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RUBRICHE AUTORI : Padre
Felice Artuso : la Passione - Croce di Cristo e la Sua rappresentazione
simbolica |
IL MISTERO PASQUALE NEI SALMI
di Padre Felice Artuso

Chi inizia a pregare non si chiude in se stesso, ma si
apre a Dio, si muove verso di lui e sta alla sua presenza. Ascolta quindi la sua
parola, dialoga con lui, gli eleva inni di lode e di invocazione. Confidando
nella sua misericordia, attende infine la liberazione da ogni afflizione.
I salmi sono canti di ringraziamento e di supplica a Dio, composti da poeti
ebrei. Presentano con un linguaggio lirico le grida di gioia e di sofferenza, di
vittoria e di sconfitta. Cantano la santità, la bellezza e la misericordia di
Dio, rese visibili nell’opera della creazione e della redenzione. Esprimono
l’anelito del credente di incontrarlo, di adorarlo, di ringraziarlo e di
rimanere in piena comunione con lui. Suscitano in qualsiasi persona sentimenti
d'amore, di gioia, di speranza, di liberazione e di gratitudine. Trasmettono la
convinzione che nessuna persona può ostacolare e bloccare la realizzazione dei
suoi sovrani progetti.
Raccolti nel Salterio, accompagnano le celebrazioni liturgiche del tempio e
delle sinagoghe. Drammatizzano la situazione del servo, giusto e fedele, che per
la sua totale adesione a Dio è odiato, disprezzato, minacciato e angustiato
dagli uomini. Raccontano la vita e la missione salvifica di Gesù Cristo.
Segnalano le tappe del suo cammino pasquale, che si conclude a Gerusalemme,
città della predilezione, della pace e della giustizia divina. Annunciano la
nascita, lo sviluppo, le persecuzioni e le sofferenze della Chiesa. Ravvivano in
noi la coscienza battesimale e ci sollecitano di corrispondere alla grazia della
nostra vocazione.
L’ebreo credente prega, cantando i salmi, possibilmente ritmati dagli strumenti
musicali. Si rivolge verso il tempio, loda e invoca Dio, usando il tu
confidenziale (Sal 5,8;28,2). Esterna la certezza che solo in Dio, alleato
fedele, trova soccorso, liberazione, riparo, difesa e invito ad un onesto
comportamento civico: «Abbi pietà di me, Signore, vedi la mia miseria, opera dei
miei nemici, tu che mi strappi dalle soglie della morte, perché possa annunziare
le tue lodi, esultare per la tua salvezza alle porte della città di Sion» (Sal
9-10,14-15); «Fino a quando, Signore, starai a guardare? Libera la mia vita
dalla loro violenza» (Sal 35,17); «Mio padre e mia madre mi hanno abbandonato,
ma il Signore mi ha accolto» (Sal 27,10).
Fin dall'infanzia Gesù è introdotto alla preghiera Dei salmi. Si attiene
abitualmente a questo metodo di orazione, ne gusta l’afflato spirituale e
adempie il suo contenuto profetico. Nei giorni di riposo, di festa o di
penitenza canta i salmi nelle assemblee liturgiche. Li canta anche in privato
con i suoi discepoli (Mt 26,30). Nel suo annuncio a volte cita qualche
espressione salmica o vi allude, riferendola a se stesso o alla sua attività.
Dimostra in questo modo che sta compiendo una rilettura attualizzante di tutto
il Salterio.
Gli apostoli e i primi evangelizzatori collegano i salmi alle rilevanti fasi
della storia di Gesù e alle vicende personali dei nuovi credenti. Li recitano,
rimanendo in comunione d’amore con lui, incompreso, perseguitato, rifiutato e
glorificato. Pensano che egli è presente nella Chiesa, le parla anche con le
parole dei salmi e si rivolge al Padre celeste mediante le stesse preghiere .
