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| ARTE : musica : Chiesa e musica sacra: passato, presente e futuro, di Valentino Miserachs Grau |
CHIESA E MUSICA SACRA : PASSATO, PRESENTE E FUTURO
di Valentino Miserachs Grau
A partire dal 1995, quando fui nominato preside del Pontificio istituto di
musica sacra, Pims, di Roma, la mia vita ha preso a poco a poco un´altra strada.
Fin dalla mia ordinazione sacerdotale, nel 1966, avevo alternato il ministero
con le attività musicali. [...] Nel 1973 cominciai a operare come maestro di
cappella presso la basilica di Santa Maria Maggiore, posto che tuttora occupo.
[...] Per trent´anni della mia vita mi sono dunque dedicato alla composizione,
alla direzione della suddetta cappella basilicale e di altri organici corali e
orchestrali, all´insegnamento e al concertismo.
Dal 1995 tutte queste attività hanno subìto, bene o male, un rallentamento,
dovuto agli impegni e agli obblighi derivanti dalla direzione dell´Istituto.
[...] Mi è caduta sulle spalle una sorta di responsabilità morale relativa alla
situazione generale della musica sacra nella Chiesa cattolica. Molti si
rivolgono all´Istituto come se fosse un organo con facoltà normative in fatto di
musica liturgica. [...]
Pensandoci bene, però, mi sono reso conto che non esiste uno specifico organismo
pontificio di vigilanza sulla musica liturgica. [...] Di qui la scarsità di
documenti ecclesiali in materia. All´infuori del capitolo VI della costituzione
´Sacrosanctum Concilium´ del Concilio Vaticano II dedicato alla musica sacra
(1963) e della successiva istruzione ´Musicam Sacram´ della Congregazione dei
riti (5 marzo 1967), pochissime altre cose sono state dette sull´argomento.
Questa sorta di silenzio ha di fatto consentito, pur accanto a nobili sforzi per
seguire il retto cammino, un´anarchica proliferazione dei più disparati
esperimenti - condotti forse in buona fede - che, in molti casi, hanno
introdotto nella musica liturgica un cumulo di banalità mutuate dalla musica
leggera di consumo o di altri stravaganti prodotti esotici, dimenticando quanto
lo stesso Paolo VI aveva detto, nel 1968, rivolgendosi ai partecipanti al
congresso nazionale dell´Aisc, Associazione italiana di santa Cecilia: "Non
tutto ciò che è fuori del tempio è atto a superarne la soglia". [...]
In occasione dell´imminente ricorrenza del centenario del motu proprio di san
Pio X ´Inter Sollicitudines´ (22 novembre 1903), che ha rappresentato in quel
momento storico un´importante sterzata riformatrice di una musica di chiesa
contaminata fino agli eccessi dal più decadente stile teatrale, ritengo dunque
si imponga una nuova riforma che, da una parte, convogli e coordini meglio i
positivi sforzi che si sono fatti e si fanno nelle diverse Chiese locali e, dall´altra,
miri a ricuperare, tenendo conto delle diverse situazioni e possibilità, la
trilogia decantata dal Concilio Vaticano II e recentemente riproposta con forza
da Giovanni Paolo II - nel discorso tenuto nel corso dell´udienza concessa al
Pims in occasione del novantesimo anniversario della sua fondazione, il 19
gennaio del 2001 - che ha per fondamento il canto gregoriano e che si dispiega
nella polifonia e nella musica d´organo, bandendo risolutamente tutto ciò che,
nel testo e/o nella musica sia indegno del culto o ad esso sconveniente, o non
abbia le caratteristiche della vera arte.
A tale proposito, mi sono rivolto ultimamente ai più alti rappresentanti della
Chiesa cattolica perché considerino attentamente se non sia il caso di
costituire un organismo pontificio che abbia il compito di vigilare sulla musica
sacra e, specificatamente, sulla musica liturgica.
La tesi che vorrei illustrare [...] è la seguente. È diventata quasi una
costante storica il fatto che una buona prassi finisca per degenerare in abuso,
o che una via indicata come buona non venga seguita come si dovrebbe, e ciò
provoca o dovrebbe provocare una reazione correttiva o, per dirla in modo
semplice e comprensibile, una riforma.
