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P.A.M. Progetto Anziani Musicoterapia
Il P.A.M nasce nell'Agosto 99 e si costituisce Associazione nel Dicembre 2000 per volontà di un gruppo di persone riunitesi nell'ambito di un corso di musicoterapia (Assisi). L'intento è quello di promuovere iniziative a carattere nazionale o locale sul lavoro di musicoterapia con anziani. L'iniziativa non dipende da scuole, enti o istituzioni ed è nostra intenzione condividere gli intenti con chiunque possa portare un valido contributo alla ricerca del settore. Mail del gruppo
In questa sigla
sigla si racchiude il “Progetto
Anziani Musicoterapia”,
un progetto in divenire, destinato a tutti coloro che lavorano con le persone
anziane, da quelle sane e ancora efficienti a quelle ricoverate in case di
riposo, a quelle malate di demenza (compresa la Malattia di Alzheimer).
La stessa sigla
P.A.M.
si presta a molteplici letture: Progetto Anziani-Musicoterapia; Progetto
Alzheimer-Musicoterapia, a seconda della situazione, dei contesti o delle
persone con cui lavorare. I soci fondatori del PAM sono un piccolo gruppo di
persone che provengono da esperienze e da formazioni differenti, lavorano in
città ed in situazioni e contesti diversi, hanno la propria specifica modalità
di lavorare e la propria metodologia, ma sono tutte accomunate dall’interesse
per il rapporto
ANZIANO/MUSICA
e dal fatto di aver scelto il servizio verso la malattia di Alzheimer.
È a queste persone che il P.A.M. vuole indirizzare il proprio operato di ricerca, promuovendo momenti di incontro, pubblicazioni a tema, convegni, formazione e aggiornamento.
La Musicoterapia
Musicoterapia : un termine che deriva dalla fusione di due concetti. Da un lato la Musica, e dall’altro il Curare. Si tratta quindi di una disciplina specialistica (di carattere preventivo e terapeutico-riabilitativo) che utilizza l’espressione musicale (in quanto forma di comunicazione non-verbale) come strumento per intervenire sulla sofferenza e il disagio. “La musicoterapia è l’uso della musica per la realizzazione di fini terapeutici: il ristabilimento, il mantenimento e il miglioramento della salute fisica e mentale” (Associazione Nazionale per la Musicoterapia – NAMT). La musica viene proposta come mezzo per la stimolazione e lo sviluppo di funzioni quali l’affettività, la motricità, il linguaggio, ecc..
Elemento importante all’interno della definizione della musicoterapia: la centralità del rapporto che si stabilisce tra paziente e musicoterapeuta, dove il linguaggio per comunicare è quello dei suoni. La situazione terapeutica si avvale perciò di una comunicazione agita prevalentemente attraverso il linguaggio non-verbale della musica, dove per “musica” s’intende l’intero mondo del suono e cioè: musica propriamente detta, suono/ritmo, suono/movimento, vocalità.
I principi-base della pratica musicoterapica sono:
- il lavoro è centrato sulle “parti sane” della persona e sulla valorizzazione di tutte le sue potenzialità residue (il paziente è parte attiva della terapia);
- la centralità del rapporto di fiducia e l’accettazione incondizionata rispetto al paziente;
- l’adattamento e la personalizzazione della tecnica volta per volta;
- l’accoglimento delle proposte della persona che vengono anche ampliate ed arricchite in uno scambio reciproco tra paziente e musicoterapeuta.
Musicoterapia con malati d'Alzheimer
“Questa musica mi fa tornare a dodici anni!” (Assunta); “Queste canzoni sono belle, ci riportano alla gioventù... sembra che possiamo rigustare quell’epoca...” (Rina); “Riascoltare qualcosa che piaceva, sembra se sente un brivido!” (Bruno); “È come rivedere cose già viste” (Maria). Gli anziani malati sono consapevoli degli effetti benefici del fare musica assieme e del potere della musica di “trasformarli” e di ridare loro vita nuova: al termine di un incontro di musicoterapia a cui partecipava, Assunta, una signora di 85 anni, comunicò il suo essere stata bene esclamando: “Noi sbocciamo quando siamo qui a fare musica!”. La letteratura internazionale e le ricerche sull’uso della musica come coadiuvante nella terapia della Malattia di Alzheimer rilevano come le due funzioni che sembrano essere maggiormente interessate dalla stimolazione musicale sono:
1) l’umore: che può stimolare
la percezione di benessere nei malati e agire anche sul mantenimento delle loro
capacità cognitive, oltre che sulle condizioni fisiche generali;
2) il rinforzo dei moduli cerebrali connessi con la memoria: la musica sembra essere un canale privilegiato nel tenere viva la plasticità cerebrale e quindi le funzioni cognitive.
La musicoterapia si presenta, quindi, come un mezzo privilegiato che consente il recupero di alcune delle molte perdite causate dalla demenza di Alzheimer: essa, infatti, offre al malato la possibilità di utilizzare alcune delle poche facoltà rimaste abbastanza conservate, favorisce le reazioni comportamentali (sorriso, movimenti corporei) rafforza l’attenzione e la prontezza, favorisce importanti cambiamenti nella qualità della vita (rafforzamento della fiducia in sé, voglia di vivere, vitalità, socializzazione), facilita l’interazione e lo sviluppo di contatti sociali, consente l’espressione dei sentimenti, un maggiore coinvolgimento con l’ambiente circostante e consapevolezza. La musica dà alla persona malata la possibilità di esprimere e percepire le proprie emozioni e sensazioni affettive, di manifestare e comunicare il proprio pensiero, sentimento o stato d’animo attraverso il linguaggio non-verbale. La musicoterapia, inoltre, può migliorare nettamente la prestazione della memoria della persona malata per quanto riguarda il materiale cantato rispetto a quello parlato: persone che non sono più capaci di parlare coerentemente, sono in grado di cantare abbastanza correttamente le strofe di canzoni conosciute. Scopo centrale della musicoterapia con malati di demenza Alzheimer: aprire canali di comunicazione che permettano all’individuo di accedere alle proprie risorse nascoste e favorire una migliore sintonia con l’ambiente ed una soddisfacente realizzazione personale. Un programma di lavoro di musicoterapia con i malati di Alzheimer prevede molteplici attività musicali per assecondare le esigenze di ogni persona che frequenta un piccolo gruppo: ognuno è una storia a sé, ha una propria storia sonoro-musicale, una propria identità musicale; e ha pure un canale preferenziale di accesso alla musica. Nel lavoro vengono integrate tecniche attive e ricettive, esperienze musicali sia strutturate che libere, alcune creative e altre ricreative. Tra queste: il canto di canzoni del repertorio della musica leggera e popolare, l’ascolto di brani musicali, l’associazione musica/movimento (dal rilassamento fisico, ai gesti liberi o strutturati in sequenze ritmiche, al ballo libero e alle danze popolari) all’improvvisazione strumentale.
Francesco Delicati
Fonte : www.pamonline.it , P.A.M. Progetto Anziani Musicoterapia