questa imitazione.

E’ questo l'unico scopo della vera vita in questo mondo: imitare Gesù Cristo.

Diventare e contribuire a far diventare gli altri  figli di Dio con il potere (della Carità) proprio del Figlio di Dio (Gv 1,12-13) in vista di raggiungere la pienezza di questo processo nell'eternità divina dell'aldilà. Per questo la Trinità ha creato l’essere umano: per divinizzarlo mediante l'incarnazione ed assumerlo quindi definitivamente in Dio pieno di Dio, passando purtroppo per la via della redenzione dopo il peccato e la caduta originali.

«Il senso della vita individuale e il compito della storia universale è e resta la divinizzazione dell'uomo: «Dio si è fatto figlio dell'uomo, affinché l'uomo potesse diventare figlio di Dio» (Sant’Ireneo)

                Scrive Socci (op. cit, pag 314) «Senza raggiungere Dio la Vita divina, l'esistenza terrena sarebbe assurda. L'unico modo per vedere il volto di Dio, cioè per diventare divini, e guardare Gesù («Chi vede me, vede il Padre»). È Cristo l'inizio del Paradiso. L'unica via alla divinizzazione passando per la redenzione. Ed il volto (terreno) di Gesù è il volto del crocifisso. E’ la sua croce che permette di "salire"» (gratuitamente fino alla Sua resurrezione).

 

Oggi, che la fede nel vero Dio rappresenta, anche da parte di coloro che scrivono libri in ambito cristiano, un argomento molto dibattuto in un'epoca in cui l'uomo – malgrado le grandi cadute e ricadute esistenziali - si è ormai convinto di potersi sostituire a Dio, tuttavia, anche oggi, ad ognuno di noi è capitato, sta capitando o capiterà, di venire nella vita sorpreso dalla tempesta, come ai discepoli sul lago di Tiberiade (Mt 8,23-27..etc). E non è un caso che la fede entra in sordina in questi frangenti, nei momenti in cui cioè veniamo assaliti dal terrore e dalla paura, accorgendoci che – in realtà - non abbiamo davvero nulla "sotto controllo", come invece pensavamo di avere (e questo capita non solo agli individui ma anche ai popoli, come la Storia di Israele dimostra). Ma Dio, che non ha mai perso la fiducia nei nostri confronti, come invece possiamo aver fatto noi con Lui, ci fa sentire, proprio in questi istanti, che non ha mai smesso di stringerci la mano e di accompagnarci nel nostro viaggio.

E’ per questo  – pur potendoci considerare rispetto all’opera preponderante di Cristo dei servi inutili -  che Gesù afferma essere il Suo Regno dei Cieli a disposizione dei forti (nella fede) sulla terra, ed i forti lo fanno proprio (Mt 11,12)

Dio (Gesù Cristo) - scrive Sant'Agostino - non ci prospetta (non prospetta ai Suoi apostoli) di fare cose impossibili, ma, mentre ce li prospetta, ci avvisa di fare quello che possiamo e di domandare con fiducia nella preghiera quello a cui le nostre forze non bastano; poi (mediante lo Spirito Santo. ndr) ci aiuta, affinché possiamo praticarlo (TCA. 2, p. 334).

Tra l’altro Il Signore non permetterà mai che qualcosa di superiore alle forze del discepolo possa impedirgli di seguirlo, fosse pure “questo qualcosa” la minaccia diabolica della morte, perché allora lo Spirito lo eleverà fino a Lui a tal punto da consentirgli di vincere e superare ciò che - secondo il livello antropologico della dimensione d’esistenza di questo mondo, gli sarebbe stato impossibile (Mt 19,26).

 Non solo ma se fosse indispensabile che la nostra corrispondenza al dono della fede per comportarci come Cristo dovesse superare l’ostacolo di dover offrire questa vita - che è comunque provvisoria come questo mondo - lo Spirito Santo meritatoci da Cristo in conseguenza del compimento della Sua Missione redentrice e salvifica ce ne darebbe la forza. (Lc 12,4. 11,12; Mt 10,16-23; 23,34-35; 24,9-13; Mr 13,11-13; Gv 15,18-27; 16,1-4; 16,33).

Il percorso di santità compiuto – ad esempio – da San Thomas Moore, che preferì essere “giustiziato” piuttosto che tradire Cristo è altamente significativo per comprendere l’ultima proposizione.

Se comunque esaminiamo  la morte dei martiri per la fede, ci accorgiamo facilmente della superiore, sovrannaturale serenità che traspare da essi come esperienza del superamento della morte terrena nella visione reale ed anticipata di una vita oltre questa vita: una vita che, pur conservando il martire la continuità di coscienza, gli consente di vivere, per grazia divina, la pienezza della illimitata, ineffabile felicità dell’Amore intratrinitario. La descrizione del martirio del primo martire della Storia della Salvezza dopo Cristo, S. Stefano, insegna per tutti (At 6, 7-15 + 7,1-60).

«A chi crede (= a chi rimane unito a Cristo per imitarlo) – come insegnano i Santi – nulla è impossibile» (Mc 9,23). Quanta fede ebbe – per fare un esempio - San Giovanni Bosco  e quanti miracoli d’amore fece mentre veniva ri-generato dallo Spirito-Dio ad immagine e somiglianza di Cristo. Eppure, prossimo a morire, si rivolse umilmente questo rimprovero: «Se io avessi avuto più fede, avrei fatto molto di più!»

In quest’ottica, Cristo paragona il rapporto di fiducia – la fune – di chi rimane con Lui imitando la Sua Vita a quella relazione vitale ed invisibile - come il dono dello Spirito Santo - - che si instaura tra i tralci (=i discepoli) e la vite (=Cristo stesso). Solo mantenendo questo stretto legame simbiotico con Lui, che esclude ovviamente il peccato paragonato al distaccarsi del tralcio dalla vite, i tralci potranno dare quei frutti divini che son tipici della Madre\Vite. Altrimenti, se il tralcio si distacca dalla vite (manca di fede nel seguire Cristo e si separa dal Cristo col peccato) non porta frutto, per cui a nulla serve che ad essere raccolto per essere gettato nel fuoco dell’inferno per sempre (Gv 15,1-6).

 Il rapporto che passa tra i tralci (=coloro che Cristo chiama alla Sua sequela: in pratica tutti coloro che hanno ricevuto e vissuto i sacramenti del Battesimo e della Cresima) e la vite (= Cristo stesso) è un rapporto che pervade tutti della stessa linfa vitale (=lo Spirito Santo\Dio, nel modo che vedremo). Infatti – ribadisce Gesù - Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete (chiedete pure di essere rigenerati dallo Spirito in grandi, miracolosi imitatori di Cristo) e vi sarà dato (cfr.: Lc 11,13). In questo è glorificato il Padre mio (=il vero Dio): che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli (=miei imitatori), perché senza di me non potete far nulla (senza Cristo non c’è che satana…il “massimo comune  divisore” da Dio)».

Come è apparso chiaro da quello che abbiamo fino a qui detto ciò che nell’imitazione di Cristo è impossibile all’uomo di questo mondo  gli diviene possibile con l’intervento di Dio-Spirto Santo (Mt 19,28)..

Gesù Cristo, risalendo al Padre dopo aver compiuto la missione redentrice salvifica del genere umano per la quale incarnandosi era disceso (Gv 17,4-5, non lascia orfani i suoi apostoli rimasti nel mondo, ma manda loro in dono la sovrabbondanza dello Spirito Santo che, rigenerandoli ad immagine e somiglianza di Cristo stesso, rende la loro possibile di poterlo imitare.

 

 

> Il tempo della Storia della Salvezza che viviamo è quello  post-pentacostale dello Spirito Santo (Dio). Chi è, e come opera lo Spirito Santo?

 

Quaranta giorni dopo la Sua resurrezione, Gesù - che in tutto questo tempo era apparso vivo ai Suoi Apostoli con molte prove (altro strepitoso miracolo anche questo: At 1,3 + 13,30-31) - nel salire al Cielo, affidò ad essi la missione di predicare il Vangelo a tutte le genti battezzandole nel Nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, e promettendo loro per fare questo il dono dello Spirito Santo (At 1,8).

Poi, mentre li benediceva, si innalzò ed una nube Lo sottrasse ai loro sguardi.

Dopo l’Ascensione, gli apostoli con altri discepoli tornarono a Gerusalemme pregando il Padre ed il Figlio per il dono dello Spirito Santo che Gesù aveva loro promesso.

 

Chi è lo Spirito Santo? È il Nome proprio della terza Persona della Santissima Trinità. Egli ha, insieme con il Padre e il Figlio, la stessa loro Natura divina: è cioè  vero Dio.

                Egli non è stato fatto dal nulla, ossia creato, come gli uomini e gli angeli, né generato da sempre come il Figlio, ma procede da sempre dal Padre e dal Figlio come da un solo Principio, nel senso che il Figlio viene dal Padre per via di generazione, mentre lo Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio per via di una stessa sola emanazione ("spirazione").

                Egli quindi, oltre che Persona divina terza distinta, ma non separata, dalla prima (il Padre) e dalla seconda (il Figlio), oltre che, cioè, Dio, è anche Vita sempiterna di Dio nell'intimità trinitaria di Dio.

                Sappiamo infatti che lo Spirito Santo è prefigurato nella Genesi come l'Albero della Vita vera, la Vita per antonomasia, quella di Dio, di cui in Gn 2,7. 9.

Dai frutti di questo Albero – posti al centro del Giardino di Eden – l’essere umano poteva mangiare e vivere sempre (cfr.. Gn 3,22\b).

Ricordiamo che col peccato d’origine e la caduta dal primo mondo della Genesi in questo mondo a scartamento ridotto, Adamo ed Eva persero lo Spirito Santo (Gn 3,22. 24), e, con loro, Lo perse tutto il genere umano: da allora in poi fino alla nuova effusione pentecostale di 2000 anni fa circa (At 2,1 e ss.) lo Spirito Santo - meritatoci da Cristo - fu assente da questo mondo, fatta soltanto eccezione per i Profeti ed i Patriarchi della antica Alleanza.

 

Non solo ma dopo Pentecoste lo Spirito Santo è  -come abbiamo già mostrato da varie angolazioni -particolarmente presente ed attivo nei santi di Cristo al fine di rigenerarli ad immagine e somiglianza di Cristo per renderli capaci di poterlo imitare così come vuole il Padre che ha la stessa Volontà del Figlio (Gv 14,26 + 15,26-27 + At 2,1-41... ecc.). E tutto ciò perché i cristiani hanno degli scopi da raggiungere. Scopi per quali Cristo li chiama alla Sua sequela mandandoli in missione in questo mondo come il Padre ha mandato Lui, ivi compresa l’assoluzione dei peccati che è propria di Dio (Gv 20,19-23).

        La presenza preponderante dello Spirito-Dio in questa terza ed ultima parte della Storia cristocentrica della salvezza - che va dalla effusione pentecostale dello Spirito stesso alla resurrezione universale della carne con la fine futura di questo mondo provvisorio per quello definitivo della nuova creazione altro fondamentalmente non fa che  personalizzare in tutti coloro che Cristo chiama direttamente o indirettamente alla Sua sequela, in pratica in tutti i battezzati, la Persona del Cristo per come abbiamo mostrato Egli si è fatto a questo proposito Causa esemplare della loro imitazione con la carità della Sua vita religiosa di pietà, santità e fraternità.

        E’ questo l’obbiettivo fondamentale a cui deve tendere la preghiera di domanda: ad una più grande effusione di Spirito Santo, di tipo pentecostale che ci permetterà di usare sicuramente al meglio e di ben orientare tutti gli altri Doni che il Padre celeste è sempre disposto a concedere ai Suoi Figli (Lc 11,5-13)

                Non si può infatti imitare in questo mondo Gesù Cristo che oltre che uomo è Dio senza  - lo ripetiamo - essere nuovamente generati dall’Alto - ossia da Acqua e da Spirito Santo (Gv 3,3. 5) - in figli di Dio per partecipazione (= per grazia) (cfr.:Gv 1,12-13) senza cioè essere rifatti, come abbiamo detto sopra, ad immagine e somiglianza dell'uomo-Dio.

                Si tratta di un vero e proprio cambiamento della natura umana di questo mondo che senza annientare l’io personale cambia la capacità umana d'amare (= il cuore dell'anima umana) nella capacità divina (=trinitaria) di amare di Gesù Cristo.    

Solo così si potrà crescere in sapienza, età e grazia davanti a Dio (=sinceramente, interiormente) ed agli uomini (= esteriormente, visibilmente), come il Figlio di Dio e di Matria, Gesù Cristo (Lc 2,52).

Se si ama così in questo mondo (cfr.:Gv 15,10-13), allora «tutto quello che si chiede al Padre nel Nome di Gesù Cristo (che è Dio), il Padre (che è Dio) lo concederà» (Gv 15,16).

La Persona divina dello Spirito Santo è dunque Colui che personalizza nel mondo l’immagine del Cristo nei Suoi discepoli\apostoli, rigenerandoli a Sua immagine e somiglianza   a seconda della loro corrispondenza di fede nella Sua imitazione.

 Lo Spirito Santo è anche rivelato come "Paraclito", ossia con un  consolatore invisibile dell'uomo in difficoltà nell'imitazione di Cristo, così come Cristo lo fu visibilmente per i Suoi discepoli storici (Gv 14,6).   

Conferendo loro il potere  - che appresso a Cristo è potere di onnipotenza - di diventare figli di Dio (Gv 1,12), lo Spirito Santo fa in modo che i cristiani possano miracolosamente guarire gli infermi, risuscitare i morti, sanare i lebbrosi, e soprattutto cacciare i demoni, che sono in possesso di poteri preternaturali, andando per il mondo senza procurarsi oro, né argento, né moneta di rame, né bisaccia da viaggio, nei due tuniche, né sandali, né bastone…» (Mt 10,5-10). Sono questi i Suoi veri missionari nel mondo

Il potere sovrannaturale dei figli di Dio ri-fatti ad immagine e somiglianza del Figlio di Dio -  implica – tra l’altro – anche quello di “camminare sopra i serpenti e gli scorpioni e sopra ogni potenza del nemico (=di satana), senza che nulla possa recare danno” (neanche le sofferenze più acute e la paura di venire assassinati)..  Occorre però ricordare di non rallegrarsi di poter vincere satana nel Nome di Cristo, ma di rallegrarsi piuttosto di avere i propri nomi scritti in Cielo (Lc 10,17-20).

Lo Spirito Santo ha anche l'importante funzione di insegnare ai cristiani ogni cosa ricordando loro (= "ri-cor-dare" = "riportare al cuore") tutto ciò che Cristo ha detto (e fatto) durante il corso della Sua Vita terrena (Gv 14,16).

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              Ecco sullo Spirito santo-Dio la testimonianza di San Paolo che ne scrive ai Corinzi:

«Io venni in mezzo a voi in debolezza e con molto timore e trepidazione; la mia parola e il mio messaggio non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza umana, perché la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla manifestazione dello Spirito e della Sua potenza» (1Cor 2,3-5).

Scrive ancora San Paolo:

        «Chi conosce i segreti dell'uomo se non lo spirito dell'uomo che è in lui? Così anche i segreti di Dio nessuno li ha mai potuti conoscere se non lo Spirito di Dio. Ora, noi non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo (che è spirito, profano, pagano, diabolico, che non conduce al vero Dio), ma lo Spirito di Dio, per conoscere tutto ciò che Dio ci ha donato. Di queste cose noi ne parliamo non con un linguaggio suggerito dalla sapienza umana, ma insegnato dallo Spirito Santo, esprimendo cose spirituali in termini spirituali. L'uomo naturale però non comprende le cose dello Spirito di Dio; esse sono follia per lui, e non è capace di intenderle, perché se ne può giudicare solo per mezzo dello Spirito». (1Cor 1,10\b-16).

Il santo curato d’Ars lasciò scritto che  coloro che sono  mossi dallo Spirito Santo “hanno idee giuste. Ecco come si spiega che ci sono tanti ignoranti che la sanno più lunga di tanti eruditi”. Di lui ebbe a dire il suo vescovo. “ Io non so se il Curato d’Ars sia o meno colto, ma una cosa la so: che egli è ispirato dallo Spirito Santo. E questo basta ed avanza”.

I veri cristiani  (=pieni di Spirito Santo = Santi di Cristo) furono per la prima volta chiamati “cristiani” ad Antiochia di Siria (At 11,26).

Essi potranno così - come Santi di Cristo - testimoniare la Sua Divinità e collaborare innanzitutto alla salvezza spirituale delle anime del loro prossimo scacciando da esse satana, e contribuendo efficacemente a che possano comunque accogliere nell’eternità dell’Aldilà i frutti della redenzione salvifica di Cristo stesso, giungendo direttamente a Lui senza sostare possibilmente in espiazione nel Purgatorio.

«Salì (Gesù) poi sul Monte, chiamò a Sé quelli che Egli volle ed essi andarono da Lui. Ne costituì Dodici che stessero con Lui e anche per mandarli a predicare e perché avessero il potere di scacciare i demoni» (Mc 3,13-14). Ed anche:

«Chiamati a Sé i dodici discepoli  - li fece apostoli - dando loro il potere di scacciare gli spiriti immondi (i demoni) e di guarire ogni sorta di malattie e di infermità, dicendo anche loro: «Guarite gli infermi, risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demoni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date» (Mt 10,1).

Quando lo Spirito Santo dimora dentro i cristiani e guida i loro passi, Egli è Colui che consola, assiste, sostiene e consiglia. Una forza interiore che non tutti accolgono e valorizzano, ma che aiuta a vivere bene e da cristiani veri, leggendo la Volontà di Dio nella vita quotidiana. È questa una verità che troppo spesso si dimentica. Una forza che di rado invochiamo. Eppure le parole di Gesù sono chiare: si possono compiere opere miracolose quanto e più di quelle compiute da Cristo stesso (Gv 14,12-14) se, Imitando Cristo con fiducia, ci lasciamo guidare dallo Spirito. I santi dimostrano che - nel Nome di Cristo - si può chiedere a Dio qualunque cosa, sicuri di ottenerla (cfr.: Gv 15,16. 27).

 

 

> Maria,  Madre di Cristo e dei Cristiani e lo Spirito Santo.

 

Ricordiamo che Maria è stata creata dalla Trinità per essere nel tempo e per sempre la madre dell’uomo-Dio Gesù Cristo (Lc 1,43), ossia la madre del Figlio di Dio che si è fatto uomo  scegliendola come madre (in questo senso l’Alighieri chiama Maria: “figlia del tuo Figlio”).

Ma non solo: Così come l'angelo aveva a Nazareth annunciato  Maria  madre di Cristo, Cristo – lo abbiamo già evidenziato - annuncia  Maria  sotto la Croce madre dei cristiani (Gv 19,25-27)-

Madre cioè di tutti coloro che – una volta nati come nascono (da sangue, da volere di carne, da uomo: Gv 1,13\a), vengono, come l’apostolo Giovanni presente pure lui sotto la croce (Gv 19,26), ri-generati dall’Alto (Gv 1,13\b) – ossia da Acqua e da Spirito (Gv 3,5) –  quali figli di Dio col potere (= potere divino di carità) del Figlio di Dio.

Maria è anche la madre della Chiesa, intesa come collegio apostolico e popolo di Dio, in quanto fondata da Cristo sotto il manto di Sua Madre e sulla pietra di Pietro.

Non per nulla - pur essendo Maria piena di Spirito Santo (= "Grazia") fin dal suo divino concepimento - era presente nel Cenacolo insieme agli Undici, all'atto dell'effusione pentecostale dello Spirito Santo, che segna la nascita pubblica della Chiesa di Cristo sulla terra.

 

                Ecco come Padre Pio da Pietrelcina (oggi canonizzato) parla di Maria in una sua bellissima preghiera:

                «(.....) Prevenuta alla grazia per Colui che sarà il Salvatore dell'umanità caduta nella colpa, alcun neo di colpa la toccherà mai. Esce dalla mente di Dio pura e brillerà quale stella mattutina sull'umanità che affissa in lei lo sguardo, per esserci di guida sicura a drizzare i nostri passi verso il Sole divino di Gesù che, irradiandola con il Suo splendore divino, ce l’addita quale modello di purezza e di santità.

                Nulla è ad essa superiore nel creato, ma tutto ad essa è sottoposto per grazia di Colui che la creò Immacolata (.....). Dopo di Dio, essa per grazia è la perfettissima, superiore agli angeli per la sua purezza. Iddio in essa si compiace per essere la più somigliante a Lui, la sola degna depositaria dei divini segreti.

Ella precede nell'ordine di natura il Sole divino Gesù (in quanto Gli è madre sempre vergine), mentre, nell'ordine della grazia, il Sole  Gesù  precede lei (perché, quale Suo Dio, l’ha creata)».

