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  RUBRICHE AUTORI : Rosarita De Martino : Storia di una chiamata - 9° Capitolo

 

STORIA DI UNA CHIAMATA

 

di Rosarita De Martino

 

 

 

9° Capitolo

  

 

 

" ...Credere significa imparare a leggere

 gli avvenimenti della vita

come espressione del passaggio di Dio..."

                                                           P.Talec

 

 

IL  VIAGGIO  IN 
TERRA  SANTA

 

 

E il mio cuore canta, il mio cuore eleva il suo grazie al Signore perché, per vie imprevedibili, mi ha ridato la comunità, luogo privilegiato dello Spirito impregnato dal comando eterno:

<< Amatevi l’un l'altro come io vi ho amato>>.

La comunità cercata, ricercata  e ora ritrovata è, ancora una volta, uno spazio di vita e mi ridà la carica spirituale che si riflette anche nel campo del lavoro rendendo il mio insegnamento sempre più armonico e attento nel coniugare i valori e la prassi.

Arriva settembre dell’  86 e la mia stanza ridiventa un campo di lavoro dove io mi districo tra ritagli di fotocopie, colla, colori, forbici   che subito perdo e poi di botto ritrovo sepolti  in un arcobaleno di carte; ecco ho finito, tiro giù dal tavolo il lungo cartellone colorato, e lo guardo compiaciuta e il mio pensiero va ai ragazzi che, arrivati in quinta classe, completeranno il ciclo elementare ma certo conserveranno nel cuore le nostre conquiste e la nostra amicizia .

Come ogni anno, in largo anticipo, oggi primo giorno di scuola ,dopo aver parcheggiato la macchina, d’ incanto mi ritrovo circondata, protetta,  avvolta dai caldi abbracci profumati dei ragazzi che mi chiamano, mi sorridono ,  mi fanno festa e sono felici di rivedermi e io con loro . Evviva! Sono ancora maestra unica e posso spaziare nel loro cuore per arricchirlo di valori, di sentimenti, di speranze insegnando <<come l’uom s’eterna>> perchè  anche il nostro sommo poeta rientra nel loro bagaglio culturale e formativo .

La mia vita è ricca di impegni comunitari e la strada a volte è ancora in salita ma io ho la guida serena e liberante del mio nuovo padre spirituale : Egidio.

Oggi, nel caldo  giugno dell’ 87 i ragazzi mi lasciano  perché hanno finito la quinta classe e dovranno affrontare la scuola media, ma il mio pensiero li seguirà ancora e certo verranno a trovarmi come hanno già fatto le due generazioni precedenti.

Il mio lavoro mi gratifica e il mio cammino comunitario mi fa assaporare la mia prima chiamata: quella di Gambarie del ‘68 che ora riacquista nuovo vigore e si attualizza nel presente.

Ma il momento di grazia non  è ancora finito perché sto già preparando il passaporto per andare in Terra Santa con la mia comunità ritrovata.

E questo viaggio fa nascere dentro di me una serena pace e una “lama di luce” attraversa  tutto il mio essere.

Certo vedrò, con i miei occhi mortali la terra di Gesù, placherò la mia <<Arsura>> al pozzo di Sicar e affiderò alla carta emozioni che avranno il sapore dell’ eternità ma ecco che la gioia prende <<carnosità>> e la lode si sprigiona da tutto il mio essere e posso regalarla a chi incontro sul mio cammino.         

Oggi, nel caldo Luglio dell’ 87, mi sento come avvolta in un lieve velo di luce e non soffro per la temperatura esterna  anzi mi sento circondata da uno zefiro soave che tanto mi ricorda quello di Gambarie del ‘68  mentre tutti, accanto  a me, si lamentano per la calura. Ma certo io sono una persona speciale e ho delle reazioni speciali.

Vivo come in un sogno il tempo che mi separa dal viaggio.

E per la seconda volta, dopo il viaggio a Lourdes, mi ritrovo all’ aeroporto di Catania, pronta per l’imbarco.

 

Al  check in  la mia gonfia valigia gira sul nastro scorrevole e la vedo sparire verso l’interno.

Indosso il mio completo da viaggio, ricco di tasche e di zip rilucenti.

Oggi, 23 luglio, mi accingo a salire sull’ aereo insieme a tutti i miei fratelli di ieri e quelli nuovi da poco conosciuti.

Arrivata dentro l’ abitacolo, cerco il mio posto numerato e lo trovo: eccolo è il 28\A ..e   ritrovo ancora il sorriso luminoso di padre Egidio  che è seduto  accanto a me!

Seguiamo insieme le istruzioni dell’ hostess e via stiamo per decollare alla volta di Roma, prima tappa verso la Terra Santa.