Raccomandano ai primi battezzati di alzare la testa, di elevare la propria mente
a Dio e di salmeggiare. Compongono inoltre per le assemblee liturgiche dei nuovi
inni .
La Chiesa educa i cristiani a leggere i salmi, a memorizzarli, a cantarli e a
meditarli, perché possano incontrarsi con il Signore, lottare assieme a lui
contro il male, conservare la fede nella sua opera redentrice e trasmetterla
agli altri. Inserisce dei versetti salmici nelle celebrazioni eucaristiche
oppure vi ricava preghiere di lode e di intercessioni per tutto il tempo
dell’anno liturgico.
Riportiamo ora alcune espressioni salmiche, nelle quali i primi cristiani
scorgevano le enunciazioni profetiche dell'incarnazione, della passione, della
morte, della risurrezione e della sovranità universale di Gesù. Esponiamo infine
il contenuto del salmo 22 (21) e del salmo 69 (68), in cui secondo una rilettura
cristiana trapela la sofferenza e la gloria del Signore Gesù.
L’incarnazione del
Figlio di Dio
Un salmista esorta il popolo ebraico di attendere la venuta del Signore,
elargitore di misericordia e di salvezza: «Israele attenda il Signore, perché
presso il Signore è la misericordia e grande presso di lui la redenzione. Egli
redimerà Israele da tutte le sue colpe» (Sal 130,7-8). Un altro salmista
annuncia che Dio, attento al lamento degli oppressi, si alzerà, si metterà in
movimento e li libererà dalle loro tristezze: «Per l’oppressione dei miseri e il
gemito dei poveri, io sorgerò - dice il Signore - metterò in salvo chi è
disprezzato» (Sal 12,6).
Nel giorno di un’incoronazione regale un salmista attesta al nuovo sovrano che
Dio ha giurato di costituirlo suo figlio (2 Sam 7,13-14): «Tu sei mio figlio,
oggi ti ho generato» (Sal 2,7). A sua volta il figlio risponde a Dio che è
pronto a compiere la sua volontà, asserisce a cambiare il sacrificio degli
animali con l’offerta di se stesso: «Sacrificio ed offerta non gradisci, gli
orecchi mi hai aperto. Non hai chiesto olocausto e vittima per la colpa. Allora
ho detto: Ecco io vengo sul rotolo del libro è scritto, di fare il tuo volere» (Sal
40,7-9).
Dio Padre realizza questi annunci, inviando nel mondo il Figlio unigenito, che
dall'eternità vive rivolto verso di lui (Ebr 1,5). Lo genera ora nel tempo,
pensa a lui, lo accompagna con la sua grazia, riconoscendo la sua origine ed
identità. Inoltre nel giorno della gloriosa risurrezione il Padre può dirgli: Io
ti ho generato, ti ho ridato una nuova vita, ti ho collocato alla destra del mio
trono regale, ti ho conferito l'investitura messianica e ti ho affidato la
sovranità su tutto l'universo (At 13,33). Il Figlio, generato nel tempo da Maria
vergine, si pone nelle braccia del Padre come un bambino che riposa sicuro nel
grembo di sua madre: «Io sono tranquillo e sereno come bimbo svezzato in braccio
a sua madre» (Sal 131,2). Risponde alle premure del Padre celeste, dicendogli di
amarlo e compiere la sua volontà fino al punto di accettare la morte di croce (Eb
10,8-10). Il cristiano imita Gesù, che ha obbedito al Padre, ha sacrificato se
stesso per onorarlo, si è affidato alla sua bontà e ha atteso di essere
glorificato da lui.
Le
insidie contro Gesù
Alcuni salmisti condannano l’omertà e la corruzione morale di molti: «Si dicono
menzogne l’uno all’altro, labbra bugiarde parlano con cuore doppio» (Sal 12,3).
Deplorano coloro che ordiscono turpi intrighi e calunniano il giusto: «Non c’è
sincerità sulla loro bocca, è pieno di perfidia il loro cuore» (Sal 5,10).