Estensivamente, Maria è la madre di tutti gli esseri umani, da Adamo ed Eva fino alla fine del mondo, perché, per redimere tutti è morto Cristo.

Maria realizza questa sua funzione materna attraverso lo Spirito Santo, di Cui è dispensatrice, in quanto mediatrice di tutte le grazie. 

Certo, solo Cristo è il gran Redentore del genere umano ed il gran Mediatore che  divinizza ed  unisce (= salva) la Natura divina a quella umana, facendo di ogni essere umano un figlio adottivo di Dio.

Questo però non toglie, come è rivelato, che Maria, oltre ad essere la Madre naturale Dio (dell’uomo-Dio Gesù) per mezzo dello Spirito Santo (Lc 1,35. 43)), sia anche la Madre spirituale dei cristiani per volontà di Cristo stesso, e per mezzo dello Spirito Santo. E siccome per ri-nascere cristiani Cristo ci ha meritato lo Spirito Santo-Dio e le grazie di fede indispensabili per poterlo impetrare con la preghiera (Lc 11,13), ne consegue molto semplicemente che Maria è la dispensatrice dello Spirito Santo e di ogni grazia che a Lui fa capo e che da Lui deriva.

Sapendo questo, ci dobbiamo rivolgere a Maria non perché Ella - come del tutto erroneamente ci contestano i protestanti - sia "più buona" di Cristo (perché più buono di Cristo non c'è che Cristo in quanto solo Dio è assolutamente Buono; cfr.: Mr 10,18), ma perché così ha voluto Cristo che nella “comunione dei Santi” l’ha costituita Regina, Sua corredentrice e mediatrice per eccellenza, insieme agli angeli e ai santi (e noi intendiamo fare la Volontà di Cristo che costituisce la rivelazione definitiva e completa della Volontà di Dio)

Nella preghiera dei fedeli Maria viene proposta come orante di intercessione sia per i bisogni temporali, come a Cana di Galilea, sia soprattutto per ottenerci il dono dello Spirito Santo, come nella nascente Chiesa militante il giorno di Pentecoste, durante il quale Ella era presente (Atti 1,13-14).

Disse Paolo VI: «Non si può essere cristiani senza essere mariani». Lo si sappia o non lo si sappia. La religione cristiana è la religione delle mediazioni. Gesù Cristo è in Se stesso il grande Mediatore tra l'uomo e Dio. Ma nell'ambito della grande mediazione di Cristo, c’è anche la mediazione dei santi, e tra queste, la più eminente è quella di Maria, la quale, essendo madre spirituale dei cristiani, cioè datrice dello Spirito Santo, che è Dio, non può non essere la mediatrice di tutte le grazie di Dio. Dice in proposito Dante che: « chi grazia vuole e a Maria non ricorre, sua desianza vuol volar senz’ali»,

 

Si spiega benissimo allora come (perché lo vuole Cristo stesso così come ha voluto nascere dalla sempre-vergine Madre Maria!) non si può essere veri cristiani senza essere consapevolmente anche veri mariani.

 

 

> Lo Spirito Santo e questo mondo.

 

Il Figlio naturale di Dio incarnato, il Dio visibile per come può esserlo in questo mondo, terminata la Sua missione, ritorna al Padre, dopo esser morto e gloriosamente risorto, ma la Sua assenza non è senza presenza, perché rimane sempre viva e consolante per l'umanità questa Parola di Gesù:

«È bene per voi che io me ne vada» (Gv 16,7). È bene, perché con l’effusione pentecostale dello Spirito Santo che è Dio invisibile nella pienezza della Sua Capacità trinitaria d’amare (= "Carità") e nella onnipotenza della Sua capacità di fare, può giungere a compimento finale la storia dell'accoglimento dei frutti della universale redenzione salvifica dell’uomo-Dio. Accoglimento reso possibile, come abbiamo mostrato - una volta per tutte - con la Sua passione, morte, discesa vittoriosa fino all’inferno, resurrezione ed Ascensione al Padre.

Col Suo ritorno al Padre  al compimento universale della Sua missione che rende possibile a ciascun essere umano (con la sola auto-esclusione dei reprobi) il suo altrimenti impossibile accesso al Cielo - vengono infatti superati dalla Trinità i limiti della Sua vicaria auto-riduzione espiativa, in quanto nello Spirito Santo c’è in atto tutta la pienezza della misericordiosa onnipotenza trinitaria di Dio. Verità questa che Gesù aveva già  enunciato in Gv 14,12-14.

In particolare - rivela Gesù (Gv 16,7-10) - il compito educativo svolto sulla terra dallo Spirito-Dio è di mostrare, riguardo al peccato, alla giustizia ed al giudizio, la colpa del mondo - inteso come tutto ciò che si oppone a Dio e al suo disegno, che trova il Suo definitivo compimento in Gesù Cristo.

 Quanto al peccato, Il giudizio di condanna per i "cristiani" e più rigoroso. Per coloro che infatti, avendo la possibilità di aprirsi a Cristo, alla Sua Parola di Vita eterna, trascurano questa incommensurabile possibilità disattendendo  volutamente la Sua Parola, sarà questo stesso loro atteggiamento a giudicarli nell'ultimo giorno, che si apre con la morte terrena (cfr.: Gv 12,44-50).

La colpa del mondo consiste perciò nella incredulità ingiustificata di coloro che potendo credere non vogliono, rifiutano cioè di voler conoscere – con tutto ciò che di perverso e pervertitore ne consegue -  che Gesù Cristo è uomo ma anche Dio.

Il rifiuto interessato di tale obbiettiva conoscenza di fatto porta a quell’arianesimo più o meno strisciante che costituisce il più grave tra le varie forme di ateismo: quella di coloro che non vogliono conoscere il vero Dio, che si dimostra tale pure ai bambini, perché vogliono continuare a restare nel brodo del loro piccolo porcile.. “Nati non fummo – scrive Dante nella Sua Commedia”- a viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza”.

Quanto alla Giustizia – continua Gesù – ossia alla vera religiosità di cui Cristo si è fatto Causa esemplare di imitazione per tutti i veri adoratori del vero Dio (Gv 4,23) - perché vado al Padre e non mi vedrete più  perché, appunto, vado al Padre: ma non vi lascio orfani perché vi mando in dono lo Spirito Santo, che è Dio, ossia Persona divina, e Vita di Dio, il Quale farà le mie veci in tutto il mondo, quasi mio "alter ego").

E quanto al Giudizio, conclude Gesù, perché il principe di questo mondo – satana -  è stato giudicato».

       Si tratta del Giudizio finale di Dio, quello della fine dei tempi (da non confondere con quello dell’inizio dei tempi, di cui in Gn 3,9-24), quello cioè che il Padre ha lasciato in mano al Figlio. Satana, infatti, che per molti aspetti è ancora il principe di questo mondo, ha ormai tutti i suoi giorni contati.(cfr. Gv 16,7-11). Egli infatti è stato già potenzialmente vinto e giudicato da Cristo, ma sarà per sempre tolto di mezzo dal mondo alla fine di esso, nel nuovo mondo della nuova Creazione dai nuovi cieli e nuova terra, laddove il Redentore risorto è seduto sul trono della Sua gloria, contornato dai primi Suoi Apostoli (escluso Giuda Iscariota; cfr.: Gv 12,31-32 in rel. a: Mt 19,28) ed ove avrà stabile dimora la Giustizia, ossia l’Amore divino di Carità (2 Pt 3,13).

       Esso sarà abitato, insieme a Gesù ed a Maria, da tutti i risorti nel Nome di Cristo.

     

È perciò lo Spirito Santo non l’uomo che converte. È lo Spirito Santo che guida il discepolo nella testimonianza della Parola di Dio nel mondo (si confronti ad esempio: At 13,2-4).

 

Con la Pentecoste cristiana, la nuova ed eterna Alleanza è fondata non più su una legge scritta su tavole di pietra, ma sull'azione vivente e dinamica dello Spirito-Dio che cambia la capacità d’amare – o cuore – dell’anima umana sul modello di quella trinitaria di Dio, detta “Carità” (=”Deus caritas est”), di cui abbiamo già parlato.

 Si capisce allora bene come «senza lo Spirito Santo, Dio è lontano, il Cristo resta nel passato, il Vangelo una lettera morta, la Chiesa una semplice organizzazione, l'autorità un potere, la missione una propaganda, il culto un arcaismo, e l'imitazione di Cristo, ammesso che sia possibile, un agire da schiavi.

              Al contrario, nello Spirito Santo il cosmo si nobilita per la generazione del Regno, il Cristo risorto si fa presente, il Vangelo si fa potenza e vita, la Chiesa realizza la comunione trinitaria della carità, l'autorità si trasforma in servizio, la liturgia è memoriale ed anticipazione, l’agire umano viene deificato» (Atenagora II° sec.).

            

Apparendo agli Undici prima di ritornare al Padre Gesù Risorto dice loro:

«Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crede sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio Nome scacceranno demoni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano i serpenti e, se berranno qualche veleno, non arrecherà loro danno. Imporranno le mani ai malati e questi guariranno. Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro fu elevato in Cielo e sedette alla Destra di Dio(Padre). Allora essi partirono a predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni (i miracoli che dimostravano la presenza reale di Cristo in loro) che l’ accompagnavano» (Mc 16,15-20).

Due espressione di Gesù ci interessa evidenziare in questo brano evangelico appena trascritto: «Fu elevato in Cielo e sedette alla Destra di Dio» nonché: «il Signore agiva insieme con loro».

Sembrano due frasi contrapposte dal momento che la prima parla di una separazione tra Gesù ed i discepoli, mentre la seconda parla di una stretta vicinanza fra di loro.

Il dono dell'Ascensione si trova tutto in questa apparente contraddizione. Per gli apostoli, la morte in croce di Gesù ha segnato una svolta profonda nella loro vita: una morte ignominiosa che sembrava confermare le parole degli avversari di Gesù, che, anche se in malafede, lo accusavano di essere un bestemmiatore, un uomo lontano da Dio.

Ma la Sua Resurrezione rivela che davvero Gesù è il Figlio naturale di Dio da sempre e di Maria a partire dal suo concepimento e per sempre..

Proprio per annunciare questo incredibile verità, il Signore risorto va ai Suoi discepoli rivelando loro che il Padre e dalla Sua parte, che il Vangelo che ha proclamato è pertanto Parola di Dio. Ora, Gesù risorto annuncia agli Apostoli (ed a tutti quelli che di generazione in generazione – chiamati a seguirlo – lo diventeranno) che si separerà definitivamente da loro per tornare al Padre.

Questo evento potrebbe essere fonte di tristezza e di scoraggiamento, ma invece segna per gli Apostoli (in particolare per il Collegio apostolico) l'inizio di una nuova esistenza:

Gesù ha vinto la morte, sia quella spirituale del peccato, liberando l’umanità dalle tenebre di satana ed aprendo ad essa gratuitamente le porte del Cielo nell’eternità divina dell’Aldilà, che quella materiale del corpo, il Padre pertanto ha confermato l'opera di Suo Figlio, e ora essi Lo devono annunciare a tutti.

In questo nuovo compito missionario, però, non saranno soli: proprio perché il Figlio è ora per sempre con il Padre, può essere per sempre insieme ai suoi discepoli e agire per mezzo di loro con lo Spirito Santo in Cui c’è la pienezza della Divinità nella Trinità di un unico e solo ma non solitario Essere divino: Padre e Figlio e Spirito Santo.

E’ Questa certezza che si celebra con l’Ascensione e la Pentecoste: il Signore è presente in Spirito Santo  in mezzo ai Suoi ed agisce attraverso i Suoi per portare a tutti la lieta notizia della Sua resurrezione. Cristo è risorto per noi, quindi anche noi risorgeremo per Lui: ALLELUIA! (v.: Gv 16,15-23).

È questo l'annuncio che gli Apostoli di Cristo – quando nella grande Pentecoste saranno effusi pienamente di Spirito Santo - sono chiamati a proclamare sapendo, però, che davanti ad esso ogni uomo è libero di accoglierlo o di rifiutarlo: con la loro testimonianza e le loro parole essi sono araldi di un annuncio di salvezza che non si impone ma si propone. Si offre cioè all'uomo, perché lo accolga liberamente, riconoscendo in Gesù l'unico Salvatore, l'unica Via che conduce alla salvezza (=al Padre)  e facendo quindi fiduciosamente la Sua Volontà che consiste nella imitazione sempre più radicale della Vita terrena di Cristo finché Egli non lo chiamerà beato per sempre con Sé.

              E se è lo Spirito Santo che Cristo manda ai Suoi discepoli  che fa tutto guidandoli alla Verità tutta intera, (Gv 15,26. 27) ossia alla Verità assoluta che è Cristo Gesù Signore -  Egli però non fa nulla né in loro, né per mezzo di loro, SE essi scelgono liberamente di fermarsi sia pure di fronte alle inevitabili seduzioni ed agli immancabili ostacoli e persecuzioni che incontreranno nel mondo a causa del Nome di Cristo,  mancando con ciò di fede in Lui, perché lo Spirito a nulla muove che l'ispirato non possa liberamente realizzare ( ivi compreso il miracolo).

     Bisogna quindi mentre si vive in questo mondo guardarsi bene sempre da satana perché Cristo è per lui segno netto di contraddizione   

 

 

> Cristo segno di contraddizione per “il principe di questo mondo”.

 

Dopo Cristo che dimostra di essere il vero Dio, la rivelazione profetica della Verità assoluta riguardante l’aspetto fondamentale dell’esistenza umana e cioè il fine ultimo e definitivo di ogni essere umano è perciò perfettamente inutile ricercarlo nella scienza di questo mondo o nell’etica dei filosofi o nei fondatori umani di religioni, perché solo il vero Dio può saperlo e rivelarlo compiutamente così come ha fatto l’uomo-Dio

              Dopo Cristo la Rivelazione profetica del vero Dio si compie in auto-rivelazione, per cui la pienezza della Verità su  Dio, sull’uomo, su satana e sul mondo è Cristo stesso (Gv 14,6) che dimostra di essere Dio e Volontà di Dio da imitare per raggiungere direttamente la salvezza in Dio.

              E’ sulla Rivelazione definitiva che Cristo fa di Dio – ossia di Se stesso  - nonché dei destini ultimi dell’uomo e del mondo, che bisogna perciò appuntare lo sguardo per saper veramente di Dio, e dei destini ultimi dell’uomo e del mondo:: per sapere cioè  quello che bisogna fare o non fare per raggiungere in Dio la pienezza senza fine della felicità divina.

             Ne consegue che è su Cristo che dopo Cristo bisogna basarsi in questo mondo per respingere gli infingimenti seduttori di satana, che fanno leva su “ragionamenti” e “testimonianze” mondane, oltre che sulla propensione naturale a peccare dipendente da satana stesso col peccato originale.

          A riguardo di tutto ciò, Cristo è segno di contraddizione per cui non bisogna meravigliarsi che il mondo non-cristiano e quello ipocritamente cristiano polemizzano, osteggino e spesso anche perseguitino fino all’omicidio il cristiano vero, il santo di Cristo, come l’esperienza ancora attuale – purtroppo  -  ci mette sotto gli occhi (vds.: tra gli ultimi San Pio da Pietrelcina)  come Cristo stesso ha predetto che sarebbe avvenuto  (Mt 5,11-12. 44; 10,23; 23,33-36; Lc 21,22; Gv 15,20; At 7,52).           

            In questo senso infatti di Gesù - neonato - Simeone – mosso dallo Spirito Santo che è Dio e Vita di Dio – profetizzò, sollevandolo sulle braccia, che il Figlio di Dio proprio in quanto salvezza delle genti e LUCE DELLE NAZIONI (Lc 2,29-32) «sarebbe stato segno di contraddizione» (Lc 2,34-35) a fronte della menzogna in cui è avvolto il cuore umano di questo mondo, di cui non a caso satana è ancora il principe!.

            Si comprende allora molto meglio il significato di «falso angelo della luce» con cui San Paolo definisce il modo di sedurre fondamentale di satana, e cioè:

            se Dio è Luce; se la Luce è il primo dono del Creatore (Gn 1,3-4), ossia di Colui che fece l'Uni-verso primigenio dal nulla (Gn 1,1) illuminandolo col Suo Spirito Santo in vista dell'uomo ( Gn 1,2);

            se, come vedremo, il Figlio naturale di Dio fattosi uomo nella Persona del Cristo (1Gv 1,14) è Luce (1Gv 1,5), che si è resa visibile agli uomini (1Gv 1,1-4);

             se Gesù Cristo - che dimostra di essere Dio - dice di Sé: «Io sono la Luce del mondo; chi segue me non camminerà nelle tenebre, ma avrà la Luce della Vita»... 

           …allora il serpente, satana, il diavolo, il maligno... ecc. è tutto ciò che mistifica questa realtà dell’esistenza.

 

Togliendo a satana la maschera, egli si rivela come falso messaggero di Dio, falso angelo della luce: scimmia di Dio per ingannare gli incauti, come l'esca coperta dall’amo i pesci, o come le false luci sul mare, che non segnalano un porto sicuro nel buio della tempesta; ma attirano le navi sugli scogli per depredarle.

Satana è quindi intelligenza preternaturale superiore a quella umana di questo mondo ma rivolta al male estremo, al male dei mali, ossia, in definitiva a separare eternamente da Dio l’essere umano che Dio ha invece fatto eterno per essere eternamente inabitato da Lui ed eternamente assunto in Lui.

Ecco perché di alcuni che presso i Corinzi si spacciavano per apostoli di Cristo, al fine di raggiungere scopi di seduzione che con la predicazione del Vangelo non c'entravano proprio per nulla, Paolo dice che sono falsi apostoli (di Cristo). Così come il serpente nella sua malizia sedusse Eva – argomenta Paolo -  traviando il suo pensiero,  allo stesso modo questi falsi cristiani traviavano i pensieri dei veri cristiani dalla loro semplicità e purezza (2cor 11,3-4.

               

Dice in proposito San Tommaso che  l'intelligenza cade nell'errore attraverso  la falsa apparenza della verità e che la volontà porta al male attraverso la falsa apparenza del bene. Ecco satana è apparenza di entrambe le cose!

               

Il Maestro Giovanni Taulero, mistico tedesco del quattordicesimo secolo, segnala che le azioni dei demoni sono volte sempre ad ostacolare l'ascesa spirituale delle anime ferventi – e quindi ad impedire, o quanto meno ad ostacolare e ritardare, il progetto salvifico che Dio ha sul mondo.

A questo scopo anti-divino, i demoni «usano tutte le astuzie di cui dispongono..... la malizia che adoperano incessantemente in questa loro opera di seduzione è incredibile.

L’uomo dovrebbe applicarsi con attenzione continua per guardarsi dalla malizia di questi nemici che lo assediano con tanto accanimento. Essi impiegano l'abilità più consumata dissimulandola col servirsi spesso di cose apparentemente buone. Il più delle volte trascinano l'uomo alla distrazione dello spirito. Se non possono fare di più lo inducono a vedere soltanto l'apparenza attraente delle cose (cfr..Gn 3,6).

Se si prendono sul serio le parole del diavolo in Luca (4,6) e altre parole di Gesù stesso, come anche di San Paolo e di San Giovanni, si è portati a credere che l'influsso del demonio sul mondo è molto di più grande e più profondo di quanto non si supponga comunemente.

         E’ una potenza inaudita, quella dei demoni, satana è l’anti-Dio che si mistifica da Dio (e dopo Cristo è l'anticristo che si mistifica da Cristo). Tale perversa potenza in questo mondo può essere vinta solo se non lasciamo mai la mano di Cristo, come vedremo più avanti.

 

 

> Perché Cristo vuole essere imitato in questo mondo?

 

                Gesù Cristo, facendosi Causa esemplare di imitazione per coloro che Egli chiama alla Sua sequela, li ri-fà veri cristiani, altri cristi, veri adoratori del vero Dio mediante il dono della fede in Lui quale vero Dio e mediante il dono dello Spirito Santo, che è Dio, in cui c’è il Padre ed il Figlio.

Li ri-fà, cioè, degli imitatori sempre più radicali di Cristo stesso: divenuti come Cristo, essi possono si allora realmente imitare Cristo stesso.

                Da quanto sopra consegue – tra l’altro – che è possibile ai missionari di Cristo di raggiungere fin da questo mondo la santità cristiana, ossia l’imitazione ravvicinata di Cristo, fino ai più alti livelli miracolosi della Sua Vita terrena come veri e propri altri Cristi, figli adottivi di Dio e di Maria, ri-fatti dallo Spirito ad immagine e somiglianza dell’uomo-Dio Gesù Cristo.