Rullando l’aereo si stacca da terra, sale e io con lui!

Dalla cabina di pilotaggio una voce metallica ci avverte che stiamo per arrivare a Messina e passeremo dalla Calabria, già la Calabria: la terra della mia  adolescenza e della mia giovinezza e con un tuffo al cuore rivedo Canolo con <<I due monti che si abbracciano \  il fiume che li bacia  il mare in lontananza / è un tremulo sussurro!>>

Mi rivedo sul vecchio autobus che da Canolo mi porta a Siderno marina dove si trova la mia scuola media <<Alessandro Manzoni>>.

E attraverso l’oblò dell’ aereo vedo fra le nuvole la tenera ragazzetta di ieri che si destreggia a portare i suoi libri, legati con la cinghietta blu!

Ma la visione sparisce in un attimo e un'altra Rosarita prende forma e  sostanza reale: ora indosso, con eleganza, il mio nero grembiule di studentessa e sono a Locri nel mio istituto magistrale <<G.Mazzini>>.

Porto con disinvoltura un’ elegante cartella di cuoio che ha in sé il peso della cultura, che è aumentata di molto pare!

Ora che sono librata nel cielo di Dio posso meglio contemplare la terra calabra e superando i limiti dello spazio e del tempo, mi rivedo dietro la finestra della mia casa di Canolo. Sono splendente di giovinezza e di fede e attendo l’ arrivo della processione del Corpus Domini. La bandiera che mio padre ha innalzato sul portone della caserma, sventolando accanto a me  dà una sensazione di orgoglio, rappresenta la Patria che mio padre onora nel suo lavoro di maresciallo dei carabinieri. Lassù nel balcone mia madre ha esposto le nostre più belle coperte di damasco fiorato.

E comincio a sentire un mormorio  e già dalle lunghe scalinate di fronte cominciano a scendere saltellanti rubicondi bambini e ora dalla curva di via  Roma appare la processione a cui partecipa tutto il paese di Canolo in uno slancio di fede popolare e genuina! E alle mie orecchie arriva un canto  che ha  la cadenza di un inno militare: <<Cristus vincit, Cristus imperat, Cristus , Cristus vincerà>>.

L’arciprete tiene tra le mani l’Ostensorio e quattro catechisti sostengono  il baldacchino  di  broccato.

I bambini che hanno fatto da poco la prima Comunione ora sono diventati angioletti e infatti indossano enormi ali di cartone foderate di carta velina bianca e celeste.

Mia sorella Rinuccia ha un’aria compunta e, messa proprio al posto d’onore, sfila tenendo in mano il cestino pieno di petali di rose e le sue lievi ali sono un incanto a vedersi. L‘arciprete, appena arrivato sotto la mia finestra, dà il segnale di fermata e poi alza al cielo  l’Ostia Santa per la benedizione a me e alla caserma tutta.

E la “timpa” risplende di improvvisa luce e il mio cuore innamorato e felice Ti canta il suo grazie . In un tripudio di fede e di giovinezza raggiungo le vette della pura contemplazione e la bandiera sventola  accanto a me, ma chi mi chiama con voce nota? Perché sento sempre più chiaro e  sempre  più insistente pronunciare il mio nome? <<Rosarita che fai? Al tuo solito sogni ad occhi aperti ? Guarda stiamo per atterrare a Fiumicino>>. La calda voce di padre Egidio  mi riporta alla realtà mentre il sole romano ride nel suo tramonto d’oro! E così   l’aereo rullando infine plana , si ferma, e tutti scendiamo in ordinata fila.

Laggiù in lontananza la fitta siepe di alberi illuminati dal sole del tramonto per un attimo mi riportano a Vizzini tra le pere, ma no! la visione scompare, sono tutti qua nei miei occhi e nel mio cuore i fratelli d’allora e i nuovi.

Mi beo della Tua tangibile presenza, o Signore, amato e amante, sono visibili e amorevoli i segni del Tuo amore e non li capisco pienamente, tuttavia riesco ad assaporarli! Enza si avvicina, mi stringe la mano e mi invita ad affrettare il passo, infatti ci stiamo preparando per il secondo imbarco alla volta di Amman.

Superato il check-in entro nell’abitacolo, stringendo tra le mani il mio biglietto numerato, 18/C e stavolta accanto a me ritrovo Enza. Padre Egidio, in fila davanti a me, si gira e mi rassicura con uno sguardo sorridente perché il viaggio stavolta sarà proprio lungo e io sono eccitata come una bambina! Piano mi siedo, allaccio la cintura e getto un rapido sguardo al sole romano che sembra un cerchio di fuoco, no, ora sembra invece un’ostia bianca che si allarga, si allarga e splende luminosa nel Tuo cielo! Ed io mi sento già immersa in questa realtà !

