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 ARTE :  architettura : giovanni michelucci

 

GIOVANNI  MICHELUCCI

( MAESTRO DELL'ARCHITETTURA ORGANICA E SOCIALE ITALIANA  1891-1991 )

Giovanni Michelucci è considerato fra i maggiori architetti e urbanisti italiani moderni. Ha avuto la ventura di attraversare nella sua "vita lunga un secolo" il Novecento, la complessità di eventi, trasformazioni, idee che hanno animato un'epoca e di cui ci ha fornito testimonianza preziosa col suo operare sempre teso all'apertura di nuovi linguaggi e proposte. 
Le sue innovazioni profonde nel linguaggio dell'architettura, anche quelle più radicali, sono sempre avvenute in un dialogo profondo con la storia, con la storia della città antica, medioevale, rinascimentale, e con i nuovi bisogni dei cittadini.
Le sue architetture hanno al centro le persone ed il loro vivere piuttosto che la ricerca della forma e l'ambizione formale del capolavoro. 
La città variabile, la città tenda, la città del dialogo sono tra pagine più belle del pensiero di Michelucci attento al disagio urbano, al ripensamento delle istituzioni totali, alla "non città", al tessuto degradato e a quello marginale, ai confini della città.

 

Giovanni Michelucci nasce a Pistoia il 2 gennaio 1891 da una famiglia proprietaria di una qualificata officina per la lavorazione artigianale e artistica del ferro, "Le officine Michelucci", e muore la notte del 31 dicembre del 1990, due giorni prima il compimento del centesimo compleanno, nella casa-studio di Fiesole, sede della Fondazione dal lui costituita. Nella sua "vita lunga un secolo", attraversa, con un operare sempre teso all'apertura di nuovi linguaggi e proposte, la complessità di eventi, trasformazioni, idee che animano il ‘900.

Gli anni della formazione giovanile sono immersi nel mondo artigiano come è accaduto ad altri grandi architetti quali Gaudì e Neutra, a diretto contatto con i forgiatori di ferro nella fonderia di famiglia ma anche con i falegnami della bottega di Lorenzo Borsi, nell’ambito delle collaborazioni funzionali al lavoro delle officine. Sollecitato da questo ambiente e soprattutto da suo padre, artista di buon talento, Michelucci frequenta gli studi propedeutici alla definizione del profilo professionale di disegnatore artistico, richiesto dalle esigenze dell’impresa familiare. In questo periodo stringe amicizia e lavora con Raffaello Brizzi, che sarà poi preside negli anni 30 della appena istituita facoltà di architettura di Firenze e frequenta gli ambienti culturalmente più vivi che Pistoia e Firenze potessero offrire. Dopo il diploma all’Istituto Superiore di architettura dell’Accademia di Belle arti, nel 1911, Michelucci ottiene nel 1914 la licenza di professore di disegno architettonico. Insofferente dell’accademismo, di questa esperienza scolastica ricorderà volentieri soprattutto Fattori. Michelucci realizza la sua prima opera di architettura, una cappella sul fronte orientale a Casale Ladra, vicino a Caporetto, durante la grande guerra a cui era stato richiamato nel 1915 e da cui ritorna nel 1918. La capacità di risposta dell’architettura alle esigenze che nascono da una condizione drammatica d’esistenza segna sin dall’esordio la sua lunga attività progettuale: più volte nel corso del tempo sarà costretto a confrontarsi con gli effetti della catastrofe (la ricostruzione del centro di Firenze dopo la seconda guerra, la risistemazione del quartiere popolare di S. Croce dopo l’alluvione, la chiesa a Longarone dopo la tragedia del Vajont).

