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 RUBRICHE AUTORI : Alessio Varisco :  Teologia dell'Arte

  

LE "ICONE" : L'ARTE CHE RAPPRESENTA DIO

 

di Alessio Varisco

 

 

 

Icona della Natività - scuola di Rublev - 1410 -1430 - Galleria Tretjakov.

 

 

Il sostantivo greco “eikon”, icona, significa "immagine". Oggi il termine indica una pittura a carattere religioso su pannello di legno, in stile bizantino, greco o russo. L'arte dell’icona nasce per render testimonianza dello splendore di Dio -fattosi uomo- e comprende nel suo linguaggio -e nei suoi canoni- i dettami della Chiesa e la teologia cristiana.

È una pittura di pensiero, più che di puro sentimento. La tecnica di pittura delle icone non è mera rappresentazione di un’alta e stupenda forma d'arte, ma è anche un modo di vivere. L’icona è modus vivendi, non solo modus pingendi. Essa è espressione anche liturgica e dimensione cosmica di unione con ed in Dio. L’iconografo esprime -con maggior intensità- la propria fede grazie alla pittura; esso ha in sé la possibilità di avvicinarsi alla Santità, identificandosi col soggetto dipinto (Cristo, la Vergine, i Santi). Quest’aiuto, concesso all’iconografo, è l’espressione di ciascun christifideles del munus sanctificandi .

Le figure sono ritratte secondo i canoni di un antinaturalismo che nella teologia delle icone doveva servire a sottolineare la dimensione spirituale dei misteri, degli eventi e dei personaggi sacri. L'arte nell'icona è secondaria, marginale: ciò che è importante è Dio, il Mistero di Dio, che tramite quest'arte viene espresso.

In realtà l’icona è presente nella storia dell’uomo ed è pre-cristiana, si pensi ai “graffiti”, alle scene di caccia –riti propiziatori-, o alle decorazioni dei templi. Difatti le prime “icone” si inseriscono in un contesto molto più vasto, che risalirebbe all'uomo preistorico e che fa dell'immagine un mezzo per stabilire un contatto con la divinità e per rendere reale la presenza di ciò che vi era raffigurato, sovente dal sacerdote della comunità.

È però dal III secolo d.C. che i cristiani impiegano immagini per illustrare la nuova Fede. Di questi “segni” -antichissime e primigenie icone- ne sono testimonianza le numerose catacombe sparse sul territorio italiano.

Nasce un modo nuovo di fare arte: una pittura simbolica, metaforica (quindi lontana dal significato di "eikon").

Le icone vere e proprie nascono e si diffondono a partire dal IV secolo, nei primi secoli del cristianesimo, quando la Chiesa orientale non era ancora divisa dalla Chiesa occidentale: le icone sono dunque patrimonio della cristianità tout-court.

Nell'icona –così come la conosciamo noi oggi e dalle sue origini- rientriamo in possesso di molti elementi dell'arte antica andati perduti -sopratutto quella relativa ai ritratti profani- ad esempio i ritratti funerari egiziani -I secolo a.C.- in cui il volto del defunto era dipinto su tavole di legno, con l'intento di far vivere ancora il defunto insieme con i vivi.

Questa pratica di ritrattistica su tavola appartiene anche alla nostra area geografica, si pensi che gli imperatori di Roma si facevano ritratti che –una volta riprodotti- erano poi spediti in ogni parte dell'impero. Il significato della ritrattistica dell’imperatore –peraltro una sorta di divinità in terra-, il poter vederlo rappresentato sino ai confini dell’Impero corrispondeva a vedere l'imperatore in persona.

Le icone cristiane vennero alla luce proprio per sostenere la fede in un periodo in cui si stavano diffondendo molteplici eresie. L’icona è perciò emblema dell’ortodossia, della integrità della fede e giusta figurazione delle Persone della Trinità. Le più antiche icone cristiane risalirebbero alla metà del IV secolo d.C. ed in principio erano realizzate su di un supporto di cera, proprio come i ritratti funerari egizi. Purtroppo sono poche le icone antiche giunte a noi, soprattutto a causa della lotta iconoclasta.