E volo e d’altronde il mio posto è vicino alle ali dell’aereo e penso alla canzone  “Tutti i figli di Dio hanno le ali”.  Con più sicurezza ora  posso volare verso di Te.

 Un velluto di azzurro già trema sotto di me luccicando di giallo e intravedo in lontananza la vela di una barca e sembra  quella dell’ anima mia che corre fiduciosa verso di Te! Così sospesa fra il tuo cielo e il tuo mare ti accolgo e ora riposa un poco nella mia anima e possa io “riposare” nel tuo cuore di padre e di fratello!

Un silenzio divino mi avvolge e <<naufragar mi è dolce in questo mare>>.

Ma la pace è violata da un vocio che aumenta  sempre più e mi raggiunge ormai.

A fatica scendo dal mio empireo e la fredda voce metallica proveniente dalla cabina, ci ordina di allacciare bene le cinture: stiamo per atterrare ad Amman. Che buio intorno! Scendiamo dalla scaletta, ora il modernissimo aeroporto luccica di luci  ma ritrovo una città occidentalizzata e subito ne ricevo conferma: l’autobus ci sta portando al nostro albergo  e osservo che le strade sono larghissime , affiancate da grattacieli.  L’albergo spendente di luci,  con soffici tappeti, mi fa sentire solo una turista spaesata e non una pellegrina. Non riesco a  gustare la ricca cena e neppure la moderna stanzetta che accoglie me e Margherita e l’ aria condizionata non rinfresca la mia arsura, anzi aumenta il mio disagio. D’istinto apro la valigia e consulto il programma del viaggio: la Samaria ci attende ,anzi tu, Signore, mi attendi al pozzo di Sicar, aspettami,  non prendere altri appuntamenti, devo parlarti io!

Tanta strada,  tanta “arsura” e finalmente l’auto si ferma  sotto il cocente sole della Palestina per il più atteso appuntamento del mio pellegrinare .

Scendiamo  e insieme ci incamminiamo verso la chiesetta dove è incastonato il pozzo, già il pozzo, dove tu Gesù hai atteso la donna e alla quale tu ti presenti bisognoso, stanco assetato e le chiedi da bere, tu Creatore e tu Dio!

Stupenda metodologia è la tua, vedo che conosci bene la sensibilità dell’animo femminile e ti mostri attento e premuroso con la samaritana, solleciti la sua attenzione e il suo interesse e il vostro è un dialogo di alta teologia che termina con la sua conversione; io Gesù attendo ancora la mia!

Chinandomi, dietro Aurora, scendo le strette e piccole scale, eccolo il pozzo! Lo posso toccare!  Appoggio lievemente la mano sulla levigata bordura di marmo e contemplo.

La lunga corda gira, gira e il secchio sale, si solleva, eccolo appare e guardo l’acqua, avida ne respiro la frescura! Le mie mani tremanti si uniscono pronte a ricevere l’acqua che Pina versa nel cavo delle mani. Con viva  commozione “assaporo” questa ristoratrice acqua di vita  eterna e in uno slancio di fede rinnovo  gli impegni battesimali!

Una sensazione di letizia, di pace, di purificazione, arriva intatta in tutto il mio essere e intono il mio Magnificat e mi sembra di recitarlo per la prima volta!

La gioia che mi riempie dentro vuole esplodere in tutta la sua forza vitale.

Ma a   chi posso comunicarla? E come posso fare? Quale linguaggio usare?

Ho trovato la via, gli occhi sono lo specchio dell’ anima e hanno un loro misterioso linguaggio che altri occhi, innamorati di Dio, possono captare.

Alzo i miei occhi brillanti e cerco e trovo padre Antonio e i nostri sguardi s’ incrociano. Per un attimo ho l’impressione di sentire me stessa gridare con tono implorante : “Dammi da bere” ma no, nessun suono esce dalle mie labbra, è solo il mio essere che grida, impazzito d’ amore, grida il suo piccolo grazie al mio Dio Uno e  Trino! Ora ho acquistato la forza per risalire le scale, per proseguire il viaggio della vita, sicura che lungo il cammino avrò sempre una robusta corda, un profondo pozzo, una lucida brocca e così potrò saziare la mia rinnovata sete e grazie ancora per questa “meravigliosa certezza”!                                            

 

 

 

La  basilica dell’Annunciazione :Nazareth

E’ maestosa questa basilica, è un inno alla maternità . La grandiosa  cupola in robusto cemento armato dimostra di essere  una sicura roccaforte contro gli assalti del  maligno.<< Una donna  ti schiaccerà il capo>> Una donna,  la Donna, la  Vergine.

