ARTCUREL: Arte, Cultura e Religione

 (Art , Culture and Religion)

   www.artcurel.it   ---  info@artcurel.it   ---   prima pagina                                                                   

 ARTE :  musica : simbolicità e concettualità della musica

 

Gillo  Dorfles

SIMBOLICITA'  E  CONCETTUALITA'  DELLA  MUSICA

                   

 Karlheinz Stockhausen , Refrain ,1959 (da Universal Ed., London 1961), notazione musicale per pluralismo esecutivo.

 

Tralasciando di considerare - come purtroppo è stato ed è ancora il vezzo di molti estetologhi - la musica come un semplice sintomo emotivo, o come uno "stimolo" sensoriale, o, peggio, come un "equivalente passionale"; vorrei cercare di inquadrare questa particolarissima forma espressiva entro quelle che sono le sue caratteristiche tecnico-estetiche, analizzandone dunque il linguaggio ...

Credo, infatti, che non sia  opportuno ormai di rifarci a coloro che credettero di poter riconoscere nella musica (Schopenhauer) un simbolo dell'aspetto irrazionale della mente umana, della volontà... né a coloro che , come Hanslick, dichiararono esplicitamente che la musica non comporta significato alcuno ma solo "tonend bewegte Formen". Tanto un'interpretazione prevalentemente semantica (o, sia pur "rappresentativa di impulsi emozionali" come la wagneriana) che una esclusivamente simbolica ("simbolica del sentimento umano" come quella della Langer), non potrebbe che essere parziale.

E' d'uopo ammettere e concedere che la musica  può essere questo e quello: può effettivamente essere considerata come un linguaggio provvisto di morfologia e di sintassi, e dunque - nel senso morrissiano del termine - una vera e proprio trasmettitrice di concetti; mentre è indubbio che il più delle volte la musica non è altro che pura espressività di immagini sonore, senza alcuna volontà significativa, e in ciò del tutto affine a quella che è la pittura detta oggi "non-rappresentativa", o a certa, non solo utilitaria architettura. Il raffronto con l'architettura del resto è stato sempre il preferito di molti studiosi: l'astrattezza delle due arti, la loro - più apparente che reale - numericità , hanno fatto sì che si tentasse più volte, sin dall'antichità più remota, di porre a base d'entrambe, una norma, una ragione numerica, che ne giustificasse le leggi, i metri, le regole.

Ho già detto più volte che - oggi almeno - non ritengo ammissibile l'esistenza di leggi precise che informino il fatto artistico; e vedremo in seguito come anche la presunta numericità musicale, altro non sia il più delle volte arbitraria. E' indubbio, tuttavia, che la musica, più d'ogni altra arte, è stata la custode d'un'arcana e quasi iniziatica norma, che le sue leggi difficilmente sono state penetrate dai non cultori di quest'arte, e che tra musica "popolare" o spontanea e musica "colta" l'abisso è stato sin dai tempi antichi quasi incolmabile.

E' pur vero, per contro, che proprio la musica - nella sua più elementare forma di canto melodico - è l'unica arte di cui anche l'uomo più incolto e primitivo sa valersi, ed è certo che questa innata e ubiquitaria capacità musicale dell'uomo è proprio quella che ci permette di ritenere come probabile che quest'arte abbia accompagnato l'uomo sin dagli albori della civiltà, e lo debba sempre accompagnare.

In effetti, la musica è forse l'unica forma artistica la cui capacità associativa sia inesausta ed inesauribile; la cui capacità di legarsi a condizionamenti vuoi patetici vuoi sensoriali, vuoi delle più astratte motivazioni sia infinita.

E' per questo che, mentre pittura, poesia, danza, sono quasi sempre legate ad una loro precipua qualità, vuoi figurale, vuoi gestica, vuoi discorsiva, la musica può volta a volta "incarnarsi" tanto discorsivamente che in forma traslata, entro una nostra personale ed autonoma attività formativa, suscitando talvolta la compresenza di immagini figurative, di sinestesie patoeidetiche, talvolta la compartecipazione di elementi concettuali e discorsivi, pur rimanendo in se stessa obiettivamente avulsa da ogni necessaria compromissione contenutistica o patetica, e puntellata dunque unicamente sopra quelle astrattissime leggi che ne regolano - d'epoca in epoca - l'esistenza e il divenire ...

 

 

 


 

Brano tratto dal libro Il Divenire delle Arti di Gillo Dorfles , Einaudi 1967.