Paragonano le loro aggressioni al morso micidiale dell’aspide: «Sono velenosi
come il serpente, come vipera sorda che si tura le orecchie» (Sal 58,5).
Equiparano gli insulti dei malvagi ai colpi di spada e alle frecce, tirate con
destrezza: «Affilano la loro lingua come spada, scagliano come frecce parole
amare per colpire di nascosto l’innocente; lo colpiscono di sorpresa e non hanno
timore. Si ostinano nel fare il male, si accordano per nascondere tranelli;
dicono: Chi li potrà vedere?» (Sal 64,4-6).
Asseriscono che il giusto, perseguitato e isolato dagli avversari, si affida a
Dio, suo pastore, difensore e liberatore: «Custodiscimi come pupilla degli
occhi, proteggimi all’ombra delle tue ali, di fronte agli empi che mi opprimono,
ai nemici che mi accerchiano» (Sal 17,8-9); «Signore, libera la mia vita dalle
labbra di menzogna, dalla lingua ingannatrice» (Sal 120,1-2); «Ho creduto anche
quando dicevo: sono troppo infelice. Ho detto con sgomento ogni uomo è inganno»
(Sal 116,10-11).
Gesù prova il disagio dei giusti e dei perseguitati d’Israele. Innalza ferventi
suppliche al Padre suo con la certezza di essere ascoltato. Il Padre celeste
esaudisce le grida di suo Figlio. Accoglie anche le suppliche di noi miseri.
L’ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme, il
complotto contro di lui e il tradimento di Giuda
Ogni pellegrino era accolto nel tempio di Gerusalemme con queste parole di
benvenuto: «Benedetto colui che viene nel nome del Signore» (Sal 118,26). Gesù,
diretto al tempio, è acclamato dalla folla con la medesima espressione salmica
(Mc 11,9-10). Alcuni dei presenti se ne sdegnano, ma egli accetta la spontanea
acclamazione della gente e la difende, dicendo: «Con la bocca dei bimbi e dei
lattanti affermi la tua potenza e contro i tuoi avversari per ridurre al
silenzio nemici e ribelli» (Sal 8,3; Mt 21,12-13).
Un salmista si lamenta con Dio, perché gli empi lo circondano, lo oltraggiano e
minacciano di ucciderlo: «Se odo la calunnia di molti, il terrore mi circonda;
quando insieme contro di me congiurano, tramano di togliermi la vita» (Sal
31,14). Gesù sperimenta qualcosa di simile, quando gli avversari complottano
contro di lui (Mt 26,3; Gv 18,14).
Alcuni salmisti menzionano un uomo, che all’interno di un gruppo defeziona,
inganna e tradisce l’amicizia conviviale: «Ecco, l’empio produce ingiustizia,
concepisce malizia, partorisce menzogna» (Sal 7,15); «Egli pensa: non sarò mai
scosso, vivrò sempre senza sventure. Di spergiuri, di frodi e di inganni ha
piena la bocca sotto la sua lingua sono iniquità e sopruso» (Sal 9-10,27-28);
«L’empio trama contro il giusto, contro di lui digrigna i denti» (Sal 37,12);
«Anche l’amico in cui confidavo, anche lui che mangia con me, ha alzato contro
di me il calcagno» (Sal 41,10); «Ma sei tu, mio compagno, mio aiuto e mio
confidente; ci legava una dolce amicizia, verso la casa di Dio camminavamo in
festa» (Sal 55,14-15); «Il nemico mi perseguita, calpesta a terra la mia vita,
mi ha relegato nelle tenebre come i morti da gran tempo. In me languisce il mio
spirito, si agghiaccia il mio cuore» (Sal 143,2-4).
Gesù prova sentimenti di sconforto analoghi ai salmisti, quando Giuda Iscariota
lo rifiuta e lo consegna ai sequestranti (Gv 13,18). Continua tuttavia ad
amarlo. Se siamo traditi da quelli che abbiamo amato e beneficato, ricordiamo
che l’amore vince l’odio.
