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| ARTE : iconologia : I Messaggi dell'Iconografia Bizantina nell'Europa Cristiana Contemporanea, di Costantinos Charalampidis |
Costantinos Charalampidis
I Messaggi dell'Iconografia Bizantina nell'Europa Cristiana Contemporanea
Ogni arte cela un suo ed esclusivo messaggio,
naturalmente incomprensibile se non se ne conosce il codice silenzioso e
mistico, che sono poi le linee, i colori e i volumi. Tentare di leggere un'
opera d' arte e, nel nostro caso, un oggetto artistico appartenente storicamente
e cronologicamente al mondo bizantino è quanto dobbiamo fare.
I pensieri ed i sentimenti dei bizantini sono impressi nelle opere
dell'architettura, della pittura, della scultura e nei piccoli oggetti d' arte
che si collocano in un amplissimo arco cronologico che va dai primi secoli del
cristianesimo fino al 1453, alla caduta cioè di Costantinopoli sotto la
dominazione turca.
L'arte bizantina, oltre a dilettare lo spettatore con i suoi capolavori, provoca
e invita, attraverso il prisma di una visione spirituale-metafisica, ad una
considerazione soprannaturale dei suoi eterni valori. Bisanzio, che continuò la
tradizione come baluardo dell'arte antica, assimilò e descrisse in nuove forme
rappresentative il mondo degli eletti dello spirito, costituiti dai santi e dai
beati della Chiesa cristiana. La «colonizzazione» artistica dell'arte bizantina
nell' Europa occidentale ha segnato il rinnovamento e la rivitalizzazione
dell'arte europea. L'evoluzione artistica in Europa dunque si compì grazie all'
influenza antropocentrica e cristocentrica della tradizione iconografica
bizantina. L' arte bizantina, in altre parole, sia proponendo i suoi prototipi
artistici sia offrendo esempi fortemente influenzati dall' antichità classica,
realizzò il rinnovamento e favorì l'evoluzione artistica in Europa. Per sé
Bisanzio riuscì a consolidare teologicamente e artisticamente il dogma del culto
delle immagini e a dare soluzioni definitive a tutte le altre eresie
cristologiche-spirituali da una parte, a porsi come Magistra Europae per la
civiltà occidentale dall'altra.
Quando parliamo dell' arte di Bisanzio, ci riferiamo soprattutto alla capitale,
a Costantinopoli cioθ, nella quale fiorμ l' arte imperiale e prosperarono i
grandi laboratori di architetti e pittori che accettavano in tutto il mondo
bizantino ordinazioni per la realizzazione di templi, delle chiese di monasteri,
di mosaici e di affreschi. Il ruolo direttivo della capitale si realizzò grazie
alla sua ecumenicità sovranazionale su tutti i popoli vicini e meno, svelando
un' antica arte benedetta dell'ecumene. I popoli vicini ma anche l' Occidente
furono colpiti dalla bellezza spirituale, dalla perfezione espressiva, dalla
certezza metafisica, dalla pienezza dogmatica e dalla funzionalità sacrale
dell'arte bizantina. Erano i messaggi e gli immutabili valori che esprimevano
quotidianamente i luoghi di culto interamente affrescati dei bizantini. Inoltre
la sacralità orientale delle forme, la qualità didattica dei programmi
iconografici, la narratività classica delle narrazioni bibliche e la loro
importanza educativa rappresentavano i segni caratteristici attraverso i quali
si compiva la trasfigurazione spirituale dei fedeli.
