ARTCUREL: Arte, Cultura e Religione

 (Art , Culture and Religion)

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 ARTE :  pittura :  Vincenzo Borelli , pittura di "percorso" alla ricerca dei valori umani

 

   VINCENZO BORELLI

  pittura di "percorso" alla ricerca dei valori umani

 

 

L'Agape , 1993 , Acrilico su tela , cm 50x70


"La mia Arte, il mio pensiero, le vicissitudini della mia vita hanno ispirato diverse persone di ogni ceto sociale e continua tuttora ad attrarre e ad affascinare un po tutti, dalla casalinga al professionista e dall'illetterato al dotto.  Ognuno sente impellente il bisogno di dire la sua, di commentare, criticare, apprezzare, in altre parole, di esprimere nel modo che ad ognuno gli è più consono il proprio parere su ciò che è chiamata ARTE.
A mio giudizio questa è cultura: sintomo (probabilmente novello, per il nostro hinterland) di fermento e di rinnovata consapevolezza sul significato fondamentale della vita, da attribuire alle proprie radici sociali e culturali.  Mi sono imposto la mansione di accumulare e collezionare, al fine di rendere pubbliche queste espressioni del pensiero popolare, ma pur sempre vere, genuine e schiette, parole capace di diventare al contempo proverbiali ed universali, momento storico di una civiltà matura, capace di produrre autentici valori umani." Vincenzo Borelli


 

Vincenzo Borelli abita a Sersale, una cittadina della presila catanzarese tra mare e monti. Sersale é situato ad una altezza che varia da 700 a più di 800 metri dal mare, a seconda dei punti in cui si ci trova. Fondato nel 1.600, eretto sul monte Angaro, nel lato che guarda il mare. Da quì é visibile l'intera costa, che va da Crotone fin giù a Soverato. Questi, luoghi sono pieni di storia greca e romana.

L'atelier dell'artista é praticamente permanente presso un locale sottostante la sua abitazione, nonché presso un altro locale sito in Piazza Casolini a Sersale, adibito a sala espositiva, ciò quando occasionalmente non espone altrove.

Il suo è un percorso artistico tortuoso, molto vario e sempre alla ricerca delle novità, di nuovi "percorsi".

Vincenzo Borelli é di indole ribelle, emblematico é il suo "non volersi uniformare ai canoni". I ritratti pittorici che molti gli richiedono, sono incredibilmente somiglianti con i soggetti rappresentati. Lo sfondo, in alcuni di essi denota la ricerca e la sperimentazione di nuove tecniche e stili artistici.

Da molti anni si dedica alla progettazione e realizzazione di raffinata oggettistica, di dipinti ad olio, opere murali, (anche murales), icone religiose, facendo spaziare la sua fantasia, uilizzando una vasta gamma di tecniche pittoriche e pigmenti naturali .
Egli ha approfondito le sue conoscenze nel campo dell'arte frequentando seminari ed ha partecipato a numerosissime mostre e concorsi, ottenendo premi e riconoscimenti.

 

"Icona Escatologica della Chiesa Risorta" , 1993 , cm 33x48

Tecnica: pigmento in polvere emulsionato a tuorlo d'uovo e aceto di vino, doratura in fogli, angolini in rame sbalzato, su cartoncino in pergamena.

Testo interno, che accompagna l'opera d'arte:
"Icona escatologica della Chiesa Risorta"

di Vincenzo Borrelli

"Per il Messaggio teologico contenuto nell'icona e scritto a matita sull'imprimitura:
"quali sono i valori universali che appaiono più particolarmente in Maria? Maria non è stata semplicemente la madre piena di sollecitudine per il figlio e la massaia che accudiva alla casa di Nazaret. In Lei la rivelazione ci mostra la donna chiamata a collaborare alla più grande impresa di tutti i tempi:
"La Salvezza dell'umanità" (Vangelo secondo Luca cap. uno vers.trentotto)

"Maria figlia di Adamo acconsentendo alla parola divina, diventò Madre di Gesù e abbracciando con tutto l'animo e senza peso alcun peccato, la volontà salvifica di Dio, cnsacrò totalmente se stessa quale ancella del Signore alla persona e all'opera del Figlio suo servendo al Mistero della redenzione sotto di Lui e con Lui con la Grazia di Dio Onnipotente".