Dopo la guerra, destinato, in seguito ad una serie di lutti familiari, a compiti di direzione dell’impresa familiare, matura scelte diverse e lascia dopo poco tempo le Officine al socio. Riconverte però una parte delle attività delle Officine a fonderia artistica del bronzo che lascia alla guida del fratello Renzo. Nel 1920 vince la cattedra di professore all’istituto d’arte di Roma ma mantiene vivi i legami pistoiesi sia con la progettazione di mobili per la bottega artigiana "La suppellettile" di Renzo Gori, sia con la progettazione, nel periodo 1920-1928, di diverse case a Pistoia, Montecatini, Pescia. Entrambe queste produzioni del giovane Michelucci, sono caratterizzate dalla chiarezza e dalla semplicità delle opere, ispirate dall’incontro di una tensione al moderno con l’attenzione allo spirito della tradizione culturale locale, atteggiamento assonante con quel liberatorio processo dai carichi formali che si sta affermando internazionalmente. All’ambiente artistico pistoiese che frequenta stringendo forti amicizie e in cui svolge un ruolo importante di riferimento intellettuale anche come insegnante di una libera scuola d’arte, appartiene anche Eloisa Pacini, raffinata pittrice, trasferitasi a Roma con la famiglia, che sposa nel 1928 e con cui condividerà una forte sensibilità sociale. Il trasferimento romano è vissuto come un’occasione straordinaria di studio della architettura della città sacra e di realizzazione di nuove esperienze di lavoro. Frequenta l’ambiente culturale che partecipa al movimento di rinnovamento dell’architettura italiana consolidando amicizie come quella con Gaetano Minnucci e progetta alcune opere apprezzate dalla critica come il villino Valiani e soprattutto nel 1931 la casa Valiani e la villa del Maestro Alfredo Casella, che rispetto alla Casa del Balilla, che nel 1929 realizza in Piazza S. Francesco a Pistoia, esprimono maggiormente l’intensità del dialogo con il linguaggio della modernità. Nel periodo 1928-36 è incaricato di architettura degli interni, arredamento e decorazione presso l'istituto superiore di architettura di Firenze, diretto da Brizzi .Nel 1931 progetta stabilimenti balneari a Viareggio, ottiene il primo premio nel concorso per un giardino privato moderno all'italiana, bandito in occasione della Mostra del Giardino Italiano allestita a Firenze, progetta mobili e interni di qualità, come riconosce Roberto Papini.

Del 1932 sono i Padiglioni per la Fiera Nazionale dell'Artigianato a Firenze, in collaborazione con Berardi, Bosio e Guarnieri e il progetto di casa d'appartamenti al mare per l'Esposizione di Architettura Razionale in Palazzo Ferroni.

La sua capacità di centrare il rapporto con le esigenze del contemporaneo emerge nel 1933 quando, coordinatore del gruppo toscano composto da Baroni, Berardi, Gamberini, Guarnieri e Lusanna, vince il primo premio nel concorso per la Stazione di S. Maria Novella a Firenze con un’opera che, considerata non architettura, conquista invece un riconosciuto valore internazionale non solo per le qualità funzionali ma anche per la qualità di inserimento nel contesto storico e urbano. Insofferente rispetto alle vecchie e nuove accademie e lontano dal sentirsi appartenente ad una corrente di architettura o fideisticamente legato ad uno stile, nel 1935 realizza, di fianco alla stazione, la Palazzina Reale in cui riafferma il valore dell’attenzione alla storia dell’architettura ed il desiderio di sfuggire all’eccitazione retorica con cui il razionalismo pensava di rappresentare un’epoca. Su invito di Marcello Piacentini collabora al progetto per la Città Universitaria di Roma e nel 1935 sono ultimati l'Istituto di Fisiologia Generale, Psicologia e Antropologia e quello di Mineralogia, Geologia e Paleontologia. Del 1935 è anche il progetto per il mercato coperto in piazza de' Giudici a Firenze.

Il pensiero urbanistico di Michelucci è meno noto anche perché più aspre sono state le polemiche che hanno caratterizzato le sue critiche ad una concezione demiurgica dell’urbanistica le sue proposte via via più radicali. In questo campo il primo impegno risale al 1936 quando ottiene il primo premio nel concorso per il Piano Regolatore di Pistoia. Nello stesso anno realizza il Palazzo del Governo ad Arezzo, opera particolarmente apprezzata da quel settore della critica di architettura più favorevole alla sua attività maggiormente connotata come espressione di magistero architettonico e meno disponibile ad apprezzare la sperimentazione di nuovi linguaggi. Per quanto concerne l’insegnamento universitario, nel 1936 vince il concorso per la cattedra di Architettura degli interni e Arredamento alla Facoltà di Architettura di Firenze e diviene nel 1939 professore straordinario alla stessa cattedra.