La grecità dell'arte bizantina rivelava gli ideali della formazione e
dell'affinamento della mente, dell'intelletto e della sapienza, che però,
trasformati nella «luce del Tabor» avevano assunto le dimensioni metafisiche
della sapienza secondo Dio. Inoltre, grazie allo spirito ellenico, potè
compiersi la vittoria contro i nemici delle immagini e la fondazione dogmatica
del culto di esse. Si stabili così un idioma artistico unitario, più sapiente di
altri, con l' attività di artisti e di intellettuali di Costantinopoli, per
tutta la durata dell' impero bizantino. Le profonde riflessioni dei sapienti e
degli scrittori della Chiesa si stamparono in rilievo nelle opere figurative dei
bizantini. Antichità e Bisanzio risultarono il punto di convergenza artistico
dell' Impero e della sua Capitale. L'idioma artistico bizantino continuò come
lingua della tarda antichità, cosa che vediamo nella produzione iconografica dei
personaggi e degli episodi biblici. I bizantini dipingevano sempre avendo
presenti i modelli degli ultimi secoli dell'antichità (IV-VII secolo d.C.). Il
passaggio storico dalle grandi monarchie antiche alla monarchia cristiana di
Bisanzio portò con sé anche l' accettazione dello stesso stile e delle
rappresentazioni plurime di personaggi noti dalla tarda antichità. Famose sono
le rappresentazioni della Δέησις, del Giudizio Universale o ancora dei Santi
come filosofi o generali romani e degli imperatori in tutto il loro regale
splendore. Bisanzio non abbandonò mai le concezioni estetiche e gli accorgimenti
tecnici del mondo grecoromano e questa «lingua» costituì l' ossatura e la
sostanza del suo messaggio artistico in tutto l'arco della sua esistenza. In
questa forma, il messaggio bizantino influenzò i «Rinascimenti» o «Renovationes»
occidentali, pur nella particolarità dei rapporti che ognuno di essi ebbe con
l'antichità. I «Rinascimenti» bizantini che si succedevano l' un l' altro furono
il risultato delle forze artistiche e delle esperienze teologiche che
concorrevano allo sviluppo della vera tradizione.
Tuttavia i nuovi elementi inesistenti nell'arte antica e caratterizzanti l'
iconografia bizantina si riferiscono alla sua certezza metafisica, nella
dinamicità esistenziale e nella sua identità escatologica. Le nuove forme e le
complesse rappresentazioni dei personaggi sacri, degli avvenimenti biblici e
degli episodi della vita della chiesa accentuano il carattere di mistero degli
avvenimenti, la santità degli eroi religiosi e la loro personalità trasfigurata
in un mondo di vittoria escatologica e di gloria paradisiaca. Le dimensioni
trascendentali delle forme umane, le espressioni astratte dei loro gesti, i
colori eterei dei loro abiti e l' intensificazione estimativa in genere
nell'esecuzione di tali raffigurazioni rappresentano la novità dell'iconografia
bizantina. Questo «nuovo» preannuncia il mondo degli «ultimi» e la risurrezione
degli uomini e rammenta allo spettatore dell'agiato occidente e della perfezione
meccanocratica i messagi più speranzosi e ottimisti del riscatto e della
salvezza dell'anima. Queste nuove forme che si inaugurano nell' iconografia
orientale già dal I secolo in Siria e più tardi, nel III secolo, in Asia, sulle
coste del Nord Africa, in Italia e in tutto l' Occidente, rispecchiano
innanzitutto la loro rappresentazione grecoromana e poi la loro espressione
astratta e metafisica in una scala che arriva a toccare l' elemento sacro e
religioso. Queste forme bidimensionali trasfigurate che realizzano le due
nature, quella umana e quella divina (il monofisismo fu sempre combattuto
dall'arte bizantina) rivelano il dogma redentore dell' incarnazione di Cristo e
il quotidiano insegnamento ecclesiastico del riscatto dell'anima e del corpo
umani. Questo modo rappresentativo anticlassico (diremmo, secondo i dati
tramandatici dall'antichità classica) dei santi, dei personaggi e degli
avvenimenti sacri ricorda le esperienze orientali, dal Medio all'Estremo
Oriente, per la posizione astratta e sacrale da una parte, statuaria dall'altra
degli dei, degli eroi e delle complesse rappresentazioni negli oggetti artistici
di questi popoli. Questa sacralità orientale preannuncia la certezza metafisica
che ogni oggetto artistico, nello spazio bizantino religioso, tenta di
enfatizzare. La perfezione espressiva dell'iconografia bizantina poggia su
fattori di tecnica e di stile, come la varietà cromatica, la perfezione del
disegno e la particolarità decorativa. L'artista bizantino, con il nuovo stile,
formula o meglio esprime i suoi temi, quelli che ignorava il collega dell'arte
antica. Infatti dagli ultimi secoli dell'antichità alcuni artisti nazionali e
poi ovviamente tutti quelli cristiani avevano assecondato il bisogno di una
rappresentazione percepibile solo con «gli occhi dello spirito», perchè
rivelatrice del mondo invisibile. Vale a dire, da Plotino in poi, che la visione
«fenomenica» limitata all' immagine colta dagli occhi del corpo, può arricchirsi
di una funzione più elevata e permettere allo spettatore informato di vedere la
realtà «noumenica», la sola realmente esistente. Lo spettatore può così vedere
il «Nous» neoplatonico o il Dio e il mondo ideale che lo circonda.
