Cuore del Museo Diocesano di Rossano (CS), in
Calabria, é il Codex
purpureus , un evangelario
greco del VI sec. di origine mediorientale, portato a Rossano probabilmente da
qualche monaco in fuga dall'oriente durante l'invasione degli arabi (secc. IX-X).
Rimasto nascosto per secoli nel tesoro della Cattedrale, é tornato alla luce
della cronaca ai primi dell'ottocento per poi essere lanciato all'attenzione
della cultura mondiale nell'ultimo ventennio di quel secolo ad opera soprattutto
degli studiosi tedeschi O.Von Gebhart e A. Harnack.
In pergamena color porpora, da cui la qualifica di "purpureus" il
manoscritto si compone di 188 fogli contenenti il testo greco dei Vangeli di
Matteo e Marco. Gli altri due sono andati perduti.
La preziosità del documento dipende dall'antichità, dal materiale scrittorio
usato e dalle 14 tavole miniate riproducenti altrettante scene evangeliche, che
danno al testo un fascino straordinario.
La sua unicità e antichità ne fanno indubbiamente un documento di valore
inestimabile e riesce a catalizzare l'attenzione e l'interesse dei visitatori e
degli studiosi di tutto il mondo.
Pagina dell'inizio del Vangelo di San
Marco e Tavola raffigurante la Resurrezione di Lazzaro
Note
bibliografiche:
1)-Guerriera
Guerrieri, Il Codice Purpureo di Rossano Calabro, Estratto da "Napoli" Rivista
Municipale, edita a cura del Comune di Napoli - 1950, Articolo
collocato c/o Biblioteca Civica di Cosenza
Le verità divinamente rilevate, che nei libri della Sacra Scrittura sono
contenute ed espresse, furono scritte per ispirazione dello Spirito Santo. La
Santa Madre Chiesa, per fede apostolica, ritiene sacri e canonici tutti interi
i libri sia dell'Antico che del Nuovo Testamento, con tutte le loro parti,
perché scritti per ispirazione dello Spirito Santo, hanno Dio per autore e
come tali sono stati consegnati alla Chiesa. Per la composizione dei Libri
Sacri, Dio scelse e si servì di uomini nel possesso delle loro facoltà e
capacità, affinché, agendo Egli in essi e per loro mezzo, scrivessero, come
veri autori, tutte e soltanto quelle cose che Egli voleva fossero scritte.
Poiché dunque tutto ciò che gli autori ispirati o agiografi asseriscono è da
ritenersi asserito dallo Spirito Santo, è da ritenersi anche, per conseguenza,
che i libri della Scrittura insegnano con certezza, fedelmente e senza errore
la verità, che Dio per la nostra salvezza volle fosse consegnata nelle Sacre
Lettere. Pertanto "ogni scrittura divinamente ispirata è anche utile per
insegnare, per convincere, per correggere, per educare alla giustizia,
affinché l'uomo di Dio sia perfetto, addestrato a ogni opera buona.
La parola di Dio, che è potenza divina per la salvezza di chiunque crede, si
presenta e manifesta la sua forza in modo eminente negli scritti del Nuovo
Testamento. Quando infatti venne la pienezza del tempo, il Verbo si fece carne
ed abitò tra noi pieno di grazia e di verità. Cristo stabilì il Regno di Dio
sulla terra, manifestò con opere e parole il Padre suo e Se stesso e portò a
compimento l'opera sua con la morte, la risurrezione e la gloriosa ascensione,
e l'invio dello Spirito Santo. Sollevato in alto attira tutti a Sé, Lui che
solo ha parole di vita eterna. Ma questo mistero non fu palesato alle
generazioni, Come adesso è stato svelato ai santi Apostoli suoi e ai Profeti
nello Spirito Santo, affinché predicassero il Vangelo, suscitassero la fede in
Gesù Cristo e Signore e congregassero la Chiesa. Di tutto ciò gli scritti del
Nuovo Testamento sono testimonianza perenne e divina.
"Vangelo" viene dal greco e significa "buona (lieta) notizia", annuncio
carico di speranza, e può essere impiegato in vari contesti, profani e
religiosi. Nel Nuovo Testamento viene riferito a Dio e riguarda l'annuncio
dell'imminenza del suo regno nel mondo (cf. Mc 1,14); più spesso, però,
è riferito a Gesù come portatore dell'annuncio del Regno, ma soprattutto
perché il lieto annuncio si attua attraverso la sua azione e la sua stessa
persona, in quanto Messia e Figlio di Dio.
I predicatori cristiani che annunziarono Gesù morto e risorto, giudice dei
vivi e dei morti, intendevano proporre la gioiosa notizia, il vangelo della
salvezza per tutti gli uomini nel suo nome (cf. At 2,32-36; 4,10-12). I
quattro libretti sono stati attribuiti dalla più antica tradizione ecclesiale
a Matteo, Marco, Luca e Giovanni. Essi propongono lo stesso lieto annunzio
incentrato su Gesù, per questo i loro scritti furono detti "Vangeli". Più che
biografie o storie del maestro, sono una presentazione di quel che Gesù era
stato nella sua vita: Maestro potente in opere e parole, Messia umile, Servo
sofferente, Figlio dell'uomo destinato alla morte, ma Giudice glorioso dei
vivi e dei morti; inoltre di quel che a riguardo di Gesù era professato nella
fede delle prime generazioni cristiane: il Signore, il Figlio di Dio, il Verbo
di Dio preesistente e incarnato.
