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  RUBRICHE AUTORI :  Rosa Morelli : Teologia della Visione

 

ATTUALITA' DELLA SPIRITUALITA' DI " GIACOMO GAGLIONE "
E PRESENTAZIONE DI TRE SUE ICONE MARIANE

 

di Rosa Morelli

 

 

Madonna delle Grazie , di Giacomo Gaglione.

 

 

La spiritualità di Giacomino Gaglione e la sua attualità

 

<<Cinquant'anni di croce per saper sorridere>>: il testamento spirituale di Giacomino Gaglione si compendia in queste brevi dense parole.

Mi è stato chiesto un intervento per parlare dell'attualità della sua spiritualità. Ritenendo che la vita spirituale, poiché vita nello Spirito, vita trinitaria, è sempre attuale e tocca tutti coloro che nel battesimo sono chiamati alla vita eterna, e che, pertanto, l'attualizzazione è un'operazione obsoleta, mi piace accogliere questo invito come una provocazione perché è un'occasione per fermare l'attenzione su quanto parla con forza sempre, in ogni tempo, nella vita di ogni uomo.

 

Il mistero della sofferenza

Giacomino Gaglione è stato da questo mistero completamente avvolto. Giovanissimo, elegante, aristocratico nei modi, fascinoso nella parola, con il dono di una disinvoltura nelle relazioni che è eredità culturale e rivelazione di una personalità forte nel carattere si trova d'un tratto immobilizzato senza speranze di miglioramento.

La rivolta, la ribellione è violenta, specie quando comprende con profonda amarezza che a lui è negata ogni speranza in una vita ricolma di affetti.

Per un giovane appassionato della vita questa è una scoperta devastante.

Ma la vera vita di Giacomino comincia qui, in quel giorno d'ottobre che sarà per lui la seconda nascita. L'incontro con Padre Pio si trasforma da richiesta a lode: dimentico della grazia che era andato a chiedere, nell'incontro con il padre di Pietralcina si spalanca il Paradiso: incontro con il Risorto nella cui luce vivrà tutta la vita.

La statura di Giacomino cresce come d'un balzo e oggi ci permette, ad opera della sua intuizione -l'apostolato della sofferenza- di proporre un discorso sul dolore, accolto in tutto lo scandalo che la sofferenza porta con sé, scandalo che può essere non superato ma attraversato come lo ha attraversato Gesù di Nazaret e con Lui tutti i Suoi Santi.

Nulla come l'evoluzione umana somiglia a una via crucis (T. de Chardin).

Nel Giardino posto ad Oriente tutto è bellezza e l'uomo passeggia con Dio alla brezza della sera. Ogni suo sentimento, ogni sua azione, ogni suo dolore -fino alla morte- trovano in Dio l'amore che consola che solleva e dà la forza per superare qualsiasi prova. Non esiste un periodo storico immune dalla percezione del limite perché la sofferenza è limite creaturale, è la consapevolezza che Dio è Dio e l'uomo non è Dio.

Il dubbio del serpente -simbolo del nemico-, il fascino malsano della promessa: diventare come Dio, ribaltano ogni rapporto. La prospettiva si altera: l'uomo vuol porsi al centro e fare da solo quel che è il desiderio di Dio: il senso, il fine della creazione e della creatura è diventare 'simili' a Lui, crescere, come dirà Paolo, fino alla statura di Cristo.

Il desiderio diventa lotta di classe: togliere potere per avere potere, saltando ogni passo intermedio, rinunciando alla crescita graduale che trasforma il bambino in adolescente e l'adolescente in adulto.

Vivere come se Dio non ci fosse: etsi Deus non daretur. Questo è il succo della secolarizzazione, riduzione al mondano di tutte le cose, riduzione all'effimero, lontananza dal cielo.

Se il peccato delle origini è tutto questo esso è anche angoscia di fronte al dolore ed alla morte.

Due quadri sinottici: il Giardino in cui ogni limite è accolto senza angoscia; la terra di 'triboli e spine' dove ogni cosa è dolore e soprattutto: angoscia.

Era necessario un Dio per riportare al centro l'Amore, quello concreto pronto a farsi tutto a tutti, per ricondurre l'uomo nella giusta prospettiva il cui centro irradiante è Cristo rivelazione della Trinità.

