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AUTORI : Alessio Varisco :
Zoomorfismo Biblico |
I cavalieri dell'Apocalisse in Dürer
di Alessio Varisco
«Se è vero poi che l'Apocalisse è un libro da guardare, quasi da "divorare" con gli occhi, esso ha trovato nelle belle incisioni di Albrecht Dürer un visualizzatore tra i più efficaci»[i].
Dürer nasce il 21 maggio 1471 a Norimberga, il padre, un orafo ungherese[ii],
gli trasmette l'arte del disegno, la passione per le arti grafiche ed il bulino
e puntasecca[iii]; ma il figlio dell'abile artigiano sente una vocazione
profonda per l'espressività pittorica che lo spinge ad entrare nella bottega
del Maestro M. Wolgemunt, quivi apprende i rudimenti della pittura fiamminga
(l'attenzione di Dürer è fissa su Van der Weyden e il Bouts).
«Le raccomandazioni del suo padrino, lo stampatore editore Anton Koberger, del
quale sono documentati i contatti con Johann Amerbach quantomeno per un periodo
successivo, potrebbero avergli aperto delle porte»[iv].
Tra il 1490 ed il 1494 viaggia fra i Paesi Bassi e le diverse città tedesche,
Colmar e Basilea dove si dedica con passione all'illustrazione di libri sotto la
guida di un fratello del celebre incisore di M. Schogauer. Nel 1494 parte per
l'Italia rivolto verso Venezia per partecipare alla realizzazione della grande
xilografia della Serenissima ad opera di J. de Barbari. In laguna frequenta con
assiduità gli studi di Carpaccio, Vivarini, Bellini ed il Mantegna nella zona
del padovano.
A Norimberga apre nel 1496 il suo studio ove si producono pitture (ritratti e
pale d'altare) e incisioni[v]. Nuovamente a Venezia nel 1505 elabora la Pala
della Chiesa di San Bartolomeo con la "Festa del Rosario" (ora a Praga) e la
"Pala di Ognisanti" (conservata a Wien). Incontra il Pacioli a Bologna e
approfondisce i suoi studi sul corpo umano. Tra il 1512 e 1513 rientra nella
patria natia e si dedica interamente alla produzione di grafiche. L'imperatore
Massimiliano I nel 1515 lo invita a celebrare gli Asburgo, in linea con il gusto
Rinascimentale "celebrativo", attraverso numerose sue incisioni. E' questo il
periodo in cui conosce molti artisti ed entra in contatto con Willibald
Pirkheimer, dotto umanista; studia Vitruvio e conosce le opere di Luca Pacioli.
Scrive tre trattati: uno sulla geometria dei corpi, un altro sul corpo umano e
l'ultimo pubblicato postumo "De simmetria partium in rectis formis humanorum
corporum libri". Così scrive per i giovani pittori tedeschi:
«affrontare la misurazione proporzionale, in modo che possano penetrare la
realtà e sappiano poi ridurla, e non concentrino sull'arte la loro attenzione,
ma acquisiscano una maturità umana più vera e completa»[vi].
Albrecht viaggia tra l'Olanda, Anversa, Bruges e Gand in cui ha modo di comporre
uno story-board ricco di minutissimi disegni e osservazioni.
Dürer muore il 6 aprile 1528 stroncato dalla malaria a Norimberga, probabilmente
contratta in Olanda durante i suoi studi fra le paludi per analizzare i resti di
uno squalo in decomposizione.
La grandezza di Dürer è forse paradigmaticamente racchiusa nella sua opera
incisoria che diffonderà un nuovo modo di trasmissione dell'arte seriale
d'autore: la puntasecca. Questa tecnica servirà al Rinascimento tedesco ed
italiano in modo fondamentale come nuova arte in abbinazione allo svilupparsi
della stampa a caratteri mobili ed al fiorire di pubblicazioni di testi e
traduzioni di testi sacri[vii].
Inventa un nuovo modo di progettare l'arte e di renderla strumento di diffusione
anche ad altre scuole, magari estere: si pensi al debito di J. Pontormo per quel
che riguarda le decorazioni della Certosa di Firenze del Galluzzo, ma anche di
molti altri artisti minori che molto debbono al maestro incisore tedesco.
I quattro cavalieri dell'Apocalisse di Dürer (Ap 6,2-8) - Tav. IV
«L'inventore del Rinascimento tedesco che dà forza alla visibilità
microscopica»[viii].
