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RELIGIONE : vita cristiana : Santa Chiara - un'immagine di Dio , di Sr. Marie Colette OSC

 

SANTA CHIARA - UN'IMMAGINE DI DIO

di Sr. Marie Colette OSC

 

                  

                            Santa Chiara , Giotto , Firenze

 

Chiara, Immagine di Dio

"-Lo specchio dell'astro del mattino, lo specchio meraviglioso in cui noi tutte ammiravamo l'immagine della vera Luce, è scomparso dalla nostra vista-".

Inizia così la lettera con cui si annuncia la morte di Santa Chiara, indirizzata dalle sue compagne alle loro consorelle dei circa 150 monasteri di clarisse sparsi per l'Europa. Per loro, Chiara rispecchiava Cristo, l'Uomo-Dio; ne era la sua immagine. Ed il titolo che è stato scelto per questa conferenza è proprio: "-Chiara, immagine di Dio-".

Immagine di Dio

"-Dio fece l'uomo a sua immagine-" dice Genesi (1,27), ma a causa del peccato, questa immagine fu degradata e solamente Cristo, Uomo-Dio, è immagine sua: "-È l'immagine del Dio invisibile-" dice san Paolo e noi, uniti a Lui, possiamo diventare "-immagine di Dio-". "-Poiché quelli che da sempre ha conosciuto li ha anche predestinati ad essere conformi all'immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli-" ( Rom 8,29).

Dire che Chiara è "-immagine di Dio-" vuol dire che si è configurata così bene con Cristo tanto da riprodurne la sua immagine e vuol dire anche che Cristo l'ha talmente santificata da ristabilire in lei l'immagine che aveva prima della caduta.

Ma chi è Chiara?

Penso che voi tutte conosciate la sua vita, quindi ne evoco solamente:
-- la nascita ad Assisi, nel 1193 o 1194
-- la sua gioventù aristocratica, movimentata durante alcuni anni
-- la sua brusca partenza per San Damiano.

Infatti, quando Chiara ha quasi 18 anni, i genitori vorrebbero sposarla ed in quel momento lei decide di attuare il suo proposito di consacrarsi al Signore, sotto l'autorità spirituale di Francesco.

Francesco

Chiara ne ha sentito parlare da molto tempo, prima e soprattutto dopo la sua clamorosa conversione. Da qualche mese, malgrado la sua riserva, Chiara aveva deciso di recarsi da lui in compagnia di una amica e di prenderlo come "- guida della sua vita -" ( Vita, 6).

Il giorno delle Palme dell'anno 1212, alla sera, Chiara fugge dalla casa paterna e va a raggiungere Francesco e i suoi fratelli che la aspettavano a Santa Maria degli Angeli. Lì, abbandona i suoi abiti preziosi ed indossa quelli della penitenza. Francesco gli taglia i capelli in segno di consacrazione, poi la conduce al monastero delle benedettine di San Paolo di Bastia, non lontano da lì. A partire da questo momento, la giovane dolce e scialba, si rivela piena di energie e di tenacia incrollabile, senza perdere nulla della sua dolcezza. Il suo gesto costituisce infatti una rottura di una audacia inaudita e Chiara deve assumerne tutte le conseguenze.

La scelta di Chiara

Chiara non si è presentata a san Paolo di Bastia per diventare monaca benedettina. Ciò avrebbe distrutto i progetti matrimoniali della sua famiglia, ma non avrebbe determinato una rottura clamorosa. D'altro canto, Chiara avrebbe potuto ritirarsi, come molte altre, in qualche beghinaggio: lì, pur mantenendo una parte dei suoi beni, avrebbe potuto dedicarsi alla preghiera e alle opere di misericordia. In Umbria vi erano molte comunità penitenti: in quella di Sant'Angelo de Panzo, Chiara aveva trascorso alcune settimane; lì la tendenza era più eremitica; nessuno avrebbe gridato allo scandalo.

Ma Chiara si presenta dalle benedettine per vivere l'umile e povera condizione di serva, come Francesco l'aveva fatto prima, dai benedettini del monte Subiaco. Come fare diversamente? Lei aveva appena venduto tutti i suoi beni e si presenta, di sua spontanea volontà, nell'abbandono più totale.

