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 ARTE : letteratura :  igino giordani

 

IGINO GIORDANI

        la libertà non sta nel fare
      quel che si vuole:
      sta nel fare il bene.
      E' libertà dal male, per fare il bene.
                                     Igino Giordani

 

"Entrato nel nuovo secolo e nelle elementari, precisamente nel 1901, mio padre mi assunse al lavoro, come garzone muratore, nei giorni liberi e nelle vacanze estive. Guadagnavo, mi ricordo, cinque soldi la settimana; pari a  una lira  ogni quattro settimane. Il mestiere mi piaceva, e ardevo di diventare autonomo. Ci vedevo un lato etico e uno eroico"

Così Igino Giordani (17.9.1894 – 18.4.1980) si racconta all’inizio di un’avventura che visse con intensità di pensiero e ardore d’ideali (sarà  chiamato "Foco"). Ebbe un suo personalissimo timbro nel battersi per grandi traguardi umani: libertà, giustizia sociale, pace (al servizio del "bisogno d’amore fra le genti", scriveva nel 1919). Per essi affrontò precisi impegni culturali e politici nella crisi del vecchio Stato liberale, nel travaglio sotto il regime totalitario, e poi nella rinascente democrazia italiana. Testimoniò con la vita e proclamò con la penna realtà ecclesiali con cui precorreva alcuni contenuti del Concilio Vaticano II.
Grazie all’intervento di un benefattore aveva potuto continuare gli studi. Chiamato alle armi nel 1915, non sparò contro altre persone ("non nemici io ci vidi"), ma operò contro una fortificazione avversaria con impresa rischiosa, che gli guadagnò la medaglia d’argento e gli procurò una invalidità permanente.

Laureato in lettere esercitò diverse attività professionali: fuori dall’insegnamento per le restrizioni politiche, andò in USA per studi da bibliotecario, e come tale si impiegò alla Vaticana. Per sostenere la famiglia – ebbe quattro figli -, ma anche in forza di una incomprimibile vocazione alla penna, fu scrittore e giornalista fecondissimo: migliaia di articoli, qualche centinaio di opuscoli e saggi, oltre cento volumi. Scrisse di patristica, apologetica, ascetica, agiografia, ecclesiologia, politica ed anche narrativa.

La notorietà da lui raggiunta in Italia e all’estero ci viene indicata dalla fortuna di alcuni suoi libri, che ebbero più edizioni e furono tradotti in Belgio, Francia, Stati Uniti, Argentina, Brasile, Spagna, Cecoslovacchia, Serbia, Portogallo, India, Giappone e Cina. Tuttora suoi volumi vengono tradotti, qualcuno anche in arabo.
Conosceva diverse lingue e pubblicò anche versioni dal greco e dal latino e da alcune lingue moderne.

Fu articolista in giornali e riviste italiane ed estere – come il "Commonweal" di New York e il "Novidades" di Lisbona.Tenne la direzione di quotidiani ("Il Quotidiano" 1944-1946, "Il Popolo" 1946-1947) e di periodici ("Il Popolo Nuovo" 1924, "Parte Guelfa" 1925, "Fides" 1930-1962, "La Via" 1949-1953, "Il Campo" 1946, "Città Nuova" 1959-1980).

E’ uno dei casi esemplari di cultura non accademica, ma di ampia incidenza: oggi viene proposto all’attenzione dei docenti da giovani che in università italiane ed estere svolgono tesi di laurea sull’uno o l’altro aspetto della sua multiforme testimonianza di vita e di pensiero.
Come politico visse una prima esperienza negli anni ’20 con don Sturzo, del quale si guadagnò la stima, ricevendo incarichi nel settore della stampa; riprese poi con De Gasperi e dal 1946 al 1953 fu prima tra i costituenti e poi "deputato di pace" (così amò definirsi).

Nel settembre del 1948 incontrava Chiara Lubich. Colpito dalla forte spiritualità del Movimento dei Focolari, vi aderì subito, collaborando a metterne in luce alcuni aspetti sia interiori che di socialità, tanto da essere considerato un confondatore.
"In me era entrato il fuoco", confesserà. Il suo agire politico saliva di tono: da polemista sferzante, come era stato nel 1924-25, diveniva sostenitore del dialogo, proponeva intese inter-partitiche per la pace, e una politica in cui anche l’avversario sia amato. Insieme con un socialdemocratico, presentò la prima proposta di legge per l’obiezione di coscienza.
Come cristiano potè dichiarare: "prima avevo cercato, ora ho trovato". Lo diceva specialmente in merito al totale essere Chiesa del fedele laico; e come focolarino apriva vie concrete per una ecclesiologia di comunione col proporre il pieno inserimento dei coniugati nel focolare, in unità di vita con celibi e sacerdoti.
Negli ultimi anni si dedicò in particolare all’attività ecumenica come direttore del Centro "Uno".

 

 

 


 

Fonte :  http://www.flars.net/iginogiordani