L'opera che quivi allego fa parte di una serie di quindici tavole xilografiche
elaborate tra il 1496 e 1497 di illustrazione dell'Apocalisse, in latino e
tedesco, pubblicata dallo stesso Dürer a Norimberga nel 1498. L'innovazione sta
nel fatto che le immagini non stanno nel testo ma occupano l'intera pagina
(primo tentativo di illustrazione a tutta pagina e non più a capolettera come
nei Codici Miniati). Prima di esser date alle stampe Dürer ne stampa alcune
copie su carta di lusso; il lavoro di intaglio ripropone esattamente l'originale
idea dell'incisore, il che ci conferma il suo diretto intervento sulle matrici.
I quattro cavalieri: un rilievo della storia di quei giorni?
L'immagine dei quattro cavalieri dell'Apocalisse manifesta con straordinaria
efficacia i primi versetti dell'apertura dei quattro sigilli e la conseguente
fuoriuscita dei quattro cavalli ognuno montato da un personaggio diverso[ix].
Dürer però sovverte l'ordine apocalittico ponendo in primo piano verso chi
guarda nella parte più bassa di sinistra il quarto cavallo ed in ordine
antitetico al tracciato scritturistico fino al cavaliere bianco con arco e
corona ultimo del gruppo nella parte più superiore a destra. Struttura
personalissima e unica nel suo genere che manifesta l'abilità dell'incisore nel
far proprie le Scritture al punto di inserire personaggi che paiono dei suoi
giorni, la Peste sul Verdastro.
«E' la sua attenzione e serietà nel meditare ed osservare ciò che lo circonda
che dà unità poetica ai molti particolari analizzati ciascuno con molta
minuziosità quasi ossessiva. Questa forza analitica, che è la caratteristica più
profonda di Dürer e la spinta costante alla sua creazione artistica, trova nel
ritratto una misura ed un freno dovuti alla limitazione del soggetto che egli
rappresenta secondo un'iconografia tradizionale psicologica del personaggio per
lo più a mezzo busto (n.d.r.: negli oli è molto visibile), inquadrato in
partiture di finestre e di paesaggi[x], cosicché l'attenzione si focalizza tutta
nella penetrazione psicologica del personaggio»[xi].
«Un cavallo bianco. Il suo cavaliere teneva in mano un arco» (Ap 6,1: gli
esegeti hanno sempre visto gli eserciti dei Parti che per alcuni Giudei e
Giudeo-Cristiani potrebbero sconfiggere -come già affermato nella parte
esegetico-cristologica della presente trattazione- Roma letta quale nuova
Babilonia). Sempre galoppante al suo fianco colla testa leggermente obliqua
verso il bianco un altro cavallo rosso fiammante; al suo cavaliere «Dio diede
una grande spada» e proprio sopra gliela consegna un angelo. Arretrato
leggermente sempre funestamente in corsa un cavallo nero. Il suo cavaliere
«teneva in mano una bilancia» e nella raffigurazione del Dürer vediamo una
descrizione puntuale della bardatura rinascimentale dei finimenti probabilmente
gli stessi degli eserciti presenti in Europa in quegli anni: si nota la criniera
fluente e lucente e gli zoccoli con pelo forse a descrivere una delle razze più
utilizzata dai potenti cavalieri in quegli anni, il frisone.
«Le articolazioni chiudendosi più o meno, portano i posteriori del cavallo sotto
la massa e permettono al cavallo di coprire più o meno terreno con la
distensione più o meno energica dei propulsori»[xii].
Il cavaliere guarda il cielo e con la mano sinistra dirige il destriero che
esprime dagli occhi eccitamento ed ansietà forse per quella Giustizia sorretta
con l'altra mano, la destra alzata, una bilancia mossa dal vento del galoppo.
«Quando invece quest'ansia analitica del Dürer non è contenuta e frenata dal
tema, ma è libera di moltiplicarsi all'infinito, come avviene in certe pale
d'altare soprattutto dopo il secondo soggiorno veneziano ed in certe xilografie[xiii],
allora la molteplicità dei motivi va talvolta a detrimento dell'intensità
spirituale dell'opera e della sua poetica»[xiv].