Il Figlio che muore abbandonato sulla Croce realizza nel supremo abbandono del Padre la comunione più profonda col Padre e nella 'consegna' dello Spirito apre le braccia ad accogliere tutti i lontani, dispersi nell'esilio dal cielo.

La società secolare, globale, con le sue leggi e i suoi meccanismi, dimentica sempre il silenzioso dolore degli ultimi. Per tale società valgono le leggi del mercato e del potere, legge che seduce anche tanti che si dicono cristiani. Potere luciferino, menzogna ben condita per deviare lo spirito e i sensi, nell'accecamento prodotto dalla falsa luce del nemico: Satana si traveste da angelo della luce.

Nella società globale quale valore ha una vicenda come quella di Giacomino e di tanti santi consumata in un piccolo centro della Campania?

Se il Dio biblico chiama le stelle ad una ad una ed esse risplendono nella risposta gioiosa; se il Padre ha cura dei gigli e dei fili d'erba, la rivelazione di Gesù è certezza che ciascuno di noi è per Dio 'importante'. Il tempo in cui si consuma e passa la nostra storia non è un tempo cronologico, fatto di istanti isolati e addizionati. La vita non è un'addizione (Sartre)con di tanto in tanto una somma. In Cristo il tempo è il tempo della Grazia e passa di gloria in gloria fino alla Gloria finale.

Per chi ha scommesso la propria vita sulla fede in Cristo Gesù, la propria storia è gioia, nonostante il dolore, nonostante il limite, nonostante l'angustia di certi giorni.

 

Il mistero dell'uomo

Giacomino è l'uomo che ha vissuto alla presenza di Dio per cinquant'anni. Ha vissuto ai piedi del trono dell'Agnello; ha sperimentato la dilatatio del cuore da cui sono sgorgate tante grazie. Anziché chiudersi in un egoistico e superbo isolamento, sulla scia del Profeta Nazareno, ha percorso strade, ha annunciato la bellezza, ha asciugato le lacrime dei suoi compagni di strada, ha cantato la gioia.

Ha imparato a sorridere. La sofferenza resta un mistero e lui non chiede spiegazioni, la accoglie, ne fa la sposa la compagna del quotidiano. Come Gesù la trasforma in una via di salvezza per sé e per gli altri.

Salvezza, che il mondo non cerca. Salvezza: senso nascosto sempre cercato e mai pienamente conquistato.

Giacomino Gaglione è l'uomo in tutta la sua statura perché nel nostro tempo che smarrisce sempre più l'umanità, incapace di porsi la domanda fondamentale: <<che cos'è l'uomo?>>, pur avendo tante risposte già pronte; un tempo che trascina la sua disumanità con leggerezza, che ha trasformato anche la guerra in 'guerra intelligente' con bombe 'intelligenti' che portano morte e dolore senza che l'uomo che è dietro di esse ne avverta il peso -salvo a vivere nevrosi e drammi negli anni successivi 'inspiegabili'-; si è fatto problema a se stesso, ed ha perciò sollevato la questione su Dio nella sua vita. E perciò Lo ha conosciuto conoscendo se stesso nell'unica maniera veramente cristiana: nella Croce del Figlio che riconduce gli esiliati presso l'albero della vita, nel giardino ad Oriente.

La Croce non permette armonizzazioni. Essa è la memoria costante della serietà, come fedeltà, di Dio, e della serietà dell'uomo. Scomoda, è inciampo in qualunque momento della storia.

La parola della Croce non tramonta e non tramonta chi ha fatto della Croce la sua forza.

Questa e solo questa è l'attualità di Giacomino: la più vera, la più autentica tra le attualità: nell'oggi di una chiesa in cui la parola della croce rischia di essere sconosciuta e dimenticata proprio da quanti avrebbero dovuto in essa fare la scelta che qualifica la vita.

Capodrise, 29 maggio 2010

Rosa Morelli

 

 

Madonna con Bambino , di Giacomo Gaglione.

 

Le icone mariane di Giacomino Gaglione1

 

Giacomino Gaglione nella sua esistenza è vissuto in una contemplazione continua del Mistero2.