La madre di Dio. Il mistero dell’Annunciazione racchiude il <<Si> di Maria a Dio e Ancora il <<Sì>> di Dio a Maria e la basilica ,in una perfetta simbiosi, tra arte e Fede , rende visibile tale mistero.

La cupola a forma di grandioso dodecagono filtra la luce del cielo, che poi filtrando  da tale altezza fa vedere le tante lettere <<M>> che, moltiplicandosi all’infinito,diventano un’ osannante schiera di angeli che  portano l’annuncio di speranza dal cielo alla terra. Armoniosamente ci accostiamo attorno all’altare per chiudere il cerchio formato dai sacerdoti celebranti.

Davanti a noi si trova la grotta!    In tutto questo candore spicca sui bianchi paramenti di padre Antonio la scritta  FIAT, in celestiale azzurro colore !  Piccola parola, grande significato! In questo luogo sacro comprendo perché tu, Signore, mi hai fatto venire qui,il battesimo di purificazione ,vissuto al pozzo di Sicar, rende possibile la mia nuova nascita e la mia conversione.

 

 

 

 

IL TABOR

 

Splendente di verde, di vita , di luce, di gloria, la montagna appare e l’autista del taxi guida con rapida determinazione, ma ecco siamo arrivati in cima e siamo in sette (numero simbolico?), si scende e i miei occhi estatici contemplano il santuario adorno di antiche pietre illuminate da fulgore di verde.

Mi chino riverente e silenziosa perché di qui passò la storia della chiesa e dei popoli.

Silenziosa entro nella stupenda basilica e ammiro la scena della trasfigurazione raffigurata nella calotta dell’abside centrale e nel fondo riluce di bellezza e di arte il mosaico mi  giro di botto perchè  riconosco la voce profonda e implorante di Pietro che  canta la sua felicità estatica  <<Signore facciamo tre tende: una per te, una per Mosè, una per Elia>>. Approfitto della sua richiesta e formulo la mia <<facciamo solo due tende: una per me e una per te! Così posso riempirmi di luce.>> Comprendo infine che anche in terra santa oso pensare solo a  me e risento dentro il tuo velato rimprovero: “L’amore che ti ho dato portalo nel mondo”  Ho capito: il Tabor è per tutti noi   una tappa di luce. Il Tabor è ancora impregnato di luce, regala luce, è luce per le tenebre della mente e del cuore. Ma tu Signore ti sei veramente trasfigurato oppure sei rimasto il Gesù di sempre e i tuoi discepoli, finalmente trasformati, ti hanno visto splendente perché hanno saputo trasformare il loro cuore di pietra in un cuore di carne, quindi capace di ascolto e di accoglienza, di amore e di contemplazione.?

Ora scendiamo in silenzio verso la cripta della Trasfigurazione per partecipare alla messa e sarà una speciale cena di luce!                                    

Nella vetrata troneggiano due pavoni simbolo dell’ immortalità. La cripta è adorna di mosaici in splendido  colore bianco che spiccano eterei e maestosi dallo sfondo azzurro cobalto. I mosaici raffigurano: la Natività, l‘Eucaristia, la Morte, la Risurrezione. La volta, in sfolgorante azzurro, è rilucente di piccole stelle d’oro che via  via formano un'unica stella che, miracolo dell’ arte, allargandosi forma una croce rilucente. Tutte le figure emanano luce, esprimono gioia, speranza e la luce si estende, penetra dentro per  comunicare letizia .

“Nel nome del Padre, del Figlio e dello  Spirito Santo” e i sacerdoti salgono l’altare indossando rilucenti paramenti verdi. Essi stessi sono come avvolti di luce , testimoni visibili di speranza . Ora il mio essere,  perduto nel tuo cuore, ti ascolta o Gesù proprio qui dove ti sei fatto bambino, carne, uomo, nella terra santa dove hai istituito l’Eucaristia e il sacerdozio e provo un senso di pace nel risentire  dentro di me la voce nota del mio padre spirituale che ripete piano : “Io ti assolvo dai tuoi peccati nel Nome del Padre, del Figlio, dello Spirito Santo e vai in pace con il tuo Dio uno e Trino”. E ora permetti, o Signore, che io renda eterni questi momenti di grazia in rapide pennellate visive, la parola scritta insieme con Te forse conserverà nel tempo la freschezza di questi momenti.

