ARTCUREL : Arte, Cultura e Religione   www.artcurel.it  -  info@artcurel.it  

Comitato Pro Monastero di San Liberatore

Associazione di Volontariato O.N.L.U.S. fondata dall'Arcidiocesi di Amalfi-Cava

Cava de' Tirreni - Vietri sul Mare - Salerno

www.artcurel.it/comitatopromonasterodisanliberatore.htm 


 Comitato  Pro Monastero di San Liberatore (SA) - Italia San Liberatore : un osservatorio di bellezze... , di Don Attilio Della Porta

 

 

 

San Liberatore : un osservatorio di bellezze...

 

di Don Attilio Della Porta

 

 

 

 

 

 

UNA STUPENDA TERRAZZA PANORAMICA

 

La nostra deliziosa valle tirrenia, a sud, prima di aprirsi nel luminoso golfo di Salerno, si restringe come per una strozzatura, fra dirupi e balze, dando non agevole il passaggio al fiumicello Bonea e alla via provinciale.

Lì sorge un colle alto circa 500 metri sul mare, che in età remote, si chiamava Buturnino, e oggi S. Liberatore. Un monte protettore che guarda la città sottostante di Salerno raccogliersi ai suoi piedi sul limite azzurro di lunghe rive marine e quella di Cava immersa in un'armonia di verde. Un monte il cui profilo, insieme all'arco sinuoso ed ampio del golfo da una parte assieme alla curva dolce delle colline dall'altra ed al distendersi vasto della "piana" e della conca cavense, gioca il secolare ruolo del dato somatico caratteristico ed inconfondibile delle città circostanti, del lineamento dei loro volti che le rendono riconoscibili tra mille altre città.

Il poeta Marco Galdi, cavese, ne ha cantato la selvaggia bellezza in uno dei suoi carmi più suggestivi: ecce Buturninus praerupto vertice... .

Scarso di vegetazione verso Vietri, su cui scoscende quasi a picco, nei versanti di Cava e di salerno è invece ammantato di quercioli, ontani, corbezzoli; e dappertutto verdeggiano erbe medicinali...

Dante, che come tutti i poeti amava le alture, lo definirebbe: Il monte per cui i Cavesi veder Salerno non ponno...

La curiosa sagoma a gobba, l'ubicazione centrale fra tre comuni confinanti, la prossimità alla cosiddetta Valle di Manfredi, dove da un millennio si tendono, in autunno, le reti pel passaggio dei colombi, sono tre elementi che lo rendono di alto interesse turistico. Eppure questa stupenda terrazza panoramica non è sfruttata.

Turisti nostrani e stranieri a più riprese sono rimasti sorpresi dalla mancata valorizzazione turistica del monte S. Liberatore: il protettore che sovrasta da millenni le ansie e le speranze della gente del nostro golfo, col suo antico eremo, piccolo e bianco, sospeso sul verde del ripido fianco del monte, e sovrastato dalla sua cima rocciosa.

La fantasia popolare, attraverso i secoli, ha ricamato tutta una trama metastorica sul monte S. Liberatore: la leggenda delle tre vergini, l'invasione degl'infedeli, il sacrificio di una donzella ed altri episodi potrebbero costituire altrettanti poli di interesse cui purtroppo non si è guardato con sufficiente acume ed ai quali continua a mancare il conforto del "battage" che ha reso, in altri luoghi e con altri mezzi, assai celebri località molto meno suggestive ed attraenti.

Ma vi è tutta una storia, ricca di avvenimenti, fulgida di episodi, luminosa di uomini, fulgente di anime elette che resero e rendono degno di ricordo il suggestivo luogo cui convergono, entusiasti, gli occhi di quanti scelgono le alture per sublimare l'anima, disintossicare lo spirito, galvanizzare le energie della mente troppe volte intorpidite dalle intrigate teorie che materializzano la vita moderna.

 

 

Cristo Re Liberatore dell'Universo

che si venera nel Santuario di Monte San Liberatore

 

 

La chiesetta di S. Liberatore è molto antica. Fu fatta edificare dal principe Arechi sul finire del secolo VIII, insieme alla fortezza che proteggeva la via Nocerina.

Nel 979, il Vescovo di Salerno, Giovanni, consegnò ad una monaca salernitana di nome Susanna la chiesa di S. Liberatore con tutti i beni che le appartenevano, per fondarvi un monastero femminile o una congregazione di monache, con facoltà di eleggervi la badessa, a condizione però che Susanna ne fosse la prima.