Questa passo radicale indica tutto il progetto di Chiara : seguire Cristo con tutto lo slancio del suo cuore, nella povertà e nell'umiltà; imitare Cristo che "-essendo ricco si fece povero per noi-" ( 2Cor 8,9)., imitarlo nella sua kenosis facendosi serva. Chiara entrò quindi in quel vasto movimento evangelico di penitenti che fiorì in quell'epoca, ma di fatto ella andò ben oltre. Partì alla ventura, una totale insicurezza nei riguardi del futuro. E ciò era impensabile per una donna del suo rango; era uno scandalo, voleva dire incorrere nel disprezzo e nel rifiuto, più di quanto non avesse sopportato Francesco; voleva dire rompere non solo con la sua famiglia, ma anche con tutto il suo ambiente in un momento in cui la pressione sociale era assai imperiosa.

La reazione della famiglia non si fece attendere: pieni di rabbia, gli uomini del clan si precipitarono dietro di lei cercando di farla ritornare; Chiara resistette mostrando loro la testa rapata; non osarono brutalizzarla per paura della scomunica e si allontanarono... poco dopo sua sorella la raggiunse ed insieme affrontano un assalto ancora più violento. Infine, Francesco le conduce a San Damiano. Perché non l'ha fatto prima? Perché lui stesso un giorno aveva profetizzato: "- Verranno qui delle religiose la cui vita santa e la cui fama inciteranno gli uomini a lodare il nostro Padre celeste in tutta la sua santa chiesa -" ( Testamento di Chiara, 2).

L'ultimo biografo di Santa Chiara, Marco Bartoli, pensa che Francesco abbia voluto verificare il coraggio e la determinazione della giovane. Chiara, del resto, sembra confermarlo quando scrive, nel suo testamento: "- Considerando poi che eravamo deboli e fragili nel corpo e tuttavia non rifiutavamo alcuna privazione, fatica e tribolazione o disprezzo e offesa del mondo, anzi le stimavamo grandi gioie,... il beato Francesco prese l'impegno di avere sempre una cura amorosa e una speciale sollecitudine per noi come per i suoi frati -" ( Testamento di Chiara , 8).

A San Damiano

D'ora in poi Chiara non lascerà più San Damiano. Vi vivrà durante 42 anni. Lì si unisce a Cristo con tutto il suo cuore, lì realizza perfettamente la profezia di Francesco, lì dà vita a un nuovo ordine monacale, attualmente il più numeroso del mondo.

Che fece dunque di così straordinario? Se ci limitiamo alle apparenze, non fece nulla di eccezionale; pregava, faceva penitenza, adempiva i servizi domestici propri della vita comunitaria. Se ci si aspetta di assistere ad azioni clamorose, si resta delusi. Pur tuttavia, la vita di Chiara è piena di insegnamenti. È un po' come una miniatura: da lontano, non si vede gran ché, ma osservandola bene, da vicino, si scopre un mondo meraviglioso dove ogni dettaglio porta e apre orizzonti nuovi. Ci si rende conto, in particolare, che Chiara ha amato Cristo in modo straordinario... Allora si capisce che abbia attirato, che la sua santità abbia affascinato papi e cardinali, che possa essere chiamata "-maestra di vita-" e che continui a sedurre, non per lei, ma per condurre verso Cristo, il suo Signore da lei profondamente amato.
Infatti è un modo di amare, di vivere in comunione con Cristo, con le sue consorelle, con il mondo che la circonda che ci lascia colei che, secondo un contemporaneo, Francesco chiamava "-la cristiana-", cioè la perfetta imitatrice di Cristo, la sua "-immagine-" per così dire... Dal canto suo Chiara indicava Francesco come "- l'amante autentico di Cristo e il suo imitatore -" ( Testamento, 2).

Ma allora Chiara è stata solo una semplice copia di Francesco? Lei non lo pensa. Si presenta come "-la sua pianticella-" e chiama lui "-il giardiniere-". Ma se il giardiniere assicura alla pianta il suo sviluppo, non ne modifica la sua natura: l'aria, l'acqua, la linfa che la nutrono non vengono da lui. Chiara afferma che tutte le grazie vengono da Dio, il Padre misericordioso e che la sua linea di condotta è tratta da Dio, anche se spesso per mediazione di Francesco.