La malattia, la ribellione, il sorprendente cambiamento che lo vede trasformarsi in apostolo della sofferenza, pronto a raccogliere le lacrime dei sofferenti di tutto il mondo e ad accoglierle nel suo cuore, dilatato dal dolore, libero da ogni angustia, lo consegnano a noi, nella vita e negli scritti, come un'icona vivente dell'amore di Dio.

Egli è instancabile nell'azione, un'azione che trova la sua sorgente inesauribile nell'inesauribile Amore trinitario che egli dona e sparge a tutti, ai più vicini -la madre, le sorelle, i nipoti- ai più lontani.

Questa sera viene a noi incontro non nei suoi scritti, ma attraverso tre immagini mariane.

Egli ci rivela se stesso attraverso la pittura, che assume per lui il valore di una preghiera. Perché, al di là ed oltre ogni valore artistico, questi dipinti parlano di un desiderio, una preghiera, una speranza: diventare, come Maria, un'icona vivente del Dio Tre volte Santo; diventare come un bambino tra le braccia della Madre.

 

Divino Maestro dell’universo,
illumina l’anima, il cuore e lo spirito del tuo servo
guida la sua mano affinché possa,
per la gloria e la bellezza della Santa Chiesa,
rappresentare in un modo perfetto e degno
la Tua immagine creata,
quella della Tua Madre Purissima
e di tutti i Santi

 

E' questa la preghiere che l'iconografo, il monaco che, nella tradizione orientale, dipinge il Volto del Cristo, di Maria e dei Santi tutti di Dio innalza a Dio prima di iniziare la sua opera.

L'iconografo di tradizione bizantina, è un uomo dedito alla vita contemplativa, alla vita monastica; una vita immersa nel Mistero che si nutre di preghiera e di silenzio. Secondo la tradizione orientale la pittura delle icone, non obbedendo ad un'estetica mondana, è una vera ascesi, del cuore e della mente, alle altezze di Dio ma perché ciò sia possibile, bisogna invocare lo Spirito Santo che, nel movimento dell'epiclesi, inonda della sua Luce l'artista e gli dona l'arte divina3, poiché nello Spirito noi diventiamo 'figli' , nello Spirito diventiamo: 'icona'.

Dipingere l'icona trasforma così in icona l'artista-teologo, perché la pittura è riflessione credente sul Dogma trinitario, e mette in moto una lenta trasformazione -trasfigurazione- che avviene nel profondo, ricolmando sempre più l'artista di quello Spirito che realizza il Vangelo dello Spirito Santo, vangelo <<visivo e contemplativo>>4, poesia senza parola: <<Nelle sue rivelazioni, egli è il “dito di Dio” che traccia l'Icona dell'Essere con la Luce increata. Alla soglia dell'ineffabile Sapienza di Dio, egli fa contemplare la Bellezza sofianica del Senso e lo costruisce come Tempio cosmico della Gloria>>5.

 

Giacomino Gaglione non è un monaco orientale; è un uomo pienamente inserito nella nostra tradizione occidentale. Egli vive la sua esistenza in relazione con i compagni di strada che il Signore gli pone accanto.

La sua sofferenza, spinta fino all'eroismo, diventa per lui, in maniera inaudita, la fonte della gioia che non delude, della giovinezza che non invecchia.

Se c'è un testimone credibile della vita secondo lo Spirito è certamente a lui che dobbiamo guardare.

Impara a dipingere e dipingerà non con la pretesa di realizzare dei capolavori dell'arte occidentale, ma per cantare la sua poesia a Colui che ama più d'ogni altro e alla Madre tenerissima di quel Figlio da cui ogni gioia discende. Dipinge seguendo i canoni della tradizione dell'arte occidentale; dipinge perché ogni pennellata è per lui 'memoria', biblicamente: presenza nella sua vita delle meraviglie del Signore.

Non ci consegna un'icona come la Vergine di Vladimir6, piuttosto un dipinto chiaramente sulla scia dei Raffaello e dei Masaccio. Ma il suo vangelo dello Spirito, la sua Teologia della Bellezza, quella della sua esistenza, ci viene incontro nei dipinti mariani: <<La bellezza perfetta viene dall'alto, dall'unione con la luce più che risplendente e che è l'unica origine di una teologia sicura>> (Gregorio Palamas).