Negli anni successivi partecipa ad altri concorsi, progetta il Teatro all'aperto per l'E. 42 di Roma, realizza l’ampliamento della Villa Contini-Bonacossi (1939) a Forte dei Marmi, ristruttura sapientemente e arreda con Edoardo Detti e Giuseppe Gori, che erano stati suoi allievi, la Biblioteca del Centro Didattico Nazionale a Firenze. Durante la guerra ed i bombardamenti di Firenze dal rifugio in Palazzo Pitti il professore svolge un prezioso ruolo sia di assistenza e sostegno agli sfollati che di punto di riferimento intellettuale che il poeta Mario Luzi ed altre preziose testimonianze ricordano. Nel 1944 ottiene il trasferimento alla cattedra di urbanistica e successivamente a quella di composizione architettonica. Dall'ottobre 1944 al settembre 1945 viene eletto Preside della Facoltà di Architettura di Firenze, di cui, negli anni della guerra, aveva studiato con altri le linee di riorganizzazione. Nel dicembre ‘45-gennaio ‘46 crea la rivista La Nuova Città, giunta oggi alla ottava serie, che insieme ad altre piccole riviste da lui fondate (Esperienze artigiane nel 1949, Panorami della nuova città nel 1950 fino ai Confini della città nel 1989) confermerà un’attitudine già espressa nella collaborazione precedente con Frontespizio ed altre riviste e la sua concezione dell’impegno culturale come integrazione di progettazione, insegnamento, scritti). Dallo studio attento delle macerie del centro distrutto di Firenze emergono nel periodo 1945-46 le riflessioni e i disegni per la ricostruzione della zona attorno a Ponte Vecchio ma le sue ipotesi innovatrici negli spazi, che affioravano poveri dietro le facciate distrutte nel rapporto tra antico e moderno si infrangono rispetto alla tendenza vincente ed elitaria della ricostruzione "com’era dov’era" che consegnerà una serie di falsi storici e influirà sulla futura museificazione commerciale della città. La sconfitta delle sue tesi innovative ma solitarie, se si esclude l’opinione affine espressa da Le Corbusieur, che parlò di "un delitto contro la vita", in nome di una restaurazione d’immagine della città distrutta si riflette pesantemente anche nell’insegnamento di Michelucci alla facoltà di architettura di cui è di nuovo preside dal giugno del 1947 all'agosto del 1948. Il progetto di ricostruzione approvato da Consiglio Comunale è del 5.5.1948. Nello stesso anno Michelucci lascia la Facoltà di Architettura di Firenze, dove si era consumato lo spazio di dialogo sull’insegnamento dell’architettura ed in particolare della composizione architettonica, con una lettera agli studenti e ai collaboratori a titolo "La felicità dell’architetto" e diviene docente alla facoltà di ingegneria di Bologna, dove resta fino alla conclusione dell'attività di docente e dove trova un ambiente più favorevole allo sviluppo dei suoi temi

Tra 1947 e il 1953 realizza con pochi mezzi la chiesa di Collina a Pontelungo (Pistoia) che rappresenta un primo ripensamento dello spazio sacro come casa comunitaria. Progetta alcune opere minori nell’ambito di quell’architettura anonima ma di qualità in cui merita di essere annoverato il palazzo di abitazioni al Lido d'Albaro (Genova) e realizza alcune Agenzie della Cassa di Risparmio (Viareggio e Volterra) compreso l’arredamento di una agenzia della Cassa di Risparmio a Firenze, con le quali sviluppa il tema del rapporto tra la banca e la città che darà i suoi frutti migliori successivamente.