                 Essere dallo Spirito ri-generati in Cristo per divenire capaci di imitare sulla terra la Sua Vita terrena di Figlio incarnato di Dio significa giungere a fare quello che Lui ha mostrato di aver fatto durante il corso della Sua Vita terrena, e cioè:               

predicare, sull'esempio di Gesù, che «il  Regno dei Cieli è vicino» (ossia a portata di mano di chi lo vuole accogliere, pur dovendoci mettere impegno per conseguirlo: Mt 11,12) e compiere le Sue stesse opere:

 «guarire gli infermi, risuscitare i morti, purificare i lebbrosi, scacciare i demoni (Mt 10,1). Negli stessi termini è  descritta la missione di Gesù in Mt 4,23-24 e 9,3 ).

 

Il motivo per cui Gesù vuole essere imitato, mandando nel mondo i Suoi santi cosi come il Padre ha mandato Lui (=con gli stessi poteri del Figlio: Gv 20,21-23),  Lo dice Gesù stesso:

 Gesù vuole liberamente convertire tutto il mondo al vero Dio (Mt 28,18-19; Mr 26,15;Lc 24,47-48, Atti 1,8):

Fare cioè di tutto il mondo un solo ovile per un solo Pastore (Gv 10,14-16).

E’ questo l’obbiettivo esplicito che Egli dà per mandato ai Suoi imitatori, vale a dire  - non dimentichiamolo mai! - ai Suoi veri cristiani, ai Suoi testimoni sinceri, ai Suoi veri imitatori, in breve ai Suoi Santi.

Sono i Santi infatti – come abbiamo già posto in rilievo – quelli che lo Spirito Santo-Dio ri-genera in figli di Dio col potere del Figlio di Dio (Gv 1,12), in altri Cristi con l‘onnipotenza delegata della Parola e dei miracoli che l’accompagnano (cfr.: Atti 5,16; 8,6-8 e 13; 9,35 e 42; 13,12; 16,29-32…)

                Diventare cristiani significa santificarsi a santificare il prossimo in vista di raggiungere il Cielo nell'altro mondo e la diffusione planetaria del modo di esistere del Regno di Cristo in questo mondo.

La trasformazione - mediante la testimonianza missionaria di Cristo  - del regno o modo di esistere umano di questo mondo nel Regno o modo di esistere umano-divino del Regno di Dio - quando cioè in tutto il mondo ci sarà un solo Dio. quello vero; una sola religione: quella dei veri adoratori del vero Dio è quello che chiediamo ogni giorno nella Preghiera del “Padre nostro” (Mt 6,9-13).

           Questo traguardo che abbiamo chiamato “obbiettivo esplicito” della missione per la quale Cristo manda i Suoi Santi, NON E’ PERO’ FINE A SE STESSO, come abbiamo già in qualche modo fatto comprendere.

Tale conversione planetaria all’unico vero Dio che prova di essere tale è infatti condizione previa ed insostituibile come vedremo subito appresso, della Sua venuta finale, detta parusia, che dovrà dare compimento integrale e definitivo al progetto di redenzione salvifica del genere umano che non è ancora stato da Dio realizzato nella sua parte finale (=Resurrezione universale, Giudizio finale, separazione eterna del Bene dal male…).

               La consequenzialità tra i due fatti (cristianizzazione di tutto il mondo\Venuta finale del Risorto) è rivelata esplicitamente.

          I Vangeli, infatti rivelano che la diffusione del Regno di Cristo su tutta la terra – ossia il TRIONFO DELLA VERITA’TUTTA INTERA CHE è CRISTO RISORTO ED ASCESO AL PADRE (Mt 24,14\a; Mc 13,10; 16,15; Lc 24,47) - è condizione indispensabile alla Sua venuta finale nella gloria della Sua divina onnipotenza di Risorto (Mt 2(Mt 6,9-13)4,27). Per cui, il raggiungimento di questo obbiettivo di cristianizzazione planetaria  determinerà la seconda venuta di Cristo quella finale della Sua parusia.

Ma qual è la relazione di interdipendenza tra i due fatti: trionfo della Verità piena che è Cristo e venuta finale di Cristo risorto nella gloria della Sua divina onnipotenza?

Quando tutta la verità su Cristo ed il Suo Regno giungerà ad essere conosciuta e praticata in tutto il mondo, allora essa genererà una definitiva responsabilità personale circa la Sua inosservanza in quanto non è più giustificata dall'ignoranza. In questa situazione finale scegliere la menzogna (= satana), conoscendo con certezza la Verità che è Cristo, e sapendo di essere destinati con satana all'inferno, determina fin da qua la definitiva responsabilità personale circa questa scelta, nel senso che anche se si dovesse campare in questo mondo fino alla sua fine, sempre all'inferno si sarebbe eternamente destinati ad andare.

L'atteggiamento di cui sopra, infatti, altro non significa che bestemmiare contro lo Spirito di verità, ossi  contro la propria stessa coscienza: significa vendere liberamente e quindi per sempre la propria anima al diavolo fin da qua. Significa - malgrado redenti - non consentire più a Cristo la possibilità del perdono per essersi spontaneamente consegnati fin da qua e per l'eternità in cattività diabolica a satana che – in questo caso - non molla più la sua preda.

Lo Spirito Santo del Figlio e del Padre NON sopporta l’ipocrisia e la malafede (anche se tollera e scusa l’ignoranza).

                Non può ad esempio tollerare il fatto che quelli che dicono di proclamare la Legge di Dio siano gli stessi che per primi la violino  a danno dei più deboli ed indifesi che schiacciano con il loro potere malvagio.

Quando la Verità che è Cristo in quanto dimostra di essere Dio trionferà, il “principe di questo mondo”, che cerca di mantenere le persone nella confusione, nella divisione e nelle tenebre, verrà demistificato e smascherato insieme a tutte le false promesse ed a tutte le corruzioni e le violenze delle sue seduzioni.

Avverrà allora per questo che molti sceglieranno la totalità della Verità che è Cristo fino a comprendere di generazione in generazione la totalità dell’umanità allora vivente sulla terra.

Quando la cristianizzazione del mondo tra una generazione e l’altra giungerà finalmente e liberamente in porto, quando tutti gli appartenenti a tutti i popoli del mondo diventeranno liberamente tutti veri adoratori del vero Dio (Gv 4,23-24) - quello rivelato con molte prove da Gesù Cristo, il Risorto (cfr At 1,3); quando cioè il vero Dio verrà liberamente riconosciuto come tale da tutti i popoli della terra ed una sola sarà la vera religione in tutto il mondo, allora i tempi di libera scelta esistenziale tra Cristo e l’anticristo saranno meno soggetti a confusione, in quanto il discernimento tra Verità (Gv 14,6) e menzogna (Gv 8,44\b)  NON  sarà più suscettibile di mistificazione da parte di satana.

Si potrà così abbassare l’età media individuale dei battezzati alla conversione affrettando la liberazione dal peccato e la conversione a Cristo (discepolato\apostolato).

               Cerchiamo di capire meglio questo passaggio.

La suddetta condizione esistenziale planetaria che riconosce in Cristo l’unico vero Dio in Tre divine Persone attiverà infatti in ogni essere umano quella percezione chiara e distinta, e quindi certa e senza scuse, tra il vero Dio ed il falso dio, tra Cristo insomma e l’anticristo che viene così smascherato da ogni sua mistificazione buonista (l’anticristo per eccellenza, ispiratore di tutti gli anticristi della Storia cristocentrica della Salvezza, è satana).

Ne consegue che non solo 1) i tempi  per distinguere e scegliere personalmente e responsabilmente l’Uno o l’altro - oggi ancora troppo lunghi – si ridurranno progressivamente fino ad essere compresi nell’ambito della stessa generazione genitori\figli, educatori\educandi, maestri\discepoli… ma 2) la scelta dell’anticristo – in quanto scelta chiara e distinta contro la Verità come tale conosciuta - diverrà irreversibile da parte di chi conosce chiaramente e distintamente che Cristo è il vero Dio e tuttavia sceglie responsabilmente (=liberamente) satana l’antidio.

E sarà così non in quanto Dio non vorrà più concedere il Suo perdono (Dio come abbiamo visto ha espiato per noi e perdonato tutto e tutti in anticipo firmando innumerevoli cambiali in bianco) ma perché sarà il peccatore che – fin da qua - non potrà più pentirsi per poter accogliere nell’Aldilà i frutti della redenzione salvifica del Cristo, che per lui perciò – con gran dolore del vero Dio Uno e Trino – sarà stata in definitiva inutile.

In questo caso infatti la libera scelta di aver lasciato Colui che  si sa essere il vero Dio per l’antidio - essendo del tutto ingiustificata genera, come abbiamo già anticipato, la responsabilità definitiva di tale scelta e conferisce a satana il “diritto” di trattenere chi ha fatto liberamente questa scelta in cattività senza consentirgli più fin da qua e per l’eternità di poter nuovamente usufruire del dono divino del libero arbitrio per poter effettuare una scelta diversa.

 In pratica ritorna il determinismo a peccare ed è quindi come se si fosse – prima di morire - morti impenitenti di peccato mortale.

In questi casi infatti rimane in coloro che hanno liberamente operato tale diabolica scelta solo l’ “etica” della “bestia: termine col quale vengono indicati in modo specifico coloro che si pongono responsabilmente al servizio di satana nella lotta contro Cristo, come tale indubitabilmente conosciuto per teofania (miracolo).

 Nella figura della "bestia" è presente infatti l’idea di un giudizio divino già pronunciato (cf.Sal 149,9; Gv 16,11), perché “la bestia” ha commesso il peccato che conduce (fin da questo mondo) alla "morte" (eterna), e per essa è inutile pregare (cfr Gv 16,11). Le “bestie”, infatti, sono gettate "vive" nello stagno di fuoco e zolfo: la loro definitiva condanna spirituale non attende la loro morte fisica (Ap 19,20; 20,10)

È’ questa la bestemmia contro lo Spirito Santo, che è irreversibile.

                La irreversibilità della scelta umana di seguire satana conoscendo la Verità tutta intera (Gv 16,13), ma rifiutandola, farà si che dalla terra ci saranno solo anime di defunti che giungeranno o in paradiso o all’inferno, mentre il Purgatorio andrà progressivamente svuotandosi fino a cessare di esistere del tutto per la mancanza di anime che hanno bisogno di purificazione prima di entrare in Paradiso.

Quando questo accadrà e sulla terra non ci sarà più nessuna anima che avrà bisogno di tempo per potersi convertire in relazione al verificarsi della condizione esistenziale di cui sub 1), allora potrà dirsi concluso il periodo di tempo donato da Dio per l'accoglimento dei frutti della redenzione salvifica del Cristo, e quindi non ci sarà più bisogno che Dio rimandi ancora da una generazione all'altra la fine di questo mondo.

Questo perché questo mondo – non lo dimentichiamo! - è stato fatto crocifisso e mortale rispetto a quello originale proprio per rendere possibile ad ogni essere umano l’accoglimento dei frutti della redenzione salvifica del Figlio (Mt 24,14) a partire già dal peccato e dalla caduta originali (cfr Gn 3,1-8. 16-24).

 

 

> L’avvento dell’anticristo della fine, la seconda ed ultima venuta del Cristo, la resurrezione dei morti e la fine di questo mondo per quello della nuova creazione.

 

Prima però che quanto sopo sinteticamente descritto accada - e si passi dai tempi della fine (il tempo che viviamo ancora adesso) alla fine dei tempi - è rivelato che satana entrerà nel pieno esercizio dei suoi poteri preternaturali contro il mondo dei santi degli ultimi tempi e riuscirà a determinare sulla terra una grande apostasia di cristiani da Cristo, che, per quanto appena detto, sarà irreversibile ed avrà a suo capo l’anticristo – l’uomo iniquo per eccellenza con i pieni poteri di satana.

                Costui non sarà più limitato nei suoi poteri preternaturali contro i santi di Cristo. 

                L’anticristo farà infatti apertamente uso dei poteri diabolici di prodigio ed opererà  con ogni specie di portenti, di segni e prodigi menzogneri (non però “miracoli che ormai sappiamo cosa sono e sappiamo pure che li può fare e far fare solo Dio) e con ogni sorta di empio  inganno (2Ts 2,9-10; Mc 13,21-23).

                Riuscirà così a ribaltare la situazione spirituale cristiana dell'umanità, e la farà sua (del suo padrone, il diavolo), conquistando tutti quelli che andranno in rovina in quanto avranno ripudiato l'amore della verità separandosi da Dio "per un piatto di lenticchie" (2Ts2,10b): è questa la grande apostasia dei tempi ultimissimi, quella che precederà da poco il secondo avvento di Cristo per la resurrezione dei morti e la vita del nuovo mondo che verrà (2Ts 2,3).

In un clima di separazione e di odio «Si solleverà allora popolo contro popolo e regno contro regno; vi saranno carestie e terremoti in vari luoghi; ma tutto questo è solo l'inizio dei dolori» Allora, i santi di Cristo, i suoi discepoli «verranno consegnati ai supplizi e verranno uccisi, e saranno odiati da tutti i popoli a causa del Suo Nome. Molti ne resteranno scandalizzati, ed essi si tradiranno e odieranno a vicenda. Sorgeranno molti falsi profeti ed inganneranno molti e, per il dilagare delle iniquità, l'amore di molti si raffredderà»  (Mt 24,7-12).

L’ apostasia conquisterà tutta la terra (Lc 18,8\b; Ap 20,7-8), salvo il piccolo resto dei Santi di Cristo che persevereranno fino alla fine e sui quali si scaglierà l’esercito numerosissimo degli apostati di Cristo (Ap 20,7-9\a) spiritati da satana e guidati dall’ultimo ”anticristo non trattenuto” della fine dei tempi. Costui  - lo ripetiamo - è l’uomo iniquo, il falso cristo (1Gv 18. 22; 4,3; 2Ts 2,3-10) che cercherà di farsi passare per Cristo in quanto avrà gli stessi poteri preternaturali di satana, l’ispiratore di tutti gli anticristi della storia (Mt 24,24-25)..Gesù però ci ha predetto che non sarà possibile confondere l’anticristo con il Suo Avvento finale (Mt 24,23-27).

Ma questo predominio di satana su tutto il mondo durerà pero molto poco anche se alla fine dei tempi è rivelato che avverrà ed interesserà tutta la terra (Ap 20,9\a). Esso comunque non consentirà a satana nemmeno in questo caso la prevalenza assoluta su tutto il mondo per via dei santi di Cristo degli ultimi tempi che resisteranno perseverando in Cristo fino alla fine.

Non sarà perciò satana a chiudere la storia di questo mondo distruggendo le condizioni di vita in esso presenti, ma sarà Cristo - nel Suo Avvento finale - a vincere satana ed ad avere l’ultima parola cambiando questo mondo per quello della nuova Creazione, di cui in 2Pt 3,13.

Superato infatti l’ultimo assalto di satana e dei suoi ministranti apostati del vero Dio come tale conosciuto, verrà finalmente il giorno profetizzato, desiderato e da molti tanto atteso: quello ultimo della Storia della salvezza - il Giorno del Signore – quello della parusia di Cristo, quando Egli verrà con potenza e gloria grandi (cfr Mt 24,27-31) e sarà visibile a tutti.

E mentre satana che aveva sedotto i cristiani alla grande apostasia finale verrà rigettato  nel suo inferno di fuoco dal quale non potrà mai più uscire perché non avrà più nessuno da sedurre (=lo “stagno di fuoco e zolfo”), un “altro” fuoco disceso dal Cielo, divorerà l’esercito di quei tristi apostati del Cristo, spiritati dal demonio (Ap 20,9\b). Costoro faranno la stessa fine infernale eterna di tutti coloro che non verranno trovati scritti nel Gran Libro della Vita (si tratta di  coloro che, per come sono vissuti e morti nell’Aldiquà, non potranno accogliere la redenzione salvifica di Cristo nell’Aldilà) allorquando - sparito questo mondo senza lasciar traccia (Ap 20,11\b) – ossia nel nulla come solo Dio può fare - l’intero genere umano risorto in tutti i suoi appartenenti – buoni e cattivi - comparirà di fronte al trono di Dio-Figlio  (Ap 20,11)

Avverrà a questo punto che le tre ex Chiese di Cristo, quella militante della terra fondata da Cristo sulla pietra di Pietro, nonché quella purgante e quella trionfante del Cielo si unificheranno da Adamo ed Eva in poi e fino alla fine del mondo in una sola Chiesa: quella dei risorti nel Nome di Cristo, il Quale farà risorgere pure separatamente le anime che provengono dalla chiesa di satana, che è l’inferno.

Risorgeranno infatti - per Cristo – e vedranno tutti Cristo risorto nella gloria della Sua divina onnipotenza tutti gli esseri umani, buoni e cattivi, da Adamo in poi, e si volgeranno irresistibilmente verso il Cristo trionfante: gli uni attratti dall'amore, gli altri costretti dalla giustizia (cfr.: I quattro Vangeli, nota a Mt 24,23-28).

             Oltre alla resurrezione beata, c'è purtroppo anche una resurrezione dannata che riguarderà le anime dei reprobi, di cui abbiamo già parlato, quelle provenienti cioè dall'eternità infernale dell’Aldilà.     

 

        

> Il Giudizio finale o II° Giudizio universale (ossia quello dell’Apocalisse, dopo il primo della Genesi).

 

E questo il più grande dolore del Redentore; non l'espiazione angosciante del coacervo di tutte le separazioni da Dio conseguenti a tutti i peccati commessi dall'umanità, dal primo originale fino all'ultimo personale, senza averne commesso neppure uno; non l'aver preso su di Sé, per ogni essere umano, tutti i dolori connessi alla fragilità della natura umana…No! Ma il più gran dolore del Cristo è quello di non aver potuto salvare coloro che contro la loro stessa coscienza hanno scelto in questo mondo di perseverare nel male fino all’impenitenza finale, o, avendo avuto esperienza del vero Dio per teofania miracolosa, hanno comunque scelto di lasciarlo per seguire in questo mondo satana.

In conclusione, la successiva e definitiva sconfitta in questo mondo di satana ad opera del Cristo non solo segnerà la fine di questo mondo per quello della nuova Creazione (2 Pt 3,7. 10. 12-13) ma porterà – sempre ad opera di Cristo - alla resurrezione corporea di tutti gli esseri umani che sono passati da questo mondo (Gv 5,21. 24-25. 28-29; 6,39-40. 44. 54; Mt 27,52...) per il Giudizio universale (secondo), quello finale dell’Apocalisse (che etimologicamente significa "caduta del velo").

Quello cioè proprio della parusia di Cristo che dividerà per sempre dal gregge di Dio le pecore dai capri:  i figli di Dio gloriosamente risorti per la beatitudine eterna  come Dio-Figlio al terzo giorno dalla Sua morte, dai figli di satana (Gv 8,44-45) morti nei loro peccati (cfr Gv 8,21, 24) e risorti dall’inferno per l’inferno della loro dannazione eterna (Gv 5,28-29; Ap 20,11-15).

Accadrà allora che tutti gli esseri umani potranno vedere, ognuno nei confronti di tutti e tutti nei confronti di ognuno, quello che la Storia cristo-centrica della Salvezza ha voluto significare, sia nel suo complesso che in relazione ai tempi, ai luoghi e alle circostanze storiche personali e sociali in cui ogni essere umano è vissuto.

Verranno messe allora in luce i segreti delle tenebre e si manifesteranno le intenzioni più riposte dei cuori (1Cor 4,5) perché nel Giudizio universale finale ogni uomo verrà giudicato, o per meglio dire, si auto-giudicherà davanti a tutta l'umanità in quanto membro della società umana.

Il Giudizio universale secondo o finale  - quello dell’’Apocalisse (= “caduta del velo” che copriva gli occhi di ogni essere umano) – devoluto dal Padre al Figlio, che comparirà gloriosamente sulle nuvole del cielo accompagnato dai Suoi Angeli mentre apparirà il segno della croce da un capo all'altro della terra (Mt 24,30) - non sarà pertanto un giudizio costitutivo come il primo Giudizio universale  - quello della Genesi (3,9-24) - ma un giudizio dichiarativo.

Nel giudizio finale di Cristo, in altri termini, ogni uomo si vedrà e sarà visto interiormente per quello che è di fronte a tutta l'umanità, mentre verranno rese manifeste, come i cerchi di acqua che partono da un sasso gettato nello stagno, tutte le connessioni e le dipendenze positive o negative dell'azione umana, come in un libro aperto (per questo, come sappiamo, la condanna dei reprobi sarà un’autocondanna).

Nel disvelamento della Parusia si potrà leggere nei cuori e si avrà piena contezza di ciò che rimane in questo mondo in gran parte nascosto, la grande rilevanza sociale, cioè, dell'umile attività svolta dallo stuolo sterminato delle anime che hanno passato la loro esistenza spendendosi nell'anonimato della casa, della fabbrica, dell'ufficio; che si sono consumate nella solitudine orante dei chiostri; che si sono immolate nel quotidiano martirio della malattia.