"Il Cristo Glorioso realizza l'ideale escatologico della natura umana elevata al rango Divino. Maria gli è associata perchè secondo il piano di salvezza, una comunità, una coppia, deve portare questo ideale e annunciarne l'estensione universale. Un uomo e una donna rappresentano la risurrezione corporea destinata all'insieme dell'Umanità".

"Il piano redentore si armonizza così con l'Opera Creatrice. Dio ha creato una coppia umana affinché l'umanità sia a sua somiglianza. Poichè la somiglianza Divina deve affermarsi anche nella redenzione, questa si opera non unicamente con un nuovo Adamo ma, ugualmente con una nuova Eva che coopera con Lui.
L'Assunzione fa di Maria: "L'icona escatologica della chiesa risorta"


"Per il messaggio contenuto nel disegno e nei colori dell'icona:
"come modello per l'icona mi sono ispirato alla "Vergine di Tikhvine" della scuola di Mosca. Per le proporzioni del volto, dell'intera figura e per le tinte usate, la teoria dei cerchi e i colori sono state elaborate diversamente dall'originale per motivi di carattere teologico".

"i cerchi sono quattro secondo il modello del Tetragramma Divino in lettere ebraiche, i cerchi hanno due centri:
il 1° centro raffigura ciò che è terrestre;
il 2° centro raffigura ciò che è celeste;"

"Il primo centro situato alla radice del naso in mezzo agli occhi descrive due cerchi, il primo che usa come punto di riferimento la punta del naso raffigura la natura umana;
il secondo che usa come punto di riferimento il labro inferiore della bocca "la Gloria Umana" data dalla capacità di annunciare la salvezza. (Epistola di San Paolo ai Romani cap. dieci, vers. 10)

"Il secondo centro rappresenta la natura spirituale, natura superiore e inconoscibile all'uomo, di conseguenza il suo centro è scelto a caso, ma è la natura spirituale che determina la natura umana di conseguenza il cerchio della "Gloria Umana" incrocia la sfera della natura spirituale".

"Il secondo centro descrive anche l'aureola simbolo della Gloria e della Natura Divina".

"La sfera simboleggia la perfezione e l'universalità".

"La sfera della "Natura Umana" non incontra la sfera della natura spirituale, perché i frutti che produce sono carnali, lontani dallo spirito, al contrario il cerchio della "Gloria Umana" incrocia la natura spirituale, perché produce opere spirituali". (Epistola di San Paolo ai Galati capitolo cinque, versetti dal dicennove al ventisei)

"L'aureola di Maria è il doppio della misura del cerchio della "Glorias Umana".

"L'aureola del Cristo è quattro volte la "Gloria Umana" perché in Lui dimora tutta la pienezza divina". (Epistola di San Paolo ai Colossesi, capitolo uno, versetti da quindici a venti)


"Significato dei colori:
"Oro: dimora nella Luce Divina". (Apocalisse di San Giovanni, cap. ventuno, versetti dieci, undici e il diciotto)

"Bruno: la figliolanza con l'umanità". (Vangelo secondo Luca, cap. uno, vers. trentasei)

"Rosa: L'uomo a immagine e somiglianza di Dio". (Libro della Genesi, cap. uno, vers. ventisei)

"Azzurro: la Trascendenza Divina". (Prima epistola di San Paolo ai Corinzi, cap. quindici, versetti dal quarantotto al quarantanove)

"Verde: la Fonte della Vita". (Libro della Genesi, cap. uno, vers. undici e dodici; Libro dei Salmi, cap. centotre, vers. quindici)

"Bianco: la Purezza". (Libro di Isaia cap. uno, vers. dieci)

"Nel volto immacolato di Maria si legge lo "stauros" (la croce). (Vangelo secondo Luca cap. nove, vers. ventitre)


