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 ARTE :  architettura : bruno zevi

 

BRUNO ZEVI

Critico e promotore di fama internazionale dell'Architettura Organica e Sociale italiana  (1918-2000)

 

 

 

Bruno Zevi (1918-2000) è stato uno storico, critico e promotore di fama internazionale dell'Architettura Organica e Sociale.

Ecco subito alcune note biografiche tratte dal sito web della Fondazione Bruno Zevi:

<< ...nasce a Roma nel 1918, consegue la maturità classica presso il liceo Tasso di Roma e si iscrive alla Facoltà di Architettura di Roma. A seguito delle leggi razziali, lascia l'Italia nel 1938 recandosi prima a Londra e poi negli Stati Uniti. Qui si laurea presso la Graduate School of Design della Harvard University , presieduta da Walter Gropius e dirige i "Quaderni Italiani" del Movimento Giustizia e Libertà. Bruno Zevi scopre Frank Lloyd Wright , della cui predicazione a favore di una Architettura Organica rimarrà acceso sostenitore per tutta la vita. Tornato in Europa nel 1943 , partecipa alla lotta antifascista nelle file del Partito d'Azione. Bruno Zevi nel 1944 promuove l'Associazione per l'Architettura Organica (APAO) e l'anno successivo fonda la rivista "Metron". Dal 1945 al 2000 tiene una rubrica settimanale di architettura prima su "Cronache" e poi su "L'Espresso": gli articoli dei primi decenni sono raccolti nei venticinque volumi di Cronache di architettura. Nel 1955 fonda il mensile " L'Architettura - cronache e storia " che dirige ininterrottamente sino a gennaio 2000. Dal 1948 è professore ordinario di storia dell'architettura allo IUAV di Venezia e dal 1964 alla facoltà di architettura di Roma. Bruno Zevi è insignito della laurea honoris causa dalle università di Buenos Aires , del Michigan, del Technion di Haifa; è membro onorario del Royal Institute of British Architects, segretario generale dell'Istituto Nazionale di Urbanistica (INU), vice-presidente dell'Istituto Nazionale di Architettura (In/Arch), accademico di San Luca e dell'International Institute of Architecture, presidente emerito del Comité International des Critiques d'Architecture (CICA), presidente del Partito Radicale e deputato al Parlamento nella decima legislatura. Tra le opere di Bruno Zevi : Verso un'architettura organica , Saper vedere l'architettura (tradotto in quindici lingue), Storia dell'architettura moderna , Architettura in nuce , Il linguaggio moderno dell'architettura , Saper vedere la città , Controstoria e storia dell'architettura... >>

Da queste poche righe si capisce subito con chi si ha a che fare : il massimo esponente del pensiero critico architettonico di Italia e tra i migliori al mondo del secolo scorso. E' stato l'erede spirituale di Edoardo Persico , critico militante che ha pagato, ancor giovane, con la vita la sua coerenza... di quella stessa coerenza di cui era impastato il pensiero e il cuore di Bruno zevi. Tale coerenza e fede in una architettura libera, democratica e organica, sarà in questo articolo evidenziato dallo scorrere storico di alcuni interventi e scritti pregnanti di bruno Zevi, che da soli diranno più di quanto possa fare qualsiasi commento.

L'impostazione critica e umana di Bruno Zevi è chiara e limpida fin dagli inizi, fin dal suo primo libro "Verso un'Architettura Organica", fin dalla fondazione dell'APAO - Associazione per l'Architettura Organica il 15 luglio 1945.