Nel 1949-50 realizza infatti la Borsa Merci di Pistoia che diviene esemplare della sua filosofia del "progetto continuo", dove le esigenze nuove della vita che cambia vincono sulle forme dell’architettura. In seguito alle esigenze di spazio poste dalle nuove funzioni dell’istituto bancario provvederà infatti 15 anni dopo al suo rifacimento come sede della Cassa di Risparmio (1965). Gli anni ’50 sono densi di attività, nei primi anni redige i progetti per il villaggio balneare di Sori (Genova), per la villa Baldassarre a Francavilla al Mare (Chieti), per un grattacielo nel parco della Marsaglia a San Remo, per il palazzo della Federterra a Ferrara. Realizza la casa d'abitazione in via Montebello a Firenze e l’allestimento del Caffé Donnini in piazza della Repubblica a Firenze in cui chiama a collaborare il pittore astrattista Nativi, dopo aver pubblicamente difeso la mostra dei pittori astrattisti dagli attacchi della critica d’arte locale.

Nei primi anni ’50 è radicale la sua critica alle realizzazioni dei quartieri popolari (e allo stesso concetto di casa popolare) che la forte ripresa dell’edilizia stava producendo nelle periferie delle città italiane. Gli esiti successivi daranno ampiamente ragione alle sue previsioni e alle sue riflessioni intessute di utopia e concretezza.

Con la presidenza della commissione di esperti per il Piano Regolatore Generale di Firenze inizia una ulteriore fase del rapporto con l’urbanistica fiorentina che si farà più aspro negli anni successivi in particolare rispetto alla vicenda Sorgane ed alle posizioni assunte pubblicamente da Michelucci nei congressi I.N.U. Negli stessi anni è consulente al Piano Regolatore di Ferrara. Tra il 1953 e il 1957 realizza una serie di opere di riconosciuto valore. Riceve il primo premio nel concorso per il nuovo ponte alle Grazie a Firenze, in collaborazione con D. Santi e E. Detti e partecipa al concorso per il nuovo ponte Vespucci a Firenze, in collaborazione con L. Cestelli-Guidi. Realizza la sede della Cassa di Risparmio in via Bufalini a Firenze, con cui nonostante i contrasti con la Soprintendenza che condizioneranno il progetto, realizza un’opera di grande valore. Nello stesso periodo approfondisce la sua ricerca nel campo dell’architettura sacra progettando la Chiesa della Vergine a Pistoia e le chiese a Sasso Pisano (Pisa) e Larderello (Pisa), queste ultime organicamente inserite all’interno di piani di sistemazione urbanistica tesi a riequilibrare in termini abitativi e di servizio comunitario gli sviluppi produttivi della zona. Entrambi gli interventi residenziali come il contributo michelucciano per il nuovo quartiere fiorentino dell’Isolotto rappresentano una testimonianza concreta di alternativa possibile alla edilizia economica popolare che in quegli anni realizza ovunque i quartieri dormitorio. La casa d'abitazione Termini-Ventura in via Guicciardini 24 a Firenze e la casa INA in via dello Sprone 1 a Firenze sono una nuova occasione per realizzare nell’ambito del tema del rapporto tra antico e moderno (caro al pensiero michelucciano) due interventi esemplari di inserimento in quel contesto storico che era stato distrutto dagli eventi bellici e su cui aveva presentato anni prima ipotesi originali di ricostruzione.

Tra il 1956 e il 1958 è coordinatore del piano urbanistico per il quartiere di Sorgane a Firenze ma le sue proposte suscitano aspre polemiche e subisce attacchi durissimi dal campo urbanistico Con il progetto del 1957 per il grattacielo in piazza Roma a Livorno, realizzato nel triennio 1964-66 e la casa a Torre San Lorenzo vicino a Roma, in collaborazione con L. Lugli, Michelucci sviluppa due temi a lui cari, quelli della casa-torre e della casa-capanna. La sistemazione di alcune sale nella Galleria degli Uffizi a Firenze è occasione per una collaborazione con Carlo Scarpa. Tra il 1957 e il 1958 Michelucci lavora alla sistemazione dei giardini della Cittadella e al progetto per un Centro Galileiano a Pisa e a un edificio per appartamenti e negozi a Livorno. Nel 1958 riceve il premio Feltrinelli per l'Architettura dall'Accademia dei Lincei, successivamente il premio internazionale S. Luca per l'Architettura. Diviene membro corrispondente del Royal Institute of British Architects e della Pontificia Commissione per l'arte sacra, riceve numerosi premi nazionali e internazionali e riconoscimenti da parte di accademie e università italiane e straniere.