E il cenobio sorse accanto alla chiesetta dedicata a Gesù Cristo, Liberatore dell'umanità dalla schiavitù del male : non sulla cima, dove esistono ancora i ruderi di una rocca di difesa contro piraterie saracene, ma al riparo dai venti in latere montis.

Senza dubbio Susanna fu dell'ordine benedettino, sia perché la regola di S. Benedetto nel 1000 vantava propaggini dappertutto, sia perché il Monastero passò presto alle dipendenze della SS. Trinità di Cava.

Nel 1154 vi troviamo la Badessa Anastasia; nel 1269, Aloaria, nel 1283, Sica : nomi che compendiano tutta una storia intessuta di elevazioni spirituali, di carismi celestiali, di perfezione di vita, di un incanto di virtù che aureolano di un fascino soprannaturale l'esistenza e l'attività delle pie donne.

Nel secolo XIV la solitudine montana divenne pericolosa per le pie vergini, che si trasferiscono, perciò, nel cenobio di S. Sofia in Salerno, anche questo alle dipendenze dell'Abate di Cava.

Sotto il governo episcopale di Mons. Luigi De Gennaro (1648-1670), il monastero di S. Liberatore era quasi diruto. Il Vescovo volle far risorgere l'illustre antico cenobio, e ne costituì protettore il notaio Domenico Landi, che, prese a cuore il delicato incarico, e pose a custodia del vetusto luogo un eremita.

Il 20 ottobre 1656 - dopo la famosa pestilenza - il R. Portolano, Diego Gaudioso, vi eresse un patronato, arricchendo altresì la chiesa di due quadri del celebre pittore napoletano Scipioncello: l'uno raffigurante S. Liberatore, l'altro S. Antonio di Padova.

Mons. Gaetano D'Afflitto (1670-1682) volle che la chiesa di S. Liberatore avesse un Rettore, e vi nominò il figlio del suddetto protettore, ossia D. Giacinto Landi. Costui si occupò con grande e vivo interesse della funzionalità della chiesetta: rifece lo stabile, acquistò vari arredi, cominciò a celebrare con solennità la festa annuale.

Mons. Giovambattista Gilberti (1682-1696) nominò novello protettore dell'eremo il fratello di D. Giacinto, Giuseppe Landi. Sotto il suo patronato, nel 1668, avvenne un violento terremoto che arrecò danni ingenti al fabbricato. Il bisogno dei restauri spinse D. Giuseppe ad allargare il programma dei miglioramenti. E difatti all'inizio della strada egli volle eretta una colonna marmorea con croce sovrapposta; fece allargare la via di accesso al cenobio per un buon chilometro; a metà salita fece costruire una cappellina dedicata alla Pietà; all'ingresso del romitaggio volle la costruzione di una piramide con croce in marmo; non trascurò la revisione totale del tetto del piccolo tempio; donò un quadro della Vergine fatto dipingere da Domenico Antonio Vaccaro, insigne pittore napoletano nel 1697.

Il tempio intanto veniva custodito giorno e notte da un sacerdote e da due romiti. Fra Filippo giordano, monaco sacerdote, vi stette ben 68 anni.

 

*  *  *

 

Più tardi però sulla collina subentrò l'abbandono. Le antiche mura si sgretolavano, le povere celle, dove tante anime elette si erano avvicendate nella preghiera e nel sacrificio, parevano ormai in rovina, aperte alla devastazione. Inizia il periodo oscuro del Cenobio, che divenne prima eremitaggio, poi richiamo sportivo.

Fu un benemerito Parroco di Alessia, D. Giorgio Salierno, che volle, tra le rovine e i rovi, riaccendere la fiamma della Fede millenaria. Il suo entusiasmo si comunicò ad anime generose, e cominciarono i restauri, che via via divennero rifacimento ex novo, assumendo proporzioni impreviste ed insperate.

Il piissimo Vescovo dell'epoca, Mons. Pasquale dell'Isola (1928-1938), diede tutto il suo appoggio. Completato il lavoro, che parve miracolo alle tre città vicine, cominciò una vita nuova sul sacro Monte, interrotta purtroppo dai duri anni di guerra, ma non spenta.