È forse giunto oggi il momento di porre mano a una riforma? Che cosa
occorrerebbe fare? Cercheremo di dare una risposta a questi interrogativi nel
quarto e ultimo punto di questo mio intervento, dopo aver esaminato nei primi
tre punti [1. Medioevo, 2. Concilio di Trento, 3. Pio X] la lezione che possiamo
trarre da quanto è avvenuto in alcuni momenti della storia della musica
liturgica. [...]
4. CONCILIO E DOPOCONCILIO
[É] Il 4 dicembre 1963 il Concilio Ecumenico Vaticano II approvò all´unanimità
la costituzione ´Sacrosanctum Concilium´ sulla sacra liturgia, il cui splendido
capitolo VI è dedicato alla musica sacra. In esso si leggono le seguenti
eccellenti dichiarazioni programmatiche:
1. La Chiesa approva e ammette nel culto divino tutte le forme della vera arte,
dotate delle dovute qualità. Il fine della musica sacra è la gloria di Dio e la
santificazione dei fedeli.
2. Si conservi e si incrementi con somma cura il patrimonio della musica sacra e
si promuovano con impegno le ´schol¾ cantorum´, senza trascurare la
partecipazione attiva dei fedeli.
3. Si curi molto la formazione e la pratica musicale nei seminari, nei noviziati
di ambo i sessi, come pure negli altri istituti e scuole cattoliche. Si
raccomanda inoltre, se sarà opportuno, l´erezione di istituti superiori di
musica sacra.
4. La Chiesa riconosce il canto gregoriano come proprio della liturgia romana:
perciò, nelle azioni liturgiche, a parità di condizioni, gli si riservi il posto
principale.
5. Non si escludano affatto nella celebrazione dei divini uffici, gli altri
generi di musica sacra, e specialmente la polifonia.
6. Nella Chiesa latina si abbia in grande onore l´organo a canne, come strumento
tradizionale, il cui suono è in grado di aggiungere mirabile splendore alle
cerimonie della Chiesa, e di elevare potentemente gli animi a Dio e alle realtà
supreme. Altri strumenti, poi, possono essere ammessi nel culto divino, purché
siano adatti all´uso sacro o vi si possano adattare, convengano alla dignità del
tempio e favoriscano veramente l´edificazione dei fedeli.
7. I musicisti, animati da spirito cristiano, si sentano incoraggiati a
coltivare la musica sacra e ad accrescerne il patrimonio. Compongano melodie che
abbiano le caratteristiche della musica sacra e che possano essere cantate non
solo dalle maggiori schol¾ cantorum, ma anche da quelle minori, e favoriscano la
partecipazione attiva dei fedeli
L´istruzione ´De Musica in Sacra Liturgia´, emanata dalla Sacra congregazione
dei riti in data 5 marzo 1967, scende maggiormente nei particolari, senza
peraltro minimamente discostarsi da tutto quello che era stato deliberato dal
Concilio.
Quale panorama meraviglioso ti si spalanca davanti agli occhi leggendo questi
testi! Quale paesaggio desolato ci è dato invece di costatare, dopo che per
quarant´anni si sono disattese le disposizioni conciliari, facendo spesso
addirittura il contrario di quanto esse prescrivono!
Il Concilio è stato tradito dallo sconsiderato ardimento di alcuni e dalla
codarda passività di altri. Ne volete un esempio recente? Un personaggio che
occupa un posto di alta responsabilità nel campo della musica sacra, in una
intervista rilasciata a un quotidiano italiano, alla domanda su quale fine
debbano fare le musiche di Bach, Mozart e Palestrina, risponde con queste
illuminate parole: "Quelle rimangono pagine del passato, da studiare
attentamente e da eseguire in concerto. Ma in moltissimi casi non sono per
niente adatte alla liturgia".
