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| LA SANTISSIMA TRINITA' : La Santissima Trinità , inquadramento a cura dell'ufficio IRC dell'Arcidiocesi di Palermo |
LA SANTISSIMA TRINITA'
inquadramento a cura dell'ufficio IRC dell'Arcidiocesi di Palermo
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Il "mistero" della Santissima Trinità (un unico
Dio in tre persone) non è ancora stato spiegato da nessuno. E' una rivelazione
da accettare così come Dio l'ha presentata nella Bibbia, senza ma ne perché. Un
Padre della Chiesa come Sant'Agostino ha rinunciato a spiegarlo perché non
arrivava alla conclusione, rimaneva sempre un perché. A questo proposito si
rammenta un episodio in cui Sant'Agostino stava passeggiando lungo il mare e
vide un bambino che stava facendo un buco nella sabbia, gli chiese cosa facesse
e il bambino rispose che in quel buco voleva mettere il mare. Sant'Agostino gli
disse che era impossibile e il bambino, che era un angelo, gli rispose che, in
maniera uguale era impossibile per lui comprendere il mistero della Santissima
Trinità.
In questa serie di interventi cerco quindi di spiegare, con l'aiuto di qualche
libro, a grandi linee, come è visto il mistero trinitario dalla Chiesa.
Il mistero della Trinità, è il cuore della Rivelazione cristiana, il cui punto di avvio è l'evento storico-salvifico di Gesù Cristo, la sua incarnazione, la morte in croce e la risurrezione. La struttura fondamentale della Rivelazione è trinitaria: sia nel rivelarsi e comunicarsi di Dio agli uomini (l'evento), sia nella modalità del suo coinvolgere la libertà degli uomini (l'esistenza cristiana).
Nell'evento della Pasqua, nella morte e
risurrezione del Figlio, si rivela il mistero di Dio così come è in se stesso, e
non solo una nuova informazione su Dio; contemporaneamente, si afferma che la
libertà degli uomini è accolta e trasformata mediante il dono dello Spirito, che
li fa partecipare alla vita divina offerta nel gesto pasquale di Gesù. Pertanto
il luogo per accedere al volto trinitario di Dio è l'evento della Pasqua di
Cristo, come comunicazione di Dio e pienezza della storia e dell'uomo.
La riflessione trinitaria nella storia della Chiesa
Nella storia della Chiesa la
confessione in Dio, soprattutto nei primi secoli, è stata oggetto di forti
contrasti che l'hanno portata alla formulazione del dogma trinitario.
Il suo contesto di sviluppo è però ancora l'esperienza cristiana, in particolare
il momento battesimale.
La fede trinitaria si evolve soprattutto in relazione al simbolo di fede - parte
essenziale del battesimo -, che ha normalmente una struttura trinitaria. D'altra
parte, l'innesto del cristianesimo nell'ellenismo comporta inevitabilmente che
esso si pensi dentro la mentalità greca. La confessione di fede trinitaria si
trova così sottoposta a uno sforzo di concettualizzazione per rispondere al
monoteismo giudaico e alla razionalità ellenistica. Questo sforzo di
precisazione va inteso non come una prevaricazione del concetto sul mistero, ma
come uno strumento per preservare la realtà dell'annuncio cristiano: con esso si
vuol dire che Dio stesso si è reso "partecipe" nella storia quale salvezza
"definitiva" dell'uomo, in Gesù Cristo e nello Spirito. Le eresie invece
compromettono la novità del Dio cristiano e hanno una medesima radice:
l'affermazione di un rigido e statico monoteismo, che interpreta il Padre, il
Figlio e lo Spirito come tre "modi" con cui Dio si rivela a noi, ma che non
hanno riscontro in lui (modalismo); o come tre "dei", che sono solo
concettualmente un unico Dio (triteismo); o ancora che pensa il Figlio e lo
Spirito come creature speciali, ma subordinate a Dio, che è l'unico principio (subordinazionismo).
La mentalità greca sottopone la fede cristiana a
una pressione che separa il Dio unico e trascendente dalle forme storiche del
suo manifestarsi, che divide il Dio in sé dal Dio per noi, facendo fatica a
mostrare come nel Dio per noi si partecipi veramente la realtà di Dio in sé.
Per questo la riflessione di fede dei Padri della Chiesa e dei concili ecumenici
antichi, con il supporto della riflessione dei grandi teologi trinitari
(Basilio, Gregorio di Nissa, Gregorio Nazianzieno, Agostino) mantiene con
tenacia la difficile unità tra storia della salvezza e la vita di Dio in se
stesso.
I pronunciamenti del concili di Nicea e Costantinopoli fisseranno la fede nella
divinità di Cristo ("della stessa sostanza del Padre") e dello Spirito ("che è
Signore e dà al vita") ponendo con ciò il problema di pensare insieme l'unicità
e la trinità di Dio.
Il linguaggio è segnato dalla mentalità greca (natura-sostanza e persone), ma lo
sforzo del concetto vuole servire alla ricchezza inesauribile della fede: Dio si
rende partecipe in Gesù e nello Spirito. Nasce così la formula "una natura e tre
persone", per esprime l'unità e la distinzione dei tre nell'unico Dio. In tal
modo la tradizione pluralista è composta con quella unitarista: Dio non è
un'essenza immutabile e lontana che non si comunica, ma è un eterno scambio
vivente di amore. Il linguaggio e il concetto spingeranno però ad un
approfondimento speculativo della divaricazione delle due tradizioni, orientale
e occidentale: quella latina che è centrata sull'unica natura divina, in cui si
distinguono le relazioni tra Padre, Figlio e Spirito; quella greca che parte dal
Padre, fonte e pienezza della divinità, da cui procede il Figlio e lo Spirito.
Questa differenza trova il suo punto di confronto nell'aggiunta del Filioque in
Occidente, non autorizzata dagli orientali (i quali temono che lo Spirito derivi
da due "princìpi") e fonte di vivaci contestazioni.
La riflessione sull'unità e la divisione corre il rischio di diventare formale e astratta se non è collegata con la storia della salvezza e con la vita nuova della comunità credente.
Fonte : www.ufficioirc.arcidiocesi.palermo.it