ARTCUREL: Arte, Cultura e Religione

 (Art , Culture and Religion)

   www.artcurel.it   ---  info@artcurel.it   ---   prima pagina                                                                  

 RUBRICHE AUTORI : Alessio Varisco :  Zoomorfismo Biblico
 

  

SAN TIBURZIO EQUESTRE

di Alessio Varisco

il baldacchino gotico di Arnolfo di Cambio e l'abside con il mosaico medioevale di Pietro Cavallini

Arnolfo di Cambio,  Ciborio di Santa Cecilia in Trastevere, 1293, Roma.


Arnolfo di Cambio, San Tiburzio a cavallo, rilievo angolare del Ciborio di Santa Cecilia in Trastevere, Roma 1293.
L'opera è eseguita nel 1293 come rilievo angolare del Ciborio di Santa Cecilia in Trastevere a Roma e rientra nelle descrizioni delle gesta cavalleresco-celebrative tanto care all'artista Arnolfo di Cambio, senese di Col Val d'Elsa, che diede vita ad una nuova arte monumentale-decorativa.

Si pensi ai suoi esordi con l'«Arca di San Domenico» in Bologna quale assistente di Nicola Pisano che trasfuse in lui i migliori rudimenti che in Roma dimostrerà: nel "monumento al Cardinale Annibali" (che presenta la cerimonia funebre) presso San Giovanni in Laterano, nella famosissima fontana perugina (in cui nel "Ciclo dei mesi", il mese di maggio ha come simbolo un cavallo), nel "Monumento funebre del Cardinal de Braye" in Orvieto morto nel 1282 e quivi deposto, o nel famoso "Monumento di Bonifacio VIII" in San Pietro a Roma. Questo grande maestro ha il pregio di aver diffuso in tutt'Italia la tematica classica della scuola pisana, rianimando i detriti classicheggianti dell'ambiente romano e campano orientandosi verso una direzione più umanistica.

Il suo non è linguaggio antico, è un classicismo colto che pone il fondamento ad una dialettica della modernità, ciò lo si nota nell'opera che mi accingo ad analizzare. Certo la capigliatura del Santo, l'indice destro alzato ed il cavallo bardato con l'anteriore destro sollevato rimandano a quell'autentica compostezza del Marco Aurelio -il monarca filosofo- che esprime la perfetta sincronia tra animale ed uomo, in una sincronica sinfonia di gesti pacati[i].

Il destriero non necessita neppure del freno: difatti il Santo Cavaliere lo "porta" solo con le gambe, dirigendolo maestrabilmente solo con le ginocchia; la testa del cavallo leggermente in piega a sinistra, alla nostra destra, rivendica l'umiltà dell'animale, «Il cavallo leggero è il cavallo equilibrato con la mascella decontratta. La mascella decontratta indica decontrazione generale ed è il segno rivelatore della leggerezza. Il cavallo, in contatto elastico con la mano del cavaliere, non provoca bruschi movimenti di testa e tanto meno d'incollatura»[ii]. un "umile com-pagno" (nel senso latino), che lascia per le folle l'attenzione al suo amico e padrone che serafico tiene la mano sinistra -qualsiasi condottiero per l'irrefrenabile scalpitanza del suo destriero dovrebbe impugnare le briglia- sul proprio cuore e soavemente transita al passo col suo composto amico-destriero.


«Per questo possiamo affermare che è "Umanistica" la resa del personaggio,  il Santo, consacrato personaggio della storia; non propriamente funerario ma anche quivi l'autore vuole celebrare l'esemplarità nel luogo sacro della comunità cittadina non tralasciando di ammonire che la potenza è caduca e se ne risponde a Dio»[iii].
Fondamentale il nuovo legame tra decorazione e struttura, presenta una profonda analogia di significati tra architettura e scultura.

Da sottolineare il modo di comporre entro spazi misurati, con un'alternativa metrica di pieni e di vuoti, sicché ogni immagine si situa come un volume preciso entro una cubatura ideale, ed è il nostro caso, in cui la raffigurazione del Santo è un rilievo angolare di un Ciborio di puro modello pisano.

E concludo con la pertinente e autorevole indicazione dello storico Argan:
«le linee tese trasformano le masse in piani, ogni piano è limite a due proporzioni equivalenti di spazio, quella che si condensa nella figura e quella dello spazio in cui idealmente si situa. Così la figura torna ad essere "misura delle cose": nel suo limite largo e preciso è capace di contenere tutta la realtà»[iv].





---


[i] La "giustezza dell'incollatura" della testa e del collo del cavallo ben
allargata.
[ii] Col. G. di Cossilla, op. cit., 59.
[iii] G. C. Argan, Monumento a Bonifacio VIII in San Pietro. Arte Gotica.
Milano, Fabbri Editore, 1968. 317.
[iv] G. C. Argan, Storia dell'Arte Italiana. vol. I, Capitolo Ottavo.
Milano, Sansoni per la Scuola, 1993. 320.

 

 


 

Fonte : scritti del prof. Alessio Varisco , Designer-Magister Artium,  Art Director Técne Art Studio , sito web www.alessiovarisco.it .  

fonte foto: www.romecity.it/Santacecilia.htm