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  RUBRICHE AUTORI :  Rosa Morelli : Teologia della Visione

 

L'ESPERIENZA DI CRISTO NELLA SERVA DI DIO " ROSSELLA PETRELLESE "
E PRESENTAZIONE DELLA SUA ICONA

 

di Rosa Morelli

 

 

 

L'esperienza di Cristo nella Serva di Dio Rossella Petrellese

Dovendo parlare questa sera di Rossella, parlare della sua esperienza di Cristo, ho piacere d'invitare a considerare più attentamente l'immagine che è ora tra le mani di tutti.

Mi sembra questa un'immagine che in pochi tratti scandisce un percorso e felice è stata l'intuizione di quanti hanno collaborata a realizzarla. Credo che, lasciandoci guidare dai tre elementi che la compongono, sia possibile elaborare una riflessione che parli, nel modo meno infedele, di questa giovanissima Serva di Dio, laica, innamorata di Cristo e della Chiesa, crocifissa con Lui e con Lui risorta, che ha trasformato la sua breve esistenza in un canto di lode incessante al Signore.

In primo piano è l'immagine di Rossella. Immagine rara, che la ritrae sorridente e gaia. Alle sue spalle è il Crocifisso dinanzi al quale, nella sua casa, amava stare raccolta in preghiera; davanti sono tre rose, belle e giovani, come bella e giovane è Rossella.


 

La Croce

<<Io sono la crocifissa del Signore>>: parole sue, a cui arriva dopo un lungo e difficile travaglio, una vera notte oscura, in cui non distingue più confini tra la luce e il buio, tra la gioia e il dolore. In una fase terribile della sua esistenza, quando ogni inutile speranza sembra esser svanita, quando il calvario che ha cercato di superare, fatto di visite ortopediche e di diagnosi scoraggianti, le è diventato insopportabile, ella si ritrova, nei diciotto anni della sua giovinezza, priva di ogni possibile e sognata 'normalità'.

Rossella soffre di una scoliosi implacabile e di un serio problema cardiaco. Con una forza ed un coraggio invidiabile, bambina prima e adolescente poi, affronta le sofferenze che la condizione le pone dinanzi. Il sogno, comune ad ogni ragazza della sua età, è il desiderio di acquistare con tutti i sacrifici a cui si sottopone, quella normalità che per lei significa: amicizia, affettività, gioia, condivisione. Rossella vuole sentirsi uguale a tante altre, vuole come le coetanee, vivere la sua esistenza in pienezza: affettivamente realizzata; socialmente apprezzata.

Quei diciotto anni, i suoi diciotto anni, sono la data 'magica', quando superata la critica età della crescita, si vedrà guarita da quella scoliosi che le curva la schiena con una rapidità che segue all'allungarsi del corpo.

I sogni e le speranze li registra nel suo diario, così anche gli scacchi della sua vita, le delusioni, gli scoramenti.

Non sappiamo cosa accade nel cuore di questa adolescente, né di un episodio particolare né di un evento, ma sappiamo che d'un tratto, simile ad un vulcano troppo a lungo compresso, il fuoco che arde nel fondo la fa esplodere.

Chi ha letto le pagine del diario in cui racconta il suo dolore, viene avvolto da uno strazio infinito, perché l'esperienza che comunicano queste pagine sono quelle dell'assoluto silenzio del Dio assoluto. Il silenzio di Dio è così presente da divenir tangibile e l'immagine di una creatura abbandonata al suo dolore prende forma reale. Ella vede tutta la sua vita fino ad allora e si sente come in un tunnel soffocante e senza uscita, un tunnel le cui pareti sono come spilli: non c'è scampo, non c'è possibilità di sollievo. Il suo spazio e il suo tempo sono un eterno ripetersi di dolori, di solitudine, di angoscia.

Poi, d'un tratto, la calma. Non quella della bonaccia, né quella di una disperazione portata con l'atteggiamento di un bon-jour tristésse. E' la calma vera, profonda che mette radici nell'anima. Lei, l'abbandonata, disprezzata dal mondo dei parenti, proprio lei sente una rinascita. Ha sfiorato l'abisso, si è affidata al Signore: io non posso fare nulla ma se Tu lo vuoi...