Nel 1959 progetta gli istituti universitari di matematica e geologia a Bologna e l’edificio per la Facoltà di Lettere e Filosofia a Bologna. Alla chiusura del decennio ritorna sul tema dello spazio sacro realizzando a Pistoia la chiesa del cimitero della Vergine e la chiesa del villaggio Belvedere in cui anticipa il concetto di chiesa tenda che sviluppa poco più tardi chiesa di S. Giovanni Battista (Chiesa dell'Autostrada) a Campi Bisenzio (Firenze), che realizza tra il ’60 e il ’64. Nello stesso periodo realizza gli edifici INA casa per abitazione e negozi sul lungarno del Tempio a Firenze e a Parma, la casa d'abitazione e uffici in piazza Brunelleschi 20, a Firenze, la villa Piccirilli a Marina di Pietrasanta., la villa Giunti a Viareggio.

Tra il 1961-63 costruisce l’osteria del Gambero Rosso a Collodi nell’ambito del realizzando parco di Pinocchio, occasione felice di collaborazione tra architetti e artisti, ed il sacrario ai caduti di Kindu all'aeroporto di Pisa, che seppure realizzato con un forte ridimensionamento del progetto iniziale, rappresenta un’architettura di significativo interesse.

Ha intanto con dolore lasciato l’insegnamento universitario per raggiunti limiti di età, dopo aver formato un’attenzione ai temi dell’architettura che gli viene riconosciuta dai suoi allievi bolognesi come Leonardo Lugli, Marco Dezzi Bardeschi. Seguono anni di rigorosa ricerca con cui prepara, solitario ma non solo, la una sua nuova rivoluzione nel linguaggio dell’architettura: la concezione dello spazio che dovunque percorribile, la città variabile, il rifiuto di formule e schemi tecnicistici o tecnocratici, un nuovo rapporto antico-moderno che si esprime anche nell’uso congiunto nei suoi progetti della pietra e del mattone con il cemento armato e l'acciaio e nuovi materiali utilizzabili in architettura.

Con la Chiesa dell’autostrada e con la Chiesa di Borgo Maggiore, nella Repubblica di S. Marino, Michelucci porta a compimento le premesse precedenti e realizza la sua rivoluzione progettuale, sulla base di una ricerca di unicità tra struttura e architettura, di sviluppo dello spazio come architettura di percorso, di riflessione sullo spazio sacro che interessa profondamente la chiesa ed in particolare Giacomo Lercaro Nella prima metà degli anni ’60 Michelucci porta avanti alcuni impegni urbanistici (piano particolareggiato per la zona Levante di Viareggio, progetto per il Piano Regolatore di Ricciano (Pescia), progetta la casa Quadrio a Milano, una sala concerti a Montecatini Terme, una sala concerti e un liceo artistico a Ravenna, dove progetta anche la sistemazione della tomba di Dante a Ravenna e successivamente la casa Rossetti. Nel1966 è dichiarato Professore emerito.

La sala concerti e il teatro sono temi progettuali ricorrenti nell’attività progettuale di Michelucci ma l’unico ad essere (parzialmente) realizzato sarà l’ultimo (teatro ad Olbia), pochi anni dopo la sua morte.

Maggior fortuna incontrano gli edifici legati alla comunicazione a partire dal Palazzo delle Poste e Telegrafi in via Pietrapiana a Firenze (1963-67), dove ad una localizzazione non ottimale fa da contraltare una qualità degli ambienti e della realizzazione, la Sede per la Società Italiana per l'Esercizio telefonico (1964-67)a Firenze e più tardi il palazzo delle poste e telegrafi a Viareggio (1969-75), in collaborazione con A. Pasquinucci. Nell’ambito della progettazione degli edifici scolastici si misura nuovamente con le strutture universitarie (Progetto per gli Istituti Universitari di Chimica in viale Morgagni a Firenze) e progetta la scuola e sistemazione del centro del villaggio-giardino di Arzignano (Vicenza)1965-67 dove realizza anche la bella Chiesa di Arzignano e successivamente progetterà la casa Zampiva (1968-69), inizia la progettazione della scuola Media Statale sul Bastione Thyrion a Pistoia (1966-75). Sempre a Pistoia realizza la Villa Cangioli (1966-72).