Chiara, la fedele discepola, ha quindi un insegnamento proprio da darci circa la maniera di seguire Cristo. Chiara è un essere di comunione, malgrado, e forse a causa della rottura iniziale che abbiamo evocato. Questa qualità, di cui oggi abbiamo tanto bisogno nei nostri rapporti reciproci e nei rapporti con Dio e con noi stessi, Chiara l'ha vissuta profondamente e quasi naturalmente: guardiamola vivere.

Chiara, donna del suo tempo, donna moderna

Celano scrive: "- Molte donne d'ogni parte accorrono all'odore dei suoi profumi... la novità di questi fatti si sparge nel mondo intero, ovunque le anime si consacrano a Cristo -" ( Vita, 9-10). Vi è molta enfasi, evidentemente, in queste parole, ma anche una base reale: infatti, fiorirono un po' dappertutto comunità di clarisse e Celano dice con molta grazia: "- come biancospini in primavera -".

Chiara, specchio, risplende. Risplende come una "-immagine di Cristo-", ma anche per la sua personalità che, lavorata dalla grazia, fa di lei la donna più completa del Medio Evo e una bella immagine che trascende il tempo.

Una donna del suo tempo

Figlia di un cavaliere di cui eredita l'educazione e la cultura; cittadina di una delle città italiane dove fioriscono l'economia e la società moderne, solidale per la sua scelta con la condizione dei poveri, Chiara si presenta come una donna "-intera-". La sua unione con Cristo unifica tutti questi elementi in una sintesi armoniosa. Li integra, illuminandoli con il Vangelo, ma non si lascia rinchiudere in nessuno di essi.

La sua rottura iniziale non costituisce un rifiuto aggressivo, ma bensì una scelta per Dio e, a poco a poco, il Signore le rende tutto, trasfigurato.

Lei lascia la sua famiglia, il suo ambiente e, poco dopo, le sue sorelle, sua mamma, le sue amiche la raggiungono per seguire la sua scuola.

Ha scelto di vivere fuori dalla sua città, fuori dalle mura che, nella società medievale rappresentavano, oltre che la sicurezza, tutto un simbolo di appartenenza, di comunità di destino, ma presto la città corre a chiederle miracoli e a porsi sotto la protezione della sua preghiera.

Chiara, che non è più prigioniera delle sue strutture, della sua divisione sociale, dei suoi rumori, ne diviene solidale. E lo costatiamo quando i saraceni attaccano la città (1240): dopo essersi assicurata che la comunità è in salvo, Chiara intercede presso il Signore: "- Signore, ti prego, difendi questa città -" ( Processo, 9,2). Itestimoni raccontano che l'anno dopo, la città fu di nuovo assediata da un altro guerriero, Vitale d'Aversa. Le suore non sono più inquiete per loro, ma Chiara le riunisce e dice loro: "- Da questa città riceviamo ogni giorno molti beni, figlie carissime; sarebbe una grande empietà non portarle soccorso, come possiamo, ora che è il momento. E ordina alle consorelle di portare della cenere e di scoprirsi la testa. E per prima cosparge la sua di molta cenere, poi depone la cenere sulle teste delle altre e dice loro: "Andate su, al Signore nostro, e chiedetegli la liberazione della nostra città; con tutto il cuore" -" ( Vita , 23).

Assisi fu liberata. Per una ragione sconosciuta, le truppe di Vitale d'Aversa abbandonarono la città. Chiara apparve allora come la protettrice della città che ogni anno ricorda questo avvenimento.

La sua attenzione ai segni dei tempi

La sua libertà rispetto alle sue radici, la rende capace di cogliere e di accogliere la novità della vita evangelica francescana. Sceglie, quindi, senza esitare, tra tutte le possibilità di servire Dio, quella di seguire Francesco; si trova pienamente a suo agio con queste nuove forme di vita e di spiritualità. Lei stessa apre cammini nuovi. La maniera in cui vive la povertà e il lavoro nella società del suo tempo, ne sono un esempio.

