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 ARTE :  musica : sandro gindro : " ascoltaci o Signore ! "

 

SANDRO  GINDRO

                     
              

Nato a Torino, dove ha studiato pianoforte con Lina Quaglino e composizione con Francesco Perello. Laureato in filosofia, oltre che compositore è stato anche psicoanalista e docente di "psicoanalisi della gestazione" all'università "la Sapienza" di Roma. Presidente dell'Associazione Romana Musica Sacra e Religiosa (A.R.Mu.S.eR.), è stato fondatore e direttore artistico degli "incontri di musica sacra contemporanea" (website : http://www.incontridimusicasacracontemporanea.it ). Autore di musica da camera e sinfonica, vocale e strumentale, ha lavorato a lungo per il teatro, il cinema e la televisione. Ha svolto anche attività di musicologo e di drammaturgo. le sue opere sono pubblicate da Rugginenti, Edipan, BMG Ariola. E' recentemente uscito un CD interamente dedicato alla sua musica da camera. La sua musica è stata eseguita dalla Rai ed in concerto in Italia, Europa e nelle Americhe.

 

 


 

" ASCOLTACI  O  SIGNORE ! "

di Sandro Gindro

 

E' una bella ottobrata romana, sembra ancora quasi estate, anche se laggiù, oltre le colline, si percepisce un brivido freddo e profumato di vendemmia: sta arrivando l'autunno, i colori cambiano lentamente, appena, appena: qui una pennellata di giallo, là un po' di rosso e di marrone, in mezzo a tanto verde. Nel mio giardino sono ancora fiorite le rose, insieme con gli oleandri, gli ibischi e i gelsomini che ho portato dal Maghreb che amo tanto. Gli ulivi cominciano a tingersi del nero delle olive quasi mature. Nel cielo passano formazioni di uccelli, a centinaia, stridono e battono le ali, lasciano scivolare i loro dorsi marroni contro l'azzurro del cielo e quando si riposano, si leva un canto immenso dagli alberi. Il merlo dal becco giallo, oltre il prato, dialoga con me che gli fischio, ma forse mi illudo solo che sia così. Non riconosco tutte le voci, di certo c'è il pettirosso e anche l'allodola; quello deve essere il riso della pavoncella; le gazze che mi seguono hanno un'altra voce ancora; un altro uccello, che non conosco, canta solo per terzine, oggi è un re bemolle: è assolutamente narcisista: se io gli rispondo con un altro re, lui non lo raccoglie e prosegue indifferente la sua litania di terzine; che sia il picchio? Dopo anni di vita in campagna, ancora non distinguo gli uni dagli altri, così cerco di trarre piacere anche dal mistero dietro cui si nascondono.
Viene persino troppo facile - sentendo tutte queste voci - dire quello che insegnano le maestrine ai bambini: che la musica è sorta come imitazione del canto degli uccelli. Io però so che è vero il contrario: sono gli uccelli che imitano la musica. Dove si nasconde, allora, la musica?

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La musica è nel fondo delle cose, sempre più giù. Chi vuole andare a ricercare le origini della musica intraprende un cammino che, probabilmente, non finirà mai. La musica è la radice dell'essere, l'essere è il senso della musica. Sembrano frasi di una filosofia che risale al tempo antico, in cui tutto era pieno di dèi e i suoni rimbalzavano, ma non erano soltanto suoni: erano ombre e colori, parole e poesie. Un lirico greco di quel tempo diceva. "Val più il breve canto del cigno che il lungo gracchiare delle cornacchie alle nuvole di primavera." Ciò è vero e falso allo stesso tempo. Chi ha ascoltato, in un mattino terso e silenzioso, il lungo gracchiare delle cornacchie, nel cielo azzurro e bianco di nuvole, ha sentito quanta musica è racchiusa in quel canto, come l'eco di una nostalgia. Conosco il canto delle nere e brutte cornacchie e lo amo; chissà se esiste il canto del cigno!
Il romanticismo volle cercare il colore delle lettere dell'alfabeto ed anche Schumann si perse in quella ricerca. La modernità insistette per la stessa strada, aiutata da macchine capaci di trasformare onde sonore in forme e colori, di catturare risonanze lontane. Noi però rimaniamo qui: nel giardino in cui un uccello, ripete le sue terzine, convinto di avere inventato lui la musica.