Come si concilia un giudizio del genere col pensiero del Vaticano II sopra
menzionato? Come si concilia con quanto Giovanni Paolo II, in data 2 febbraio
1994, scriveva a monsignor Domenico Bartolucci, direttore perpetuo della
Cappella Musicale Pontificia, in occasione del quarto centenario della morte di
Palestrina? Il papa, dopo aver elogiato Palestrina come musicista, come
cristiano e anche come "liturgista", continuava dicendo:
"Egli si lasciò guidare dallo spirito liturgico per la ricerca di un linguaggio
che, senza rinunciare all´emozione e all´originalità, non cadesse in
soggettivismi esasperati e banali. Queste qualità, sempre presenti nella sua
vasta opera musicale, hanno contribuito a creare uno stile divenuto classico,
universalmente riconosciuto come esemplare nell´ambito della composizione
destinata alla chiesa".
E, proseguendo, il papa metteva il dito su quella che ritengo essere la vera
piaga:
"Oggi come ieri, i musicisti, i compositori, i cantori delle cappelle
liturgiche, gli organisti e gli strumentisti di chiesa devono avvertire la
necessità di una seria e rigorosa formazione professionale. Soprattutto dovranno
essere consapevoli che ogni loro creazione o interpretazione non si sottrae all´esigenza
di essere opera ispirata, corretta, attenta alla dignità estetica, sì da
trasformarsi in preghiera orante".
A Roma, negli anni Sessanta, abbiamo assistito al fenomeno della cosiddetta
messa beat. Ebbe l´effetto di una deflagrazione nucleare, con la fatale
conseguenza di veder riconosciuto "diritto di cittadinanza liturgica" a una
prassi tanto pericolosa quanto azzardata: e cioè, che la musica liturgica poteva
essere - o doveva essere? - una semplice trasposizione della musica profana di
moda. Erroneamente e ingiustamente tale musica di consumo, inconsistente,
insulsa ed effimera, viene detta "popolare ", come del resto altrettanto
erroneamente vengono chiamati "concerti" quegli schiamazzi, quei frastuoni
"sconcertanti" e quelle contorsioni che tanto deliziano oceaniche folle di
sprovveduti. È proprio questo falso genere "popolare", imposto dalla forza
travolgente dei mezzi di comunicazione al servizio di mercanti senza scrupoli,
che ha fatto inaridire le pure sorgenti del canto gregoriano e di quella musica
popolare e colta, che costituivano il decoro più bello delle nostre chiese e
delle nostre celebrazioni.
Ci è stato di molto conforto quanto ci disse il Santo Padre nel corso dell´udienza
concessa al Pims il 19 gennaio 2001, in occasione del 90¡ di fondazione dell´Istituto:
" Sono da conservare e promuovere lo studio e la pratica della musica e del
canto in quegli ambiti e con quegli strumenti che il Concilio Vaticano II ha
indicato come privilegiati: il canto gregoriano, la polifonia sacra e l´organo.
Solo così la musica liturgica potrà assolvere degnamente il suo compito nel
contesto della celebrazione dei sacramenti, e, in modo speciale, della Santa
Messa".
Quel "solo così" vale oro; ma chi darà ascolto alla voce del papa? Venuto meno
l´attaccamento a questi cardini, consolidati da una plurisecolare tradizione, si
è caduti talmente in basso da vedere spesso le liturgie (anche nelle cattedrali
più o meno prestigiose) convertite in altrettanti festival di musica leggera .
Gli insegnamenti della Chiesa sono stati stravolti col pretesto di un necessario
svecchiamento, di un doveroso aggiornamento, di una inculturazione che renda il
messaggio cristiano e la celebrazione dei suoi misteri più comprensibili al
popolo.
Non so se le autorità competenti riescono a valutare fino in fondo la portata
della nefasta prassi musicale invalsa un po´ ovunque e le sue ripercussioni
negative sulla ´lex orandi´ e, conseguentemente, sulla ´lex credendi´ . Segno
inequivocabile dell´odierno avvilimento e dell´errata comprensione della
funzione del canto nella liturgia sono le espressioni di uso, purtroppo,
corrente, del tipo: "la celebrazione liturgica è stata animata, accompagnata,
allietata dal coro tal dei tali´. E evidente infatti che chi si esprime in
questo modo considera il canto liturgico null´altro che un più o meno piacevole
passatempo.