"Significato delle iscrizioni:
"Mapia? Be? B? B???a: (dedicato) "Maria Grande Sovrana".
"Exx???ia Bockphie: la risurrezione della chiesa".
"1C XC: "Gesù Cristo".
"O N: "Io sono colui che sono".
"Eux? Mapia?: "Preghiera a Maria".
"MP T?xos: "Madre dei poveri".
"MP Exx???ia: "Madre della Chiesa".
"MP ???: "Madre della vita".
"MP a??pUI?OS: "Madre di ogni uomo"
(Preghiera di Papa Giovanni Paolo II a Fatima)


Bibliografia:
Egon Sendler "L'Icona" Immagine dell'Invisibile, elementi di teologia, estetica e tecnica
Parigi 1981.
Giuseppe Barbaglio e Severino Dianich "Nuovo dizionario di Teologia" E. P. Milano
1988.
I documenti del Concilio Vaticano II, E. P. Milano 1985.
La Bibbia di Gerusalemme, E. D. B. Bologna 1981.
Nestle-Aland "Novum Testamentum Graece" Deutsche Bibelgesellschaft Stuttgart,
Germany 1990
Liddel e Scott "Dizionario Illustrato Greco-Italiano" Ed. Le Monnier
Benjamin Wilson "Emphatic Diaglott", original Greek Text, New Testament Interlineary
Word For Word english translation, the Vatican Manuscript n° 1209, New York USA
1942.

 

 

Tecnè & Ritratto del carrozziere Filippo! , 1997 , Olio su tela , cm 120 x 150

Testo che accompagna l'opera d'arte:
"TECNE & RITRATTO DEL CARROZZIERE FILIPPO"

