| ARTCUREL:
Arte, Cultura e Religione
(Art , Culture and Religion) |
| RUBRICHE AUTORI : Antonia Chimenti : Educazione Arte e Cultura nella Spiritualità. |
"LA NOSTRA STORIA IN PAROLE E IMMAGINI"
di Antonia Chimenti
CANTO GREGORIANO
Sguardo amorevole, carezzevole su se stessi,
preludio ad uno sguardo incontaminato e puro sugli altri esseri umani, sul
creato. Sguardo amorevole che dalle creature si eleva al loro Creatore e gli
innalza lodi per il loro tramite.
Canto monotono, dolce, cadenzato, nel bianco immacolato dei monasteri, pura
barriera contro le contaminazioni.
Canto gregoriano, dove la perpetuità non produce tedio, perché le voci, tante,
cantano all'unisono e meditano, attente, assorte.
Vite offerte liberamente a chi le ha create e le ricrea ogni giorno in quello
slancio d'amore, corrisposto nella purezza, nel rinnovato sì, che cuore, anima,
mente esprimono con la voce.
Vite offerte nel sacrificio della materia.
Materia bruciata e trasformata in incenso profumato, che volteggia leggero.
IL ROMANICO
Arte pura, arte dell'equilibrio delle proporzioni,
congiunto alla solidità del materiale. Esprime l'operosità dell'uomo, che
materializza una visione mentale e spirituale, dove nessun contrasto turba
l'armonia.
L'arte classica fornisce la tecnica, la progettazione, il disegno, ed il
Cristianesimo imprime il soffio della spiritualità.
Fresca penombra, dall'acustica perfetta, dove raccogliersi ed elevare canti alla
Divinità, all'interno. All'esterno, un aggraziato profilo, disegnato con cura,
ad offrire l'eterna presenza dello spirito fra le umane cose.
La scultura e la pittura riprendono l'essenzialità e la purezza delle linee
architettoniche, materializzano nella corposità dei rilievi e del tracciato
semplice delle forme, la parabola dell'uomo, creatura decaduta, destinata al
dolore, ed indicano nella croce il perno della salvezza, come nella Deposizione
di Benedetto Antelami, nel duomo di Parma, nel Cristo che soffre di Giunta
Pisano e nel Cristo che nobilmente domina la morte e divinamente la trasfigura
in un trionfo, foriero di speranza per i credenti, così come lo presenta la
sensibilità di Maestro Guglielmo, nel duomo di Sarzana.
POETI PROVENZALI
Trovatori, compositori di versi accolti nelle corti del Meridione della Francia,
ispirati da una visione del mondo che trasfigura e idealizza moti, pulsioni,
azioni.
Moti, pulsioni, azioni sono servizio.
Visione nobile, pura, semplice e bella.
Dove il canto é pretesto alla musica, il canto polifonico a due voci o più,
prima ancora che la musica strumentale prendesse il sopravvento.
Canto armonioso, preludio a un'armonia che si desidera, talvolta si trova,
nell'incontro con altri esseri.
Siamo nel secolo XI°.
I trovatori trovano cose belle nel loro peregrinare; monelli in libertà,
respirano al contatto con la magia incantata di leggende, storielle, ma, al
riparo dal vento e dalla pioggia, rendono omaggio coi loro trilli alle Signore
del luogo, cui un destino diverso ha assegnato nobili natali.
Le consuetudini sociali, ma anche la differenza insormontabile di rango
alimentano canti, dove le rozzezze si sublimano. L'incontro/ scontro e
l'impossibilita' dello scambio consumistico deviano nell'arte e sublimano una
realtà che, altrimenti, sarebbe rozza e brutale.
Ironia e cinismo di letture prevenute da pregiudizi volgari, come la sessualità
fine a se stessa, la cupidigia, impediscono talvolta di scorgere come gli
elevati ideali, se perseguiti con ferma determinazione e volontà di coerenza, si
realizzano non solo nei sogni degli artisti, ma nella storia, nella vita, nel
quotidiano.