L’agonia, la cattura e la fuga dei discepoli
Oppressi dalla presenza oscura del male, alcuni salmisti si angosciano e si
esortano ad avere fiducia in Dio, difensore degli umili: «Perché ti rattristi,
anima mia, perché su di me gemi? Spera in Dio: ancora potrò lodarlo, lui
salvezza del mio volto e mio Dio» (Sal 42,12); «L’anima mia è tutta sconvolta,
ma tu, Signore, fino a quando?» (Sal 6,4); «Ascolta la mia supplica: ho toccato
il fondo dell’angoscia» (Sal 142,7); «Nel mio affanno invocai il Signore,
nell’angoscia gridai al mio Dio» (Sal 18,7).
Nel Getsemani Gesù esterna ai tre discepoli lo stesso stato d'animo dei
salmisti. Angosciato, prega il Padre, da cui riceve forza, equilibrio e
serenità. Si prepara quindi ad incontrare gli avversari, che si dirigono verso
di lui, per sequestrarlo .
Un salmista riferisce che alcuni perversi, lo aggrediscono di notte senza
possedere una seria motivazione: «Ecco, insidiano la mia vita, contro di me si
avventano i potenti. Signore, non c’è colpa in me, non c’è peccato; senza mia
colpa accorro e si appostano… ritornano a sera e ringhiano come cani, si
aggirano per la città. Ecco, vomitano ingiurie, le loro labbra sono spade» (Sal
59,4-8). Nel buio notturno Gesù è accerchiato e ammanettato irragionevolmente (Gv
18,3).
Altri salmisti parlano della caduta dei loro assalitori e della fuga degli
amici, intimoriti da un’improvvisa violenza: «Quando mi assalgono i malvagi per
straziarmi la carne, sono essi, avversari e nemici, a inciampare e cadere» (Sal
27,2); «Amici e compagni si scostano dalle mie piaghe, i miei vicini stanno a
distanza» (Sal 38,12.14-15); «Sono l’obbrobrio dei miei nemici, il disgusto dei
miei vicini» (Sal 31,12); «Mi hanno circondato come api, come fuoco che divampa
tra le spine, ma nel nome del Signore li ho sconfitti» (Sal 118, 12).
Nell’individuazione di Gesù i sequestranti passano un attimo di incertezza:
retrocedono, barcollano, inciampano e cadono (Gv 18,6), mentre gli apostoli
fuggono e abbandonano il loro maestro (Mt 26,56). Le persone fedeli a Dio, che
si china sui deboli (Sal 18,36), conoscono momenti di angoscia e di coazione.
Sperimentano sofferenze simili a quelle che Gesù ha provato nel giorno della sua
passione e morte.
L’interrogatorio
religioso e il processo politico
Qualche orante menziona i cospiratori, i falsi accusatori e violenti, che si
compiacciono di aggredirlo ingiustamente: «Godono della mia caduta, si radunano
contro di me per colpirmi all’improvviso» (Sal 35,15); «Contro di me sono
insorti falsi testimoni che spirano violenza» (Sal 27,12); «Sorgevano testimoni
violenti, mi interrogavano su ciò che ignoravo, mi rendevano male per bene: una
desolazione per la mia vita» (Sal 35,11-12); «Perché le genti congiurano, perché
invano cospirano i popoli? Insorgono i re della terra e i principi congiurano
insieme contro il Signore e contro il suo Messia» (Sal 2,1-2); «Lavo
nell’innocenza le mie mani e giro attorno al tuo altare, Signore» (Sal 26,6);
«Siedono i potenti, mi calunniano, ma il tuo servo medita i tuoi decreti» (Sal
119,23).
Durante l’interrogatorio religioso e il processo politico Gesù si trova davanti
alle legittime autorità. Intervengono persone che lo scherniscono, lo umiliano e
lo accusano con malizia. Le sofferenze attestate dai salmisti si attuano anche
in Gesù e in tutti coloro che seguono il suo esempio. Non meravigliarcene .