di Vincenzo Borrelli

Difficile poter dare un titolo all’opera, da me considerata, il miglior capolavoro che ho creato fino a oggi, perché esamina diversi aspetti dello stesso tema, quell’unico e onnipresente argomento, ripetuto fino a stancare in molte mie opere: l'eterno e l'infinito.
Per dar modo alle opere d’arte di uscire da quei parametri, che secondo il criterio di alcuni le rilegherebbero in un’ottica palesemente artigianale, (giacche, in questo caso si tratta di un ritratto, realizzato con minuziosa applicazione, prestando attenzione, in particolare ai tratti somatici dell’individuo e a causa di ciò l’opera è reputata dal pubblico più una fotografia che un ritratto) devono riuscire a manifestare l’intenzione profonda dell’autore. L’opera in questione parla agli uomini d’oggi e di domani e narra il mondo odierno, un’epoca in rapida trasformazione, l’era dell’invenzione d’altre dimensioni spazio-tempo. Il paesaggio copiato dal vero e riflesso, quasi a specchio sul cofano aperto dell’auto, introducono il tema delle realtà virtuali, realtà legate strettamente al progresso tecnologico e alle alte velocità.
A proposito del progresso tecnologico, degno di nota sono le parole del filosofo Emanuele Severino, nella sua opera "Filosofia, storia del pensiero occidentale", della Armando Curcio editore, nella quale spiega a pagina n° 5 che in origine, non esisteva alcuna differenza di significato tra i due termini, "arte e tecnologia", oggi ritenuti completamente differenti. Egli osserva:
"Lungo la storia gli uomini hanno sempre più trasformato il mondo, e quello in cui oggi viviamo non solo è il più trasformato, ma si presenta anche come il più trasformabile. Viviamo ormai in un mondo artificiale, prodotto cioè in ogni suo aspetto dalle arti dell’uomo. La parola latina "ars" (arte) corrisponde alla parola greca "techne" (tecnica). La tecnica sta agli inizi della nostra civiltà, ma il suo dominio è andato sempre più crescendo, ed oggi noi viviamo nel mondo della tecnica. Ogni aspetto della nostra vita dipende ormai dal modo in cui la tecnica ha organizzato l’esistenza dell’uomo sulla terra. Da tale organizzazione dipende non solo il soddisfacimento dei nostri bisogni più complessi e superflui, ma anche di quelli più elementari e insopprimibili; non solo la ricchezza dei Paesi ricchi, ma anche la povertà di quelli poveri; non solo il mondo dei manufatti, ma anche quello della natura. … Ormai l’intera natura - i mari, i cieli, il sottosuolo - è considerata dalla tecnica come il campo del proprio dominio. Il progetto di estendere a tutte le cose il tipo di controllo che sinora la tecnica esercita solo su una parte di esse, esclude in linea di principio che la tecnica possa trovare ostacoli nella realtà. Non è dunque possibile sfuggire al problema della tecnica. … Ognuno di questi problemi è infatti più o meno direttamente connesso all’organizzazione tecnologica dell’esistenza, anche i problemi che sembrano più lontani, come ad esempio quello religioso. La carità cristiana richiede che i poveri vengano aiutati; ma l’aiuto ai Paesi poveri del Terzo Mondo non è più pensabile come un semplice esercizio della virtù individuale o privata della carità. Oggi non solo la mano sinistra deve sapere che cosa fa la destra - per essere efficace, l’aiuto deve cioè essere pubblico - , ma è necessario che le mani manovrino gli strumenti della tecnica. Senza la tecnica la carità finisce coll’essere un fantasma. ...e il progetto di dominio tecnologico sulla realtà si sostituisce, più o meno esplicitamente, al Dio signore del mondo della religione cristiana. …da qualche secolo la tecnica è l’applicazione sempre più estesa e coerente della scienza moderna all’industria. … All’inizio della storia dell’occidente la forma più alta di questa capacità estrema di produzione e distruzione è assegnata a <<Dio>>; al culmine della nostra storia questa capacità estrema si esprime nella tecnica…"
Da quanto considerato, l’ingegno umano raggiunge il più alto splendore proprio quando è capace di organizzare tecnicamente le cose, o meglio, quando usa la tecnica, l’Arte per esternare la propria creatività. Allora, come mai oggi, gli artisti delle nuove generazioni chiamano Arte con la "A" maiuscola forme espressive che rievocano nella mente dell’osservatore l’arte rupestre (definita anche civiltà camuna) del paleolitico? Quale significato bisogna dare a quest’arte che apparentemente sembra con il suo stile semplice e scarno, voglia retrocedere alle origini? La primissima forma grafica, d’espressione umana è stata, senz’altro, informale; che ciò sia esatto è dimostrato dal comportamento dei bambini nei loro primi anni di vita: se date ad un fanciullo, (al quale, non è stato ancora insegnata, nessuna tecnica di disegno) dei pennarelli e un foglio di carta e le dite di realizzarvi un paesaggio, questi, certamente non sarà in grado neppure lontanamente di imitare le forme delle cose, perché non assimila il valore, che noi adulti comunemente diamo a quest’azione. Quello che per il bambino è una casa, una montagna, un laghetto, un albero, per voi sono dei tracciati senza senso, figure a caso ghirigori; in effetti, all’inizio questa è la maniera più spontanea che il bimbo esprime la propria creatività.