La scelta dell'altissima povertà cambia la situazione dei monasteri nei riguardi della società: crea una dipendenza della comunità rispetto al mondo che lo circonda, mentre fino allora, la presenza di una abbazia faceva nascere attorno ad essa villaggi, un artigianato e a volte perfino una città la cui attività dipendeva in gran parte dalla stessa abbazia: contadini, artigiani, commercianti lavoravano per le necessità, a volte ingenti, delle grandi abbazie. A causa della necessità della questua, al contrario, il monastero si mette in stato di dipendenza nei riguardi della città: è l'applicazione pratica della minorità.

Nessuno dei nuovi Ordini aveva osato imporre alle donne una vita così precaria. San Domenico, pur avendo desiderato che i suoi confratelli non possedessero nulla, non corre questo rischio con le suore; sollecita per loro alcune proprietà ed incarica un fratello di amministrarle per assicurare loro una sicurezza materiale.

E così il monastero si unisce alla società; anche se la clausura è stretta, la solidarietà è grande perché la comunità subisce le stesse vicissitudini degli abitanti, cioè contraccolpi della crisi, le carestie, le guerre e beneficiano anche della generosità dei benefattori in momenti di abbondanza.

Per quanto riguarda il lavoro, Chiara, come Francesco, vuole lavorare "-con le sue mani-". Ed è anche questa una novità nella vita monastica dell'epoca: monaci e monache di un certo rango non lavoravano manualmente perché le converse assicuravano il servizio materiale.

"-Lavorare con le proprie mani-" è un'espressione di San Paolo usata all'inizio del secolo XIII da coloro che cercavano di promuovere un nuovo atteggiamento nei riguardi della Chiesa di fronte al lavoro, come spiega Marco Bartoli nel suo libro su Santa Chiara. Il lavoro è segno di minorità.

A San Damiano, le suore lavorano per la loro sussistenza, ma anche per dare. Portano abiti poco raffinati e mangiano pan secco, ma confezionano i corporali con tele preziose che distribuiscono a tutte le chiese della regione.

È questo, prosegue Bartoli, il paradosso economico di San Damiano: lavorare per donare e mendicare per vivere. È antieconomico, ma ciò crea un altro tipo di rapporto, un circuito di carità. Il lavoro non riveste un carattere economico, ma è una scelta di povertà.

Chiara, per nascita e per le scelte da lei operate, rappresenta una svolta nel secolo XIII e scuote la dinamica della società, della campagna verso la città. Appartiene ai due mondi e ha scelto di situarsi particolarmente nella condizione dei nuovi poveri che lasciano la campagna e affollano le città per lavorarvi. Materialmente e spiritualmente, Chiara accoglie in pieno il suo tempo e le sue evoluzioni, ma mantiene nel cuore stesso delle città borghesi dove il denaro è re, il fermento evangelico della povertà come richiamo della prima beatitudine.

Chiara, immagine di Dio per il nostro tempo

A prima vista, ci si può chiedere, con un po' di scetticismo cosa può dirci una monaca che scelse di vivere rinchiusa otto secoli fa'. Chiara non fa proclamazioni, non lascia opere tangibili. È una donna di silenzio e di preghiera, sempre nascosta, quasi sparita, dietro Francesco. È necessario considerarla quindi con attenzione e senza fretta. Allora, a poco a poco, la miniatura medievale salta alla vista e lo specchio rifulge... allora, è possibile contemplare il volto di una donna che è specchio e modello per il suo tempo, per oggi e per sempre, una donna libera perché si è liberata, non per soddisfazione personale, ma per vivere meglio il Vangelo, una donna solidale e di comunione. E, dietro di lei, coprendola con il suo manto, scorgiamo la Vergine che nella cappella di Santa Maria degli Angeli presiedette la sua consacrazione e... accanto a lei, Cristo, servo, di cui lei volle riprodurre le caratteristiche, nel suo essere di donna.

 

 

 


 

Fonte : http://www.ciofs.org/doc/sf93ito1.htm

Sr. Marie Colette OSC , Estratto di una relazione all'Assemblea Generale della Conferenza Francescana Internazionale - TOR, Assisi 16-22 maggio 1993.

Fonte foto : http://san-francesco.org/santachiara/st_claregiotto.jpg