 

 

 

 

IL MONTE DELLE BEATITUDINI

 

E il pellegrinaggio continua. Stiamo andando verso il monte e dentro di me ascolto la sua voce nota: “Beati i misericordiosi perché troveranno misericordia” e in vicina lontananza, abbracciata da palmizi e circondata da inebriante verde, la Basilica appare. Ha una pianta circolare alleggerita da archi continui che lasciano intravedere il lago di Tiberiade. La natura è già fresca di tremula luce azzurrina e si vede è tutta beata!

Un gruppo italiano celebra la messa in uno spazio verde all’ aperto e all’ armonia delle voci fa eco quella dei cantori del cielo: gli uccelli. In tutto il suo differenziato Splendore ovunque risplende il tuo volto di Padre Creatore.

“Laudato sii o mi Signore” intona il mio cuore insieme a Francesco. Tutto era buono quando uscì dalle tue mani ma l’uomo ha peccato. Il peccato ha rotto l’armonia, ma tu Dio Padre  Creatore ci hai mandato Tuo Figlio Gesù e tutto può risplendere di nuova luce e di nuova speranza. Gesù ci ha redento, ci ha amato, ci ama, ci ha donato se stesso nell’ Eucaristia ,mistero d’amore che si rinnova attraverso il sacerdozio.

Beati voi perché siete figli di  Dio, beati voi perché siete fratelli di  Cristo!

Ma chi lo ripete in tono ritmato? E’ solo la piccola falciatrice che la vecchia giovane suora usa per sistemare un pezzo di prato. Ora di fronte a me si offre la siepe che “non preclude lo sguardo” ma risplende in una festa di fiori concavi rosso-corallo con tre piccoli bianchi cerchietti, ripetono la Trinità ? Il biancore è Maria ?

Enza sorridendo mi chiama piano. 

 

 

 

IL LAGO DI TIBERIADE

 

In ordinata fila ora saliamo sul battello per andare a Cafarnao  per visitare la casa di Pietro oggi basilica. Ora il tuo lago si apre in rapide onde spumose e in concentrici cerchi azzurri ricolmi di spuma biancheggiante!

Risento chiara la tua voce nota “Vi farò pescatori di uomini!” E i discepoli Ti seguirono subito fiduciosi, non io.                

E ho perso del tempo prezioso per captare fra le tante la tua Voce ma proprio in questo momento  sento l’ accorata richiesta di Pietro: “Signore fa che io venga a te sulle acque” e Tu Signore lo prendi in parola, hai fiducia nella sua fede, ma non lo sai che la sua è una fede irruenta, istintiva, ma debole nella prova, proprio come la mia!?

Pietro sta per annegare, salvalo, Ti invoca, Tu lo senti? Mi senti? Salvami dal mare insidioso del dubbio, che ancora vive dentro di me, ricostruiscimi quale creatura di speranza!  Del resto nessun mare in tempesta può farmi più paura, nella mia barca ci sono i fratelli!   Ed io sono salita sicura, mani fraterne mi hanno accolto ,cuore paterno mi ha sostenuto e pur essendo una pessima nuotatrice, ora posso stare sicura perché quando sarò vuota di gioia, colma di egoismo, una sicura barca mi accoglierà. Ora il battello scivola lieve sul lago e si delinea chiara l’altra sponda. Padre Antonio, messo in prua, sembra il coraggioso capitano della nave  che sicuramente arriverà in porto. Grazie o Signore perché mi fai inebriare di gioia ma rendimi ancora capace di donare gioia. Lo so ancora stento nel coniugare il verbo donare   ma poi che cosa posso donare se io non posseggo niente? Tutto Tu mi hai donato ma la mia vocazione è un bene troppo prezioso custodito in un vaso d’argilla, pensaci Tu   a rinverdire  il tenero arboscello dell’ anima mia! Ora ti lascio o mio lago, stasera al tramonto, vivremo senza la presenza di turisti una speciale veglia di preghiera.  Ti ringrazio perché hai preparato per noi e per me questo colloquio che  ha il sapore dell’ eternità! Ciao o Gesù!

Sì siamo noi soli stasera con Te, è un incontro intimo e confidenziale, è un incontro “riservato”, nessun turista può interrompere la nostra adorazione e il nostro tacito colloquio-amoroso. E’ speciale questo momento qui sul tuo…    lago .

Siamo seduti su due panche lunghe, situate una di fronte all’altra e dondola dolcemente il battello in questo viaggio intersecato da liturgiche preghiere e da taciti  inebrianti silenzi amorosi. La brezza soffia leggera, le onde si aprono spumose alla luce rilucente della luna.  Ma sono tutte sull’acqua le stelle del tuo cielo? Ma no è solo un’ impressione di luce, la Luce della Tua chiara presenza. Si ode ora il lieve sciabordio delle onde e  Aurora, i bei capelli al vento, intona: “Ti ringrazio o mio Signore per le cose che sono nel mondo….” Il canto pian piano tace,  ci stiamo fermando al centro del lago con i motori spenti, e un divino silenzio mi circonda, mi avvolge complice perchè questa è una “sosta d’amore” nel cuore di Cristo!