 

Madonna delle Grazie

Con qual titolo ti loderò, o Vergine Bella; / qual nome ti griderò che sia degno di Te?”

Il primo dipinto ci viene incontro con i primi versi di una preghiera Giacomino. E' la Madonna delle Grazie.

La Vergine e il Bambino sono inseriti in una mandorla dallo sfondo azzurro. I volti della Madre e del Bambino quasi si toccano. La guancia paffutella del Bimbo divino e quella giovane, nell'ovale levigato, della Madre, generano nell'atto del Bimbo come un movimento, un'azione che sta compiendosi mentre l'osservatore contempla il dipinto. Anche l'inclinazione del corpo del Bimbo che sembra protendersi verso sua Madre, aumenta il movimento, donando al dipinto un senso di estatica pace e di gioia profonda.

Lo sguardo di Maria è come fermo in un punto lontano; allo stesso modo anche il Bambino non guarda verso l'osservatore bensì fissa gli occhi ridenti verso lo stesso punto della Madre.

E' la Madonna delle Grazie, dipinta nel 1951, in cui ogni pennellata rivela la gioia immensa di un cuore senza confini, tanto ampio da contenere, ad immagine della Trinità Santa, il mondo intero, l'universo.

La Grazia è il dono di Dio, è Dio stesso che si comunica a noi, non per i nostri meriti ma per i meriti di Gesù Cristo. E Maria è la 'piena di Grazia', è Colei che ne è stata rivestita in abbondanza. Guardando il suo volto sorridente -per la luce degli occhi per il delicato sorriso-, un volto giovane e adulto, vengono a noi le parole del Magnificat: “L'anima mia magnifica il Signore/ e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore>> (Lc 1, 46). La lode della Madre è lode al Dio Tre volte Santo, poiché Ella è tutta relativa al Figlio la Gloria viene da Lei stessa resa al Signore.

L'immagine del Bambino, che, nella scena si lega in un abbraccio alla Madre, rivela che quell'abbraccio è fonte di tenerezza: il Figlio è come attento a proteggere la Madre, a sostenerla. La manina destra le accarezza la guancia. La Madre lo regge con la destra, nel gesto tipico di ogni donna che regge tra le braccia un bambino, mentre la sinistra quasi esita: è un sostegno e una carezza. Quel Figlio che regge tra le braccia è anche Colui che è venuto per la salvezza di Tutti. E' il suo Bambino ma non le appartiene. E' Lui la Grazia che Lei porge al mondo.


 

Madonna con Bambino

Maria è qui seduta su un trono invisibile e regge tra le braccia il piccolo Gesù. La sua posa è maestosa nell'essenzialità della scena: lo sfondo è privo di elementi architettonici, una nuvola fa da sedile ed un'altra da poggiapiedi. Il volto è quello di un'adolescente.

Tutto in Lei, dagli occhi che guardano lo spettatore, alle labbra come sigillate in una silente preghiera, è evocazione del fecondo silenzio di Dio.

A spezzare la visione della Vergine, resa dalla staticità della posa, e a donarle come un mostrarsi ed un ritrarsi allo sguardo dello spettatore, è il Bambino. Il suo corpo è tutto movimento, i suoi occhi sorridenti e vivaci. Con il piedino sinistro poggia sulle ginocchia della Mamma che è costretta a reggere quel corpicino che quasi le sfugge di mano. Egli guarda oltre e sorridendo alza la manina sinistra per benedire il mondo.

Sulla destra, tra le nuvole, i volti di due angioletti,incuriositi, spuntano. Ansiosi di partecipare a quella scena che vede il Figlio di Dio desideroso di comunicare al mondo il dono della Sua benedizione. A sinistra dell'osservatore un altro angioletto, più serio degli altri due, più compreso nel suo ruolo di primo piano, partecipa a questo incontro mirabile del cielo e della terra.

Ecco l'Ancella del Signore: anche qui è il Bambino il protagonista assoluto e Lei, la Madre, nel silenzio della sua esistenza, è tutta impegnata alla sequela di quel Figlio. Conoscere il suo cuore di Madre, equivale a conoscere le richieste del cuore di Gesù.