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Ogni suono ha la sua durata, o almeno noi lo percepiamo così: sono frequenze che il nostro orecchio sa cogliere, di cui il corpo dell'uomo si appropria; ma forse è vero il contrario: cioè che ogni durata ha un proprio suono. I suoni si intrecciano. Sappiamo che si può ascoltare il silenzio, che non è soltanto il flusso del sangue nel nostro corpo, da cui sembra sgorgare una sorta di boato impreciso e metafisico. Tutto scricchiola, ondeggia, tintinna; ma sono suoni che nascono dentro di noi: il corpo dell'uomo canta e origina il suo proprio ritmo. La musica senza ritmo non esiste.
Cosa è il ritmo? Non basta neppure dire che sia fatto di suoni ripetuti ad intervalli più o meno regolari. Il ritmo è un vero e proprio pulsare, è un andamento, è l'oscillazione primaria del cuore: quello della madre che abbiamo sentito per la prima volta nel grembo che ci ha accolto per nove mesi, affollato di suoni, scrosci, pulsazioni, sospiri coi quali abbiamo esercitato il nostro udito. Una sinfonia di suoni e di ritmi dominati dal battito cardiaco, ternario e sghembo, ma musicale. Non appena i due gameti si incontrano, il corpo dell'uomo incomincia a danzare al ritmo della vita. Il ritmo è la vita dell'uomo e chi lo interrompe uccide l'uno e l'altro. La musica è ritmo e vita.
Gli antichi pitagorici parlavano di aritmogeometria, per condensare in una parola una realtà complessa. Come si potrebbe oggi definire in una parola una realtà che è un ritmo e un suono? Nessun cuore batte soltanto, ma già quella vibrazione ha qualità e modalità specifiche che ne connotano il suono e il ritmo come diversi da ogni altro, come musica che ha già il suo senso: ogni bambino crea la musica e il ritmo attraverso cui vive.

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La musica non viene di fuori e non viene di dentro. Io sono nato nella musica. A un certo punto ho cercato di comunicare agli altri i rumori e i suoni che erano dentro di me, ho cercato un linguaggio, e ho trovato un punto di riferimento: il 27 gennaio di un anno lontano, da Maria Pertl e Leopoldo Mozart, nacque Amadeus, senza che nessun prodigio accompagnasse la sua nascita. Prodigiosa fu la voce che da allora si levò da quella casa di Salisburgo: era la voce di Dio. Il mondo aspettava la musica di Wolfgang Amadeus Mozart, fresca, allegra, triste e malinconica, ma non disperata, perché anche nell'urlo di Don Giovanni c'è una scintilla di speranza. La musica di Mozart ha saputo raccontare tutto a tutti, in quel teatro secondo che è il mondo dell'arte narrata e suonata; ma ciò è stato possibile perché il suono si è fatto corpo di un uomo, come non ce ne saranno altri.

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La musica non è sacra in sé, ma può divenirlo. Questa è una bestemmia: mi scopro qui il capo e dichiaro che la musica è sacra!
Gli Incontri di Musica Sacra Contemporanea hanno alle spalle alcuni anni di lavoro e di successi: l'entusiasmo e il valore di tanti musicisti hanno riempito le chiese, in Italia e all'estero, di gente, soprattutto giovani entusiasti di partecipare a un'impresa così impegnativa come quella di dire in musica il sentimento che l'uomo di oggi prova a confronto con il concetto di sacro. Poi c'è stata una sospensione, di incertezza e di riflessione, finché ho avuto la certezza che valeva la pena di continuare il lavoro comune di musicisti, alla ricerca di quel sacro cui la musica meglio che altre forme d'arte può dare la voce.
"Bussate e vi sarà aperto." Sembra facile bussare; ma chi ha il cuore abbastanza puro, da bussare senza vergogna?
Fu il Maestro Paolo Lepore che mi diede il coraggio di bussare ancora: ci eravamo incontrati nella bella terra di Puglia e lì mi aveva parlato di Padre Pio, appena elevato alla gloria degli altari. Mi incuriosii abbastanza da voler conoscere più da vicino quella vita e scoprii un mondo di semplicità e di scandalosa santità che stimolò la mia voglia di cercare, attraverso la musica, il modo di raccontarlo. Ci parve subito giusto che fossero gli Incontri di musica sacra contemporanea la sede più adatta e, confortati dalla solidarietà espressa da persone responsabili dell'Amministrazione Pubblica Pugliese, intraprendemmo la costruzione di questa ottava edizione. L'esperienza passata ci ha guidato ed abbiamo voluto cercare chi fosse ancora disposto a lavorare con noi al progetto.
Oggi il quadro è più oscuro di un tempo: il destino ha messo il mondo intero a dura prova e forse questo ha fatto sì che più ancora di ieri sia importante che tutti ci uniamo nella preghiera al Dio unico: " Ascoltaci o Signore!"
Nei deserti, sulle montagne, nelle città, l'ombra della distruzione rende cupo il cielo; il mondo è aggredito dal male che persegue la distruzione come obiettivo.
Abbiamo lanciato un appello a musicisti e poeti di tutti i Paesi ed hanno risposto in molti. Gli Incontri non potranno far ascoltare tutta le musica che ci è stata mandata: vere opere d'arte, dagli stili più diversi, ma con la ferma determinazione comune a non cedere all'odio e a non rinunciare alla speranza. E' una fede declinata in tanti modi, ma unica nell'esprimere il bisogno di indicare la via del sacro che - sola - salva l'uomo dalla disperazione.
Per questo, tutti insieme, con la nostra musica, ci troviamo ora qui a dire ancora una volta: "Ascoltaci o Signore!"

 

 

 


 

Fonte : http://www.incontridimusicasacracontemporanea.it