       Mille sensazioni mi pulsano dentro, appoggio la mano sul cuore l’ armonia del   Creato mi placa. Ora siamo soli, o mio Amore Santo, soli a parlarci, soli nella più armonica e serena contemplazione. Alzo gli occhi al tuo cielo e come  brillano felici le tue stelle! Abbasso lo sguardo sul tuo mare. Come freme di vita! Posso offrirti ora una preghiera che sento mia anche se fa parte dei frammenti inediti di Alessandro Manzoni? “Sei mio \ vivo di Te, gran Dio \ confuso a Te con il mio,\ offro il tuo stesso amore.”

Ti è piaciuta questa preghiera? Ed ora te la offro insieme a questo fascio rilucente fatto di  piccoli fiori di luce che brillano davanti ai miei occhi estatici.

 

 

 

 

IL CENACOLO

 

 

Siamo arrivati al cuore del nostro essere comunità siamo già fermi e attoniti, a contemplare il luogo santo dove il maestro celebrò la  pasqua con i suoi discepoli

Inizia il silenzio e comincia il tempo benedetto del colloquio personale e ciascuno sceglie  il luogo e lo spazio più idoneo al proprio contemplare.

Abbiamo già visitato, quali turisti, la basilica della  Dormizione splendida di arte e di  fede. Si sente un lieve mormorio e un rapido strusciare di  scarpe. Chi resta? Chi va? I miei piedi sono come incollati al suolo e tutto il mio essere è già in adorazione. Qualcuno rimane dentro e si sistema nelle due scalette di fondo,  mi scuoto , mi allontano e trovo un angolino ecco qua la mia pietra e inizio a parlarti, o mio Signore. E via via sento che il colloquio acquista il tono della confidenza e dell’ intimità. Ora invoco  Te Santo Spirito fammi assaporare l’unicità di questi doni,  ogni tappa di questo pellegrinaggio ha avuto un suo scopo, così il pozzo della samaritana è stato per me il momento della purificazione, il Tabor  è stato il momento della luce e la mia fede ha preso quota.

 Il sì di Maria, nella basilica dell’Annunciazione  mi ha fatto riflettere sui miei tanti no. A Betania, la casa di Marta e Maria mi è sembrata familiare, si respirava ancora aria di fraternità di amicizia e intravedevo la splendida unione tra contemplazione e azione, a me così congeniale!    E ti ho visto quale  maestro e amico premuroso   di Marta e Maria accogliendo entrambe nella diversità del loro ministero.  Ti ammiro perché Tu ,o Maestro, sai essere così tenero , cosi trascinatore, così poliedrico nei tuoi rapporti umani. Ma ora ti adoro in dolce silenzio ,ti contemplo con cuore libero, innamorato, felice ed io creatura, so di contemplare il mio Creatore!