Apparirà allora la piena efficacia delle preghiere dei bambini, recitate con cuore privo di malizia e quelle di coloro che si fanno come bambini; le suppliche dei malati, che sono più vicini al Cuore amante di Dio; le nostre stesse preghiere, quando ripetiamo, nel "Padre nostro" che non abbiamo altra volontà che la Sua, che vogliamo servirlo nelle normali occupazioni quotidiane, che desideriamo ardentemente che il Suo Regno, auto-rivelato da Gesù Cristo, si realizzi anche temporalmente in questo mondo in vista di raggiungere la pienezza di tale realizzazione nella nuova Creazione del mondo assunta nell’intimità trinitaria di Dio …..

Nel manifestarsi universale della Parusia cadrà il velo dagli occhi di tutti ed apparirà allora quale ruolo decisivo le preghiere dei santi hanno svolto, nonostante le apparenze contrarie, negli sviluppi della storia della redenzione in vista della sopraggiunta salvezza finale. E sarà anche questo motivo di gioia perenne per i Beati, che ne trarranno motivo di lode perenne al Dio tre volte santo: nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo.

Certo, l’assimilazione a Cristo, che è Persona divina, dell'umanità redenta, divinizzata e, nel pieno compimento di questo processo di accoglimento dei frutti della redenzione salvifica di Cristo, assunta in anima e corpo (gloriosamente risorto immortale) nell’intimità trinitaria di Dio, avviene per grazia di partecipazione alla Natura ed alla Vita divina. L’umanità cioè usufruisce, come si potrebbe dire, "di rimessa", della fecondità onnipotente della divina Capacità trinitaria di amare, che abbiamo descritto come “Carità” (=Deus caritas est) dalle sette qualità. Nessuno infatti può essere, per natura, uguale a Dio (Quis ut Deus?) se non Dio stesso nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo.

Quindi Gesù procederà alla divisione delle pecore dai capri (Mt 25,31-46…) mediante quel Giudizio universale finale, che l’Apocalisse prefigura in 20,11-15, e del quale abbiamo già parlato.

Nel corso di esso, tutta la storia trinitaria della salvezza del Genere umano apparirà a tutti, buoni e cattivi, salvati e reprobi, nella chiarezza cristallina della coincidenza tra Giustizia e misericordia, resa possibile, quest’ultima, dal gran Sacrificio di espiazione sostitutiva dell’Agnello, ed incrementata dal gran dolore della Madre sotto la Croce, nonché da quello di tutti coloro che, come lei, hanno testimoniato il Cristo, offrendolo in dono al mondo.

 

Per questo e per molto altro ancora, ecco perché – oltre al Giudizio particolare, alla morte corporale - è previsto anche un Giudizio finale alla presenza di tutti i risorti.

Gesù rivela esplicitamente l’esistenza di una Vita oltre questa che sarà  piena di illimitata fecondità esistenziale (1Cor 2,9-10)  ovvero di infinita felicità creatrice - attribuendo a Se stesso la funzione di Colui che come abbiamo già riportato verrà di nuovo nella gloria, per giudicare i vivi (=i vivi sono quelli che, al momento della Sua seconda venuta in questo mondo, non sono morti) ed i morti, e il Suo Regno non avrà fine (cfr.: Mc 8,38; 12,18-27; Mt 13,40-43; 22, 29-31; Lc 20,28-38; Gv 5,21-29; 6, 39-40. 44. 51. 53-54; 11,23-27; Mt 19,28 e 25,31-46...).

 

 E se ne andranno: quanti fecero il bene per una resurrezione di Vita nei nuovi cieli e nuova terra di una nuova creazione del mondo ove il Bene sarà per sempre separato in Dio dal male (Ap 21,1+ 2Pt 3,13..etc..) e quanti fecero il male per una resurrezione di condanna (Gv 5,28-29).

 

 

> Questo mondo non finirà per il nulla.

 

Questo mondo dunque non finirà per il nulla, ma per una nuova creazione dell'universo, più bella di questa, che non è soltanto del tutto simile a quella originaria culminante nel paradiso terrestre (v. 1°e 2°cap. della Genesi), perché in essa avrà stabile dimora la giustizia (2Pt 3,13), sarà cioè ricapitolata da Gesù Cristo ed iscritta nella felicità senza fine dell’intimità trinitaria di Dio: in quello che i filosofi chiamano l’Assoluto.

In questa nuova Creazione del mondo ai Beati Dio tergerà dai loro occhi ogni lacrima perché non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima saranno passate (Ap 21,3-4).

Si tratta comunque di un mondo che - come questo e quello originario della Genesi -  ha quattro regni o generi d’esistenza (= umano, animale, vegetale e fisico-minerale) ma, come quello originario della Genesi, nessun tipo di male sarà presente in esso, né quello morale del peccato, in primo luogo, né quello fisico e biologico dei cataclismi e delle malattie, che rendono questo mondo una sorta di lotta perpetua fra forze di vita e forze di distruzione.

Anche il corpo umano sarà come quello che abbiamo adesso ma risorgerà incorruttibile ed immortale, oltre che gloriosamente trasfigurato come quello di Gesù Cristo al Tabor o quello della Sua resurrezione dei morti al terzo giorno.

La superiore qualità di questo corpo trasfigurato è deducibile dalla vita trascorsa con i suoi discepoli da Gesù Cristo, durante i  40 giorni  successivi alla Sua resurrezione e precedenti alla Sua Ascensione al Padre.

  «Vidi poi un nuovo Cielo e una nuova terra, perché il cielo e la terra di prima erano scomparsi e il mare  non c'era più. Vidi anche la città santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal Cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. Udii allora una voce potente che usciva dal trono, e diceva: -Ecco la dimora di Dio con gli uomini! Egli dimorerà tra di loro ed essi saranno suo popolo ed egli sarà il "Dio-con-loro". E tergerà ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate. E Colui che sedeva sul trono disse: -Ecco, io faccio nuove tutte le cose; e soggiunse: -Scrivi, perché queste parole sono certe e veraci: ecco, sono compiute! Io sono l'Alfa e l'Omega, il Principio e la Fine. A colui che ha sete darò gratuitamente acqua della fonte della vita. Chi sarà vittorioso erediterà questi beni; io sarò il suo Dio ed egli sarà il mio Figlio» (Ap 21,1-7).

 

E’ questa la Salvezza recuperata nel senso più pieno di quanto è stato rivelato da Dio Padre per mezzo dei Suoi Profeti e completato da Dio-Figlio quale Parola incarnata del Padre nello Spirito.

 

 

> Alla fine dei tempi  saranno  molti quelli che si salvano?

 

 Durante la Vita terrena di Gesù, un tale Gli chiese: «Signore, sono molti quelli che si salvano?». Gesù non rispose direttamente a questa domanda, ma preferì dare consigli utili circa la porta stretta da cui entrare e la via angusta da percorrere in questo mondo per giungere sicuramente alla salvezza nell'altro. Aggiungendo che pochi sono in questo mondo quelli che entrano per la porta stretta e imboccano la via angusta, mentre molti al contrario entrano per la porta larga e percorrono la via ampia che porta alla perdizione.

             Pur nondimeno, con questa Sua Parola, Gesù non vuol dire che in definitiva sono molti quelli che si perdono definitivamente e pochi quelli che si salvano.

            Molti di quelli che in questo mondo hanno camminato per la strada larga, infatti, giunti alla fine di essa, si accorgono  che non conduce da nessuna parte e che hanno perso soltanto del tempo nel percorrerla. Capita allora che prima di morire a questo mondo si pentono amaramente di quello che hanno fatto e si rammaricano altrettanto amaramente di non aver fatto quello che avrebbero dovuto fare…. E così, anche se giungono al cospetto di Dio a mani vuote o addirittura con un bilancio negativo della loro vita, tuttavia, non essendo morti nei loro peccati, possono nell’eternità dell’Aldilà accogliere i frutti della redenzione salvifica del Cristo e salvarsi, pur passando per le fiamme purificatrici del Purgatorio. 

             Purgatorio che non è da augurare a nessuno anche se è l’anticamera del Paradiso, e non dell’inferno, perché all’inferno ci si va direttamente e per sempre senza passare da nessuna parte. Per di più – a noi cristiani - Cristo ci ha lasciato il Suo esempio di Vita da imitare in questo mondo insieme al dono della fede e dello Spirito Santo

            E ciò allo scopo – lo ripetiamo – non solo di santificarci per santificare in vista di conseguire direttamente il paradiso subito dopo la morte terrena, ma ANCHE  e non secondariamente per affrettare la cristianizzazione di  questo mondo ed affrettare così la Sua seconda venuta nella parusia, nonostante cioè da tener conto di satana che accusa e divide.

          

            E’ da aggiungere inoltre che la fragilità della natura umana propria di questa dimensione di esistenza del mondo non consente spesso all'essere umano di giungere alla capacità di intendere e di volere e quindi alla libertà e alla responsabilità di fare e di non fare, per cui, anche obiettivamente peccando, non si è responsabili di peccato, e quindi, non si esce in contrapposizione a Dio da questo mondo.

            

               Sono incalcolabili gli esseri umani che si sono salvati per questo motivo, sia perché non sono giunti all'età di ragione, sia perché hanno perduto la ragione prima di morire, e sia infine perché, pur avendo conservato la ragione, la loro ignoranza intellettiva era salvifica in quanto non consentiva loro pur peccando di sapere quello che facevano.

              Ne consegue che, anche per questi e per tutti quelli che dalla Genesi all’Apocalisse si sono trovati in questa situazione vale la Parola di Cristo che, dalla Croce, dice: «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno» (Lc 23,34)

 

              E’ da ritenere pertanto che alla fine della fine a satana non resterà che un pugno di mosche in mano con riguardo agli esseri umani che è riuscito a catturare rispetto a quelli che Cristo redimendoli è riuscito invece a salvare, sottraendoli da sotto le sue grinfie:         

            «... Apparve quindi una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, razza, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, avvolti in vesti candide, e portavano palme nelle mani. E gridavano a gran voce: -La salvezza appartiene al nostro Dio seduto sul trono e all'Agnello. Allora tutti gli angeli che stavano intorno al trono e i vegliardi e i quattro esseri viventi, si inchinarono profondamente con la faccia davanti al trono e adorarono Dio dicendo: -Gloria, sapienza, azione di grazia, onore, potenza e forza al nostro Dio nei secoli dei secoli. Amen!.

Uno dei vegliardi allora si rivolse a me e disse: -Quelli che sono vestiti di bianco, chi sono e donde vengono? Gli risposi: - signore mio, tu lo sai. E lui: -Essi sono coloro che sono passati attraverso la grande tribolazione (della valle di lacrime di questo mondo)  e hanno lavato le loro vesti rendendole candide col sangue dell'Agnello (non sono morti volutamente in peccato mortale, potendo così accogliere i frutti della redenzione salvifica  pagata con il sangue dell’Agnello). Per questo stanno davanti al trono di Dio e gli prestano servizio giorno e notte nel suo santuario; e Colui che siede sul trono stenderà la sua tenda sopra di loro. non avranno più fame, né avranno più sete, né li colpirà il sole, né arsura di sorta, perché l'Agnello che sta in mezzo al trono sarà il loro pastore e li guiderà alle fonti delle Acque della Vita. E Dio tergerà ogni lacrima dai loro occhi….» (Ap 7,9-17).

 

E Così sarà! Perché, dice Gesù:

« Il (questo) cielo e la (questa) terra passeranno, ma la mie parole (in quanto Parola di Dio) non passeranno» (Mt 24,35).

 

 

CAPITOLO 8

 

APPENDICE DELL’OPERA:

PERCHÉ ANCORA ATTUALMENTE I CHIAMATI ALL’IMITAZIONE DI CRISTO SONO MOLTI E GLI ELETTI CHE LO IMITANO MOLTO POCHI? (Mt 22,14).-

QUALI SONO GLI OSTACOLI DIABOLICI PER UNA PIÙ RAPIDA DIFFUSIONE DEL CRISTIANESIMO PRIMA.…TRA GLI STESSI CRISTIANI E POI IN TUTTO IL MONDO AFFINCHE' CRISTO RITORNI PER DAR DEFINITIVO COMPIMENTO ALLA STORIA CRISTOCENTRICA DELLA SALVEZZA

CON LA RESURREZIONE UNIVERSALE, IL GIUDIZIO FINALE E LA VITA DEL MONDO CHE VERRA’?

 

 

> Premessa.

 

Abbiamo mostrato che non solo Cristo risorge miracolosamente dai morti nel Suo vero corpo umano trasfigurato ed immortale provando concretamente ad apostoli e discepoli questo suo nuovo stato glorioso durante i 40 giorni successivi alla Sua resurrezione, ma, trascorso questo tempo, sale al Cielo in anima, corpo risorto e Divinità affinché anche noi - risorti come Lui nel nostro vero corpo immortale-  potessimo partecipare appresso a Lui alla felicità infinita della Sua Vita divina nell'intimità trinitaria di Dio.

Indubbiamente è questa in assoluto - ossia nella pienezza della sua integrità - la “Buona Notizia (=Vangelo = Lieto Annuncio, Buona Notizia confermata dai fatti): Cristo - che dimostra miracolosamente di essere Dio (=teofania cristologia) - testimonia e rivela di essere morto e risorto per noi affinché anche noi moriamo e risorgiamo per Lui.

               

Questo ineffabile glorioso traguardo voluto dal vero Dio con la collaborazione umana, dopo Cristo e per Cristo, è stato già conseguito in anima e corpo ovviamente da Gesù Cristo stesso che è Dio - e quindi - dalla immacolata sempre-vergine madre di Dio, Maria che, finito il corso della sua vita terrena è stata da Dio assunta in Cielo in anima corpo è santità

Lo stesso traguardo – per quanto concerne l’anima disincarnata –  è stato già raggiunto da un numero sterminato di esseri umani che, da Adamo ed Eva compresi in poi – per come si sono comportati in questo mondo - hanno potuto accogliere nell’altro i frutti della redenzione salvifica di Cristo in vista di conseguire anche - alla cessazione del purgatorio ed alla fine della dimensione d’esistenza di questo mondo - la redenzione trasfigurata del proprio corpo immortale.

Ad esso si ricongiungeranno per sempre vivendo pienamente felici accanto a Gesù ed a Maria nell’intimità trinitaria di Dio.  

È’  questa la meta definitiva al di fuori della quale non c'è dove andare (se non con satana all'inferno).

E’ questo lo scopo ultimo a cui ogni essere umano non può, tra Cielo e terra, non tendere, se non vuole disumanizzarsi del tutto, perché solo il Signore Gesù che dimostra di essere Dio  - e possiede quindi l’onnipotenza della Carità - può promettere di trasmettere gratis all’umanità la Vita di Dio, la Sua stessa (Gv 6,66-69).

Cristo infatti ha ormai fatto molto di più di quello che avrebbe dovuto fare per aprirci questo grandioso scenario di partecipazione in anima e corpo risorti alla felicità senza limiti della Sua Vita intratrinitaria.

Ma possiamo dire che c’è stata la piena corrispondenza di fede da parte di coloro che si son detti “cristiani”?

Non si è dato forse troppo aperto il cuore a  satana dando spazio al nemico irriducibile di ogni essere umano che getta la pietra e nasconde la mano, e che, dopo il compimento della redenzione salvifica di Cristo, si propone  con perseveranza diabolica di ostacolare ad ogni essere umano chiamato da Cristo alla Sua sequela la conversione dal peccato e l’accettazione del Vangelo.

E ciò allo scopo perverso:

 sia di farlo morire nei suoi peccati in vista di imprigionarlo per sempre nel suo regno infernale (prima con l’anima, alla morte corporale, e poi, anche col corpo, che, alla resurrezione universale, risorgerà immortale ma dannato);

 sia  - come mostreremo ancora meglio poco più avanti - di impedire e comunque di ritardare, con il tentativo di una distruzione catastrofica delle condizioni di vita del pianeta, quella affermazione  planetaria del Regno di Cristo su tutta la terra, che dovrà precedere con gli avvenimenti già noti la venuta finale del Cristo Risorto nella gloria a tutti visibile (=parusia) della Sua divina onnipotenza.

Fino a quando infatti non si saranno conclusi i tempi di questa restaurazione, Cristo – dice Pietro - deve essere accolto in Cielo, come ha detto Dio fin dall'antichità per bocca dei suoi santi profeti» (At 3,21).

Il che significa che la parusia finale dell’uomo-Dio risorto ed asceso al Padre non avverrà se prima tutto il mondo non si sarà liberamente convertito alla Verità, che è Gesù Cristo, l’unico e solo vero uomo che dimostra di essere anche vero Dio.

Torniamo però a ripetere che l’affrettare o il ritardare questo traguardo dipende solo dalla vera cristianità dei cristiani: Gesù infatti dice nel libro dell’Apocalisse: «Io sto alla porta e busso. Se qualcuno (di coloro alla cui porta busso) ascolta la mia voce (accoglie la mia chiamata) e mi apre la porta (del suo cuore) io verrò da lui (lo inabiterò spiritualmente) e cenerò con lui ed egli con me (rendendogli possibile di testimoniare in lui la mia presenza divina)» (Ap 3,20) in vista della vittoria finale (Atti 3,21).

Ma se il "bussare di Gesù" è vano perché la porta del cuore rimane chiusa, allora Egli non entra..... e lo Spirito non opera. E se non opera lo Spirito Santo, che è Dio, opera lo spirito diabolico di satana che è l’antidio.

Se si considera che i versetti sopra richiamati del Libro dell’Apocalisse sono inseriti poco prima di quelli che contengono gli ammonimenti (purtroppo, come oggi sappiamo, inascoltati) che lo Spirito Santo rivolgeva alle sette Chiese dell'Asia minore che costituivano il fiore all’occhiello del cristianesimo predicato da Paolo e che non esistono ormai più da tempo essendo soggiaciute alla conquista bellica musulmana, se ne può facilmente dedurre quanto segue:

che le porte dei cuori degli appartenenti a quelle chiese  - dopo essersi aperte  a Cristo - si erano  di nuovo rinserrate, espellendo lo Spirito Santo dai loro cuori e ritornando indietro, con satana, al loro paganesimo iniziale. Allo stesso modo del cane che ritorna al suo vomito o dell'onda del mare che viene e che va ma che rimane sempre ferma là.

 

Ed infatti, se abbiamo mostrato che la chiamata ad accogliere lo Spirito Santo per essere rigenerati in Cristo nuove creature è comunque per tutti i battezzati, si può purtroppo facilmente osservare che “molti siamo i chiamati”  (oggi si può dire i battezzati)  ma pochi quelli che, rispondendo alla chiamata, percorriamo in questo mondo la strada per l'elezione a figli di Dio” (Mt 22,14, in rel. a.: Gv 1,12-13).

Cercheremo di spiegare più avanti il perché di questo stallo esistenziale cristiano che ritarda i progetti d’amore che Dio nutre per ogni essere umano, nessuno escluso.

Per intanto vediamo nell’ambito della diffusione del cristianesimo nel mondo come sono andate le cose quando andavano bene e perché.

       

           

        > La rapida diffusione della Chiesa originariamente fondata da Cristo sotto il manto di Maria  e  sulla “pietra” di Pietro

 

Ricordiamo che proprio nella ricorrenza dell’antica teofania miracolosa al Sinai che gli Ebrei celebrano ancora proprio in questo giorno, lo Spirito Santo si rese miracolosamente visibile attraverso tutta una serie di teofanie miracolose: rumore di vento impetuoso (realtà generata dal nulla), lingue di fuoco che si possono sulle teste degli apostoli (realtà generate dal nulla).

Il miracolo pneumatologico più stupefacente fu però quello che non solo aveva reso Pietro capace di predicare con sapienza incontestabile Gesù Cristo, ma predicandolo nella sua lingua fu tuttavia compreso da tutti gli Ebrei di lingua diversa facenti parte di tutte le nazioni allora esistenti sotto il cielo e convenute a Gerusalemme per la festa della vecchia Pentecoste ebraica (Atti 2,5).

Tutti costoro non solo avevano compresero Pietro, ma si erano compresi pure tra di loro mentre si manifestavano a vicenda il loro grande stupore per quanto accadeva e mentre si chiedevano insistentemente: «che significa questo?»  (Atti 2,1-4+ 6-12).

 

Ecco cosa significa:

 

Significa che Pietro come capo della Chiesa di Cristo (Tu es Petrus,,.) nonché i suoi legittimi successori “pro tempore” hanno nell’espletamento della loro missione cristiana una competenza che abbraccia tutti popoli della terra e che Cristo ha conferito solo a Pietro.

Competenza  mondiale che solo per Pietro Cristo fonda ed istituzionalizza come tale (solo per Pietro cioè ed i Suoi successori anche se non pochi di costoro si comporteranno come Pietro al canto del gallo, ma mai pero come Giuda).