Dei quattro Vangeli tre sono detti "sinottici": Matteo, Marco e Luca;
essi infatti impiegano uno schema sostanzialmente identico, al punto che li si
può leggere su colonne parallele "con un solo colpo d'occhio". Lo schema
riguarda l'attività di Gesù e prevede: predicazione di Giovanni il Battista;
battesimo di Gesù e sua tentazione nel deserto; ministero di Gesù in Galilea;
viaggio dalla Galilea verso la Giudea; ministero breve a Gerusalemme, durante
il quale è messo a morte, risorge, appare ai suoi, è assunto in cielo. Solo
Matteo e Luca hanno premesso a questo schema un'introduzione
riguardante il cosiddetto "vangelo dell'infanzia" di Gesù. Pur impiegando uno
schema comune, ogni evangelista ha caratteristiche e contenuti propri:
tradizioni diverse a cui ha attinto, destinatari mirati cui indirizza il suo
scritto, quindi prospettive teologiche ed ecclesiali specifiche.
Marco, considerato in genere il racconto evangelico più antico
(anteriore al 70 d.C.), si rivolge a cristiani di origine pagana. Il testo è
attraversato da una domanda: Chi è Gesù? Ad essa risponde fin dall'inizio con
un'affermazione perentoria: Gesù è il Cristo (Messia) atteso dagli Ebrei e il
Figlio di Dio (cf. Mc 1,1). Questa tesi iniziale viene provata nel
corso della narrazione, mettendo il lettore a contatto diretto con i gesti
compiuti da Gesù, in particolare le molte guarigioni e l'accoglienza dei
peccatori, attraverso cui svela progressivamente il mistero della sua persona:
Servo sofferente e Figlio di Dio. Marco, più degli altri, è il vangelo del
primo annunzio e insieme dell'itinerario del credente per arrivare alla fede
piena in Gesù e alla condivisione della sua vita. Marco è il Vangelo della
"sequela", del cammino del discepolo dietro e con il Maestro.
Il Vangelo di Matteo è opera di un autore palestinese che scrive
per cristiani di origine ebraica intorno all'anno 80 d.C. Egli dà molto spazio
alle parole di Gesù, raccogliendole in cinque grandi discorsi: della montagna
(cf. Mt 5-7), apostolico (cf. Mt 10), in parabole (cf. Mt
13), comunitario (cf. Mt 18), escatologico (cf. Mt 24-25). Con
essi Matteo propone l'insegnamento di Gesù per la vita della comunità
cristiana. Il suo è per eccellenza il Vangelo della Chiesa. Più degli altri,
insiste sul compimento nella persona di Gesù delle profezie dell'Antico
Testamento: non si deve aspettare più il Messia, perché è già venuto ed è Gesù
di Nazaret; in lui le promesse fatte a Davide e ad Abramo si compiono (cf.
Mt 1,1); la legge e la parola dei profeti in lui trovano pienezza e
compimento (cf. Mt 5,17-18), perché con lui si inaugura il regno di
Dio.
Il Vangelo di Luca si deve a un cristiano di provenienza pagana, un
colto ellenista che si rivolge ad ambienti cristiani di cultura greca. Egli
chiama Gesù "il Signore": il titolo che la Chiesa attribuì al Cristo risorto e
glorificato, lo stesso che l'Antico Testamento dava a Dio. Senza attenuare le
esigenze di Gesù maestro e della sua chiamata, Luca testimonia soprattutto,
con delicata finezza, la misericordia di Dio che si fa uomo per comunicare
agli uomini la sua grazia, a cominciare dal perdono (cf. Lc 15).
Peculiare è la sua sottolineatura della destinazione universale della salvezza
in Cristo. In questa direzione vanno le parole di Simeone (cf. Lc
2,22), la genealogia di Gesù fatta risalire fino ad Adamo (cf. Lc
3,38), l'interesse di Gesù per i non Ebrei, come il samaritano assunto a
simbolo dell'amore cristiano (cf. Lc 10,37), l'annunzio che "il perdono
dei peccati e la conversione saranno predicati a tutte le genti" (Lc
24,47).
"Il perdono dei peccati e la conversione saranno predicati a tutte le
genti" (Lc 24,47).
A partire da questa indicazione si sviluppa l'altra opera di Luca, gli
Atti degli Apostoli. È la testimonianza di come l'annuncio della salvezza
cristiana, partito da Gerusalemme con il dono dello Spirito ai Dodici e agli
altri discepoli, raggiunge progressivamente la Samaria, la Siria (Antiochia),
l'Asia Minore, la Grecia e infine Roma, centro dell'impero. Attraverso Pietro
e Paolo, il mondo giudaico e quello pagano sentono annunziare Cristo e il suo
regno: chi lo accoglie, a qualsiasi razza appartenga, diventa membro del
popolo di Dio, la Chiesa, in una reale continuità tra la promessa affidata ad
Israele e il suo adempimento nello stesso Israele e nei popoli pagani. Il
Vangelo e gli Atti furono scritti da Luca probabilmente intorno
all'anno 80 d.C.
La Stella indica il luogo dove è
nato Gesù a Betlemme.