Con umiltà e gaiezza, rattristata da quello che individua come il suo più grande peccato -aver rifiutato la vita-, si mette alla ricerca di un sacerdote che possa indicarle il modo migliore per crescere nella fede. La preghiera, la partecipazione ai sacramenti, l'impegno nel concreto, impegno nella carità le riempiono le giornate e lei stessa scriverà: voglio aiutare quelli che soffrono veramente. Il suo 'io' , già poco ingombrante -è intelligente e spiritosa, autoironica e pronta alla battuta- si riempie mano a mano di Cristo a cui si rivolge come al suo Sposo in un dialogo confidente, tenero e amoroso. Comprende tutta la sua esistenza nella luce del Risorto che ora la invita ad una comunione amante.


 

Il sorriso di Rossella

Gli occhi ridenti, la posa di tre quarti, il sorriso splendente, così ci viene incontro Rossella in questa immagine.

Chi conosce la fotografia da cui è stata tratta sa che accanto le siede Kao, il chirurgo che deve operarla. Rossella ha deciso per l'intervento perché la scoliosi non le dà scampo e mette a rischio la vita stessa. In spirito di puro affidamento, confidando esclusivamente nel Signore ed abbandonandosi alla Sua volontà, legge questo intervento come una possibilità che il Signore stesso le mette dinanzi. Accetta confidando solo in Lui: la Sua volontà al centro dei suoi pensieri.

Ad operarla sarà Kao in cui lei scopre una persona meravigliosa e ringrazia Iddio dell'incontro. L'intervento è delicatissimo, a rischio mortale.

Il valore di questa immagine è grandissimo poiché la ritrae pochi giorni prima della fine e qui Rossella, consapevole di tutto, ci viene incontro nella luce del Risorto. Le ombre di un tempo sono fugate, ora è tutta un sorriso, un sorriso che dedica quotidianamente al suo Signore: <<offriamo solo i dolori, -commenta nei suoi scritti- mai le gioie mai, sappiamo solo caricare di altre sofferenze il cuore di Gesù e di sua Madre, li dimentichiamo quando siamo felici>>.

Lei no, ha deciso e non torna più indietro: <<vorrei essere con te>> fin sulla Croce per alleviare il tuo dolore -così appunta nel diario-. E, cosa ancor più notevole: impara a sorridere per amore di Gesù. Come San Paolo ella sa che nulla ci separerà dall'amore di Cristo: dolori e tribolazioni non potranno nulla.

Questa è la Resurrezione. Apparentemente nulla cambia; si continua a camminare per le strade assieme agli altri uomini, ma l'angolo della visuale è diverso, la prospettiva è ribaltata: tutto, uomini e natura, storia personale e pubblica si osserva dalla parte di Dio, come nelle icone della tradizione bizantina e russa, come nell'arte nata dopo Nicea e Calcedonia. Il mondo è percepito come e-vento, dono dall'alto, ed è accolto da colui che, nella preghiera e nella vicinanza continua col Signore, si trasforma in icona: immagine, ad immagine della Immagine che è il Figlio (cf. Gen 1, 26-27; Gv 1, 1ss).


 

Le rose

La poesia ci ha abituato a considerare la rosa come espressione della giovinezza: così Poliziano, Lorenzo il Magnifico, Giambattista Marino. E questa immagine della rosa in boccio non vogliamo rinnegarla. E' un significato antropologico che è sempre la premessa per uno sviluppo personale verso l'Ulteriorità di senso che viene dall'Alto: la Grazia non distrugge la natura ma la porta a compimento.

Ma l'immagine della rosa, nell'economia dell'icona di Rossella, è simbolo di quella rosa che anticipa la visione del pellegrino Dante. E' simbolo mariano, simbolo della Sposa, simbolo ecclesiale.