Ed ecco quindi, in tutta la sua attualità, il testo della dichiarazione dei principi dell'APAO, apparsa nella rivista "Metron", n°2, 1945 :

"... 1) La genesi dell'architettura contemporanea si trova essenzialmente nel funzionalismo. Qualunque sia oggi l'evoluzione dell'architettura funzionale nell'Architettura Organica, siamo convinti che nel funzionalismo è la radice dell'architettura moderna, e non nelle correnti di stilizzazione neoclassica, non nel provincialismo degli stili minori.  2) L'Architettura Organica è un'attività sociale, tecnica e artistica allo stesso tempo, diretta a creare l'ambiente per una nuova civiltà democratica. Architettura Organica significa architettura per l'uomo, modellata secondo la scala umana, secondo le necessità spirituali, psicologiche e materiali dell'uomo associato. L'Architettura Organica è perciò l'antitesi dell'architettura monumentale asservita ai miti statali. Si oppone all'asse maggiore e all'asse minore del neoclassicismo contemporaneo, al neoclassicismo degli archi e delle colonne, e a quel falso che si nasconde dietro le forme pseudo-moderne dell'architettura monumentale odierna.  3) Crediamo nella pianificazione urbanistica e nella libertà architettonica. Malgrado il preciso indirizzo architettonico che ognuno di noi intende seguire, rifiuteremo sempre di usare mezzi antidemocratici affinché esso prevalga.  Crediamo infatti nel diritto alla libertà architettonica, nei limiti di una pianificazione urbanistica.

Inseparabile dalla fede architettonica è la fede in alcuni principi generali di ordine politico e sociale.  I seguenti principi costituiscono per noi le premesse ideali dell'Architettura Organica: 1) La libertà politica e la giustizia sociale sono elementi inscindibili per la costruzione di una società democratica. Tutti i fascismi, insieme a tutte le istituzioni che li hanno favoriti e che potrebbero farli rinascere, sono perciò da condannare.  2) E' necessaria una costituzione che garantisca ai cittadini la libertà di parola, stampa, associazione, culto; l'eguaglianza giuridica di razza, religione e sesso; il pieno esercizio della sovranità politica attraverso istituti fondati sul suffragio universale.  Per nessuna ragione è giustificata l'oppressione delle libertà democratiche.  3) Accanto alle libertà democratico-individuali, la costituzione deve garantire al complesso dei cittadini le libertà sociali.  Crediamo perciò nella socializzazione di quei complessi industriali, bancari ed agrari, i cui monopoli sono contrari agli interessi della collettività. Crediamo nella liberazione delle forze del lavoro e nella fine dello sfruttamento del lavoro per fini egoistici.  Dobbiamo tendere ad una cooperazione internazionale dei popoli opponendoci a tutte quelle forme di miti e di risentimenti nazionalistici e autarchici che sono state cause e caratteristiche del fascismo.  Chiedere libertà e giustizia per la propria patria è giustificato nella misura in cui questa libertà e questa giustizia si identificano con la libertà e la giustizia per tutte le patrie...".

Bruno Zevi già nel 1946 co-dirige un settimanale "A-Cultura della Vita", che già allora tentava di opporre ad una cultura della morte e della mercificazione una sana cultura della vita.

 

 

Bruno Zevi con Frank Lloyd Wright a Venezia nel 1951.

 

Bruno Zevi nella conclusione della relazione al I° Congresso Nazionale dell'APAO tenutasi a Roma il 6 dicembre 1947 dice :

"... L'architettura moderna ha spezzato il conformismo nel campo creativo venticinque anni fa; oggi , dobbiamo spezzare il conformismo nel campo critico e storico.  Se non portiamo la nostra passione moderna nel campo della cultura, se permettiamo che persistano due diversi metri di giudizio per l'architettura moderna e per quella del passato, è evidente che noi resteremo sul piano caduco del manifesto rivoluzionario, non potremo maturare il movimento di avanguardia di venti anni fa in una seria cultura architettonica.

L'architettura organica non è storicamente, e non lo è nelle nostre intenzioni, un ismo di avanguardia.  Non abbiamo nulla da rivelare; dobbiamo svolgere una cultura, riorientare tutto il pensiero architettonico, ridonargli un senso profondo, una funzione sociale, suscitare intorno ad esso un vasto consenso, creare una educazione popolare sull'architettura.