Il cenacolo è l’appuntamento per eccellenza, il primo segno visibile del tuo amore per l’uomo. Il Cenacolo è il luogo dove Ti sei fatto pane per i tuoi discepoli e continui attraverso il sacerdozio, a farti pane per noi!   Il sacerdozio, nuovo perenne dono del tuo Amore!   Ti fai pane attraverso  la vita offerta e donata di un piccolo uomo che elevi fino a te e attraverso lui continui la tua incarnazione nello spazio e nel tempo.  Ed ora, ritorno nella splendida basilica della “Dormizione” per salutare tua madre poi si celebrerà la  Messa .   Questo luogo è adorno di grazia, è  rilucente di fede,  è adorno di tante piccole cappelle circolari impreziosite di tessere dorate. Su ogni gradino delle tante cappelle è in  contemplazione una mia sorella o un mio fratello e un brivido di commozione mi avvolge nel vedere il volto di Paola. Quanta serenità esprime! Non mi fermo, anche io cerco il mio angolo di luce e lo trovo  guardando l’icona del  Risorto! E’ parlante  questo volto santo, è familiare con la sua gloria e la sua tenera autorità!   Un abbraccio a te Maria, un abbraccio a te   Gesù e tutti noi ci incamminiamo in tacito silenzio ma gli occhi di tutti parlano, pregano, sorridono ma non è finita una giornata così; ci attende la Messa: la Cena pasquale. Busso, sono già davanti al portone dei frati francescani, fresca acqua ci disseta, piccola grande chiesa ci accoglie. I sacerdoti si preparano, sono tutti presenti oggi! Finalmente è presente anche padre Egidio! I libretti sono pronti mi accingo ad aprire il mio con mano tremante perché il momento è solenne, infatti proprio durante la messa ci sarà la rinnovazione delle promesse e le consacrate della prima ora salgono in ordine sull’ altare ponendosi alla destra dei sacerdoti concelebranti e formano un semicerchio che resta aperto.   Ma quale stupenda ispirazione   vibra nel cuore e nella voce di padre Antonio? “Venite, venite anche voi sull’ altare, oggi siamo tutti invitati, anche se voi siete nel periodo iniziale e delicato dell’ orientamento”. Tremante di emozione, mentre il mio cuore freme di   gioia, salgo sull’ altare e tutte insieme siamo sei, ci disponiamo alla sinistra dei sacerdoti e formiamo una splendida corona, un cerchio di fede, certo anche noi siamo state chiamate da Te, Gesù,  e questo gesto sacerdotale è un dono che hai preparato per me nel nostro colloquio al Cenacolo mentre io in tacita, esultante preghiera, Ti vedevo spezzare il pane ai tuoi. Grazie per il ministero sacerdotale che sgombra l’anima mia dai pesi inutili, grazie perché fra le mura del cenacolo ho sentito quale Maestro attento e premuroso sei, grazie perché ho udito le tue parole che, quale acqua preziosa, mi hanno dissetato al pozzo di Sicar, grazie per Betania, casa dell’ amicizia, grazie perché tutte le mie paure si sono placate al contatto del Tuo Amore, grazie perché hai istituito la chiesa e perché io ne sono figlia! Sento di essere invitata da Te, Dio Uno e Trino e la sintonia con i fratelli è piena e assoluta e si  manifesta in rilucenti perle di lacrime ma oggi sono “lacrime di gioia”! Ma un altro dono mi attende in questa storica giornata di grazia! 

Tutti noi riceveremo una crocetta di legno e padre  Antonio, inzuppato di santa gioia, passa in mezzo a noi, si ferma un attimo davanti a ciascuno di noi benedicente e sorridente  e il suo  trasparente sguardo di fede ti canta la sua felicità estatica,  perché  Tu, o Signore, gli hai  concesso di convocare i suoi fratelli sacerdoti e le sue figlie spirituali nella Santa Gerusalemme.Ora Marcello, sorridendo  commosso, ci invita ad uscire.   Mi attardo un attimo e rivolgo un abbraccio cosmico a questi luoghi sacri, lentamente e volutamente  mi distacco dal gruppo, sono tante le sensazioni che tumultuano nel mio cuore , vorrei condividere ma non ricerco nessuno stavolta: attendo , ma ecco una mano paziente sfiora la mia: delle rilucenti pagliuzze di gioia e di luce brillano ancora nei suoi occhi, ecco gli occhi di Enza cercano i miei, ma non parla, sorride e insieme facciamo un lungo tratto di strada nella santa  Gerusalemme .

Saliamo insieme sul taxi e siamo ancora in sette  e in più ho ritrovato l’ottavo sacramento: il sorriso.                                    

E comincia il viaggio di ritorno a Catania  e lo vivo in un’atmosfera irreale, mi concentro a guardare dall’ oblò dell’ aereo il tuo cielo ma è fuori di me oppure è dentro di me? Ecco laggiù, baciata dal tramonto, Roma appare;  io del resto con la memoria del cuore ne riconosco ogni particolare  e i miei occhi estasiati di luce si fermano per un attimo eterno sulla cappella  Sistina e contemplo in sacro silenzio la  Creazione  secondo Michelangelo. E così canto in versi.

“Impresso nella tela eterna \ contemplo il particolare \ \ delle due mani che si cercano \ Si sfiorano, infine si toccano\. L’una è immensa luce creatrice,\ l’altra,  piccola opaca carne,\ ma già vibrante di vita,\ ecco tu, uomo altero, ti sollevi \ E  Dio compiaciuto \ ti accarezza di eterno riso.”

E infine  atterriamo all’ aeroporto di  Fiumicino,  passiamo la dogana e via, ci imbarchiamo per Catania, ancora una volta dall’ alto dei cieli  rivedo la “Timpa”, la chiesa profumata di giovinezza, di campagna e risento il lieve gorgoglio del fiume, intravedo le pietruzze colorate che io bimba infilavo nelle tasche lassù a  Canolo in Calabria! Ma così presto spicca laggiù la terra calabra?

No, è solo il mio pensiero che viaggia alla velocità della luce! E, come in un documentario visivo, rivedo le tappe più significative del mio cammino spirituale.

Ma ora una voce metallica annuncia  “Allacciate le cinture, stiamo atterrando a Catania”.          