La Sposa è colei che cerca lo Sposo perché lo ama, e dallo Sposo è cercata perché lo Sposo ama la sua Sposa. Per sentieri, giardini profumati, selve umbratili i due amanti del Cantico dei Cantici si perdono e si ritrovano; si chiamano, si cercano, si incontrano. La Sposa sa che lo Sposo le dice tutto quello che fa e sa che è pronto ad ascoltare i suoi desideri. Camminando con Lui accanto, pur non comprendendo tutto sa che può fidarsi e sa che può osare di domandare, di chiedere le grazie per il mondo che lo Sposo ama fino al sacrificio della vita.

Rossella, icona del Cristo crocifisso e Risorto, ci viene incontro qui come l'espressione della Chiesa Sposa, come colei che intercede per tutti, che al suo <<amatissimo Signore>> chiede per noi le grazie richieste, come colei che è al suo fianco per sempre.

 

Nel giardino del Getsemani il Figlio prende su di sé tutto il dolore del mondo(cf. Mc 14, 33ss). Il silenzio del Padre si trasforma in un vuoto, uno iato, mai sperimentato durante la sua storia terrena. Abbandonato, mentre l'angelo lo soccorre fortificando la sofferenza (Lc 22, 43) e una voce proclama la Gloria di Dio nella sofferenza del Figlio (Gv 12, 28), va incontro, di consegna in consegna, alla morte di Croce. Preda dell'angoscia, Egli fa compagnia con i peccatori, gli esiliati, i lontani dal Padre e senza proferir parola <<si consegna>> alla volontà del Padre, nelle mani degli uomini. L'ultima consegna del triduo pasquale, quella dello Spirito1, lo conduce nella parte più infima: è il Sabato Santo, mistero tra i misteri della vita del Signore. Egli attraversa il Sabato, in puro silenzio e in pura obbedienza, mentre il silenzio stridente del mondo degli uomini sperimenta l'assurdo di una Parola, Verbo della vita, che ora tace.

Come al Principio la terra si scopre informe e deserta; e come al Principio lo Spirito di Dio aleggia sulle acque: lo Spirito <<che ha rivelato nella vita terrena il vero senso dell'incarnazione, nel silenzio della morte rivela il mistero del nuovo inizio>>2. La Resurrezione è il nuovo Principio, l'inizio di un'avventura più bella e più santa: lo iato tra il Padre e il Figlio aperto dalla consegna dello Spirito, dice che tutto il mondo ora è accolto e che tra i due c'è spazio sufficiente per l'intera creazione3.

Rossella ha vissuto il tormento della Croce e il silenzio del Sabato; la sua statura è per questo mistero cresciuta, giungendo alla piena consapevolezza del suo Battesimo. E' morta con Lui e con Lui è risorta per una gioia che non ha fine, per un giorno che non tramonta. Icona di Cristo è anche icona della Chiesa Sposa: immersa nel tempo, laica, in cammino4, nata dall'esodo trinitario e verso la patria trinitaria orientata.

La gloria di Dio è l'uomo vivente; la vita dell'uomo è la visione di Dio (S. Ireneo): questa è esperienza di Cristo, ogni altra parola è superflua.

 

Rosa Morelli

Acerra, 21 giugno 2010

 

 

 

 

 


 

Note:

 

1<<La suprema dolorosa consegna è, nel Figlio, come nel Padre, il segno del supremo amore che cambia la storia>>: FORTE B. , Trinità come storia. Saggio sul Dio cristiano, Roma 1984, 37.

2MORELLI R. , Teologia delle icone e la Trinità di Masaccio. Ipotesi di lettura per una teologia della visione, Segno, Tavsgnacco (Ud) 2008, 58.

3Ib. , 57.

4Cf, , Forte B. , Laicato e laicità, Marietti, Casale Monferrato (Al) 1986, 11ss

 

 

 


 

Fonte : La Redazione di ARTCUREL ringrazia la prof.ssa Rosa Morelli che ha gentilmente fornito la documentazione per l'articolo. E-mail della Prof. Rosa Morelli : morelli.rosa2003@libero.it  

Per approfondimenti sulla Serva di Dio Rossella Petrellese , sito web : www.rossellapetrellese.it