 

È’ Pietro il vicario di Cristo sulla terra:

“Tu sei Pietro e su questa “pietra edificherò la  mia Chiesa (visibile) sulla terra…”

L’episodio di Pentecoste vuol significare anche che la salvezza viene dai Giudei (erano tutti Ebrei  - pur essendo di nazioni e lingue diverse – i popoli allora convenuti in occasione della festa della Pentecoste ebraica) MA si perfeziona assolutamente in Cristo.

La Pentecoste vuol prefigurare infine quello  di cui abbiamo già detto quando abbiamo spiegato perché è Volontà di Cristo quella di essere imitato dai Suoi Apostoli che Lui chiama ed ammaestra:

Tutti i popoli del mondo contestualmente presi dovranno infatti diventare un solo popolo di Cristo che ascolta e comprende l’unica Parola che conta: quella del Vero Dio che si è auto-rivelato tale con innumerevoli prove in Gesù Cristo.

La Parola di Pietro pieno di Spirito Santo fu infatti compresa, come se fosse stata trasmessa in traduzione simultanea, da tutti i popoli di lingua diversa allora convenuti a Gerusalemme da ogni parte del mondo (a quel tempo conosciuto) per il pellegrinaggio annuale al Tempio, che i romani non avevano ancora distrutto (At 2,14-40).

Ne derivò che all’udire Pietro la maggior parte degli astanti, circa 3000 persone, si sentirono trafiggere il cuore e, rivolgendosi a Pietro, si fecero tutti  cristiani (= ricevettero lo Spirito Santo), dopo essersi pentiti dai loro peccati e dopo essersi fatti battezzare nel Nome di Cristo per l’annientamento (= remissione, assoluzione) dei peccati (At 2,37-41.

I primi battesimi segnarono quindi la fondazione della vera Chiesa di Cristo costituita sulla «pietra di Pietro» è posta sotto il manto della vergine madre Maria.

Così la nuova ed eterna Alleanza nel Figlio perfeziona e sostituisce quella antica del Padre proprio nel giorno nel quale quest’ultima si commemorava (= il giorno della vecchia Pentecoste).D'ora in avanti la Pentecoste nella liturgia cristiana sarà la festa dello Spirito Santo.

 

Da qui inizia un processo opposto a quello della “Confusione delle lingue verificatosi durante la costruzione interrotta dal Padre(Dio) della Torre di Babele (Gn 11,1-10), che voleva rappresentare - in concorrenza se non in aperta opposizione a Dio (satana si ripete sempre!) - un monumento all’orgoglio umano, ordito dal maligno per ostacolare i progetti del vero Dio sull’uomo in quella parte della Storia della salvezza di cui abbiamo già parlato. 

Mediante la Chiesa fondata da Cristo sulla “pietra di Pietro” (Mt 16,17-19) e sulla maternità spirituale santa di Maria, madre dei cristiani (Gv 19,25-27), dovrà avvenire in tutto il mondo la stessa cosa che è avvenuta in piccolo a Pentecoste di 2000 anni fa circa in Gerusalemme e cioè: l’unificazione sincrona (contemporanea) di tutti i popoli di ogni nazione e lingua in un’unica “lingua” a tutti comprensibile. Quella parlata dallo Spirito Santo, che è Spirito di Verità e d’Amore di Carità dalle sette qualità.

Il traguardo dell'unità e della vera pace cristiana «di ogni nazione che è sotto il Cielo» (= di tutto il mondo in un unico contesto: At 2,5), la libera – oggi si direbbe -  globalizzazione (=ecumenismo, cattolicità) cristiana a cui deve pervenire ancora la valle di lacrime di questo mondo sviato dal vero Dio, crocifisso e mortale, è perciò, oltre che ampiamente auto-profetizzata da Cristo, anche prefigurata in piccolo dall’accadimento miracoloso di Pentecoste – come è proprio del modo di procedere pedagogico di Dio in questo mondo.

Tale Avvento – di cui abbiamo in particolare parlato ai numeri finali del capitolo precedente - è stato mostrato in visione da Dio a Giovanni l’Evangelista che l’ha simbolicamente descritto nel Libro dell’Apocalisse (la visione è avvenuta nell’isola di Pathmos, ora Palmosa, nell’arcipelago greco,  regnando Domiziano nel 93 d.C).

“Apocalisse” non significa, come è venuto erroneamente a significare, “distruzione indiscriminata del mondo” (a questa, come vedremo, tende satana servendosi degli uomini che gli aprono il loro cuore) ma “caduta del velo (dagli occhi di tutti), ossia “rivelazione ultima e definitivadi tutto ciò che dovrà per ultimo definitivamente accadere.

            Sappiamo certamente che gli Apostoli storici di Cristo In mezzo alla gente del loro tempo non contavano umanamente parlando proprio nulla.

            Ciononostante quegli uomini - restando uniti, sotto la guida di Pietro (At 1,15) e dei suoi successori, nonché sotto la maternità spirituale di Maria (At 1,14) - malgrado le spinte diaboliche alla dispersione (At 4,1-3. 5-20) – formarono la prima comunità cristiana organizzata della Storia umana, che condivideva non solo i beni spirituali ma anche quelli materiali:

             «La moltitudine di coloro che erano venuti alla fede aveva un cuore solo ed un'anima sola e nessuno diceva di sua proprietà quello che gli apparteneva, ma ogni cosa era fra loro comune. Con grande forza gli apostoli rendevano testimonianza della resurrezione del Signore Gesù e tutti loro godevano di grande stima. Nessuno infatti tra loro era bisognoso, perché quanti possedevano campi o case li vendevano, portavano l'importo di ciò che era stato venduto e lo deponevano ai piedi  degli apostoli; e poi veniva distribuito a ciascuno secondo il bisogno.» (At 4,32-35).

          

              La Chiesa di Cristo veniva così riconfermata come FONDATA sotto il manto di Maria (Gv 19,25-27)  e  sopra la pietra di Pietro Mt (16,17-19).  Era una Chiesa che adottava la condivisione dei beni spirituali e materiali tra i cristiani (cfr At 4,32-35 + 6,2-4),  ma soprattutto era una Chiesa unita in Cristo Gesù, Figlio naturale di Dio da sempre e di Maria nel tempo e per sempre.

             Con ciò si faceva la Volontà di Dio, ossia di Cristo stesso che dimostra di essere Dio e che la Volontà di Dio porta con la Sua Vita a pienezza sulla terra per l’imitazione dei Suoi seguaci, che diventano così “veri adoratori del vero Dio”, santi di Cristo, veri cristiani (Atti 11,26), figli adottivi di Dio e di Maria col potere di miracolo del Figlio naturale di Dio e di Maria (Gv 1,12).

             Egli infatti, poco prima di salire sulla croce, aveva pregato il Padre perché «così come il Padre è in Lui e Lui è nel Padre, allo stesso modo tutti i Cristiani  fossero ognuno una cosa sola nel Padre ed in Lui, proprio perché solo così tutto il mondo avrebbe potuto credere» (Gv 17,20-21).

           E non tanto perché l’unità quale segno di coerenza interiore attira e convince ma soprattutto perché soltanto in questo modo lo Spirito Santo – presente nel Padre e nel Figlio, avrebbe potuto ”soffiare” in loro con quell’onnipotenza miracolosa d’Amore con cui gli appartenenti alla prima Chiesa di Cristo operavano (cfr. At 4,29 –31; 5,12-16).

            Si tratta quindi di una particolare forma di unità nella diversità che è simile all’Unità trinitaria di Dio e che deve essere rispecchiata nell’unità della Chiesa terrena di Cristo, se si vuole che i chiamati di Cristo alla Sua sequela possano testimoniare anche miracolosamente la Sua Vita così come avveniva per i primi cristiani. Ed è chiaro che questa unità profonda – che potremo definire teologale – intanto potrà sussistere in quanto le varie chiese che si richiamano a Cristo NON siano separate tra di loro e con l’unica Chiesa a competenza globale su tutta la Terra che Cristo ha fondato sulla pietra di Pietro e sulla maternità spirituale di Maria, Chiesa questa che è la vera Chiesa di Cristo,  la quale sussiste nella Chiesa cattolica (LG 8) verso cui dovranno recuperare la comunione tutte le altre chiese separate da essa e tra di loro che pur si richiamano a Cristo.

La Chiesa pentecostale  - quella fondata da Cristo per durare fino alla fine dei tempi - era una Chiesa che si era tenuta distinta dal potere temporale dei governanti delle nazioni in considerazione che il potere per il cristiano è servizio agli altri e non dominio sugli altri (Mt 20,25-28), Ricordando anche quello che Cristo aveva detto circa  il «dare a Cesare quel che è di Cesare, e a Dio quel che è di Dio».

Questa Chiesa nata a Gerusalemme il giorno della vecchia Pentecoste ebraica, sostituita dalla nuova Pentecoste cristiana – ossia 40 giorni dopo la resurrezione di Cristo e 10  giorni dopo la Sua Ascesa al Padre - è operante in modo speciale nelle descrizioni contenute nel Libro degli “Atti degli Apostoli”.

«Con grande forza gli Apostoli rendevano testimonianza della resurrezione del Signore Gesù e tutti godevano di grande stima» (At 4,33), mentre san Paolo poteva dire:

«Vi esorto, io, il prigioniero del Signore, a comportarvi in maniera degna della vocazione che avete ricevuto, con ogni umiltà, mansuetudine e pazienza, sopportandovi a vicenda con amore, cercando di conservare l'unità dello Spirito per mezzo del vincolo della pace. Un solo corpo, un solo Spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede,un solo battesimo. Un solo Dio Padre di tutti, e  al di sopra di tutti, Che agisce per mezzo di tutti ed è presente in tutti» (Ef 4,1-6).

«Come la fiamma che brucia trasforma nella propria natura ciò che arde, così Paolo tutto invade e tutto trasporta alla Verità, torrente che raggiunge ogni luogo e che schianta ogni ostacolo. Come atleta che insieme lotta e corre, come soldato che assedia le mura e combatte in campo aperto, così Paolo usava ogni genere di battaglia..... Balzava ovunque e senza interruzione, correva appresso gli uni, raggiungeva gli altri, più veloce del vento. Governava come fosse una sola nave il mondo intero, sollevando i sommersi, consolidando coloro che turbati cadevano. E tutto per portare fuori dalla sventura tutti». Questa antica predica di San Giovanni Crisostomo sintetizza in pochi tratti la natura impetuosa del più grande Apostolo del cristianesimo: Paolo di Tarso. E nello stesso tempo ci fa capire chi erano i cristiani delle origini.

Ecco perché gli Atti degli Apostoli costituiscono tutta una teofania dello Spirito Santo, che incoraggia, dirige, consiglia, fa miracoli….indica i missionari, ma soprattutto mostra che l’opera che essi vanno intraprendendo non è cosa loro, ma appartiene a Dio: ad essa gli apostoli sono chiamati, per essa inviati, mentre la Buona Notizia si effonde e si diffonde a macchia d’olio in tutto il mondo allora conosciuto

Se le cose fossero continuate ad andare in questo modo come agli albori della Chiesa e nei primi secoli,  a quest'ora la diffusione planetaria del Regno di Dio su tutta la terra sarebbe stata cosa fatta probabilmente  ormai  già da qualche millennio, così come pensavano – e non a torto! lo si ripete – i primi cristiani, in relazione allo sviluppo folgorante del primo cristianesimo in tutto il mondo allora conosciuto. Paolo stesso era di questo avviso e chiunque lo sarebbe stato di fronte alla diffusione miracolosa della nuova religione nel mondo.

La lettera agli Efesini è tra le più belle e profonde di San Paolo, Essa era in origine forse destinata a varie comunità. Mancano infatti del tutto saluti e richiami a situazioni legate a Efeso, dove Paolo si era trattenuto oltre due anni, tra il 54 e il 56, formando una comunità cristiana. La mancanza di riferimenti particolari fa perciò di questa lettera l'unico scritto Paolino in cui la Chiesa di Gesù Cristo è ormai concepita come un'unica realtà: il corpo di cui Cristo è il capo, la Sposa di cui Cristo e lo Sposo.

 

                Fu certamente il continuare a rispettare fiduciosamente la Volontà di Cristo soprattutto in ciò che costituiva l'ordinamento istituzionale che Egli aveva dato alla Sua comunità prima di ascendere al Cielo ed alla Sua Chiesa a Pentecoste dopo l'effusione sovrabbondante dello Spirito Santo promesso, che determinò il successo della Chiesa delle origini, descritto prevalentemente nel Libro degli Atti degli Apostoli.

               

               Ma le cose purtroppo non continuarono ad andare avanti sempre così.

 

 

> “il pesce puzza sempre dalla testa”. L’opera di satana dopo Cristo : 1) i grandi traditori di Dio.

 

Rammentiamo che satana è colui che si intromette tra Dio e l’uomo per opporsi ai piani di Dio sull’uomo e dividere l’uomo da Dio in vista di condurre l’uomo a sé (=se-durre): di separarlo cioè eternamente da Dio come lo è lui stesso, di trafiggerlo spiritualmente a morte (“diavolo”, infatti, viene dal greco “dia-ballo”, che significa “passo da parte a parte”= “trafiggo”).

Abbiamo ormai ampiamente mostrato in che modo satana ostacoli Cristo nei cristiani per ritardare - quando non gli riesce di impedire - i progetti benefici che il vero Dio nutre  verso l’uomo. Egli si mimetizza da “scimmia di Dio”

Se, come in questa parte della Storia cristocentrica della Salvezza che ci è contemporanea – Dio intende attraverso i popoli cristiani convertire liberamente tutti gli esseri umani presenti nel mondo a Cristo, come in effetti Egli vuole in vista della Sua venuta finale, o parusia, ecco che satana si adopera allora per stornare i cristiani da questo servizio, suscitando in seno ad essi degli anticristi (eretici, apostati, scismatici) soprattutto tra i loro capi e le loro guide religiose, i quali, pur sembrando di seminare a grano, seminano in realtà zizzania che si confonde col grano per ritardarne e soffocarne la crescita.

 E’ certo sempre meglio separare il grano dalla zizzania quando le relative spighe sono giunte a maturazione ad evitare che strappando la spiga ancora immatura della zizzania  - che in tale stato si confonde facilmente con la spiga di frumento - si possa confonderla con quest’ultima.

Ma questa  paziente e misericordiosa scelta di Dio – che non vuol perdere nemmeno un’anima umana orientata a poter accogliere i frutti della Sua redenzione salvifica – arreca – per colpa di satana - ritardo ai compimento finale del progetto salvifico di Dio, lasciandolo nel “già e non ancora” del suo tuttora attuale stallo esistenziale finale (cfr.: Mt 13,24 e ss.). 

Satana cerca di impedire, e comunque di ritardare, quella tappa obbligata all'Avvento finale del Cristo risorto che è costituita dalla conversione mondiale a Cristo, ossia al vero Dio, di ogni nazione che sta sotto il cielo (Atti 7,5).

                Abbiamo mostrato che l'età media alla conversione cristiana degli stessi "cristiani" è attualmente ancora molto elevata, per cui, affinché il traguardo indicato si avvicini, per mezzo loro, e non si allontani, è necessario che, nel corso di non molte generazioni, si abbassi l'età media alla conversione individuale a Cristo degli stessi "cristiani".

                Lasciò detto in proposito San Giovanni Bosco, l'Apostolo della gioventù:

                «La porzione dell'umana società, su cui sono fondate le speranze del presente e dell'avvenire, la porzione degna dei più attenti riguardi è senza dubbio la gioventù. Se la gioventù sarà rettamente educata, vi sarà ordine e moralità; al contrario: vizio e disordine. Io ho consacrato tutta la mia vita al bene della gioventù, persuaso che dalla sana educazione di essa dipende la felicità della nazione. Per questi giovani orfani, abbandonati, farò qualunque sacrificio: anche il mio sangue darei volentieri per salvarli».

Il traguardo di un unico popolo al mondo di veri adoratori di un unico vero Dio è profeticamente delineato dalla Scrittura come una speciale “commensalità” tra tutti i popoli della terra. Come un’assidersi cioè di tutte le nazioni alla stessa mensa del mondo per mangiare, bere, comunicare, celebrare e lodare insieme il vero Dio, allo stesso modo di una famiglia unita attorno al desco domestico.

                Ma come abbiamo già accennato verso la fine del capitolo precedente e come vedremo meglio in questo, satana si pone di ostacolo anche al raggiungimento di questa tappa esistenziale del piano di redenzione salvifica di Dio.

                La sua strategia è più o meno occulta è quella di conquistare a lui il mondo col peccato per poi distrugger e in esso ogni forma di vita, impedendo così la diffusione terrena del Regno di Cristo, e quindi, la Sua venuta finale, che da quella diffusione, insieme ad altri fatti che ne derivano, e di cui abbiamo già parlato,  è condizionata.

 

 Satana dunque si oppone alla cristianizzazione del mondo – di cui nella preghiera del "Padre Nostro" si auspica invece il verificarsi (..."Venga il Tuo Regno su tutta la Terra come quello del Cielo..") e vuole invece conquistarlo al suo spirito diabolico: all’ego-latria della ricchezza, del piacere e del predominare, in pratica a separare tutto il mondo da Dio ed ogni essere umano dall’altro rendendo ogni uomo lupo all’altro (= “homo homini lupus”).

E’ chiaro che questa è un’operazione di retroguardia, che satana cerca come vedremo di fare in quelle parti del mondo che già Cristo ha seminato a buon grano (Mt 13,37-39\a),  ed anche se non  riuscirà a soffocare tutto il grano con la zizzania (a pervertire i figli del Regno di Dio in figli del maligno), tuttavia ostacola i piani di Dio sull’uomo e fa perdere tempo .

Ma Egli non potrebbe riuscire a nulla SE NON GLI SI APRE IL CUORE. E purtroppo non si può certo dire che lungo il “dopo Cristo” della storia  cristo-centrica della salvezza, i “cristiani” non gli abbiano aperto il cuore….Mentre risulta storicamente evidente che le “attenzioni” di satana vengono rivolte specialmente ai cristiani che in seno alla Chiesa rivestono posti di guida ed amministrazione del popolo di Cristo, ossia ai pastori e custodi del gregge. così come  egli avanti Cristo aveva fatto con i capi e le guide politico-religiose ebraiche di quel tempo.

          Ecco perché, a fronte della mitezza e dell'umiltà incommensurabile della Sua ben nota Capacità divina d'amare, il Cristo, con un ultimo tentativo di recupero mette alle corde gli scribi ed i farisei del suo tempo - ossia i teologi e capi politico-religiosi ebraici di allora. E lo fa con una veemenza ed una vis polemica  tale che non ha l’uguali nel denunciare pubblicamente tutti i vizi privati dei loro peccati, che essi ammantavano di (false) pubbliche virtù, e di cui non si volevano pentire. Con ciò avviandosi, come anticipò loro Gesù stesso, a morire nei loro peccati (Gv 8,24), ossia ad eternificare la loro separazione da Dio conseguente ai loro peccati.

Ma Gesù non è il solo a prendersela duramente con i falsi capi religiosi che invece di servire e pascere il gregge si servono del gregge per pascere loro stessi. Anche i veri profeti infatti che Lo hanno preceduto si sono scagliati contro costoro, giudicandoli porte dell'inferno, trappole sulla strada della salvezza, scandalo per i più deboli, ritardo per l'avvento del Messia, e, dopo il Suo Avvento, come stiamo vedendo, per il Suo ritorno nella parusia.

Ecco cosa dice di loro il profeta Geremia: «Io vi ho condotti in una terra da giardino, perché ne mangiaste i frutti e i prodotti. Ma voi, appena entrati, avete contaminato la mia terra ed avete reso il mio possesso un abominio. Neppure i sacerdoti si domandarono: dov'è il Signore? I detentori della legge (gli scribi) non mi hanno conosciuto, i pastori mi si sono ribellati, i profeti hanno predetto nel nome di Baal ed hanno seguito esseri inutili» (2,7-8). Ed ancora:

«I pastori sono diventati insensati, non hanno ricercato più il Signore; per questo non hanno avuto successo, anzi è disperso tutto il loro gregge» (10,21). «Urlate, pastori, gridate, rotolatevi nella polvere, capi del gregge! Perché sono compiuti i giorni per il vostro macello; stramazzate come scelti montoni. Non ci sarà rifugio per i pastori né scampo per i capi del gregge. Sentite le grida dei pastori, gli urli delle guide del gregge, perché il Signore distrugge il loro pascolo...» (25,34-36).

Neanche Isaia è tenero con loro: «Voi tutte, bestie dei campi, venite a mangiare; voi tutte, bestie della foresta, venite. I guardiani del gregge sono tutti ciechi, non si accorgono di nulla. Sono tutti cani muti, incapaci di abbaiare; sonnecchiano accovacciati, amano appisolarsi. E tali cani avidi, che non si saziano mai, sono i pastori, incapaci di comprendere. Ognuno segue la sua via, ognuno bada al proprio interesse, senza eccezione. (Essi si dicono l’un l’altro): -Venite, io prenderò vino e ci ubriacheremo di bevande inebrianti. Domani sarà come oggi; ce n'è una riserva molto grande ». (56,9-12).