La flagellazione, la crocifissione, le tenebre,
l’agonia, la morte e la sepoltura
Alcuni oranti accennano alle violenze subite e raccontano i tormenti del giusto
perseguitato, schernito e percosso, ma fiducioso in un potente intervento di
Dio: «Hanno arato gli aratori, hanno fatto lunghi solchi» (Sal 129,3); «Hanno
messo nel mio cibo veleno e quando avevo sete mi hanno dato aceto» (Sal 69,22);
«Molti contro di me insorgono. Molti di me vanno dicendo: Neppure Dio lo salva!»
(Sal 3,2-3); «Dicono insolenze contro il giusto con orgoglio e disprezzo» (Sal
32,19); «Si è affidato nel Signore, lui lo scampi; lo liberi, se è suo amico» (Sal
22,9); «Sono diventato loro oggetto di scherno, quando mi vedono scuotono il
capo» (Sal 109,25); «Amici e compagni si scostano dalle mie piaghe, i miei
vicini stanno a distanza» (Sal 38,12); «Mandò le tenebre e si fece buio, ma
resistettero alle sue parole» (Sal 105,28); «L’anima mia ha sete di Dio, del Dio
vivente» (Sal 42.3); «Sono sfinito dal gridare, riarse sono le mie fauci» (Sal
69,4); «Si dissolvono in fumo i miei giorni e come brace ardono le mie ossa. Il
mio cuore abbattuto come erba inaridisce, dimentico di mangiare il mio pane. Per
il lungo mio gemere aderisce la mia pelle alle mie ossa» (Sal 102,4-6); «Come
incenso salga a te la mia preghiera, le mie mani alzate come sacrificio della
sera» (Sal 141,2); «Mi affido alle tue mani; tu mi riscatti, Signore, Dio
fedele» (Sal 31,6); «Molte sono le sventure del giusto, ma lo libera da tutte il
Signore: preserva tutte le sue ossa, neppure uno sarà spezzato» (Sal 34,21);
«Sono annoverato tra quelli che scendono nella fossa, sono come un uomo ormai
privo di forza. È tra i morti il mio giaciglio, sono come gli uccisi stesi nel
sepolcro» (Sal 88,5-6).
Consegnatosi nelle mani degli uomini, Gesù conosce le sofferenze della
flagellazione, della crocifissione, della sete, degli scherni e della
solitudine. Dopo la morte riceve una sepoltura regale e termina il suo cammino
di abbassamento . La storia di ogni martire della fede o della carità ha delle
evidenti connessioni con la sua morte.
Il
salmo 22 (21) e 69 (68)
Nei salmi 22 e 69 un giusto racconta che dei nemici minacciano di aggredirlo e
di ucciderlo. Angosciato, supplica Dio di intervenire e di liberarlo dal
pericolo mortale. Presagendo di essere ascoltato, promette a Dio di elevargli
inni di lode. I due salmi hanno un valore messianico. Si realizzano pienamente
nella passione, nella morte e nella glorificazione di Gesù. Esponiamo
separatamente il contenuto di entrambi.
Il salmo 22 è un'ampia lamentazione
individuale, che ha delle relazioni con il linguaggio usato da Geremia, da
Ezechiele e dal Servo sofferente. L’orante è forse un ammalato grave,
disprezzato dai nemici. Profondamente desolato, ha l’impressione che Dio lo
ignori. Si sente separato e lontano da lui, ma non ha perduto la fiducia nel suo
solerte soccorso. Gli chiede quindi il motivo della sua apparente ed illogica
assenza: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato!» (Sal 22,1). Descrive poi
le sue sofferenze fisiche e morali con una serie d’immagini. Attesta che alcuni
potenti nemici, simili a bestie feroci, lo assalgono, lo torturano, lo
spogliano, lo trafiggono, lo privano d'ogni dignità, lo scherniscono e lo
riducono ad una nullità. Grida pertanto a Dio la sua opprimente angoscia: «Io
sono un verme, non un uomo, infamia degli uomini, rifiuto del mio popolo. Mi
scherniscono quelli che mi vedono, storcono le labbra, scuotono il capo: Si è
affidato al Signore, lui lo scampi; lo liberi, se è suo amico…Hanno forato le
mie mani ed i miei piedi, posso contare le mie ossa. Essi mi guardano, mi
osservano: si dividono le mie vesti, sul mio vestito gettano la sorte» (Sal
22,7-9; 17-19).