Un caso paradossale, rendere cioè visibile l' invisibile, fu la grande
realizzazione dell' iconografia bizantina dopo la fine dell' antichità classica
e questo grazie alla tecnica astratta poc' anzi ricordata, con la scomparsa del
volume, dello spazio, del peso, della corporalità, della consueta tipologia di
gesti, delle forme e dei colori, di tutto quanto insomma dà il senso della
materia. Così smaterializzata, la raffigurazione dichiarava la rappresentazione
dell'intelligibile. Lo scopo dell' arte bizantina divenne così unicamente uno,
nel tentativo di indirizzare lo sguardo umano verso il sovrasensibile; il solo
che valga la pena di essere visto, ammirato e fatto proprio dal cristiano. Nell'
ambito di questo principio artistico-ideologico della società bizantina si
spiega molto bene perchè gli artisti orientali da una parte concentrarono il
loro interesse sull'esecuzione di temi teofanici (rappresentazioni della
Majestas Domini) e i pittori occidentali dall'altra si dedicarono soprattutto ai
soggetti infernali e satanici del periodo medioevale. L'orrore dell'inferno, i
diavoli mostruosi e le altre terrificanti scene sono quasi del tutto assenti
dall' iconografia bizantina, mentre altri popoli dell' Oriente, come per esempio
gli Iraniani, o dell' Occidente si mostrarono disponibili ad accogliere l'
iconografia dell'orrore e della perdizione. L'arte bizantina non fa smorfie e
non spaventa nè terrorizza gli spettatori. E per natura prudente e rifiuta il
rumore, l'intimidazione e la violenza. La grandezza etica e spirituale di questa
arte si conservò inalterata in tutte le sue fasi evolutive nonostante gli
sporadici tentativi di introduzione di elementi stranieri. Regola dell'arte
bizantina è non rendere mai con esattezza la realtà materiale circostante. Suo
unico scopo è esprimere, con astratta schematicità, la dinamicità, esistenziale
elargitale dalla parola del Vangelo e dall' insegnamento della Chiesa.
Se in Occidente cambiarono le cose dopo il Rinascimento italiano, Bisanzio restò
fedele alle sue idee metafisiche e portò avanti un' arte liturgica eseguita a
misura d'uomo in vista della sua santità, e della sua salvezza. Alla luce di
questo programma ideologico dell'iconografia bizantina si spiega la grande
produzione, già, dal VI secolo, di icone portatili eseguite con la tecnica
dell'encausto, davanti alle quali il fedele prega pubblicamente o privatamente.
L'icona, che rappresenta una parte del regno di Dio sulla terra, malgrado la
bufera iconoclastica, dopo la riabilitazione delle icone (843), riacquistò nuova
gloria e apprezzamento nello spazio pubblico e privato della Chiesa. Bisogni
personali, comunali e nazionali e problematiche dei bizantini si discutevano
davanti alle icone per la mediazione salvifica dei santi a favore dei fedeli.
L'icona diventa il rifugio del credente dalle preoccupazioni quotidiane in ogni
momento della sua vita. Davanti ad essa il fedele trova protezione, mentre
contempla l'immobile, l'uniforme, l'immutabile e il semplice del vero
Intelligibile. In essa domina l'immobilità, assoluta nella posizione ieratica e
l'equilibrio nella funzionalità, dinamica dei personaggi sacri rappresentati.
L'arte bizantina riuscì ad inaugurare una lingua artistica dotata della forza
espressiva del mondo metafisico e della perfezione escatologica. Da questo suo
ammirabile successo conseguì una straordinaria irradiazione e una perfetta
ecumenicità, in tutti i paesi cristiani dell'Oriente e dell'Occidente.