E Zaccaria non è da meno: «Quindi il Signore mi disse: -Prenditi gli attrezzi di un pastore insensato, poiché ecco, io susciterò nel paese un pastore, che non ha cura delle pecore che si perdono, non cercherà le disperse, non curerà le malate, non nutrirà le affamate; mangerà invece le carni delle più grasse e strapperà persino loro le unghia. Guai al pastore stolto che abbandona il gregge! Una spada sta sopra il suo braccio e sopra il suo occhio destro. Tutto il suo braccio si inaridisca e tutto il suo occhio destro resti accecato» (11,15-17).

 

 

>” Il pesce puzza sempre dalla testa” . L’opera di satana dopo Cristo: 2) i grandi traditori di Cristo.

 

È dunque gravissimo  il tradimento religioso dei pastori, anche se Dio sa trarre il bene dal loro male,.

E’ gravissimo perché da esso deriva lo sbandamento del gregge che, finche vive ancora in questo mondo, viene così lasciato in mano al lupo (a satana).

             Non è a questo punto superfluo ricordare come risponde Gesù alla domanda di Pietro circa la parabola dei servi che devono vigilare in attesa del loro padrone (= la seconda venuta di Gesù Cristo nella gloria della Sua divina onnipotenza per dar compimento a tutte le cose): «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?» (Lc 12,41). E Gesù gli risponde con un'altra parabola in cui nella grande casa padronale (=questo mondo, che servi operosi e amministratori fidati devono trasformare in quel Regno di Dio di tutti gli uomini che sulla terra deve essere come quello del Cielo di cui alla preghiera del "Padre nostro", prima che il Padrone - Gesù Cristo -  venga a chiudere tutti i conti) entrano in campo due amministratori, uno dei quali viene retrocesso per la sua infedeltà, mentre l'altro, al ritorno del Padrone, è promosso al rango di amministratore generale di tutti i Suoi beni.

            Traendo le conclusioni da questa parabola, Gesù afferma che: «il servo che, conoscendo la Volontà del Padrone, non avrà disposto o agito secondo la Sua Volontà, riceverà molte percosse: quello invece che non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche. A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più» (Lc 12,47-48).

             Dunque, coloro che più conoscono la Verità, e cioè gli amministratori, i capi, le guide, i pastori  della Chiesa, intesa l'espressione in senso istituzionale visibile (sopragenerazionale e intergenerazionale), più liberi sono di attuarla (perché la verità stringe, anche se non costringe) ma più responsabili sono per non averla attuata.

             «Chi ha orecchi per intendere, intenda».

 

Giuda era uno dei dodici pastori della nascente Chiesa cattolica di Cristo, uno dei  dodici Apostoli che insieme agli altri aveva conosciuto la Divinità di Gesù Cristo non solo attraverso le Sue teofanie (miracoli cristologici), ma anche, attraverso i miracoli che Gesù stesso gli aveva fatto fare quando era stato da Lui mandato in missione insieme agli altri (Lc 9,1-6).

Egli faceva già parte del Collegio apostolico di quella Chiesa di Cristo fondata sulla “pietra” di Pietro (Mt 16,15-19), che Cristo stesso poi avrebbe reso universale attraverso l’effusione pentecostale dello Spirito Santo 40 giorni dopo della Sua resurrezione e 10 giorni dopo della Sua ascensione al Padre.

 Ciononostante Giuda scelse liberamente per trenta danari, la somma con la quale si poteva allora comprare uno schiavo, di tradire Colui che aveva capito chi era.

  Su questo episodio del tradimento di Giuda, seguito poi nella Storia della Chiesa da molti altri, si sono dette tante cose a proposito ma anche a sproposito. Noi intendiamo attenerci ai fatti narrati nei libri evangelici per rilevare che se questo tradimento iniziale non ci fosse stato, esso avrebbe certamente agevolato la conversione del gruppo di potere politico-religioso che allora aveva grande influenza sul popolo ebraico: gli scribi e i  farisei di allora, il quale purtroppo restò in maggioranza fuori dalla nuova Chiesa di Cristo.

Tale conversione avrebbe certamente favorito quella definitiva di tutto il popolo ebraico il quale era molto bendisposto verso Cristo, tanto è vero che scribi e sacerdoti erano timorosi di toglierlo di mezzo (di assassinarlo) perché temevano il popolo (Lc 22,2).

Meglio, perciò, molto meglio, per una più grande salvezza delle anime e per una più lineare soluzione della Storia cristocentrica della Salvezza che passa per la cristianizzazione globale di tutto il mondo, sarebbe stato se a far uccidere Gesù fosse stato non il tradimento di un suo amico, addirittura di un Suo seguace - ma l’opera malefica di un Suo nemico.

Ma satana – a cui Giuda aveva aperto il cuore e che era entrato in lui quando questi – sospinto dallo spirito diabolico del nemico si era mosso per accordarsi con i sacerdoti e con gli scribi sul modo come togliere Gesù di mezzo (Lc 22,1-6) – sa maleficamente bene che il tradimento (eresie, apostasie, scismi) delle guide della Chiesa (presbiteri, episcopi, religiosi d’abito) avrebbe, nel corso della sua Storia, certamente avuto un impatto molto più dirompente nello scompigliare i progetti di Dio.

E questo perché tali progetti quaggiù si basano dopo Cristo sui frutti della testimonianza umana del Figlio Suo fino al punto di dover fare di tutto il mondo un solo ovile per un sol Pastore (Gv 10,16).

Il tradimento dei cristiani . soprattutto se sacramentalmente “ordinati” - avrebbe infatti rafforzato i nemici e scandalizzato “i piccoli” (coloro che sono ancora immaturi nella fede) ritardando o addirittura impedendo la loro conversione dai peccati e facendo loro sottovalutare la “Buona di Notizia”del Regno.                  

       

          Per questo, Gesù, «con un forte contrasto con la generosa figura del “Buon Pastore”, presenta la figura meschina del «pastore mercenario, che non è pastore» (Gv 10,12) anche se ne ha l'apparenza. Si tratta di quei falsi pastori che, con insidia per la fede delle pecore pascono se stessi invece di pascere il gregge, pronti a darsela a gambe quando il lupo si delinea ancora da lontano.

         Ai falsi pastori, infatti, ossia ai falsi episcopi (=vescovi) e presbiteri (=preti), non interessa il gregge cristiano loro affidato, perché, avendo sostituito a Dio l’ego del proprio io, quello che a loro interessa non è fare la Volontà di Cristo alla quale si sono liberamente consacrati, ma quella dell'anticristo al quale hanno aperto il loro cuore nella ricerca smodata della ricchezza, del piacere e del predominare.

         A loro interessa la ricchezza, i piaceri della carne e la “politica”. Cose tutte per le quali sono disposti a giocarsi pure l’anima, ed a maggior ragione quindi, la loro dedizione al popolo di Dio che si sono impegnati a servire e non a  farsi servire (Mt 20,28).

         Non dimentichiamo che Pietro – il quale aveva poco prima riconosciuto nell’uomo Gesù la Sua Filiazione divina ricevendo da Lui le Chiavi della “Sua” Chiesa (Mt 16,15-19) – venne definito da Cristo retrogrado come satana, essendogli di inciampo, perché - così letteralmente gli disse - non pensi i pensieri di Dio ma quelli degli uomini”. (Mt 16,23). 

          E questo gli disse quando Pietro  - sicuramente in buona ma errata fede  - voleva fare della Chiesa Di Cristo NON quello che di essa il Maestro pensava dovesse farsi, pensando quale Dio, MA quello che pensavano gli uomini, e cioè una sorta di signoria teocratica, nella quale l’Apostolo  immaginava forse di detenere magari l’interim del…. ministero dell’interno e di quello della guerra (cfr: anche la richiesta e la risposta data da Cristo alla madre dei figli di Zebedeo: Mt 20,20-28).

          Ma nonostante ciò sia stato detto e scritto in maniera diretta e chiarissima da Gesù “molte orecchie di quelle che avrebbero dovuto nel corso della storia della Chiesa fino a noi intendere NON hanno purtroppo inteso e fanno ancora oggi “orecchio da mercante”

          Che ne è stato infatti di quella Chiesa pentecostale sopra descritta di cui si parla negli Atti dei primi Apostoli che Cristo chiama “la mia Chiesa” (Mt 16, 18) e che nei primi tempi della Sua diffusione aveva conquistato tutto il mondo allora conosciuto? Chiesa voluta da Cristo e molto più vicina al Suo Regno divino di quanto poi non lo sia più stata fino ancora ai nostri giorni?

 

 

> Il pesce puzza dalla testa. L’opera di satana dopo Cristo: 3) Ancora sui grandi traditori di Cristo. La Chiesa di Cristo dilaniata tra scismi, eresie ed apostasie.

 

Purtroppo la seduzione rivolta da satana ai pastori della Chiesa di Cristo ebbe successo soprattutto per quanto riguarda l’unità universale (=cattolica) della Chiesa di Cristo, e cioè la competenza planetaria di essa che Cristo volle unitaria in quanto apertamente fondata sulla Autorità esclusiva di Pietro, il vicario visibile di Cristo sulla terra, e sui suoi successori legittimi (Cristo è uno solo ed uno solo sulla terra è colui che Lui ha lasciato a rappresentarlo!).

Già durante l'Impero romano d'Occidente infatti che durante quello di Oriente, avvenne che tra apostasie, eresie e soprattutto scismi operati dai falsi pastori della Chiesa che avevano aperto il loro cuore a satana, falsi episcopi, falsi presbiteri e falsi religiosi, il divino disegno originario della Chiesa voluto da Cristo - dopo la prima folgorante diffusione della santità cristiana nel mondo allora conosciuto - venne in vari modi storicamente lacerato e lo è tuttora fino ai nostri giorni.

         Intanto approfittando del decadimento, come vedremo profetizzato, di quella cristiana una nuova  religione (610) (quella musulmana) si andava profilando, ponendosi in alternativa a quella cristiana, la quale andava sempre più perdendo l’assistenza speciale dello Spirito Santo.

La nuova religione nasceva infatti in opposizione teologica inconciliabile ed in concorrenza bellica premeditata con quella cristiana. Tale religione - che aveva sposato in senso riduttivo la tesi del prete cristiano eresiarca Ario il quale negava la divinità di Gesù Cristo (Ario nacque in Libia il 280 circa e morì nel 336 a Costantinopoli) - era sorta e si era militarmente diffusa proprio in quei luoghi dell’Asia minore che l’Apostolo Paolo aveva conquistato a Cristo.

Essa era arrivata a sottomettere addirittura l’ex capitale cristiana d’Oriente dell’impero romano: Costantinopoli (1453), poi rinominata Istanbul. (i780).

La religione musulmana - che considera Gesù Cristo un semplice profeta e quindi “un uomo di Dio” e non un “uomo-Dio” come Egli dice e dimostra di essere ha - purtroppo  per noi cristiani - conquistato con la spada molte di quelle popolazioni che il Cristianesimo aveva invece conquistato con la Carità.

Maometto, il fondatore della  religione musulmana che da lui prende anche il nome (maomettana), si considerava ed è ritenuto dagli appartenenti ad essa il “sigillo dei profeti”, quindi superiore a Gesù stesso, pur da lui considerato un profeta  di Dio.

Pur non di meno Maometto si dichiarava incapace di compiere miracoli, irridendo ad essi, secondo il noto detto musulmano: “Se la montagna non va a Maometto (=miracolo), Maometto va alla montagna.

Già le profezie giovannee dell’Apocalisse circa gli ammonimenti agli angeli – ossia ai pastori - delle sette Chiese d’Asia di allora (“Asia” fu l’ex provincia romana dell’Asia minore occidentale: l’attuale Turchia, cfr.: Ap 1,4. 11) avrebbero dovuto far riflettere (ma non fanno riflettere nemmeno adesso).

La caduta delle sette Chiese d’Asia, un tempo fiorenti culle della prima fervente cristianità, ed oggi tutte musulmane, fu profezia inascoltata e purtroppo ormai  verificatasi da secoli.

Le sette allora fiorenti Chiese cristiane d’Asia - (Efeso, Smirne, Pergamo, Tiatira, Sardi, Filadelfia e Laodicea) che rappresentavano le articolazioni locali dell’unica Chiesa di Cristo posta sotto il manto di Maria (Gv 19,25-27) e fondata sopra la pietra di Pietro (cfr Mt 16,18) oggi non esistono più, perché le popolazioni che le occupavano sono state conquistate con la spada ed islamizzate ormai da secoli e fino ad oggi.

Non si può soprattutto passare sotto silenzio che Efeso - già città pagana sacra alla dea Artemide, la “dea madre” più popolare dell’olimpo pagano-ellenico-romano - contava all'inizio dell'era cristiana ben 225.000 abitanti. Essa, che era una delle città più popolose della sua epoca, fu uno dei primi centri pagani toccati dal messaggio apostolico che si convertì a Cristo e si volse a seguire con fiducia il suo Vangelo.

Efeso sostituì quindi presto l'Olimpo pagano degli déi falsi e bugiardi con il Cielo cristiano del vero Dio ed il regno terreno di satana con il Regno terreno di Dio rivelato da Cristo.

         Efeso, oltre a essere una delle più grandi città dell'impero romano, era anche la capitale della provincia romana di Asia, che sarebbe divenuta, secondo le parole dello storico francese Ernest Renan (1823-1892), «la seconda provincia di Dio» (dopo Roma).

Effettivamente essa fu una delle basi di lancio del cristianesimo: fu lì che Paolo predicò per tre anni e scrisse le sue lettere ai Corinzi; fu lì che Giovanni scrisse il suo Vangelo. E fu lì, dopo la morte di Giovanni, che sulla tomba dell’Apostolo furono costruiti prima un “memoriale” e successivamente una grande basilica. Fu anche lì che nel 431 dopo Cristo, fu convocato il III° Concilio ecumenico per proclamare Maria madre di Dio contro le eresie del patriarca Nestorio di Costantinopoli e del prete Anastasio.

E non è certo un caso che questo Concilio ecumenico si sia riunito e svolto  proprio nella Chiesa dedicata alla Vergine Maria ad Efeso, perché Maria essendo Madre di Dio (Lc 1,43 ) è anche Madre  della Chiesa (At 1,14) e Madre dei singoli cristiani (Gv 19,25-27), così come voluto da Cristo.

                Ma di tutto questo – dopo il saccheggio degli arabi nel 655 e l’occupazione dei Turchi, una prima volta dal 1090 al 1097, e poi, definitivamente, - di Efeso – culla della Cristianità delle origini - non sono rimaste che rovine. Sul suo sito si trova attualmente il villaggio di Selcuk.

E fu in quel che è rimasto di Efeso – soprattutto - che nel 1881 fu trovata la casa (ma non la tomba!) in cui la Vergine Maria - insieme all’Apostolo Giovanni (cfr.: Gv 19,27\b) - aveva trascorso gli ultimi anni della sua vita terrena prima della sua assunzione in Cielo in corpo, anima e santità (v.: Donald Carrol.- “La Casa di Maria”.- Ed. San Paolo 2008) 

Sono tre i maggiori scismi che hanno dilaniato l’unità trinitaria – ossia l’unità nella diversità che non implichi divisione, contrapposizione - della Chiesa cattolica: 1) lo scisma dei donatisti (quarto secolo); 2) lo scisma bizantino o d'Oriente (anno 1054) 3) il grande scisma d'Occidente (1378-1417). E non contiamo le varie eresie protestantarie che hanno contribuito e contribuiscono soprattutto con la loro vieta politica antipapale allo sbriciolamento unitario della Chiesa che Cristo sicuramente ha fondato sopra la pietra di Pietro e sotto la maternità spirituale santa della Madre di Dio

Il donatismo è un movimento scismatico diffusosi nell'Africa settentrionale nel IV secolo, che turbò la Chiesa d’Africa e si protrasse fino all'invasione araba. Esso prese nome dalla malevolenza di un certo Donato, vescovo di Cartagine.

Questi cercò di costituire una vera e propria Chiesa cristiana ostile a  quella di Roma, considerata Chiesa dei detentori del potere e della ricchezza. I donatisti ebbero origine dalla questione dei “lapsi,” cioè di coloro che, durante la persecuzione di Domiziano, avevano ceduto abiurando o consegnando ai pagani i libri sacri. Gli scismatici non volevano che costoro, tra cui vi erano anche vescovi e i chierici, fossero riaccettati nella Chiesa, sostenendo che l'efficacia del battesimo e dell'ordine sacro dipende dalla dignità di chi li amministra.

La dottrina del vescovo Donato è eretica, costituisce cioè "reato spirituale" perché è in contrasto con l'insegnamento del Maestro Gesù, pur se la santità del "Pastore" deve essere la prima ad essere testimonianza al popolo di Dio.

               

«Se non avessimo il Sacramento dell'Ordine - scrive il santo Curato D’Ars - noi non avremmo Nostro Signore. chi Lo ha messo, infatti, nel Tabernacolo ? il sacerdote. Chi ha ricevuto la vostra anima al suo ingresso in questo mondo? Il sacerdote. Chi la nutre per darle forza di fare il suo pellegrinaggio? Sempre il sacerdote. Chi la prepara a comparire davanti a Dio, lavandola per la prima volta nel Sangue di Cristo? Il sacerdote: ogni volta il sacerdote.

                Se l'anima poi giunge all’ora fatidica del trapasso, chi la farà risorgere rendendole la calma e la pace?  Ancora una volta il sacerdote.

                Non potete pensare a nessun beneficio di Dio senza incontrare insieme a questo ricordo l'immagine del sacerdote.

                Se andaste a confessarvi dalla Santa Vergine o ad un Angelo, vi assolverebbero? No. Vi darebbero il Corpo ed il Sangue di Gesù? No. La Santa vergine non può far scendere il suo divin Figlio nella Santa Ostia. Anche 200 angeli non vi potrebbero assolvere. Un sacerdote, per quanto semplice sia, lo può fare. Egli può dirvi: - Va in pace, ti perdono. Che cosa grande è il sacerdote» (A . Monnin.- “Spirito del Curato d’Ars .- ED.: Ares, 1956).

 Tra i più fieri avversari del donatismo ci fu Sant'Agostino.

 

Con l'avvento al Patriarcato di Costantinopoli di Michele Celulario (1043-1058) i dissensi tra la Chiesa orientale e la Chiesa latina si estesero (dogma, liturgia, diritto, politica) e si confermarono in modo decisivo. Per cui, nel 1054, venne definitivamente consumata la ribellione del Patriarca Michele Celulario, mediante il quale avvenne lo scisma - che dura tuttora - del patriarcato di Costantinopoli dalla Chiesa cattolica. La Chiesa orientale si suddivise così in tante chiese autonome (autocefale = tra loro separate: russa, serba, greca, cretese, bulgara…etc) di rito bizantino.

 

Il grande scisma d’Occidente ebbe inizio dopo la tumultuosa elezione di Urbano VI (aprile 1378), contro la quale 13 cardinali ne dichiararono la nullità ed elessero con il nome di Clemente VII, l'antipapa Roberto di Ginevra (settembre 1378). L'unità fu ristabilita con l'elezione di Ottone Colonna, che assunse il nome di Martino V (novembre 1417); le vicende della Chiesa rimasero ancora turbate dallo scisma fino al 1449.

In seguito a partire dal XVI sec.  – sempre ad opera di chierici (per fare degli esempi: M. Lutero fu ordinato sacerdote nel 1507; Calvino ricevette giovanissimo, 1523, la “tonsura”….) - sono sorte le Chiese “autocefale”: “protestante”,  “evangelica”, “anglicana”, separate tra di esse e con la Chiesa cattolica…Il sec. XVI fu un’epoca di guerre di religione e di eresie e scismi, secolo della rivoluzione di Gutenberg e della “riforma di Lutero, degli anabattisti e della rivolta dei poveri tedeschi contro i privilegi dell’aristocrazia e dalle eccessive ricchezze accumulate dal clero.

Oltre all’indebolimento del magistero planetario della Chiesa cattolica ed alla perdita dell’unità tra questa Chiesa e le chiese da essa separate che sono purtroppo difficili da contare - unità invece fortemente voluta da Cristo (Gv 14,18-21) – altra grave divergenza tra l’ordinamento della Chiesa stabilito da Cristo e quello modificato dai falsi pastori fu quella della gestione da parte della Chiesa di poteri temporali di imperio sul popolo di Dio, che Cristo apertamente (vedi: sopra) e decisamente aveva detto di non volere.

Cristo aveva infatti chiaramente ammonito i Suoi di tenersi lontani, nel far parte del Suo Regno, dall’esercitare poteri temporali di cesari e principi, che non hanno nulla a che fare con i poteri ecclesiastici, che, in quanto tali,  sono poteri di servizio agli altri e non di dominio sugli altri.