La fine degli anni ’60 lo vede impegnatissimo con il progetto per la chiesa di Longarone (1966-76) nell’ambito della ricostruzione del paese dalla tragedia dell’onda d’acqua che scavalcando la diga lo distrusse. Opera inizialmente incompresa da parte di chi desiderava la ricostruzione della chiesa precedentemente distrutta è oggi unanimemente riconosciuta come la migliore realizzazione di un piano di ricostruzione che non ha invece centrato i suoi obiettivi. I disegni per il recupero del quartiere di S.Croce (1968-69) a Firenze dopo l’alluvione esprimono su scala diversa la stessa volontà innovativa ma si scontrano con quella volontà conservativa che Michelucci aveva conosciuto nel piano per la ricostruzione di Firenze dopo la guerra. Sul piano dell’impegno sociale segue con attenzione l’impulso innovativo che proviene dall’esperienza della scuola di Barbiana e matura un’amicizia con Don Lorenzo Milani che sarà purtroppo interrotta dalla morte precoce di quest’ultimo. Tra il 1967e il 1971 Michelucci redige il Progetto per il Piano Regolatore di Camaiore (Lucca). La ricchezza dei fermenti degli anni ‘70 insieme alla sensibilità personale maturata nei diversi ricoveri ospedalieri sul tema del trattamento della persona malata, della funzionalità dei servizi sanitari, del rapporto tra ospedale e città, emerge nel progetto per l'ospedale di Sarzana (1967-76) in collaborazione con M. Innocenti. Le varianti dipendenti dalla variazione del ruolo dell’ospedale, i contrasti maturati con l’impresa di costruzioni, le destinazioni urbanistiche del contesto d’inserimento dell’ospedale, creano una serie di problemi che trascinano la chiusura dei lavori oltre i tempi.

Realizza tra il 1971 e il 74 la casa Iozzelli vicino a Pistoia e lavora intensamente al progetto per il Centro sperimentale del marmo, a Foce di Pianza sulle Alpi Apuane 1972-75. (Carrara), in collaborazione con B. Sacchi. Trasforma l’idea originaria di un monumento a Michelangelo in un progetto di realizzazione di laboratori per giovani scultori con significativi aspetti di recupero ambientale riguardanti le cave ma il progetto di sorprendente attualità non conosce realizzazione. Molte delle opere successive sono realizzate con la collaborazione di Bruno Sacchi, tra queste la sede del Monte dei Paschi di Siena a Colle Val d'Elsa (1973-78), un’opera fortemente innovativa. Il progetto per la ristrutturazione della Limonaia di Villa Strozzi a Firenze, il progetto per la sede della Contrada del Palio "Valdimontone" a Siena, il progetto per la ristrutturazione dell'ex-oratorio di S. Leonardo a Siena come museo della contrada, il progetto di chiesa e centro parrocchiale a Livorno, iniziati in quegli anni avranno diverse fasi di lavoro e saranno terminati, per problemi di finanziamento delle opere, solo diversi anni dopo la morte di Michelucci. Non hanno invece conosciuto realizzazione il progetto del centro parrocchiale di Sesto Fiorentino (Firenze) e il progetto per una chiesa a Pian di Novello, Cutigliano (Pistoia), la Chiesa di Montalbano Jonico (Matera), ulteriori sviluppi del concetto di spazio sacro come spazio comunitario. Riceve dall’Università di Firenze il riconoscimento di benemerito della cultura e dell’arte. Del 1973-74 è il progetto per il centro di telecomunicazioni a Pisa, in collaborazione con M. Innocenti, il progetto per la villa Bii vicino Pescia (Pistoia), in collaborazione con B. Sacchi; il progetto per la sede della Cassa di Risparmio in via Montalbano a Pistoia( 1974-76) in collaborazione con B. Sacchi. Instancabilmente continua a lavorare e progetta nel 1975 sempre con la collaborazione con B. Sacchi il centro parrocchiale del villaggio-giardino di Arzignano (1966-1981) e la bellissima chiesa di S.Giovanni Battista, città a cui rimane profondamente legato, la casa Bernhard Iacini a Montemarcello (La Spezia), il centro termale a S. Carlo (Massa) 1978-82., la chiesa-arca del quartiere di S. Miniato a Siena (1982) e la chiesa di Guri in Venezuela (1982),il centro sportivo e commerciale a Prato, queste ultime opere non realizzate.