Crescendo, il bambino acuirà il senso dell’osservazione, imparerà presto a riconoscere negli oggetti, figure geometriche elementari e userà il triangolo, il quadrato e il cerchio per dare forma alle proprie creazioni. In principio traccerà tutto a mano libera; poi desideroso di maggiore perfezione e ordine nelle cose, comincerà ad usare riga, squadretta e compasso, quindi strumenti tecnici.
Questo significa che la mente umana tende spontaneamente a focalizzare e a rapportare ogni cosa alla natura, cercando un punto d’incontro, un significato coerente, a tutto ciò che colpisce la propria osservazione. Nell’hardware del nostro cervello è ben piantato un meccanismo di connessione e affinità nel riconoscimento delle forme, che a volte, inconsciamente ci pare di vedere una figura dalla sagoma ben nota anche dove non esiste niente.
L’intera vicenda umana è un passaggio perpetuo dall’informale alla forma, dall’imperfetto e confusionato, al perfetto e ordinato e questo si ripete ciclicamente.
Le risposte adeguate alle domande pocanzi citate sono da ricercarsi nei misteri celati nelle forme. A tal proposito per un’efficace ed esauriente risposta ci viene incontro la natura con le sue strutture regolari e armoniose, eternamente ripetitive, ma che obbediscono a precise leggi naturali. Le forme sono il primo aspetto della realtà che il nostro occhio percepisce. Dal microcosmo al macrocosmo, dalle galassie all’uomo, il mondo delle forme si ripete all’infinito. Per fare un esempio, le impronte digitali, le galassie, il Dna, i cicloni, diversi fossili, conchiglie, molluschi, persino il campo magnetico del sole hanno in comune la struttura a spirale o ad elica. Al contrario, su alghe, protozoi, virus, batteri e pianeti del sistema solare, la sfera è la forma più diffusa. Le scienze esatte, come la matematica, la fisica, la biologia, la geologia, l’astronomia, hanno iniziato proprio studiando queste tematiche, per arrivare a capire, per ora almeno in parte, lo scopo, l’utilità e il significato d’alcune forme.
Su corpi microscopici per esempio, in cui la forza di gravità è quasi inesistente le forze che operano all’interno di questi organismi, tendono a disporsi in equilibrio, senza alcuna preferenza ne verso l’alto, ne verso il basso, ne a destra o a sinistra, di conseguenza la loro forma è perfettamente sferica. Gli studiosi hanno scoperto inoltre, che perfino l’orientamento a destra o a sinistra delle eliche o spirali d’alcuni amminoacidi è utile alla vita e questo non costituisce una semplice curiosità, perché le molecole orientate nel modo sbagliato, non sono assimilate dall’organismo o peggio ancora, possono causare seri danni.
Il tratto che rende armoniose e gradevoli a guardare le forme, è la simmetria, in tutte le sue versioni. Le simmetrie sono prodotte da forze fisiche che operano universalmente, dalla più piccola particella al più grande oggetto esistente nel cosmo e sono regolate da leggi matematiche rigorose e inequivocabili.
Queste regolarità e simmetrie, in passato ha indotto alcuni scienziati e molti religionisti a conclusioni errate ritenendo l’universo perfetto su ogni punto di vista. Nonostante noi esseri umani, affascinati da ciò che riteniamo bello, armonioso, tendiamo a trovare in tutte le cose, perfino nell’informale e nella disposizione a caso delle entità un segno di simmetria e regolarità, l’universo reale è lontano dalla perfezione matematica, e spesso le forme sono accennate solo approssimativamente; ne è un esempio la terra che non è più ritenuta perfettamente sferica, le orbite dei pianeti intorno al sole si credeva che fossero delle perfette ellissi, oggi sappiamo che le perturbazioni reciproche di stelle e pianeti rendono anche l’ellisse una semplice approssimazione del reale moto planetario.
Anche nel regno animale, nonostante gli esseri viventi tendono ad avere un aspetto simmetrico, esistono qua e la delle eccezioni innate in alcune specie - e questo non è da attribuire né all’inquinamento ambientale, né ad alcun che - di granchi, uccelli, pesci, grilli, cavallette e scarafaggi.
Nasce spontanea una domanda: ma, la natura, le forme, la vita, la storia umana, lo spazio, il tempo, l’universo stesso, insomma ogni cosa è destinata a ripetersi ciclicamente in eterno? Molti pensatori da Pitagora a Marx hanno risposto affermativamente; perfino il biblico Salomone riconosceva nella storia l’esistenza di un’infinita ripetizione, un eterno ritorno al punto di partenza. A Lui sono state attribuite queste parole:
"Ciò che è stato, questo è ciò che avverrà e ciò che è stato fatto si rifarà, poiché non c’è nulla di nuovo sotto il sole. C’è forse qualcosa di cui si può dire: guarda questa è una novità? Proprio questa ha già avuto esistenza nei secoli che ci hanno preceduto." E ancora, "…egli ha messo la nozione dell’eternità (o durata) nel loro cuore, affinché gli uomini non possano mai capire (o rievocare) che tutto ciò che Dio ha fatto ha un principio e una fine." - Qoélet 1,9-10; 3,11.
Considerare gli eventi umani e cosmici un circolo chiuso, in ogni modo, è un’altra trappola dalla quale bisogna ben guardarsi. Ancora una volta riecheggiano con un nuovo significato le famose parole di Albert Einstein: "Dio non gioca a dadi con l’universo"!

 

 

 


 

Fonte  : sito ufficiale dell'artista Vincenzo Borrelli  www.sersalensis.it