Infine un poco più lontano dal gruppo un cavallo color cadavere. Il suo
cavaliere «si chiamava "Morte"». Particolare la positura del cavallo e del
cavaliere che monta al pelo -cioè senza sella- un animale che parrebbe
rattrappito, non lo frena neppure, le gambe del cavaliere pendono smodatamente
più lunghe rispetto le proporzioni del cavallo; il torace del destriero è
rinsecchito come una carcassa putrescente, l'occhio aggressivo corrucciato
guarda spietato la folla che "Morte" sta falciando.
«Quando mi guardò fui percorso da un brivido. Aveva uno sguardo gelido,
sinistro. Stava per accadere quello che avevamo temuto»[xv].
Il cavaliere non è sontuoso come gli altri tre: coperto da un lenzuolo sgualcito
e sudicio, è l'unico del gruppo ad aver la pretesa di urlare a evocare ancor più
angoscia spingendo con la voce il suo cavallo rattrappito a saltare a fatica gli
ostacoli umani in questo stonato e stridente canto di morte lontano da quello
gioioso di Ap 19,6-8 prima dell'ingresso al v.11 del cavallo bianco montato da
Cristo che qui il Dürer non rappresenta poiché prende in esame solamente i primi
quattro sigilli dal versetto 1 a 8 del VI capitolo.
Conclusioni sulla presente lettura dell'opera dell'incisore Dürer
Originalissimo questo foglio perchè rappresenta un gruppo di mercenari, simili a
quelli che in quegli anni percorrevano campagne e città seminando disperazione e
morte, saccheggiando ovunque. Esprimono altresì l'immagine dilagante della
pestilenza che penetra in ciascun dove facendosi beffa di ogni ostacolo.
«Le anche oltre ad esser il fulcro dell'impulso, sono pure il timone che provoca
i cambiamenti di direzione e, per far questo, bisogna che il cavallo abbassando
un'anca passi il posteriore corrispondente davanti all'altro»[xvi].
I cavalli esprimono la rapidità dell'esecuzione del comando divino, danno
visibilità all'incisivo appropinquarsi della morte, del Giudizio che scremerà i
seguaci di Colui che siede presso il Padre e che è l'unico in grado di aprire i
Sigilli e poter dar seguito all'inarrestabile Giudizio. Le folle sono impotenti
dinanzi alla potenza degli zoccoli dei corsieri e finiscono per soccombere siano
essi prelati, borghesi, religiosi o gente di popolo.
«Nel 1498 il Dürer pubblica la sua prima importante opera incisoria, cioè le
quindici xilografie illustranti l'Apocalisse, "un sermone pari in profondità ed
eloquenza a quelli di Lutero" diceva Biodalosky. In queste immagini di tipica
iconografia tedesca e rese con un forte linearismo derivato dalla tradizione
xilografica germanica, la terribilità della visione scaturisce dalla dialettica
fra realtà ed irrealtà, rilevando il drammatico tormento religioso del giovane
artista alla vigilia della Riforma»[xvii].
Si può concludere affermando che Dürer trae origine non da oniriche vedute ma
applica un realismo "spietatamente crudo" -mi si conceda questo termine- di
tutti gli aspetti che sconvolgono l'umanità, anche i più spregevoli o cruenti,
prendendo a modello quella bestialità miserevole che lui stesso ha modo di
vedere traversando l'Europa di quegli anni.
L'angelo della sesta tromba: liberazione dei quattro angeli dell'Eufrate (Ap
9,13-21) - Tav. VIII
xilografia, Gabinetto delle Stampe - Uffizi di Firenze
Matrice di legno: 398 x 292 mm.
stampa: 497 x 328 mm
A differenza delle tavole 3, 5 e 7 che presentano due scene divise, quella
celeste e quella terrena, raccordate poi sapientemente da Dürer, questa tavola,
che pure vede in alto il cielo e la visione di Dio e in basso la strage degli
uomini, non ha bisogno di raccordi strutturali. Sono quasi scomparse infatti qui
le nubi che separano i due "regni". Il motivo è chiaro: sono gli stessi angeli
di Dio ad irrompere sulla terra, e lo stesso esercito di Dio a sterminare gli
uomini, tranne un "resto". Cielo e terra sono quindi qui intimamente uniti.