Ricorre ad immagini impressionanti e sconvolgenti: «Il mio cuore è come cera, si
fonde in mezzo alle mie viscere. È arido come coccio il mio palato, la mia
lingua si è incollata alla gola, su polvere di morte mi hai deposto» (Sal
22,15-16). Agli estremi della sofferenza si affida a Dio, suo unico difensore e
salvatore. Gli domanda di liberarlo dall’imminente e orribile morte. Passato il
temuto pericolo, potrà vivere per lui, mangiare assieme a tutta la comunità di
fede, esultare nel suo nome, elevargli inni di lode (Sal 22,30), inoltre i suoi
discendenti racconteranno quanto egli ha compiuto e lo ringrazieranno e: «Lo
servirà la mia discendenza. Si parlerà del Signore alla generazione che viene;
annunzieranno la sua giustizia; al popolo che nascerà diranno: “Ecco l'opera del
Signore!”» (Sal 22,31-32).
Il salmo annuncia il cammino di Gesù, giusto rifiutato, crocifisso, risorto e
glorificato. Infatti, una furiosa bufera d’odio si abbatte su di lui nel giorno
della sua passione. Appeso alla croce, ha l’impressione che il Padre celeste,
grande nell’amore, lo abbia abbandonato in balia dei nemici coalizzati e
induriti. Dilaniato, grida al Padre il suo tormento, aspetta che lo esalti
all’alba pasquale e lo ringrazia in anticipo (Mt 27,46; Mc 15,34). Ricevuta
l’effusione dello Spirito Santo, gli apostoli e gli evangelisti comprendono il
senso profetico della Scrittura. Nei loro racconti pasquali dimostrano che
questo salmo si compie perfettamente in Gesù .
I Padri della Chiesa spiegano i salmi, attribuendoli a Gesù. Pertanto
sant'Agostino commenta il salmi 22: «Queste parole indicano bene il corpo del
Cristo disteso sulla croce, le sue mani ed i suoi piedi confitti e trapassati
dai chiodi, il suo supplizio offerto in spettacolo a quelli che lo guardavano e
lo disprezzavano» . Commentando la stessa preghiera, precisa: «In questo salmo
ascoltiamo tutto ciò: quello che ha sofferto e perché (ha sofferto). Tenete a
mente questi due elementi, che cosa e perché… Chiusa era la Scrittura e nessuno
la intendeva; il Signore è stato crocifisso e…tutto ciò che era occulto ci è
stato rivelato» .
