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  ARTE :  iconologia : Essere ogni giorno icona della bellezza : l'Arte Cristiana di Giovanni Morgese, a cura di Francesco Neri

 

   Francesco Neri

 

   ESSERE OGNI GIORNO ICONA DELLA BELLEZZA :

   l'Arte Cristiana di Giovanni Morgese 

       

    

" ADSUM  "  di Giovanni Morgese , 1997 .

 

La bellezza , Dio , l'uomo .

Nell'esperienza umana vi sono alcune situazioni definibili ' di apertura ' , nelle quali il confine del sensibile si schiude e l'uomo percepisce che , al di là delle cose , vi è qualcos'altro , al di là di ciò che raggiungiamo con i nostri sensi vi è una realtà presente nel mistero . Tra queste esperienze di schiusura del reale , la primordiale è lo stupore per l'incontro con la realtà . Perché le cose ci sono , mentre potrebbero non esserci ? Da dove deriva alle cose la bellezza con la quale ci affascinano ? L'uomo credente risponde che Dio è la presenza di mistero che vuole le cose ci siano e della cui bellezza tutte le cose risplendano .

Nella Bibbia tale intuizione è fortemente registrata . Da un lato , il vertice della bellezza di cui l'uomo può fare esperienza è concentrata nella teofania . Citiamo per l'Antico Testamento la visione di Isaia (6,1-8) , a cui nel tempio di Gerusalemme si manifesta Dio con il suo kabod , cioè con la ' gloria ' che è manifestazione sensibile della sua immanenza e trascendenza insieme . Nel Nuovo Testamento la trasfigurazione di Gesù è il culmine della visibilità della bellezza divina , della quale per un attimo il corpo umano del Verbo si incendia di luce infinita , a pegno della risurrezione .

Nella tradizione cristiana questa correlazione è fortemente attestata , più di quanto non sia stato scaricato in certa spiritualità . Possiamo convocare due testimoni , l'uno nel campo della speculazione , l'altro nell'ambito della mistica .  Il primo cui ci rivolgiamo è san Tommaso d'Aquino . Nel commento al trattato sui nomi divini di Dionigi lo Pseudo Areopagita (c.4,l.5), egli distingue la bellezza divina dalla bellezza creaturale . Dio partecipa alle creature lo splendore , in quanto riflesso della sua luce , e l'armonia , sia nel senso del giusto rapporto delle creature con Dio , sia nel senso del giusto rapporto delle creature fra di loro . Così , tali attività divine possono dirsi pulchrificae , creatrici cioè di bellezza nelle cose . Ma mentre nelle creature si distingue la bellezza dal bello , nel senso in cui questa partecipa a quella , in Dio pulchrum e pulchritudo coincidono , a causa della semplicità dell'essenza . Dio è altresì detto pulcherrimus in quanto possiede la bellezza in grado infinito e senza alcun limite ; e superpulcher poiché è la sorgente sovraeminente di ogni forma di bellezza che si rinviene nel cosmo .

Il secondo testimone è Francesco d'Assisi . Nelle sue Lodi di Dio Altissimo , che è una litania di attributi divini , lanciati verso il Totalmente Altro con l'impeto e l'incanto dell'innamorato , Francesco due volte esulta , acclamando . " Tu sei bellezza ! " . Nel Cantico delle creature , in un contesto perlopiù orientato alla ' fuga ' dal mondo , il santo loda il Creatore per la bellezza del sole , della luna e delle stelle , del fuoco . Ciò in modo esplicito , ma è ovvio che lo sguardo ammirato di Francesco abbraccia tutta l'intera opera del cosmo .

Possiamo dunque affermare che nella prospettiva cristiana la bellezza è alla fonte e al centro dell'esperienza religiosa , ma al contempo che l'arte è sempre un'esperienza intrinsecamente religiosa , al di là di una opzione esplicita o istituzionale , in quanto l'arte è il tentativo umano di catturare , documentare e spiegare presenza che sta dentro tutte le cose e oltre tutte le cose .

Con tali premesse , a noi sembra che all'opera di Giovanni Morgese possa essere accostata la categoria di ' arte cristiana ' , e ciò in due sensi . Da un lato egli esplicitamente si rifà in modo costante ai nuclei fondamentali del credere cristiano , come nei titoli delle sue produzioni . Coelum , Abyssum , Homo/humus , Al di là , Caduta , Conversione , Diluvio , Giona , Tau , XP , IHS , Ianua . E' fin troppo facile decodificare la provenienza biblica e liturgica della titolatura , sensibile ancora all'originale greco e latino di molte conoscere ecclesiale . Dall'altro lato , ci pare ancora più importante la passione dell'artista terlizzese per accostarsi alle cose allo scopo di rivelarne il mistero , ed il mistero cristiano . Sono i materiali della quotidianità quelli attraverso i quali egli si esprime , ma questi vengono da lui a noi restituiti a loro volta trasfigurati .

