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| ARTCUREL BAMBINI : Natale è la festa dei bambini , di don Elio Dotto |
CHIESA ED EDUCAZIONE DEI BAMBINI
NATALE E' LA FESTA DEI BAMBINI
di don Elio Dotto
"Natale è la festa dei bambini".
Forse lo abbiamo pensato tutti in questi giorni: perché è vero, dove non ci sono
bambini la festa di Natale appare un po' spenta ed attenuata. Sì, certo, si
fanno anche i regali: ma essi non riescono a suscitare quella gioia genuina
della quale sembra siano capaci soltanto i bambini. Natale è la festa dei
bambini, e senza di loro sembra davvero più difficile fare festa.
Così pensiamo tutti: ed abbiamo ragione, perché questa è l'esperienza che
ripetiamo ogni anno. Ma c'è anche una certa tristezza in questa comune
esperienza: c'è la velata tristezza di chi non è più bambino, e in fondo
rimpiange gli anni dell'infanzia; li rimpiange come il tempo della gioia ormai
passato, come un tempo lontano, trascorso, che rivive soltanto nella memoria e
non più nel presente. "Natale è la festa dei bambini", diciamo; e intanto
sentiamo la nostalgia impossibile di quando anche noi eravamo bambini.
Ma davvero è una nostalgia impossibile?
Il re Acaz, protagonista della prima lettura di questa quarta Domenica di
Avvento (Is 7,10-14), pensava di sì. Quando il profeta Isaia venne ad
annunciargli la parola del Signore, Acaz si trovava in guerra contro gli Aramei,
ed era preoccupato, perché le cose si stavano mettendo male. La parola del
Signore parlava di un bambino, che sarebbe nato presto, e che avrebbe ridato
speranza al popolo: "Ecco la vergine concepirà e partorirà un figlio che
chiamerà Emmanuele: Dio con noi". Ma Acaz non aveva tempo per accogliere questa
paro-la: perché troppo complicata ai suoi occhi era la vita, così complicata che
non sarebbe stato certo un bambino a risolverne i problemi. Per Acaz la profezia
del bambino non era altro che illusione, nostalgia impossibile appunto, davanti
alla sua difficile impresa.
Ma davvero la profezia del bambino è una nostalgia impossibile?
Giuseppe, lo sposo di Maria, pensava di no (Mt 1,18-24). Certo, anche a lui la
notizia del bambino che stava per nascere pareva impossibile. Impossibile perché
sapeva che quel figlio non era suo; e non coglieva il senso di quel bambino
inatteso. Eppure Giuseppe non si perde nelle sue paure e nei suoi calcoli, e si
apre alla parola del Signore: "Non temere di prendere con te Maria, tua sposa,
perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo". Davanti a questa
pa-rola Giuseppe, a differenza del re Acaz, fa silenzio; neppure un sospiro esce
dalla sua bocca. "Era giusto", commenta l'evangelista. E cioè: era uomo di fede,
uomo che sa fare silenzio davanti alla parola di Dio che salva. Per Giuseppe la
profezia del bambino non è una nostalgia impossibile, ma è la promessa reale e
concreta che Dio fa ad ogni uomo.
Con Giuseppe anche noi, oggi, in questo Natale, abbiamo la possibilità di
credere alla promessa di Dio. Una promessa che ha il volto di un bambino, il
piccolo Gesù, che nasce a Betlemme; una promessa di gioia, che oggi ha pure il
volto dei nostri bambini, raggianti in attesa del Natale. Una promessa che ha il
volto del bambino, ma che non rimane racchiusa nel tempo dell'infanzia. Perché
il bambino di Betlemme, Gesù, ci parla di una vita che può essere davvero buona,
genuina: e non solo quando si è piccoli, ma sempre, fino alla morte; anzi,
addirittura oltre la morte. E così, allo stesso modo, i nostri bambini, con la
loro gioia e la loro freschezza, ci parlano di una vita che, nonostante tutto,
ha speranza: e non si tratta di una speranza passeggera o ingenua, come a volte
noi pensiamo, ma di una speranza sicura, al di là di ogni male possibile.
A questa promessa di Dio, che ha il volto inatteso di un bambino, anche noi
possiamo credere. Forse basta fare un po' di silenzio, come Giuseppe, mettendo
da parte le nostre paure e i nostri calcoli: fare silenzio come fanno i bambini,
in questi giorni, quando ammirano stupìti le luci e i colori della festa.
Fonte : www.qumran2.net