| ARTCUREL:
Arte, Cultura e Religione
(Art , Culture and Religion) |
| TERRA SANTA : Intervista con il nuovo Custode di Terra Santa : Fr. Pierbattista Pizzaballa ofm |
Intervista con il nuovo Custode di Terra Santa : Fr. Pierbattista Pizzaballa ofm
a cura dell'Ufficio Comunicazione OFM

Cosa è per te la Custodia di
Terra Santa?
La Custodia è una presenza radicata in Medio Oriente, quella che noi cristiani
chiamiamo Terra Santa. È una presenza ponte, un incontro (a volte scontro) tra
due culture, quella orientale e quella occidentale. Credo, inoltre, che non vi
sia un luogo al mondo come Gerusalemme dove tutte le confessioni religiose
cristiane sono presenti. Al di là delle evidenti difficoltà di relazione, la
Terra Santa ha un fascino che è unico nel suo genere, a tal punto che lo stesso
Paolo VI l'ha definita "Il quinto Vangelo". Qui noi francescani siamo una
presenza storica e lungo i secoli abbiamo imparato molto anche a dialogare con
gli altri cristiani. A livello interreligioso siamo una piccola realtà rispetto
alle due grandi presenze: ebraica e islamica, ma è bello vedere come pur non
facendo parte di queste culture, assumiamo alcuni aspetti delle loro tradizioni
e riusciamo a comunicare qualche cosa della nostra. In questo senso qui ci
troviamo nel cuore della vita della Chiesa e del mondo. Nonostante i limiti
dovuti alla scarsità di personale, alla difficoiltà delle lingue parlate ecc.,
riusciamo sempre ad offrire accoglienza, a incontrare pellegrini e fedeli di
ogni parte del mondo e a discutere con chi non la pensa come noi. La Terra Santa
è un luogo avvincente, che sfida continuamente e la sfida più grande di fronte a
cui ci troviamo ora è quella di non limitarsi a subire le difficili situazioni
in cui viviamo, ma riuscire a inserirsi in esse con un atteggiamento attivo e
critico.
Quali sono le priorità che ti sei prefissato per il tuo mandato di
Custode?
La mia priorità è innanzitutto la Formazione. Proprio per il fatto di essere
radicati in Terra Santa, da sempre facciamo parte del panorama, ma non possiamo
correre il rischio di vivere di rendita: lo “status quo”, a volte, può diventare
anche un modo di pensare. Credo sia necessario scuotere le nostre coscienze,
nella formazione iniziale e permanente, perchè in Terra Santa le cose cambiano
e, di conseguenza, anche noi siamo chiamati a cambiare, pur rimanendo nel solco
della tradizione.
Secondo te cosa ostacola il cambiamento e il rinnovamento?
Il primo ostacolo che individuo è la mancanza di personale, che del resto è un
problema di buona parte dell’Ordine. Un altro è la divisione per gruppi
linguistici. L’internazionalità nella Custodia è una ricchezza, che diventa un
limite, quando i singoli gruppi tendono a rinchiudersi, mentre ciascuno dovrebbe
proporsi come ricchezza per l’altro. Bisogna poi considerare che la Terra Santa
è una terra carica di passioni. La situazione ambientale obbliga in un certo
senso a coinvolgersi nelle situazioni, ma questo comporta anche dei rischi,
quando la passione diventa viscerale e ci si arrocca sulle proprie posizioni.
Bisogna essere appassionati, ma non lasciarsi prendere dalle passioni, perchè
questo toglie la libertà nei confronti degli altri. Credo che conservare la
libertà di amare tutti sia fondamentale oggi, soprattutto in Terra Santa. Noi
Frati, sull’esempio di Francesco di Assisi, dobbiamo conservare l’amore per
tutti come un atteggiamento profetico e per questo il nostro prossimo Capitolo
avrà come tema “Profeti di riconciliazione e di pace”. Profeta è chi è solidale
con tutti e vicino a tutti.
Cosa ti aspetti dall’Ordine dei Frati Minori?
La Custodia è parte dell’Ordine dei Frati Minori: siamo un’unica famiglia. La
Custodia da sola non può venire incontro a tutte le esigenze e alle difficoltà
che ci sono in Medio Oriente; la Custodia ha bisogno dell’Ordine e, credo, che
anche l’Ordine abbia bisogno della Custodia. Se la Custodia intende rinnovarsi
chiedendosi “cosa è” e “come vuole essere presente in Terra Santa”, non potrà
trovare risposta senza un dialogo con l’Ordine. Abbiamo bisogno non solo di
personale, ma anche di idee e di progetti in cui siano coinvolti i Frati di
tutte le latitudini.
Cosa auspicheresti in particolare?
Un coinvolgimento maggiore da parte delle Province. La Custodia è definita la
“perla delle missioni”, ma resta un modo di dire. Molto spesso si parla di
missioni senza considerare tra queste la presenza in Terra Santa. Anche nella
formazione permanente, è urgente coinvolgere l’Ordine e le Province. Vogliamo
essere in sintonia con il cammino dell’Ordine. Credo ci sia una possibilità,
addirittura una necessità, di collaborare.
Il riconoscimento dello Studio Biblico della Flagellazione da parte della
Chiesa, è la conferma di uno degli aspetti peculiari della presenza francescana
in Terra Santa.