La confusione tra l’esercizio dello “jus imperi” - proprio di principi, sovrani e re – stride fortemente con l’umile potere di servizio dei santi di Cristo, per cui chi più è in alto, dice Gesù, più deve servire, e chi è il primo (=il Papa) sarà il servo di tutti ad imitazione del Figlio dell’uomo, che non è venuto per essere servito ma per servire e dare la Sua vita in riscatto per la moltitudine: “Chi vuole tra voi diventare grande si farà vostro servitore” (Mt 20, 25-28).

Ma cosi purtroppo non è avvenuto. La Chiesa cattolica infatti - intesa in senso gerarchico - ha cumulato i poteri temporali di principi e sovrani con i poteri di servizio (Cristo ha lavato i piedi dei Suoi per rendere chiaro il concetto: oggi nemmeno più si fa il rito della “lavanda dei piedi” in memoria di questo importantissimo gesto; cfr Gv 13,1-15)

         Non ci volle molto infatti a che il complesso dei domini territoriali sottoposti al romano Pontefice si trasformasse in un vero e proprio Stato Pontificio mano a mano che la dominazione imperiale bizantina cominciò a far sentire in Occidente la sua carenza a causa dell’infuriare delle lotte iconoclaste della prima metà del sec. VIII e dell’incremento delle difficoltà di coesistenza tra l'inviato orientale di nomina imperiale (il “dux”) ed il Papato. Ciò ebbe a determinare, insieme con gli inevitabili conflitti di competenza, una serie di problemi, che Gregorio I° (590-604) avviò a una prima soluzione mediante l'accentramento amministrativo dei patrimoni fondiari appartenenti alla sede romana, che erano in continuo accrescimento.

        Durante le guerre tra Longobardi e Bizantini, nelle quali il papato fu direttamente coinvolto, con le donazioni territoriali di Liutprando tra il 728 ed il 742 si costituì il primo nucleo dello Stato pontificio. Alterne ed intricate furono poi le vicende politico-territoriali riguardanti la consistenza territoriale e l’importanza politica dello Stato stesso fino alla rivoluzione francese da cui lo Stato pontificio subì le manomissioni più gravi della sua travagliatissima storia terrena. Cessò - per grazia divina  - di esistere con la conquista e l’annessione al Regno d’Italia di Roma a seguito della vittoria riportata sulle truppe papali dal generale Cadorna, che penetrò nella Città dei Papi attraverso la famosa “breccia nelle mura di Porta Pia”, il 20 settembre del 1870. L’11 febbraio 1929 – con la costituzione dello Stato “Città del Vaticano” si ricostituì una nuova – questa volta per fortuna simbolica -  base territoriale alla sovranità pontificia.

         Sovranità pontificia che è durata più di 1000 anni durante i quali la Chiesa cattolica si è confusa con lo Stato pontificio (da tener presente che lo scisma d’Oriente - che sta per raggiungere i 1000 anni di durata - dura ancora…).

 

          Non meno perniciosa è, nella struttura istituzionale della Chiesa, la mancanza di fede in Gesù Cristo con riguardo alla condivisione, non solo spirituale, che è la più importante, ma anche materiale (economica) dei beni messi in comune nella Chiesa, e distribuiti secondo il bisogno di ognuno. Ricordiamo:

           «La moltitudine di coloro che erano venuti alla fede aveva un cuore solo ed un'anima sola e nessuno diceva di sua proprietà quello che gli apparteneva, ma ogni cosa era fra loro comune. Con grande forza gli apostoli rendevano testimonianza della resurrezione del Signore Gesù e tutti loro godevano di grande stima. Nessuno infatti tra loro era bisognoso, perché quanti possedevano campi o case li vendevano, portavano l'importo di ciò che era stato venduto e lo deponevano ai piedi  degli apostoli; e poi veniva distribuito a ciascuno secondo il bisogno.» (At 4,32-35).

              Questo tipo di condivisione - che non è da confondere con le elargizioni spontanee del popolo di Dio al corpo gerarchico della Chiesa, che sono altra cosa - dopo i primi tempi eroici della Chiesa, non è stata più attuata.

              Certo sappiamo bene che a tale scopo i nostri tempi non sono quelli degli Atti degli Apostoli, ma pensiamo comunque sempre possibile la condivisione secondo il bisogno tra gli appartenenti alla Chiesa di Cristo, intesa come gerarchia e come popolo di Dio, anche se questa Volontà di Cristo – che ha molto a che vedere col tema del distacco delle ricchezze -  è fonte di continui tentativi di interpretazioni più o meno restrittive.

              Resta il fatto però che nella descrizione delle prime comunità cristiane la proprietà comune era una delle qualità più significative che le caratterizzava.

              Gesù non nasconde le difficoltà di questo stile di vita, ma indica anche la direzione: «Presso Dio tutto è possibile, perché Dio è onnipotente».

              Ed infatti la vicinanza fiduciosa di Dio, il cui Cristo si desidera imitare che permette questa libertà. E’ solo mantenendo una costante relazione di fede con Lui che il cuore si apre e si allarga agli altri e alla condivisione materiale,  parente stretta di quella spirituale.

              Non si tratta di definire quantità e misure della condivisione ma di lasciarsi convertire il cuore affinché il lasciare si trasformi in allargare e  l’allargare in ricevere nuove parentele, nuove relazioni, nuove ricchezze…

              A parte il fatto che alcune istituzioni religiose cattoliche (="opere") realizzano simile condivisione, come ad esempio avviene nell'Opus Dei,, è evidente che la condivisione economica nella Chiesa andrebbe fatta a livello di Chiesa territoriale, particolare e domestica, in comunione tra di loro, e con quella di Roma.

              Una certa sterilità della Chiesa - o per essere più precisi dei metodi pastorali e formativi delle sue gerarchie clericali (e non solo) - siamo convinti che derivi dalla sottovalutazione nella predicazione e nella testimonianza, anzi nella testimonianza e nella predicazione, della beatitudine propria della povertà in spirito, che sintetizza tutte le altre beatitudini, perché indica la prevalenza dell'imitazione di Cristo su tutte le altre cose di questo mondo:

La prevalenza cioè dello Spirito Santo, che è Dio, sullo spirito diabolico di questo mondo che “il principe di esso”, che è satana, tende a far prevalere su quello di Cristo. che è Spirito di Verità divina, quindi assoluta.

 Occorre considerare che essere «poveri in spirito», ossia poveri di spirito di questo mondo che spinge all'avere, al piacere e al predominare, è condizione essenziale della spiritualità cristiana perché consente di accogliere la ricchezza dello Spirito Santo.

Ne consegue che la sottovalutazione della povertà di spirito mondano, sotto forma della condivisione cristiana, è una delle concause più importanti dello stallo diffusivo del cristianesimo nel mondo

Quando invece nella povertà dello spirito della vita di questo mondo prevale la ricchezza dello spirito di Verità dello Spirito Santo che sospinge all’Amore di “Carità” e volge alla pietà, alla santità ed alla fraternità, allora si è beati, ossia felici, fin da qua.

Con ciò le beatitudini non costituiscono l’annientamento dell’'avere, del piacere e del potere, che pur sono necessari per vivere in questo mondo ma  ne suggeriscono  il modo strumentale del loro uso. Ciò viene detto nel senso che non devono collidere ma incrementare la diffusione del Regno di Cristo sulla terra mediante l’imitazione sempre più ravvicinata della Sua Vita. Vita vissuta in questo mondo ma che non è di questo mondo (Gv 17,16) e che comprende i Suoi miracoli d’Amore (Gv14,12-14) ma anche l’imitazione della Sua passione e morte (Col 1,24) in vista della Sua resurrezione.

Gesù considera disonesta la ricchezza quand'essa è posseduta non solo affamando i popoli, ma anche non tenendo conto della loro fame (Lc 16,9). San Francesco ebbe a dire in proposito: «Se tu dici: “Questo è mio”, dici bene. Ma se tu dici: “Questo è solo mio”, dici male!».

In questo caso essa – rivela Gesù - è incompatibile con la Volontà di Dio: o Dio o il denaro.

Ne consegue che la vita più antievangelica e sicuramente blasfema è presentare, soprattutto ai giovani, come modelli e maestri, soggetti umani che notoriamente e senza scrupoli hanno accumulato smisurate ricchezze, oltre che onori e piaceri di ogni genere.

«Il dubbio permanente, che appare a fior di pelle a molti cattolici che continuano ancora ad essere praticanti, dipende da questa omissione della povertà (omissione della condivisione materiale dei beni terreni. n.d.r) in contraddizione con la chiarezza del Vangelo» (Arturo Paoli).

            

                 In conclusione: manca la comunione - ossia la pienezza dell’unità trinitaria di cui è portatore lo Spirito Santo - tra la Chiesa cattolica e le altre chiese auto-cefale (= indipendenti da ogni altra autorità religiosa, in pratica: non riconoscono il Papa) separate tra di loro e con la Chiesa cattolica, manca la condivisione, ed è venuto a cessare solo poche generazioni fa con la breccia di Porta Pia (20 sett 1870) la commistione tra Chiesa e Stato.

Non è difficile cogliere in tutto ciò l'opera diabolica (=separatrice) ininterrotta e persistente del nemico per antonomasia che semina nottetempo (di nascosto: il diavolo lancia la pietra ma nasconde la mano) la zizzania nel mondo soprattutto là dove Cristo ha seminato il suo buon grano, ossia tra i suoi cristiani  (Mt 13,24-28).

 

Ma c’è ancora dell’altro.

Si pensi al medievale vescovo-conte; al più recente principe-vescovo…si pensi ai tanti altri tipi di vescovi delle altre Chiese e confessioni separate: vescovi ortodossi, vescovi protestanti (i vescovi anglicani in Gran Bretagna sono ancora nominati dai ministri della Corona)….

              Non possiamo pertanto affermare che era questo quello che Gesù Cristo aveva previsto e voluto per la Sua Chiesa intesa come popolo di Dio e Corpo gerarchico incaricato - “pro tempore” e fino alla fine di questo mondo - della testimonianza e dell’insegnamento della Parola nonché dell’amministrazione dei Sacramenti e dalla condivisione dei beni materiali e spirituali con competenza planetaria strutturata in modo tale da dare sempre a Dio quel che è di Dio, ed a Cesare quel che è di Cesare, senza confusioni ideologiche e senza commistione di incarichi e poteri tra le due istituzioni: divina la prima, meramente umana la seconda.

         Di fronte allora a queste gravi mancanze strutturali nel fare la Volontà di Cristo in ciò che Cristo, "apertis verbis", ha voluto per la Sua Chiesa. Di fronte a queste evidenti, consapevoli e libere devianze circa l'osservanza della Sua Parola, operate proprio da coloro che avrebbero dovuto e dovrebbero dare l'esempio nell'osservarla, consegue che lo Spirito-Dio – che è Spirito di unità nella diversità - non “soffia” più come a Pentecoste e come negli Atti della prima Chiesa apostolica, mentre a soffiare ed a riempire i cuori è – purtroppo per noi -  lo spirito diabolico di satana.

         A questo punto satana è pronto ad operare la SOLUZIONE FINALE per riportare i cristiani alle origini pagane dell’umanità, cosi come Cristo li aveva all’inizio portati alla rigenerazione divina della cristianità.

          In sintesi fulminante: satana seducendo ed inducendo a prevaricare i pastori della Chiesa di Cristo mina la Sua stessa Chiesa  indebolendola dall’interno sia come istituzione gerarchicamente ordinata e posta a guida del popolo di Cristo tra una generazione e l’altra, sia come popolo di Cristo che viene diviso e disperso.

         E questo satana fa non per nulla, ma allo scopo di far arretrare i Popoli Cristiani verso quelle condizioni di esistenza ego-verse – quando non addirittura ego-latriche - che sono proprie dell’avere, del potere e del piacere, quando questi beni costituiscono scopi della vita posti al di sopra di tutto e preponderanti nel mondo pagano precristiano ed in quello  paganizzato postcristiano.

Lo scopo ultimo di satana, quale scimmia di Dio, è dunque quello che avevamo già anticipato e cioè quello di chiudere tutto il mondo nel peccato per separarlo da Dio.

 

Abbiamo già accennato che il motivo della conquista diabolica di tutto il mondo (separato da Dio, in peccato mortale) cui spinge satana, il principe delle tenebre, è opposto a quello salvifico di Cristo, ed è quello di distruggere le condizioni di vita nel mondo per far morire ogni essere umano della terra prima che tutti gli abitanti di essa diventino cristiani: condizione quest’ultima che come sappiamo è indispensabile affinché il Cristo risorto venga a dar compimento finale e definitivo alla Sua opera con la resurrezione universale… etc.

Dunque satana agisce – magari con una terza guerra mondiale questa volta supernucleare - in vista di impedire la venuta finale del Signore Gesù che porterà a compimento integrale la Storia della Salvezza. E’ chiaro inoltre che così operando satana spera pure di portare con sé molte anima all’inferno subito dopo la  morte corporale in conseguenza del  Giudizio particolare

Certo, anche in seguito alla seconda venuta dell’uomo-Dio nella gloria a tutti visibile (=parusia) della Sua divina resurrezione, questo mondo – con la fine dei tempi e della Storia - sarà destinato a cadere anch’esso  - ma - per tutti coloro che avranno potuto accogliere i frutti della redenzione salvifica di Cristo – cadrà senza colpo ferire per un nuovo mondo di una nuova creazione culminante in un nuovo paradiso terrestre iscritto per sempre nell’intimità trinitaria di Dio ove tutti i salvati risorti immortali per Cristo vivranno per sempre la felicità senza fine di una vita che vivono di già Gesù e Maria. 

 

Malgrado la mistificazione diabolica della scimmia del vero Dio, la differenza quindi non può essere più essenziale !  Ed anche se satana ed i suoi ministranti anticristi sulla terra non ci riusciranno a distruggere la vita di questo mondo perché le porte dell’inferno non prevarranno per via dei santi di Cristo degli ultimi tempi, tuttavia questa attività diabolicamente oppositiva di satana genera - come sempre – ritardo al compimento dei piani di Dio in favore del genere umano. In questo caso il ritardo incide sul compimento integrale del progetto salvifico di Dio (=di quello vero, si intende) che avrà luogo, come è noto, con la Sua parusiaca venuta finale della fine dei tempi.

 

Smascherato il progetto di satana circa “il perché” egli – dissimulandosi come scimmia di Dio - vuole conquistare con ogni mezzo di seduzione - ivi compresa la violenza bellica - e sottomettere a sé tutto i mondo nella sua globalità vivente, ci soffermeremo ora a mostrare brevemente (per esempi) “come” egli opera – ed ha gia operato – per raggiungere lo scopo di questa sua diabolica impresa.

 

 

> Satana ed il rigurgito diabolico di cultura pagana che  era  morta e stramorta da più di qualche millennio.          

 

Cominciamo col dire che una volta che satana ha se-dotto i pastori – che hanno, a loro volta, sul gregge potere di se-duzione - anche il gregge che prima li seguiva nella retta Via, li segue poi nel vicolo cieco d’una strada che non fa in questo mondo la Volontà del vero Dio, ma quella diabolica di satana, il nemico di Dio e dell’uomo che Dio ama. E pur se di tutte queste bestemmie contro lo Spirito Santo ne rispondono a Dio i falsi pastori (gli amministratori del gregge), tuttavia le pecore, ossia il popolo di Cristo - una volta sbandato - molto più difficilmente avanzerà sulla strada che il “Buon Pastore” gli aveva aperto fin da questo mondo.

 

Vediamo più in particolare come avviene questo processo per cui i popoli anagraficamente censiti come popoli di religione “cristiana” (ivi compreso il Popolo italiano) finiscono culturalmente col chiamare bene quello che Cristo ha rivelato per male e male quello che Cristo ha rivelato per Bene, arrivando così a confondere Dio con satana, il Cristo con l’anticristo, proprio come - bestemmiando contro la Verità rivelata ed avallata da Dio - facevano i farisei e gli scribi del tempo di Gesù nei confronti dei loro sottoposti (cfr.: Mt 12,22-32).

Tutto questo satanicamente avviene mediante un furto di concetti di origine cristiana – come, per esempio, “libertà, fraternità, uguaglianza (=rivoluzione francese: fine del sec XVIII); rinascimento (Italia, secc. XV e XVI); “comunismo” (condivisione secondo il bisogno di beni economici liberamente conferiti che si realizzava liberamente nella prima comunità cristiana descritta negli Atti degli Apostoli: concetto rubato dall’ideologia marxista, travisato ed attuato con la violenza in quei regimi che disgraziatamente abbiamo conosciuto in Russia ed in Cina fino alla caduta del muro di Berlino del 9 Nov 1989)…etc.

Furto di concetti manipolati in modo da provocare nelle vittime della menzogna un mutamento (errato) nel modo di vedere le cose insieme alla decisione di agire secondo una certa prospettiva presentata come ragionevole e desiderabile.

La manipolazione del linguaggio cristiano comunemente parlato (non quello tecnico-burocratico come: “ecumenismo, “escatologia”, “parusia”, che purtroppo capiscono solo poche persone…anche se le cose non vanno certo meglio per la conoscenza sia pure superficiale dei Vangeli per la quale sussiste  ancora un’ignoranza crassa) genera un “anti-lingua”, che ha come effetti principali l'oscuramento dell'intelligenza e il condizionamento dei comportamenti, entrambi indispensabili per ottenere l'allontanamento dell'opinione pubblica dalla Verità rivelata.

La manipolazione culturale con quella delle coscienze cerca di provocare nelle sue vittime una adesione volontaria alla menzogna, tipica del modo di agire seducente di satana e di coloro che non solo gli hanno aperto il cuore ma gli hanno addirittura venduto l’anima fin da questo mondo.

La menzogna personale diventa così menzogna culturale, popolare, ossia struttura di peccato e peccato strutturato.

Il peccato individuale si fa peccato istituzionale, mentre l’onda devastante del ricorso storico arcaico sopraggiunge in tutta la sua devastante potenza e prepotenza di retroguardia. Essa sembra tutto coinvolgere e tutto stravolgere, persino il flebile lumicino della Chiesa…se non fosse per l’ardore dei pochi santi rimasti.

Molti tra gli stessi “cristiani”  sono cristiani all’acqua di rose, cristiani di superficie. Essi si vergognano addirittura di professare Cristo, che nei loro discorsi è tabù, considerato come un fatto privato, una questione meramente personalistica per cui diventa quasi offensivo parlarne. Può infatti capitare di essere considerati inopportuni, quando non addirittura iettatori, trattandosi di argomenti che vengono comunemente collegati alla vecchia ed alla morte. Cose tutte che si cerca di esorcizzare rimuovendole fino al punto di nascondere al moribondo la sua malattia, facendogli magari credere che guarirà presto.

Spesso i “credenti” nascondono, invece di manifestare, il vero volto di Cristo.

                È facile osservare inoltre come ancora attualmente si vive una religione mercificata, senza entusiasmo né generosità, senza gioia né apertura. Questo è il culto vuoto che onora Dio con le labbra mentre il cuore è lontano; che si aggrappa alla sicurezza di «ciò che si è sempre fatto»; che preferisce il tradizionalismo a oltranza e chiude la finestra alla brezza fresca che  vuole arieggiare la casa, il cui interno si è fatto irrespirabile (Basilio Caballero: op. cit., pag 848)

 

Nelle gerarchie ecclesiali si ritorna ad una sorta di rabbinismo cristiano, ove l’autorità serve a creare personaggi che usurpano l'onore dovuto Dio e a Cristo e perseguita i santi di Cristo come prima venivano perseguitati i profeti del vecchio Testamento (Mt 23,29-32).

Si  forma una burocrazia clericale che dimentica facilmente che Gesù è l'unico Maestro e Signore della Chiesa, per cui i responsabili di essa devono agire nel Suo Nome ed in mezzo a una famiglia di fratelli che hanno uno stesso Padre. «Questa - scrive Basilio Caballero (op.cit., pag 845) - è l'originalità del Vangelo.

Simulare invece virtù, scienza e autorità, dominare e umiliare gli altri è diventato lo svago favorito di molti. Vantarsi di titoli che si hanno o si inventano, appuntarsene altri per merito, idee e iniziative è qualcosa che attrae molto. Ma Cristo continua a dire: «Il più grande tra voi sia il vostro servo; chi invece si innalzerà sarà abbassato e che si abbasserà sarà innalzato».(Mt 23,1-12).

 

Ma cosa ha satana da proporre culturalmente all’umanità cristianizzata in cambio di Cristo quando semina la mistificazione del grano con la zizzania in quella parte del mondo che Cristo aveva condotto liberamente a Sé?