Maria è la Donna perché nulla in Lei è fuori posto, nulla è arbitrario, nulla è frutto di un calcolo e di un egoismo. Nuova Eva, Ella è Colei che tra il dubbio insinuato dal serpente e il fidarsi esclusivamente di Dio (cf. Gen 3), sceglie, nel timore che la consapevolezza della sua creaturalità le dona, come un'ulteriore bellezza, di affidarsi alla Sua Volontà. Ed ecco perché “tutte le generazioni mi chiameranno Beata”. In questo sta la beatitudine e la vita eterna.


 

La Madonna del Carmine

Due sono i dipinti che conosciamo su la Madonna del Carmine. In entrambi ritorna la giovane Madre e il Bambino vivace.

La Madre e il Figlio, come anche nei dipinti precedenti, sono come sospesi in una dimensione d'incantamento. In uno la Madre regge il Bambino Gesù, sempre dolcissimo nei tratti e bellissimo, felice, radioso, impegnato nel movimento con cui si rivolge a qualcuno che si trova oltre il perimetro delimitato dalla scena. Nell'altro gli sguardi della Madre e del Figlio, ridenti, si incrociano mentre l'abitino, viene mostrato e offerto a quelli che li ammirano.

Simile ai dipinti precedente è l'atmosfera che Giacomino riesce ad esprimere: i due sono come avvolti da un unico afflato, la loro comunione è perfetta, ma è una comunione che è anche un'offerta: è invito, a tutti coloro che li guardano,a prendervi parte. Non c'è niente che chiuda, in un egoistico piacere, il rapporto della Madre con il Figlio.

Entrambi mostrano l'abitino o scapolare, che è l'abito dei carmelitani, l'abitino che dona a chi lo porta con sé una morte santa e la vita eterna.

Con un movimento grazioso, la Madre in uno inclina il corpo mentre il suo sguardo si posa su un punto invisibile, alla destra dello spettatore e la bella mano regge lo scapolare; nell'altro ferma il suo sguardo, dai grandi occhi -evidenziati da una linea di contorno- sul Figlio.

Il Bambino guarda verso sinistra, nel primo dipinto; la manina tiene lo scapolare come un bimbo che regge un oggetto di gioco. Nell'altro, sempre sulle ginocchia della Madre, risponde al sorriso materno mentre offre anch'egli l'abitino.

E' assente ogni elemento architettonico. Tutto trabocca di letizia e serenità che sottolineano la solennità della scena.


 

Madonna del Carmine , di Giacomo Gaglione.

 

 

La Vergine la Madre la Sposa

Ogni icona è rivelazione nel visibile dell'Invisibile. Nell'icona si legano, indissolubilmente, l'antropologia di Dio e la teologia dell'uomo: movimento di discesa di Dio nel cuore del mondo, movimento di ascesa dell'uomo alle vette della contemplazione. Il mondo dell'icona è perciò un compendio denso del Mistero.

Maria è l'icona del Mistero7. In lei si incontra tutta la storia dell'Antica Alleanza, presenza del Dio della Bibbia nelle pieghe della storia, e della Nuova Alleanza: rivelazione, epifania di Dio nell'Incarnazione del Figlio. Ella è l'apice dell'attesa del popolo, è la speranza del popolo della promessa, è il luogo concreto in cui questa attesa si fa carne (Gv 1, 14).

Figlia del Figlio, Ella è la purissima; grembo accogliente dell'Incarnazione del Verbo, Ella è la Madre; luogo in cui l'eternità sposa il tempo, Ella è la Sposa.

Antropologia di Dio e teologia dell'uomo, Maria è anche l'icona dell'abbraccio tra la Trinità e il mondo.

Dinanzi al Padre Ella è Vergine, pura accoglienza della Sua Parola; dinanzi al Figlio è Madre che nella assoluta gratuità dell'amore, rimanda alla sorgente dell'amore trinitario: il Padre, amore originario originante e gratuito; dinanzi allo Spirito è Sposa perché ricolma della sponsale comunionalità tra il Padre e il Figlio che è lo Spirito.