Dalla finestra spalancata sul verdeggiante paesaggio collinare del convento di Savoca, arriva al mio orecchio lo scampanellare del gregge, che si unisce al suono delle campane che intonano l’ Ave Maria.  I grilli e le cicale ripetono l’inno nel loro linguaggio ritmato, apro il mio diario  e rileggo con commozione: “Maria mostrati a me non più modello ma madre e concedimi di essere  piccola, povera, paziente, per diventare ancora una degna discepola del tuo  Gesù”  e ora nella stupenda cappella della Dormizione  mi sento come abbracciata da Te, Madre santa, e finalmente sento circolare l’abbraccio in tutto il mio essere reso speranzoso dalla certezza di essere fra la mia gente.   Do uno sguardo d’ insieme alla basilica: ogni nazione del mondo ha raffigurato Maria   secondo  le proprie  tradizioni  e le proprie arti! E’ dolce, tenera la Madonna  del  Giappone, è danzante, nera,  la Madonna africana  , tante espressioni di fede e di arte ma un unico amore!   Usciamo e ci avviamo verso il chiostro che già si intravede spazioso, antico, verdeggiante sotto il caldo sole di  Nazaret.

Silenzio divino e musica silenziosa mi circondano e il mio cuore è “sereno e  svezzato come un bimbo in braccio a sua madre.”

E finalmente settembre arriva e io già respiro aria di scuola; a giugno ho salutato i miei alunni di quinta classe ed ora aspetto di ricominciare il ciclo con i deliziosi bimbetti di prima classe. Inizierò il nuovo ciclo scolastico con una forte carica esistenziale, così i bambini potranno godere delle nuove fresche energie del mio spirito rinnovato dall’esperienza della Terra Santa che sarà per sempre ricchezza di luce per la mia vita …

 

Oggi, 12 settembre, la mia stanza acquista l’ aspetto di un laboratorio pieno di cartoncini , di colori ,di pennelli, di forbicine, la parola chiave  è stata già scritta in grossi caratteri cubitali  “benvenuti”  ma non ho finito, ora tiro fuori dal mio cassetto l’ elenco che ho già ritirato dalla segreteria e ne controllo i nomi, che ricopio con cura nei cerchietti che  diventeranno la corolla dei fiori.

E il primo giorno arriva fresco di speranze; parcheggio nel grande cortile della scuola e vedo una folla variopinta di mamme e di bambini che via via aumenta. Noto con piacere che i bambini sono numerosi perché si sono formate tre prime e ogni classe avrà la propria insegnante.  Che alta possibilità di comunicazione educativa didattica!

Svelta mi appoggio all’ albero e con la mia calda, tonante voce prendo l’elenco e inizio a chiamare: Gianfranco, Antonella, Rubinia, Oriana , Ilenia, Marilena, Mario, Antonio, Agata, Alessandra, Vincenzo, Giovanni, Salvo,  Orazio, Fiorella, Enzo, Laura, Grazia .  E subito ad ogni nome do un volto e d’ istinto ne percepisco le  potenzialità educative che sembrano tante.

  Tutti insieme saliamo le scale in un allegro brusio  e tutto è già pronto per l’accoglienza!

 Sul tavolo, coperto da un vistoso tappeto verde, troneggia l’enorme fascio di fiori cartacei.

 Sollecita invito i bambini a prendere posto liberamente e quasi tutti  si conoscono   perché provengono dalla stessa scuola materna .

E  mi propongo di giocare bene questa carta vincente inserendomi con tatto in questo gruppo già  affiatato .

 Anche le mamme si sistemano nei banchetti, ora invito tutti a fare silenzio prendo fra le mani alcuni fiori e passo nella prima fila di banchi e dò ad ogni bimbo una carezza e un fiore, alla fine della consegna ritorno al tavolo e prendo  con fatica, l’ultimo fiore molto grande : nella corolla c’è scritto il mio nome.

Poi agile, salgo su un banchetto e  incollo l’enorme fiore, nel grande cartellone murale.

 Ora ogni bambino, aiutato dalla propria mamma, incolla, intorno al mio, il proprio fiore, che diventa un petalo.

La parete della scuola sembra un quadro d’autore !

Certo la botanica non è rispettata ma già profonda  è  la sincera empatia nata fra noi!

 

 

 

 

 

 

 


 

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* Introduzione

 


 

Fonte : scritti autobiografici di Rosarita De Martino , il Diario "Storia di una chiamata" dell'incontro di Rosarita con Dio sarà pubblicato a capitoli su ARTCUREL.  E-mail (Maria): lilumar@alice.it

Chi è interessato può inviare un commento a Rosarita De Martino al seguente indirizzo e-mail (Maria): lilumar@alice.it