Il ruolo dello Studio Biblico Francescano e degli altri Centri di Studio è
indispensabile per la Custodia. Non si può prescindere dal contributo
scientifico e formativo di questi Centri. Dovremo certamente confermare,
potenziare e coordinare i nostri Centri di Studio perchè non ci sia dispersione
di forze. Noi siamo una piccola presenza numerica in un ambito interreligioso
ma, proprio per questo, dobbiamo dare un contributo soprattutto qualitativo. Il
riconoscimento che la Chiesa ha dato allo Studio Biblico Francescano conferma il
nostro impegno in tal senso. Per questo sarà necessario continuare ad investire
e a far convergere le nostre energie in questo campo.
Ritieni sia necessario un'atteggiamento differente nei rapporti con le
autorità civili?
Dobbiamo recuperare la libertà nei confronti di tutti. C'è la tendenza, sia da
parte delle autorità locali sia di quelle internazionali a strumentalizzare la
nostra presenza. C'è il rischio che certi eventi vengano usati e
strumentalizzati. Penso sia molto importante per noi mantenere un linguaggio non
politico e un atteggiamento libero, che rimanga fuori dagli schemi della
politica. Dovremmo cominciare ad usare un linguaggio e ad avere un atteggiamento
profetico. Questo non significa disinteressarsi di quanto accade intorno a noi,
ma conservare la nostra autonomia e libertà nei confronti di tutti senza
pregiudizi per nessuno.
Due peculiarità della presenza francesana in Terra Santa sono state
l'attenzione ai pellegrini e ai cristiani residenti. Una delle azioni concrete
che la Custodia ha operato è stata la costruzione delle abitazioni per i
cristiani. Ritieni utile continuare questo tipo di attività?
Il problema delle case per i cristiani di Terra Santa è molto serio. Bisogna
però fare attenzione a non trasformarci in un ministero delle infrastrutture.
Per quante case si possa costruire non si riuscirà mai a risolvere il problema
della sopravvivenza dei cristiani. In questa prospettiva siamo chiamati a dare
il nostro contributo concreto.
La costruzione delle case é finalizzato ad evitare l'emigrazione: sono
molti i cristiani che vanno via dalla Terra santa...
Nei Territori l’emigrazione è un problema veramente drammatico, mentre per i
cristiani che vivono in Israele ci sono problemi di tipo diverso, tanto è vero
che la Custodia per loro, per esempio, non costruisce case. Va poi tenuto
presente che i poveri non andranno mai via, rimarranno sempre con noi, perchè
non hanno il denaro necessario per emigrare. Un problema grave è invece la
diminuzione di una presenza cristiana qualificata perchè chi ha possibilità
economiche e una buona formazione preferisce emigrare, perchè non vede
prospettive per il futuro. Nei Territori Palestinesi questo problema esiste, ed
è dovuto soprattutto alla situazione politica e alla mancanza di prospettive
economiche. In questo caso costruire edifici è importante, ma la Custodia non
può limitarsi a questo. Noi Frati dobbiamo essere più solidali, meno
assistenzialisti e più presenti. La gente non ha solo bisogno di soldi, chiede
speranza, vuole essere aiutata a credere nel futuro.
Cosa pensi del muro di separazione?
Comprendo la paura e l'angoscia di Israele. Sono certo che il muro non è la
risposta. Israele vuole difendersi dagli attacchi terroristici, ma la realtà del
muro divide il villaggio dalle terre, la scuola dai bambini, l'ospedale dai
malati; tutto ciò è difficilmente comprensibile. La storia, inoltre, insegna che
tutti i muri prima o poi cadono. È una risposta di paura che non ha prospettive
nel tempo, perchè la forza delle idee e la forza della vita superano qualsiasi
barriera.
Hai vissuto da vicino la realtà delle comunità cristiane sia di origine
ebraica, sia di origine palestinese. Come affrontano questa situazione
drammatica?
Quello che ho notato nelle comunità cristiane è che c'è tanta stanchezza
psicologica e spirituale. I cristiani non sono un popolo a sé, perchè essere
cristiano non vuol dire appartenere ad una entità nazionale e la fede non si
identifica con una identità nazionale. I cristiani stanno dall'una e dall'altra
parte e ciascuno si identifica col proprio popolo d'appartenenza. I cristiani
palestinesi sono solidali con i palestinesi, mentre i cristiani d'origine
ebraica sono solidali con gli israeliani, anche se, chiaramente, molto spesso
non condividono le scelte dei propri governanti.
Quali sono le prospettive per il futuro della Custodia, anche in relazione
all’attuale situazione in cui è inserita?
Il punto di partenza della presenza francescana in Medio Oriente è l’incontro di
S. Francesco con il Sultano Melek el Kamil. In quel contesto di guerra, nel
corso delle Crociate, Francesco di Assisi ha scavalcato le trincee per andare a
parlare, a dialogare con il Sultano che era considerato il nemico per
eccellenza, l’infedele. Il futuro è nel gesto profetico del dialogo. Esso va
attualizzato e vissuto prima di tutto nei rapporti tra noi Frati che proveniamo
da diversi paesi e da diverse culture e poi nei rapporti con gli uomini e le
donne che vivono in Terra Santa. Bisogna ripartire dalle origini, dalle
motivazioni per cui Francesco di Assisi ha desiderato intraprendere il suo
viaggio per rifare l’esperienza di Gesù Cristo, per vedere con i propri occhi i
luoghi terreni dove il Figlio di Dio è nato, vissuto, morto e risorto per la
salvezza dell’uomo.
Fonte : www.ofm.org/news/0514nwsCUS2it.html ; www.ofm.org