Non vi sembra che la situazione attuale, almeno nelle sue manifestazioni più
stridenti , presenti molte analogie con i tre momenti storici che abbiamo
precedentemente abbozzato, e in particolare con la situazione che determinò la
riforma di san Pio X?
Occorre però notare una differenza importante: le riforme del passato dovevano
fare i conti con musiche forse "eccessive" ma formalmente corrette. Molta
"musica" che si scrive oggi, invece, ignora, non dico la grammatica, ma perfino
l´abbecedario dell´arte musicale. Nelle situazioni più o meno critiche che
abbiamo preso in considerazione, non si era mai vista una degenerazione simile a
quella attuale.
Che occorra un´altra riforma che susciti un impegno di fedeltà al Concilio, mi
sembra evidente. La questione è da prendersi seriamente, cominciando dalla
formazione. I sacerdoti che hanno già una certa età ricorderanno quanta
importanza veniva data nei seminari alla formazione musicale. Nell´attuale
´Ratio Studiorum´ la musica non viene nemmeno menzionata; non è certamente
questo che voleva il Concilio. Occorre dunque un cambiamento di mentalità e
considerare le celebrazioni liturgiche - musica inclusa - come la prima cosa che
dobbiamo curare.
A che serve avere belle chiese, paramenti preziosi, eccellenti traduzioni dei
testi liturgici, se la musica è penosa? Bisogna tener conto delle buone proposte
delle commissioni di musica diocesane o interdiocesane e procurare di dotare le
chiese di organi - ne abbiamo già persi tanti! -; di organi a canne,
preminentemente. Se non se ne sono istallati molti è perché anche quelli
elettronici si sono perfezionati di molto. Bisogna abituarsi all´idea che è
necessario fissare un preventivo di spesa per la musica; il volontariato è assai
lodevole, ma bisogna accertarsi che gli operatori del settore siano ben
preparati musicalmente e liturgicamente.
Se questo è difficile da ottenere, ricorriamo a professionisti esperti,
garantendo loro una rimunerazione almeno decente. È necessario incrementare la
creazione di ´schol¾ cantorum´, grandi o piccole, secondo le possibilità.
Dobbiamo insistere in tutti i modi perché si creino delle scuole di musica
sacra. O, per lo meno, si dovrebbero creare corsi di musica sacra presso i
conservatori e le scuole di musica già esistenti, come si incomincia a fare in
Italia. Vi sono molti organisti che sanno suonare brani da concerto, ma non
chiedete loro di accompagnare il coro, di improvvisare, di inventare un
accompagnamento, di operare delle scelte per una celebrazione ben strutturata:
tutte cose che un organista di Chiesa deve saper fare, ma che nessuno ha mai
insegnato loro.
Mettiamo da parte ogni prevenzione nei riguardi del gregoriano e del latino:
prendiamo esempio dai paesi nordici e perfino dai paesi di missione. Dobbiamo
essere noi i più recalcitranti, proprio noi che siamo latini per lingua, cultura
e musica?
Da Roma ci attendiamo un aiuto che miri a coordinare le cose a livello di Chiesa
cattolica.
Insomma, ritengo che i tempi siano maturi perché si ponga mano a una riforma nel
senso che ho cercato di illustrare; una riforma adatta al momento storico che
stiamo vivendo, una riforma che miri non a vincere ma a convincere.
Facciamo tutti gli sforzi possibili per restaurare o instaurare la buona musica
nelle nostre chiese, ispirandoci al motto che ha illuminato il pontificato di
san Pio X, e che costituisce il programma che dovrebbe stimolarci a un
instancabile rinnovamento: ´Instaurare omnia in Christo´.
[Barcellona, Fundació Joan Maragall, 4 ottobre 2002. Versione italiana dall´originale catalano di p. Aurelio Zorzi, sm]
Fonte : testo segnalato dal M° Paolo Bottini, segretario AIOC, www.organisti.it , nelle "NOTIZIE ORGANISTICHE" - dicembre 2006/XV , Liturgia & Musica .