Egli vuol separare i veri adoratori del vero Dio dal vero Dio (Gv 4,23-24) mediante un ritorno nostalgico ai tempi precristiani, a quei tempi cioè pagani, quando ancora era culturalmente approvata la poligamia, la pedofilia, l’uccisione dei nati deformi, la schiavitù, la guerra di conquista e simili brutture che Cristo ed i veri cristiani avevano lasciato alle spalle.

Egli vuole ridurre il cristianesimo a mera ideologia  per farlo poi sparire dal ricordo umano e farlo al massimo ricordare come ricorda i fatti della Storia chi ne ha un qualche interesse.

Ha da proporre perciò delle forme culturali arcaiche che il cristianesimo aveva superato e cancellato e che, invece, il rigurgito culturale che tende alla globalizzazione diabolica del mondo come il vero Dio tende alla globalizzazione (=ecumenismo) cristiana di esso, cerca di riproporre.

L’ideologia nazi-fascista, prima, e quella comunista, dopo, sono, ad esempio, delle ideologie “mondialiste” o come si diceva ieri “internazionaliste” o come si dice oggi “globaliste” o come dice da sempre la Chiesa “ecumeniche” - ma di un ecumenismo diabolico di tipo arcaico, storicamente ripetitivo e quindi involutivo, pre-cristiano anche se mistificato con l’uso di parole evangeliche adottate a fini meramente strumentali.

E questo è valido anche se non sono riuscite nel loro tentativo di conquistare tutto il mondo cristiano con la violenza.

 Non c’è dubbio infatti che sia Hitler che Stalin – i due ultimi anticristi “trattenuti” -  ambivano a diventare entrambi o si sentivano addirittura – il primo con la sua Welpolitik (=politica mondiale), l’altro con il suo progetto di esportazione internazionale del marxismo – i padroni del mondo.

Hitler addirittura - in vista “dell’immancabile vittoria finale” – progettava la fondazione di una nuova “religione degli Ari” di cui erano in corso le prove generali in discreti paesi dell’Interno  ove in chiese adornate con lunghi drappi rossi orlati di svastiche  nere ed aperte ad adepti fidatissimi si celebravano i fasti di liturgie allusive a numi tutelari della Razza eletta che sarebbe stata destinata a dominare il mondo.

Stalin che negava l’esistenza di qualsiasi Dio e considerava socialmente pericolosa ogni religione faceva  invece saltare in aria le chiese “resistenti” e tramutava in depositi di merci quelle che il popolo era costretto a disertare.

Entrambi cercavano di farsi dio senza e contro Dio mediante un culto scellerato della personalità ed il plagio delle nuove generazioni  dei giovani fin dalle più tenere età.

Ma In realtà satana teneva al guinzaglio entrambi sospingendoli nella stessa direzione diabolica  di distruzione e morte con risultati parimenti tragici 

In Germania  ove si vogliono far rivivere i fantasmi di un passato remoto morto e sepolto, ecco sorgere, a partire dalla prima metà del ‘900, il mito della razza “pura” grossolanamente ricercato tra le brume nebulose di un “germanesimo pagano” inventato di sana pianta e costruito attorno al riciclaggio di  miti precristiani ricavati da tetre leggende  di “Nibelunghi e mortifere Walkirie”.

Quando tali forme culturali arcaiche - a furia di essere ripetute e quando non basta imposte da parte di chi detiene il potere di e-ducazione - diventano luogo comune allora è facile che si  cristallizzino e si trasformino in falsa cultura dominante che si trasmette purtroppo di generazione in generazione inquinando  il rapporto tra il vero Dio ed i Suoi veri adoratori, che Egli cerca.

Scriveva infatti cinicamente l’ideologo del nazismo – colui che aveva elaborato la “teoria” (si fa per dire) della razza eletta, l’ideatore dei campi di sterminio, il cultore della “soluzione finale per gli Ebrei” – che una bugia ripetuta “all’infinito” diventa…verità.

 

In Italia nello stesso periodo si cerca più o meno la stessa cosa nei miti delle antiche religioni pagane degli “déi falsi e bugiardi”. Ecco allora: il “fascio littorio”, il gladio…il rinascere ideologico della “Roma imperiale”, etc..etc,,.: Tutte cose riciclate da una cultura pagana pre-cristiana tramontata da millenni che nemmeno al tempo di quando essa era attuale ebbe tale adorante diffusione a tutti i livelli di scolarità: elementare, media ed universitaria. Ma si sa: satana cammina all’indietro!          

Autori e filosofi latini e greci della paganità non studiati con distacco storico-esegetico, ma considerati educativamente formativi continuano ancora di generazione in generazione ad intossicare di paganesimo culturale i nostri figli che conoscono meglio l’Olimpo pagano che il Paradiso cristiano:  più Giove, Saturno e Venere, che Gesù, Maria  e Giuseppe…..

Non dimentichiamo che in Italia la riforma della scuola del filosofo fascista (il fascio è un insieme di rami di legna con al centro una scure legati insieme da una corda, simbolo pagano di  consorzi umani tenuti insieme dal potere della violenza armata) Giovanni Gentile, che da lui prende il nome, ministro della Pubblica istruzione del regime fascista (1924), è tuttora (inizio XXI sec.) sostanzialmente vigente a livello di scuole pubbliche medie, ginnasiali, liceali ed universitarie, cosiddette “CLASSICO”, contrapposte allo “Scientifico”….

Il revival di principi arcaici, pedagogicamente posti a modelli di vita, hanno riportato nell'attualità culturale dei popoli cristiani i valori desueti della paganità passato-remota. Il tutto con conseguenze comportamentali devastanti circa – ad esempio - il ripristino della schiavitù con la tratta dei neri in America, il ritorno, della pedofilia e della omo ed eterosessualità viziosa. Tutte cose che il cristianesimo aveva cancellato e che invece vengono riproposte senza ritegno in imitazione dei “classici”.

Sono quelli ancora attuali i tempi in cui Gandhi ebbe a dire che «si sarebbe fatto cristiano se non avesse incontrato ”i cristiani”».

             «Francesco Cerruti divenne direttore generale delle scuole salesiane, e come programma ebbe le parole di Don Bosco che sentì (e “registrò”) nel 1885.

             Settantenne, don Bosco era ormai logoro. Nella casa salesiana di Marsiglia aveva appena cenato con i suoi e con l'avvocato Michel. Il discorso girava sul paganesimo che stava penetrando a fondo nelle nuove generazioni. Francesco Cerruti ad un tratto sentì che il tono della voce di don Bosco si faceva vibrante. Lo sentì pronunciare con «energia e dolore» queste precise parole:

           «Ora qual è la causa principale, anzi l'unica vera causa di questo disastro? Essa sta tutta nella educazione pagana che si dà generalmente nelle scuole.

           Questa educazione, formata tutta su classici pagani, imbevuta di massime e sentenze pagane, impartita con metodo pagano, non formerà mai e poi mai, ai nostri giorni in cui la scuola è tutto, dei veri cristiani.

          Ho combattuto tutta la vita contro questa perversa educazione (divenuta cultura: ndr.), che guasta la mente e il cuore della gioventù nei suoi anni più belli; fu sempre il mio ideale riformarla su basi sinceramente cristiane (.....) Questo è lo scopo a cui ho costantemente mirato. Ed ora, vecchio e cadente, me ne muoio con dolore, rassegnato sì, ma pur sempre col dolore di non essere stato abbastanza compreso» (Tratto da: Teresio Bosco - "Don Bosco, storia di un prete" 1988- ELLEDICI, pag. 229-230).

 Si tratta in realtà di un rigurgito culturale che fa indietreggiare il popolo di Cristo - ed il resto dell’umanità non ancora cristiana - verso posizioni esistenziali arcaiche di tipo pagano (esempio: ritorno della schiavitù, del colonialismo, dell’imperialismo, della guerra di conquista…) che il cristianesimo aveva culturalmente cancellato dall’umano consorzio  con profitto spirituale e materiale del genere umano, e non solo in vista dell’altro mondo, ma anche di questo.

 

Noi  - che senza saperlo scopriamo di pensarla esattamente allo stesso modo di San Giovanni Bosco – ne siamo felici.

Siamo lieti cioè di aver saputo che “don Bosco”, l’Apostolo moderno dell’educazione,  che con le sue “Case salesiane” è presente in tutto il mondo, avesse fatto questa profezia già nel 1885. Essa - con due guerre mondiali e dopo milioni di morti e  fiumi di sangue – ha trovato purtroppo piena conferma storica nella seconda metà del secolo appena trascorso.

Non sembra comunque a tutt’oggi che coloro che dovrebbero porre rimedio a tale stato di cose abbiano in qualche modo almeno cercato di porvi mano, imitando con l’aiuto di Dio quello che miracolosamente ha fatto San Giovanni Bosco.

Intanto il furto pagano di concetti cristiani continua indisturbato nelle scuole pubbliche a tutti i livelli di scolarità ed anche se la profezia di Don Bosco con le tragedie epocali accadute tra la prima la seconda metà del ‘900 (due guerre mondiali e fiumi di sangue) sia stata pienamente confermata dai fatti.

 

 

> L’impostura più grave della condivisione cristiana: il falso “comunismo” di Marx e dei suoi epigoni.

 

La più grande impostura cristica degli ultimi tempi (ma anche si può dire di tutti  i tempi) fu però quella "comunista" imperversante tra la prima e la seconda metà del secolo scorso. Essa infatti attinge al cuore stesso del cristianesimo capovolgendolo diabolicamente, in quanto si proponeva "scientificamente"(?) di realizzare una società fondata sulla comunità degli strumenti di produzione e dei beni di consumo secondo la formula: «da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo i suoi bisogni».

                È una formula tratta dagli "Atti degli apostoli" (At 4,32-37) ed è sostanzialmente la norma che si trova al capitolo 34 della Regola di San Benedetto, il Padre (e non solo) del monachesimo occidentale, ove è scritto: «Non diciamo che si faccia preferenza di persone...... ma che si abbia riguardo alle debolezze: quindi chi ha meno bisogno, ringrazi Dio e non sia dispiaciuto, chi ha più bisogno, accetti umilmente la sua debolezza e non si insuperbisca (non pretenda) per la misericordia usatagli. Così tutte le membra della comunità saranno in pace».

                Dove sta allora la mistificazione diabolica, la grande impostura cristica del comunismo?

                Sta nel fatto che la comunione cristiana è preceduta dalla trasformazione cristiana  per cui la comunione  - che è infatti “comunione dei santi”  - diventa fonte di felicità, anticipo della fecondità infinita della vera vita sempiterna di Dio dentro Dio.

                Su questa scia si pone la regola di San Benedetto, che, contrariamente alla perversione ideologica del comunismo, è lontana dall'imporre qualsiasi egualitarismo impersonale.

San Benedetto infatti si presenta come evangelizzatore di pace, operatore di unità, maestro di cultura e di civilizzazione, ambasciatore della fede cristiana, patrono di Europa.

È lui che continua ad essere un punto di riferimento fisso per il destino del mondo. E’ lui che ha instaurato, sia pure come isola dentro l'isola del cristianesimo, la vera comunione dei santi di Cristo, è lui l’espressione dell'unità dello Spirito e alveo di un'umanità nuova, che chiede spontaneamente e liberamente di distribuire a ciascuno secondo il suo bisogno, come principio di organizzazione anche materiale dell’esistenza.

                in siffatta comunità, la vita dell’Abbazia diventa per tutte le comunità cristiane una vera e propria profezia della potenza della comunione come principio materiale di organizzazione dell’esistenza. 

il comunismo, invece, non è nulla di tutto questo perché vuole innanzitutto applicare la formula rubata al cristianesimo mediante l'imposizione dei poteri pubblici sottratti alla democrazia popolare o addirittura con la violenza sanguinaria della rivoluzione. Ne consegue che l'uso della formula cristiana è di mera copertura e serve solo per giustificare una conquista illegittima del potere pubblico (allo stesso modo della rivoluzione francese). Tutte cose queste che d’altra parte Cristo aveva chiaramente stigmatizzato e con Cristo non hanno niente a che fare in quanto, come è stato ampiamente provato dai fatti, ce ne hanno molto (a che fare) con satana.

La conseguenza di tutto questo è perciò che il peccato si fa “anticultura” e cerca di distruggere la cultura stessa: ma pur trattandosi di falsa cultura, di pregiudizio culturale, è però, per certi aspetti, pur sempre cultura e – come tale – viene comunemente accolta e purtroppo praticata di generazione in generazione finché il pallone gonfiato oltre misura non scoppia..

 

 

> Le due bestemmie contro l’evidenza della Verità.

 

In questo rigurgito “culturale” arcaico pre-cristiano ed anti-cristiano (=pagano-diabolico), accaduto in ambito di popolazioni cristiane (alcune delle quali come abbiamo detto hanno purtroppo perso anche il ricordo storico di quello che erano state, cambiando addirittura religione), rientrano due altri gravi pregiudizi che hanno oscurato non poco la luce di Cristo.

Essi sono: la sottovalutazione o addirittura la negazione stessa del miracolo, mediante il quale l’onnipotenza del vero Dio si rende evidente manifestando la sua evidente esistenza e presenza (=immanenza) nella Storia individuale e popolare dell’umanità, e la falsa concezione della morte terrena come definitivo annientamento dell’essere umano.

Sono due oscuramenti culturali interdipendenti, perché la certezza cristiana della vita beata ed illimitata oltre questa vita, prima senza il corpo in forma angelica, e, alla resurrezione universale, anche col corpo che Cristo farà risorgere immortale e trasfigurato come quello Suo, viene apertamente rivelata da Cristo.

Ne consegue che se Cristo è Dio, allora tutto si regge, ma se la divinità di Cristo si basa sulla opinabilità della fede, allora tutto cade, anche la fede.

 

Ne consegue che se chierici e laici fossero meno pregiudizialmente intransigenti nel negare a priori l’evidenza del miracolo non potrebbero non accorgersi in maniera da sopravanzare ogni dubbio che Gesù Cristo è realmente Dio.

E se è Dio non può non essere veritiero, e, posto anche che Egli dimostra di avere l’onnipotenza necessaria per poterlo fare, non può non mantenere la promessa di farci risorgere nella continuità di coscienza come da sonno notturno. 

Una volta saputo che Gesù Cristo è Dio, l’unico vero Dio in tre divine Persone, allora la rivelazione che Egli fa sulla Vita eterna e su tutto ciò che dovrà avvenire alla fine di questo mondo in vista di quello della nuova Creazione è certamente Parola di Dio, ivi compresa l’immortalità dell’anima e del corpo, nonché il destino eterno con Dio, o fuori di Dio con satana, che l’essere umano si propizia liberamente fin da questo mondo, che è provvisorio come questo corpo.

Con riferimento ancora al miracolo, c’è qualcosa che riguarda un peccato gravissimo il quale molto spesso viene commesso da coloro che si sono consacrati al vero Dio. Tale peccato – che Gesù chiama “bestemmia contro lo Spirito Santo”o Spirito dell’evidenza di Dio - consiste nell'attribuire il fatto miracoloso di cui non si può in quanto tale negare l'esistenza ad altra causa che non al vero Dio (a se stessi, al caso..etc,). Ricordiamo che anche per esorcizzare un posseduto diabolico occorre l'onnipotenza diretta o delegata da Dio perché solo Dio, il vero Dio, possiede l'onnipotenza, che è l'unica potenza che possa vincere quella preternaturale  propria degli angeli rimasti con Dio o decaduti con satana  (=demoni).

Ebbene, lo abbiamo già visto, coloro  che si chiudono all’evidenza miracolosa di Dio misconoscendo per invidia o per altro diabolico motivo il miracolo o attribuendolo addirittura alla forza demoniaca di satana, o anche a se stessi per vana gloria – e quindi iniquamente - dopo averlo ottenuto in Nome di Cristo (Mt 7,23-24) - costoro allora commettono il peccato di "bestemmia contro lo Spirito Santo” che è irreversibile, e quindi imperdonabile fin da questo mondo.

 

                Sappiamo bene che in natura nulla si crea (ossia "fare dal nulla" la realtà della esistenza) e nulla si  distrugge (ossia far ritornare al nulla la realtà dell'esistenza ) ma tutto si trasforma.

                In Dio non è così perché Lui è onnipotente: può cioè  fare dal nulla la realtà dell'esistenza che prima non esisteva (esempio: fare dal nulla l’esistenza dell’Universo, come in Gn 1,1-31),.oppure fare dal nulla dei pani e dei pesci per sfamare una folla al limite del collasso, come in Lc 9,13-17) e può mandare nel nulla la realtà dell'esistenza che prima esisteva (esempio: la sparizione improvvisa di una lebbra che ha devastato tutto il corpo, arrivando fino a troncare mani e piedi…etc:  Lc 5,12…etc.).

                Ora questa Potenza che qualifica Dio come tale, e che è al di sopra delle leggi che regolano la realtà della dimensione di esistenza di questo mondo, ossia è sovrannaturale, si chiama onnipotenza perché supera e previene ogni potenza creata animata o inanimata.

                Ebbene Gesù Cristo dimostra di essere onnipotente  - e quindi Dio (o viceversa: dimostra di essere Dio perché onnipotente) – in quanto - nell’unità trinitaria di un unico e solo ma non solitario Essere divino – compie quelli che vengono propriamente chiamati “miracoli”. Fa cioè dal nulla la realtà dell’esistenza che non esisteva e riporta nel nulla la realtà dell’esistenza che esisteva.

Tali opere Egli ha fatto fa e fa fare per mezzo dei suoi santi - soprattutto mediante la Sua santissima madre Maria di Nazaret .

                Se, il Padre, prima, ed il Figlio e lo Spirito poi non avessero realizzato dei comportamenti miracolosi (che non abbiamo mancato di segnalare esplicitamente e senza derive erroneamente “spiritualizzanti” col pretesto gridato dai pulpiti che tanto più grande è la fede in Dio…. quanto più si crede ad occhi chiusi : ma Cristo non dice proprio per nula così!), ossia delle teofanie patrologiche, cristologiche e pneumatologiche, nessuno avrebbe mai potuto conoscere chi realmente fosse Dio da adorare in Spirito di Verità.  

 

Oltre ai miracoli del Padre, quelli del Figlio e quelli dello Spirito Santo, ci sono pure i miracoli eucaristici, che in questi 2000 anni circa dopo Cristo sono numerosi, persistenti e molto ben documentati. Essi tendono ad attestare concretamente quella presenza reale dell’uomo-Dio nel pane e nel vino consacrati, che Gesù rivela istituendo l’Eucarestia ().Sulla descrizione dei miracoli eucaristici più eclatanti del mondo vedi: Renzo Allegri, “Storia dei miracoli eucaristici” . Editrice Ancora – 2006; vedi anche: “i miracoli eucaristici nel mondo”. – Edit.: San Clemente – 2007..etc..etc..).

 

Dunque, l’incredulità circa i miracoli non solo è del tutto infondata ma fa alla grande il giuoco di satana che ovviamente tende a far passare il Cristo per uno dei tanti fondatori umani di religioni e non come il vero Dio, qual Egli è. E questo con grave pregiudizio  - è inutile negarlo – per la corrispondenza al dono della fede nell’imitazione di Cristo con risultati in tutti i sensi devastanti e con gravi ulteriori ritardi sulla propagazione del Regno di Cristo su tutta la terra prima che Lui venga nella gloria divina della Sua resurrezione a dar compimento finale al progetto trinitario di recupero salvifico del genere umano nella nuova creazione.

Correttamente perciò il concilio Vaticano I°, sessione III^, cap. 5,  afferma il negletto principio che «i miracoli (intesa ovviamente l'espressione nel significato rigoroso più volte esemplificato in quest'opera) sono segni certissimi, adatti all'intelligenza di tutti (non solo cristiani: ma anche di ebrei e musulmani compresi) della divina Rivelazione (e cioè dell'immanenza di Dio nella storia umana individuale e sociale)».

 

 

> La situazione attuale dei popoli anagrafati come “cristiani”

 

Per quanto detto sopra, anche se le porte dell’inferno non prevarranno in questo mondo per fermare i piani di Dio secondo la promessa di Gesù e benché la sorte di satana sia stata già segnata nel giudizio eterno di Dio, ciò non evita però che  - per la mancanza di veri operai alla messe del Signore Gesù (ossia di santi Apostoli, di Guide e “Vigilantes” conformi al Cuore di Cristo, di veri cristiani insomma: Mt 9,32-38) - continui ad accumularsi un ritardo incalcolabile alla Parusia (ossia all’immancabile Avvento finale del Cristo Risorto, con tutto ciò che - come ormai sappiamo - è rivelato debba derivarne).

Ritardo che dipende dall’opera perversa e pervertitrice di satana e dalla pazienza salvifica di Dio nel tenere ancora in piedi questo mondo perché Dio non vuole che alcuno si perda per mancanza di tempo alla conversione, ma che tutti  abbiano modo se vogliono di pentirsi (2Pt 3,8-9)  

                Nulla manca quindi dalla parte di Dio. Egli