Nel corso della storia della Chiesa sono molteplici gli episodi di iconoclastia:  nel 726 Leone III Isaurico proibì il culto delle immagini sacre -difatti secondo la tradizione Veterotestamentaria non è possibile rappresentare Dio e qualunque immagine che ne venga fatta non è che un idolo pagano. E' stato proprio il timore che il cristianesimo appena nato cadesse nell'idolatria, ad aver portato alla persecuzione iconoclasta. Ma paradossalmente è proprio questo veto a rappresentare Dio che verrà utilizzato a difesa delle immagini sacre; come San Giovanni Damasceno e San Germano di Costantinopoli ben argomentano, è grazie all'Incarnazione che è resa possibile la raffigurazione: la venuta di Cristo ha cambiato radicalmente la relazione tra Creatore e creature. La venerazione non si rivolge all'immagine, ma a chi è rappresentato; l'icona è simbolica, non realistica e rappresenta non la realtà umana, ma quella di Dio.

«Si prega davanti all'icona di Cristo come davanti a Cristo stesso»,

infatti –ce lo specifica Sergij Bulgakov- l'uomo è fatto non solo di anima, ma anche di corpo e ha bisogno e ricerca una vicinanza sensibile, non si accontenta della sola contemplazione spirituale.

Per la Chiesa, come viene espresso nei suoi Concili, l'icona è un

«Sacramentale partecipe della sostanza divina»,

il che equivale a dire che è il luogo in cui Dio è presente e si può incontrare. Nel Secondo Concilio di Nicea (787) viene definita la natura e il valore delle icone con l'affermazione che il fondamento di quest'arte sta nell'Incarnazione del Figlio di Dio -è quindi possibile rappresentare Dio- in quanto ha assunto la natura umana, assimilandola in modo inscindibile a quella divina, come sottolinea san Giovanni Damasceno. Nel Concilio di Efeso l'icona è definita "tempio", cioè un luogo in cui chi è raffigurato è anche misteriosamente presente.

Dopo l'iconoclastia, nel IX secolo la produzione di icone riprende vigore, grazie anche agli imperatori residenti a Costantinopoli. Le icone di questo periodo sono poste sempre frontalmente, i volti sono semplici e severi.

Nel 985 l'arte delle icone giunge anche in Russia, infatti il principe Kiev Vladimir prende come moglie una principessa bizantina. Nella capitale russa lavorano molti artisti bizantini ed è proprio qui che le icone hanno una particolare fioritura.

Nei secoli successivi nuovamente le icone in oriente andarono incontro a distruzione, da parte dei veneziani, che si impadronirono di Costantinopoli (fino al 1261) in seguito alle Crociate.

Nel XV secolo si assiste ad una nuova rinascita dell'icona, che si fa più raffinata ed elegante e si arricchisce, man mano, di elementi più elaborati.

Con l'avvento dei turchi (1453) e la diffusione dell'Islam in Oriente, la produzione di icone continuò a svilupparsi nel Mediterraneo, in particolare in Grecia. Nel XV secolo in Russia la produzione di icone è al massimo splendore, grazie all'opera del monaco Andrej Rublev, in cui tradizione locale e tradizione bizantina si fondono.

Nell'icona il Dio-uomo si avvicina a noi, ricordandoci che anche noi siamo icona di Dio, che quindi il nostro destino è diventare come Lui.

La sfida oggi di riproporre l'icona può rispondere solo ad un tuffo nel passato. Per dipingere oggi un’icona significa andare alle radici della immensa unità che individua il Cristo quale Signore dell’Universo. Egli è il padrone del cosmo, della storia –tornerà alla fine dei tempi approntando il Giudizio di Dio- e siede alla destra di Dio Padre. Tutto ciò rappresenta l’amore di Dio. Orbene dipingere oggi l’icona vuol anche dire continuare a respirare con i due polmoni della Chiesa orientale e occidentale.

 

Prof. ALESSIO VARISCO

Storico dell’arte

Direttore Antropologia Arte Sacra

 

 

 


 

 

Fonte :   scritti dell'artista prof. Alessio Varisco , Técne Art Studio .

 

Prof. ALESSIO VARISCO
Storico dell'arte
Art Director associazione culturale Técne Art Studio
www.alessiovarisco.it 

Direttore Antropologia Arte Sacra

www.antropologiaartesacra.it