Saltando l'illustrazione della quinta tromba, Dürer passa dunque a descrivere la
sesta. In alto al centro sopra l'altare Dio in gloria ha gia raccolto le trombe
suonate in precedenza. Dai quattro lati dell'altare, quattro volti lanciano la
loro voce per reclamare la liberazione dei quattro angeli dell'Eufrate. A
sinistra un angelo contempla ciò che sta avvenendo, a destra il sesto angelo dà
fiato alla sua tromba, vestito con abiti liturgici. Appena più in basso, sotto
il trono, spazzando con il loro arrivo le nubi, compaiono i cavalieri celesti
che cavalcano le loro bestie favolose: cavalli con code di serpente e teste di
leone che alitano fuoco, fumo e zolfo. L'entrata di questa cavalleria ricorda i
tre cavalieri dei primi tre sigilli. Scendiamo ancora: in basso la terra e solo
un lontano ricordo, nello sfondo inesplicabilmente sereno di un villaggio tra le
montagne e il fiume. I quattro angeli dell'Eufrate, grandi e terribili, le spade
sguainate e alzate sulle loro teste, colpiscono gli uomini, i quali gia sono in
gran parte riversi al suolo in un ammasso di cadaveri e morenti. I due angeli in
secondo piano stanno in questo momento scegliendo la loro vittima: a sinistra
uno sta per decapitare una donna che tiene per i capelli, a destra l'altro si
avventa su di un vecchio borghese. In primo piano a sinistra il terzo angelo,
con due mani brandisce la spada contro un cavaliere riverso sul suo cavallo; il
quarto a destra sta agguantando un pontefice che riverso a terra aspetta urlando
il colpo della spada gia alzata su di lui. Poco dietro al pontefice un cardinale
è gia stato ucciso e un re è morente.
La Caduta di Babilonia (Ap 17-20) - Tav. XIV
xilografia, Gabinetto delle Stampe - Uffizi di Firenze
Matrice di legno: 393 x 279 mm
stampa: 493 x 326 mm
A differenza dei «Primi quattro cavalieri», già analizzati, la presente tavola è
molto densa di significati e rimandi simbolici, in un'unica grafica. Il
risultato è evocativo e sommatorio di più accadimenti delle vicende ultime
legate alla Rivelazione ed al compiersi del Giudizio di Dio nella storia. In
un'unica visione -un po' confusamente- più racconti appartenenti ai capitoli
XVII-XX dell'Apocalisse. Dalla struttura si notano più avvenimenti, avvincenti,
dalla trama variegata.
Possiamo notare -a colpo d'occhio- cinque avvenimenti svolgersi in senso orario
da destra verso sinistra, in circolo: dall'alto la distrutta Babilonia, il drago
dalle sette teste e la prostituta con i suoi adoratori, sopra questi il
Fedele-Verace e le sue milizie, nella parte più alta -al centro- gli angeli.
1. La caduta della città di Babilonia è sullo sfondo a destra, in taglio alto
sotto alle ali di uno dei due angeli centrali che equilibrano l'intera
figurazione. Dürer intende distogliere i toni tragici della Rivelazione di
Giovanni sostituendoli con una sorta di narrazione fantastico-onirica[xviii].
Dai forti bastioni dell'abitato si scatenano fiamme mentre i velieri si
avvicinano alla costa (l'impreparatezza della distruzione dinanzi alla
quotidianità dei mercati).
2. La prostituta, una giovane donna riccamente adorna di diademi, collane,
dalla capigliatura riccia, curata, mollemente adagiata sulla bestia. Appare
calma e composta, alza al cielo la sua coppa riccamente cesellata mirando le
sette teste del drago; il mostro ha dei colli lunghi e la coda pare flettersi a
volerle girare intorno, a celarla. La prostituta è seduta di lato, come se
montasse all'amazzone, e non si accorge delle fiamme che l'attorniano oppure non
vorrebbe manifestarlo a coloro che la osservano. Questo fuoco divampa da dietro
la coda della bestia e la giovane appare "assente", come una maschera senza
sentimenti.
3. In primo piano sulla sinistra una folla formata da nobili e ricchi
mercanti, principi e cavalieri e persino -sull'estremità del foglio- un frate.
Tutti osservano silenziosi e adorano "la bestia".
4. Sopra questa ressa di personaggi che hanno manifestato il loro credo
adorando l'«effimerità» si scorge un mare in cui si getta un fiume, un largo
estuario, composto da una miriade di cavalieri che seguono il Cristo del
Giudizio (Ap 19,11 ss.) montante sul cavallo bianco. Dalle onde del mare esce
come una nube il "Fedele-Verace" che irrompe nella scena ed è rappresentato con
estrema dovizia di particolari: il sottosella tipico di gusto quattrocentesco,
la sellaccia piccola e gli staffili cesellati in lega, l'imboccatura ed i
finimenti del cavallo, rivestito del vigore del condottiero partito per sferrare
l'ultimo decisivo colpo[xix]. Non è la mera vendetta bensì il Giudizio di Dio
che irrompe nella storia dell'umanità col furore dell'avanzare implacabile del
cavaliere.