Colei che l'umana natura nobilitasti: Ella è anche <<semplicemente la creatura umana davanti a Dio [...]come rappresentante della creazione da lui interpellata e della libertà della creatura che nell'amore non svanisce ma si 'realizza'. Nel <<sì>> della Vergine risplende il capolavoro della gratuità creatrice di Dio: la dignità della creatura, resa capace nell'economia della grazia preveniente di dare l' assenso della sua libertà al progetto dell'Eterno>>8.

 

L'iconografo Giacomino Gaglione ha nei dipinti mariani scritto il suo Vangelo dello Spirito, la poesia del cuore e, svelando la sua fede trinitaria, ha intravisto in Maria l'epifania del Mistero, il mistero di Dio e il mistero dell'uomo e della Chiesa pellegrinante nella storia.

 

«O Vergine Santa,

conducimi con Te. Dammi i tuoi occhi

 per cercare Gesù. Voglio imparare da Te,

o eternamente Vergine,

 ad amare Gesù.

Parla all’anima mia, o Madre dolcissima!Parla!...

Parla ancora e fa’ che io comprenda meglio e faccia

in ogni sospiro, in ogni lacrima e in ogni parola,

rivivere questo spirito di carità che man mano,

sotto il Tuo sguardo, mi inonda!

Parlami o Madre!

Guidami, o Dolcissima!

Chiamami e correrò lungo la scia del Tuo profumo».

 

(tratto da G. Gaglione, Ostie sul Mondo, n. 4 (luglio-agosto 1954).

 

Capodrise (Ce), 27 maggio 2010

Rosa Morelli

 

 

 

 


 

Note:

 

1Relazione per il decreto di venerabilità di Giacomino Gaglione.

2Giacomo Gaglione è stato dichiarato Venerabile.  A sedici anni, d'improvviso, si scopre malato di una forma di poliartrite che lo paralizzerà, permettendogli solo il movimento delle mani. Dopo una prima fase di profonda ribellione, e la speranza di una guarigione per l'intercessione di Padre Pio da Pietralcina, vede, con suo stesso stupore, mutare i suoi sentimenti. L'incontro con San Pio non gli ha donato la guarigione fisica ma ha operato una vera rivoluzione. Egli non solo accetta il dolore ma si fa apostolo per aiutare gli altri sofferenti e le famiglie, consapevole che il 'dono delle lacrime' non può essere accettato subito come un 'dono' e che il malato, che pure ha ricevuto una missione ineguagliabile, deve essere aiutato, sostenuto, aperto, pedagogicamente, al mistero della sofferenza. I suoi viaggi a Lourdes, la sua preghiera ai piedi di Maria, sono per lui fonte di sempre nuove e più ricche grazie. Dimentico di sé, egli si impegna per sostenere la croce degli altri, con delicatezza e premura; è dolce e fermo assieme, pronto all'ascolto; attento alla propria famiglia e a coloro che sono lontani. Le sue lettere e le sue preghiere sono un gioiello di spiritualità e a questa produzione scritta si affianca anche il suo talento di artista, come testimoniato dai suoi dipinti.

3<<Gli attributi ben noti dello Spirito sono la Vita e la Luce. La Luce, anzitutto, è potenza di rivelazione, e per questo il Deus revelatus si chiama Dio-Luce>>: EVDOKIMOV, Teologia della Bellezza. L'arte dell'icona, Paoline, Roma 1981, 31.

4Ibi.

5Ibi.

6Su questo cf. EVDOKIMOV, cit.; pure

7Cf. FORTE B. , Maria, la donna icona del Mistero. Saggio di mariologia simbolico-narrativa, Paoline, Cinisello Balsamo(Mi) 1989.

8FORTE B. , Maria la donna..., cit. , 163-164.

 

 

 

 


 

Fonte : La Redazione di ARTCUREL ringrazia la prof.ssa Rosa Morelli che ha gentilmente fornito la documentazione per l'articolo. E-mail della Prof. Rosa Morelli : morelli.rosa2003@libero.it  

Per approfondimenti su Giacomo Gaglione e il suo Apostolato della Sofferenza, sito web : www.giacomogaglione.it  ;  www.sorelledelleucaristia.it