Nel 1943 avvenne lo sbarco alleato nel Golfo di Salerno, e gli Anglo-Americani si precipitarono a conquistare la superba posizione strategica di S. Liberatore, portandovi i cannoni, per dominare la Valle Tirrena e ricacciare i Tedeschi verso Nocera. Sul monte rimasero per circa due settimane a fulminare le colline cavesi dove qualche centinaio di nemici eroici facevano buona guardia, e distruggere alcuni posti di blocco annidati lungo la via Vietri-Cava. Poi partirono, lasciando nel santuario non lievi danni. Ma la vitalità del luogo pio non tardò a rifiorire.

D. Giorgio Salierno e i Parroci che lo seguirono nella direzione del Santuario provvidero all'impianto della linea elettrica, ad alberare la via di accesso, dalla Valle all'Eremo, a lastricare la mulattiera per circa mezzo chilometro.

Anche la chiesetta è stata restaurata: l'altare, il pavimento, le pareti, il tronetto, tutto è in marmo; sull'altare troneggia la tela magnifica raffigurante Cristo Re, dipinta dal pittore cavese Guglielmo Coppola.

Anni or sono, fu collocata sulla vetta dello storico monte una grande Croce, faro luminoso che nella notte invita alla meditazione e alla preghiera, e circonda la zona di un alone di leggenda. L'imponente costruzione - voluta e  generosamente finanziata dal Comm. Vincenzo Adinolfi su suolo dell'Avv. D'Amico - richiese accorgimenti tecnici costosissimi ed impone una manutenzione sempre assai attenta: essa ha avvinto moltissimi turisti che han parlato della Croce luminosa come di un messaggio sospeso tra cielo e terra a mostrare ai degni la via della fede; moltissimi altri hanno intessuto elogi, riconoscendo in uno con l'imponenza dell'opera il suo mistico significato.

 

*  *  *

 

Ma ben pochi han voluto o potuto riallacciare concrete iniziative all'atto di fede sollecitando uno sviluppo turistico che non è solo possibilissimo, ma necessario. Punctum dolens della zona è ancor oggi la mancanza di una strada di accesso, non dico alla terrazza panoramica del vetusto tempietto, quanto alla Valle di Alessia che costituisce come l'ultimo balzo prima dell'ascesa.

C'è voluta l'iniziativa tempestiva ed intelligente del consigliere provinciale del primo collegio di Salerno, prof. Daniele Caiazza a consentire di qui a poco di dare inizio ai lavori di costruzione di un'opera della quale si è tanto detto e scritto, ma per la quale nessuno si era mosso finora concretamente.

Il prof. Caiazza ha ottenuto, infatti, dalla Giunta Provinciale un finanziamento di cinquanta milioni di lire per il primo stralcio della strada che dovrà congiungere Salerno a S. Liberatore, il più alto pizzo della cornice montuosa della città di Salerno, di Cava e di Vietri.

La strada sarà precisamente denominata Canalone-Alessia per indicare i due punti terminali, il primo in tenimento di Salerno, il secondo in tenimento di Cava de' Tirreni.

Il primo tratto sarà costruito fino alla località Valle da dove si dipartirà la diramazione per S. Liberatore seguendo il tracciato della strada già esistente che sarà convenientemente allargata per consentire il comodo accesso delle auto.

I tempi per realizzare la strada sono maturi.

Siamo in un periodo in cui gran parte delle energie degli amministratori e degli enti competenti nel settore sono diretti alla valorizzazione delle risorse turistiche della città di Salerno e dei suoi immediati dintorni.

E' di recente realizzazione, com'è noto, una magnifica via panoramica che, partendo dal raccordo autostradale, raggiunge Cava de' Tirreni con percorso che, lambendo l'antico Castello di Arechi, svela le insospettate bellezze, di sapore ora bucolico, ora addirittura montano, dell'immediato hinterland.

 

*  *  *

 

Il Monte S. Liberatore, autentico osservatorio di bellezza, attende dunque di essere valorizzato. Dall'alto del romitaggio, una terrazza meravigliosa sembra sospesa fra il paesaggio veramente eccezionale, mentre la valle sottostante - dove due querce secolari offrono l'ombrello delle loro gigantesche ramificazioni - costituisce un angolo di bucolica serenità.

Per la realizzazione dei desideri dei numerosissimi appassionati dell'incomparabile bellezza di S. Liberatore, è necessario fondere in un unico crogiuolo il messaggio mistico che si sprigiona dalla Croce luminosa, con l'aspetto economico-turistico-paesaggistico.

 

 

 

 


FONTE : Passeggiate Vietresi , di don Attilio Della Porta , Di Mauro, Cava de' Tirreni (SA), 1969.