Nel conflitto del mondo moderno, stretti tra la coterie intellettualoide del funzionalismo, e l'incidente di un positivismo che vuol rovesciare tutto ciò che non ha un immediato senso comune, noi architetti organici tentiamo di fondere i valori della nostra tradizione spirituale con le moderne istanze sociali, di rompere la dicotomia tra cultura e vita che da un secolo separa gli artisti dal popolo, di proporre una terza via sociale, libera, umana.  Ci riusciremo?  E' inutile far profezie.  Questa è la nostra strada, la nostra battaglia per una cultura integrata, per un'architettura integrata, e perciò per una vita migliore.  Per dirla con Vittorini, una cultura che serva alla vita. e non solo a consolare.

Se avremo tempo, ci riusciremo sicuramente. Se no, amici dell'APAO, avremo almeno la coscienza di aver fatto con disinteresse il nostro dovere.  E se le bombe atomiche dovessero interrompere il nostro lavoro, ognuno di noi avrà la libertà, come ha detto Quaroni questa mattina, di decidere se ritirarsi a vita privata e scrivere un nuovo Discorso sul Metodo, oppure, seguendo l'esempio di Pagano, abbandonare il tavolo da disegno e la penna, e andare a fare la rivoluzione... ".

Bruno Zevi nella Commemorazione per la morte di Paolo Rossi studente-architetto, Aula Magna della Città Universitaria, Roma 28 aprile 1967, dice :

"... Paolo Rossi ... credeva nella non-violenza, sosteneva che bisognava evitare, certo fino al limite del possibile e non oltre, di scadere al livello degli avversari, puntava sulla possibilità di recuperarne almeno una parte inserendola in un circuito di cultura... c'è una fotografia tra le molte che lo ritraggono in mezzo agli scontri avvenuti davanti alla Facoltà di Lettere: Paolo è lì, al centro della mischia, trattiene un suo compagno che si sta lanciando contro uno studente dello schieramento opposto; è lì per frenare, per persuadere, per richiamare tutti alla ragione... Viene colpito da un pugno estremamente violento che provoca un profondo ematoma al polmone... Paolo è morto... tuttavia ai genitori di Paolo dobbiamo dire: ...Paolo non ha speso invano la sua breve esistenza. Senza retorica, egli continua a vivere perché ha trasmesso in noi, giovani e maestri, qualcosa del suo vigore. Voi contate che il sacrificio di vostro figlio serva ai compagni della sua età e a noi delle generazioni più anziane; di questo oggi potete avere certezza... A un anno dalla morte di Paolo Rossi, nel nome della sua giovane esistenza stroncata, parta da qui un appello agli studenti che ancora si abbandonano alla violenza: il vero coraggio non sta nell'aggredire e nell'insultare, ma nel costruire giorno per giorno una comunità colta e libera, anzitutto nell'ambito degli atenei. Alla prassi dell'odio e della faziosità si contrapponga il messaggio della non-violenza e della cultura, la coraggiosa pazienza e, in ultima analisi, la felicità di creare, tra innumerevoli ostacoli e sofferenze, quel modo nuovo della scuola per cui un loro compagno, a venti anni, ha perduto la vita...".

Bruno Zevi in "Dichotomy", vol.3, n.1, autunno 1979, con il titolo "On Architectural Criticism and Its Diseases, così si pronuncia sulla critica:

"... Il problema principale della critica architettonica oggi consiste in un eccesso di tautologia. Si ha l'impressione che i critici siano agnostici o cinici, che non credano in nulla e spesso non siano neppure interessati all'architettura. Giustificano infatti ogni genere di tendenze estetiche: International Style, Revivalism, Spontaneismo, Neoliberty, Vernacolare, Pop, Contestualismo, Beaux-Arts e Post-Modern. Spiegano con virtuosismo l'ideologia che si suppone nascosta dietro ogni progetto o edificio. Qualsiasi sciocchezza, qualsiasi idiosincrasia, ammantata di acrobatiche teorizzazioni, assume strepitosa importanza. La critica è davvero largamente responsabile della confusione che domina la scena architettonica. Accettando, come fa, ogni fenomeno e il suo contrario, è tautologica con raffinata e ironica compiacenza... Ogni critico dovrebbe sentire il dovere di dichiarare ciò in cui crede, e specialmente ciò a cui si oppone. Sono pronto a farlo, e non temo che qualcuno reputi le mie convinzioni "troppo semplicistiche"... In politica, nell'etica, nei comportamenti, nell'arte e, naturalmente, in architettura, sono contro il fascismo. Per esso non intendo soltanto Mussolini, Hitler e Stalin, ma tutti gli assolutismi e totalitarismi. Da questo punto di vista, le "assolute verità" dell'Illuminismo e i dogmi marxisti sono fascisti. Regole, ordini, precetti, proporzioni, monumentalismi sono espressioni di potere. Tendono ad opprimere l'individuo, a negare il diverso, a escludere le accezioni... Ho creduto, e ancora credo, in un'architettura democratica, organica, rappresentata non solo dal genio di Frank Lloyd Wright, ma anche da alcuni esponenti espressionisti e neo-espressionisti come Erich Mendelsohn, Hugo Haring, Hans Scharoun, Rudolf Schindler, Alvar Aalto.

Sfortunatamente non c'è una divisione recisa tra gli architetti fascisti e antifascisti: lo stesso architetto può essere democratico in un edificio e fascista in un altro. Mies van der Rohe è stato democratico nel padiglione tedesco a Barcellona del 1929, ma alquanto fascista nel Seagram Building di New York.  Aalto fu democratico in tutte le sue opere, a eccezione del palazzo Enso-Gutzeit a Helsinki. Le Corbusier fu quasi fascista nel tracciato ellenizzante di Chandigarh. Brasilia è una città fascista, benché Lucio Costa e Oscar Niemeyer si siano sempre opposti alla dittatura. Comunque, non ricordo un solo edificio fascista di Frank Lloyd Wright.

Nel saggio Il Linguaggio moderno dell'Architettura ho cercato di mostrare cos'è il fascismo in chiave architettonica. Sette caratteristiche: a) indifferenza ai contenuti sociali e alle funzioni; b) simmetria, consonanza, proporzione; c) tridimensionalità prospettica; d) scatole, volumi compatti, sia in pietra che in vetro; e) costruzioni tradizionali con pilastri e travi; f) spazi statici e monumentali; g) isolamento dell'edificio dal contesto.

In antitesi, le caratteristiche di un'architettura democratica sono : 1) interpretazione creativa dei contenuti e delle funzioni come base del metodo progettuale; 2) asimmetria, dissonanza, proporzioni umane anziché astratte proporzioni formali; 3) tridimensionalità anti-prospettica; 4) scomposizione della scatola e simbiosi interno-esterno; 5) membrane, conchiglie, aggetti, coinvolgimento degli elementi architettonici nel gioco strutturale; 6) spazi dinamici, pensati non per la contemplazione ma per l'uso; 7) continuità tra edificio e città, e tra città e paesaggio.

Non ho inventato questi sette principi. Come storico li ho ricavati scientificamente dalle esperienze del movimento moderno. Il principio 1) deriva da William Morris, dal suo antiformalismo. Il principio 2) nasce dall'Art Nouveau e dal Bauhaus. Il principio 3) dal cubismo. Il principio 4) dalla sintassi 'De Stijl'. Il principio 5) dall'ingegneria moderna. Il principio 6) da Einstein e Wright. Il principio 7) dall'urbanistica più avanzata. Con stupore e tripudio, ho scoperto che gli stessi principi si applicano a tutta l'architettura creativa del passato. Tutti gli artisti veri e originali sono 'moderni'; i loro messaggi sono sempre trasgressioni alle regole. I sette principi dell'architettura fascista sono regole. Quelli dell'architettura democratica invece sono anti-regole, mirano a liberare dalle imposiioni del potere, sono incentivi all'emacipazione...".