Passiamo al salmo 69, che rispecchia le
sofferenze del profeta Geremia. Un orante teme di morire, vittima di una grave
malattia o di una spietata persecuzione. Attesta che dei potenti senza scrupoli,
assieme ad altre persone, lo odiano, lo isolano e lo opprimono, recandogli
immensa sofferenza: «Più numerosi dei capelli del mio capo sono coloro che mi
odiano senza ragione» (Sal 69,5). Lo accusano di rapina e lo insultano, mentre
egli ha lealmente testimoniato il suo ardente zelo nel servizio cultuale:
«Poiché mi divora lo zelo per la tua casa, ricadono su di me gli oltraggi di chi
mi insulta» (Sal 69,10-11). Lotta solitario contro i suoi denigratori e
torturatori, aspettando inutilmente un gesto di compassione: «Ho atteso
compassione, ma invano, consolatori, ma non ne ho trovati. Hanno messo nel mio
cibo veleno e quando avevo sete mi hanno dato aceto» (Sal 69,21-22). Immerso in
un’immensa sofferenza fisica e morale supplica Dio, buono e fedele (Sal
69,4.11-12). Con insistenza gli chiede di punire quelli che lo perseguitano. Gli
domanda anche la liberazione dalla solitudine, dalla calunnia, dalla violenza,
dalla morte e dalla sepoltura (Sal 69,25-29). Conclude la preghiera, presagendo
che Dio lo soccorrerà, gli toglierà le assurde persecuzioni e lo ristabilirà
nella giustizia. Gli promette quindi che trasformerà il suo lamento in un
gioioso inno di lode: «Io sono infelice e sofferente; la tua salvezza, Dio, mi
ponga al sicuro. Loderò il nome di Dio con il canto, lo esalterò con azioni di
grazie» (Sal 69,30-32). Invita infine i giusti e tutte le creature ad associarsi
al suo ringraziamento: «Vedano gli umili e si rallegrino. A lui acclamino i
cieli e la terra, i mari e quanto in essi si muove» (Sal 69,33.35).
Questa preghiera ha parecchie connessioni con la passione di Gesù. Infatti,
durante l’ultima cena egli si rattrista per l'imminente abbandono dei suoi
discepoli: «Ecco, verrà l’ora, anzi è già venuta, in cui vi disperderete
ciascuno per conto proprio e mi lascerete solo» (Gv 16,32). Nel Getsemani
rimprovera gli apostoli prediletti di essersi lasciati sopraffare dal sonno e di
non aver pregato con lui: «Poi tornò dai discepoli che dormivano. E disse a
Pietro: Così non siete capaci di vegliare un’ora sola con me?» (Mt 26,40).
Nell'agonia della croce, mentre dà diversi segni d’infinito amore, patisce il
rifiuto, la solitudine, la sete e gli scherni . Tuttavia non impreca contro
nessuno, né implora la vendetta sui suoi aguzzini. Invoca bensì su di loro il
perdono e la salvezza. Elevato alla gloria della risurrezione, innalza al Padre
celeste un perenne inno di lode ed è per tutti gli umili un segno di speranza.
Nel commento a questo salmo sant'Agostino elabora la seguente applicazione
cristologica ed ecclesiologica: «Qui parla Cristo… e parla non solo come capo,
ma anche come corpo. Queste parole si adempiono alla lettera. Non ci è qui
concesso di intendere alcunché di diverso. Anche gli Apostoli, parlando di
Cristo, citano le testimonianze di questo salmo. E chi oserà allontanarsi dalle
loro parole? Quale agnello non seguirà gli arieti? È certo dunque che qui parla
Cristo. A noi piace mostrare dove di preferenza parlino le sue membra, onde
documentare che qui parla il Cristo totale» .
I due salmi sono inseriti nel Lezionario liturgico come pure nell’Ora media di
ogni venerdì della terza settimana e nell’Ufficio delle letture del Venerdì
Santo. Mediante queste preghiere i cristiani contemplano le fasi più dolorose
della storia di Gesù; si uniscono alla sua supplica e alla sua lode a Dio; si
associano parimenti al grido d'angoscia e di lode di tutti i sofferenti.
Attendono quindi fiduciosi la redenzione eterna.
La gloriosa risurrezione di Gesù
Un gruppo di salmisti loda Dio, per aver donato una
nuova vita al suo eletto. Dio, infatti, «ha infranto le porte di bronzo ed ha
spezzato le sbarre di ferro» (Sal 107,16). Si è rivolto a lui e gli ha detto:
«Siedi alla mia destra, finché io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi»
(Sal 110,1). Gli ha conferito una sovranità regale e sacerdotale, dicendogli:
«Tu sei sacerdote per sempre secondo l’ordine di Melchisedech» (Sal 110,4).