L'arte bizantina, definita, agli inizi del nostro secolo, arte «di forza
religiosa e di cultura umanistica» dall'archeologo austriaco Josef Strzygowski,
diviene vera arte europea. La congiunzione dell'elemento religioso, politico e
umanistico fissa un solo e autentico punto di vista degli studiosi della storia
dell'arte bizantina su di essa. Siccome dunque l'iconografia bizantina, come si
è detto, enfatizza l'elemento intellegibile e trascendente e rappresenta,
soprattutto nell' icona portatile, il «modello», come rappresentante essa stessa
dell' «archetipo», stupì e finì per divenire elemento di elevazione
nell'orizzonte spirituale degli Europei occidentali. Il valore personale
dell'icona assume dimensioni trascendenti, rapporti di identificazione con il
divino rappresentato, diventa specchio di visione degli «ultimi». Con questo
fondamento ideologico, l'iconografia bizantina, che riuscì ad organizzare la
decorazione colorata dell'interno dei luoghi sacri in un solido sistema
spirituale ed ottico e a dare soluzione definitiva a problemi morfologici, ha,
come tutti riconoscono, offerto molto all'Occidente, ha portato la creazione
artistica nel nord slavo e ha dato persino al mondo islamico e giudaico, nemico
della rappresentazione iconografica, qualcosa del suo entusiasmo
rappresentativo.
Il ruolo didattico dell'arte bizantina davanti all'Occidente ma anche
all'Oriente fu fertile e evolutivo. Il desiderio di apprendere, soprattuto degli
artisti occidentali e slavi, si combinò, dentro l'evoluzione storica, nel modo
più efficace, con l'abilità didattica degli artisti bizantini. Perciò raramente
esiste una relazione tanto produttiva fra il discente (occidente e mondo slavo)
e il maestro (Bisanzio) come nel nostro caso. L'impresa si realizzò grazie alla
grande capacità di adattamento delle forme bizantine, dei temi e dei disegni e
in generale grazie all'apparentemente facile apprendimento della lingua
bizantina delle forme, cosa che attraeva il discente. Come si vede, l'imitazione
di certi elementi e caratteristiche dell'arte bizantina era in apparenza facile
ma la familiarizzazione sostanziale delle cose impossibile. Così nei paesi
europei occidentali e slavi si diede vita ad eccezionali attività artistiche
aventi come base l'insegnamento del mondo bizantino. La valutazione comunque più
significativa dell'arte bizantina è che essa divenne una reale guida, la
maggiore, tra l'antichità e l'arte gotica, secondo il giudizio del bizantinologo
austriaco Otto Demus.
I messaggi dell'arte bizantina sono molti e certi beneficarono, come si è detto,
e ancora beneficano l'Occidente e l'Oriente. La civiltà europea contemporanea
offre innumerevoli testimonianze della fertilissima influenza bizantina che è
sia da museo, sia storicofilologica ma anche morale per il carattere del
cittadino europeo occidentale. Però un messaggio molto forte e imposto dai fatti
si riferisce alla proiezione ecumenica dell'iconografia nell'ambito del
cosiddetto dialogo teologico tra le due chiese, l'ortodossa e la romanocattolica.
Il carattere ecumenico dell'iconografia bizantina diventa l'interprete e
l'illuminatore del cristianesimo occidentale per le verità storiche e dogmatiche
dell'ortodossia, l'Α e l' Ω della sua teologia. Frutto del fascino estetico di
questo cristiano dalla visione degli oggetti artistici di Bisanzio, deve essere
la sua conoscenza teologica delle rappresentazioni su icone. Debito delle due
chiese è la messa in pratica di questi messaggi ecumenici e dei valori
trascendenti dell'iconografia bizantina per una nuova «convivenza» tra Oriente
ed Occidente «nel nome di Cristo».
Fonte: http://www.myriobiblos.gr/texts/italian/charalampidis_messaggi.html
Brano tratto da : Orientamento Spirituale dell'Europa. Edizioni KYROMANOS, Thessaloniki, 1997.