Bruno Zevi al Discorso del Royal Institute of British Architects (RIBA) Londra 6 dicembre 1983, dice :

"... Avevo imparato da Wright e Munford, ma anche da Nikolaus Pevsner e Walter Curt Beherendt, che l'architettura moderna non è ' uno stile ', ma un processo continuo, un gioco che distrugge continuamente le sue regole, e deve essere reinventato ogni giorno... Il panorama dell'architettura moderna è cambiato, la complessità ha sostituito la semplificazione geometrica e puritana; la distanza tra un Domenig e un Eisenmann, o tra un Erskine e un Renadie, è enorme. Ma tutti appartengono alla stessa ricerca, passata dal dilemma elementare cubismo/espressionismo a una complicata equazione che si può definire 'organica' o, se più vi piace, 'umana' come proponeva Aalto, oppure 'post-industriale' o 'elettronica' o come volete...".

Bruno Zevi all'intervento conclusivo del Convegno "The Wright Hand" alla University of Michigan, Ann Arbour Michigan, aprile 1986, dice :

"... la traiettoria di Michelangelo, compresa solo da Borromini, superò di molto l'esperienza barocca. qualcosa di simile è avvenuto con Wright: molta architettura contemporanea si trascina dietro di lui, poiché ne ha largamente dissipato l'eredità. Architettura come spazio. La nostra è l'età della risposta organica negli edifici, nelle città e nei paesaggi. Siamo in un periodo adulto, che abbandona gli schemi semplificati e puritani dei pionieri per entrare in una fase di matura complessità. L'autentica architettura, insegna Wright, quella del futuro, ma anche del presente e del passato, concerne, plasma, inventa lo spazio vivibile, umano, lo 'spazio in sé' a servizio dell'individuo e della comunità... Tuttavia, se l'architettura contemporanea aspira davvero a una re-integrazione, a un nuovo umanesimo, può trovare eccezionali stimoli nelle infinite fonti wrightiane. Il Convegno "The Wright Hand", così autorevole e affollato, è una rivincita per i molti giorni e notti che in questi decenni abbiamo passato da soli, combattendo l'anonimità dell'International Style e la stupidità del Post-Modernism. E' una rivincita per i discepoli di Wrigh, per i suoi seguaci e ammiratori, per quelli pronti a dichiararsi wrightiani anche quando ciò era considerato completamente fuori moda. E' una rivincita per l'American School of Architecture, per il gruppo "The Bruce Goff", per i "Friends of Kebyar", per le fondazioni e per tutti coloro che scrivono libri, saggi, bollettini per mantenere vivo l'insegnamento wrightiano... Se un architetto è contro il classicismo accademico e l'idolatria vernacolare, se è cosciente che "lo spazio in se stesso" è protagonista della formazione architettonica, prima o poi giunge a riconoscere Wright senza essere più sovrastato dalla sua statura. Del resto non c'è bisogno di sembrare wrightiani per essere organic...".

Bruno Zevi, 1998, scrive Controstoria e Storia dell'Architettura, un'opera in tre volumi; nel paragrafo Schegge architettoniche per il terzo millennio del terzo volume, un suo sintetico testamento culturale per i posteri, si legge:

"... Cinque sono i valori emergenti che il movimento moderno, dopo un itinerario di centocinquant'anni, consegna alla XXI secolo: l'eredità wrightiana, una visione territoriale e urbanistica non più razionale ed eurocentrica, un campo di ricerca progettuale scevro da tabù, idoli e miti accademici, l'aspirazione ad un linguaggio di "grado zero" non aulico e non dialettale, e la coscienza che la modernità creativa in architettura non può che coincidere con un ambiente democratico, liberalsocialista...".