5. Centralmente l'Angelo di Ap 18,21 sta per gettare la sua mola. La
tragicità si nota dalla fatica della creatura celeste che è persino trascinata
dal peso e si vedono i capelli fluttuare e lui quasi precipitare per quel peso.
Ad ali spiegate invece quello di Ap 18,1 mostra la caduta di Babilonia che sotto
di lui sta già ardendo. L'incendio della città si confonde con le nubi. E' la
parte più tragica e ricca di "paqoV".
Questa scena può apparire quasi come una città in festa, esultante per il Santo
Patrono, con i fuochi d'artificio, non mi pare però la Gerusalemme celeste...
anzi!
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[i] P. L. Ferrari, Il libro dell'Apocalisse
in Parole di vita Padova, Messaggero di Sant'Antonio, 2000.n.3. 2.
[ii] «Si deve alle condizioni favorevoli se la generazione coetanea a Dürer,
come già in passato i padri e i nonni, poté cercare all'estero un'ampia
formazione da porre a fondamento di una moderna gestione degli affari. Meta di
questi viaggi erano soprattutto le città italiane, all'avanguardia nelle
procedure inerenti il commercio e la contabilità, così come nel disbrigo delle
operazioni finanziarie e di cambio. [.] I giovani figli dei mercanti ad aver i
primi contatti con gli ambienti italiani» di P. Strieder, Dürer. Rizzoli,
Milano, 1992. 51.
[iii] Tecnica grafica che Albercht Dürer rende famosissima.
[iv] P. Strieder, Op cit. 62.
[v] "Adorazione dei Magi" conservata al Museo fiorentino degli Uffizi.
[vi] A. Dürer, Underweisung der Messung.
[vii] Si pensi Allo "scandalo della traduzione della Bibbia in Volgare".
[viii] M. Fossi Todorow, Dürer. La rivelazione lirica del reale nell'implacabile
osservazione del mondo, Milano, Fratelli Bompiani Editori, 1964. 3.
[ix] A. Dürer: "I quattro cavalieri", foglio delle dimensioni 39,4x28,1 cm.
[x] Vedasi: "Il cavaliere, la morte ed il diavolo", incisione presso il
Gabinetto dei Disegni e delle stampe degli Uffizi ove il personaggio colto di
lato appare sul suo poderoso destriero, al passo, fra scenario roccioso.
[xi] M. Fossi Todorow,op. cit., 4.
[xii] Colonnello G. di Cossilla, Equitazione superiore. Note sull'addestramento.
Roma, Mediterranee, 1967 (Nuova versione ampliata 1990). 59.
[xiii] La celeberrima de'«I quattro cavalieri dell'Apocalisse» ne è il
paradigma.
[xiv] M. Fossi Todorow, op. cit., 6.
[xv] M. Roberts, The man who listens to horses. New York, Random House, 1996.
[xvi] Col. G. di Cossilla, op. cit., 59.
[xvii] M. Fossi Todorow, op. cit., 6.
[xviii] Il libro dell'Apocalisse di Giovanni si presta a modellazioni
fantastiche e ne è esempio il Cristo Equestre della Cattedrale di Auxerre. Si
può affermare che lo sviluppo artistico dell'ultimo libro della Bibbia è
certamente "apocalittico" perchè interpreta e modella il tracciato
scritturistico al gusto dell'epoca, a stilemi o alla creatività fantasiosa
dell'artista. Notiamo delle "divagazioni" sul tema, più che delle "fumettazione"
congruenti al testo.
[xix] Si vedano anche in "Quattro cavalieri" dei primi quattro sigilli per la
definizione così simile ai guerrieri del tempo di Dürer; si osservi la
descrittività delle armature, il metodo di monta (alla "rinascimentale")
staffili e sella avanzati, i freni e la capezza del destriero, la maestosità dei
movimenti.
Fonte : scritti del prof. Alessio Varisco , Técne Art Studio , sito web www.alessiovarisco.it .
Fonte foto : http://www.apocalipsis.org/artwork/durer.html