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  RUBRICHE AUTORI : Padre Claudio Traverso : Cammini di Santità 

Signore, la tua grazia è nel cielo, la tua fedeltà fino alle nubi; Se salgo in cielo, là tu sei... (Salmo 36) Per te la notte è chiara come il giorno; per te le tenebre sono come la luce. Sono stupende le tue opere, Tu mi conosci fino in fondo" (Salmo 138).

Padre Claudio Traverso

INTRODUZIONE GENERALE




In generale si puo' affermare che, nella realta' che viviamo, la santita' non fa piu' sognare:
l'idea di santita' viene confusa con la perfezione, dove "perfezione" e' intesa riduttivamente come ideale morale e basta.
Si vorrebbe suggerire la figura possibile di un santo nei termini di un ideale che si presenta come autenticita', come realizzazione piena di se stessi, come fedelta' nella totalita' di un impegno di vita.
A differenza di cinquant'anni fa', non fa problema approvare esperienze e persone in contesti differenti, nelle piu' disparate situazioni di vita e anche in religioni diverse.
In generale, direi che un "santo" e' sentito oggi in funzione della nostra come della sua umanita'.
Non piu' esclusivamente un modello da imitare ma un compagno di viaggio, un battitore di strada; non piu' un essere perfetto, ma un uomo coerente e coraggioso, retto e generoso, capace di custodire la speranza per tutti.
Piu' che rapito in Dio, lo si vorrebbe sentire accanto a noi, nella nostra umanita' ferita, come segno concreto della misericordia di Dio per gli uomini; piu' che l'eroismo delle sue virtu', si ammira la sincerita' della radicalita' del dono di se', della sua scelta di vita a fianco degli uomini in nome del suo Dio.
Concretamente si puo' trovare la propria realizzazione nel piu' alto ideale che possiamo immaginare, se riconosciamo che abbiamo bisogno di collegarci all'Origine stessa del bene e della santita', cioe' a Dio, per svelare la forza di quel legame che ci viene dall'alto e ci costruisce interiormente.
Rientra nella capacita' e nel dovere di mediazione della Chiesa, attenta alla voce di Dio e alle esigenze dei cuori, proporre questo ideale di santita' in tutta la sua rilevanza.
Nella storia dell'umanita' e della Chiesa troviamo l'espressione concreta e multiforme di questa particolare trasmissione della fede, in stretto collegamento alla genialita' e fecondita' dell'esperienza cristiana testimoniata dai santi in carne ed ossa.
Quando preghiamo perche' il Padre mandi operai per la sua messe (cf. Lc 10,2) preghiamo Dio perche' continui a fare dono di Se' agli uomini attraverso i suoi santi, come ha fatto dono di Se' nel Figlio, il Santo che ha rivelato il Suo volto agli uomini.
Il regno di cui parla Cristo e' un regno spirituale, ma l'uomo deve cominciare ad attuarlo quaggiu' non disprezzando i compiti della vita presente, convogliandoli anzi verso la realizzazione di un bene che la trascende; l'amore non e' un rifugio ma l'incentivo a lavorare con tutte le forze perche' quel regno si attui nelle coscienze.
La concezione cristiana della storia capovolge sostanzialmente i criteri con cui si giudicano i beni e le vicende terrene - poverta' e ricchezza, debolezza e potenza, ignoranza o saggezza... dal momento che puo' essere piu' vicino a Dio il povero piuttosto che il ricco, il debole piuttosto che il potente, l'ignorante puttosto che i saggio, ecc.
In questo modo la storia trae caratteri di universalita', di concretezza, di giustizia proprio perche' e' la rivelazione e la manifestazione del Risorto, il quale alla luce del Mistero Pasquale e' presentato come il superamento di tutte le antitesi, come la forza che vince i contrasti dall'interno mostrando l'infondatezza di tante tensioni, e percio' puo' davvero unire spiritualmente tutto il genere umano.
A misura che la Chiesa avanza nel tempo, lo Spirito Santo che in essa inabita, lavora senza posa a trasfigurare l'elemento visibile che la costituisce, a renderla in certo modo ben disposta e docile all'azione della grazia.

 

La Cena del Signore espressione del suo Amore


Continuando nella meditazione sul mistero della nostra vita in Cristo, al paragone della vite e dei tralci Gesu' aggiunge una nota 'personale' : "come il Padre ha amato me, così anch'io ho amato voi... questo e' il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati".

Di questo stesso amore deve essere l'amore dei discepoli. Anzi, se non è così, non sarà possibile amare per davvero. Ciò vuol dire che l'amore deriva in primo luogo dall'esperienza dell'incontro con il Signore, dall'accogliersi perdonato e guarito e non dipende dalle qualità umane; si alimenta con il rimanere in lui, con il tessere continuamente le sue parole con i nostri pensieri, con l'affondare i nostri desideri nella sua promessa di vita per noi. 

Non si può vivere l'amore se non nel mistero di quell'intimità che unisce Padre e Figlio, Figlio e discepoli, discepoli e umanità, intimità che costituisce il vero dono della preghiera. In tal senso non è possibile radicare l'amore nel cuore senza l'esperienza della preghiera. E non per nulla, l'unica richiesta nella preghiera, quella sempre esaudita, è la richiesta dello Spirito Santo (cfr. Lc 11,13), il quale, facendoci vivere in intimità con il Signore Gesù e immettendoci nel movimento del desiderio del Padre che vuole la comunione con gli uomini, costruisce la fraternità, ci rende capaci di vivere come un corpo solo.

Per questo motivo, illustrando i concetti espressi con immaginette di una collezione privata, ho voluto accostare a questa prima riflessione il tema della "Cena" come momento speciale di intimita' tra Dio e gli uomini. L'amore, il bene, il dono di se' non puo' essere una iniziativa umana ma una risposta a Dio che "per primo" si offre per la nostra salvezza.

 

 

 


 

Fonte : http://www.cantalleluia.net  ,  website a cura di Padre Claudio Traverso ; per la versione integrale dell'articolo accompagnato con immaginette sacre della Collezione Privata Ercole Oliva si rinvia al sito Cantalleluia.net .