Bruno Zevi, 1945, nel suo primo libro Verso un'Architettura Organica, scrive:

"... L'essenza differenziatrice tra la nuova architettura e l'antica sta nel riconoscimento che le case cominciano dal di dentro... Cominciare dall'unità uomo significa prima di tutto studiare la vita di coloro che abitano nella casa... L'esterno come espressione, prodotto dell'interno, e il tutto non più a servizio di un ideale di bellezza statico, ma della dinamica vita dell'uomo nell'edificio... l'architettura moderna ha alla base della sua ispirazione un fine sociale... Perché l'uomo, nella varietà della sua vita, nella pienezza della sua libertà, nel suo progresso materiale, psicologico e spirituale è il fine... il fine dell'architettura è la felicità umana, con i suoi attributi di sicurezza, di stabilità, di gioia, di armonia e di riso... il problema oggi è... l'umanizzazione dell'architettura...".

 

 

 


 

FONDAZIONE   BRUNO ZEVI

 

                 

 

La Fondazione Bruno Zevi nasce per onorare la memoria di Bruno Zevi, appassionato e tenace assertore dell’integrazione fra valori democratici e concezioni architettoniche, e per rammentarne il mirabile contributo di storico, di critico, di pensatore. Fondatori i figli Adachiara e Luca Zevi.
Oltre all’obiettivo di incoraggiare e incrementare le attività di quanti desiderano dedicarsi – o già si dedicano – allo studio della storia dell’architettura, alle ricerche teoriche come pure alle realizzazioni pratiche in campo architettonico, urbanistico e paesaggistico e, più in generale, coltivano l’amore per l’arte, la Fondazione si prefigge l’intento di favorire, in particolare fra i giovani, una conoscenza del patrimonio architettonico nei suoi indissolubili legami con quello letterario e scientifico, secondo la concezione unitaria, e decisamente antiaccademica, della cultura che Bruno Zevi ha propugnato durante tutta la sua vita.
Per perseguire i predetti scopi, la Fondazione intende:
- aprire agli studiosi e a un più vasto pubblico la biblioteca e l’archivio (un deposito ordinato e consultabile di materiali diversi, dai libri alle riviste alle fotografie;
- promuovere, anche in collaborazione con altre istituzioni scientifiche e culturali, l’organizzazione di convegni, conferenze, seminari e altre manifestazioni culturali;
- promuovere e gestire corsi per la formazione, l’aggiornamento e la qualificazione professionali in settori attinenti alle sue finalità;
- istituire, anche in collaborazione con altre istituzioni scientifiche e culturali, italiane o straniere, un Premio Internazionale di architettura, urbanistica e paesaggistica che individui quelle personalità (non ancora affermate) che, a partire dalle matrici organiche, espressioniste, informali e decostruttiviste, rifiuti canoni e teorie che non siano quelle del vissuto esistenziale e del diritto alla città;
- istituire borse di studio e contratti di ricerca per studenti universitari o laureati che intendano approfondire gli studi di architettura, urbanistica e paesaggistica, in Italia o all’estero;
- promuovere e divulgare studi, ricerche e progetti nel campo architettonico, urbanistico e paesaggistico;
- promuovere e curare la redazione, l’edizione, la diffusione di libri, testi, materiale audiovisivo e informatico e quant’altro inerente alle proprie finalità istituzionali;
- partecipare a iniziative promosse da altri soggetti, pubblici o privati, che possano agevolare il raggiungimento degli scopi della Fondazione;
- concorrere alla costituzione di fondazioni, associazioni, consorzi e altre forme associative che perseguano scopi simili a quelli della Fondazione;
- svolgere qualsiasi attività strumentale, accessoria o altrimenti connessa alle finalità istituzionali.

 

FONDAZIONE BRUNO ZEVI :   www.fondazionebrunozevi.it 

 

   

Nella foto il primo libro di  Bruno Zevi  " VERSO UN'ARCHITETTURA ORGANICA " ,

pubblicato nel 1945 con Einaudi Editore.

 

 


 

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