L’eletto ha risposto all’intervento divino, evocando il suo cammino di
abbassamento e di esaltazione, di dolore e di gloria: «Tutti i popoli mi hanno
circondato ma nel nome del Signore li ho sconfitti. Mi hanno circondato, mi
hanno accerchiato ma nel nome del Signore li ho sconfitti» (Sal 118,10-11); «In
questo gioisce il mio cuore, esulta la mia anima, anche il mio corpo riposa al
sicuro, perché non abbandonerai la mia vita nel sepolcro, né lascerai che il
tuio santo veda la corruzione… gioia piena nella tua presenza, dolcezza sena
fine alla tua destra» (Sal 16,9-11); «Se guardo il tuo cielo, opera delle tue
dita, la luna e le stelle che tu hai fissate, che cosa è l'uomo perché te ne
ricordi, il figlio dell'uomo perché te ne curi? Eppure l'hai fatto poco meno
degli angeli, di gloria e di onore lo hai coronato, gli ha dato potere sulle
opere delle tue mani, tutto hai posto sotto i suoi piedi» (Sal 8,4-7); «Io sono
con te sempre: tu mi hai preso per la tua mano destra» (Sal 73,23); «Ti
esalterò, Signore, perché mi hai liberato e su di me non hai lasciato esultare i
nemici. … Signore, mi hai fatto risalire dagli inferi… Alla sera sopraggiunge il
pianto e al mattino ecco la gioia» (Sal 30,2.4.6).
I salmisti invitano inoltre i propri connazionali ad associarsi alla loro
preghiera e a lodare Dio per aver liberato il suo eletto dai vincoli della
morte: «Cantate al Signore un canto nuovo, cantate al Signore da tutta la terra»
(Sal 96,1). «Celebrate il Signore, perché egli è buono; perché eterna è la sua
misericordia. La pietra scartata dai costruttori è divenuta testata d’angolo;
ecco l’opera del Signore: una meraviglia ai nostri occhi. Questo è il giorno che
ha fatto il Signore: rallegriamoci ed esultiamo» (Sal 118,1.22-24); «Vita ti ha
chiesto, a lui l’hai concessa, lunghi giorni in eterno, senza fine» (Sal 21,5);
«Il tuo trono, Dio, dura per sempre; è scettro giusto lo scettro del tuo regno»
(Sal 45,7); «Dite tra i popoli: “Il Signore regna!”. Sorregge il mondo, perché
non vacilli; giudica le nazioni con rettitudine» (Sal 96,9-10).
Gesù, re e sacerdote, conosce una storia simile a quella che emerge da queste
preghiere. Gli uomini lo insultano, lo condannano a morte, lo crocifiggono, lo
seppelliscono in una tomba nuova al tramonto del sole. Dio tuttavia lo esalta
nelle prime ore del mattino e lo costituisce sovrano universale ed eterno .
Pieno di vita, il Risorto loda incessantemente il Padre, per averlo innalzato
accanto a sé. Ora guarda e controlla tutto il genere umano. Indica a tutti
l’accesso finale della vita terrena. Invita ognuno ad adorare e glorificare Dio
onnipotente, che tramuta il lamento in danza, l’ingiustizia in liberazione,
l’oppressione in esultanza.
I Padri della Chiesa esortano i cristiani a celebrare con gioia e riconoscenza
la Pasqua di risurrezione. Commentando i versetti del salmo 30,2.4.6 san Basilio
spiega che dopo l’oscurità arriva la luce del mattino e aggiunge: «Ricorda il
tempo della passione del Signore e capirai il significato di questo verso. A
sera infatti dimorò il pianto presso i discepoli del Signore, quando lo vedevano
crocifisso; ma al mattino ci fu letizia, quando, dopo la risurrezione, correvano
con gioia a scambiarsi la buona novella dell’apparizione del Signore» .
Fonte : scritti e
appunti di Padre Felice Artuso (religioso Passionista) , e-mail:
feliceartuso@katamail.com .