L'oggetto comune che è nostro compagno feriale lo ritroviamo veicolo di un messaggio che è appunto l'artista a rivelare . O se l'oggetto è quello di una proposta che punta a impossessarsi dell'uomo e a privarlo della sua capacità di intuire , imbrigliandone le scelte in obiettivi di mercato , Giovanni Morgese si assume il compito di smontarne il meccanismo ingannevole e smascherarne l'illusorietà . Anche in questo caso siamo ricondotti alle cose come sono , con il loro potenziale di mistero e di evocazione . Quest'arte è allora cristiana in quanto la spinge l'unica passione di mostrare che a partire dal sensibile dappertutto , sempre e per chiunque si celebra l'incontro tra la Materia e l'Assoluto , l'Immanente e il Trascendente .

 

La bellezza , l'ombra , la croce .

Nonostante il suo carattere intrinsecamente sacro , l'esperienza umana intuisce che la bellezza come ogni altra realtà reca con sé un'ombra e attende un riscatto . Andiamo molto in là nel tempo , ai poemi omerici . L'Iliade enuncia tale intuizione nel mito di Elena , alla cui bellezza è dovuto lo scatenarsi di una guerra micidiale e devastatrice . Nell'Odissea compare il mito di Circe , la cui affascinante bellezza spinge gli uomini alla degenerazione simboleggiata dalla loro trasformazione in porci . Ne è nota la variante moderna nel film L'angelo azzurro , ove l'integerrimo professore di scuola viene catturato dalla bellezza della cantante interpretata da Marlene Dietrich , e precipita nell'abbrutimento e nel ridicolo . Precisiamo che in questa prospettiva la bellezza è ancora qualcosa di ordinato e classico , una bellezza apollinea , quella per semplificare di cui risplendono la Venere di Milo o i Bronzi di Riace . E' una bellezza che ha a che fare con l'assoluto inteso come integrità di forma ed immunità dall'imperfezione .  Rimane intrappolato in questa concezione greca ancora san Tommaso d'Aquino nel medioevo . Questi , influenzato da un testo di Aristotele , esige per la bellezza tre requisiti : l'integrità , poiché le cose non compiute appaiono detestabili ; l'armonia , come debita proporzione tra le parti ; lo splendore , nel senso in cui diciamo belle le cose dai colori nitidi ( Somma Teologica , I, q.39, a.8 ) .

Come fare per togliere alla bellezza il suo retrogusto tossico ? La proposta cristiana è di riagganciare la bellezza all'amore . Come ogni altro valore , sganciata dall'amore la bellezza impazzisce e si ritorce contro l'uomo . In quanto invece è congiunta con l'amore , la bellezza si conferma come un momento di esperienza di Dio .  E' così che oltrepassando i confini del mistero della stessa trasfigurazione nella teologia di san Giovanni è la croce il momento nel quale si manifesta la pienezza della gloria di Dio , cioè la visibilità di Dio e della sua bellezza . La croce è il vertice dell'espressione dell'amore del Padre e del Figlio , ed è dunque anche il momento di massima rivelazione della bellezza . In Cristo la bellezza inonda ogni momento della vita umana , anche quello della sofferenza e della morte .   Già nell'età patristica aveva potuto cantare sant'Agostino : " Bello è Dio , Verbo presso Dio . E' bello in cielo , bello in terra , bello nel seno , bello nelle braccia dei genitori , bello nei miracoli , bello nei supplizi ; bello nell'invitare alla vita e bello nel non curarsi della morte ; bello nell'abbandonare la vita e bello nel riprenderla ; bello nella Croce , bello nel sepolcro , bello nel cielo . Ascoltate il cantico con intelligenza , e la debolezza della carne non distolga i vostri occhi dallo splendore della sua bellezza " (Commento al salmo 44,3) .

Questa congiunzione tra bellezza e croce sta al cuore delle opere di Giovanni Morgese . In alcuni casi questo tema è già definito dal titolo : Come agnello condotto al macello , Uomo dei dolori , Perforatus , Vulnus , Dolens , Martyr , Consummatum .  In modo speciale spiccano le varie versioni del Crocifisso , e la sequenza in cui si snoda il grido del Salmo 22 . Ma è tutta la produzione dell'artista terlizzese che si esprime attraverso la compostezza di figure asimmetriche , nella risoluzione di elementi e segni apparentemente indeterminati , compattando l'itinerario di una geografia spirituale altrimenti impensabile nell'accostamento di materiali , segni , dimensioni , colori .  Vi è nelle sue elaborazioni un imprevisto connubio di grazia e violenza , che spaventa e seduce al tempo stesso , esattamente come il Cristo sta sulla croce .  Gesù trafitto " non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi , come uno davanti al quale ci si copre la faccia " ( Isaia 53,1-2 ) . Ma è qui , sulla croce , che può realizzare la profezia proferita su di sé : " Io , quando sarò elevato da terra , attirerò tutti a me " ( Giovanni 12,32 ) . Ben aveva intuito tale nesso Paolo VI , il quale affermava che , se avesse potuto eleggere i propri amici , li avrebbe scelti tra gli artisti e i sofferenti .

 

La bellezza , la misericordia .