Il canto puro degli ultimi trovatori esprime l'afflato dell'anima, sciolta dai
legami sensuali, passionalmente intenta a contemplare negli altri esseri,
l'Eterno.
SCUOLA SICILIANA
Gentilezza é l' essenza della poesia che fiorisce alla corte di Federico II, e
gli accenti che ne costituiscono l'espressione sono l'armoniosa realizzazione di
menti e cuori eletti, che scelsero la paziente via dell'arte per coltivare le
loro anime.
Siamo nel secolo XIII, in Sicilia. Profumi, colori di una terra generosa e
bella, nel filtro spirituale di anime elette.
Invito gentile a ripercorrere con garbo il sentiero che ci conduce alla purezza
di comportamenti, parole,che anime e cuori ingentiliti ispirano, per ricondurci
alle nobili e umili origini di creature.
Non sono più 'uccel di bosco', monelli estrosi, ma notabili, professionisti, che
trovano nel canto d'amore il canale privilegiato per
arieggiare la materia greve delle 'cose' di cui si occupano con il soffio della
loro spiritualità, riscaldata da sentimenti nobili.
Come bene osserva Frede Jensen nella sua preziosa antologia, la poesia siciliana
é per i suoi autori "a means to leave aside for a few precious moments the
worries and tribulations of public office" *.
Una poesia dove il siciliano delle origini, con il suo ipervocalismo, ben si
presta ad una creazione dove il testo scritto é molto importante, visto che é
poesia da leggere, non da cantare**
*Cito da F.JENSEN, The Poetry of the
Sicilian School, edited and translated by F.Jensen, Vol.22, Series A, Garland
Publishing Inc., New York & London, 1986, p.1.
**P.Bigongiari, Capitoli di una storia della poesia italiana, Firenze, Felice Le
Monnier, 1968.
DOLCE STIL NOVO
Mai parole furono più appropriate per definire una visione bella e buona della
vita , o forse sì, anzi, sicuramente, sì.
Un viaggio nel tempo e nello spazio ci porta ai trovatori e, ancor più oltre, là
dove lo spazio ed il tempo sconfinano nell'eterno, a quelle immagini pure e
luminose delle Sacre Scritture.
Visione della vita, nella quale si tacitano i fragori della storia, i sordidi
rimuginii della mente, e l'anima ritrova la sua unica vera via del ritorno alle
origini.
"Magnificat anima mea Dominum"
Il sì gioioso di una fanciulla umile, circondata da poche cose. Colmata dalla
grazia. Umile, operosa, silente, attenta, aperta al mistero, radiosa sul mondo.
Maria trascende da Nazareth, valica confini, porta il Creatore nel suo grembo
per nove mesi. Lo partorisce in una stalla. Un Dio in una stalla?
Sì. L'umiliazione di un Dio doveva essere totale, per essere meno Dio e più
umano, e per permettere all'uomo di diventare sempre più Dio, attraverso
un'unica strada: il dolore.
Gli uomini che 'inventarono' , o meglio ritrovarono il "dolce stile", erano
ispirati da fantasie incontaminate, belle come le parole che le espressero.
Cantavano un ideale, che resterebbe confinato aldilà della materia, se non
trovasse qualcuno che, fuori dalle mode, contro le mode, lo incarna, lo vuole
incarnare. E sono tante. Non fanno rumore, come i fiori, e come i fiori
profumano.
Questo sguardo puro, questo concetto, questo sentimento, caratterizzava gli
uomini che ritrovarono il 'dolce stile' nel bel mezzo del secolo XIII, in un
mirabile sincretismo di filosofia, teologia, cultura, arte e spiritualità.
Fonte : " La nostra storia in parole e immagini " , brani tratti da uno scritto inedito della prof.ssa Antonia Chimenti. E-mail: a.chimenti@email.it .