Nel 1982 Giovanni Michelucci costituisce con la Regione Toscana ed i comuni di Fiesole e Pistoia , sulla base del precedente Centro Studi "La nuova città" la Fondazione di cui sarà direttore sino alla sua scomparsa Guido De Masi, amico e collaboratore dell’architetto. Da una precedente donazione di disegni al Comune di Pistoia nasce invece il Centro di documentazione Giovanni Michelucci di Pistoia.

Nello stesso anno progetta con la collaborazione di Mauro Innocenti la nuova sede postale a Empoli che sarà realizzata successivamente e tra il 1983 e il 1986 la nuova chiesa della Madonna dei Prati a Costo (Vicenza), la chiesa di Guri in Venezuela, il Centro civico a Fiesole sull'area Garibaldi.

Nella seconda metà del decennio Michelucci ha l’occasione di approfondire il suo impegno rispetto a temi scottanti quali il carcere e la giustizia. Nel 1986 assume, su invito di un gruppo di detenuti, il .coordinamento del progetto del Giardino degli incontri, comprensivo di una nuova struttura destinata alle relazioni familiari, nel carcere di Sollicciano a Firenze. Il progetto esecutivo viene portato avanti dai suoi collaboratori con il Collegio degli ingegneri e consegnato nel 1993. Dell’incarico ricevuto nel 1987 dal Comune di Firenze per il progetto del nuovo Palazzo di Giustizia di Firenze restano gli splendidi disegni e la lettera di rinuncia motivata dai diversi orientamenti espressi da Michelucci sul tema, tra questi il rifiuto di una concentrazione degli uffici giudiziari in un unico gigantesco contenitore ed una visione maggiormente articolata delle funzioni giudiziarie in rapporto alla città.

Entusiasta e infaticabile promotore di iniziative e attività culturali anche nei suoi ultimi anni, partecipa con grande passione ai temi fondamentali del dibattito sulla città con posizioni anticonformiste e sempre innovatrici. Progetta il Parco fluviale dei Renai a Signa, il Palazzo della Telecom a Novoli, il recupero dell’area di Doccia a Sesto, il complesso teatrale ad Olbia i cui fantastici disegni esprimono ancora una energia straordinaria e di cui è oggi ultimata la prima fase di costruzione. Il 31 dicembre 1990, due giorni prima del festeggiamento del suo centesimo compleanno, muore nella sua casa di Fiesole vicino ai suoi collaboratori più stretti.

Considerato un eretico e un senzacasa rispetto all’appartenenza a correnti e scuole di architetture, un anti-maestro difficilmente classificabile nelle catalogazioni generazionali per il lungo cammino delle sue idee e delle sue attività, è stato in diversi periodi messo in disparte negli insegnamenti universitari delle facoltà di architettura e nell’attenzione della critica. Dietro la varietà delle sue opere, dietro il diritto alla discontinuità da lui praticato, è riconoscibile un metodo di lavoro rigoroso fondato sul dubbio, sulla ricerca di attualità degli spazi, sulla legge del mutamento e spesso sul ricominciare, solitario ma non solo, affrancato dalla conferma o dalla ricerca della bella forma, considerata "la gran ruffiana".

Lascia erede universale la Fondazione che ha voluto attenta ai problemi sociali della città e ai mondi separati del carcere, del manicomio, degli ospedali e impegnata a propone idee e progetti per intervenire sulla cronicità urbana, per superare le istituzioni totali, per riconnettere gli spazi separati in un nuovo disegno della città, testimoniando un modo di vivere e di fare architettura vicino alle esigenze delle persone.

 

 


Fonte :

FONDAZIONE GIOVANNI MICHELUCCI : ricerche e progetti negli spazi del sociale .

http://www.michelucci.it