L'amore di Dio è inclusivo e abbraccia tutte le creature . Per amore , Dio fa belle tutte le creature , ed il suo amore accompagna tutte le creature al riconoscimento della propria bellezza . Vi è anzi da Dio un'attenzione preferenziale agli emarginati . Gesù descrive il regno come un banchetto al quale sono condotti " poveri , storpi , ciechi e zoppi " ( Luca 14,13 ) , e dopo la moltiplicazione dei pani e dei pesci esige la raccolta dei pezzi avanzati " perché nulla vada perduto " ( Giovanni 6,12 ) .

Questo tratto misericordioso ed inclusivo attraversa le opere di Giovanni Morgese come un elemento dominante .  Lo diciamo in riferimento ai temi della menzogna e dello sfruttamento , toccati in realizzazioni come Sogni in scatola , Prigioni , Specchietto per le allodole , Natività .  Ci vengono esposti omuncoli che si arrampicano alle pareti di vetrine tanto colorate quanto impenetrabili , naufraghi disperati all'arrembaggio di un'illusione di sopravvivenza , barboni rifugiati nel sonno su panchine schiacciate da invadenti cartelloni di pubblicità , promesse di piacere tanto sfacciate quanto fatte soltanto di carta .  L'artista di Terlizzi convoca tutto al compito di veicolo di senso e trascendenza , tutto per lui è capace di schiudere una luce di bellezza , anche ciò che è più miserabile ed abietto .  Ma il tratto di condiscendenza sul quale ci soffermiamo , emerge ancor prima dagli elementi che l'artista adopera per le proprie composizioni .  Sono materiali semplici e primordiali , come la terra , la paglia , il legno , il fuoco . Sono pure materiali di scarto , come certe assi spezzate e tavole scheggiate . Ma non è vero che proprio alla primordialità e marginalità di essi deve essere condotta la loro potenza espressiva ?

 

Arte come vocazione .

Se si pone alla Bibbia la domanda " chi è l'uomo ? " , la Bibbia risponde " l'uomo è la sua vocazione " . L'uomo è cioè colui che viene ad esistere in quanto Dio ha un disegno su di lui , lo chiama ad una relazione interpersonale e gli affida un compito . Ogni uomo è dunque chiamato ad una missione , e tanto più pienamente diventa se stesso in quanto entra pienamente nel disegno divino su di lui .

Anche la bellezza è contenuto di una missione . La bellezza è la missione di ogni uomo e ogni donna , secondo l'appello che profeticamente lanciava ai giovani don Tonino Bello : " E' la bellezza il linguaggio universale . La bellezza !  Lo sapete , il Signore la bellezza l'ha disseminata qua e là sulla Terra , perché potesse servire a tutti quanti noi come segno indicatore , come icona , feritoia attraverso le quali possiamo vedere le soglie dell'eternità .  La bellezza Dio l'ha disseminata nel volto dei bambini e delle persone , nel tremore dei vegliardi , in questo scroscio di note , nella musica , nei rumori , nel torcersi degli alberi sotto le bufere , nello scivolare lento di una canoa che passa all'improvviso sul fiume e in tante cose .  Se voi coltivate l'arte , la bellezza , la musica , la poesia , il rapporto con l'altro , la bellezza del vostro corpo , avrete inesorabilmente anche la cultura della vostra anima , perché la bellezza , la bellezza fisica , la bellezza di una donna , la bellezza di un quadro , la bellezza di una musica , la bellezza di un tramonto , la bellezza di uno spettacolo , della natura e dell'arte , sapete che cos'è ?  E' appena appena un ruvidissimo seme che è destinato  a fiorire nei giardini del Cielo " ( Omelia 6 dicembre 1991 ) .

Ora , se tale è la missione di ognuno , essa è in particolare la missione dell'artista . Così si intende Giovanni Morgese , nella chiusa di un suo testo autobiografico : " Una pace interiore sembra sia scesa nella mia vita e sia venuta a risolvere le lotte , le angosce , le insoddisfazioni .  L'assillo del successo si è come sciolto nella necessità di essere ogni giorno icona della Bellezza " .

" Adsum " , questo è il titolo del catalogo del suo fecondo ventennio , " eccomi ! " .  Morgese avverte l'appello di Dio e vi risponde positivamente e con volontà .  Come Dio si è chinato nella carne e nella terra , così il nostro artista ne ripercorre i passi e se ne fa collaboratore .  Prendendo dentro di sé e condividendo l'inquietudine ed il travaglio , per accompagnare tutto ciò che è umano alla bellezza e alla pace . Questa è la vocazione di Giovanni Morgese , e per la sua risposta sofferta ed entusiasmante noi suoi amici ed estimatori gli siamo grati .

 

 

 

 

 


 

Fonte : ADSUM , di Giovanni Morgese  ( con testi di Luigi Dello Russo - Girolamo Samarelli - Nichi Vendola - Francesco Neri ) , Aniballi Grafiche , Ancona , 2001 .

Vedi anche la pagina web di ARTCUREL nella sezione Arte/Scultura dedicata all'artista Giovanni Morgese .